VOTA IL BLOG

Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

View Results

Loading ... Loading ...
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Riceverai gli aggiornamenti del blog direttamente nella tua casella di posta!

Clicca QUI

Tag
Link

Articoli marcati con tag ‘pdl’

di Carmine Gazzanni

Flop, flop e ancora flop. Questi ultimi due giorni il popolo dei Berluscones si è messo in moto per fare scudo, per difendere e proteggere fino allo sfinimento quel “culo flaccido” che tanto gli è caro.

E infatti, mentre Silvio Berlusconi tenta di inventare nuovi slogan per delegittimare l’operato della magistratura, fallito il tentativo di portare dalla sua anche Giorgio Napolitano il quale ha alzato un muro ricordando che “il giusto processo è garantito dalla Carta”, per cui “basta strappi sulla giustizia”; ebbene, mentre l’attività politica del nostro Paese è ormai incollata su tali questioni, il Pdl ha deciso di scendere in campo.

Ecco allora la manifestazione di ieri, il sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Era stato annunciato a gran voce: “In piazza contro il golpe” era addirittura il titolo d’apertura de “Il Giornale” di ieri. Tanti annunci, poi. Si parlava della presenza dei ministri Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla. Hanno tutti disertato. La titolare dell’Istruzione aveva annunciato a Maurizio Belpietro, durante il programma Mattino 5, che non avrebbe partecipato all’iniziativa perché “come ministro ritengo non sia opportuno”. Si era però affrettata ad aggiungere, a scanso di equivoci con il suo leader, che “deve comunque fare riflettere che molti cittadini abbiano deciso spontaneamente di manifestare contro un accanimento giudiziario nei confronti del premier che dura ormai da 17 anni”.

Nessun politico e un totale di 100, 150 militanti del Pdl davanti al Palazzo di Giustizia per “l’imponente (o impotente?) manifestazione” in difesa di Berlusconi.

E oggi il flop si è ripetuto. Probabilmente anche più fragoroso di ieri. Alcuni Berluscones, con in testa il capopopolo Giuliano Ferrara, hanno organizzato un evento contro i “neopuritani” e falsi moralisti(?). “In mutande, ma vivi”. Sembrerebbe il titolo di una di quelle commedie all’italiana degli anni ’70. E invece no: siamo nel 2011. E non ci sono Lino Banfi o Edvige Fenech, ma Iva Zanicchi, Alessandro Sallusti, Daniela Santanchè, Piero Ostellino, Ignazio La Russa.

I 1500 posti del teatro Dal Verme erano occupati, ma il flop c’è stato comunque. Basta ricordare quanto detto dai presenti per rendersene conto. “Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”. Peccato che la Costituzione dica altro. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa vuol dire? Semplice: se una persona è imputata, anche se è Presidente del Consiglio, non smette di esserlo per via del suo incarico. Dunque non si tratta, come dice Ferrara, di non fare l’imputato perché si è Presidente del Consiglio.

E poi è toccato al Sottosegretario Daniela Santanchè, la quale ha rilanciato nuovamente l’idea di una manifestazione di piazza contro i giudici e a sostegno del premier: “Non so se si farà una grande manifestazione – ha spiegato – ma credo per il sentire, andando in mezzo alla gente, che sia giusto fare una grande manifestazione di piazza. Io la auspico”. Basti ricordare quante persone erano presenti davanti al Palazzo di Giustizia a Milano per rendersi conto dell’attendibilità delle parole della Santanchè.

E ancora Ignazio La Russa. Ci sono stati momenti di tensione, infatti, quando si è avvicinato al Ministro della Difesa il giornalista di Annozero Corrado Formigli, il quale voleva porre semplici domande. Il video parla da sé: arroganza, presunzione, offese da parte di La Russa. Fino alle pedate, come testimonia il video. D’altronde Ignazio La Russa non è nuovo a questi atteggiamenti fascisti. Come non ricordare, ad esempio, la performance di cui fu protagonista ad Annozero, con insulti rifilati ad un giovane studente che difendeva e spiegava le ragioni del movimento studentesco contro la Riforma Gelmini. O ancora le immagini riprese dalle telecamere di mezzo mondo durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, quando spintonò, prese per il bavero e mise una mano in testa al giornalista free-press Rocco Carlomagno. Cosa volete: il ministro della difesa ogni tanto riscopre il suo passato di picchiatore fascista e aggredisce chi non la pensa esattamente come lui vorrebbe.

Flop su flop, dunque. Manifestazioni sterili e vuote di significato. Da vero Pdl.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 6.0/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +1 (from 3 votes)

di Carmine Gazzanni

Ci vada lei (Nicole Minetti, ndr) ai banchetti e ai gazebo, magari in compagnia delle zoccole procacciate da Lele Mora”. Si penserà: chi mai avrà detto una frase del genere? Desterà, forse, meraviglia, ma anche nelle file del Pdl ci sono uomini e donne che non possono accettare che nel loro partito ci siano persone preposte esclusivamente a portare donne ad Arcore.

A tuonare con questa dichiarazione, infatti, è stata una giovane consigliera di zona, lunedì scorso, a una riunione del Pdl lombardo. Stiamo parlando della venticinquenne Sara Giudice. E non era nemmeno la prima volta che la ragazza mostrava il suo disappunto per il ruolo nel partito di Nicole Minetti, come rivela “La Repubblica” in un articolo a firma Rodolfo Sala: “la ragazza si era fatta sentire pure la primavera scorsa, quando si seppe che l’igienista dentale di Berlusconi sarebbe stata inserita nel listino bloccato di Formigoni, e quindi automaticamente eletta in consiglio regionale”. Ed ora la giovane Sara Giudice torna a rincarare la dose: “Il popolo del centrodestra ha la dignità delle persone semplici, che si mette in politica perché ha voglia di fare, nel Pdl c’è bisogno di ripensare totalmente al modo di selezione della classe dirigente; sono sempre di più quelli che come noi si sentono traditi, confusi e smarriti”. E chi mai sarà il responsabile di tutto questo? Sara gioca a carte scoperte e, come riportato ancora da “La Repubblica”, dichiara: “Sono stufa di sentir dire che lui aiuta la gente, come ha fatto anche la Gelmini da Vespa, io e tanti miei coetanei non vogliamo essere aiutati con la carità o con qualcosa di peggio, ma con università migliori, un nuovo welfare, opportunità vere per tutti”. Dunque, anche all’interno del Popolo della Libertà c’è chi comincia a capire l’irresponsabilità – morale prima ancora che giuridica – di Silvio Berlusconi. Per il momento, intanto, i giovani pidiellini lombardi stanno raccogliendo firme (per ora sono a quota 1500 circa) contro la consigliera regionale, una raccolta firme per cacciare Nicole Minetti, eletta in consiglio regionale nella lista “privata” di Formigoni ma oggi nel gruppo del Pdl in Regione.

Ma allora chiediamoci: chi è Nicole Minetti? Probabilmente fare chiarezza su questo punto potrebbe essere importante per capire la levatura politica della giovane e fida berlusconiana.

Venticinque anni, prima ballerina in tv a Colorado Cafè e a Scorie, poi igienista dentale personale di Berlusconi, infine consigliere regionale in Lombardia. Una ragazza alla quale la televisione è sempre interessata. Guido Cavalli, produttore di Scorie, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”, infatti, ha dichiarato che “la ragazza acqua e sapone ha cominciato a ritoccarsi le labbra, segno che quel lavoretto part-time per lei significava qualcosa di più”. E non finisce qui: “già alla seconda edizione Nicole chiedeva alle costumiste di far scendere un po’ di più la scollatura”.

Ma alla fine si è ritrovata in politica, anche se le questioni di cui si occupa non hanno nulla di politico. Eppure, nonostante questo, è evidente quanto la Minetti tenesse a cuore queste impellenze del premier: quando, dopo la chiamata del premier in questura tra il 27 e il 28 maggio (quella famosa in cui Berlusconi dichiara che Ruby è imparentata con Mubarak) la ragazza viene liberata, Nicole Minetti è proprio lì, davanti alla questura. Stando a quanto stabilito dal Pm, la Minetti avrebbe dovuto accompagnare la minorenne in una comunità (“la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario”). E invece?

Nulla di tutto questo: Ruby viene “affidata” a Coincecao Santos Oliveira Michele, professione escort. Era stata la stessa Michele ad avvisare Berlusconi che la minore era stata fermata (almeno così ha dichiarato a “Il Corriere della Sera”). In che modo? Aveva il numero di telefono del premier. Per ogni eventuale “emergenza”. Ma non è finita qui. Pare, infatti, che la Minetti fosse preposta anche al listino prezzi, per così dire. In una conversazione con Fede, infatti, dichiara: “Pompini a trecento euro. La notte a trecento euro. Maristella (ricordate? La ex de “La Pupa e il Secchione”) l’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello”.

Dunque se per Berlusconi “Nicole Minetti è una giovane donna brava, preparata, che sta pagando ingiustamente il suo volersi impegnare in politica”, c’è chi, anche nel Pdl, nutre un’idea diversa di “politica”, di “bravura”, di “preparazione”.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 6.0/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 4 votes)

di Carmine Gazzanni

Dell’Utriha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, avrebbe consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Silvio Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”. Per questi motivi la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”. Ed è per questi motivi che Marcello Dell’Utri, lo scorso 29 giugno è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Questo è quello che si legge nelle 641 pagine depositate in cancelleria dai giudici di Palermo. Fatti che, tuttavia, sono più che noti. Facciamo, allora, un resoconto di chi ha “cantato” e di altre prove schiaccianti che  inchiodano, non oggi, ma da ormai diversi anni il senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.

A cominciare da quello che testimoniano microspie e intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro. Il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Nella sentenza, inoltre, si delinea anche il ruolo di Vittorio Mangano, il quale fu assunto non per curare i cavalli (come continuano a sostenere imperterriti gli uomini di B.), ma per difendere l’incolumità di Silvio Berlusconi. Quando “l’eroe” arrivò a Milano era già stato in carcere tre volte. Nel 1967 era stato diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi, ma, come detto, la vera funzione di Mangano era quella di proteggere Berlusconi da possibili rapimenti (d’altronde lo stesso Berlusconi ammise di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce). Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, aveva domicilio sempre ad Arcore. Ma nonostante gli arresti, nessuno, né Dell’Utri né tantomeno Berlusconi, lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”.

Ma, sia chiaro, per il Pdl è tutta una montatura politica e tutta colpa dei giudici politicizzati.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +3 (from 3 votes)

di Carmine Gazzanni

Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni,  pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.

E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).

Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.

Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione:  le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine,  Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?

Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In  attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +2 (from 2 votes)

di Andrea Vetere

Eccoci di fronte all’ennesima violenza istituzionale alle quali il nostro Presidente del Consiglio ci ha abituati. È la sua arma favorita, quella da tirar fuori dal cilindro nei momenti in cui bisogna mostrare i denti. Ma state pur tranquilli, i denti si sono rotti sulle guglie del duomo-souvenir e sono un po’ spuntati.

Si legge nella lettera che Berlusconi ha inviato ai Presidenti delle due Camere: “Il Governo ha intenzione di verificare il permanere del rapporto di fiducia da parte del Senato e, immediatamente dopo, da parte della Camera dei deputati“.
Un comportamento simile pare legittimo: l’ultima volta che si è chiesta la fiducia alle Camere, il 29 Settembre, il Governo si è presentato prima alla Camera e poi al Senato. Ora le basilari regole di cortesia istituzionale imporrebbero di fare il contrario. Peccato che la cortesia istituzionale torni in mente al nostro Governo soltanto quando fa comodo.

A ben vedere, sarebbe stata pura e semplice cortesia istituzionale anche attendere prima il voto su una mozione di sfiducia presentata già ieri a Montecitorio e solo in un secondo momento presentarsi a Palazzo Madama. Si obietta che così non ci sarebbe stata inversione nell’ordine ma si dimentica di dire che in questo caso non deve esserci: la mozione di sfiducia è presentata dall’opposizione che è legata sì alla cortesia istituzionale ma non certo ai comportamenti pregressi del Governo. Anzi. Per di più si deve ricordare che il Governo può agire davanti ad entrambi i rami del Parlamento mentre il singolo parlamentare è legittimato soltanto all’interno della propria Camera.

Sapendo che poteva esser tenuto un comportamento alternativo e considerando che la maggioranza è più sicura di vincere nell’assemblea dei senatori ci risulta chiaramente che la scelta del Governo è opportunista più che cortese, ut demonstrandum erat.
Ed opportuniste sono le affermazioni del ministro La Russa che auspica lo scioglimento della sola Camera nel caso in cui lì la maggioranza scemi. Si argomenta che una simile eventualità è contemplata dalla Costituzione e che già si è percorsa in tre diverse occasioni.

Sorgono però delle obiezioni. Innanzitutto, l’ultima volta che ciò è avvenuto risale a 47 anni fa. Per seconda cosa, se si cerca la ratio della norma costituzionale che lo prevede si scoprirà che ai tempi della Costituzione il senato era eletto per sei anni. Per evitare che le due camere si eleggessero in tempi sfalsati si è scelto per tre volte di anticipare lo scioglimento del Senato finché nel 1963 sono state equiparate le durate delle due Camere. Terza, chi decide quale dei due rami del Parlamento sta dalla parte del giusto e quale invece vada sciolto?
Ultima, l’obiezione più importante: e se dal voto scaturisse nella Camera una maggioranza diversa rispetto a quella del Senato? Si dovrebbe sciogliere la Camera sino a che non si ottenga la maggioranza che si vuole? Oppure si scioglierebbe anche il Senato?
In ogni caso, ci sarebbero due diverse votazioni, in due tornate elettorali. E questo vuol dire bruciare molti milioni di euro. Ma, come sappiamo, al nostro Governo interessa restare attaccato alle poltrone. E se questo costa troppo? Beh, facile: colpa di Fini!

Resta solo un’ipotesi praticabile, nel caso di sfiducia anche in una sola delle camere: scioglierle entrambe. Come è successo per tutte le crisi parlamentari prima d’ora. E quando arriverà in Parlamento questa sarà una crisi parlamentare come tutte le altre.
E qui arriviamo ad un mito da sfatare: “Un governo diverso violerebbe la Carta e la volontà degli elettori” a detta di Alfano e di altri membri del PdL, Berlusconi in primis.
Sono due bugie. L’attuale governo ha ottenuto dalle elezioni del 2008 il 46,81 % alla Camera ed il 47,32 % al Senato. Risultato: il 63% dell’elettorato avrebbe voluto un governo diverso. Per effetto del porcellum, però, il Governo ha avuto in regalo la maggioranza in entrambe le Camere.
La Carta, invece, in materia dice poco: si sancisce che il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica. Nominato dal Capo dello Stato, dunque, e non eletto dal popolo come si vuol far credere oggi. Non siamo in Francia o negli S.U.d’A.
Il Governo, qui da noi, si fonda non tanto sul voto popolare ma sulla fiducia tra Governo e Parlamento. Il voto popolare interviene solo in maniera indiretta in quanto il Parlamento altro non è che sua pura e legittima espressione. Si parla di responsabilità politica: la pena per uno sbaglio sarebbe la mancata rielezione, se la democrazia qui da noi funzionasse.

Concludendo: un nuovo Governo che avesse la fiducia del Parlamento si fonderebbe sulla volontà dei Parlamentari favorevoli. Eletti dal popolo. Dal primo all’ultimo.
E soprattutto, voler andare al voto anticipato ad ogni costo significherebbe bruciare milioni di euro. Quelli per le nostre borse di studio, magari. Ma mai quelli per le paritarie, per l’amor del Papa!

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (5 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +4 (from 4 votes)

di Carmine Gazzanni

Il capolinea. Probabilmente (si spera) quello che è accaduto in questi giorni potrebbe essere determinante per la politica italiana. Vediamo di capirci. Gianfranco Fini, senza mezzi termini, ha messo alla sbarra Silvio Berlusconi: “si dimetta, salga al Colle e apra la crisi – ha detto il Presidente della Camera a conclusione della due giorni di Bastia Umbra - Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”. Insomma, la linea politica di Futuro e Libertà è chiara. E soprattutto non è, per così dire, “cancellabile”: i finiani sono giunti al tanto fatidico punto di non ritorno. Se prima era infatti possibile ipotizzare un dialogo, un incontro per una nuova coesione tra Berluscones e finiani, ora questo diventa impossibile. Si è arrivati a parole chiare, precise, puntuali: Berlusconi deve dimettersi, altrimenti i ministri e sottosegretari finiani usciranno dal Governo.

Ora, chiaramente, Silvio Berlusconi sa bene che le elezioni si fanno sempre più vicine. Ma la strategia del Pdl è nitida: addossare la colpa della “crisi istituzionale” tutta al gruppo finiano. E questo si evince dalle dichiarazioni maldestre di alcuni esponenti del Governo. A iniziare dallo stesso Berlusconi che, come rivela l’AGI, ha affermato: “Se vuole la crisi, Fini abbia il coraggio di venire in Parlamento e votare la sfiducia”. Della serie: intanto se ne parlerà in Parlamento e vediamo allora chi si prenderà la responsabilità davanti agli elettori.

Sulla stessa linea anche i fidi consiglieri del Cavaliere. In una nota congiunta Cicchitto e Bondi affermano che Fini “getta alle ortiche con una spregiudicatezza imbarazzante un impegno comune di quasi vent’anni, liquida una parte cospicua del patrimonio della destra italiana, tenta di distruggere alcuni punti fondamentali dell’impianto riformista del governo”. Insomma, Fini l’eversivo. E infatti a chi è imputabile la responsabilità di eventuali elezioni anticipate? Proprio a Fini che “si è assunto una responsabilità gravissima di fronte al Paese”. Chiaro no?

Ma le dichiarazioni non finiscono. Ci sono anche quelle estremamente imbarazzanti. Per Gaetano Quagliariello, ad esempio, lo “sbrego istituzionale” di cui è responsabile Gianfranco Fini è “peggio di quello che un tempo provocò la Marcia su Roma”. La pratica del Pdl, dunque, è semplice: annullare tutto ciò che di ignobile si è fatto e si è sentito nel corso di questa legislatura (dalle leggi ad personam, ad aziendam e ad castam, agli ultimi casi di Ruby, dei festini e della droga sul comodino per le escort) e insistere sul fatto che, semmai il Governo dovesse cadere, è tutta colpa di un “capriccio” di Gianfranco Fini.

A parte le giustificazioni tragicomiche del Pdl, un punto però dev’essere chiaro. E a sottolinearlo a dovere è Fabio Chiusi nel suo articolo di oggi su “Il Nichilista”. Gianfranco Fini, nel suo intervento di chiusura a Bastia Umbra, “ha distrutto le loro idee. Massacrato il loro programma (che aveva peraltro sottoscritto soltanto un mese e mezzo fa con una votazione di fiducia). Derubricato i loro nemici a un «argomento dialettico per polemizzare». Chiesto le dimissioni del loro capo, la cui «pagina» è comunque «chiusa». Dettato loro condizioni precise di sopravvivenza. E minacciato di non temere un rifiuto che più che eventuale è implicito nelle richieste”.

Insomma, è impossibile un passo indietro. Ora si può solo andare avanti. Per riprendere la massima di un imperatore (e non parliamo di Berlusconi), il dado, oramai, è tratto.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +4 (from 4 votes)

di Carmine Gazzanni

La storia del Lodo, come molti certamente sapranno, è una storia retrodatata. Prima è stato Lodo Maccanico-Schifani (2003), ma venne bocciato dalla Corte soltanto un anno dopo perchè incostituzionale.

Passano gli anni ed arriviamo all’attuale legislatura. Ecco il Lodo Alfano, che certamente cambia veste e nome, ma non contenuto. Tant’è che  il 7 ottobre 2009 (dopo che era stato approvato il 26 giugno 2008) viene dichiarato nuovamente incostituzionale.

Ma il Governo, di Berlusconi e per Berlusconi, non si arrende. E allora ecco il Lodo Alfano Costituzionale. Ad averci lavorato sono stati il vice presidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e il numero due della commissione Giustizia Roberto Centaro.  Ma il relatore, Carlo Vizzini del Pdl, ha presentato già cinque emendamenti per andare anche incontro alle esigenze dei finiani e ricevere il loro appoggio.

In pratica,  il lodo Alfano ter prevede un duplice intervento sugli articoli della Costituzione 90 e 96 (articoli che si occupano delle tutele del capo dello Stato e del Presidente del Consiglio), che porterebbero, si legge nel ddl, alla “sospensione del processo”. E sarà il Parlamento a pronunciarsi: “Entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione il Parlamento in seduta comune dei suoi membri può disporre la sospensione del processo”. E in questi novanta giorni di tempo per la pronuncia Parlamento comunque il processo sarà sospeso.

Ciò che, a detta del Governo, renderebbe poi il Lodo realmente “costituzionale” sta nel fatto che sarà valido soltanto per Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, non più per i ministri. Ed è proprio su questa “esclusione” Pdl e finiani pare si siano avvicinati, in quanto questa è stata una misura adottata proprio perché era la principale richiesta di “Futuro e Libertà” per dare il loro assenso ad una legge sullo scudo giudiziario a Berlusconi.

Intanto si continua a lavorare in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Ma i tempi per una potenziale approvazione dovrebbero essere lunghi: essendo di rango costituzionale, questo ddl avrà bisogno di altre due votazioni (una per Camera) prima di diventare legge e se non sarà votata con una maggioranza di due terzi potrà essere sottoposta anche a referendum popolare. Ma attenzione: nel passato Berlusconi ci ha abituato a corse contro il tempo per far approvare leggi che fossero in qualche modo utili al suo tornaconto. E questo è uno di quei casi: non dobbiamo dimenticare, infatti, che il 14 dicembre la Corte si pronuncerà sul legittimo impedimento e, con grande probabilità, lo dichiarerà incostituzionale. Dal 14 dicembre, in pratica, Berlusconi potrebbe rimanere senza scudo. Tutto, allora, si farà per ridurre i tempi durante cui il Presidente potrebbe essere a rischio sentenza o, quantomeno, a rischio processo.

E qui qualcuno potrebbe chiedersi: ma non si era parlato di “Lodo costituzionale”? Perchè Berlusconi dovrebbe essere così spasmodicamente interessato ad una approvazione lampo? Ecco svelato l’arcano: nel ddl si legge che lo scudo vale anche per i processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica”. Guarda un po’ la coincidenza: proprio come quelli per i quali Berlusconi è imputato a Milano: il processo Mills e il processo Mediaset. Processi che intimoriscono e non poco Mr. B. Soprattutto il primo, in quanto, se il legittimo impedimento verrà dichiarato incostituzionale e, di conseguenza, i processi per Berlusconi riprenderanno, potrebbe facilmente nel giro di pochi mesi arrivare al termine, in quanto gli altri imputati sono già arrivati a sentenza. Staremo a vedere.

E non è finita qui. Il Lodo sarà anche “reiterabile. Questo vuol dire che, poggiandosi sulla carica ricoperta e non sulla persona che la ricopre, qualora Berlusconi dovesse diventare nella prossima legislatura Presidente della Repubblica o venisse riconfermato Presidente del Consiglio, potrà nuovamente godere del suo scudo giudiziario.

Alla faccia del “costituzionale”.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +2 (from 2 votes)

di Carmine Gazzanni

Lo stiamo vedendo: questo non è affatto un periodo “fortunato” e “felice” per il Presidente del Consiglio. Prima l’invito a comparire inviato dalla Procura di Roma per l’inchiesta Mediatrade. Poi ci si mette anche Milena Gabanelli con il suo “Report” che va a scovare la casa ad Antigua ed un altro (l’ennesimo) giro di off-shore.

In tutto questo marasma che sembrerebbe colpire il premier, mentre al Lodo Alfano Costituzionale è stata aggiunta anche la clausola – ad personam – della “retroattività”, le dichiarazioni dei Berluscones sono sempre, inevitabilmente le stesse. Da Capezzone (“non si può fare a meno di constatare un fatto: non esiste un solo caso nell’Occidente in un leader scelto e più volte confermato da una larga maggioranza di cittadini, sia stato e sia oggetto di una così massiccia, sistematica, inesauribile serie di attacchi, inchieste, procedimenti giudiziari”) fino a Fabrizio Cicchitto, secondo il quale questa non è altro che “la dimostrazione che fino al ‘94 la magistratura non si è occupata di Berlusconi mentre dal ‘94 in poi ha iniziato a occuparsene perché lui fa politica”.

