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Ieri ho fatto una chiacchierata con un ragazzo, un omosessuale che ha deciso, nell’intervista, di restare nell’anonimato (nell’intervista ci dice anche il perchè). E’ stato davvero molto interessante parlare con lui: fa capire quanto razzismo, quanti pregiudizi, quanto bigottismo vivono in Italia. Mi spiace per chi può pensarlo, ma mi sono trovato davanti una persona che mi ha insegnato tanto, che non è affatto perversa o pedofila. Faremmo bene a cominciare a farci una domanda: dov’è la vera perversione? Nell’omosessuale o in una società che molto spesso non accetta un individuo solo perchè bollato come “diverso”? Nel 2010 chi è perverso: chi marchia o chi viene marchiato?

Sei credente?
Si, sono credente, ma certamente non sono uomo di Chiesa perché non è un istituzione che riconosce il mio orientamento sessuale.

Quindi si a Cristo, no alla Chiesa?
Il messaggio cristiano per eccellenza è “ama il prossimo tuo come te stesso”. Ora che sia un eterosessuale o un omosessuale non penso che a Cristo interessi più di tanto. Purtroppo siamo davanti ad una Chiesa che, come nel Medioevo, rimane concentrata molto spesso sul suo potere temporale, piuttosto che su quello spirituale: la Chiesa dovrebbe difendere i diritti della persona, la sua dignità, ma non lo fa , basti pensare, appunto, a omosessuali e disabili.

La Chiesa ritiene l’omosessualità una perversione. Dunque io sto parlando con un perverso?
La Chiesa accusa l’omosessuale di essere perverso, ma di perverso non c’è nulla perché perverso è qualcosa che in natura non funziona, mentre in natura l’amore tra due persone è quanto di più naturale possa esistere. Si è perversi perché non si è fini alla riproduzione. Ma se ragioniamo in quest’ottica ci scordiamo di una cosa importante: l’uomo oltre ad essere animale, è anche cultura. Innanzitutto, dobbiamo ricordare che in ambito biologico e zoologico è stato dimostrato che molti animali superiori, quindi affini all’uomo sulla scala evolutiva, sono propensi ad avere comportamenti sia eterosessuali che omosessuali. Per quanto riguarda la cultura, vedere l’atto sessuale come mera riproduzione è questa stessa una perversione perché noi non ci baseremo più, allora, su legami sentimentali, amorosi, affettuosi.

Molti ancora ritengono che l’omosessuale, oltre che perverso, sia poi anche pedofilo.
Essenzialmente si attacca l’omosessuale con l’appellativo di “pedofilo” per difendersi in maniera indiretta: è indubbio che una fetta degli uomini di chiesa abusa di minori. Spostare l’attenzione sugli omosessuali è un modo per attaccare persone che già sono facilmente attaccabili in una società che difficilmente li accetta. Non è questa stessa una “perversione”?

E lo Stato in tutto questo? Ti senti protetto e riconosciuto nello Stato?
Uno Stato che non riconosce i diritti di una persona non è uno Stato giusto: lo Stato sono anche io, quindi dovrei essere tutelato, ma anche riconosciuto: dovrei poter contrarre matrimonio e dovrei avere anche la possibilità di adottare figli. Anche perché ci sono questioni pragmatiche molto rilevanti e a cui mai nessuno risponde: è meglio far morire un bambino di fame o darlo a due gay? E’ meglio non far studiare un bambino, non garantirgli futuro perché è in orfanotrofio o è meglio che qualcuno si prenda la responsabilità di crescerlo? Una coppia omosessuale ama quanto una coppia eterosessuale. Spesso si dice, a tal proposito, che il bambino potrebbe crescere condizionato dalla presenza di due genitori omosessuali, ma non è affatto provato. D’altronde anche gli omosessuali nascono da eterosessuali.

Quanto razzismo c’è legato all’omosessualità?
Il razzismo legato all’omosessualità c’è ed è anche presente nel nostro Paese in larga misura. Io sono arrivato al punto che delle volte ho paura ad uscire di casa.

Hai vissuto episodi poco piacevoli?
Paradossalmente episodi concreti che mi hanno riguardato personalmente sono avvenuti più al Nord che al Sud, che, nell’immaginario comune, viene visto come culturalmente arretrato. Al Nord è quasi riprovevole trovarsi di fronte ad un omosessuale: siamo come gli appestati. Sono stato soggetto ad atti di aggressione, per fortuna solo verbale. Ero con il mio fidanzato, passeggiavo in pieno centro. Hanno cominciato ad offenderci con parole non molto cortesi, anche molto scontate, e pretendevano una risposta.

Quando ci si rende conto della propria omosessualità, come si reagisce?
Molti degli adolescenti che si rendono conto di essere omosessuali sviluppano alcune forme di autolesionismo,  di bulimia, di anoressia, sono spesso in cura da psicologi. Molti tentano il suicidio e ad alcuni, purtroppo, riesce anche. Perché questo? Non perché non si siano accettati, ma perché nel delicatissimo momento in cui uno si accetta, vedono che il mondo non lo accetta. Lei ci vivrebbe in un mondo in cui non viene accettato?

A te cos’è capitato?
Io ho avuto molti problemi avendo una situazione in cui sentivo spesso mio padre dire, quando uscivano per televisione omosessuali, che li avrebbe sparati. L’ho vissuta molto male, pensavo che non mi avrebbero mai accettato, e allora ho cominciato ad avere problemi di ordine psicologico: depressione,  bulimia, autolesionismo. Insomma, non ho affatto dei bei ricordi di quello che dovrebbe essere il periodo più bello della vita.

E ad oggi qual è il rapporto con i tuoi genitori?
Attualmente i miei genitori non sanno ancora che io sia omosessuale.

Come la vivi?
La vivo male perché non possono godersi parte della mia vita, però per il momento ho deciso ancora di non dirglielo, è molto difficile per me cercare di mascherare anche davanti a loro. La vivo male e fa male.

Oggi tu, però, sei fidanzato.
Si, sono fidanzato, tuttavia vivo questa storia tra quattro mura purtroppo. E’ vero: ci amiamo e questo è l’importante. Sarebbe bello, però, viverla anche fuori di casa…

Perché la scelta dell’anonimato?
Il restare anonimo non è frutto di codardia, ma purtroppo è una scelta perché in uno Stato che non mi tutela fondamentalmente ho paura.

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