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Articoli marcati con tag ‘tremonti’

di Carmine Gazzanni

Avete mai ricevuto le pagelle di fine anno sul tetto della scuola? Ora accade anche questo: ieri a Milano maestre e mamme degli alunni della scuola elementare “Duca degli Abruzzi” hanno manifestato in questa maniera forte il loro dissenso allo smantellamento della scuola pubblica. Perché è proprio di smantellamento che si tratta.
Tagli già ne sono stati fatti, ma non preoccupatevi sarti di tutto il mondo: ce ne saranno ancora, eccome se ce ne saranno!

In uno dei provvedimenti della Manovra del Governo sono previste, infatti, diverse misure per tagliare quel residuo scampato, tempo addietro, alle forbici del duo Gelmini-Tremonti.
Blocco degli aumenti di stipendio, con la sospensione degli scatti di anzianità maturati. Questo porterà ad una perdita sullo stipendio di 1.000 euro l’anno per un Ata, dai 2 mila ai 3 mila per un insegnante; blocco, per il biennio 2010-2012, dei rinnovi contrattuali e del trasferimento delle risorse disposte per la promozione (e premiazione) degli insegnanti meritevoli. Nel 2008, infatti, venne stipulato un accordo che prevedeva l’istituzione di un fondo da destinare agli insegnanti più virtuosi. Chiaramente una promessa non mantenuta: con questo provvedimento, infatti, si toglie questo fondo per gli insegnati meritevoli e lo si utilizza per risanare il disavanzo delle scuole italiane (le scuole in Italia, infatti, sono creditrici nei confronti dello Stato per migliaia e migliaia di euro).
Ancora: nel provvedimento c’è un taglio sì per la scuola pubblica, ma non un taglio dei fondi pubblici alle scuole private (previsto un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private). Fa niente se l’Articolo 33 della Costituzione afferma: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“.

Eppure già i tagli erano stati più che pesanti. Meno 8 miliardi alla scuola pubblica entro il 2011, meno 140 mila posti di lavoro tra docenti e Ata, taglio del 25% della pulizia scolastica. E queste sono solo alcune delle conseguenze della Finanziaria del 2008. E ancora: tagli agli insegnanti di sostegno, eliminazione degli specialisti, carenza di fondi per piccole uscite didattiche, aule più affollate (anche 32 alunni per aula) e dunque più insicure. Insomma, una scuola, quella italiana, sempre più disastrata.
Per non parlare, poi, delle conseguenze ai tagli al tempo pieno (modulo a 40 ore). L’esempio più eclatante ci viene dal Lazio: 24.241 famiglie avevano chiesto il tempo pieno per i loro figli. Con la riduzione d’organico, però, solo 20.408 studenti potranno essere accontentati (almeno secondo le prime previsioni diffuse dalla Flc-Cgil). E perché questo? Perché qui, nel Lazio, c’è stato un taglio di 189 maestri deciso dal ministero dell’Istruzione per il prossimo anno. Questo non permetterà a oltre 3.800 famiglie di avere il tempo pieno che avevano richiesto per i loro figli.
E che dire, allora, della situazione quantomeno assurda di un Liceo di Putignano, in provincia di Bari? Qui il Preside ha chiesto, a ciascuna delle 127 famiglie dei maturandi, 145 euro per anticipare i compensi ai commissari. Questi compensi da anni sono a carico immediato delle scuole, ma poi questi soldi dovrebbero essere restituiti dal ministero. Dovrebbero: il ministero ha intanto accumulato un debito globale di 1,5 miliardi con gli istituti.

E la preparazione degli studenti ne risentirà? A detta dei Ministri no. Dai primi dati diffusi dal ministero, tuttavia, i non ammessi alla maturità del 2010 sarebbero circa 28.500, il 6,1% del totale degli studenti, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2009. E le bocciature? Rispetto all’11.7% del precedente anno scolastico, quest’anno si sale al 13.1%. L’aumento delle bocciature si rileva soprattutto negli istituti professionali e nei licei.

E chiaramente non è possibile manifestara il proprio dissenso. Ne è la pova la circolare che circa un mese fa inviò l’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna agli insegnanti e al personale scolastico: vietato criticare le decisioni del Governo. Si legge nella circolare: “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possono ledere l’immagine della scuola pubblica“. Pena “la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio“.

Meno male che siamo in estate! Per lo meno la scuola è chiusa!

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di Carmine Gazzanni

Le province con meno di 220 mila abitanti saranno soppresse. Questo, pare, preveda una norma tra le varie misure che Tremonti si accinge a prendere per far fronte ad una crisi evidente, ma troppo tardi palesata da un Governo che, nei fatti, si è dimostrato bugiardo.

Dunque province quali Ascoli Piceno (Marche), Matera (Basilicata), Massa e Carrara (Toscana), Biella (Piemonte), Vercelli (Piemonte), Fermo (Marche), Crotone (Calabria), Vibo Valentia (Calabria), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Rieti (Lazio) e Isernia (Molise) saranno, secondo questa norma, soppresse.
Grande lo sconcerto: “le province non si toccano”, si grida anche su Facebook. Una domanda, tuttavia, è necessario che sia posta: quanto sbagliato è abolire province con meno di 220 mila abitanti? Come sempre, conviene appellarsi ai dati. Oggi abbiamo 110 province che costano circa 13 miliardi di euro all’anno. Molti potrebbero pensare che questi soldi rientrano sotto forma di servizi. E invece no: solo il 27% della somma dei bilanci; il restante 73% serve al mantenimento delle province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu, ecc. (Fonte: Unione delle Province Italiane – dati del 2007).

