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Articoli marcati con tag ‘rai’

di Carmine Gazzanni

Era il 29 luglio. E Augusto Minzolini ci regalava un altro dei suoi editoriali. Il direttore del Tg1, in quell’occasione, commentò le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Peccato che non sia proprio così: basti pensare che già tre, tra politici di vecchia scuola e faccendieri, sono finiti in carcere: Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Ma al centro del suo monologo dominava la “quaestio” Fini – Berlusconi. Ricordiamo alcuni passaggi. “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese […] ecco perché il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini […] un elemento positivo lo determina: la chiarezza. Mai come ora c’è bisogno di chiarezza”.

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Il tempo di definire il Tg di Enrico Mentanaun talk show più che un telegiornale” – telegiornale che, per inciso sta rubando telespettatori a destra e a manca (circa 600.000 telespettatori hanno lasciato Tg1 e Tg5 per seguire su La7 Mentana) – che eccolo lì, ieri, con un altro dei suoi editoriali. “C’è una confusione di ruoli estremamente pericolosa a livello istituzionale”, ha affermato l direttorissimo. Domanda: ma non aveva detto che “il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini” avrebbe fatto “chiarezza”?

Ma la questione è un’altra in realtà: la bussola di Minzolini si regola in base a quello che è l’umore di Silvio Berlusconi e dei suoi uomini. Facciamo degli esempi concreti.
“Sarà il capo dello Stato a verificare se in parlamento c’è una maggioranza alternativa oppure no”, ha dichiarato Minzolini. Ora, nessuno mai aveva pensato nel Governo all’opportunità di rivolgersi al Presidente della Repubblica. Nessuno. Se non che, pochi giorni fa, Berlusconi, Bossi ed altri pochi intimi si incontrano ad Arcore. E indovinate un po’ cosa si decide? “Abbiamo deciso di andare dal presidente della Repubblica: è quella la strada giusta” (Bossi); “Berlusconi e Bossi andranno a rappresentargli una situazione gravissima che pone problemi al funzionamento delle istituzioni” (La Russa). Fa niente se Napolitano non ha alcun potere, non può chiedere ufficialmente le dimissioni di un politico, se non ci sono infrazioni costituzionali o di tipo regolamentare che motivino la richiesta. Ma questo non interessa a Minzolini. L’importante è che l’abbia detto Berlusconi.

Ancora. Minzolini ci riflette un po’ e poi si pronuncia: e se Napolitano dice di no? “Se questo governo non può contare su una maggioranza coesa, l’idea di andare al voto al più presto va valutata con attenzione”. Anche qui il buon portavoce del Tg1 non si smentisce: “Se cade la maggioranza si va al voto e il ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni” (Maroni); “Meglio andare subito al voto. Stare nel pantano non sta bene” (Bossi); “La strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano“ (Berlusconi); “meglio il ricorso al voto piuttosto che la paralisi politica” (Bondi).

Certamente, poi, non è mancata la stoccata ai dissidenti finiani, definiti come “quelli che dicono di sostenere il governo”, ma “con infingimenti e esasperanti trattative sperano di trasformare il governo in un governicchio da logorare nel tempo”. Solo due giorni fa, dopo il discorso di Mirabello, era Capezzone (che guardacaso è il portavoce del Pdl) a parlare, in relazione alle parole di Fini, di “antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. Con queste provocazioni non si va lontano”. Guarda un pò il caso.

La prossima volta converrebbe che Minzolini si faccia scrivere il suo discorsetto direttamente da qualcuno dell’entourage berlusconiano. Prima che diventi lui stesso una pedina dello staff (se ancora non lo è diventato). Magari, chissà, si potrebbe proporre come prossimo portavoce.

