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Articoli marcati con tag ‘travaglio’

Missione compiuta: la censura è stata bucata, né sarà mai più ammissibile concepirla perché, come sapientemente ha sottolineato Gad Lerner, “la censura crea sempre il suo antidoto“.  E l’antidoto è stato proprio ”Raiperunanotte”, una scommessa che ieri tutti noi abbiamo vinto, ha vinto la Democrazia e hanno vinto i cittadini. Già perché l’evento è stato finanziato in parte da chi ha sostenuto un’offerta affinché l’evento andasse in onda; 2,50 euro spesi per una giusta causa, per conoscere anche l’altra faccia del dibattito, per non ridursi a sentire sempre e soltanto uomini di un solo partito che con le televisioni libere fanno il loro comodo, violando la par condicio e di conseguenza anche il buon senso che non gli è mai appartenuto.

Monicelli ieri sera parlava della necessità di una “rivoluzione”. Ebbene, questa è avvenuta: se fino a ieri c’era sempre qualcuno in potere di fermarci, anche attraverso una semplice telefonata all’amico, ora non è più possibile. Cosa c’è in più rispetto a ieri allora? La coscienza! Coscienza di chi siamo, di quello che possiamo fare, coscienza del nostro Paese e del suo stato, coscienza del marcio che lo sta decomponendo a poco a poco, coscienza di paralleli storici (sottolineati egregiamente ieri sera da Santoro) che potrebbero sembrare lontani o assurdi, ma lontani e assurdi non sono.

Tutto questo è avvenuto ieri sera, a Bologna e in tutta Italia, con più di 200 piazz che seguivano l’evento. Checché ne dicano i vari Capezzone. Oggi, infatti, l’ex radicale ha affermato “La serata di ieri si e’ risolta in un poderoso flop per Michele Santoro che su Sky ha rimediato uno striminzito 2%, 450mila ascoltatori, essendo battuto perfino dalle vituperate tribune-conferenze stampa Rai, che hanno ottenuto il 3%”. Peccato si sia dimenticato che c’erano piazze intere riunite, più tutte le dirette in streaming su internet: 150 mila contatti contemporanei (il più grande evento nel web della storia italiana). Guarda un po’: più dei REALI manifestanti del Pdl.
E poi lo stesso Silvio Berlusconi. Per il presidente del Consiglio l’Agcom dovrebbe impiegare le sue forze per sanzionare “trasmissioni come quelle mandate in onda da Santoro che sono veramente inaccettabili, un obbrobrio incivile e barbaro che mette sotto accusa qualcuno accusato di tutto e di più senza la possibilità di difendersi“. Invece casomai di sanzionare Tg1 e Tg5 che hanno dedicato uno spazio eccessivo alla maggioranza a tutto discapito dell’opposizione (a tal proposito leggi: “L’informazione secondo Mr. B.”). E poi Sandro Bondi: “Che penosa tristezza assistere ad una trasmissione  nella quale tutti i campioni della disinformazione, della mistificazione, del ribaltamento della realtà, dell’offesa alla verità, dell’uso partigiano della televisione pubblica, si ergono a difensori della libertà d’informazione”.  Solito copione, insomma.

Sappiamo bene, però, che la realtà è ben diversa. Se fino a ieri si esclamava “eh si, l’ha detto la televisione!”, prendendo, quindi, tutto ciò che diceva questo grande mezzo di comunicazione come fosse oro colato, ora sappiamo di essere soggetti dotati di coscienza che non sono preformati né vogliono esserlo. Siamo soggetti coscienti del fatto che, se noi fossimo stati in piazza a Roma il 20 marzo, quando Berlusconi domandava: “Volete le risse e i pollai sulle reti tv pagate con i nostri soldi? […] Volete che in tv si facciano i processi farsa a chi non può difendersi?”, non lo avremmo di certo osannato, ma avremmo difeso il NOSTRO DIRITTO di informarci e di conoscere lo squallore della nostra stessa classe dirigente.

E siamo solo all’inizio: la rivoluzione, quella morale, coscienziale, quasi spirituale, è appena iniziata!

