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Articoli marcati con tag ‘usa’

di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

La rete colpisce di nuovo; il mondo politico mondiale è ormai nel caos più assoluto dopo le email pubblicate da Wikileaks, si evince da queste indiscrezioni che i rapporti tra i Paesi siano tutt’altro che cordiali e sani, ognuno è in allerta perchè c’è il rischio che lo Stato concorrente possa avere il predominio sull’energia o militarmente attraverso armi atomiche. Di sicuro noi  italiani non ci facciamo una bella figura da quanto esposto dal sito.
Dalle mail scambiate tra le ambasciate americane risulta che il nostro presidente del consiglio, il nostro capo di governo è deriso manco fosse un pagliaccio, infatti viene descritto come debole sia fisicamente che politicamente (cosa nota come un Benny Hill Show dalla maggior parte degli italiani che guardano Mediaset e buona parte della RAI); si aggiunge che le sue orgie derivate da party a luci rosse infastidiscono molto e di sicuro non assicurano fiducia da parte dei Paesi sia della Comunità Europea che degli USA. Questi naturalmente sono solo degli antipasti: da Wikileaks si apprende anche di una paura degli stati europei del rapporto che Putin ha con Berlusconi, definito come il portavoce dell’ex premier russo; per giunta tali preoccupazioni sono saltate fuori da accordi nell’ambito energetico poco chiari.
Non ci resta che aspettare altre “bombe” per capire cosa davvero pensano i nostri capi di governo. Intanto una cosa è certa: mentre i leader del mondo si baciano e si abbracciano, in realtà pensano l’esatto opposto; lo sappiamo bene tutti Mr. B. che persona è, e ci mancherebbe altro!

Ma un conto è leggere le vicende del premier tramite la stampa, un altro è leggerle tramite ciò che le ambasciate (e quindi i governi) pensano, il che è tutt’altra cosa!
Ecco perchè Wikileaks sta facendo tanto clamore, ed auspico un flusso di notizie ancora più forte!

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di Carmine Gazzanni

A distanza di nove anni oramai è certo: in Afghanistan non c’è alcuna lotta al terrorismo, nessuna missione di pace, ma solo e semplicemente una guerra. Checché se ne dica. I numeri, infatti, parlano chiaro: quasi 2.000 soldati morti e circa 40.000 tra militari e civili afghani caduti sotto i colpi delle micidiali armi che si stanno utilizzando in questa “missione di pace”. E poi ci sono anche i cosiddetti “danni collaterali”: 10.000 civili morti per errore, perché si sono trovati nel momento sbagliato nel posto sbagliato.

E a chi imputare responsabilità? Certamente ai cosiddetti “potenti” che, ipocriti, hanno fatto leva sulle coscienze parlando di “lotta al terrorismo”, “esportazione di democrazia”. Ed invece non si nascondono che interessi esclusivamente economici, come rivela anche uno sconvolgente dossier di “Peace Reporter”.

E allora chiediamoci anche noi: quali sono gli interessi economici che si celano dietro questa guerra? Nel dossier si parla, infatti, di diverse ipotesi: risorse energetiche, la pipeline trans-afgana, l’importante posizione strategica del territorio afgano soprattutto per frenare le mire espansionistiche della Cina, “considerata dal Pentagono come la maggiore minaccia potenziale all’egemonia militare ed economica globale degli Stati Uniti non solo in Asia, ma anche in Medio Oriente, Africa e America Latina”. Ma sono altri i possibili interessi su cui fa leva il dossier.

