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Articoli marcati con tag ‘minzolini’

di Carmine Gazzanni

Il nuovo “ghe pensi mi”. Berlusconi vuole riprendere in mano la situazione e lo fa di petto. Ieri infatti ha annunciato una grande mobilitazione di piazza proprio in concomitanza della manifestazione organizzata dal Pd per l’11 dicembre. Una mobilitazione con tanto di gazebo per raccogliere le firme a sostegno del Governo.

Ma intanto il Presidente del Consiglio mostra segni evidenti di cedimento. E quello che è successo ieri a Ballarò ne è la riprova:

Ma attenzione. La cosa più eclatante – come sempre, quando di mezzo c’è Silvio Berlusconi – sta nel giorno dopo, nei commenti a caldo dei fidi Berluscones. Maria Stella Gelmini corre subito in soccorso al premier: “La faziosità dei programmi Rai non è più tollerabile. E’ inaccettabile come il servizio pubblico italiano, pagato con i soldi dei cittadini impedisca a un presidente del Consiglio di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni. Ormai in Rai trova solo spazio chi denigra e deride questo governo e il presidente”. Aggiunge Francesco Casoli, vice capogruppo Pdl al Senato: ”E’ inutile che Floris giustifichi la sua faziosità, basta solo ascoltare a chi sono indirizzati gli applausi di una claque ammaestrata per capire quanto Ballarò sia sbilanciato a sinistra”. Senza dimenticare, poi, i lesti giornalisti berlusconiani, a cominciare da Maurizio Belpietro: “(Silvio Berlusconi, ndr) Telefona a Ballarò e Floris lo aggredisce”.

Insomma, secondo il Pdl Floris è reo di aver impedito a Berlusconi di fare il suo monologo. Assolutamente falso (e il video lo testimonia). Innanzitutto Floris avrebbe potuto incalzare molto di più: gli accordi prevedevano che la telefonate sarebbe stata passata dalla regia al conduttore, soltanto se Berlusconi, poi, avrebbe risposto alle domande. Cosa che chiaramente non è avvenuta e, dunque, Floris avrebbe avuto tutto il diritto di chiudere lui stesso la chiamata. Cosa che, molto educatamente (sin troppo), ha preferito non fare, lasciando libero spazio ad un arrogante Berlusconi. Il quale, dopo aver fatto il suo bel monologo, ha colto la palla al balzo per fingere un attacco alla sua persona e alla libertà d’espressione ed eccolo lì che, da vero galantuomo, ha attaccato il telefono in faccia a Floris, all’intero programma e – mi si permetta – all’Italia intera considerando che Ballarò era in diretta.

Ma, per carità, non si dica che la colpa è di Silvio Berlusconi. Tant’è che anche (ci mancherebbe) il fido Masi sta pensando a prendere provvedimenti contro Floris  e il direttore di rete Paolo Ruffini. Assurdo? Pare proprio di no. E’ lo stesso Masi, in un’intervista a “Il Corriere della Sera”, ad affermare che sta decidendo se sia il caso di convocare i due “rei”. Ma la questione è ancora più imbarazzante e decisamente paradossale se si pensa che, per una caso ben più grave, il direttore Rai ha preferito sorvolare. Stiamo parlando delle spese pazze del “direttorissimo” Minzolini.

Secondo quanto rivelato da “L’Unità” e “Il Fatto Quotidiano”, Augusto Minzolini sarebbe sotto indagine interna in Rai per le spese pazze effettuate con la carta di credito aziendale, per un totale di 60mila euro. Dopo essere stato, a spese dell’azienda (e dunque nostre), in crociera, non contento Minzolini ha pensato bene di fare pubblicità occulta alla compagnia multinazionale in questione, la “Royal Caribbean International”. Solo una volta? Certo che no: per ben sei volte tra marzo e settembre 2010 all’interno di Uno Mattina o nello Speciale Tg1.

E non è finita qui. Dobbiamo menzionare anche l’intervista alla responsabile marketing delle “Terme di Saturnia Resort” a cinque stelle, dove Minzolini ha trascorso un weekend. E come se non bastasse, ecco anche i sondaggi confezionati ad hoc su sito del TG1: “Turisti reporter: vota lo spot”. Poi l’annuncio con nave da crociera: “Arrivata la seconda fase del concorso che manderà un’ intera famiglia a Miami per il viaggio inaugurale della Allures of the Seas. Vota sul sito”. Insomma, pubblicità nemmeno tanto occulta. Tuttavia, pare che il fedelissimo Masi stia facendo il possibile per frenare l’indagine interna. Atteggiamento diametralmente opposto rispetto a quanto sta accadendo per Giovanni Floris.

D’altronde Minzolini e Masi stanno cercando di fare barricata e di darsi una mano reciproca. Domani, infatti, si potrebbe verificare la prima caduta ufficiale dell’ormai malandato Governo Berlusconi. PD, UdC ed IdV appoggeranno la mozione di sfiducia contro l’attuale gestione della tv pubblica, mozione presentata alla Camera da Futuro e Libertà che sarà votata, appunto, domani. E indovinate contro chi ci si scaglia nel documento? Proprio contro il Tg1 di Augusto Minzolini e contro l’operato del direttore generale Rai Mauro Masi. Chiaramente questa sfiducia, dall’esito quasi certamente scontato, non avrà valore vincolante, ma sarà la prima bella batosta per Masi, Minzolini e naturalmente per lui, Silvio Berlusconi. E’ bene che cominci a farsi le ossa. In attesa del 14 dicembre.

