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Articoli marcati con tag ‘popolo viola’

di Carmine Gazzanni

E’ nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature”. Era Alexis de Tocqueville ad affermarlo nel 1800. Passano gli anni, arriviamo al 2010 e non viene altra frase in mente se non questa del filosofo francese: si fa necessaria la strada della disobbedienza civile in un Paese che sempre meno lo è. Vedi gli attacchi alla Costituzione, vedi lo strapotere di un Presidente del Consiglio che spogliato di qualsiasi potere il Parlamento che, ora, come un notaio pone solo firme agli interessi del Gran Capo. Un Parlamento pro-forma e niente più. E vedi oggi la legge-bavaglio, una legge che è contro la libertà di stampa, contro il diritto-dovere del cittadino di informarsi e di sapere, contro la possibilità di inchieste che colpiscono i poteri forti, insomma contro la dignità di uno Stato che suole ancora chiamarsi Democrazia.

E’ vero, c’è chi giustifica anche questa manovra perché, probabilmente, viene vista come efficace strumento per frenare il potere sovietico in Italia (non è né necessariamente una critica, direi un dato di fatto: buona parte dell’elettorato di centro-destra va avanti per sentito dire e per espressione standard, segno evidente che non ha idee proprie, una cultura propria).
Tuttavia c’è anche chi non molla. E per fortuna. “La Repubblica” ieri ha aperto con la prima pagina bianca lasciando spazio solo ad un post-it che oramai è diventato l’emblema di questa lotta per la difesa della libertà di stampa; strada simile è stata intrapresa anche dal vicedirettore de “La Stampa”, Gramellini, la cui rubrica anche è uscita completamente in bianco. Molto eloquente anche la fascetta nera in alto agli schermi di Sky Tg 24 su cui era scritto “contro la legge bavaglio sulle intercettazioni”. Opposizione poi da buona parte dei quotidiani e anche dalle redazioni Mediaset che, in un comitato congiunto hanno affermato che questa legge “sarebbe una limitazione al diritto di cronaca, alla libertà d’informazione e dunque al diritto di tutti i cittadini di essere informati”. E ancora Usigrai, FNSI e Articolo 21 che ha chiesto insistentemente “una grande iniziativa unitaria”.

Ed infatti il Popolo Viola sta cercando di organizzare una grande manifestazione per il 9 luglio. Leggiamo nel comunicato che è stato inviato alle più grandi testate: “La libertà di stampa, il diritto di espressione in Rete, l’efficacia investigativa dei magistrati verranno cancellati con un voto alla Camera dei Deputati da una maggioranza parlamentare al servizio di un uomo, di un padrone, del capo di una “cricca” di potenti che in questi anni ha banchettato sul corpo ferito della democrazia, della Costituzione e della legalità”. Una manifestazione, insomma, per la quale il Popolo Viola chiede l’appoggio di tutti, testate giornalistiche, partiti, forze politiche, associazioni, blogger, ma anche e soprattutto cittadini. I cittadini, infatti, rendono tale uno Stato, questi soltanto sono i giudici supremi. “Se sorge una controversia tra un principe e qualche membro del popolo su una questione su cui la legge tace o si pronuncia in maniera dubbia, ritengo che in tal caso il vero arbitro dovrebbe essere il corpo del popolo”. E’ John Locke a parlare, il padre del liberalismo (siamo dunque lontani anni luce dal comunismo, checché se ne possa dire!). E ancora nel 1800. Ben due secoli fa.

Troppe volte, probabilmente, dimentichiamo dunque che il potere, in ultima istanza, non è di questo né di quell’altro politico, è semplicemente il nostro. Non è un caso che il secondo comma del primo articolo della Nostra Costituzione reciti: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione “. Facciamo valere questo nostro diritto, mettiamo in atto quella coscienza civile alla quale faceva più volte riferimento Tocqueville. Pronti per scendere in piazza il 9 luglio. Ancora una volta.

