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Articoli marcati con tag ‘molise’

di Jessica Proni

Come voi tutti immagino sappiate negli ultimi anni, grazie anche alla splendida opera amministrativa attuata da Michele Iorio e i suoi, il Molise, in violazione al patto di stabilità delle regioni, ha creato un “buco” nel budget ad esso assegnato tutto a carico della sanità. Oltre che a perderne nel servizio pubblico offerto ai cittadini (vedi proteste del pronto soccorso di Isernia nell’ultima settimana http://www.infiltrato.it/notizie/molise/sanita-molise-pronto-soccorso-isernia-riparte-la-protesta), sono gli stessi cittadini a doverci rimettere di tasca propria, pagando imposte indirette perfino sul carburante.
[Attualmente il problema lungi dall’essere risolto continua a pesare come una spada di Damocle sulle teste dei molisani incuranti che immagino senza troppa difficoltà continueranno a rieleggere i candidati del centrodestra alle prossime elezioni.]

Il molisano doc, c’è poco da fare, è poco sveglio e a dimostrazione di quanto dico vi porto un altro esempio: si parla oggi molto di crisi energetica per risolvere la quale in sede nazionale si è tornato a parlare di nucleare.
Uno dei possibili siti ove collocare un’ipotetica centrale è lungo la costa molisana, vicino Termoli, ove le condizioni del suolo e dell’ambiente lo renderebbero più che adatto.
Ma i cittadini molisani si sono indignati: “perché proprio qui, noi non lo vogliamo il nucleare è rischioso, non sicuro e se proprio si deve fare, che si faccia altrove!!“, continuano a tuonare le associazioni del luogo.

Effettivamente il nucleare crea i suoi problemi e come dare torto ai timori derivanti da una risorsa che potenzialmente potrebbe risultare così dannosa, se solo ci fosse un’alternativa…

Si parla anche di rifiuti, l’esempio di Terzigno e del suo limone che sta facendo il giro del web in queste ore la dice lunga su come sia lontana una risoluzione definitiva del problema dei rifiuti in Campania, ma non solo: qualche tempo fa in un intervista fatta da noi a Daniela Sciarra (Legambiente) se ne parlava e il dato che lei ci fornì ci ricordò che nemmeno il Molise può essere immune dall’emergenza rifiuti.
Siamo pochi, poco più di 320 mila abitanti su una superficie di 4400 chilometri quadrati, ma dei nostri rifiuti il 90% finisce in discarica e il 10% che rimane è davvero una ridicola parte che viene recuperata e riciclata al di fuori delle aree molisane.

Se solo ci fosse un’alternativa alla discarica…

A me pensando a tutto questo viene un dubbio: e se le cose potessero migliorare risolvendo il problema del bilancio, il problema energetico e dei rifiuti con un unico intervento mirato?

Mi spiego meglio.
Nel 2007 venne fatta una proposta alla regione: un parco eolico a largo delle coste adriatiche, un parco di notevoli dimensioni, 54 pale a 3 km dalla costa di fronte alle spiagge tra Termoli e Vasto, un parco offshore, il primo in Italia che avrebbe prodotto una potenza di 162 megawatt.
L’allora presidente della regione, sempre tale Michele Iorio, con l’appoggio dei cittadini dei comuni interessati e il sostegno dell’illustre compaesano, Ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, si opposero alla proposta che venne pertanto respinta con la motivazione dell’immane impatto paesaggistico che avrebbe sicuramente danneggiato l’aspetto turistico della zona.
Le simulazioni del progetto davano questa immagine: http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/simulazione-offshore/2.html e secondo me non è così male. L’impatto paesaggistico è minimo tanto sono lontane dalla costa e in più essendo il primo impianto di questo tipo in Italia avrebbe attirato notevolmente l’attenzione di studiosi, studenti e scolaresche, esperti del settore da tutto il mondo, se solo fosse stato minimamente all’altezza delle aspettative.

A distanza di tre anni si continua a parlare di eolico e i molisani continuano ad opporsi: l’eolico selvaggio, a detta di quanti protestano, sarebbe infatti un grave danno per il territorio. In tutta sincerità confido nella buona fede di coloro i quali sostengono e portano avanti questo tipo di proteste, ma credo di tutto cuore che non esista a oggi un’alternativa migliore: l’eolico è pulito, non danneggia l’ambiente né la salute di chi vive all’ombra delle pale e guardando il caso pugliese la cosa è più che mai evidente.

La densità della popolazione molisana è inoltre bassissima, volendoci distribuire uniformemente su tutto il territorio saremmo circa 70 ogni chilometro quadrato, questo vuol dire che di spazio ce ne è e ce ne è tanto, perché non sfruttarlo?!
Di questo dato più che gli abitanti del posto se ne sono ben accorte le varie mafie che hanno usato il Molise come discarica (negli ultimi due anni si sono scoperte ben 20 discariche abusive sul territorio che certo non hanno portato lavoro, salute e risorse al territorio!!).

La mia proposta è semplice: perché allora non creare delle centrali di riciclaggio nelle zone scarsamente abitate della regione e creare un business virtuoso che coinvolga anche le altre regioni bisognose di centri di questo tipo? Se solo si riuscisse a creare una cosa del genere avremmo risolto diversi problemi, avremmo lavoro per i giovani (con la chiusura di grosse fabbriche come ad esempio l’ITIERRE la situazione economica di molte famiglie è diventata parecchio critica), soldi per la regione (i servizi forniti alle altre regioni non sarebbero di certo gratuiti) e inoltre potrebbe il Molise diventare un esempio di come si possa intelligentemente trasformare un problema in una risorsa. Ma si sa il molisano doc non è così furbo.