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Io ringrazierei innanzitutto questa piazza popolare perché è questa piazza che si riunisce ormai come per una consuetudine spesso ripetuta che ci gratifica delle molti disillusioni e delle grandi amarezze che abbiamo sopportato nel corso degli ultimi anni. Grazie a voi!”. Queste sono le parole con cui Alberto Asor Rosa comincia a parlare ad una piazza gremita, ribattezzata per l’occasione Piazza del Popolo – Viola, che rappresentano in maniera chiara i motivi della manifestazione, il perché del Popolo Viola, il perché la gente si sia stancata della politica del malaffare, della corruzione, si sia stancata  di una società in cui le donne sembrano essere merce di scambio per ottenere favori, favorini e favoretti, una società che sembra essere sempre più chiusa, forse ottusa, comunque soggetta in buona parte a quel potere mediatico che è in mano ad una sola persona, Silvio Berlusconi, potere tramite il quale si ammaestrano le menti, si conformano, in qualche modo si annulla l’individualità.

Nelle parole di Asor Rosa, però, c’è anche altro. C’è la voglia di riscatto, di far riemergere quell’individualità, quella società civile annientata da una classe politica (a destra come a sinistra) che mostra assoluto disinteresse per la collettività. Il Popolo Viola è tutto questo: è critica dura alla classe politica (come ha affermato Travaglio nel suo videomessaggio, il Popolo Viola deve diventare “la cartina da tornasole” della politica stessa), ma è anche positività, produttività, impegno per un futuro diverso, migliore, viola.

E il 27, così com’era stato per il 5 dicembre, si è visto tutto questo: gente raccolta che esprimeva il proprio malcontento, il proprio dissenso, ma lo faceva in una forma nuova, diversa: frasi comiche, canti, persone quasi teatrali. E allora tra la gente abbiamo visto un uomo vestito da ladro, un giudice con i baffi viola, tante persone con la faccia da Berlusconi e la divisa da carcerato. Insomma, un giorno sì per dire “Basta! La legge è uguale per tutti!”, ma dirlo in maniera festosa, col sorriso in faccia, con la mente e il cuore aperti. E fa piacere tutto questo entusiasmo, fa piacere pensare che c’è ancora questa Italia accanto a quella collusa con le criminalità organizzate e a quella corrotta e corruttibile. Questo è stato sottolineato da tutti coloro che sono intervenuti: Genchi, Bocca, Monicelli, Beha, Flores D’Arcais, Norma Rangeri, Gianni Minà, Andrea Rivera, Francesca Fornario hanno espresso sì parole forti, ma, in linea col sentimento viola, lo hanno fatto vivendo appieno il giorno di festa, vivendo appieno i sentimenti , le emozioni forti. La piazza, insomma, era gremita da persone vere.

E alla fine Genchi a giusta ragione allora ha concluso gridando alla folla impazzita: “VIVA L’AMORE!!!!

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di Carmine Gazzanni

C’è chi, comunque vada, ti stupisce sempre. Come, ad esempio, giornalisti (o presunti tali) quali Feltri & co. Pensavamo, infatti, che ci fosse un limite all’indecenza della mala informazione italiana. Ci sbagliavamo. Periodo tesissimo questo che stiamo vivendo: il cosiddetto “sistema gelatinoso” sta pian piano venendo fuori con tutto il corredo di cognati, soci, fratelli, amici di amici, parenti alla lontana, insomma sta venendo fuori quella “famiglia allargata” che godeva di tutti i benefici degli appalti mentre Bertolaso, poverino, non sapeva, dormiva o era indaffarato con qualche massaggio (così pare si dica ora) extra.

