VOTA IL BLOG

Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

View Results

Loading ... Loading ...
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Riceverai gli aggiornamenti del blog direttamente nella tua casella di posta!

Clicca QUI

Tag
Link

Articoli marcati con tag ‘pd’

di Carmine Gazzanni

Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni,  pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.

E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).

Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.

Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione:  le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine,  Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?

Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In  attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +2 (from 2 votes)

Un elettore del Pd ha inviato una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti “rottamatori”. Una lettera molto interessante che invitiamo a leggere e a commentare.

di Andrea Vetere

Carissimo sindaco Matteo Renzi,

Noto con piacere che c’è ancora un bizzo di vitalità nel Partito. Però mi rendo conto che queste sono cose che interessano a me in qualità di cittadino ed elettore mentre a voi lassù non importa una sega, come dicono i suoi conterranei toscani.

Il mio ragionamento, se avrà la voglia di leggerlo, è semplice. Tanto semplice che non è neppure un ragionamento: è un istinto.

Seguo distrattamente i telegiornali, leggo poco i miei quotidiani di riferimento (l’Unità e La Repubblica) ma conosco gli eventi più salienti della scena politica del momento. E cosa percepisco? Glielo dico subito.

Percepisco un Berlusconi in difficoltà (badi, in difficoltà, non perduto ma solo in difficoltà). Percepisco che il momento potrebbe esser buono per il Paese, sento che qualcosa di positivo potrebbe avvicinarsi.

Allora guardo, come mi capita in questi momenti, a ciò che accade nel mio partito sentendomi pronto a votarlo ancora. E cosa vedo da questa parte?

Forse lei lo sa cosa vedo: vedo come due avvoltoî, privi di iniziativa che aspettano svolazzando sul moribondo. Percepisco che questi due avvoltoi stanno lottando, gareggiano a chi otterrà il pezzo più succulento della carcassa.

Lo sa perché la destra finora ha vinto? Perché sa fare quadrato, o meglio c’è riuscita sino a poco tempo fa. Il centro sinistra invece è caduto due anni fa perché Bertinotti di qua, Mastella di là, d’Alema su, Rutelli giù.

E ora? Ora ci risiamo, ci si mette anche lei per di più.

Ma poi come mi fa rabbia che parlate del bene del Pese, e su lo dica che lei pensa al bene di Matteo Renzi! Si vede lontano un miglio che né lei, né Bersani state minimamente pensando a cosa sarà di me, dei miei studi, della borsa di studio che non avrò mai.

Se davvero voi due, e gli altri insieme a voi, pensaste un pelino anche a noi trovereste il modo di apparire diversi, come un partito del Regno Unito di Sua Gloriosa Maestà o degli S.U.d’A.

Lo sa che lì, se non si piace, non si viene rieletti? Dovrebbe esser così anche da noi ma voi maestri della politica non so come ma vivete di lotta. Più rompo le scatole, più sarò importante, più potrò pretendere. Lo dimostra chiaramente Fini, assieme a Bossi e il suo cel’hodurismo.

E ma allora io a chi diamine darò il mio voto? Troverò lei sulla scheda sapendo che Bersani ha dovuto metterla lì perché iniziava ad alzare la cresta? Oppure la troverò tra i ministri nel beneaugurato caso di vittoria del centro sinistra, sicché sino a quel momento non saprò se la sua cresta le abbia fatto o meno ottenere qualcosa?

Ebbene, come farò a votare con serenità sapendo che anche nel mio partito potrebbero prevalere i ricatti del tipo “bada che senza di me non si va eh“.

Per favore, nel caso in cui davvero leggesse questa mia e voglia rivolgermi un po’ di politichese si astenga. In tal caso, preferirei non avere risposta.

Andrea Vètere, elettore preoccupato.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 9.4/10 (5 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +3 (from 3 votes)

di Carmine Gazzanni

In coma e senza respiratore”. Con questo titolo oggi il quotidiano “El Pais” si occupa del Pd, un partito che “nonostante l’entusiasmo generato dal ‘si può fare’ veltroniano […] è, più che un partito riformista di governo, una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, che cercano di mantenere i loro privilegi”. E come dare loro torto?
Da quando è nato il Partito Democratico ha preso solo batoste: prima alle politiche (al Senato Veltroni il 38% contro il 47.3 di Berlusconi; alla Camera il 37.5% contro il 46.8); poi alle Europee (il Pd raggiunse uno sterile 26%); e infine alle regionali, nelle quali Bersani perse ben quattro regioni che erano in mano al centrosinistra, commettendo gravi errori nella scelta dei candidati (un esempio su tutti: dopo la mala amministrazione Bassolino, indagato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, viene presentato Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa).