LA DROGA. Forse, infatti, dietro la guerra ci sono interessi inconfessabili: “quelli legati al controllo del traffico mondiale dell’eroina, ovvero di uno dei business più redditizi del pianeta, con un giro d’affari annuo stimato attorno ai 150 miliardi di dollari l’anno”.
D’altronde la Cia non è nuova a questa politica: è risaputo, infatti, che il boom della produzione di oppio/eroina negli anni ’70 in Laos, Birmania e Cambogia è stato opera dalla Cia, che con i ricavi del narcotraffico finanziava le operazioni anti-comuniste nel Sudest asiatico; così come è risaputo che stessa cosa avvenne negli anni ‘80 in America Latina, per finanziare (con i proventi della coca) “la guerriglia antisandinista dei ‘Contras’ in Nicaragua, e in Afghanistan per finanziare (con i proventi dell’eroina) la resistenza anti-sovietica dei mujaheddin”. Non è un caso, infatti, che i talebani, notoriamente sostenuti dalla Cia (come dimostrato anche da diversi documentari), continuarono a fare affari negli anni con la produzione di droga.
Ed ora arriviamo ad oggi: “Secondo un numero sempre maggiore ed eterogeneo di esperti e di persone ‘ben informate’, la Cia avrebbe in sostanza appaltato produzione e lavorazione di droga al ‘narco-Stato’ guidato da Karzai, proteggendo le rotte di smercio via terra (Pakistan, Iran e Tajikistan) e gestendo direttamente il trasporto aereo all’estero”.

Secondo un’inchiesta televisiva condotta dal canale russo “Vesti”, infatti, “l’eroina afgana – si legge nel dossier – viene portata fuori dall’Afghanistan a bordo dei cargo militari Usa diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan, e di Inchirlik, in Turchia”. E la giornalista afgana Nushin Arbabzadah sembrerebbe confermare queste voci, ritenendo che la droga viaggi nascosta nelle bare dei militari Usa, riempite di droga appunto, al posto dei cadaveri.
Ma anche altri confermerebbero la pista del narcotraffico. Il giornalista russo Arkadi Dubnov di “Vremya Novostei”, riportando informazioni fornitegli da una fonte all’interno dei servizi afgani, ha scritto che “l’85 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan è trasportata all’estero dall’aviazione Usa“.
E ancora. Quest’estate il generale russo Mahmut Gareev, un ex comandante delle truppe sovietiche in Afghanistan, ha dichiarato a “Russia Today“: “Gli americani non contrastano la produzione di droga in Afghanistan perché questa frutta loro almeno 50 miliardi di dollari all’anno. Non è un mistero che gli americani trasportano la droga all’estero con i loro aerei militari“.
Il giornalista statunitense Dave Gibson di “Newsmax“, citatndo una fonte anonima dell’intelligence Usa, ha affermato che “la Cia è sempre stata implicata nel traffico mondiale di droga e in Afghanistan sta semplicemente portando avanti quello che è il suo affare preferito, come aveva già fatto durante la guerra in Vietnam“.
L’economista russo Mikhail Khazin in un’intervista ha dichiarato che “Gli americani lavorano duro per mantenere in piedi il narcobusiness in Afghanistan attraverso la protezione che la Cia garantisce ai trafficanti di droga locali“.
E infine abbiamo Eric Margolis che, sull’ “Huffington Post”, scrive:Le esperienze passate in Indocina e Centroamerica suggeriscono che la Cia potrebbe essere coinvolta nel traffico di droga afgana in maniera più pesante di quello che già sappiamo. In entrambi quei casi gli aerei Cia trasportavano all’estero la droga per conto dei loro alleati locali: lo stesso potrebbe avvenire in Afghanistan“.

