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Articoli marcati con tag ‘tg1’

di Carmine Gazzanni

Era il 29 luglio. E Augusto Minzolini ci regalava un altro dei suoi editoriali. Il direttore del Tg1, in quell’occasione, commentò le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Peccato che non sia proprio così: basti pensare che già tre, tra politici di vecchia scuola e faccendieri, sono finiti in carcere: Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Ma al centro del suo monologo dominava la “quaestio” Fini – Berlusconi. Ricordiamo alcuni passaggi. “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese […] ecco perché il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini […] un elemento positivo lo determina: la chiarezza. Mai come ora c’è bisogno di chiarezza”.

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Il tempo di definire il Tg di Enrico Mentanaun talk show più che un telegiornale” – telegiornale che, per inciso sta rubando telespettatori a destra e a manca (circa 600.000 telespettatori hanno lasciato Tg1 e Tg5 per seguire su La7 Mentana) – che eccolo lì, ieri, con un altro dei suoi editoriali. “C’è una confusione di ruoli estremamente pericolosa a livello istituzionale”, ha affermato l direttorissimo. Domanda: ma non aveva detto che “il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini” avrebbe fatto “chiarezza”?

Ma la questione è un’altra in realtà: la bussola di Minzolini si regola in base a quello che è l’umore di Silvio Berlusconi e dei suoi uomini. Facciamo degli esempi concreti.
“Sarà il capo dello Stato a verificare se in parlamento c’è una maggioranza alternativa oppure no”, ha dichiarato Minzolini. Ora, nessuno mai aveva pensato nel Governo all’opportunità di rivolgersi al Presidente della Repubblica. Nessuno. Se non che, pochi giorni fa, Berlusconi, Bossi ed altri pochi intimi si incontrano ad Arcore. E indovinate un po’ cosa si decide? “Abbiamo deciso di andare dal presidente della Repubblica: è quella la strada giusta” (Bossi); “Berlusconi e Bossi andranno a rappresentargli una situazione gravissima che pone problemi al funzionamento delle istituzioni” (La Russa). Fa niente se Napolitano non ha alcun potere, non può chiedere ufficialmente le dimissioni di un politico, se non ci sono infrazioni costituzionali o di tipo regolamentare che motivino la richiesta. Ma questo non interessa a Minzolini. L’importante è che l’abbia detto Berlusconi.

Ancora. Minzolini ci riflette un po’ e poi si pronuncia: e se Napolitano dice di no? “Se questo governo non può contare su una maggioranza coesa, l’idea di andare al voto al più presto va valutata con attenzione”. Anche qui il buon portavoce del Tg1 non si smentisce: “Se cade la maggioranza si va al voto e il ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni” (Maroni); “Meglio andare subito al voto. Stare nel pantano non sta bene” (Bossi); “La strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano“ (Berlusconi); “meglio il ricorso al voto piuttosto che la paralisi politica” (Bondi).

Certamente, poi, non è mancata la stoccata ai dissidenti finiani, definiti come “quelli che dicono di sostenere il governo”, ma “con infingimenti e esasperanti trattative sperano di trasformare il governo in un governicchio da logorare nel tempo”. Solo due giorni fa, dopo il discorso di Mirabello, era Capezzone (che guardacaso è il portavoce del Pdl) a parlare, in relazione alle parole di Fini, di “antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. Con queste provocazioni non si va lontano”. Guarda un pò il caso.

La prossima volta converrebbe che Minzolini si faccia scrivere il suo discorsetto direttamente da qualcuno dell’entourage berlusconiano. Prima che diventi lui stesso una pedina dello staff (se ancora non lo è diventato). Magari, chissà, si potrebbe proporre come prossimo portavoce.

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di Carmine Gazzanni

Dopo Veronica Lario un altro divorzio si è consumato ieri sera per Silvio Berlusconi. Questa volta è stato Gianfranco Fini a dire addio al Presidente del Consiglio: checché ne dica la maggioranza, infatti, la legislatura di certo non potrà proseguire come è proseguita fin’ora. Soprattutto sulle questioni più scottanti, una su tutte i provvedimenti in materia di giustizia.