Ciò che sorprende (chiaramente in negativo) è che in un momento di crisi istituzionale (situazione d’oro per qualsiasi opposizione) il Pd che fa? Cincischia, litiga, sbraita. Alcuni giorni fa Veltroni ha dichiarato: “Il PD offre l’immagine di un partito senza bussola”. Replica Bersani: “La cosa meno normale è il modo, il tono e il momento perché noi dovremmo occuparci del Paese e non guardarci la punta delle scarpe o fare un pacco dono a Berlusconi”. E ancora Veltroni: “Faccio un regalo a Berlusconi? Il contrario”. Insomma, non si capisce più nulla. E l’unica proposta arrivata dalla segreteria del Pd? Il Nuovo (vecchio) Ulivo. Bene ha fatto allora Renzi che ha dichiarato che “il Nuovo Ulivo fa sbadigliare”. Proprio ieri, a Matrix, il sindaco di Firenze ha rincarato la dose riferendosi a Bersani: “A me ha colpito quando Bersani , qualche giorno dopo le dichiarazioni di Fini di agosto, ha detto ‘pur di mandare a casa Berlusconi va bene anche un governo Tremonti‘. Ecco, se tu hai detto che Tremonti è ‘il ministro del tesoro della macelleria sociale’, se abbiamo fatto gli scioperi contro Tremonti, come vai dai nostri iscritti a dire ‘guardate ragazzi, contrordine compagni, Tremonti va bene’?”.
Come dare torto a Matteo Renzi? Il punto, purtroppo, è che il Partito Democratico, nelle idee e nei programmi non è mai stato coeso al suo interno e, dunque, mai stato chiaro.
Prendiamo il caso immigrazione (ne ha parlato brillantemente in un suo articolo “Il Fazioso”). Siamo al giorno dopo dell’elezione di Franceschini a segretario del Pd. Appena eletto disse: “Basta con i litigi dei leader sui media”.
Dopo alcuni giorni eccco cosa succede sul tema immigrazione. Fassino dichiara a Radio 24 che “La politica del respingimento alle frontiere è un’azione legittima di contrasto dell’immigrazione clandestina prevista da tutti i documenti dell’Unione Europea, dagli accordi internazionali e praticata anche durante il governo di centro sinistra”. Replica Rosi Bindi: “Si tratta di un’evidente violazione dei diritti umani. La condanna dell’Onu, come quella di tutte le principali organizzazioni non governative, dovrebbe far riflettere il ministro Maroni: per l’Italia non si tratta di una vittoria ma di una vergogna. Forse Fassino non ricorda esattamente le differenze tra noi e il centrodestra”.
Rutelli (ancora non fuoriuscito) è invece in linea con Fassino: “Bisogna respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina. Se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto (‘in Italia entri chiunque’) sbaglieremmo alla grande. Anche qui deve esprimersi il riformismo del Pd”. Ma Tonini non è d’accordo: “Bisogna fare come si è sempre fatto, con una procedura più lunga e magari impopolare, ma più giusta: accoglienza, identificazione, e poi, eventualmente, espulsione”. Chiamparino, tuttavia, non è dello stesso avviso: “Lo dico e lo confermo: sono convinto che si debba fare di tutto per togliere l’immigrazione dalle mani della mafia e della criminalità. E quindi che si debba cercare di contrastare gli sbarchi dei clandestini sulle nostre coste perché questa attività è in mano esclusivamente alla criminalità. Il nostro partito non ha mai organizzato una riunione sull’immigrazione e poi devo proprio dirlo: su questo argomento il Pd sta regredendo”. Ma arriva il richiamo ufficiale al Sindaco di Torino da parte di Soro: “Evidentemente abbiamo due idee diverse di come si sta in un grande partito politico”. Ma, a sostegno di Chiamparino arriva Penati: “Ha ragione. Non capisco, se la segreteria nazionale del partito non ha trovato il modo e il tempo di discutere di temi importanti come quello dei respingimenti, di cosa stanno discutendo. Vorrei sapere qual è l’ordine delle priorità di questo partito”. E infine Fioroni: “Invito i miei compagni di partito a non girare la testa dall’altra parte. Le norme della destra violano i diritti umani”. Conclusione: oggi qual è la posizione, chiara e forte, del Pd su questo tema?

E ancora, un esempio più recente. A Vasto, al V congresso nazionale dell’Idv, Rosi Bindi, ospite di un dibattito proprio relativo alle alleanze, non ha chiuso le porte né a Fini né a Casini, rimanendo sul vago e, pertanto, non prendendo alcuna ferma posizione in merito: potranno aderire al progetto “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è, e meglio è. Il perimetro è deciso dalla condivisione al programma”. Ecco, si chiederebbe al Pd di usare meno politichese e più chiarezza: pane al pane e vino al vino.

Altrimenti sì, rimarremmo in una situazione di “coma e senza respiratore” ancora a lungo.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

Il Pdl e, dunque, il Governo sono sempre più nel caos. C’è chi difende strenuamente Berlusconi (vedi i soliti Capezzone, Cicchitto, La Russa); chi, sulla scia dei finiani, comincia a guardarsi un po’ attorno (vedi Gianfranco Rotondi). E, sebbene tutti neghino, sebbene tutti nella maggioranza dicano che è più di una semplice possibilità che questo Governo arrivi alla fine della legislatura, pochissimi ci credono. A cominciare dall’alleato di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, che pochi giorni fa ha dichiarato che si andrà certamente al voto “a fine novembre o ai primi di dicembre” al massimo. Pare scontata un’alleanza Lega – Berlusconi, anche se Mario Borghezio aveva addirittura affermato di non poter escludere che la Lega viaggi da sola in caso di elezioni anticipate. Voci, tuttavia, smentite poi da Bossi stesso, anche se non dobbiamo dimenticare che il senatùr, interrogato qualche tempo fa sulla possibilità di un premier leghista, rispose: “Nel 2013 è un’ipotesi possibile“. Per carità, sappiamo che sarebbe un’ipotesi quanto mai assurda, ma da un partito che, nei suoi tratti distintivi si rivela essere incostituzionale e razzista, ci possiamo aspettare di tutto.

Intanto il Presidente del Consiglio pare comunque essere intimorito da queste elezioni. E lo dimostra il fatto che sta cercando di ricongiungersi con il figliol prodigo Pierferdinando Casini, alleato sgraditissimo alla Lega. Tant’è che in questi giorni abbiamo assistito a scontri, battute e risposte dai colori tragicomici. “Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere”, afferma Casini; “Casini è uno stronzo. Casini è come quelli che non potendo avere meriti e qualità insultano gli altri” ribatte con estrema delicatezza Bossi, che aggiunge: “Casini è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord”. E ancora il leader dell’Udc: “Gli insulti che questa sera Bossi mi ha gentilmente rinnovato dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani”. Fino all’apogeo, oggi, del capodelegazione della Lega all’Europarlamento, Francesco Speroni, in un’intervista ad “Affaritaliani”: “L’Udc è gente di cui non ci si può fidare, perché abbiamo visto… sono come la D’Addario … vanno con chiunque”. E, infine, ecco l’Onorevole dell’Udc Amedeo Ciccanti che controbatte: la Lega si comporta come “le squadracce di Mussolini”.

Insomma, Berlusconi è avvertito: o Lega o Udc. Insieme mai. Sia per volere di Casini, sia per volere di Umberto Bossi. E intanto c’è anche chi propone un Governo che raccolga le forze centriste. A Proporlo è Italo Bocchino: una maggioranza con Fli, Rutelli, Casini e i moderati del Pd. Logicamente la sua proposta ha ricevuto solo critiche e null’altro. D’altronde è obiettivamente una proposta quanto mai assurda, che non tiene alcun conto di idee, posizioni e programmi. Insomma, una maggioranza che starebbe in piedi (semmai si riuscisse ad alzare) una manciata di giorni.

Dunque è chiaro: tutti sono impegnati a capire come muoversi, quando muoversi e, soprattutto, con chi muoversi. Soltanto da una parte le acque sono (purtroppo) estremamente calme (anzi, morte). Stiamo parlando del Pd. Oramai è chiaro che il Partito Democratico non vuole elezioni anticipate, semplicemente perché uscirebbe ancora tragicamente sconfitto. E il punto è questo: uscire sconfitti alle scorse politiche, alle scorse regionali e alle scorse europee (in pratica a tutti gli appuntamenti elettorali fin qui tenuti) già è molto pesante, ma uscire sconfitti ora, contro un centrodestra che non si regge in piedi, significherebbe la morte del Pd, di un progetto, di un disegno probabilmente mai esistito o comunque mai concretizzato e dei suoi vetusti esponenti.

D’altronde anche le ultime statistiche dicono questo. Mannheimer, sempre ad “Affaritaliani”, ha afferamato che “se ci fossero elezioni anticipate l’alleanza tra Pdl e Lega otterrebbe una buona affermazione e con questa legge elettorale avrebbe certamente la maggioranza alla Camera dei Deputati”. Solo “al Senato la situazione e’ piu’ complicata”. E il Pd? Come già detto “poverino e in grossa difficoltà”. Lo stesso saggista, infatti, aggiunge che “il problema del Pd e’ il continuo dibattito interno e il grande senso di debolezza che trasmette agli italiani. Per questo motivo il voto anticipato non conviene al Centrosinistra, che non lo vuole”.

Rimangono, dunque, soltanto Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà attivi sulla scena politica. Si spera che proprio Nichi Vendola posso fare la voce grossa in caso di elezioni anticipate, possa avere un ruolo di primissimo piano e non marginale. Proprio oggi è uscita su “Famecount.com” la classifica “Top Social Network Stars”, i personaggi più seguiti sul web (facebook, youtube, twitter). Ebbene, Nichi Vendola è al trentesimo posto, il primo tra gli italiani. Seguito proprio da Antonio Di Pietro (sessantottesimo posto). Insomma, si spera che i due politici italiani che da sempre hanno tenuto a cuore la libera informazione, soprattutto attraverso il canale informatico, possano prendere il sopravvento sugli impolverati uomini del Pd. Non è un caso che del Pd, in questa classifica, non compare nessuno del vertice: né Bersani, né Franceschini, né D’Alema. Solo due sindaci: Emiliano e De Luca.

Ma può bastare? Certamente no. L’unica speranza è che qualcosa si muova nel Pd. Si spera che il partito traino del centrosinistra, dopo due anni di opposizione a tratti inesistente, riesca a riemergere e a non farsi sfuggire quest’altra, ennesima opportunità.

Il primo passo per rinascere, caro Bersani, è avere il coraggio di riconoscere che buona parte della malattia politica e sociale dell’Italia è da imputare alle scelte sbagliate della sinistra e, ora, del Pd, quanto mai lontano dalla gente e dalla società civile.
Adda passà a nuttata”, diceva Edoardo De Filippo. Speriamo passi, ma, al momento, la notte è ancora nera. Troppo nera.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Letizia Malanga

Quando ho pensato cosa scrivere in questo articolo, mi turbinavano nella mente tante di quelle informazioni e notizie che non sapevo più cosa scrivere.
Allora mi sono detta: “ho io delle allucinazioni, oppure stanno accadendo davvero queste cose allucinanti?” Beh, direte voi lettori che stanno accadendo davvero; quindi ho deciso che cercherò di riassumervele.

Partendo dalla news sicuramente più scottante, avrete saputo delle dimissioni di Scajola. Egli dopo una settimana di proclami del solito complotto, ha affermato, restando serio, che non vuole vivere in una casa pagata da altri a sua insaputa. Ora, se n’è parlato tantissimo quindi chiudo, però non prima di avervi ricordato che stiamo parlando della stessa persona che ha prima tolto la scorta a Biagi, e che, dopo morto, lo ha definito un “rompicoglioni assetato di consulenze”. Ora mi chiedo: com’è possibile che sia ancora in politica?

Ma parliamo d’altro. Mentre al potente editore laziale Ciarrapico (senatore Pdl e noto fascista), indagato per truffa, vengono sequestrati beni per 20 milioni di euro, e mentre l’ex assessore Pdl allo sport della Lombardia Prosperini patteggia la pena di 3 anni e 5 mesi per tangenti, i dirigenti Pdl negano qualsiasi tipo di questione morale e litigano su partite di calcio e su allenatori portoghesi (vedi Gasparri e, per gli “juventini”, La Russa).

Mentre il Sultanonano blatera in giro che in Italia c’è fin troppa libertà di stampa (libertà che in una democrazia non è mai troppa), il Rapporto del 2010 di Freedom House sulla “Libertà di stampa del Mondo”, ci relega tra i Paesi “parzialmente liberi” al, tenetevi forti, 72mo posto, con nazioni del calibro del Benin e Hong Kong, naturalmente ultimo paese dell’UE. Però consoliamoci, lo Zimbabwe del caro Mauro Masi è ancora lontano. Ah, dimenticavo di dirvi che il rampollo leghista Renzo Bossi (per i più, la Trota), ha da poco querelato un blogger satirico per averlo parodiato con una fantastico “Diario segreto di Renzo Bossi” (che invito tutti a leggere). Sta imparando fin da piccolo i trucchi del politico, anche se non credo che la sua onorabilità possa essere messa in discussione più di quanto già non lo sia.

Credete che le brutte notizie siano finite qui? Eh no, perché dovete sapere che i fascisti di Blocco Studentesco si stanno organizzando per una megamanifestazione a Roma (da loro definita la “nuova Marcia su Roma”); la LEGA vuole accaparrarsi tutti i ministeri possibili ed inimmaginabili; il Sultanonano avrà l’interim sul Ministero dello Sviluppo Economico, che controlla anche il settore delle Telecomunicazioni, giungendo all’apoteosi del conflitto d’interessi; il PD mugola come sempre e dagli ultimi dati la Turchia risulta avere molta meno corruzione di noi.

Quello che mi rende colma di “gioia” è che possiamo consolarci solo con le continue punzecchiate di Fini al Sultanonano, che ha da poco lanciato le iscrizioni ai circoli di “Generazione Italia”: costerà 10 euro diventare finiani.

Ma anche a me, come Vauro, piace chiudere positivamente. Certamente non sono di destra, ma non si deve nemmeno essere comunisti per dire che l’acqua deve essere pubblica, ora e sempre; e non si ricalcano luoghi comuni quando si dice che l’acqua è un nostro diritto. Per questo motivo vi invito con tutto il cuore a firmare il referendum per ripubblicizzare la gestione delle acque e cancellare per sempre qualsiasi pretesa di cricche e politici vari di speculare sul questo bene pubblico. Per sapere dove firmare consultate il sito:

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=65

Non so se con questo riepilogo delle peggiori notiziaccie nostrane vi ha rovinato la giornata, però so di sicuro che dopo il pianto c’è la risata, e dopo la risata c’è la voglia di lottare.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

7582_elezioni2009La Calabria era arrivata alla tornata elettorale in una situazione a dir poco travagliata: un Consiglio Regionale dove, su 50 Consiglieri, erano imputati o indagati o condannati in 35. Forse le elezioni erano quello che ci voleva: aria di rinnovamento, di cambiamento. Cambiamento che il Pd proprio non ha voluto dare e allora eccolo che ti ripresenta lo stesso Presidente (Loiero) di quella stessa giunta falcidiata da avvisi di garanzia.

E allora andiamo a vedere come sono andate queste elezioni che hanno portato Scopelliti a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, chi sono i nuovi consiglieri, se c’è stata questa ventata di cambiamento. Oggi ci occuperemo solo degli eletti nelle file del Pd, rimandando a domani gli altri eccelsi eletti pidiellini & co.

Nicola Adamo: già vicepresidente della giunta Loiero, è stato rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa il neoeletto avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente dell’impero alimentare della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.
Ed ancora: Nicola Adamo è indagato per reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione anche nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola (Cosenza) relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino.
Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488 (incentivi alle aree depresse).
Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici.

Mario Maiolo: assessore regionale uscente. Anche lui è indagato dalla Procura di Catanzaro nell’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.

Sandro Principe: ex assessore regionale della giunta Loiero ed ex sottosegretario al Lavoro. Il suo materiale elettorale venne trovato nelle abitazioni di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Le operazioni furono portate avanti dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Camera dei deputati. Nella richiesta del procuratore Cordova c’era di tutto: dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro, sino agli incontri di Sandro Principe (fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata di un bar di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce).
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, che dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe. Contro di lui, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno, lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia.

RETTIFICA: La vicenda, risalente al 1991, che ha riguardato l’ On. Principe  si è conclusa con la richiesta di archiviazione della stessa Procura di Palmi in data 28 marzo 1995, accolta dal G.I.P. presso lo stesso Tribunale, che ha emesso il provvedimento di archiviazione in data 29 aprile 1995. L’ On. Principe ha avuto modo di chiarire davanti alla Camera dei Deputati e, soprattutto, davanti alla Magistratura ordinaria.

Gaetano Ottavio Bruni: presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per l‘alluvione del 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio; questo perché non procedette alla designazione del funzionario responsabile della realizzazione e programmazione delle opere volte alla rimozione delle criticità individuate dal Pai (Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico).
Nel 2008 Gaetano Ottavio Bruni lasciò la giunta regionale a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano di una feroce cosca. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni. Ma, a un anno dalle dimissioni, Bruni è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
E’ infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.

Giuseppe Bova: presidente del Consiglio regionale uscente. Nel 2003 Giuseppe Bova era vicepresidente del Consiglio regionale, e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza, allorquando, con soldi prelevati dal fondo destinato alle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, regalò 47 borse in pelle e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro, come regali di Natale. Il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza che: “l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa”.

Demetrio Battaglia: talis pater, talis filius. Suo padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, mentre lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’ aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Da 21 anni Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.

Appuntamento a domani per parlare un pò degli eletti nella maggioranza. A cominciare dal Presidente Scopelliti.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

foto-formigoni-290x244Italia. Il Paese delle meraviglie. Tre articoletti, una mezzoretta di  riunione del Consiglio dei Ministri, una firmetta da parte del sempre più complice Ponzio Napolitano e il gioco è fatto: addio regole, addio norme, addio democrazia. Questo è quello che è successo ieri: un dl “ad listam” (come l’ha definito Emma Bonino) di soli tre articoletti che permette il reinserimento delle liste Pdl alle regionali, in Lazio e in Lombardia.

E non è finita qui. Il bello, quando il Governo Berlusconi 3 mette in piedi queste porcate, è sentire i commenti a caldo: lì ci sono i veri colpi di genio dei politici che, dicono, dovrebbero rappresentarci. Ti regalano sempre nuove emozioni, nuove magie, nuovi colpi di scena. E allora vedremo la Polverini ferventemente convinta che questo dl, che palesemente cambia le carte in tavola permettendo a lei e all’amico Formigoni di raggirare le regole e candidarsi, dire che non è vero, che questo dl non cambia nulla: “Il Capo dello Stato ha firmato un decreto che interpreta la legge ma non la cambia. Adesso aspettiamo una risposta dal Tar“. Fantastico!

E ancora. Abbiamo Renato Brunetta che pensa che tutto quello che sia successo in questi giorni non sia uno scandalo per il Pdl, non sia segno dell’esistenza di una classe politica quanto mai inetta. No, in realtà per il Ministro nonché candidato sindaco di Venezia tutto questo ambaradan è stato solo una pubblicità, a mò di quella televisiva: “Pd. Vuoi vincere facile?”. E allora il “poltrono-filo” a buona ragione afferma: “le proteste contro il decreto interpretativo sono da parte di chi voleva vincere facile. Costoro non solo non vinceranno facile, ma troveranno un Pdl ancora più agguerrito, perché consapevole dello scippo che gli volevano fare“. Ergo: noi abbiamo presentato le liste in ritardo, quindi la colpa è del Pd, dell’opposizione e dei magistrati. Sillogismo perfetto. Aristotele sarebbe contento del buon Brunetta.

Ma non è finita qui. Infatti sin da subito le opposizioni sono scese in piazza per protestare, esprimere il proprio malcontento per una situazione sempre più paradossale e sempre meno democratica. E ti pare che qualcuno non abbia parlato e sparlato rigirando oltremodo tutte le frittate disponibili, facendo apparire il decreto come sano, utile e democratico e invece i vari sit-in e le varie manifestazione come evidenti atti sovversivi che rischiano di portare l’Italia alle soglie di una guerra civile?!? E allora ecco i fidi pidiellini dar fiato alle loro trombe. Cicchitto: “Coloro che alzano la voce, parlano di colpo di mano, addirittura di Pinochet e di golpe o parlano a vanvera, da quei piccoli demagoghi che sono, o non sanno di cosa parlano. Fino a prova contraria, i golpe e i colpi di mano sono fatti per annullare le elezioni o per falsarle” (ecco, appunto: falsarle!). E poi Bondi, ministro della (Min)Cul(Pop)tura: “Ogniqualvolta c’è da dimostrare un briciolo di saggezza politica, di equilibrio e di moderazione, nell’arcipelago della sinistra si scatena invece il peggio: un irresponsabile furore polemico senza attinenza con la realtà, in questo caso senza neppure un’attenta valutazione dei contenuti del decreto“. Il Pdl calpesta norme e leggi, e la colpa poi è di chi legittimamente protesta. Non fa una piega.

E ancora. Se Di Pietro legittimamente accusa non la figura istituzionale del Presidente della Repubblica, ma chi indegnamente incarna tale istituzione definendolo un “Presidente da impeachment”, copriti cielo: tutti ad additarlo come un folle eversivo. Cicchitto, ad esempio, ha affermato: “Ci chiediamo come fa una sinistra che si proclama riformista e moderata a restare, nei fatti, alleata per le elezioni regionali con chi attacca perfino il Capo dello Stato”, come se questo fosse un atto sacrilego, mentre cambiare le regole elettorali quello no, quello è consentito, quasi dovuto. E queste critiche, poi, si alzano anche dal Pd. Ad esempio Luciano Violante: “Di Pietro? Qualche volta parla a vanvera“. In realtà niente di nuovo, se si pensa che parliamo dello stesso Violante che disse che era legittimo che Berlusconi si difendesse non solo nel processo, ma anche dal processo. Forse ancora deve fare mente locale e capire che il suo partito ha un “elle” di meno.

E, mentre sentiamo tutti questi commenti che non fanno ben sperare ma per lo meno fanno ridere, il Pdl, Partito Dei Latitanti, Partito Dei Ladri, Partito della Libertà (Provvisoria), diventa anche Partito delle Liste. Illegali in teoria. Non più nella realtà. Magia!

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

“Classico esempio di memoria a breve durata”, direbbero forse gli specialisti. Sabato a “Che tempo che fa”, alla domanda di Fazio su quale sia il confine tra trattativa e inciucio (domanda più che legittima), la Volpe del tavoliere così risponde: “Io vorrei sapere nei lunghi anni di vita politica che io ho vissuto quale inciucio ho fatto!”. Quasi non si capacita di questa immagine da “inciuciatore” a lui attribuita, si dimena su quella poltrona che gli piace tanto, ma non trova risposta. E lui è sicuro, non ha mai “inciuciato”: “quale compromesso deteriore io ho mai fatto nella mia vita politica?!? Vorrei che mi si dicesse!”.  E allora diciamoglielo, rinfreschiamo la memoria a chi ha dimenticato o finge di aver dimenticato.
Basterebbe ricordare ciò che ha detto D’Alema al Corriere della Sera il 17 dicembre 2009: “Se per evitare il suo processo (di Silvio Berlusconi,ndr) devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, e’ quasi meglio se facciamo una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini“. Indicativo. Ma forse questo non basta all’inciuciateurr per riconoscersi tale. E allora andiamo brevemente indietro nella storia: alla fine del’94, in barba a una sentenza che dichiarava incostituzionale la Legge Mammì (legge che permetteva a Berlusconi il possesso di tre reti con copertura nazionale), cosa fa il prodigo D’Alema? Stabilisce una accordicchio (inciucio) con l’amico di sempre, mister B., e gli promette che non faranno niente per tradurre in legge la sentenza della corta costituzionale: Berlusconi potrà continuare a possedere (illegalmente) le tre reti televisive. 
Sarà finita qui? Certo che no. A Max (siamo nel 1996) proprio non piaceva quel politico proposto da Andreatta, Romano Prodi. E allora con chi, secondo voi, si mette d’accordo il volpone del Tavoliere? Ma certo, con Silvio. Vanno addirittura a Porta a Porta insieme D’Alema e Berlusconi, con Vespa che si commuove quasi per l’emozione. E nasce allora la Bicamerale perché, a detta loro, era urgente una riforma della Carta Costituzionale (corsi e ricorsi storici). Berlusconi in quel periodo era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia e riciclaggio e era addirittura indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri: il più adatto compagno per riformare la Carta Costituzionale, quindi.
Caro Max, che dire: il lupo, anzi la volpe perde il pelo, ma non il vizio. Il pelo e la memoria.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

boccia_vendolaFinalmente si vota. Era quello che pugliesi e non solo stavano aspettando. “Chi vincerà?”, ci si chiede. Questo non possiamo dirlo, ma possiamo analizzare quello che è stato il cammino dei due per giungere alle primarie.

Chi è Francesco Boccia? E’ il candidato del Pd, è il candidato voluto a tutti i costi da D’Alema (sembra quasi che la sfida, in realtà, si giochi tra  Vendola e Max, più che tra Vendola e Boccia) che aveva addirittura spostato il suo quartier generale in Puglia, per seguire la vicenda da più vicino. E’ giovane Boccia, il che certamente apprezzabile. E su questo ha molto insistito Max: “Boccia ha dieci anni meno di Vendola. E’ ora del ricambio generazionale”. Ma la risposta di Nichi non si è fatta attendere: “Si, è vero, sono più anziano di Francesco. Però D’Alema si dimentica che lui ha dodici anni più di me. Non sarà il caso che per dare il buon esempio, il rinnovamento generazionale lo cominci da lui?”. E’ giovane Boccia, ma pare aver appreso subito dal suo mentore in fatto di dichiarazioni. Com’è stato, ad esempio, riguardo l’acquedotto pugliese: “Pretendo che le famiglie del San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione dell’acquedotto pugliese alla competizione tra privati(18 gennaio 2010);Mi accusate di voler privatizzare l’Acquedotto. E’ una calunnia, è falso, non l’ho mai detto” (22 gennaio 2010).

E Vendola? Errori anche lui ne ha commessi: tempo fa, quando erano in corso indagini per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità parlava di complotto, magistratura politicizzata, come un Berlusconi qualsiasi (ed essendo leader di Sinistra e Libertà è abbastanza preoccupante).