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di Carmine Gazzanni

rivoFioriPorteremo fiori per la democrazia all’Altare della Patria a Roma e alle prefetture e ai municipi nelle altre città. Senza bandiere di partito. Solo tricolori. Una rivoluzione gentile, un modo per dire che sono morte le regole e, insieme, per comunicare che c’è chi non è mosso dall’odio, ma dall’esatto contrario: l’amore per questo Paese, per la legalità, per la democrazia”. Questo si legge sulla pagina facebook “La rivoluzione dei fiori” e questo è successo ieri in molte città italiane come Milano, Modena e, appunto, Perugia. Mentre, quindi, a Roma in Piazza San Giovanni assistevamo alla farsa berlusconiana del “milione”, ascoltavamo ridicole promesse del nuovo uomo-Berlusconi, unico appiglio per tutta l’umanità visto che vuole sconfiggere anche il cancro (“vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini”), in Piazza Matteotti a Perugia, come in tante altre città, alcune persone, uomini, donne, ragazzi e ragazze, si sono ritrovati insieme e hanno posto davanti l’ingresso del Tribunale una bara nera. E lì davanti hanno cominciato a leggere, come davvero fossero preghiere per un funerale, gli articoli della Costituzione, Costituzione sempre più calpestata, falcidiata, appunto morente. Ma loro no, loro non vogliono arrendersi e, come loro, tantissime altre persone che hanno deciso di fermarsi  e di portare un fiore davanti la bara in segno di lutto per la lente, ma progressiva morte della democrazia italiana.

Ed è proprio questo che distingue di netto le manifestazioni dei “flororivoluzionari” da una parte e quella del Pdl dall’altra: mentre Berlusconi ha scelto di scendere in piazza con l’unico intento di spacciare per legale ciò che per tutti sarebbe – e dovrebbe essere – illegale (vedi dl salva liste), parlando di magistrati, che non fanno altro che il loro mestiere, come di persone pericolose per la democrazia; le città come Perugia, invece, si sono riempite di persone che leggono, conoscono e vogliono informare, persone che non dimenticano la realtà della situazione politica e sociale italiana, persone che sanno bene che non basta una manifestazione a Roma per cancellare indagini su indagini che coinvolgono ora un ministro, ora un parlamentare, ora il Presidente del Consiglio.

E tutto questo si fa, qui, in maniera pacifica: mentre a Roma comparivano slogan contro Di Pietro “mafioso” addirittura (il mondo alla rovescia proprio…), contro Santoro, contro Travaglio e addirittura contro Paolo Borsellino (quando l’uomo si spoglia della dignità di uomo non è più tale…), a Perugia non si è alzata una sola voce offensiva. A parlare era la Costituzione, erano i suoi articoli sempre più soffocati da una classe dirigente incompetente, inetta e corrotta. E la Costituzione, mi spiace, pur senza un palco stile sultanato, è più autorevole anche di lei, signor Presidente del Consiglio! Non ci crederà, ma giuro è così!

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di Carmine Gazzanni

Ieri sera il Popolo Viola Perugia è sceso in piazza, si è ritrovato sotto la sede della Rai per protestare contro il provvedimento del Cda di bloccare tutti i programmi di informazione per tutto il prosieguo della campagna elettorale. Come d’altronde è accaduto in varie città italiane anche a Perugia, quindi, non si rimane in silenzio, si è deciso di sopportare il freddo (ed era tanto)  per manifestare il proprio dissenso verso un provvedimento che toglie la parola a chi informa e la dà soltanto a chi raglia monologhi preconfezionati dal Gran Visir. Ancora una volta, pertanto, la società civile dimostra che non ci sta, che non vuole più sopportare questi soprusi che smussano, abbattono, recidono, deformano i principi della nostra Democrazia.

E, come d’incanto, pare che qualcosa sta cambiando: il Tar oggi ha bocciato lo stop ai talk-show politici. A questo punto il Cda della Rai è stato convocato in seduta straordinaria lunedì prossimo 15 marzo alle 12. Si spera che la Rai ora “sia coraggiosa” – come ha affermato Santoro – un coraggio (o meglio, un’autonomia) che troppe volte è mancata. Staremo a vedere.

Tuttavia, come accade nei migliori drammi gli eventi lieti servono soltanto per addolcire la pillola tristemente amara (un’altra!) che dobbiamo prendere. E allora veniamo a conoscenza di una realtà agghiacciante perché di comportamento di regime si sta parlando: la procura di Trani ha in mano delle intercettazioni telefoniche che rivelano accordicchi poco “democratici”. E ora, pare, Silvio Berlusconi, il membro dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini sono indagati per concussione. Dalle indagini sappiamo che Berlusconi contattava quasi giornalmente il povero Innocenzi chiedendo di prendere provvedimenti su Annozero (magari una sua chiusura) che aveva la cattiva abitudine di parlare del caso Mills, dei rapporti Forza Italia – Cosa Nostra, insomma di Vere Notizie che, purtroppo, in Italia non possono essere raccontate, menzionate e ricordate. E alla fine come ci siamo ritrovati? Ci siamo ritrovati con l’Agcom, Autorità garante, che non era garante assolutamente di nulla se non degli interessi (personali!) di un certo Mr. B. Toh, guarda: è anche il nostro Presidente del Consiglio!
Per fortuna, allora, che c’era Minzolini, “il direttorissimo”, come soleva chiamarlo Berlusconi: quando Annozero e altri programmi di informazione, quella vera, cominciarono a parlare della deposizione di Spatuzza, ecco Super-Minzo che corre ai ripari con il suo editoria-lingua e ci rivela che, in verità in verità, le cose dette sono tutte “minchiate” e “balle”.