E mentre l’Italia veniva a conoscenza del “sistemone”, ecco il colpo di genio di alcuni quotidiani. “Libero” e “Il giornale”, infatti, dedicano paginoni a un fatto a loro detta sensazionale. Addirittura il quotidiano di Feltri dedica una prima pagina a questa notizia che non può essere altro che una “bomba” se è ritenuta degna di cotanta importanza. Quale sarà mai questo scoop allora da essere più sensazionale del “sistema gelatinoso”? Ecco la notiziona: la lettera che Marco Travaglio ha scritto a Michele Santoro. Conosciamo bene i motivi della missiva nella quale si analizza ciò che è avvenuto nell’ultima puntata di “Annozero”: il direttore guarda caso proprio di “Libero”, Maurizio Belpietro, e il vicedirettore guarda caso proprio de “Il giornale“, Nicola Porro, mentre si stava parlando delle truffe e degli appalti pilotati della Protezione Civile di Bertolaso, hanno messo in mezzo questioni riguardanti il giornalista ospite fisso di Santoro, questioni su cui Travaglio già più e più volte si è difeso e discolpato. E allora? Perché questi articoloni, addirittura anche in prima pagina? Titoli quali: “Travaglio minaccia Santoro”, “Lo spirito fascistello del pm Travaglio”, “Quella conoscenza scomoda che lo manda in bestia” che senso dovrebbero avere? Ecco: nulla, anche perché, nella lettera, Travaglio invita solo Santoro a far si che il dibattito ci sia, ma sui temi trattati, non su temi vecchi, personali e per di più falsi.

Eppure Travaglio lo sa: i presunti giornalisti come Belpietro e Porro non sono nuovi a questi attacchi, dimostrando di non saper far altro che andare sul personale, offendere, inventare e riportare notizie impolverate. E tutto questo perché? Per cercare, almeno qualche volta, di poter dire “hai visto?? Siamo noi ora che abbiamo ragione! Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico!”. Sarebbe meglio che questi avessero del sale in zucca più che il tanto bramato coltello perché basta ragionare un poco, riportare notizie, quelle vere, per mostrare che il loro non è giornalismo, ma gretto servilismo.

E non sono nuovi, come già detto, tali quotidiani a questa politica. Così è stato per Boffo: Feltri, infatti, attaccò l’ex direttore dell’Avvenire perchè si era schierato contro la condotta immorale di Berlusconi nel caso “puttanopoli”, riportando la notizia dell’omosessualità di Boffo e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’ha pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa, ora alla cronaca giudiziaria, ai tempi di Montanelli si occupava della pagina del golf (potete capire che alto esponente egli sia!!!). Ebbene Villa, per dare più credibilità al suo articolo e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm!) una LETTERA ANONIMA (che invece non ha nessun valore se prima non si appura la fonte!!!). Mica male però!

Poi è toccato a Fini che, contrario ad alcune scelte di Berlusconi, si è dovuto anche lui sorbire Feltri. Però  questo non vuol dire che il direttore sia un filino berlusconiano perché, ricordiamo, a lui “manca la stoffa da cortigiano” (come disse lui steso poco prima di andare a dirigere “Il giornale”). Si vede che allora era proprio vero che Fini era “il più tenace oppositore del governo, altro che Bersani e Di Pietro”. Se lo dice Feltri l’imparziale, dobbiamo crederci. D’altronde perché Fini avrebbe dovuto dire “Berlusconi ha il preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato”? Ha mica mai Berlusconi mancato di rispetto nei confronti di tali istituzioni? Ma certo che no! Perché ancora avrebbe dovuto dire “A volte accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchi assoluta”??? Non ce n’era nessuna ragione. E allora ha ragione Feltri. I più informati sembrano dire addirittura che il numero due del Pdl ordiva congiure nei meandri di Palazzo e, per l’occasione, in queste riunioni partigiane, era solito indossare anche un bel colbacco. C’è chi giura di averlo visto.

E poi? Poi c’è Tonino che, come sappiamo, è stato bersagliato prima dal Corriere e subito allora Feltri ha preso la palla al balzo. E con tanto di foto compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde) titolava: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Beh, considerando che Di Pietro era ad una cena con tutti incensurati e servitori dello Stato, viene da pensare che c’è stima solo quando abbiamo escort, festicciole, lettoni, regalini, compleanni, aerei di Stato, cantanti di fiducia, champagne, caviale e Presidente in pompa. Ma questo non vuol dire che Feltri sia al sevizio di Berlusconi. Alla gente come lui “manca la stoffa da cortigiano”.

«C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”». A dirlo è Marco Travaglio. E ora domani Feltri aprirà con un bell’articolo dal titolo: “Il fascistello Travaglio si permette di minacciare Victor Hugo”. Almeno lui, che non ha proprio “la stoffa da cortigiano”, è giusto che certe cose le dica!