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di Jessica Proni
In una bella mattinata di sole come è stata quella del 1 ottobre noi del blog Lo Specchio, piuttosto che starcene a casa in panciolle ci siamo diretti in un posto a noi molto caro, la riserva della Testudo di Herman a Fragnete (IS). (BENVENUTI NEL MOLISE: TRA PAESAGGI E DISCARICHE, PARCO-DISCARICA DELLE TESTUGGINI)
E’ una giornata particolare quella in cui siamo tornati in questa bellissima paradisiaca riserva poiché con il patrocinio di Legambiente, Circolo dei Piccoli Porghi, e del comune di Isernia è stata organizzata la giornata del “Puliamo il mondo”.
Per l’occasione sono intervenuti, oltre alle autorità del posto anche e soprattutto un centinaio di bambini delle scuole elementari che, armati di guanti, buste e tanta buona volontà, hanno contribuito a ripulire questo bellissimo parco.

Da quando siamo andati l’ultima volta non è cambiato nulla, nessuna autorità si è mossa. Nessuno è venuto a togliere i rifiuti e per la povera Testudo continua a muoversi e a proliferare tra rifiuti di ogni sorta: abbiamo potuto toccare con mano, è il caso di dirlo, l’abbondanza di vetro, plastica, porcellane e rottami di ogni specie.
Inserita in un bellissimo contesto vegetativo in questa riserva molti rifiuti vengono oltre che abbandonati spesso bruciati con il rischio di provocare incendi e danni ambientali irreversibili per il territorio.

Oltre che al nostro sempre affezionatissimo e grande amico del blog, Cristian Rossi, presidente dell’Associazione per la Difesa dell’Ambiente e del Tartufo, ci ha dato il suo parere sulla giornata anche Daniela Sciarra, responsabile del lavoro di legambiente sul territorio molisano, nonché attivissima anche in ambito nazionale, tra le organizzatrici dell’evento.
Il punto su cui questa giovanissima ragazza preme è che per difendere l’ambiente prima di tutto bisogna procedere in maniera scientifica analizzando i dati scientifici e cercando di avere una visione più che mai realistica sulla quale poter intervenire: secondo i rapporti che le sono pervenuti in Molise il 90% di ciò che viene buttato finisce in discarica. Questo dato è allarmante nell’ottica della seconda regione più piccola d’Italia che in quanto a rifiuti è seconda solo per dimensioni alle sue cugine più celebri come la Campania.

Potremmo vivere in un bellissimo giardino in cui il benessere regna e l’amministrazione valorizza il territorio, ma non è così. Speriamo, alla fine di questa giornata, di aver trovato nella carissima Daniela una nuova collaboratrice che possa aprirci gli occhi, come Cristian fa già da tempo, sulla realtà molisana e sui disastri ecologici che troppo spesso ignoriamo.

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Il blog LoSPECCHIO aderisce alla manifestazione PULIAMO IL MONDO organizzata da LEGAMBIENTE – Circolo Piccoli Borghi di Isernia.

Sabato 2 Ottobre – Parco delle Testuggini di Isernia – ore 10.00

Puliamo il Mondo” è la manifestazione ambientale di volontariato più grande del pianeta, che si occupa di ripulire angoli di mondo rovinati dal degrado e dai rifiuti. Ad Isernia si è scelto di collaborare tutti insieme per far tornare alla vita il Parco delle Testuggini, habitat naturale delle tartarughe di Herman, specie protetta dalla Comunità Europea.

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di Carmine Gazzanni

Se in un primo tempo Tremonti e Berlusconi davano la colpa ai giornali di sinistra definendoli “catastrofisti” perché parlavano di una crisi che non c’era, ora anche loro, oramai alle strette, hanno dovuto riconoscere una realtà evidente: anche l’Italia non se la sta passando bene.
E a questo punto sembrerebbe alquanto logico pensare “ora che il Governo l’ha finalmente riconosciuto, tutti capiranno che l’Italia sta vivendo un difficile momento economico, nessuno più potrà nascondersi dietro la parola ‘catastrofismo’ e si cominceranno a ridurre le spese pazze, a cominciare dalle amministrazioni proprio di centrodestra”. Ecco, abbiamo detto bene: sembrerebbe alquanto logico. Ma non lo è.

Mentre l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) ci dice che il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008, in Italia molti consigli regionali sembrano dimentichi di tutto questo e allora via a spese pazze.

Prendiamo ad esempio il caso Lazio. A ricevere lo stipendio nella nuova giunta a firma Polverini saranno ben 87 politici (la stessa Presidente, 73 consiglieri e 13 assessori), e si va da circa 10.000 euro per i consiglieri a circa 12.000 euro per gli assessori. Le commissioni, il cui numero già era un record in Italia, ben 19, saliranno a 21 (ce n’è addirittura una su “Roma Capitale”).