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Missione compiuta: la censura è stata bucata, né sarà mai più ammissibile concepirla perché, come sapientemente ha sottolineato Gad Lerner, “la censura crea sempre il suo antidoto“.  E l’antidoto è stato proprio ”Raiperunanotte”, una scommessa che ieri tutti noi abbiamo vinto, ha vinto la Democrazia e hanno vinto i cittadini. Già perché l’evento è stato finanziato in parte da chi ha sostenuto un’offerta affinché l’evento andasse in onda; 2,50 euro spesi per una giusta causa, per conoscere anche l’altra faccia del dibattito, per non ridursi a sentire sempre e soltanto uomini di un solo partito che con le televisioni libere fanno il loro comodo, violando la par condicio e di conseguenza anche il buon senso che non gli è mai appartenuto.

Monicelli ieri sera parlava della necessità di una “rivoluzione”. Ebbene, questa è avvenuta: se fino a ieri c’era sempre qualcuno in potere di fermarci, anche attraverso una semplice telefonata all’amico, ora non è più possibile. Cosa c’è in più rispetto a ieri allora? La coscienza! Coscienza di chi siamo, di quello che possiamo fare, coscienza del nostro Paese e del suo stato, coscienza del marcio che lo sta decomponendo a poco a poco, coscienza di paralleli storici (sottolineati egregiamente ieri sera da Santoro) che potrebbero sembrare lontani o assurdi, ma lontani e assurdi non sono.

Tutto questo è avvenuto ieri sera, a Bologna e in tutta Italia, con più di 200 piazz che seguivano l’evento. Checché ne dicano i vari Capezzone. Oggi, infatti, l’ex radicale ha affermato “La serata di ieri si e’ risolta in un poderoso flop per Michele Santoro che su Sky ha rimediato uno striminzito 2%, 450mila ascoltatori, essendo battuto perfino dalle vituperate tribune-conferenze stampa Rai, che hanno ottenuto il 3%”. Peccato si sia dimenticato che c’erano piazze intere riunite, più tutte le dirette in streaming su internet: 150 mila contatti contemporanei (il più grande evento nel web della storia italiana). Guarda un po’: più dei REALI manifestanti del Pdl.
E poi lo stesso Silvio Berlusconi. Per il presidente del Consiglio l’Agcom dovrebbe impiegare le sue forze per sanzionare “trasmissioni come quelle mandate in onda da Santoro che sono veramente inaccettabili, un obbrobrio incivile e barbaro che mette sotto accusa qualcuno accusato di tutto e di più senza la possibilità di difendersi“. Invece casomai di sanzionare Tg1 e Tg5 che hanno dedicato uno spazio eccessivo alla maggioranza a tutto discapito dell’opposizione (a tal proposito leggi: “L’informazione secondo Mr. B.”). E poi Sandro Bondi: “Che penosa tristezza assistere ad una trasmissione  nella quale tutti i campioni della disinformazione, della mistificazione, del ribaltamento della realtà, dell’offesa alla verità, dell’uso partigiano della televisione pubblica, si ergono a difensori della libertà d’informazione”.  Solito copione, insomma.

Sappiamo bene, però, che la realtà è ben diversa. Se fino a ieri si esclamava “eh si, l’ha detto la televisione!”, prendendo, quindi, tutto ciò che diceva questo grande mezzo di comunicazione come fosse oro colato, ora sappiamo di essere soggetti dotati di coscienza che non sono preformati né vogliono esserlo. Siamo soggetti coscienti del fatto che, se noi fossimo stati in piazza a Roma il 20 marzo, quando Berlusconi domandava: “Volete le risse e i pollai sulle reti tv pagate con i nostri soldi? […] Volete che in tv si facciano i processi farsa a chi non può difendersi?”, non lo avremmo di certo osannato, ma avremmo difeso il NOSTRO DIRITTO di informarci e di conoscere lo squallore della nostra stessa classe dirigente.

E siamo solo all’inizio: la rivoluzione, quella morale, coscienziale, quasi spirituale, è appena iniziata!