Domandina: sarà solo un caso che le persone coinvolte nelle intercettazioni sono proprio quelle stesse che strillano, si sbracciano, borbottano, questa volta sì, “minchiate” per legittimare la necessità di una qualche legge che limiti le intercettazioni e la loro pubblicazione? Ho sempre pensato che il caso non esista … Al limite c’è il caos. Quello si!!!

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Io ringrazierei innanzitutto questa piazza popolare perché è questa piazza che si riunisce ormai come per una consuetudine spesso ripetuta che ci gratifica delle molti disillusioni e delle grandi amarezze che abbiamo sopportato nel corso degli ultimi anni. Grazie a voi!”. Queste sono le parole con cui Alberto Asor Rosa comincia a parlare ad una piazza gremita, ribattezzata per l’occasione Piazza del Popolo – Viola, che rappresentano in maniera chiara i motivi della manifestazione, il perché del Popolo Viola, il perché la gente si sia stancata della politica del malaffare, della corruzione, si sia stancata  di una società in cui le donne sembrano essere merce di scambio per ottenere favori, favorini e favoretti, una società che sembra essere sempre più chiusa, forse ottusa, comunque soggetta in buona parte a quel potere mediatico che è in mano ad una sola persona, Silvio Berlusconi, potere tramite il quale si ammaestrano le menti, si conformano, in qualche modo si annulla l’individualità.

Nelle parole di Asor Rosa, però, c’è anche altro. C’è la voglia di riscatto, di far riemergere quell’individualità, quella società civile annientata da una classe politica (a destra come a sinistra) che mostra assoluto disinteresse per la collettività. Il Popolo Viola è tutto questo: è critica dura alla classe politica (come ha affermato Travaglio nel suo videomessaggio, il Popolo Viola deve diventare “la cartina da tornasole” della politica stessa), ma è anche positività, produttività, impegno per un futuro diverso, migliore, viola.

E il 27, così com’era stato per il 5 dicembre, si è visto tutto questo: gente raccolta che esprimeva il proprio malcontento, il proprio dissenso, ma lo faceva in una forma nuova, diversa: frasi comiche, canti, persone quasi teatrali. E allora tra la gente abbiamo visto un uomo vestito da ladro, un giudice con i baffi viola, tante persone con la faccia da Berlusconi e la divisa da carcerato. Insomma, un giorno sì per dire “Basta! La legge è uguale per tutti!”, ma dirlo in maniera festosa, col sorriso in faccia, con la mente e il cuore aperti. E fa piacere tutto questo entusiasmo, fa piacere pensare che c’è ancora questa Italia accanto a quella collusa con le criminalità organizzate e a quella corrotta e corruttibile. Questo è stato sottolineato da tutti coloro che sono intervenuti: Genchi, Bocca, Monicelli, Beha, Flores D’Arcais, Norma Rangeri, Gianni Minà, Andrea Rivera, Francesca Fornario hanno espresso sì parole forti, ma, in linea col sentimento viola, lo hanno fatto vivendo appieno il giorno di festa, vivendo appieno i sentimenti , le emozioni forti. La piazza, insomma, era gremita da persone vere.

E alla fine Genchi a giusta ragione allora ha concluso gridando alla folla impazzita: “VIVA L’AMORE!!!!

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di Carmine Gazzanni e Piero Liberatore

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Azzurro è il colore del mare che bagna le nostre coste e del cielo che copre le nostre teste. Viola è solo il colore dei lividi”. No, non è un passo di qualche sonetto shakespeariano. E’, invece, quello che si legge se si va su una pagina nata da poco su Facebook: “Il Popolo Azzurro“. A parte l’incredibile inventiva e originalità nello scegliere il nome da parte dei curatori della pagina, è ancor più incredibile come poi viene amministrata, da veri “berlusconiani”.