E come se non bastasse ecco un’altra spesa: anche Piero Marrazzo, ex Presidente del Lazio, poichè è rimasto Presidente onorario della Fondazione Lazio per lo sviluppo dell’audiovisivo, può beneficiare ancora di un piccolo stipendio. Infatti l’art.9 dello statuto della fondazione stabilisce che “il presidente onorario della Fondazione è il Presidente della Regione Lazio in carica al momento della costituzione della Fondazione”, ovvero proprio Marrazzo; e l’art. 15, invece, ci dice che “la carica di presidente dell’assemblea dei fondatori può essere remunerata con un compenso fissato dal consiglio di amministrazione, sentito il collegio dei revisori”. Non è un caso che le spese di funzionamento, destinate anche al presidente onorario inizialmente non previste, sono passate da 5,5 a 5,9 milioni di euro.

Poi abbiamo il Molise che, sebbene sia una delle regioni più piccole d’Italia, sebbene sia una delle regioni col più alto debito della Sanità, offre a giunta regionale e amministratori vari uno stipendio da pascià. Qui l’indennità annua arriva per Presidente di Regione (Michele Iorio) e Presidente di Giunta (Michele Picciano) a 144.000 euro, una cifra che nemmeno Sarkozy conosce (6.714  euro al mese a confronto dei 10.255 euro al mese che guadagna un semplice consigliere regionale in Molise). E poi anche qui il giochetto delle Commissioni. Ben otto ne conta il Molise: Commissione per la cooperazione internazionale dell’area adriatica; Commissione per gli affari comunitari; Commissione di studio e inchiesta sul dissesto idrogeologico; Commissione d’inchiesta per il disagio familiare; Commissione di studio per l’attuazione del piano di rientro sanitario; Commissione sugli insediamenti di produzione energetica; Commissione sugli effetti occupazionali ed economici del federalismo fiscale (in Molise?). E l’ultima è la più affascinante: Commissione d’inchiesta sulla influenza suina.

Ultima chicca. In Molise vigeva una legge: “Norme in materia di organizzazione dell’amministrazione regionale e del personale con qualifica dirigenziale”. In pratica una legge che ridefiniva i criteri per l’affidamento di incarichi dirigenziali ai dipendenti della Regione Molise. Ma qui si stabiliva qualcosina in più: un aumento di stipendio per i dirigenti pubblici a discrezione della giunta regionale, anche se questo prevedeva un ulteriore dispendio di denaro pubblico a dispetto di norme nazionali che lo impediscono. In pratica un dirigente molisano poteva arrivare a prendere più di dirigenti pubblici di altre regioni.
Pochi ci crederanno, ma anche Raffaele Fitto (ministro per i Rapporti con le Regioni) s’è accorto della crisi e ha bocciato tale provvedimento impugnando la legge regionale.

Mentre il Governo, dunque, anche se con provvedimenti molto discutibili, pare si sia per lo meno reso conto della crisi, alcune giunte regionali dormono ancora sonni beati. Chi glielo dice a Presidenti quali la Polverini e Iorio? Oramai siamo in estate: qualcuno li svegli dal letargo!

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di Carmine Gazzanni

La barca è sulla giusta rotta”. La manovra – a detta del Governo – dovrebbe portare l’Italia a superare la crisi economica.  Ma intanto a pagare saranno solo i cittadini (tra 2011 e 2012 il sacrificio richiesto a Regioni e Comuni dovrebbe ammontare a circa 14,8 miliardi di euro). La casta, invece, non sarà toccata: spese pazze e guadagni stratosferici garantiti, dunque.

Le ultime vicende, infatti, non fanno ben sperare nel buon senso della politica italiana. A iniziare da assunzioni di dirigenti alquanto discutibili. A sollevare la questione sono stati i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante che hanno sottolineato come “ai piani alti è tutta un’altra musica”. Ad essere sotto accusa è Altero Matteoli. Il ministro dei trasporti, infatti, ha nominato nuovi dirigenti per il suo ministero e Renato Brunetta (ve lo ricordate? Il paladino della lotta agli sprechi…) ha avallato la spesa. Scelta coerente col periodo di crisi e, soprattutto, con i sacrifici che poi si chiedono ai cittadini.

D’altronde non è l’unico motivo per il quale rimanere allibiti. E’ notizia di questi giorni, infatti, che la Presidente della Regione Lazio ha tagliato un appalto che aveva dell’incredibile: 750 mila euro l’anno per la fornitura di copriwater in plastica nelle toilette del palazzo della Giunta e negli altri uffici dell’amministrazione laziale. Attenzione poi: la spesa non era nemmeno recente, infatti il contratto risaliva addirittur al periodo di Presidenza Storace. La Polverini ha subito tagliato questa spesa folle, ma, da ulteriori accertamenti, si è visto che lo stesso servizio è offerto anche ai ministeri degli Esteri, del Tesoro, all’Aci e alla Regione Veneto. Insomma, soldi buttati al cesso, più che al vento!

Ebbene, tutte queste spese non incontreranno alcun freno con la manovra appena firmata da Napolitano: sono previsti, infatti, solo tagli irrisori, comici e tragici ad un tempo, per i nostri parlamentari. Il risultato è che soltanto due degli attuali 22 ministri in carica si vedranno ridurre gli stipendi: Ferruccio Fazio e Giancarlo Galan. Per gli altri, nulla: potranno continuare a godere di stipendi stratosferici, mentre l’italiano medio sarà costretto a sacrifici più che, a questo punto, ingiustificati.

Dunque, la classe dirigente elabora questa manovra per risolvere la crisi, ma sta molto accorta a non tagliuzzare nemmeno una virgola dei loro guadagni e delle loro spese folli e, molto spesso, anche assolutamente inutili.