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di Carmine Gazzanni

minzolini1Ce lo dovevamo aspettare: vi pare che Minzolini non avrebbe detto la sua, dato che la vicenda non riguarda solo il ben amato Presidente del Consiglio, ma anche lui stesso questa volta? E infatti eccolo lì, alla sua scrivania da Grande Capo, con la solita penna in mano intento a proferire parole su parole. Ed è illuminante questa volta il direttore del Tg1 perché è un portento: riesce a dire serio cose che sotto gli occhi di tutti sono assolute balle. Che uomo!

Per un giorno, però, il mio nome è entrato nel frullatore delle intercettazioni ed ha riempito i notiziari e le pagine dei giornali. Ho provato in prima persona la cosiddetta gogna mediatico-giudiziaria”. Ergo: la colpa non è mia se chiamo il Presidente del Consiglio per tranquillizzarlo (a prescindere se poi il nome compaia sul registro degli indagati) che, qualora alcune trasmissioni diano eccessiva importanza alla deposizione di Spatuzza, mi impegnerò a fare un editoriale dove affermerò che Spatuzza ha detto solo ”minchiate” perché Graviano l’ha smentito. Graviano che non è un collaboratore di giustizia, quindi è a tutti gli effetti ancora un mafioso. Per cui darò più credibilità a un mafioso che a un pentito. Logica alquanto criminale! La colpa, invece, è solo di questi magistratacci che continuano imperterriti a fare il loro dovere invece che piegarsi, come me, al potente di riferimento. Dunque sicuramente dietro c’è un disegno eversivo di questi comunistoidi che odiano me e chi mi fa lavorare.

Questa vicenda non tocca solo me in prima persona, quanto il rapporto di trasparenza con voi, telespettatori del tg1”. Non so se avete letto bene: si parla di trasparenza. Un attimo, vi lascio il tempo di ridere. Ecco, Minzolini parla di trasparenza. Peccato che non abbia pensato proprio nello stesso modo quando ha parlato di Craxi ricordandolo come un grande statista e non menzionando nemmeno una delle sue condanne definitive, oppure quando ha fatto passare la sentenza Mills come assoluzione quando in realtà il reato è stato prescritto (la Cassazione comunque in questo caso ha accertato che il reato è stato commesso, ma sono scaduti i termini in virtù della legge ex Cirielli che ha dimezzato i tempi di prescrizione. Indovinate un po’ quale Governo l’ha partorita?).

La realtà è che qualcuno vorrebbe un direttore  che non deve parlare con nessuno e magari non deve dare indicazioni a nessuno […] Dev’essere muto e sordo e, se non sta al giogo, per usare l’espressione di qualcuno, dev’essere cacciato a pedate. […] Insomma, c’è chi vuole un direttore dimezzato”. Qui Minzolini è fantastico. Si riempie la bocca di queste parole quasi con sdegno. Manco fosse un giornalista libero e imparziale. Lui non vuole essere dimezzato perché  è tutto d’un pezzo, non è muto né sordo. Anche qui breve pausa per una (più che) possibile risata (o scompisciata). Ecco, ci si chiede dove abbia vissuto Minzolini fino a questo punto, se abbia coscienza di sé, se si renda conto di quello che dice. Ma la conclusione è ancora più geniale. Fa quasi piangere (dal ridere): “Solo che io non sarò mai un direttore dimezzato per rispetto verso la mia storia professionale, per rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa, ma soprattutto per offrire a voi, telespettatori, un’informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera!”. Buona risata a tutti!

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di Carmine Gazzanni

Ieri sera il Popolo Viola Perugia è sceso in piazza, si è ritrovato sotto la sede della Rai per protestare contro il provvedimento del Cda di bloccare tutti i programmi di informazione per tutto il prosieguo della campagna elettorale. Come d’altronde è accaduto in varie città italiane anche a Perugia, quindi, non si rimane in silenzio, si è deciso di sopportare il freddo (ed era tanto)  per manifestare il proprio dissenso verso un provvedimento che toglie la parola a chi informa e la dà soltanto a chi raglia monologhi preconfezionati dal Gran Visir. Ancora una volta, pertanto, la società civile dimostra che non ci sta, che non vuole più sopportare questi soprusi che smussano, abbattono, recidono, deformano i principi della nostra Democrazia.

