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di Carmine Gazzanni

Ieri centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia hanno dato vita ad un’enorme protesta contro il ddl Gelmini in discussione alla Camera.

La situazione è caldissima. Le università in tutta Italia sono in subbuglio, mentre gli uomini (e le donne) del Palazzo sono più intenti a curarsi di compravendite, passaggi, acquisti di parlamentari e nuove e possibili alleanze per le imminenti elezioni. Ieri si è arrivati all’apice delle manifestazioni e dei cortei che da inizio anno scolastico, con alti e bassi, hanno visto gli studenti di tutta Italia cercare di informare e spiegare i motivi delle loro lamentele. Occupazioni, blocchi delle città, cortei, lezioni in piazza, assemblee, dai tetti, dalle facoltà e nelle scuole. A Roma alcuni studenti, superando le barriere di sicurezza, hanno tentato di entrare a Palazzo Madama, ma sono stati allontanati – in alcuni casi con modi assolutamente violenti e da “guerra civile” – dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Ma non solo Roma si è fatta sentire nel giorno della discussione della riforma Gelmini, il cui esame continuerà domani mattina. A Perugia ricercatori e studenti sono saliti sul tetto della mensa centrale in Via Pascoli. A Torino i ragazzi hanno occupato Palazzo Nuovo, sede di Lettere e Filosofia. Stessa sorte anche a Salerno: studenti, ricercatori e anche qualche professore hanno deciso di salire sui tetti degli edifici universitari per manifestare il proprio dissenso. Ma tante altre, ancora, sono state le forme di protesta: a Siena gli studenti hanno bloccato i binari della stazione; a Pisa addirittura le piste dell’aeroporto ‘Galileo Galilei’. Senza contare le svariate facoltà che, di giorno in giorno, vengono occupate. Per organizzare presidi, per stabilire un punto nevralgico da cui coordinare le forme di protesta, per far sentire la propria voce: a Bologna è stata occupata la facoltà di Lettere; a Pisa addirittura sono stati occupati gli edifici di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Lingue, Economia, Scienze, Ingegneria;  a Roma, invece, occupate le sedi di Fisica, Ingegneria, Igiene e Scienze Politiche; a Catania, ancora, Fisica; a Palermo la facoltà di Lettere e Filosofia.

Sappiamo bene quali sono i motivi di queste proteste. Povertà, disoccupazione e precarietà sono le condizioni cui un’intera generazione di soggetti produttivi viene sottoposta.

Il CUN (Consiglio Universitario Italiano) ha fornito dati molto preoccupanti: quest’anno (anno solare – dunque quello che rimane del 2010) ci saranno tagli per 279 milioni in meno. Per la prima volta ci sarà una diminuzione del FFO (Fondo Finanziamento Ordinario per le Università) del 3,72%.  E negli anni, come se non bastasse, la situazione subirà un peggioramento. Stando sempre al rapporto del CUN per il 2011 è previsto un taglio di 1 miliardo e 355 milioni; e per il 2012 una sforbiciata da 1 miliardo e 433 milioni.

Insomma, come ribadito nel documento, “lo schema del DM (Decreto Ministeriale, ndr) segue non una struttura programmatica per obiettivi e risultati, ma solo di tipo amministrativo-contabile”. In questo modo la qualità (molto spesso già scarsa) delle università italiane subirà un ulteriore tracollo.

Vediamo alcune conseguenze. Essendo stato confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni in tutta la pubblica amministrazione fino al 2014, e siccome per quanto riguarda l’università è prevista un’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità, sarà oggettivamente impossibile garantire un’offerta formativa adeguata. Come se non bastasse, poi, ecco cosa si legge sul sito dei ricercatori “Rete 29 Aprile”: ”i tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro”. Insomma, una situazione devastante.

Senza dimenticare, poi, l’assurda situazione dei ricercatori. Innanzitutto la riforma prevede per loro un limite temporale di sei anni per riuscire a diventare associato. Scaduto il tempo previsto, non potranno più continuare l’attività accademica. In più le loro progressioni stipendiali saranno congelate dalla manovra per tre anni. E questo, in concreto, vuol dire che un ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui; i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui.

E la ricerca? Anche qui tempi bui: per le collaborazioni, per le missioni all’estero e quant’altro è stato imposto un drastico taglio che rischia concretamente di mandare all’aria progetti internazionali, partecipazione a conferenze e a riunioni. Come scrive “Rete 29 Aprile”, ci saranno tagli su quegli aspetti “essenziali per una ricerca che non voglia limitarsi al vicolo sotto casa”. D’altronde cosa ci aspettiamo da un Paese che, a fronte della media europea del 2% di finanziamenti nella ricerca, investe soltanto lo 0,8% del Pil?

Ancora, c’è la questione della privatizzazione che, probabilmente, è proprio quella che più di ogni altra intimorisce. Se, infatti, i tagli all’FFO risulteranno incolmabili (come sembra siano), gli atenei saranno costretti a trovare aziende private non solo che le finanzino, ma che entrino anche nella loro gestione amministrativa. Cosa vuol dire questo? Sull’ “Infiltrato.it” si spiega in maniera adeguata cosa comporterebbe tale privatizzazione: “prendiamo un ateneo che non riesce a far fronte al mantenimento della facoltà di medicina. Interverrà, ad esempio, un’industria farmaceutica che, entrando nella gestione amministrativa, avrà grande potere decisionale. E secondo voi – non ci vuole un mago per capirlo – l’azienda sarà interessata a dare allo studente una preparazione globale o finalizzata ai suoi stessi interessi? Propenderà per la formazione di un medico “globale” o per la formazione di un possibile dottore che lavori all’interno dell’azienda stessa? La risposta è scontata”.

Senza contare, poi, che, con la privatizzazione, si andrà incontro al rischio di tasse sempre più elevate. Il tutto in barba all’articolo 34 della Costituzione Italiana che, nel suo comma 3, afferma: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Diritto, è evidente, che già oggi pare non essere più garantito totalmente. Si dirà: ma questo è qualunquismo. Niente affatto: non è un caso che nel ddl Gelmini ben 16 volte compare la dizione “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”.

Ma i ragazzi non sembrano essere intenzionati a mollare. Si legge nel comunicato stampa delle facoltà occupate di Roma: “Domani è prevista la votazione definitiva del D.d.L. Gelmini, ma noi studenti e precari non abbiamo intenzione di fermarci adesso: rilanciamo per questo e con maggiore forza l’assedio al Parlamento a partire dalle 10!”. Ma certamente oggi anche le altre città che già ieri sono state protagoniste, non si tireranno indietro: Vogliamo il ritiro del DDL e continueremo a protestare fino alla fine”.

Per maggiori informazioni: RIFORMA GELMINI/ Università pubblica (e diritto allo studio) sotto assedio

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Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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