Gli “azzurri” già ci avevano abituato ad amministrazioni di questo tipo: come non ricordare il “Si Berlusconi Day”, nato in opposizione al NoB-day, dove si invitavano tutti a partecipare ad una manifestazione che si sarebbe tenuta il 5 dicembre da Piazza della Repubblica (stesso luogo e stessa data del NoB-Day, quindi impossibile, infatti non si è mai tenuta!). Non solo: in realtà, quella pagina Facebook era una pagina già esistente, venne cambiato solo il nome e infatti gli unici commenti che si trovavavano, erano critiche e insulti (più che legittimi) di persone (casomai anche anti-berlusconiane) che si trovavano iscritte ad una pagina senza il loro stesso consenso.

Ora ci si è evoluti: è nata questa pagina, “Il popolo azzurro”, che attualmente ha poco più di 4000 fans e vuole giungere a superare gli iscritti del popolo viola (come rubare un lecca-lecca a un bambino? Mah, non saprei se si conta che il popolo viola ha più di 200.000 fans!!!!). E in cosa consiste questa evoluzione? Si bannano tutte le persone che lasciano commenti poco graditi (ripeto: poco graditi, non volgari!), come è successo a noi. Si, avete capito bene: come è successo a noi. Girando su Fb, infatti, dopo esserci imbattuti in questa pagina, leggiamo i seguenti commenti: Tizio scrive “Forza che alle prossime elezioni li battiamo alla grande… l’onda azzurra sarà come uno tsunami che si abbatterà sul P.D. T. partito dei trans…”, Caio risponde “Si abbatterà anche sul P.D.C., partito dei culattoni….”. A questo punto ci siamo segnati anche noi con l’unico scopo di lasciare un commento che non era assolutamente un’offesa, ma un chiarimento, una precisazione. E allora abbiamo scritto: “siiiiii…ma speriamo che si abbatta anche sul P.D.M., partito dei mafiosi!” Almeno questo commento era sensato! Ma si vede che il “senso” non è ben accetto da quelle parti e, meraviglia delle meraviglie, dopo meno di un minuto, il nostro commento già era stato cancellato e noi impossibilitati a lasciare altri commenti…..che bel popolo democratico!!

Ora, ciò che preme sottolineare non è né l’originalità di costoro che fanno nascere un gruppo per mera opposizione, senza idee e senza, quindi, alcuno scopo concreto (se andate sulla pagina, non si parla né di manifestazioni né di altro). Soffermiamoci, invece, sul bannaggio: evidente segno di paura, di anti-democrazia, di unilateralità. Ognuno è libero di gestire la propria pagina come meglio crede, ma “critica” vuol dire “pluralismo”: nel momento in cui non si accettano più critiche, non si è più pluralisti, quindi democratici, ergo “viola”.

E se a comportarsi in questo modo, è il popolo azzurro non c’è sorpresa (è un gruppo pro-Silvio, lo stesso Silvio che critica ogni giorno la stampa “avversa”, i programmi “ostili” e i magistrati “rossi”). Ma se a comportarsi così è il popolo viola, lo stesso popolo viola che ha manifestato contro quel Silvio, lo stesso popolo viola che scende in piazza per difendere la Costituzione, allora sì che c’è da preoccuparsi: abbiamo letto infatti che anche qui, poco tempo fa, si bannava chi non era d’accordo e allora sono nate varie diatribe che hanno rischiato di rendere poco “credibile”  lo “spirito viola”; accanto al “Popolo viola”, infatti, era comparsa “Resistenza viola” e così via. In questo tripudio di incertezze, l’unica significativa reazione è stata quella di Franca Corradini che ha creato la pagina “Zona franca”, aperta a tutti coloro che non volevano immischiarsi in quest’inutile scontro. Ora sembra che le acque si siano calmate e pace sia stata fatta. Errori se ne fanno, l’importante è avvedersene e ritornare sulla giusta strada. “Errare umanum est, perseverare diabolicum”.