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di Carmine Gazzanni

Una piazza. O una via, un mausoleo, una ferramenta, una cantina, qualsiasi cosa purchè si dedichi a un grande politico per molti (grande ladro e corrotto per  tal altri, o perlomeno per me) quale Bettino Craxi. Questa è l’ultima grande proposta che, si dice,  è stata presa a Milano dal sindaco Letizia Moratti, per commemorare quell’omaccione “garofaneo”. La notizia filtra da Palazzo Marino in attesa dell’ufficializzazione che dovrebbe avvenire il 19 gennaio quando, addirittura, dal presidente della Repubblica e il premier Berlusconi ricorderanno ufficialmente il leader socialista sarà forse ricordato niente popò di meno che dal Presidente della Repubblica e, ci mancherebbe, da Berlusconi. E’ quasi divertente, però, tutto questo. Ricordare, ad esempio, che tempo fa il nome di Bettino Craxi neanche poteva venir pronunciato, altrimenti si era tacciati di essere corrotti e di portare avanti una politica malsana (come ricorda Travaglio che tempo fa, quando ancora era ammesso alle interviste in Parlamento, chiese a Berlusconi sui suoi rapporti con Craxi e il già allora Presidente del Consiglio gli rispose quasi schifato con un secco: “Si vergogni”); e ora, invece, meraviglie delle meraviglie, si è pazzi, anti-italiani quasi se non si inneggia a Craxi. Questo è capitato, ad esempio ad Antonio di Pietro che si è augurato che Napolitano non riceva al Quirinale i membri della Fondazione Craxi (“Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui”). E subito una marea di critiche da parte del Pdl, non si sa bene se per le parole e il concetto espresso o semplicemente perché a parlare è Di Pietro e quindi si attacca a prescindere da ciò che si dice (come è stato ben insegnato loro). Logicamente, Di Pietro si è augurato che Napolitano non partecipi alla commemorazione o comunque, se pure partecipi, non dipinga Craxi come un sant’uomo della politica, un patrono “de noantri”. Non si poteva chiedere cotanta sincerità a Berlusconi invece. E’ risaputa infatti l’amicizia tra il Santo di Arcore e quello di Hammamet e i “favori” reciproci che ne sono derivati. Basti ricordare il decreto Berlusconi (prima proroga per permettere al Biscione di mantenere tre reti televisive con copertura nazionale) e, poiché questo bocciato per incostituzionalità, il Berlusconi-bis che passò perché addirittura Craxi, allora Presidente del Consiglio, minacciò di far cadere il Governo (beh, per l’amico questo ed altro …); e il buon Silvio non ringraziò il caro gesto? Certamente. Con finanziamenti miliardari che partivano dalla società All Iberian (una delle società estere di Berlusconi da cui sono partiti anche i soldi per corrompere il giudice Metta e Mills per intenderci).

Ma chi è allora questo Craxi? Ci sarà una ragione se molti dei nostri politici lo dipingono come un grande statista. Ecco, in breve, i motivi per questa santa devozione: condannato in via definitiva a cinque anni e sei mesi per le tangenti Eni-Sai (corruzione), condannato in via definitiva a quattro anni e sei mesi per le tangenti della Metropolitana milanese (finanziamento illecito), condannato in secondo grado a tre anni per Enimont (finanziamento illecito), condannato in primo grado a cinque anni e nove mesi per le tangenti Enel e a cinque anni e nove mesi per il Conto Protezione (bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano), salvato dalla prescrizione in appello dopo una condanna a quattro anni in tribunale per le tangenti di Berlusconi tramite conto All Iberian (come già abbiamo ricordato).

Proprio un sant’uomo dunque. Una piazza in suo onore? Beh, chiaramente se l’è meritata. A questo punto, però, perché non dedicare un vicolo anche a Tanzi, una rotonda a Previti, un mulino a Riina e Provenzano e un parcheggio privato a Mangano già, come sappiamo, in odore di santità per molti italioti!! Sono proposte che potrebbero essere presentate alla Moratti, sembra disponibile. E certamente Berlusconi prenderà parte alle commoventi celebrazioni in loro onore. Anche perché, con questi, ci sono vari e vari legami. Di amicizia.

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di Carmine Gazzanni

Penso che molti la penseranno come: ora basta! Quel che è successo è successo, ma cerchiamo di andare avanti, cerchiamo di pensare ai problemi reali del Paese, oltre che incessantemente a Tartaglia, alla mano che c’è dietro (e se non c’è, ci pensa il buon Cicchitto), a continui attacchi politici da più fronti di trincea, alla salute di Silvio Berlusconi. Sia chiaro: Tartaglia deve essere e sarà processato, Berlusconi è stato vittima di un atto deplorevole. Ma ci sono anche altri problemi che meritano grande attenzione e che, tutt’ad un tratto, sono passati in secondo piano per via di un gesto (ripeto, da condannare), ma, attenzione, un gesto di uno squilibrato. Punto. La cosa che più lascia sbigottiti è che si predica da giorni e giorni di abbassare i toni, che è necessario pensare al Paese e superare questa vicenda. Giustissimo. Peccato che poi questo impegno morale sia valido in teoria, lungi dalla pratica. Frasi del tipo: “La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro, Annozero, e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio”, non aiutano di certo a smorzare i toni. E, su questa scia, i vari talk-show pullulano di politicanti che non vedono l’ora di attaccare, di incriminare, di additare trasmissioni televisive, giornalisti e quotidiani che vengono presentati come i mandanti di una cospirazione in cui Tartaglia risulta essere un “sicario”. I vari Capezzone, lo stesso Cicchitto, Tremonti e via di lì hanno messo su un gioco molto ben orchestrato: dico che bisogna abbassare i toni, ma, dicendolo, sono il primo ad alzarli e a incriminare. Qui non si vuole dare la colpa solo a una o all’altra parte perché sicuramente la situazione generale della politica è molto critica. Di Pietro certamente non è scevro da responsabilità (a mio avviso, solo perchè ciò che è stato detto, è stato detto a caldo ed è risultato essere controproducente), ma, se ci fosse davvero il desiderio di superare la vicenda, non sarebbe sempre ripresentato come mandante dell’aggressione, come incitatore alla violenza. Né si può pensare che il Governo sia casto e puro: non è stato Di Pietro a dire (stralcio de “Il fatto”, articolo di Gomez e Travaglio) “Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto” (Berlusconi, 22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006). O ancora: “Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). E ancora: “I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94). E ancora: “Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).

Penso che questi esempi possano bastare, sebbene ce ne siano molti altri ancora. Chissà cosa direbbe Cicchitto ora. Ma a me, a noi, a chi la pensa come me non interessa cosa direbbe, meglio che non parli. L’importante è che si vada oltre e si pensi a provvedimenti per il Paese (si spera davvero per il Paese…vedi processo breve!). Ora basta. Andiamo avanti.

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di Piero Liberatore

Dieci giorni fa, in un articolo per LoSpecchio, scrivevo che l’Italia è “il Paese di chi considera la politica un fatto personale, di chi dimentica ogni minima regola del vivere civile e si abbandona a comportamenti degni nemmeno della peggiore delle bestie”. Domenica sera ne ho avuto la conferma.

Sull’aggressione al Presidente del Consiglio si è detto tanto, anche troppo. Si è tentato di usare la faccenda in modo strumentale, cercando addirittura i “mandanti morali” dell’aggressione. Si è tentato di sminuirla, spiegando che il Tartaglia soffre di disturbi psichici e dunque il suo gesto non sarebbe da ricollegare ad una avversione politica.
L’unica cosa vera, in questa bagarre di inutili battibecchi, è che al bivio tra la via giusta e quella sbagliata, il cartello “violenza” punta sempre verso quella sbagliata.
Un attacco fisico è sempre un gesto esecrabile, che merita nient’altro che una condanna unanime.
Non era necessario aggiungere altre considerazioni. Il discorso poteva tranquillamente esaurirsi qui, ma si sa, l’Italia è il paese delle polemiche e delle speculazioni forzate. Così si è dovuto andare oltre.
Sono venute fuori parole come “atto terroristico” ed è curioso il fatto che chi le ha pronunciate, pochi mesi fa, esortava i suoi corregionali ad imbracciare i fucili contro le forze centraliste dello Stato. E’ stata tirata in ballo la solita “spirale di violenza”. Sia ben chiaro, una violenza unilaterale, messa in campo esclusivamente dall’opposizione. In queste settimane dalla maggioranza abbiamo sentito solo paroline dolci, no? …vedi ad esempio “guerra civile”.
Anche le parole di Antonio Di Pietro hanno fatto discutere. Il leader dell’Idv ha infatti espresso la sua condanna al gesto violento, ponendo un “però” che, mai quanto adesso, poteva essere evitato. Nemmeno Rosy Bindi ha resistito alla frecciatina nel suo messaggio di solidarietà.
Così, se si pensa che nemmeno dal mondo politico e istituzionale è giunto il buon esempio, diventa comprensibile quello che è accaduto in rete e in particolare nel social network Facebook, all’indomani del malaugurato evento. È nata una pagina sull’aggressore che attualmente conta 81.000 fan ed è in rapida ascesa. Il suo amministratore ci tiene a precisare che “non fa nulla di illegale. Si chiama solo Massimo Tartaglia”. Sarà, ma in bacheca qualcuno scrive: “Confesso che quando ho visto che il nostro dittatore era stato colpito un certo godimento l’ho provato”.
Poco condivisibile anche il fatto che gli amministratori di alcune famose pagine, tra cui una in solidarietà ai terremotati dell’Abruzzo, abbiano deciso di cambiare totalmente il tema ispiratore di queste, per trasformarle in pagine di solidarietà a Berlusconi. Il tutto all’insaputa degli iscritti.
Ora, a prescindere dal fatto che la solidarietà in questi casi sia un atto doveroso, quanto è stato fatto appare come un tentativo assolutamente ingiustificabile di ottenere visibilità mediatica, dal momento che le pagine contavano migliaia di iscritti. Solo per la soddisfazione di urlare: “guarda mamma, parlano di me al Tg5”.
Dunque i social network si dimostrano sempre più lo specchio di una realtà, che recepisce e fa propri i messaggi del mondo politico e istituzionale, giusti o sbagliati che siano. Se siamo abituati ad assistere ogni giorno al continuo scannarsi di politicanti inferociti, senza sentire mai uno straccio di proposta concreta per risolvere i problemi del paese, non ci risulta poi tanto incomprensibile che anche su Facebook qualcuno scriva che avrebbe auspicato il linciaggio per Tartaglia.
Un mondo politico che si gioca tutto sullo scontro verbale non è quello che serve all’Italia in questo momento. È necessario un approccio pragmatico ai problemi, che sappia invogliare le persone, non solo i politici, a discutere civilmente, a confrontare le idee e a trovare soluzioni condivise.
Ricordando che al bivio tra la via giusta e quella sbagliata, sul cartello per quella giusta c’è scritto sempre “dialettica e confronto civile”.

P.S. Questo è stato detto oggi dall’On. Cicchitto: “La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità”. Poi ha aggiunto: “A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro, Annozero, e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio”. Lascio a voi i commenti, sottolineando solo che si è detto che questo clima d’odio è da imputare solo  alla “sinistra”.