Nonostante tutto questo, i Berluscones pare siano contenti dell’espulsione dei “dissidenti” finiani: si lavorerà meglio, dicono. A parte loro, pochi possono crederlo.  Eppure sembrano profondamente convinti. Prendiamo, ad esempio, i due quotidiani vicini al Pdl, “Il Giornale” e “Libero”. Vittorio Feltri titola: “Colpo di grazia: Fini fatto fuori da Berlusconi”; su “Libero”, diretto da Maurizio Belpietro, si legge: “Mi consenta: Fatti più in là”.

Ma il commento a tratti più esilarante è stato sicuramente quello di ieri sera di Augusto Minzolini. Vi pare, infatti, che il direttorissimo non avrebbe sfruttato la situazione con un altro dei suoi editoriali?

VEDI L’EDITORIALE

Augusto Minolini apre elogiando l’azione di Governo (e ti pare!) riguardo la manovra finanziaria: “Misure complesse che l’esecutivo ha adottato facendo fronte alle polemiche dell’opposizione”.Una manovra, per il direttore del Tg1, che “non ha creato sconquassi come è accaduto in Spagna, Grecia, Gran Bretagna, Germania. Misure impopolari ma necessarie, che hanno avuto il plauso dell’Europa”. Piccola precisazione: chissà cosa penseranno di queste parole i disabili, i farmacisti (le farmacie dovranno versare alle Aziende sanitarie una tassa fissa del 3,65% per concorrere alla riduzione della spesa di settore in Italia. Col rischio, in questo modo, chiusura per numerose farmacie, soprattutto per quelle dei centri più piccoli – se ne calcolano circa 3.500); le forze dell’ordine (tagli sulle tredicesime); i cittadini in genere (tagli per scuole, trasporti pubblici e gestione dei rifiuti e del territorio); gli studenti (con la manovra, secondo Flc-Cgil, l’Università si sveglierà con 26.500 occupati in meno, occupati precari mandati a casa alla scadenza del tempo determinato). E poi la cultura: abbattimento dell’80% delle spese per mostre e convegni imposto a comuni e province; un taglio complessivo di 58 milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni, quasi 50 dei quali sottratti al capitolo per la tutela e la valorizzazione. Insomma, quello di Minzolini è un commento molto personale.

Ma andiamo avanti. Nel corso del monologo il direttore affronta il caso Berlusconi-Fini: “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese”. Anche qui occorrono delle precisazioni: il caos all’interno del Pdl è (o meglio, era) più che evidente. Per cui non è “blaterare”, come afferma Minzolini, se si ragiona sui possibili risvolti della vicenda, soprattutto se si considera che il numero dei finiani non è affatto esiguo: più di 30 deputati e circa 14 senatori.

Ma il meglio di sé Minzolini lo offre commentando le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Caro direttore, nessuna cappa mediatica, nessun giustizialismo. Si tratta di inchieste che svelano il marcio della politica italiana per cui molti già si sono dimessi e altri ancora devono farlo. Lei che fa riferimento all’estero per esaltare la manovra economica del Governo, sa che in tutti i Paesi democratici la questione morale è fondamentale? Se uno è indagato si dimette, a prescindere da una possibile condanna o assoluzione.

“Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata”. A parlare è Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici danesi, che con questi motivi si è dimesso dal suo incarico. E cosa dire, ancora, di Teodoro Roussopoulos, il portavoce del governo greco, che si è dimesso per alcune inchieste  su uno scandalo immobiliare con la seguente motivazione: mi dimetto per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo”. E guardi un po’: né in Danimarca né in Grecia nessuno ha parlato di complotti, causa superiore, falsità, menzogne. Avanti loro o avanti noi?

E allora la colpa, caro direttore, non è della “cappa mediatica”, ma di chi c’è sotto. Come lei d’altronde a Trani.

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di Carmine Gazzanni

Quando si ha coraggio è giusto che si venga premiati. Ci mancherebbe. E allora, dopo aver ricevuto qualche mese fa il Teleratto per la critica 2010, Augusto Minzolini ha ricevuto ieri il prestigioso Premio internazionale per l’Adriatico dalle mani del collega Attilio Romita e del sindaco di Fermo Saturnino di Ruscio con la seguente motivazione: “per il coraggio e lo spirito di rinnovamento con cui dirige il Tg di Rai Uno”. Sembrerebbe satira, ma a volta la realtà supera ogni immaginazione.
E dunque nel giorno in cui tutti i giornali (tranne quattro. Indovinate quali? Il Foglio, Libero, il Riformista  e Il Giornale) scioperano non pubblicando nulla e non aggiornando i loro siti per opporsi alla legge bavaglio, viene premiato il giornalista che non solo non si è mai opposto al bavaglio, ma il più delle volte non ha fatto scomodare nessuno: se l’è preso e da solo s’è cucito la bocca. Anche per questo, d’altronde, ci vuol coraggio!

E allora ecco alcuni esempi di vigoria mostrati dal “direttorissimo”: il servizio sulla corsa delle pecore in Inghilterra (3 maggio); il mistero del coccodrillo di Falciano (18 maggio); le scuole per maggiordomi (27 aprile); le varie diete consigliate (alcune anche assolutamente sbagliate, come quella consigliata il 16 maggio: “meglio dimagrire in fretta che poco per volta”). E poi servizi chilometrici ogni giorno su maltempo: non so se lo sapete, ma di inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Guarda un po’!
Come non far riferimento, ancora, a presunti disservizi. Chi non ricorda l’improponibile finta dell’audio saltato, al servizio dedicato alla vittoria di Elio Germano a Cannes che, durante la premiazione, aveva affermato: “Siccome i nostri governanti rimproverano sempre i cineasti perché parlano male di questo Paese, dedico questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia migliore, nonostante la loro classe dirigente”?
E poi tutti gli editoriali. Lì sì, grande prova di coraggio. Prima con la vicenda D’Addario: per Minzolini questo è solo gossip. Peccato che non è gossip se c’è un processo in corso e se una escort stava per essere candidata alle europee col Pdl. E allora meglio, molto meglio il servizio casomai su Naomi Campbell che piange in Tv (servizio del Tg1 del 4 maggio). Poi si è passati a Gaspare Spatuzza che dice “minchiate” secondo il direttore del tg1. A quanto pare, però, Dell’Utri intanto è stato condannato anche in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi ancora Craxi, ribattezzato come un grande statista del nostro tempo.
E poi i silenzi su L’Aquila, sugli indagati del Governo, sulla prescrizione-assoluzione di Mills.

Insomma, un coraggio da vendere quello di Minzolini. O meglio, già venduto.

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di Carmine Gazzanni

Stasera tutti insieme abbiam cercato di imparare al Tg1; come fanno per parlare fra di loro gli animali. Come fa il cane? Bau! Bau!…. E il coccodrillo?…Il coccodrillo come fa, non c’è nessuno che lo sa!”. Questo è uno dei tanti commenti che si possono leggere sulla pagina Facebook del Tg1. Vi chiederete perché. Beh, perché il Tg1 è solito fare scoop, ma questa volta si è superato. “CONTINUA IL MISTERO DEL COCCODRILLO DI FALCIANO. OGGI GRANDE BATTUTA DI CACCIA, MA IL FANTOMATICO ANIMALE NON SI TROVA”, ha affermato ieri sera Susanna Petruni nell’edizione delle 20,00 prima di mandare in onda l’invidiabile servizio, che, udite udite, è stato anche uno dei più lunghi con il suo bel minuto e 32 secondi (basti pensare che il servizio su quello che dovrebbe essere l’argomento focale dei telegiornali d questi giorni – l’affaire G8dura soltanto 1,20 minuti).

Ma credete davvero che Minzolini si sia occupato nel suo telegiornale soltanto del coccodrillo che tanto lo tormenta? Certo che no: c’è spazio (abbondante) anche per la notiziona – di cui nessuno se n’era accorto – del maltempo (1,11), il telefonino che ora sembra non avere più alcuna relazione con i tumori (1,06), il Portogruaro promosso in Serie B (1,19), Lippi che non convoca Fabio Grosso per i mondiali (1,14).