Insomma, continuamente i fedelissimi del premier spargono una voce che è assolutamente falsa. Il teorema su cui ogni volta puntualmente poggia la difesa al premier è la seguente: “non può che essere che un attacco della magistratura; d’altronde è dal ’94, da quando Berlusconi è entrato in politica che la magistratura porta avanti questi attacchi mirati e politici. Infatti prima della sua entrata in politica nel ‘94 Berlusconi non è mai stato indagato”. Sarà vero?

Un articolo a firma Gomez e Travaglio di qualche mese fa aiuta a chiarire la questione. Ecco un piccolo promemoria:

1979, 12 novembre. Massimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la “progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.

1983. La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.

1984, 24 maggio. Il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell’articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell’aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.

1984, 16 ottobre. Tre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale5, Italia 1 e Rete4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.

1988, 27 settembre. Berlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”. Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.

1992, 9 giugno. I giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro.

1992, 15 settembre. Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.

1992, dicembre. Paolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione. Un anno dopo viene rinviato a giudizio per i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche.

1993, 8 aprile. Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.

1993, 18 maggio. Arrestato per corruzione Davide Giacalone,consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.

1993, 18 giugno. Arrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro.

1993, settembre. La Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena.

1993, 29 ottobre. Il pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero. 1993, 25 novembre. Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”.

1993, 4 dicembre. La Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi e mezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.

1993, 14 dicembre. Arrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni.

1993, dicembre. Salvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi.

1994, 26 gennaio. Silvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti”.

Il resto è storia dei nostri giorni.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 9.5/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

Una nuova grana per il premier. Ieri sono stati mandati dalla Procura di Roma gli inviti a comparire ai dodici indagati dell’inchiesta Mediatrade, che già si era conclusa il 22 gennaio 2010. Oltre Berlusconi, iscritto nel registro degli indagati “quale azionista di maggioranza e di riferimento”, anche il figlio Piersilvio (Presidente Mediaset), Fedele Confalonieri, Frank Agrama (colui che gestiva il meccanismo delle off-shore) oltre a manager ed ex manager e prestanomi di cui ci serviva per le società off-shore.

Ma, in breve, cerchiamo di ricostruire la vicenda. Nel 1983 nasce RTI (Reti Televisive Italiane) che racchiude l’impero televisivo berlusconiano ed oggi si trova a gestire sia i canali in analogico che quelli in digitale. Mediatrade, invece, era la società, controllata sempre dal gruppo Berlusconi, che aveva il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che venivano comprati soprattutto negli Stati Uniti. Come avviene una normale compravendita? Semplice: si fa un’offerta su film, telefilm, fiction, si stabilisce il prezzo ed finisce lì. Cosa avveniva secondo l’accusa invece? Fininvest e poi Mediaset facevano comprare i film da società off-shore che erano controllate dal gruppo, ma solo occultamente (dunque  ufficialmente non risultavano del gruppo stesso) e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore. E questo creava una enorme provvista di fondi neri: la prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando si arrivava al Vertice, il film aveva un costo molto più alto del reale. Un sistema di “scatole cinesi” quindi.

Domandina. Come avranno commentato i Berluscones fedeli? Eccovi serviti:
Fabrizio Cicchitto è sicuro: questa non è altro che “la dimostrazione che fino al ‘94 la magistratura non si è occupata di Berlusconi mentre dal ‘94 in poi ha iniziato a occuparsene perché lui fa politica”. Dichiarazione assolutamente falsa, in quanto i procedimenti a danno del nostro attuale Presidente del Consiglio cominciano nel lontano 1979 (ispezione alla Edilnord della Guardia di Finanza che interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie).

Abbiamo poi Francesco Casoli secondo cui “le indagini su Berlusconi e suo figlio sono solo l’ennesimo annuncio show buono solo per far vendere domani più copie dei giornali. Ai giudici che amano stare sotto ai riflettori, contrariamente da quanto auspicato poco tempo fa dal Capo dello Stato, chiediamo solo di fare molta attenzione perchè il clima politico è molto pesante, e se disgraziatamente dovesse accadere qualcosa le toghe non saranno esentate dal non avere la coscienza macchiata”. Insomma, clima d’odio conseguenza delle “toghe rosse”. Come dire: la colpa non è di chi commette azioni illecite, ma di chi ci indaga su.