DROGA – BANCHE. CHE RAPPORTO? Molti, ancora, sono quelli che ritengono ci sia un legame tra il narcotraffico e la crisi economica bancaria. Sempre nel dossier leggiamo quanto affermato da Antonio Maria Costa, direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalità (Unodc), il quale, in un’intervista al settimanale austriaco “Profil“, ha dichiarato: “Il traffico di droga è l’unica industria in espansione. I proventi vengono reinvestiti solo parzialmente in attività illecite. Il resto del denaro viene immesso nell’economia legale con il riciclaggio. Non sappiamo quanto, ma il volume è impressionante. Ciò significa introdurre capitale da investimento. Ci sono indicazioni che questi fondi sono anche finiti nel settore finanziario, che si trova sotto ovvia pressione dalla seconda metà dello scorso anno. Il denaro proveniente dal traffico di droga attualmente è l’unico capitale liquido da investimento disponibile. Nella seconda metà del 2008 la liquidità era il problema principale per il sistema bancario e quindi tale capitale liquido è diventato un fattore importante. Sembra che i crediti interbancari siano stati finanziati da denaro che proviene dal traffico della droga e da altre attività illecite. E’ ovviamente arduo dimostrarlo, ma ci sono indicazioni che un certo numero di banche sia stato salvato con questi mezzi”.

E continuano a parlare di “missione di pace” …

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di Carmine Gazzanni

Questa mattina sono rientrate in Italia le salme dei quattro alpini uccisi in Afghanistan il 9 ottobre. I genitori, i parenti, gli amici, come è normale che sia, sono ancora sotto shock per la morte dei loro figli, amici, nipoti. Una morte che ha il peso di un macigno. Durante la cerimonia ci sono stati attimi di nervosismo (non solo giustificato, ma anche legittimo): lo zio di uno dei militari uccisi si è rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dicendogli: “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”.

Ieri, appena arrivata la notizia, subito alcuni dei nostri uomini di Governo, con lo stesso Ministro dell Difesa in testa, si erano impegnati a dire: “Sciacallo chi parla di ritiro”. Insomma, prima che qualcuno potesse solo aprir bocca, il Ministro ha messo la mani avanti. Ma invece noi, a maggior ragione in un giorno di dolore come quello di oggi, vogliamo tirare le somme, capire perché una guerra come quella in Afghanistan ancora duri e non dia alcun segno di conclusione delle ostilità.

Come molti ricorderanno, la guerra scoppiò nove anni fa, nel 2001, a meno di un mese dalla profonda ferita inferta al cuore degli Stati Uniti. Una guerra, ora lo possiamo dire, che probabilmente aveva più il sapore della vendetta che della giustizia. Comunque sia, in principio si disse che la guerra era “per sgominare Bin Laden e il fondamentalismo talebano”. Poi si disse che si voleva esportare la democrazia: ma cosa vuol dire “esportare la democrazia”? Come si può pensare che la democrazia può installarsi previa uccisione di migliaia e migliaia di civili (le cifre ufficiali dicono che sono circa 15 mila, ma è legittimo pensare che, in realtà, siano molti molti di più)? Perché questo sta accadendo: si dice “dobbiamo esportare la democrazia, ma intanto finiamo la guerra”. Un controsenso illogico e paradossale. Si ritorna, in questo senso, a Benito Mussolini, il quale, per convincere gli italiani dell’utilità della guerra, affermava: “io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”.

Ma di certo i cosiddetti “potenti della Terra” non sono così stupidi da ritenere la guerra condizione necessaria per l’installazione della democrazia. I motivi, ci mancherebbe, sono ben altri. E, come molti immaginano, sono motivi esclusivamente economici.

Solo gli Stati Uniti oggi spendono 353 miliardi di dollari per l’attività militare. Ma l’Italia non è da meno: noi oggi spendiamo 65 milioni di euro al mese. 65 milioni di euro al mese. Molti ora potrebbero pensare che dire “quante belle cose si sarebbero potute fare se gli stessi soldi fossero stati investiti in opere civili” sia facile retorica. Probabilmente è vero, ma probabilmente no. Con molto meno della metà di quanto l’Italia spende in un mese per contribuire al massacro di civili, per dirne una, Emergency ha costruito tre centri chirurgici, un centro di maternità e 28 ambulatori. E ha curato oltre due milioni e mezzo di afgani.

E i dati non sono retorica. E né sciacallaggio, caro Ministro la Russa.

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Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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