Esempio eclatante a riguardo ci viene fornito da una delle regioni più piccole d’Italia, il Molise. Qui, infatti, abbiamo consiglieri regionali che “guadagnano” 10.255 euro al mese ed un Presidente che “guadagna più del Presidente degli Usa”, come ha sottolineato Luttwak pochi giorni fa a Ballarò. Ma, in realtà, questo è un problema nazionale, non imputabile al solo Molise.
Sulle spese pazze (e inutili), invece, c’è da divertirsi. In Molise il Presidente di regione, Michele Iorio, ha messo su ben otto commissioni totalmente inutili che prendono solo soldi che potrebbero essere investiti diversamente. Basti ricordare i nomi delle commissioni per capire il loro grado di utilità:
Commissione per la cooperazione internazionale dell’area adriatica;
Commissione per gli affari comunitari;
Commissione di studio e inchiesta sul dissesto idrogeologico;
Commissione d’inchiesta per il disagio familiare;
Commissione di studio per l’attuazione del piano di rientro sanitario;
Commissione sugli insediamenti di produzione energetica;
Commissione sugli effetti occupazionali ed economici del federalismo fiscale.
E l’ultima è la più affascinante: Commissione d’inchiesta sulla influenza suina.

Caro Tremonti, che ne diresti di tagliuzzare qua e là spese che non hanno alcuna utilità sociale, invece che chiedere sempre (e solo) pizzichi sulla pancia al povero cittadino?

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di Carmine Gazzanni

ansa154936710704123146_bigEra l’aprile del 2009, appena dopo quel drammatico terremoto che ha distrutto la città de L’Aquila e circa cinquanta paesi limitrofi. Berlusconi, in visita in Abruzzo, affermò: “Ricostruiremo L’Aquila in 28 mesi”. Frase epica. Purtroppo, però, come molti sanno, un déjà vu: “Entro due anni gli abitanti riavranno le case”. Frase identica, contesto diverso: siamo in Molise, a San Giuliano di Puglia, paese dove, il 31 ottobre 2002, crollò una scuola e morirono 27 bambini e la loro insegnante.

Si spera che il modello molisano non sia imitato anche in Abruzzo. In questi giorni, infatti, il presidente della Sezione di Controllo della Corte dei Conti regionale, Mario Casaccia, ha compilato una relazione non molto confortante, se si conta che di anni ne sono passati non due, ma più di sette. “Al momento sono state soddisfatte per il Molise esigenze pari a circa il 23% del totale previsto”. Senz’altro è vero che a San Giuliano il discorso è profondamente dissimile in quanto qui la ricostruzione è al 97%, ma i paesi coinvolti sono ben 83 comuni; 83 comuni su cui, pare, l’occhio del Commissario delegato e Presidente della Regione Michele Iorio non è caduto. A San Giuliano di Puglia, infatti, la scuola è stata ricostruita, scuola che è stata definita dal ministro Gelmini e dal premier Berlusconi “la più sicura d’ Italia”. Ma si può dire lo stesso degli altri Paesi? A Colletorto alcune attività commerciali si svolgono ancora nei container, a Bonefro, invece, si vive ancora nel villaggio (provvisorio) di legno e i più vecchi tra i terremotati ripetono: “Qui siamo venuti e qui moriremo”.
Una situazione questa insostenibile per Casaccia: “il forte scostamento sembra imputabile non solo alla vasta platea dei Comuni interessati dal terremoto e dall’alluvione, ma anche all’assenza di un’attività di regolare ed indispensabile programmazione degli interventi disposti dal Commissario delegato, che consentisse, superata la fase dell’emergenza, di realizzare un modello di ricostruzione totale“. E non è finita qui: oltre al giudizio negativo, la Corte dei conti ha anche comminato nei mesi scorsi (il 9 febbraio) una sanzione di 3.200 euro proprio a Michele Iorio, per omessa o incompleta presentazione dei rendiconti finanziari semestrali relativi agli esercizi compresi tra il 2005 e il 2008.

Fallimento dell’intervento post-sisma, quindi, in Molise. E ciò è evidente anche se prendiamo in mano i dati relativi al 2009. Escluso San Giuliano di Puglia, la stima delle risorse necessarie per la ricostruzione ammonta a più di 3 miliardi di euro (ripeto: sono passati più di sette anni!); cionondimeno sono stati finanziati solo 414 milioni, una nullità in confronto al necessario! Alcuni consiglieri, infatti, come D’Alete e Petraroia, hanno denunciato la poca chiarezza nella gestione dei finanziamenti e della ricostruzione post-terremoto. D’altronde è quello che ci dice anche la condanna della Corte dei conti: è assai difficile capire quanti soldi sono arrivati in Molise e quanti e come sono stati spesi.
E non è la prima volta che Iorio fa il bello e il cattivo tempo riguardo ai finanziamenti per la ricostruzione. Per meglio capirci torniamo un momento indietro: nell’ottobre 2002 il terremoto devastò il Molise, poche settimane dopo la Soprintendenza dei beni culturali stilò una lista dei Comuni che avevano riportato danni a abitazioni ed edifici storici (32 nella sola provincia di Campobasso, 9 in quella di Foggia e uno in quella di Isernia). A febbraio un’alluvione colpì, di nuovo, i territori già devastati. A marzo 2003 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferì al Governatore molisano Michele Iorio (Forza Italia allora, Pdl oggi) pieni poteri per gestire la ricostruzione. E dopo solo 5 anni cosa si scopre? Che alcuni dei fondi (per un totale di 123 milioni di euro) che servivano per ricostruire i centri colpiti sono andati da tutt’altra parte. I finanziamenti, infatti, sono serviti per grandi opere che non hanno nulla a che fare con il terremoto. Opere come il museo del profumo di Sant’Elena Sannita (200 mila euro), la valorizzazione della rete sentieristica del bosco Cerreto di Monacilioni (250 mila euro), il ripristino del sito archeologico “de jumento albo” di Civitanova del Sannio (275 mila euro). Ancora, altri finanziamenti disposti per il ripopolamento della seppia nelle acque del mare molisano (250 mila euro), per incentivare la “vocazione produttiva della patata turchesca di Pesche” (100 mila euro), per finanziare uno studio (765 mila euro) per la progettazione della metropolitana leggera che dovrebbe unire Matrice, Campobasso e Bojano.