D’altronde bisogna riflettere sul ruolo stesso della “provincia”: è una ulteriore divisione che entra in gioco qualora il territorio, sebbene la divisione regionale, rimanga ancora estremamente vasto e popoloso. Che ruolo avrebbero quelle che potrebbero essere abolite secondo questa norma se non sono, dati alla mano, né vaste, né popolose? La provincia dovrebbe essere una necessità istituzionale, non dovrebbe essere (e non è) un titolo di merito.
Siamo in un periodo di crisi ed è giusto e doveroso che le spese inutili (perché tali sono) vengano tagliate. Si potrebbe controbattere che non accadrà “e poi: perché non tagliano piuttosto il numero dei parlamentari?”, come ha affermato il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, Presidente della Provincia più piccola d’Italia con i suoi  80 mila abitanti (un quartiere di Roma in pratica).  Qui c’è da sottolineare una particolarità. I tagli alla politica (come noi stessi abbiamo dimostrato) sono necessari, ma attenzione a non pensare che il problema sia tutto lì: si risparmierebbe molto, ma il guadagno in questo caso comunque non sarebbe cospicuo come quello derivante dall’abolizione delle “provinciucole”. I tagli dovrebbero essere una misura innanzitutto simbolica: ciò che non si sopporta è proprio il fatto che chi dovrebbe lavorare per il bene pubblico, guadagna cifre mastodontiche cosicchè la politica rischia di diventare un affare esclusivamente individualista ed economico, il che, in un periodo di crisi, è totalmente fuori da qualsiasi ottica.

Dunque misure necessarie queste. Non è un caso che all’inizio di questa legislatura l’abolizione delle province era un punto presente in tutti (o quasi) i programmi elettorali. Una misura bipartisan. Sennonché, pian piano, la stessa maggioranza ha cominciato a fare passi indietro. E perché mai? Semplicemente perché la Lega domina in diverse province settentrionali e di certo non avrebbe rinunciato ai suoi presidi provinciali. Se infatti si va a spulciare la norma “anti-province” notiamo due particolarità:  saranno escluse le province di confine. Non sarà per caso perché le province di Belluno e Sondrio – città natale di Tremonti – alla cui presidenza siedono due leghisti, hanno rischiato di cadere con questo provvedimento, avendo meno di 220mila abitanti, ma stando al confine si “salveranno”? I dubbi sono legittimi. Dubbi che maturano anche per l’altra particolarità: perché proprio 220mila e non una cifra tonda come 250mila? La risposta la sa solo chi ha concepito la norma. Fatto sta che Lodi ne ha solo 225mila ed è leghista.

Insomma, provvedimento (purtroppo) necessario, ma che valga per tutti. Al momento la situazione è più che chiara: figli e figliastri. I figli, chiaramente, leghisti.

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di Jacopo Passarelli

24 ottobre. L’inverno si avvicina, il maltempo arriva in Italia, figuriamoci in Russia! Voci trapelate da palazzo Chigi riferiscono che “il Presidente è bloccato dal maltempo in Russia”. Strano. Tali dichiarazioni non trovano riscontro nel bollettino meteorologico di San Pietroburgo che segnala “nuvoloso”.
In effetti, se si legge tra le righe, il cattivo tempo è arrivato davvero in casa Pdl. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, è infuriato e la motivazione è di facile intuizione, il taglio dell’Irap, intervento tutt’altro che concordato. Secondo Tremonti “si prospetta una politica economica ben diversa da quella sostenuta in questi mesi. Diversa da quella ‘sostenibile’”! La scelta di tagliare tale imposta non riscontra tanto motivazioni di tipo economico, basti pensare che nelle casse dello stato entreranno ben 50 miliardi di euro in meno, quanto strategiche. Saranno forse i fatti degli ultimi tempi il vero motivo di questa mossa? Berlusconi si sente con le spalle al muro, si è reso conto che scelte, mosse e atteggiamenti da lui recentemente adottati non sono stati del tutto azzeccati. La vicenda del lodo Alfano, il tanto discusso scudo fiscale, il “caso” Mesiano ( pedinato da inviati Mediaset mo’ di FBI), stanno mettendo a dura prova la sua immagine e l’hanno reso meno credibile. Così, in vista delle ormai imminenti elezioni regionali, il Premier ha tentato questa mossa. Peccato però che sia finito sotto scacco. “Io le dimissioni le ho presentate. Stanno sulla tua scrivania di Palazzo Chigi. Tocca a te decidere. Ma per quanto mi riguarda, un modo per arrivare al chiarimento c’è. Nominami vicepresidente del Consiglio con deleghe piene”, queste le parole del ministro Tremonti, che sembra essere davvero intenzionato a portare avanti la questione, a cui Berlusconi ha risposto:”Vicepremier? Non esiste. E poi cosa dico a quelli di An? Stai esagerando. Con te non ce la faccio più!”. Ciliegina sulla torta, la Lega Nord schierata decisamente a favore del ministro e pronta a lottare all’ultimo sangue pur di difenderlo.
Nel pomeriggio, con il vertice ad Arcore, Berlusconi sperava di poter chiarire la questione, ma,  nonostante le innumerevoli rassicurazioni e i tanti “tutto a posto”, sembrano essere ancora tanti i dubbi e le paure. La sola cosa certa è che un Giulio Tremonti in versione Lega Nord sta scuotendo gli equilibri in casa Pdl. Premier e ministri sono costretti a fare bene i conti perché, senza l’appoggio di Tremonti e della Lega, la maggioranza non sarà più tale.
Un anno fa ci fu la rottura all’interno della sinistra e tale avvenimento fu accolto con sommo piacere dal Cavalier Berlusconi, starà forse accadendo la stessa cosa alla sua coalizione? E per quanto riguarda il Pdl, Pdl e Pd, nomi simili, simili destini?

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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