E, come d’incanto, pare che qualcosa sta cambiando: il Tar oggi ha bocciato lo stop ai talk-show politici. A questo punto il Cda della Rai è stato convocato in seduta straordinaria lunedì prossimo 15 marzo alle 12. Si spera che la Rai ora “sia coraggiosa” – come ha affermato Santoro – un coraggio (o meglio, un’autonomia) che troppe volte è mancata. Staremo a vedere.

Tuttavia, come accade nei migliori drammi gli eventi lieti servono soltanto per addolcire la pillola tristemente amara (un’altra!) che dobbiamo prendere. E allora veniamo a conoscenza di una realtà agghiacciante perché di comportamento di regime si sta parlando: la procura di Trani ha in mano delle intercettazioni telefoniche che rivelano accordicchi poco “democratici”. E ora, pare, Silvio Berlusconi, il membro dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini sono indagati per concussione. Dalle indagini sappiamo che Berlusconi contattava quasi giornalmente il povero Innocenzi chiedendo di prendere provvedimenti su Annozero (magari una sua chiusura) che aveva la cattiva abitudine di parlare del caso Mills, dei rapporti Forza Italia – Cosa Nostra, insomma di Vere Notizie che, purtroppo, in Italia non possono essere raccontate, menzionate e ricordate. E alla fine come ci siamo ritrovati? Ci siamo ritrovati con l’Agcom, Autorità garante, che non era garante assolutamente di nulla se non degli interessi (personali!) di un certo Mr. B. Toh, guarda: è anche il nostro Presidente del Consiglio!
Per fortuna, allora, che c’era Minzolini, “il direttorissimo”, come soleva chiamarlo Berlusconi: quando Annozero e altri programmi di informazione, quella vera, cominciarono a parlare della deposizione di Spatuzza, ecco Super-Minzo che corre ai ripari con il suo editoria-lingua e ci rivela che, in verità in verità, le cose dette sono tutte “minchiate” e “balle”.

Domandina: sarà solo un caso che le persone coinvolte nelle intercettazioni sono proprio quelle stesse che strillano, si sbracciano, borbottano, questa volta sì, “minchiate” per legittimare la necessità di una qualche legge che limiti le intercettazioni e la loro pubblicazione? Ho sempre pensato che il caso non esista … Al limite c’è il caos. Quello si!!!

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di Carmine Gazzanni

Michele Santoro, nell’intervista rilasciata a “La Repubblica” è categorico: “la decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini“. La decisione del Cda di sospendere tutti i talk show politici di prima e seconda serata per l’ultimo mese prima del voto, quindi da oggi al 29 marzo, è una scelta esclusivamente politica. E soltanto agli orbi, infatti, potrebbe apparire come una decisione atta a favorire la par condicio (quando i politici parlano di “par condicio” c’è sicuramente da preoccuparsi: è un termine che si usa sempre pretestuosamente in vista di altro – nessuno è davvero interessato alla par condicio!). E’ una decisione che, in realtà, annulla l’informazione, elimina il personaggio scomodo, e lo fa, assurdità delle assurdità, in maniera velata, parlando di un maggior rispetto dei principi democratici, pluralistici e liberali. Balle.