E il bello è che neanche un anno dopo (giugno 2008) così parlò Michele Iorio: “ l’emergenza è stata gestita in maniera esemplare e che San Giuliano di Puglia e gli altri comuni del cratere sismico stanno quasi concludendo i lavori della ricostruzione pesante a tempo di record rispetto alle altre esperienze d’Italia, non ultima quella del terremoto dell’Umbria e delle Marche che, a dieci anni di distanza, ha terminato la fase dell’emergenza ma non certo della ricostruzione”. La Corte dei Conti, purtroppo, non la pensa proprio così. E siamo nel 2010.

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Ci scrive Gualtiero nella rubrica “Dite la vostra”. Come sempre abbiamo deciso di pubblicare il suo intervento lasciando a tutti voi la possibilità di commentare e giudicare. Buona lettura!

presIorioNegli ultimi 15 anni la ventesima regione ha offerto almeno due casi ‘nazionali’, di cui uno “unico” nella storia repubblicana. Nel 2001 il Tar fu chiamato a pronunciarsi sull’elezione di Giovanni di Stasi (Ulivo), che per pochi voti aveva superato Michele Iorio, candidato di centrodestra. Forza Italia e alleati osservarono che nelle liste dei Comunisti Italiani e dei Verdi alcune firme non riportavano il tipo di documento (carta di identita’, passaporto, patente) utilizzato per il riconoscimento ma solo il numero. I giudici del tribunale amministrativo prima, e il Consiglio di stato accolsero il ricorso chiudendo in anticipo la legislatura regionale. Il centrosinistra all’epoca parlo’ di “sovvertimento del risultato dell’urna”, mentre dall’altra sponda si alzarono le voci sul “tentativo maldestro di delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici”.
Cinque anni prima, alle politiche di Aprile del 1996, allo stesso Iorio, allora candidato dell’Ulivo fu negata la partecipazione alle elezioni perche’ a presentare la lista fu una persona diversa dal depositario del simbolo. Anche allora, come e’ accaduto per il Pdl a Roma, fu negata qualsiasi correzione a termini scaduti, consentendo al Polo delle liberta’ di guadagnare senza sforzo un seggio in piu’ alla Camera.

Come da titolo, nel 2001 l’allora Presidente dell’Ulivo della Regione Molise fu dichiarato decaduto dai giudici per presunte irregolarità nella raccolta delle firme. Proprio come sta succedendo in questi giorni nel Lazio e in Lombardia. E sapete cosa titolava il Corriere della Sera in quei giorni? “Molise: Polo con i giudici, Ulivo contro”. Risultano quindi ridicole se non prive di senso le esternazioni che qualificati rappresentanti del Governo stanno facendo verso i giudici della Corte d’Appello che ricordiamo, non fanno altro che applicare la legge. Incolliamo quindi l’articolo del Corriere della Sera…