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di Carmine Gazzanni

Era il 29 luglio. E Augusto Minzolini ci regalava un altro dei suoi editoriali. Il direttore del Tg1, in quell’occasione, commentò le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Peccato che non sia proprio così: basti pensare che già tre, tra politici di vecchia scuola e faccendieri, sono finiti in carcere: Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Ma al centro del suo monologo dominava la “quaestio” Fini – Berlusconi. Ricordiamo alcuni passaggi. “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese […] ecco perché il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini […] un elemento positivo lo determina: la chiarezza. Mai come ora c’è bisogno di chiarezza”.

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Il tempo di definire il Tg di Enrico Mentanaun talk show più che un telegiornale” – telegiornale che, per inciso sta rubando telespettatori a destra e a manca (circa 600.000 telespettatori hanno lasciato Tg1 e Tg5 per seguire su La7 Mentana) – che eccolo lì, ieri, con un altro dei suoi editoriali. “C’è una confusione di ruoli estremamente pericolosa a livello istituzionale”, ha affermato l direttorissimo. Domanda: ma non aveva detto che “il divorzio che si sta consumando nel Pdl tra Berlusconi e Fini” avrebbe fatto “chiarezza”?

Ma la questione è un’altra in realtà: la bussola di Minzolini si regola in base a quello che è l’umore di Silvio Berlusconi e dei suoi uomini. Facciamo degli esempi concreti.
“Sarà il capo dello Stato a verificare se in parlamento c’è una maggioranza alternativa oppure no”, ha dichiarato Minzolini. Ora, nessuno mai aveva pensato nel Governo all’opportunità di rivolgersi al Presidente della Repubblica. Nessuno. Se non che, pochi giorni fa, Berlusconi, Bossi ed altri pochi intimi si incontrano ad Arcore. E indovinate un po’ cosa si decide? “Abbiamo deciso di andare dal presidente della Repubblica: è quella la strada giusta” (Bossi); “Berlusconi e Bossi andranno a rappresentargli una situazione gravissima che pone problemi al funzionamento delle istituzioni” (La Russa). Fa niente se Napolitano non ha alcun potere, non può chiedere ufficialmente le dimissioni di un politico, se non ci sono infrazioni costituzionali o di tipo regolamentare che motivino la richiesta. Ma questo non interessa a Minzolini. L’importante è che l’abbia detto Berlusconi.

Ancora. Minzolini ci riflette un po’ e poi si pronuncia: e se Napolitano dice di no? “Se questo governo non può contare su una maggioranza coesa, l’idea di andare al voto al più presto va valutata con attenzione”. Anche qui il buon portavoce del Tg1 non si smentisce: “Se cade la maggioranza si va al voto e il ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni” (Maroni); “Meglio andare subito al voto. Stare nel pantano non sta bene” (Bossi); “La strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano“ (Berlusconi); “meglio il ricorso al voto piuttosto che la paralisi politica” (Bondi).

Certamente, poi, non è mancata la stoccata ai dissidenti finiani, definiti come “quelli che dicono di sostenere il governo”, ma “con infingimenti e esasperanti trattative sperano di trasformare il governo in un governicchio da logorare nel tempo”. Solo due giorni fa, dopo il discorso di Mirabello, era Capezzone (che guardacaso è il portavoce del Pdl) a parlare, in relazione alle parole di Fini, di “antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. Con queste provocazioni non si va lontano”. Guarda un pò il caso.

La prossima volta converrebbe che Minzolini si faccia scrivere il suo discorsetto direttamente da qualcuno dell’entourage berlusconiano. Prima che diventi lui stesso una pedina dello staff (se ancora non lo è diventato). Magari, chissà, si potrebbe proporre come prossimo portavoce.

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di Carmine Gazzanni

Dopo Veronica Lario un altro divorzio si è consumato ieri sera per Silvio Berlusconi. Questa volta è stato Gianfranco Fini a dire addio al Presidente del Consiglio: checché ne dica la maggioranza, infatti, la legislatura di certo non potrà proseguire come è proseguita fin’ora. Soprattutto sulle questioni più scottanti, una su tutte i provvedimenti in materia di giustizia.

Nonostante tutto questo, i Berluscones pare siano contenti dell’espulsione dei “dissidenti” finiani: si lavorerà meglio, dicono. A parte loro, pochi possono crederlo.  Eppure sembrano profondamente convinti. Prendiamo, ad esempio, i due quotidiani vicini al Pdl, “Il Giornale” e “Libero”. Vittorio Feltri titola: “Colpo di grazia: Fini fatto fuori da Berlusconi”; su “Libero”, diretto da Maurizio Belpietro, si legge: “Mi consenta: Fatti più in là”.

Ma il commento a tratti più esilarante è stato sicuramente quello di ieri sera di Augusto Minzolini. Vi pare, infatti, che il direttorissimo non avrebbe sfruttato la situazione con un altro dei suoi editoriali?

VEDI L’EDITORIALE

Augusto Minolini apre elogiando l’azione di Governo (e ti pare!) riguardo la manovra finanziaria: “Misure complesse che l’esecutivo ha adottato facendo fronte alle polemiche dell’opposizione”.Una manovra, per il direttore del Tg1, che “non ha creato sconquassi come è accaduto in Spagna, