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di Carmine Gazzanni

Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. A meno che davanti a voi non ci sia un omosessuale: allora sì, lapidatelo.

Si potrebbe sintetizzare in questo modo la risposta del Vaticano alla proposta di depenalizzare l’omosessualità, proposta avanzata dalla Francia di Sarkozy nel novembre del 2008 e da subito osteggiata dalla Santa Sede.  L’iniziativa già due anni fa ha trovato l’appoggio, invece, di molti Paesi, non solo europei (tutti i membri dell’Ue hanno aderito), ma anche di alcuni Paesi africani che per la prima volta hanno dato il loro consenso a una proposta Onu in materia sessuale (Gabon, Repubblica Centrafricana, Capo Verde, Mauritius); ci sono poi anche molti paesi dell’Est Europa, diversi stati dell’America Latina (tra cui Brasile, Argentina, Cile, Venezuela), oltreché Giappone e Nepal.

Il Vaticano, al contrario, non ha aderito. Ieri come oggi la sua risposta è chiara e sgombra da fraintendimenti: noi non firmiamo.
I motivi? L’iniziativa lavorerebbe in favore “dello smantellamento del sistema dei diritti umani”, diceva allora il nunzio apostolico. Dichiarazione, questa, ribadita e confermata oggi: l’osservatore permanente del Vaticano presso l’Onu si è espresso contro la  proposta perchè destabilizzerebbe tutto l’humus culturale cristiano.

Dunque, meglio che soffrano, vengano arrestati o, addirittura, muoiano questi omosessuali. Perché questo, purtroppo, è ciò che avviene in molti Paesi, soprattutto africani e asiatici. 91 paesi considerano i rapporti omosessuali un reato. In molti Paesi islamici si ricorre all’impiccagione: si dice siano circa 4000 gli omosessuali giustiziati negli ultimi 30 anni in Iran. In altri Paesi è prevista per legge la pena di morte: Arabia Saudita (per via dell’applicazione della Sharia, la legge coranica), Emirati Arabi, Mauritania. In Yemen la situazione rimane drammatica: si può andare dalle cento frustate all’esecuzione capitale. In Malawi si va dai  cinque ai quattordici anni di reclusione, con pene corporali. In altri Paesi si sceglie la strada dei lavori forzati: così in Egitto, Giamaica, Monzambico, Nauru, Saint Kitts and Nevis, São Tomé and Principe.

La situazione è chiaramente, palesemente drammatica. Ma la Chiesa non può (e non vuole) opporsi. E non è la prima volta. Sempre nel 2008 (dicembre), il Vaticano non aderì alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. E qui perché mai? Semplice: i disabili, per Nostra Madre Chiesa, non hanno diritto alla pianificazione familiare, alla “educazione riproduttiva” e ai “mezzi necessari per esercitare questi diritti” (art. 23), né tantomeno hanno diritto all’accesso ai servizi sanitari, “inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva” (art.25).

Insomma, tutti figli di Dio. Tutti ad eccezione di omosessuali e disabili (che andranno all’inferno). O forse dovremmo parlare di “ricchioni” e “handicappati”? Aspettiamo risposte dai prelati del Vaticano. Casomai tra un bambino e l’altro.

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Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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