Molise: Polo con i giudici, Ulivo contro
LA REGIONE «A ROVESCIO»/ Dopo la decisione del Tar di annullare le elezioni del 2000 e di mandare a casa la giunta di centrosinistra DAL NOSTRO INVIATO «Una sentenza politica!», urla la sinistra. «Giù le mani dai giudici!», strilla la destra. In Molise hanno fatto l’ abitudine al mondo capovolto. Qui il Cavaliere implacabile nemico dei «ribaltoni» fece il suo primo «ribaltone» da destra, qui le giunte regionali si sono spostate di qua e di là per 5 volte in 5 anni, qui alle elezioni del 2000 si presentarono con la sinistra 3 candidati già eletti con la destra e con la destra 7 già eletti con la sinistra, segnando insieme (coprivano un terzo del consiglio regionale) il trionfo dei voltagabbana. Mancava, dopo tanti scontri sulle «toghe rosse» piegate ai voleri «comunisti», una rissa sulle «toghe azzurre» piegate a quelli del Polo. Ma il vuoto, finalmente, è stato colmato. Al centro della bufera, che potrebbe fare da battistrada a una litania da incubo di ricorsi e controricorsi in tutta Italia, c’ è un verdetto del Tar di Campobasso senza precedenti: l’ annullamento, per vizi formali nella presentazione di 4 liste uliviste, delle ultime consultazioni regionali. E quindi l’ immediata decadenza del diessino Giovanni Di Stasi e della sua giunta di centrosinistra. Una sentenza che, escludendo pure la normale amministrazione (quelli di Forza Italia sono arrivati a diffidare gli avversari: guai se prendete una sola decisione) ha scaraventato per la prima volta una Regione in un baratro istituzionale di cui non si vede il fondo. Nessuno può mettere una firma, nessuno può sbloccare un finanziamento, nessuno può richiedere i fondi Ue, approvare il bilancio, rinnovare i lavori socialmente utili. «Torniamo al voto immediatamente», dice la destra. «Ci mancherebbe: deciderà il Consiglio di Stato», risponde la sinistra che ha presentato una serie di ricorsi. Giorni, settimane, forse mesi d’ attesa. E intanto? «Venga un commissario, come succede nei comuni in base alla legge del 1968 istitutiva delle Regioni», chiede Michele «Ex» Iorio, un dc di lungo corso chiamato così dai nemici per la circumnavigazione compiuta negli ultimi anni gettando l’ ancora in vari porti e porticcioli delle due sponde prima di approdare come candidato presidente a Forza Italia. «No, per la gestione ordinaria resto in carica io», ribatte Di Stasi. «Ma se legalmente non è mai stato eletto!», sbuffa Iorio. «Casomai riconvochiamo il vecchio consiglio decaduto l’ anno scorso». Un pollaio. Ma afono. Se litigassero galli e galletti della Lombardia o del Lazio (dove tra l’ altro un non eletto diessino ha subito presentato contro l’ elezione di Storace un ricorso identico a quello del Polo molisano per 300 firme doppie nella presentazione delle liste denunciate dal giudice Guido Cerasoli) la bomba istituzionale sarebbe esplosa dentro il dibattito politico. Qui no: per quanto strillino, i galli e i galletti molisani non se li fila nessuno. Un errore. Non solo per il rispetto che meritano 330 mila persone. Ma anche perché tra questi monti sta succedendo qualcosa che domani potrebbe ripetersi a cascata. Paralizzando la vita politica italiana. Tema: la raccolta di firme per la presentazione delle liste. Una questione rognosa. Da sempre al centro di accuse e contro-accuse, ultime fra tutte quelle fatte da Emma Bonino prima del voto del 16 aprile 2000. Bando alle ipocrisie: che la raccolta di firme avvenga spesso attraverso scorciatoie lo sanno tutti. Che più o meno tutti ci provino e che le commissioni di verifica siano tradizionalmente portate a «interpretare» la legge volta per volta, luogo per luogo, partito per partito, pure. Basti citare l’ obiezione dei comunisti italiani alla bocciatura della loro lista, decisa perché la carta con cui Cossutta dichiarava che il suo rappresentante locale era il segretario Nicola Macoretta non comprendeva anche la delega espressa a presentare la lista: «È una carta presentata in fotocopia in tutta Italia e in tutta Italia accettata». Replica del Tar molisano: hanno sbagliato ad accettarla gli altri. Le liste uliviste ammesse alle elezioni dai giudici della commissione elettorale e bocciate solo un anno dopo sono 4: quella dei comunisti di cui s’ è detto, quella dello Sdi che ha tolto 3 candidati dei 17 annunciati («Una sciocchezza», dice Di Stasi. «No, è come se io mi vantassi di avere dalla mia il Papa senza averlo avvertito della candidatura», replica Iorio), quelle dell’ Udeur e dei Verdi. Accusate d’ aver barato allegando firme non autenticate. Falso, giura Nunzio Luciano, l’ avvocato che difende i Verdi dopo aver mollato Forza Italia di cui era coordinatore per la scelta di «un politicante stravecchio come Iorio».
E, sentenza alla mano, mostra alcune firme bocciate: Anteloro Luigi Amoruso si chiama solo Anteloro Amoruso, Zita Angiolina all’ anagrafe è Angelina, Zingaro Ilaria è registrata come Ilaria Ida, Mallarde Nicola è sì nato a Bari il 7-8-56 ma sarebbe Mallardi con la «i». «Pignolerie formalmente corrette, ma che farebbero invalidare tutte le elezioni della storia». Il fatto è, dicono le sinistre, che il Tar del Molise è alla terza sentenza fotocopia. E anche le altre volte, mandando a spasso il comune di Isernia e poi quello di Macchia, ha fatto fuori due giunte uliviste. Con due sentenze poi bocciate dal Consiglio di Stato: elezioni regolari. Da qui all’ accusa di «sentenze politiche» il passo è stato breve. Come istantanea è stata, per bocca del forzista Ulisse Di Giacomo, la risposta polista: «Si tratta di un tentativo maldestro di delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici». Facciamo una scommessa? Fosse successo il contrario si sarebbero scambiati le parti. Dicendo esattamente le stesse parole.
Stella Gian Antonio – 20 Marzo 2001

Pensate. L’attuale “SENATORE” (!) Ulisse Di Giacomo e coordinatore regionale di Forza Italia, fece affiggere, nel Molise, manifesti con la scritta “IMBROGLIONI !”.

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Ci scrive Cristian Rossi, presidente dell’Associazione per la difesa dell’ambiente e del tartufo. L’articolo riguarda la costruzione della centrale a biomassa a Sant’Angelo del Pesco (Isernia) e della centrale a biomasse a Pescopennataro (Isernia) alimentata dal Sorgo (il grano dei poveri). Abbiamo deciso di pubblicare tale articolo perchè pensiamo che questo è un problema che riguarda non solo il Molise, ma l’Italia intera, che sta scivolando sempre più in cattive politiche ambientali.

La biomassa è definita come “la parte biodegradabile dei prodotti,rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetale e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse,nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Grazie all’ISPRA (ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE) fortunatamente rifinanziato dal governo italiano,abbiamo un quadro abbastanza esaustivo circa l’utilizzo delle biomasse come fonte energetica rinnovabile. Dagli studi della Ricercatrice Scientifica Dott. Marina Vitullo emergono chiaramente numerosi aspetti di sostenibilità ambientale ampiamente sottovalutati dalla Comunità Montana Alto Molise circa la costruzione della famosa Centrale a biomassa di Agnone. Come sappiamo ora il Comune che ospiterà la centrale è Sant’Angelo del Pesco,che con delibera comunale N.28 del 29-07-09, approva la costruzione dell’impianto. Dagli atti risulta che i benefici derivanti al Comune riguarderanno l’affidamento e gestione degli impianti di pubblica illuminazione del paese e frazioni alla società romana S.E.C.I. s.r.l.,nascita di piccole attività agro-forestali,nell’intenzione della società la nascita di un campus con un centro polifunzionale. Inoltre risulta che tale centrale produce fumi per l’equivalente di 11 camini da riscaldamento domestico e non inquina. I ricercatori dell’Ispra affermano nel loro studio che la combustione da biomassa rappresenta un’importante sorgente di emissioni di PM10 primario. La diminuzione di emissioni di CO2 è molto limitata soprattutto se confrontata con l’aumento di emissioni di PM,COVNM,e IPA (nano polveri cancerogene) dovute alla combustione. Nel caso specifico della futura centrale a cippato l’approvvigionamento avverrà nei tre Comuni facenti parte del consorzio per la difesa del tartufo,che in tre anni dal 2006 fino al 2009 hanno già tagliato il 70% dei boschi di loro proprietà con gravi danni alle tartufaie naturali,non solo, in un’incontro all’assessorato competente della Regione Molise fu affermato che i boschi di proprietà comunale da sottoporre a taglio erano terminati. Ne deriva che l’approvvigionamento dovrà rivolgersi ad altri Comuni e con un aumento delle distanze kilometriche in termini di CO2 emesso per il trasporto, il bilancio energetico complessivo sarà negativo. Cosa potrà bruciare questa centrale? Come affermato anche la parte biodegradabile dei rifiuti miscelata a un po’ di legna vergine è utile alla causa. Le centrali a biomasse possono essere alimentate anche con coltivazioni a fini energetici,recentemente anche il Comune di Pescopennataro ha in cantiere la costruzione di una centrale a biomasse alimentata con colture specifiche come il Sorgo,il grano dei poveri. Con delibera N.16 del 07/10/08 approvata ad unanimità il Comune ha stipulato con il GSE nazionale un protocollo d’intesa per la costruzione di una centrale a biomasse. Dalle informazioni che la nostra associazione di protezione ambientale ha, risulta che la coltura individuata dalla società Valle del Tartufo inizialmente erano le piante che producono tartufo,poi accortisi dell’enorme sciocchezza scientifica,hanno individuato nel Sorgo,il frumento dei paesi poveri,la pianta da bruciare e venivano già individuati 150 ettari per la semina. La questione è talmente complessa perché richiama numerosi aspetti scientifici e tramite brevi articoli di giornale non è possibile rendere eruditi i lettori,ma dagli studi ISPRA emerge che : la decisione di produrre biomassa determina dei cambiamenti nell’allocazione della terra e nelle pratiche agricole utilizzate,si potrebbero pertanto generare effetti ambientali negativi in termini di erosione dei suoli,compattazione dei terreni,rilascio di nutrienti e pesticidi nei terreni e nelle falde acquifere,maggiore domanda di acqua a scopo irriguo,ma più di tutto perdita della biodiversità. A preoccupare l’ Associazione tartufai del Molise è anche uno studio dell’ARPA Molise ( 2009) il quale afferma che possono essere utilizzati come combustibile-biomassa alberi quali: Acero gentile,pioppi o cippatura del sottobosco,se dovesse avvenire ciò il tartufo molisano scomparirà e con esso gran parte della biodiversità regionale,tutto ciò,nel 2010 definito dalla Comunità Europea anno Internazionale della Biodiversità.
Tutto ciò che viene scritto è ampiamente documentato.
Presidente Cristian Rossi.

parcoTestLa biomassa è definita come “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetale e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Grazie all’ISPRA (ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE) fortunatamente rifinanziato dal governo italiano, abbiamo un quadro abbastanza esaustivo circa l’utilizzo delle biomasse come fonte energetica rinnovabile. Dagli studi della Ricercatrice Scientifica Dott. Marina Vitullo emergono chiaramente numerosi aspetti di sostenibilità ambientale ampiamente sottovalutati dalla Comunità Montana Alto Molise circa la costruzioneella famosa Centrale a biomassa di Agnone. Come sappiamo ora il Comune che ospiterà la centrale è Sant’Angelo del Pesco,che con delibera comunale N.28 del 29-07-09, approva la costruzione dell’impianto. Dagli atti risulta che i benefici derivanti al Comune riguarderanno l’affidamento e gestione degli impianti di pubblica illuminazione del paese e frazioni alla società romana S.E.C.I. s.r.l.,nascita di piccole attività agro-forestali, nell’intenzione della società la nascita di un campus con un centro polifunzionale.