Una citazione a parte merita la notizia clou della serata: “QUALI SONO I CIBI PIU’ ODIATI DAGLI ITALIANI? AL PRIMO POSTO IL MINESTRONE E LE VERDURE IN GENERE” afferma la Petruni; e poi nel servizio: “il minestrone resta a pieno titolo il piatto più discusso in famiglia”, commenta la voce narrante Carlotta Mannu (già voce narrante di un’altra importantissima inchiesta risalente al 27 aprile: “Esistono ancora scuole per maggiordomi. Scopriamo le materie di studio”. Insomma, una specialista).

Ed è giusto, più che giusto che tutte queste notizie siano relegate prima di altre. Altre, che so, come la morte di uno dei più grandi intellettuali italiani del 900 come Edoardo Sanguineti. Molto meglio parlare prima di telefonini, del maltempo, ma soprattutto del minestrone e del coccodrillo. D’altronde stiamo parlando di un minestrone che “resta a pieno titolo il piatto più discusso in famiglia” e di un coccodrillo che proprio non si riesce a trovare. Mica noccioline.

Questo, dunque, è il livello giornalistico di quello che dovrebbe essere (e qui il condizionale è d’obbligo) il telegiornale “di punta” della Rai E allora come biasimare i commenti che tutti possiamo leggere sulla pagina facebook del Tg1? E’ assolutamente normale che tutti coloro che commentano – e ripeto tutti  -  siano fortemente critici nei confronti di questo telegiornale. Si va dai numerosissimi “Prescrizione non è assoluzione” e “Cappellacci non è Castellacci”, ai vari commenti che ricordano gli epiteti di cui, per merito, gode Augusto Minzolini. C’è chi, preoccupato, chiede del coccodrillo (“E il coccodrillo, l’avete trovato?” ) o del minestrone (“Il minestrone! Vi stavate riferendo al modo con cui “cucinate” le notizie vero?“). Molti si congratulano con il Tg1 (“e vaiiiiiiiii…..altre 900 mila persone sto mese! Grandissimi”; “meglio di Zelig!!!”); altri ancora danno consigli più che legittimi (“resta solo da cambiare la sigla del Tg… meno male che Silvio c’è”).

Se si trovasse il coccodrillo, anche lui, probabilmente, avrebbe da ridire su Minzolini. Casomai ne parlerebbero a quattr’occhi. Davanti a un bel piatto di minestrone.

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di Carmine Gazzanni

minzolini1Ce lo dovevamo aspettare: vi pare che Minzolini non avrebbe detto la sua, dato che la vicenda non riguarda solo il ben amato Presidente del Consiglio, ma anche lui stesso questa volta? E infatti eccolo lì, alla sua scrivania da Grande Capo, con la solita penna in mano intento a proferire parole su parole. Ed è illuminante questa volta il direttore del Tg1 perché è un portento: riesce a dire serio cose che sotto gli occhi di tutti sono assolute balle. Che uomo!

Per un giorno, però, il mio nome è entrato nel frullatore delle intercettazioni ed ha riempito i notiziari e le pagine dei giornali. Ho provato in prima persona la cosiddetta gogna mediatico-giudiziaria”. Ergo: la colpa non è mia se chiamo il Presidente del Consiglio per tranquillizzarlo (a prescindere se poi il nome compaia sul registro degli indagati) che, qualora alcune trasmissioni diano eccessiva importanza alla deposizione di Spatuzza, mi impegnerò a fare un editoriale dove affermerò che Spatuzza ha detto solo ”minchiate” perché Graviano l’ha smentito. Graviano che non è un collaboratore di giustizia, quindi è a tutti gli effetti ancora un mafioso. Per cui darò più credibilità a un mafioso che a un pentito. Logica alquanto criminale! La colpa, invece, è solo di questi magistratacci che continuano imperterriti a fare il loro dovere invece che piegarsi, come me, al potente di riferimento. Dunque sicuramente dietro c’è un disegno eversivo di questi comunistoidi che odiano me e chi mi fa lavorare.