Nonostante questo, bisogna che tutti lo amettano: Vendola è colui che il Pd non voleva ed è riuscito lo stesso a giungere alle primarie; è il candidato “del popolo”, quello voluto dalla gente che ha compreso i suoi sforzi, le vittorie (che comunque ci sono state) nel passato mandato e che pensa sia doveroso ripagarlo. Ed è vicino alla gente non solo con le parole, ma con i fatti: i cosiddetti “Nichi-express”, autobus che riportano i giovani studenti pugliesi che vogliono votare, “la fabbrica di Nichi”, il quartier generale dove lavorano 30 volontari con il loro portatile perché si è compresa l’importanza della rete, le videolettere che ogni giorno Vendola lascia su internet. E’ una strategia, per così dire, a basso costo, ma molto più proficua di quelle propagande in pompa magna (ma spesso vuote) che spesso caratterizzano quelle dei grandi partiti. Sembra, ancora, il protagonista di uno di quei film che fanno sognare: un “solo contro tutti” dove il “tro” si cancella e lascia spazio a un “solo con tutti” (come recita il suo slogan). In altre parole, non ha l’apparato dietro, ma ha il popolo che lo attende e che aspetta di votarlo anche alle regionali.

Come andrà non si sa. Un fatto è certo: Nichi è stato da esempio a molti. Al Pdl sicuramente (dubito, però, potranno capire perché), ma soprattutto al Pd: il “popolo viola”, le manifestazioni “dissociate”, e ora Nichi sono tutti segni evidenti della lontananza del Pd dal popolo vero, vivo, attivo con cui la politica deve necessariamente fare i conti. Questo Vendola l’ha capito. E il popolo gli è vicino.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

Si sa, gennaio è il periodo delle trattative, nel calcio come nella politica. Qui, però, non è in ballo il passaggio di un giocatore o di un allenatore, ma la tranquillità di Silvio Berlusconi che proprio non ne vuole sapere di affrontare uno dei processi a suo carico (forse sarà allergico…??). E allora che fa? Prepara a tavolino le possibili mosse a cui ricorrere nel caso il pericolo giudiziario si avvicini. E allora, oltre, al legittimo impedimento e al processo breve, è stata presentata anche un’altra bozza s

alva-premier. Il tandem Quagliariello – Centaro, infatti, ha presentato una ennesima fotocopia del fu- lodo Alfano, fotocopia, a sua volta, del fu-lodo Maccanico-Schifani (si è pensato, allora, che, in realtà, il lodo è come una sorta di “testamento pidiellino”: tutti devono impararlo come l’Ave Maria e ricacciarlo al momento opportuno; chi riuscirà poi nell’intento di farlo diventare legge potrà accedere all’Harem di Arcore). E in che modo è stata presentata questa idea nuova, innovativa, rivoluzionaria? Semplice, come sempre. Il gioco del carciofo: chiediamo tanto, più di quanto ci serve e, alla fine, otteniamo proprio quello che ci serve e lo facciamo apparire come un favore che noi facciamo a loro. E’ sempre la stessa la tattica che mette in campo il Pdl: ha funzionato, nel 2008, con il tandem tra norma blocca-processi e lodo Alfano, e rieccola nuovamente nel 2010 (tanto per iniziare bene l’anno). E secondo voi chi è che casca nel tranello pidiellino? Gli amici inciucioni del Pd? Bravi! Come nel 2008 (anche in quel caso successe qualcosa di molto simile), anche questa volta il Pd (o per lo meno buona parte) non si smentisce, tant’è che il lodo-fu Alfano-fu Maccanico-Schifani-è Quagliariello-Centraro risulta essere un “lodino” (immunità per i presidenti della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato) affianco al “lodone” (immunità per tutti i parlamentari) presentato da un altro duo, Chiaromonte (Pd)-Compagna (Pdl). Bisogna dire, però, che i vertici del Pd e Bersani in primis, proprio nel giorno in cui aveva parlato delle leggi ad personam, non sono disposti a trattare sulla proposta della senatrice del Pd. Tuttavia la Chiaromonte, si pensa di scuola dalemiana vista l’esperienza “inciuci sta”, è ben apprezzata, guarda un po’, dal Pdl, ma anche, nonostante Pier Luigi, da alcuni esponenti del Pd, disposti a trattare sul “lodone”; domandina: cosa vuol dire “trattare”? Che alla fine, tratta e ritratta, si rifiuterà il lodone in nome di un più ”pacifico” lodino. E il gioco del carciofo sarà bello che riuscito.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

Pubblicità