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di Carmine Gazzanni

Tutti sappiamo cosa é successo ieri a Milano. Ed è chiaro: un gesto del genere non trova giustificazione, imperdonabile e certamente da condannare. Massimo Tartaglia, l’uomo che ieri ha colpito con un souvenir Silvio Berlusconi alla fine del suo intervento in Piazza Duomo, è stato subito preso dalle forze dell’ordine e condotto in questura. Si è saputo, poi, che è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano, incensurato, la Digos neppure lo conosce, segno che non appartiene a centri sociali o organizzazioni extraparlamentari. Con questo non si vuole giustificare nessuno: Tartaglia ha sbagliato e pagherà per il suo gesto.
Così, però, come sono da condannare alcune dichiarazioni. Certo, Di Pietro avrebbe potuto evitare di dire a caldo che “l’aggressione nei confronti di Berlusconi e’ un gesto inconsulto e sconsiderato“, sebbene ci sia stata “un’istigazione” (che bisogna riconoscere, senza ipocrisia, che è vero, ma dire questo a caldo risulta essere controproducente); e così anche Rosy Bindi (“Non faccia la vittima. E’ uno degli artefici del clima violento. Condanno il gesto folle, ma chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il Paese”).
Ma ci sono anche altri interventi “sconsiderati”. Come quello del “senatur” Umberto Bossi che parla di “atto terroristico” (detto poi da uno che ha nel suo partito un omaccione, tale Mario Borghezio, condannato per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino … beh, capite da soli che valore possano avere le sue parole!). Ma il servizio speciale messo in piedi da Emilio Fede ieri pomeriggio supera anche l’inimmaginabile. Lo so, ho delle pretese assurde: non ci si può aspettare un’edizione straordinaria di “telegiornale” da Fede, ma sono fatto così. Come dire: “ho fede in Fede”. Ebbene, ecco alcuni stralci del tg4 delle 18,55 di ieri.
Stralcio 1 – “e chi è l’istigatore di tutto questo, quale tipo di politica, quale tipo di dichiarazioni? Questo signore, chiamiamolo così, metaforicamente come il signor Di Pietro, la prima notizia che dice è che l’istigatore è il Presidente del Consiglio. Io mi chiedo,con tutto il rispetto, ma chi vota per Di Pietro? Ma cosa vuole questo Di Pietro? … chi semina vento raccoglie tempesta. Lo dico a Di Pietro: ma stia zitto, ma stia zitto! Esprima un minimo di dignità, esprima solidarietà umana, fa più bella figura. Chi può seguire Di Pietro in un momento come questo??”. E’ chiaro, qui non si vuole difendere nessuno (anzi, ripeto: sarebbe stato meglio che Di Pietro non avesse detto,  a caldo, quello che ha detto), tuttavia ci sono piccole accuse campate in aria nelle exploit di Fede: a meno che Di Pietro non sia anche uno psichiatra, è difficile che Tartaglia, in cura da dieci anni per problemi mentali, sia stato l’ultima pedina di un disegno eversivo dipietrista.
Stralcio 2 – “Questi  sono i risultati del signor Di Pietro, certamente, ma anche di quella stampa, di quel tipo di informazione, di quella politica, certamente che non è dell’area moderata, verrà dall’estremo comunismo, verrà dall’estremo, dall’accidenti al loro che stanno portando a questo tipo di violenza”. Ah, ecco. Se la colpa è di Di Pietro, certamente sarà anche di Travaglio, Annozero, Santoro che, è ben noto, nelle loro trasmissioni, sui loro giornali, spronano a fare acquisti di mitraglie e carri armati e lottare contro il nemico.
Stralcio 3 – “da quest’altra parte c’è gente corretta, c’è gente cha ha rispetto della libertà e della democrazia”. E questo si commenta da sé.
Stralcio 4 – Interessanti sono anche i commenti che Fede si sente in diritto e in dovere di fare alle dichiarazioni dal mondo politico. Le commenta tutte, e in tutte c’è quel tocco che profuma di imparzialità, come solo Fede sa fare. Una dichiarazione sembra, però, lo abbia colpito in maniera particolare, quella rilasciata dal Presidente della Repubblica: “Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio  al quale va la mia personale solidarietà” ; e a queste parole un Fede quasi esanime esclama: “e ci mancherebbe altro!”, forse sorpreso che un noto comunista bolscevico come Napolitano (che è noto soprattutto per essersi opposto a tutti i provvedimenti non firmando nessuna legge presentatagli)  abbia potuto dire questo.
Stralcio 5 – “L’aggressione, quella dei dibattiti televisivi, l’aggressione gravissima certamente da un punto di vista morale attraverso un mascalzone, delinquente, pezzente come Spatuzza che si permette di insinuare che Berlusconi può essere collegato alla mafia, anche quella è una grave ferita. Questa è una ferita fisica, quella di oggi; le altre sono ferite che certamente lo colpiscono moralmente”. Beh, meglio di così non si poteva: volevamo “fede nella giustizia”? Eccoci accontentati: la corte, presieduta da Fede, ha deliberato!
E chiudo con un’ultima chicca: “non è democrazia quando i tanti interventi spingono alla violenza, naturalmente quella di Di Pietro in particolare, ma non dimentichiamoci alcune trasmissioni che non cito, se no dovrei parlare di Annozero, Parla con me, Parla con te e Parla con chi gli pare, L’infedele dell’infedeltà eccetera. Non serve. Questo telegiornale non ha mai aggredito, ovviamente dal punto di vista dell’informazione, nessuno!”. Meno male che Emilio c’è!

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Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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