Questa vicenda non tocca solo me in prima persona, quanto il rapporto di trasparenza con voi, telespettatori del tg1”. Non so se avete letto bene: si parla di trasparenza. Un attimo, vi lascio il tempo di ridere. Ecco, Minzolini parla di trasparenza. Peccato che non abbia pensato proprio nello stesso modo quando ha parlato di Craxi ricordandolo come un grande statista e non menzionando nemmeno una delle sue condanne definitive, oppure quando ha fatto passare la sentenza Mills come assoluzione quando in realtà il reato è stato prescritto (la Cassazione comunque in questo caso ha accertato che il reato è stato commesso, ma sono scaduti i termini in virtù della legge ex Cirielli che ha dimezzato i tempi di prescrizione. Indovinate un po’ quale Governo l’ha partorita?).

La realtà è che qualcuno vorrebbe un direttore  che non deve parlare con nessuno e magari non deve dare indicazioni a nessuno […] Dev’essere muto e sordo e, se non sta al giogo, per usare l’espressione di qualcuno, dev’essere cacciato a pedate. […] Insomma, c’è chi vuole un direttore dimezzato”. Qui Minzolini è fantastico. Si riempie la bocca di queste parole quasi con sdegno. Manco fosse un giornalista libero e imparziale. Lui non vuole essere dimezzato perché  è tutto d’un pezzo, non è muto né sordo. Anche qui breve pausa per una (più che) possibile risata (o scompisciata). Ecco, ci si chiede dove abbia vissuto Minzolini fino a questo punto, se abbia coscienza di sé, se si renda conto di quello che dice. Ma la conclusione è ancora più geniale. Fa quasi piangere (dal ridere): “Solo che io non sarò mai un direttore dimezzato per rispetto verso la mia storia professionale, per rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa, ma soprattutto per offrire a voi, telespettatori, un’informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera!”. Buona risata a tutti!

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di Carmine Gazzanni

Mai una volta che si smentisca. Minzolini, infatti, come tutti sappiamo, dai suoi studi televisivi ha assolto l’avvocato corrotto David Mills in barba a codici penali, sentenze realmente pronunciate dai giudici e, soprattutto, al dovere di informare. Informare seriamente. L’unica logica che sembra guidare il Minzo-lingua è la logica che lega subordinato a subordinante, è la logica di chi non ha più personalità e idee proprie perché totalmente sovrastato dal padrone. La logica di uomo spolpato completamente, a cui, però, è rimasta solo la lingua, strumento formidabile, tramite il quale declama proverbiali “minchiate” (cit. Dell’Utri) a cui, tuttavia, nostro malgrado, molte persone credono.

Cerchiamo, allora, di capire cosa sia realmente successo il 25 febbraio: la Cassazione si pronuncia sul caso Mills, dopo che quest’ultimo era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per corruzione (sentenza 19 maggio 2009: Mills “ha agito certamente da falso testimone […]per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalla accuse”).  Cosa stabilisce la Cassazione allora? Di certo non assolve Mills, come osa farci credere Minzolini tramite i suoi fidi giornalistuccioli, ma conferma la consapevolezza dell’avvocato (il reato è stato commesso): qualunque persona che abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che, se si è condannati nei primi due gradi di giudizio, il reato rimane, tanto più che Mills è stato condannato anche a pagare le spese processuali alla Presidenza del Consiglio (guarda un po’ la sorte: ha pagato al suo stesso corruttore!!!).