E ancora Daniele Capezzone: “non si può fare a meno di constatare un fatto: non esiste un solo caso nell’Occidente avanzato e nella storia delle democrazie moderne, in cui un plurivincitore delle elezioni, un leader scelto e più volte confermato da una larga maggioranza di cittadini, sia stato e sia oggetto di una così massiccia, sistematica, inesauribile serie di attacchi, inchieste, procedimenti giudiziari […] In democrazia, i governi li scelgono gli elettori, non le procure”. In pratica il cosiddetto “partito dei giudici” sta tornando all’attacco a danno del povero Berlusconi.

E non poteva mancare la nuova spalla su cui sembra poggiarsi il premier, il Gruppo Misto “Noi Sud”, il partito dei cinque parlamentari che avrebbe dichiarato il suo amore a Berlusconi. Il leader del movimento, infatti, Arturo Iannaccone, ha dichiarato che “ancora una volta una certa magistratura dimostra di essere ossessionata dal premier che é vittima di una evidente persecuzione giudiziaria”. Sembra, insomma, aver già imparato a dovere il copione.

E poi non potevano mancare i quotidiani di famiglia. Feltri, infatti, intitola: “Torna in campo il partito dei giudici. Assedio a Berlusconi”. E Belpietro gli sta dietro: “Nuovo attacco dei giudici. Colpo grosso a Silvio”.

I Bravi di Don Rodrigo dicevano a don Abbondio: “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. Ora si parla di processi, ma il discorso è molto verosimile.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +1 (from 1 vote)

di Vincenzo Barbato

(litaliasecondome.blogspot.com)

La situazione del nostro paese non è quella delle più prospere. Dopo l’intervista fatta a Borriello, capogruppo del Pd di Napoli, per par condicio mi sembrava giusto andare a far visita anche a qualche esponente del Pdl per domandar loro quali opzioni risolutive avessero per scongiurare questa piaga dei rifiuti che ci fa fare la figuraccia più atroce in tutto il mondo. Ovviamente neanche qui ho avuto risposte, ma grandi discorsi in politichese (lingua che non si capisce tanto bene). Il guaio è che, come ribadisco sempre, nella politica ci sono persone spesso incompetenti e che non hanno alcuna facoltà tecnica per risolvere qualsiasi problema.
Il mio amico ed io abbiamo intervistato il sindaco di Boscoreale, noto per essersi schierato dalla parte dei cittadini e per la chiusura delle discariche, però vederlo ad un convegno a cui ha partecipato Nicola Cosentino (noto per essere sfuggito al mandato d’arresto per associazione di stampo camorristico ed etichettato come pericolo sociale) non è stato tanto gradevole.

La situazione, poi, è degenerata quando alcuni ragazzi armati di “cartellone squadrista” e “volantini anti-uomo” sono stati prima insultati da partecipanti e politici e poi aggrediti fino ad essere cacciati fuori dal dibattito; solo grazie ai gentili carabinieri abbiamo scampato la pura rissa.
Il motivo di tutto questo chiasso? Abbiamo chiesto a Cosentino di mettersi in mano alla magistratura e di rispettare l’art. 3 della Costituzione, ma abbiamo chiesto troppo, meglio se avessimo provato a corromperlo! Ci saremmo riusciti più facilmente.

In più c’è stato un certo Nicola Sposato che in un articolo ci ha diffamato; il suo talento come giornalista è pari alla sua conoscenza dell’ inglese (ha scritto Mitap al posto di Meetup), in questo articolo ha scritto che un branco di persone appartenenti alla sinistra hanno urlato contro Cosentino dandogli del camorrista, ma non ha spiegato nè che sono stati loro per primi ad insultarci e poi ad aggredirci, nè ha menzionato la parte in cui incito “l’onorevole” a mettersi in mano ai giudici.

Peccato, si sarebbe reso contro che tanto torto non avevamo…

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

Pubblicità