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Un elettore del Pd ha inviato una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti “rottamatori”. Una lettera molto interessante che invitiamo a leggere e a commentare.
di Andrea Vetere
Carissimo sindaco Matteo Renzi,
Noto con piacere che c’è ancora un bizzo di vitalità nel Partito. Però mi rendo conto che queste sono cose che interessano a me in qualità di cittadino ed elettore mentre a voi lassù non importa una sega, come dicono i suoi conterranei toscani.
Il mio ragionamento, se avrà la voglia di leggerlo, è semplice. Tanto semplice che non è neppure un ragionamento: è un istinto.
Seguo distrattamente i telegiornali, leggo poco i miei quotidiani di riferimento (l’Unità e La Repubblica) ma conosco gli eventi più salienti della scena politica del momento. E cosa percepisco? Glielo dico subito.
Percepisco un Berlusconi in difficoltà (badi, in difficoltà, non perduto ma solo in difficoltà). Percepisco che il momento potrebbe esser buono per il Paese, sento che qualcosa di positivo potrebbe avvicinarsi.
Allora guardo, come mi capita in questi momenti, a ciò che accade nel mio partito sentendomi pronto a votarlo ancora. E cosa vedo da questa parte?
Forse lei lo sa cosa vedo: vedo come due avvoltoî, privi di iniziativa che aspettano svolazzando sul moribondo. Percepisco che questi due avvoltoi stanno lottando, gareggiano a chi otterrà il pezzo più succulento della carcassa.
Lo sa perché la destra finora ha vinto? Perché sa fare quadrato, o meglio c’è riuscita sino a poco tempo fa. Il centro sinistra invece è caduto due anni fa perché Bertinotti di qua, Mastella di là, d’Alema su, Rutelli giù.
E ora? Ora ci risiamo, ci si mette anche lei per di più.
Ma poi come mi fa rabbia che parlate del bene del Pese, e su lo dica che lei pensa al bene di Matteo Renzi! Si vede lontano un miglio che né lei, né Bersani state minimamente pensando a cosa sarà di me, dei miei studi, della borsa di studio che non avrò mai.
Se davvero voi due, e gli altri insieme a voi, pensaste un pelino anche a noi trovereste il modo di apparire diversi, come un partito del Regno Unito di Sua Gloriosa Maestà o degli S.U.d’A.
Lo sa che lì, se non si piace, non si viene rieletti? Dovrebbe esser così anche da noi ma voi maestri della politica non so come ma vivete di lotta. Più rompo le scatole, più sarò importante, più potrò pretendere. Lo dimostra chiaramente Fini, assieme a Bossi e il suo cel’hodurismo.
E ma allora io a chi diamine darò il mio voto? Troverò lei sulla scheda sapendo che Bersani ha dovuto metterla lì perché iniziava ad alzare la cresta? Oppure la troverò tra i ministri nel beneaugurato caso di vittoria del centro sinistra, sicché sino a quel momento non saprò se la sua cresta le abbia fatto o meno ottenere qualcosa?
Ebbene, come farò a votare con serenità sapendo che anche nel mio partito potrebbero prevalere i ricatti del tipo “bada che senza di me non si va eh“.
Per favore, nel caso in cui davvero leggesse questa mia e voglia rivolgermi un po’ di politichese si astenga. In tal caso, preferirei non avere risposta.
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Andrea Vètere, elettore preoccupato.
di Carmine Gazzanni
“In coma e senza respiratore”. Con questo titolo oggi il quotidiano “El Pais” si occupa del Pd, un partito che “nonostante l’entusiasmo generato dal ‘si può fare’ veltroniano […] è, più che un partito riformista di governo, una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, che cercano di mantenere i loro privilegi”. E come dare loro torto?
Da quando è nato il Partito Democratico ha preso solo batoste: prima alle politiche (al Senato Veltroni il 38% contro il 47.3 di Berlusconi; alla Camera il 37.5% contro il 46.8); poi alle Europee (il Pd raggiunse uno sterile 26%); e infine alle regionali, nelle quali Bersani perse ben quattro regioni che erano in mano al centrosinistra, commettendo gravi errori nella scelta dei candidati (un esempio su tutti: dopo la mala amministrazione Bassolino, indagato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, viene presentato Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa).
