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Articoli marcati con tag ‘processo breve’

di Andrea Vetere

Ha comprato una villa a Lampedusa, ha ipotizzato un campo da golf, un casinò. Proporrà l’isola di Lampedusa come candidata al Nobel per la pace. Libererà l’isola dagli immigrati in 48-60 ore.

Frattanto, a Roma, il suo partito propone alla Camera un’inversione dell’ordine del giorno per discutere per primo l’ultimo dei punti: il fantomatico processo breve. Il tutto mentre la nostra attenzione è dedicata allo spettacolo clownesco a Lampedusa: “Sa giocare a scopa? Bene, la invito a giocare a scopa e ne parleremo”.

Poi, una capatina alla nuova villa, che gli permette di giustificare un discorso che, ad ogni modo, resta un’idiozia. Riassumendo, il Presidente del Consiglio vuol dare ai lampedusani una prova certa della sua attenzione per l’isola. Si chiede quale possa essere una buona prova e alla fine giunge alla geniale soluzione: devo essere uno di voi. E allora il cittadino Silvio B. compra villa Due Palme.

Così, curando il bene dell’isola farò il mio interesse o facendo il mio interesse farò il bene dell’isola. Il succo era questo, insomma.

Come dire, l’unico modo che ho per dimostrarvelo è fare in modo che convenga a me, così starete ben certi che lo farò.

Ma ragionateci: non vuol dire, un simile argomentare, ammettere amenamente che solitamente il ragionamento da fare è quello? (Lo faccio perché conviene anche a me!)

Sono legittimato, dunque, a pensare che valga lo stesso per la rediviva proposta di legge sul processo breve, restata quiescente per un anno intero? E risvegliatasi proprio quando sono stati bocciati il lodo Alfano e, parzialmente, il legittimo impedimento?

Altra prova, questa, che forse il processo breve serve proprio a chi era protetto dalle altre due leggi: se fosse stata per tutti i cittadini si sarebbe potuta discutere in tutto l’anno passato!

Che poi, e questa mi fa ridere, ci dicono che questo intervento ce lo chiede l’Europa. Fesseria bella e buona: l’Europa ci chiede processi veloci, agili ma non processi che quasi certamente finiscono per prescrizione. Siamo tenuti a tutelare non solo il diritto che ha l’indagato a veder risolta presto la propria situazione, a veder scomparire la spada di Damocle che pende sul proprio capo nell’incertezza dell’esito del processo.

Ma non possiamo prescindere dal diritto delle parti lese dai reati all’individuazione dei colpevoli di essi, non tanto per la ricerca di un capro espiatorio quanto invece per gli effetti civili: il colpevole sarà tenuto a risarcire i danni causati dal fatto illecito. Capirete bene che processi veloci ed efficaci possono aversi (altrove esistono) e che sono preferibili a processi vani (dato che facilmente i reati si prescriveranno).

Beh, tanto agli italiani interessa molto più che il capetto di turno sia impunito, che importa se per ottenerlo qualche migliaio di soggetti lesi non potrà mai accertare da chi è stato leso. L’importante è che si farà il campo da golf a Lampedusa. E il casinò, ovviamente. Siamo sicuri che non volesse dire casino? Pare abbia esperienza nel settore.

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di Carmine Gazzanni

Sui cinque punti del programma definito e stilato venerdì mattina al termine del vertice del Pdl non si transige, il programma non è negoziabile. Processo breve compreso. Anzi, soprattutto processo breve. Qualora non ci sia la maggioranza su questi cinque punti si va a votare, parola di Silvio Berlusconi. Il Presidente del Consiglio, infatti, questa volta pare non essere disposto a trattare: la fiducia che il Governo chiederà sui cinque punti programmatici non potrà riguardare solo alcuni aspetti del programma, ma dovrà comprendere l’intero pacchetto. E perché questo? Perché Berlusconi vuole mettere alle strette i finiani. Ciò che realmente interessa al nostro Presidente del Consiglio è, chiaramente, il processo breve e, in questo modo, con il giochetto del “tutto o niente” avrà più possibilità di far tramutare in legge l’ennesimo provvedimento ad personam. In caso contrario, meglio le elezioni. Insomma, o votano il programma al 100% o arrivederci e grazie.

Cosa sta succedendo, infatti, in questo periodo? Attualmente i processi che pendono sulla testa di Silvio Berlusconi sono congelati dal legittimo impedimento, che, tuttavia, sarà discusso dalla Corte Costituzionale il 14 dicembre. Corte che con grande probabilità dichiarerà il provvedimento incostituzionale. A questo punto i tre processi tornerebbero ad essere in corso: corruzione giudiziaria di David Mills; compravendita dei diritti Tv di Mediaset – le accuse sono frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita; fondi neri in Mediatrade – qui appropriazione indebita e frode fiscale.