L’interesse reale è quello di evitare che si dicano cose scomode (e ce ne sarebbero) che potrebbero essere letali nelle prossime elezioni. Una trovata da regime, non c’è dubbio; come ha sottolineato Vincenzo Vita “la Rai di questi tempi non poteva purtroppo che produrre un regolamento sulla campagna elettorale piu’ realista del re. […] E’ una scelta del tutto sbagliata che, con la forza dei numeri, impone al Paese un servizio pubblico dimezzato”. Siamo in presenza di una Rai completamente spolpata, indegna di essere considerata “televisione pubblica”, così come è indegno che le gente paghi un canone per mantenerla “viva”, quando poi assistiamo a programmi demenziali, a quantità industriali di tristissimi reality, a telegiornali che costantemente fanno il gioco del padrone spacciando come vere notizie assolutamente fuorvianti e farlocche. E questo provvedimento è ancora peggio: “La decisione della Rai di imbavagliare le sue trasmissioni è sbagliata. Va persino oltre il pessimo regolamento della Vigilanza e contrasta con gli stessi principi costituzionali”, afferma giustamente Giuseppe Giulietti.

D’altronde non è la prima volta che si compiono scelte di regime con questo Governo, con questa Rai totalmente asservita al potere politico di turno. Come tutti ricordiamo, illustri vittime di questo sistema dittatoriale sono già stati Paolo Rossi (solo perché voleva recitare un brano di Tucidide. Forse lo storico greco era stato un comun istone ante litteram, o peggio un pm-talebano!), Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, lo stesso Michele Santoro, Daniele Luttazzi (come tutti sappiamo perché aveva osato ospitare in una puntata quel “terrorista mediatico” – cit. Cicchitto – di Travaglio),  Massimo Fini. Tutti grandi uomini e donne dell’ascolto: regalavano grandissimi risultati all’azienda. Però, c’era un però. Non erano in linea con il potere. E allora non c’è scelta: tutti fuori a calci nel sedere. Meglio preferire il buon caro Minzolini che raglia notizie assolutamente false, o i soliti programmi che sono tutto meno che intelligenti: Ballando con le stelle, vari reality, peggio ancora alcune fiction. Insomma, una televisione ridotta allo stremo perché ci sono gli interessi politici di qualcuno che non possono essere assolutamente toccati.

Per fortuna, ci sono giornalisti non disposti ad arrendersi: la FNSI, tutti i giornalisti vittime del provvedimento (Michele Santoro, Giovanni Floris, Bruno Vespa, Lucia Annunziata, Gianluigi Paragone), Pd e Italia dei Valori, più numerosissime associazioni (una su tutte Articolo 21) scenderanno questa sera a manifestare in Via Teulada, sede della Rai. Ancora vogliamo sottolineare un’altra grandissima iniziativa di cui ha parlato sempre Santoro nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so né dove, né come. In piazza, su internet, ma la faremo”. Sempre che anche internet non venga oscurato.

Insomma, o si è cacciati (per lo meno oscurati) oppure si è costretti a uniformarsi, come se ci fosse una sola verità. Una sorta di “monopolio della verità”. Esatto. Un “monopolio della verità”. L’espressione, tuttavia,  è di Romano Canosa, storico che non parlava del Duemila, né di questo Governo, né di Berlusconi. Parlava del MinCulPop, del ventennio e di un certo Benito Mussolini.

P.S. Firma anche tu l’appello di ARTICOLO 21 “No al bavaglio”

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di Carmine Gazzanni

Per tutto il mese che precede le elezioni del 28 e 29 marzo basta con i programmi di informazione politica. Quindi stop a Ballarò, ad Annozero, a Porta a Porta (pare che anche il programma di Vespa compaia tra quelli di informazione politica). Lo ha deciso ieri la Commissione di Vigilanza Rai, o meglio la maggioranza della Commissione: tutti gli uomini del centrodestra più il radicale Marco Beltrandi (e infatti scelta più radicale di questa non ci poteva essere: dar ragione al Pdl). Dura, invece, la reazione del Pd che addirittura ha abbandonato i lavori. Ed è Bersani a specificare quale sia, a suo avviso, l’obiettivo del centrodestra, ovvero “ovattare la realtà e nascondere i problemi”. E anche tutto il mondo del giornalismo si schiera contro un provvedimento che rivela l’ “ingordigia della politica che si mangia l’editore, l’azienda, i conduttori, i giornalisti e anche gli ospiti. Oltre, naturalmente, ai telespettatori che pagano il canone“, come afferma Giovanni Floris. E’ probabile, infatti, che si indica uno sciopero, come ha dichiarato Carlo Verna dell’Usigrai: “apriremo le procedure per lo sciopero dopo la decisione della vigilanza di mettere il bavaglio all’informazione Rai durante la campagna elettorale. Si stanno minando le ragioni stesse del servizio pubblico. Una assurdità“.

E’ evidente che l’obiettivo è politico: oscurare i canali di informazione un mese prima delle elezioni potrebbe essere determinante; anche perché non scordiamoci che, ad esempio, Matrix e gli altriprogrammi di approfondimento Mediaset non avranno alcun obbligo di tale sorta. Un gran bel vantaggio per Berlusconi.

D’altronde non è la prima volta che si palesa un regime mediatico “Rai-set”: Biagi, Santoro, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Freccero sono solo alcuni “fuoriclasse” degli ascolti per la qualità dei loro programmi, vittime del regime. Abbiamo poi il caso famoso di Luttazzi e della puntata in cui ospite era Travaglio con il suo libro “L’odore dei soldi”. E di Luttazzi la Rai ha fatto in modo che svanisse anche il ricordo: basti pensare che è stato creato “Raiclick”, un servizio di archivio telematico, ma se si digita il nome di Daniele Luttazzi, non c’è alcun risultato, come se non fosse mai esistito in Rai. Emblematico, ancora, è l’episodio in cui nel novembre 2003 un redattore del Tg3 Primo Piano chiede alla cineteca la cassetta di quella puntata del Satyricon, ma non c’è traccia del brano “criminoso”: cancellato. La puntata parte dalla metà: la prima parte, scomoda per qualcuno (forse lo stesso di cui si parla nel libro di Travaglio???), è stata eliminata. Ancora, abbiamo il caso di Massimo Fini. Era tutto pronto, prima puntata del “Cyrano” già registrata, Fini coautore e protagonista ( avrebbe interpretato proprio Cyrano). Ma si vede che non piaceva tanto a qualcuno del cui volere il vertice Rai doveva tener conto; e allora si annulla tutto. Ed ecco cosa disse Marano allo stesso Fini: “E allora diciamo è quasi…oltre che un veto politico, è un veto antropologico quasi…”.

Sembra che siano troppi i casi per parlare di semplice coincidenza. Faremo bene ad ammettere che siamo in un regime mediatico che produce autocensura, servilismo, conformismo e mediocrità; un regime che elimina il talento per lasciar spazio al “medio” che è disposto a conformarsi al volere di chi comanda. Ed ecco allora i vari Minzolini, Del Noce, Marano. Meglio, molto meglio di Biagi, Santoro, Luttazzi, Fini e così via. Eppure conosciamo le obiezioni di molti: in Italia non c’è regime, non si censura nessuno, anzi c’è piena libertà per chiunque.

La stampa più libera del mondo intero é la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; é libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione”. Siamo a Palazzo Chigi, ma non è il 2010. E’ il 10 ottobre 1928, e a parlare era Benito Mussolini.

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Oramai ci stiamo abituando, sta diventando di routine la “comparsata” di Augusto Minzolini al Tg1 serale, dove ci svela e ci rivela le sue autorevoli opinioni: tutti quanti seduti attorno al tavolo con la bocca aperta e gli occhi fissi sullo schermo aspettando di conoscere l’oracolo “minzoliniano”.
Come tutti ricorderete, il lesto Minzolini già aveva colto la palla al balzo nel caso “puttanopoli” con un editoriale, in cui sottolineava che il Tg1 non si sarebbe occupato di quel caso perché rientrava nel “gossip” e nelle questioni “private” del premier (è gossip la quasi-candidatura della D’Addario alle europee…???), per cui tutta la stampa estera che si era occupata di queste vicende sicuramente non aveva avuto null’altro da fare per Leggi il resto di questo articolo »
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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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