Ciò che sorprende (chiaramente in negativo) è che in un momento di crisi istituzionale (situazione d’oro per qualsiasi opposizione) il Pd che fa? Cincischia, litiga, sbraita. Alcuni giorni fa Veltroni ha dichiarato: “Il PD offre l’immagine di un partito senza bussola”. Replica Bersani: “La cosa meno normale è il modo, il tono e il momento perché noi dovremmo occuparci del Paese e non guardarci la punta delle scarpe o fare un pacco dono a Berlusconi”. E ancora Veltroni: “Faccio un regalo a Berlusconi? Il contrario”. Insomma, non si capisce più nulla. E l’unica proposta arrivata dalla segreteria del Pd? Il Nuovo (vecchio) Ulivo. Bene ha fatto allora Renzi che ha dichiarato che “il Nuovo Ulivo fa sbadigliare”. Proprio ieri, a Matrix, il sindaco di Firenze ha rincarato la dose riferendosi a Bersani: “A me ha colpito quando Bersani , qualche giorno dopo le dichiarazioni di Fini di agosto, ha detto ‘pur di mandare a casa Berlusconi va bene anche un governo Tremonti‘. Ecco, se tu hai detto che Tremonti è ‘il ministro del tesoro della macelleria sociale’, se abbiamo fatto gli scioperi contro Tremonti, come vai dai nostri iscritti a dire ‘guardate ragazzi, contrordine compagni, Tremonti va bene’?”.
Come dare torto a Matteo Renzi? Il punto, purtroppo, è che il Partito Democratico, nelle idee e nei programmi non è mai stato coeso al suo interno e, dunque, mai stato chiaro.
Prendiamo il caso immigrazione (ne ha parlato brillantemente in un suo articolo “Il Fazioso”). Siamo al giorno dopo dell’elezione di Franceschini a segretario del Pd. Appena eletto disse: “Basta con i litigi dei leader sui media”.
Dopo alcuni giorni eccco cosa succede sul tema immigrazione. Fassino dichiara a Radio 24 che “La politica del respingimento alle frontiere è un’azione legittima di contrasto dell’immigrazione clandestina prevista da tutti i documenti dell’Unione Europea, dagli accordi internazionali e praticata anche durante il governo di centro sinistra”. Replica Rosi Bindi: “Si tratta di un’evidente violazione dei diritti umani. La condanna dell’Onu, come quella di tutte le principali organizzazioni non governative, dovrebbe far riflettere il ministro Maroni: per l’Italia non si tratta di una vittoria ma di una vergogna. Forse Fassino non ricorda esattamente le differenze tra noi e il centrodestra”.
Rutelli (ancora non fuoriuscito) è invece in linea con Fassino: “Bisogna respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina. Se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto (‘in Italia entri chiunque’) sbaglieremmo alla grande. Anche qui deve esprimersi il riformismo del Pd”. Ma Tonini non è d’accordo: “Bisogna fare come si è sempre fatto, con una procedura più lunga e magari impopolare, ma più giusta: accoglienza, identificazione, e poi, eventualmente, espulsione”. Chiamparino, tuttavia, non è dello stesso avviso: “Lo dico e lo confermo: sono convinto che si debba fare di tutto per togliere l’immigrazione dalle mani della mafia e della criminalità. E quindi che si debba cercare di contrastare gli sbarchi dei clandestini sulle nostre coste perché questa attività è in mano esclusivamente alla criminalità. Il nostro partito non ha mai organizzato una riunione sull’immigrazione e poi devo proprio dirlo: su questo argomento il Pd sta regredendo”. Ma arriva il richiamo ufficiale al Sindaco di Torino da parte di Soro: “Evidentemente abbiamo due idee diverse di come si sta in un grande partito politico”. Ma, a sostegno di Chiamparino arriva Penati: “Ha ragione. Non capisco, se la segreteria nazionale del partito non ha trovato il modo e il tempo di discutere di temi importanti come quello dei respingimenti, di cosa stanno discutendo. Vorrei sapere qual è l’ordine delle priorità di questo partito”. E infine Fioroni: “Invito i miei compagni di partito a non girare la testa dall’altra parte. Le norme della destra violano i diritti umani”. Conclusione: oggi qual è la posizione, chiara e forte, del Pd su questo tema?
E ancora, un esempio più recente. A Vasto, al V congresso nazionale dell’Idv, Rosi Bindi, ospite di un dibattito proprio relativo alle alleanze, non ha chiuso le porte né a Fini né a Casini, rimanendo sul vago e, pertanto, non prendendo alcuna ferma posizione in merito: potranno aderire al progetto “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è, e meglio è. Il perimetro è deciso dalla condivisione al programma”. Ecco, si chiederebbe al Pd di usare meno politichese e più chiarezza: pane al pane e vino al vino.
Altrimenti sì, rimarremmo in una situazione di “coma e senza respiratore” ancora a lungo.