Il reato, tuttavia, è stato prescritto per il decorso dei termini previsti. E a chi è attribuibile tale responsabilità? Guarda guarda sempre all’attuale Presidente del Consiglio. Per capirci facciamo un passo indietro: siamo nel gennaio del 2005 e viene presentata la legge Cirielli (dal nome del deputato An Edmondo Cirielli) nata per inasprire le pene per i condannati recidivi. Ma una manina si intrufola tra le carte del deputato An e aggiunge un codicillo tramite il quale si dimezzano i termini di prescrizione per gli incensurati: per la corruzione, ad esempio, la scadenza massima scende da 15 anni a 7 e mezzo, anche senza le attenuanti generiche. Una legge fatta apposta per salvare Berlusconi e i suoi amici (al tempo ne usufruì anche Previti). Proprio per questa piccola aggiunta la legge Cirielli divenne ex Cirielli: il deputato ritirò la sua firma dal ddl commentando: “Per aiutare Previti salvano i veri delinquenti!”. Vedi Mills e l’amico Mr. B. Nulla di nuovo sotto il sole.

Una lancia a favore del nostro Presidente del Consiglio, però, la vogliamo spezzare: è un uomo tutto d’un pezzo, se dice una cosa possiamo star sicuri che poi la fa. Siamo nel marzo 2006, Berlusconi è a un convegno a Pescara e dall’alto del palco, afferma: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”.

Ecco cosa, invece, si legge nella lettera che Mills consegnò al suo commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004: “Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 mlioni di sterline […] proveniente dalle società di Mr. B.”. E ancora “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.  e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi […]: 600 mila dollari […] mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione se ne avessi avuto bisogno.”

Quando i pm De Pasquale e Robledo scoprono la lettera convocano immediatamente Mills che viene interrogato (18 luglio 2004) per ben dieci ore. Alla fine Mills crolla. Sul verbale si legge: “Ho scritto quella lettera nel quadro di una contestazione fiscale nel Regno Unito. Dovevo spiegare per quale motivo avevo ricevuto la somma di 600 mila dollari. Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito molte volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere, laddove possibile, una certa riservatezza sulle azioni che ho comprato per lui. E’ in questo quadro che nell’autunno del’99 Carlo Bernasconi […] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”.

Aspettiamo che ora si dimetta, signor Berlusconi. Glielo ricordiamo noi perché dubito che glielo ricorderà Minzolingua. D’altronde si sa: le notizie al Tg1 vanno prese con le pinze. Anzi, con le Pinzolini.

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Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali “. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno; attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. Il direttore del Tg1, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”). Insomma, niente di

nuovo sotto il sole, niente di vero nell’editoriale. Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

di Carmine Gazzanni
Lo stavamo aspettando con trepidazione e finalmente ancora una volta Minzolini ci ha regalato le sue perle editoriali. Questa volta ad essere difeso a spada, o meglio, lingua tratta è Guido Bertolaso, vittima di una “condanna mediatica”. E super-Minzo, paladino non si sa ancora bene di cosa, proprio non ci sta e allora dice la sua anche qui.

E infatti il direttore del Tg1 si chiede: “è accettabile che sui quotidiani siano pubblicati, come se fossero prove inoppugnabili, conversazioni piene di omissis o corredate da commenti di un pubblico ufficiale all’insegna del «parrebbe», «sembrerebbe»?”. La risposta gliela diamo noi: si, è accettabilissimo. Il ruolo dei quotidiani è proprio quello: informare. Sembrerà strano al direttore della pseudo informazione dove i servizi più lunghi sono dedicati al maltempo in inverno (notiziona!!!), ma c’è ancora, ahimè, qualche giornalista maledetto e “farabutto” (cit. Silvio Berlusconi) che vuole andare oltre il maltempo, i saldi invernali, Babbo Natale e l’omicidio di turno, insomma vuole andare oltre le informazioni che Super-Minzo lascia passare. E che cosa emerge da questa informazione? Emerge un quadro devastante: la “triarchia” (come l’ha definita Giuseppe D’Avanzo) Berlusconi-Letta-Bertolaso a capo di un sistema molto ampio e fitto che abbraccia tutti: imprenditori, bestie che ridono dei morti, politici di rilevo a destra e a manca, familiari che rivendicano qualche regalino immediatamente poi concesso, escort come lasciapassare per appalti. Insomma, un sistema depravato e depravante che potremo definire “bipartisan”.

Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali“. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno! Attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che, in realtà, fino ad ora il lavoro di magistrati e giornalisti (quelli veri) è stato una grande bufala perché ”tutto finirà il giorno dopo il voto”. E se lo dice l’autorevole direttore del Tg1, apprezzato per la sua imparzialità ed oggettività…beh, c’è da fidarsi. Ad occhi chiusi.

Minzolini, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”).

Insomma, niente di nuovo sotto il sole, niente (o poco) di vero nell’editoriale. E Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

“Il giornalinguismo di Minzolini”             http://www.youtube.com/watch?v=RpDJZ8qf_YU

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di Carmine Gazzanni

E il Tg1 parlò. “E secondo indiscrezioni pubblicate domani dal settimanale “Panorama”, la procura di Bari starebbe indagando su un presunto complotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbero coinvolti Patrizia D’Addario, magistrati, politici e giornalisti. Nell’inchiesta del settimanale si legge che la escort barese sarebbe stata selezionata e consegnata a Giampaolo Tarantini proprio con la missione di compromettere la reputazione del presidente del Consiglio. Fonti della Procura di Bari hanno smentito l’esistenza di un’indagine sul presunto complotto, ma poco fa la redazione di Panorama ha confermato il contenuto dell’articolo”. Beh, giusto: bisogna informare la gente di questa notiziona che non trova alcun riscontro nelle indagini, ma soltanto nella redazione di Signorini (si vede che nel tempo libero si diletta nel ruolo di pm). Sarà sicuramente un caso poi che è la stessa redazione che fa capo proprio a Silvio Belrusconi. Sicuramente.

Una domanda che, invece, sorge spontanea è questa: ma il Minzo lo sa che al suo telegiornale è stato dato questo scoop? Facciamo un passo indietro. Ecco cosa disse il direttore del Tg1 nel suo primo storico editoriale, in cui espresse la sua idea sul caso “puttanopoli”: “Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1 ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come volete nelle dimore private di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa…. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media….questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico”. E ora? Che fine ha fatto la linea del diretteur?  Non bisognava non palrare di gossip, ipotesi investigative perché “non hanno nulla a che veder con l’informazione del servizio pubblico”? Impossibile una svista del genere per il buon Augusto.

E allora alcune precisazione sono doverose: Minzolini parlava di “gossip”, ma non è gossip se la D’Addario stava per essere candidata alle europee con il Pdl, non è gossip se i servizi segreti non vigilano permettendo a una sconosciuta di registrare tutto, mentre ora sì che è gossip, visto che stiamo parlando di un rotocalco di proprietà di Berlusconi, di una notizia che nessun altro riporta  e che non è confermata dalla procura di Bari. Il diretteur, poi, parlava di “allusioni, testimoni più o meno attendibili”. E ora? Chi sarebbero i testimoni attendibili, tali da ritenere la notizia di importanza nazionale e degna del Tg1, mentre prima  si trattava solo di montature e pinzillacchere?? Perché, ancora, prima erano “semplici ipotesi investigative” (non è affatto vero, Giampi Tarantini ne sa qualcosa…) ed ora sono verità inconcusse degne di inchino e riverenza?

Come dicevano i Latini, “ubi maior minor cessat”. Non è un caso che i due si chiamano Minzol-ini e Signor-ini. L’altro, invece, è Berlusc-oni.

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Oramai ci stiamo abituando, sta diventando di routine la “comparsata” di Augusto Minzolini al Tg1 serale, dove ci svela e ci rivela le sue autorevoli opinioni: tutti quanti seduti attorno al tavolo con la bocca aperta e gli occhi fissi sullo schermo aspettando di conoscere l’oracolo “minzoliniano”.
Come tutti ricorderete, il lesto Minzolini già aveva colto la palla al balzo nel caso “puttanopoli” con un editoriale, in cui sottolineava che il Tg1 non si sarebbe occupato di quel caso perché rientrava nel “gossip” e nelle questioni “private” del premier (è gossip la quasi-candidatura della D’Addario alle europee…???), per cui tutta la stampa estera che si era occupata di queste vicende sicuramente non aveva avuto null’altro da fare per Leggi il resto di questo articolo »
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La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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