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20449_104669096225488_100000471941168_121267_4487983_nMARIA LASTORIA, IL POPOLO VIOLA ISERNIA, DUNQUE, INSIEME A MOLTE ALTRE ASSOCIAZIONI E PARTITI, SCENDERA’ IN PIAZZA IL 30 GENNAIO.
Una precisazione: sebbene io sia effettivamente uno degli amministratori della pagina ufficiale fb del Popolo Viola Isernia, ciò non indica una mia “rappresentanza”, né tantomeno una mia dirigenza del movimento locale. Tutto il popolo viola, movimento unanimemente politico ed “apartitico”, si sta muovendo, al momento, su linee di massima orizzontalità, per le quali i referenti / coordinatori / amministratori / organizzatori, sia nella gestione degli spazi virtuali come nella concretezza delle iniziative territoriali, si pongono al servizio del movimento stesso e non alla sua direzione, pertanto ogni intervento o partecipazione a conferenze o altro, va sempre inteso come espressione di un componente del popolo viola e mai sottinteso come espressione dirigenziale e/o di rappresentanza.

Giusto averlo precisato. Tant’è che la manifestazionen in difesa della Costituzione del 30 è stata promossa non da un singolo, ma dal popolo viola, nel suo insieme. E anche qui ad Isernia si è deciso di organizzare un sit-in. Perché pensa sia opportuno e doveroso partecipare?
A Isernia, come nel resto d’Italia, si sta dando voce al comune sentimento di oppressione civica, lo si sta denunciando come inammissibile e intollerabile. Il clima di attacco costituzionale che stiamo vivendo, soprattutto se parametrato ai precedenti storici del nostro paese, dovrebbe tenerci in continuo allarme e renderci molto vigili e sensibili, attenti soprattutto laddove le manovre subdole di un governo mai trasparente sembrerebbero meno lesive del costrutto costituzionale. Un esempio lampante: le più recenti affermazioni di Tremonti sull’indirizzo verso due sole aliquote. Da un’analisi troppo superficiale ed al di là della condivisione, sembrerebbero pure semplificazioni contabili, vanno invece ad incidere su caratterei costituzionali molto profondi e sostanziali, quali quelli della solidarietà e, soprattutto, della equità tributaria, che la nostra Costituzione individua proprio nella progressività dei prelievi; una progressività che sarebbe invece completamente appiattita dall’imposizione di due sole aliquote, favorendo unicamente la classe economicamente più abbiente.

Quindi bidogna scendere in piazza. E questo può bastare? Voglio dire: qual è, a suo avviso, il fine della “piazza”?
La partecipazione vera deve andare ben oltre un momento di piazza, che è volto soprattutto ad informare e sensibilizzare i più “distratti”, e deve essere di vero presidio ai nostri valori più alti, con la consapevolezza che le mine di chi distrugge i palazzi non vengono mai poste sul tetto o sui balconi e non sono quindi quelle più palesemente esposte.
E non è affatto vero che chi non fa non sbaglia. Chi non si ribella, chi tace, chi coltiva la propria indifferenza e la propria non azione si rende complice del degrado a cui stiamo assistendo.

Come e in che misura il rispetto per la nostra Costituzione è a rischio in questo periodo?
Io direi che è molto più che semplicemente a rischio il rispetto per la Costituzione! E soprattutto che lo è molto di più ora, anche guardando ai periodi più bui, quali quelli degli anni di piombo, che misero certo a dura prova lo Stato italiano, ma lo trovarono saldamente ed unitariamente schierato in difesa del principio democratico.

E oggi?
Oggi, invece, è proprio da chi è insediato al governo che giungono gli attacchi più pesanti e più pericolosi agli istituti costituzionali. Ogni giorno la nostra Costituzione viene calpestata dall’arroganza di un potere che la ripudia ormai apertamente in tutto il suo costrutto.
Vengono calpestati i diritti fondamentali di ognuno di noi, quelli che abbiamo già visti repressi e riconquistati a prezzo del proprio sangue dai nostri padri costituenti.
A cominciare da quella sovranità popolare, così inflazionata in termini dialettici, spesso richiamata dal premier ad universale autolegittimazione, ma di fatto mortificata di continuo e resa addirittura impotente e ininfluente, dacchè al popolo italiano è stata finanche sottratta la scelta dei propri rappresentanti al Parlamento.