Inoltre risulta che tale centrale produce fumi per l’equivalente di 11 camini da riscaldamento domestico e non inquina. I ricercatori dell’Ispra affermano nel loro studio che la combustione da biomassa rappresenta un’importante sorgente di emissioni di PM10 primario. La diminuzione di emissioni di CO2 è molto limitata soprattutto se confrontata con l’aumento di emissioni di PM,COVNM,e IPA (nano polveri cancerogene) dovute alla combustione. Nel caso specifico della futura centrale a cippato l’approvvigionamento avverrà nei tre Comuni facenti parte del consorzio per la difesa del tartufo,che in tre anni dal 2006 fino al 2009 hanno già tagliato il 70% dei boschi di loro proprietà con gravi danni alle tartufaie naturali; non solo, in un’incontro all’assessorato competente della Regione Molise fu affermato che i boschi di proprietà comunale da sottoporre a taglio erano terminati. Ne deriva che l’approvvigionamento dovrà rivolgersi ad altri Comuni e con un aumento delle distanze kilometriche in termini di CO2 emesso per il trasporto, il bilancio energetico complessivo sarà negativo.

Cosa potrà bruciare questa centrale? Come affermato, anche la parte biodegradabile dei rifiuti miscelata a un po’ di legna vergine è utile alla causa. Le centrali a biomasse possono essere alimentate anche con coltivazioni a fini energetici; recentemente anche il Comune di Pescopennataro ha in cantiere la costruzione di una centrale a biomasse alimentata con colture specifiche come il Sorgo, il grano dei poveri. Con delibera N.16 del 07/10/08 approvata ad unanimità il Comune ha stipulato con il GSE nazionale un protocollo d’intesa per la costruzione di una centrale a biomasse. Dalle informazioni che la nostra associazione di protezione ambientale ha, risulta che la coltura individuata dalla società Valle del Tartufo inizialmente erano le piante che producono tartufo, poi accortisi dell’enorme sciocchezza scientifica, hanno individuato nel Sorgo, il frumento dei paesi poveri, la pianta da bruciare e venivano già individuati 150 ettari per la semina. La questione è talmente complessa perché richiama numerosi aspetti scientifici e tramite brevi articoli di giornale non è possibile rendere eruditi i lettori,ma dagli studi ISPRA emerge che : la decisione di produrre biomassa determina dei cambiamenti nell’allocazione della terra e nelle pratiche agricole utilizzate; si potrebbero pertanto generare effetti ambientali negativi in termini di erosione dei suoli, compattazione dei terreni, rilascio di nutrienti e pesticidi nei terreni e nelle falde acquifere,maggiore domanda di acqua a scopo irriguo,ma più di tutto perdita della biodiversità.

A preoccupare l’ Associazione tartufai del Molise è anche uno studio dell’ARPA Molise ( 2009) il quale afferma che possono essere utilizzati come combustibile-biomassa alberi quali: Acero gentile,pioppi o cippatura del sottobosco; se dovesse avvenire ciò il tartufo molisano scomparirà e con esso gran parte della biodiversità regionale, tutto ciò nel 2010, definito dalla Comunità Europea anno Internazionale della Biodiversità.

Tutto ciò che viene scritto è ampiamente documentato.

Presidente Cristian Rossi.

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di Piero Liberatore

In tempi di crisi economica e occupazionale, in Molise ci si appresta ad aumentare il numero dei consiglieri regionali, in barba alla palese necessità di riduzione della spesa pubblica.
Infatti, mentre il Governo nazionale sancisce, con un emendamento della finanziaria 2010, la riduzione del contributo ordinario di base agli enti locali con conseguente riduzione del 20% del numero dei consiglieri regionali, il Consiglio Regionale in Molise ha approvato una norma del nuovo Statuto, con cui si porta il numero dei consiglieri da 30 a 32.
Evidentemente 30 consiglieri e 8 assessori erano pochi per 280.000 abitanti.
Non è tutto. Nei mesi scorsi la maggioranza consiliare ha approvato l’istituzione di ben 8 Commissioni Speciali, che andranno a gravare sulle esangui casse regionali, mentre non cessa minimamente il ricorso alle consulenze esterne, per cui la Regione sborsa fino a 8 – 9 milioni di Euro l’anno.
Il deficit sanitario della Regione Molise è abbondantemente fuori da parametri di stabilità ammessi dalle leggi di bilancio ed ammonta a circa 100 milioni di Euro. Un deficit accumulato proprio negli ultimi 8 anni di governo dell’attuale Presidente Michele Iorio.
Il commissariamento della sanità molisana è stato inevitabile, ma provate ad indovinare chi è stato nominato commissario speciale lo scorso luglio? Proprio lui, il Presidente Iorio. Come si suol dire, oltre al danno la beffa.
Ed ecco che in una Regione che non cresce né demograficamente né economicamente, in cui le risorse per lo sviluppo regionale verranno impiegate per tentare di coprire il deficit sanitario, la chiusura delle aziende è all’ordine del giorno, le infrastrutture mancano e l’occupazione è al minimo, la preoccupazione del Governo regionale è quella di ingrandire la torta affinché altri privilegiati possano gustarne le prelibatezze. Totò avrebbe detto “e io pago”.
Chissà invece cosa direbbe il Ministro Brunetta, a cui tanto piace parlare di “elite di merda”, se sapesse, o non fingesse di ignorare, che dalle nostre parti la casta si concede questo lusso.
Della serie aggiungi un posto a tavola. E poi dicono che in Molise non si trova lavoro.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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