Insomma, tre processi che intimoriscono il premier. Uno più di tutti: quello per la corruzione di David Mills, l’unico in dirittura d’arrivo. In pratica, dunque, rimane per Silvio Berlusconi lo spauracchio di David Mills.

Ma che fina ha fatto David Mills? Ricordiamo le sue ultime vicende giudiziarie. Mentre Berlusconi, infatti, poteva dormire sonni tranquilli perché il suo processo è stato congelato prima dal Lodo Alfano ed ora dal legittimo impedimento, quello per l’avvocato inglese, non potendo questi godere degli stessi privilegi, è andato avanti.

E arriviamo al 25 febbraio scorso: la Cassazione si è pronunciata sul caso Mills, dopo che quest’ultimo era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per corruzione (sentenza 19 maggio 2009: Mills “ha agito certamente da falso testimone […] per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalla accuse”).  La Cassazione, al contrario di quanto volle farci credere Minzolini parlando di “assoluzione”, ha in realtà confermato la consapevolezza dell’avvocato (il reato è stato commesso): qualunque persona che abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che, se si è condannati nei primi due gradi di giudizio, il reato rimane, tanto più che Mills è stato condannato anche a pagare le spese processuali alla Presidenza del Consiglio (guarda un po’ la sorte: ha pagato al suo stesso corruttore!!!).

Il reato, tuttavia, è stato prescritto per il decorso dei termini previsti. E a chi è attribuibile tale responsabilità? Sempre all’attuale Presidente del Consiglio. Per capirci facciamo un passo indietro: siamo nel gennaio del 2005 e viene presentata la legge Cirielli, dal nome del deputato An Edmondo Cirielli, nata per inasprire le pene per i condannati recidivi. Ma una manina si intrufola tra le carte del deputato An e aggiunge un codicillo tramite il quale si dimezzano i termini di prescrizione per gli incensurati: per la corruzione, ad esempio, la scadenza massima scende da 15 anni a 7 e mezzo, anche senza le attenuanti generiche. Una legge fatta apposta per salvare Berlusconi e i suoi amici (al tempo ne usufruì anche Previti). Proprio per questa piccola aggiunta la legge Cirielli divenne ex Cirielli: il deputato, infatti, proprio per questo codicillo ritirò la sua firma dal ddl.

Ma torniamo al processo Mills: per l’avvocato inglese, dunque, il reato è caduto in prescrizione. Per quanto, invece, riguarda Silvio Berlusconi, se il legittimo impedimento venisse bocciato dalla Corte e non venisse partorita nessun’altra legge ad personam, Berlusconi non avrebbe più santi a cui appellarsi: il processo, infatti, è in dirittura d’arrivo e le prove sono più che forti. Prove che smentiscono di netto quanto dichiarato dal premier nel marzo del 2006 in un convegno a Pescara: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo (di aver corrotto Mills, ndr) ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”.

Ecco cosa, infatti, si legge nella lettera che Mills consegnò al suo commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004: “Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 mlioni di sterline […] proveniente dalle società di Mr. B.”. E ancora “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.  e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi […]: 600 mila dollari […] mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione se ne avessi avuto bisogno.”

Quando i pm De Pasquale e Robledo scoprono la lettera convocano immediatamente Mills che viene interrogato (18 luglio 2004) per ben dieci ore. Alla fine Mills crolla. Sul verbale si legge: “Ho scritto quella lettera nel quadro di una contestazione fiscale nel Regno Unito. Dovevo spiegare per quale motivo avevo ricevuto la somma di 600 mila dollari. Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito molte volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere, laddove possibile, una certa riservatezza sulle azioni che ho comprato per lui. E’ in questo quadro che nell’autunno del’99 Carlo Bernasconi […] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”.

Ecco spiegato il motivo dei cinque punti da accettare in blocco: non sono permesse riserve o modifiche. Il processo breve va bene così com’è. Per Berlusconi, chiaramente.

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di Jessica Proni
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Un decreto legge dovrebbe poter essere un mezzo attraverso il quale il governo può deliberare in casi di straordinaria necessità e urgenza.
Volendo dare per vere le affermazioni della maggioranza, dando per falsi tutti i dati forniti dai magistrati, dalle opposizioni e da chiunque cospiri contro il premier, esiste una lampante necessità di interrompere ed estinguere l’1% dei processi italiani.

Grande vittoria per la maggioranza, grande sconfitta per la giustizia.

E’ lampante che non si può pensare che se c’è un problema a livello di tempistica e certezza della giustizia italiana non riguarda un solo processo su cento. Il problema è ben più esteso e se una riforma è necessaria deve abbracciare l’intero sistema.

Stiamo commettendo un errore grave, quello di non ammettere pubblicamente che c’erano due obbiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del consiglio”. (Enrico Musso, Pdl, astenuto dal voto).

Il ddl sul processo breve è una amnistia di fatto per i delitti commessi prima del maggio 2006, [e ancora] vero e proprio colpo di spugna, che assicurerà una completa impunità per i tipici reati dei colletti bianchi” (Comitato Intramagistratura).

Il vero motivo di tutto questo disegno di legge era la necessità di salvare il Presidente del Consiglio dei ministri dai suoi processi penali. Ma visto che c’erano, maggioranza e governo, si sono allargati inserendo anche le norme sulla responsabilità contabile in modo da salvare anche un ministro ed un sindaco da ben cinque processi per una cifra che si aggira complessivamente intorno ai 500 mila euro” (Felice Casson, Pd).

163 sì, 130 no e 2 astenuti. Il Senato ha detto sì al “processo breve”. Si aspetta la delibera della Camera.

Il mio parere sulla vicenda?
Già nei giorni scorsi in occasione del decennale della morte di Craxi si era fatto un tentativo di modificare la storia, provando a cancellare Tangentopoli o per lo meno per ridimensionare la faccenda, ponendola nell’ottica complottista di una manovra attuata da Magistratura e Servizi Segreti Americani per far fuori un intera classe politica.
Ieri è stato fatto qualcosa di più, con il processo breve si è passati sopra la Costituzione, si è passati sopra la Giustizia e si è passati sopra tutte le persone che per queste hanno dato la vita. Si è dato uno schiaffo morale a tutte le persone che da anni aspettano giustizia e che arrivati a questo punto, la aspetteranno invano.

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di Carmine Gazzanni

E processo breve sia. Almeno in Senato. E’ questo quello che si è deciso oggi a Palazzo Madama: 163 favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti e via libera al ddl che ora approderà laleggeeugualepertuttiall’esame della Camera. Alla fine il Pdl ce l’ha fatta: si è schierato compatto e, dopo aver dato un bel calcio nel sedere all’amore, al dialogo e al confronto, è riuscito nell’intento.

Ma perché è tanto necessario ed urgente il processo breve per i pidiellini? E soprattutto qual è l’utilità di questo ddl, se loro insistono col dire che “non è una legge ad personam”? Su alcune cose, penso, si riflette poco e male. Già, perché i fidi pidiellini molto spesso cosa fanno? Si difendono da accuse con teorie assurde, che, tuttavia, risultano essere allo stesso modo deprecabili se le si guarda da una diversa angolazione. Cerchiamo allora di smascherare questo “giochetto” completamente fuori da ogni logica (e offensivo per l’intelligenza di chiunque) con piccoli passaggi:

  1. tempo fa Alfano diceva che i processi in Italia duravano in media sette anni e mezzo. Con questo ddl potranno durare massimo sei anni (3+2+1). Ma questo non conta: l’obiettivo reale, infatti, è evitare che si facciano determinati processi (non che si accorcino). Tuttavia, con grande scaltrezza, si sbandiera questo ddl come un qualcosa di interesse generale e nazionale: tutti, a detta dei pidiellini, potranno trarre beneficio da questo ddl, perché accorcerà i tempi processuali. Non è una legge “ad personam”, quindi, ma “ad omnes”;
  2.  ma arriva il primo scoglio: le critiche dell’Anm. L’associazione nazionale dei magistrati ha sottolineato, dati alla mano, come questo ddl porterebbe alla sospensione immediata del 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30 per cento;
  3. come evitare questo scoglio? Come aggirare tali critiche? Semplice. Basta cambiare il tiro e rimangiarsi quello detto in precedenza. Basta affermare cioè che, in realtà, il processo breve non tocca tutti i processi (segno evidente che i dati dell’Anm sono attendibili e non, come oggi ha detto Gasparri, che “ci sono dei togati che sembravano chiromanti e astrologi e che hanno dato numeri falsi per avvelenare un dibattito”), ma solo alcuni. Come volevasi dimostrare: “ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c’è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l’1% dei processi”.

Eccoci arrivati al punto: di interesse generale (come si diceva al punto 1) o 1% (come si dice al punto 3)? Chiunque capirebbe che le due cose non possono coesistere. Quindi, come la mettiamo, cari Gas. e Al.? Che fine fanno quelle belle parole che fanno tanto contento il cittadino, se poi si parla solo dell’1%? Paradossi su paradossi, quindi. E intanto, però, il Senato ha deciso: il ddl è passato. La logica no.

Un consiglio a Gas e Al: oramai è chiaro quale sia il vostro lavoro e, soprattutto, A CHI sia diretto il vostro lavoro; però, non impelagatevi in tesi, affermazioni e quant’altro richiami un po’ di logica. Non è il caso. A meno che non si cominci a giocare a carte scoperte e si cominci a dire pane al pane, vino al vino e Silvio a Silvio.

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Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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