Perché buona parte del mondo politico e civile pare non accorgersi di questo degrado istituzionale?
Fondamentalmente perché il belusconismo ha enormemente pervaso e contagiato il mondo civile e quello politico, come pure il modo stesso di fare politica, in una collettiva anestesia delle coscienze.
Così come abbiamo assistito all’omologazione delle tv di stato alle tv di Berlusconi è avvenuta anche un’omologazione politica, cadendo forse nel tranello di credere nel binomio nuovo=progressista. Ma non tutto ciò che si propone come nuovo o diverso è anche progressista… dopotutto anche le leggi razziali del periodo fascista erano un elemento nuovo.
Se l’attuale realtà italiana fosse una favola, sarebbe di certo una variante del pifferaio di Hamelin.
Si è sottovalutato e si continua a sottovalutare il potere mediatico, anche a livello di sociologia internazionale, limitandosi a un’analisi sulle scelte contingenti, ritenendo giustamente che gli effetti propagandistici elettorali fossero in realtà poco influenti e decisivi, di certo incisivi in maniera infinitesimale rispetto a quanto è stato, per esempio, nella Germania di Hitler.
Invece il potere mediatico più pericoloso è quello che sta emergendo solo di recente, capace di influenzare i comportamenti ben oltre e ben prima del momento elettorale, capace di incidere all’origine sulla formazione culturale ed ideologica.
Il modo pubblico berlusconista di fare politica ha ridotto tutto ad una elencazione programmatica e il più possibile demagogica di obiettivi di azione concreta ( simil lista della spesa), sulla quale raccogliere condivisioni per estendere l’area di consenso. E’ chiaro che su questa base, alla fine, i programmi presentati a destra e a sinistra, non siano poi così tanto dissimili… si sono persi di vista e addirittura abbandonati i contenuti della politica (ma io sono convinta non li abbia affatto persi di vista Berlusconi, che però non ha alcun interesse a renderli pubblici), ma soprattutto si è perso di vista il rapporto vero con le persone e con la società.

Infatti pare che buona parte del mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, da questa parte di società viva e attiva. Quanto questa lontananza poi incide nella vita politica italiana?
Non è tanto che il mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, perché poi, alla fine, come abbiamo visto anche il 5 dicembre, le opposizioni c’erano tutte a partecipare, in un modo o nell’altro, aderendo in maniera ufficiale o ufficiosa. Così come c’è un’ampia rappresentanza politica “partitica” che ha aderito o sta aderendo all’organizzazione del sit-in in tutta Italia. Il problema di fondo che stanno attraversando le opposizioni istituzionali è però vero che sia un problema di distanza dalla società viva e attiva, direi addirittura dalla società reale. Ma questo non è forse il sintomo più lampante di quel distacco reale, che si è andato amplificando con la sottrazione ai cittadini di quegli elementi sostanziali di sovranità popolare, come per esempio la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento? La scelta dei candidati nei centri politici, anziché alla base e nelle sezioni di partito, ha fatto sì che che venissero a mancare fondamentali anelli di collegamento tra chi la politica la “fa” e chi la politica è costretto a subirla, vale a dire il popolo, che non si ricostruiscono nemmeno con l’istituto delle primarie, che alla fine non sostituisce il livello comunicativo mancante, ma diviene un mero strumento referendario di dissenso interno, come in fondo è avvenuto nel PD sia con la bocciatura di Franceschini alla segreteria, che con quella di Boccia alla candidatura in Puglia.
Ed è evidente come questo anello mancante non trovi forme sostitutive e si traduca, proprio nei partiti di opposizione, meno inclini ai rapporti clientelari base-vertice, in una disaffezione della base verso il partito. E’ proprio questa lontananza dalla società viva e attiva che viene avvertita a monte e si traduce in una impossibilità partecipativa concreta all’interno delle opposizioni partitiche, che si traduce poi in mobilitazione alternativa, mentre, assurdamente, nella maggioranza restano aperti più canali comunicativi, in virtù di una più marcata propensione al deprecato clientelarismo.

Molti partiti, molte associazioni hanno aderito, tutti insieme per manifestare in difesa della Costituzione. In una provincia come quella di Isernia pensa che questi possano essere segni tangibili che qualcosa anche qui sta cambiando, che ci possa essere un risveglio?
Lo spero davvero e questa speranza pervade tutto il popolo viola, sia a Isernia che nel resto d’Italia. Occorre però avere concretezza anche nelle speranze, sapere che non accadrà nulla che possa trasformare tutto radicalmente dalla sera al mattino successivo. Nemmeno le rivoluzioni più note ci sono mai riuscite.
Di certo è una luce che si accende dopo tanto buio, magari solo un lumicino, ma si vede da lontano. E allora non si tratta di previsioni, né di essere ottimisti o pessimisti, si tratta di impegnarsi, di lasciarsi contagiare da chi porta la luce anziché da chi offre il buio; si tratta di scegliere, come dopo un lungo immobilismo da malattia, se iniziare una faticosa ma certa riabilitazione o rimanere schiavi di se stessi e servi del sistema.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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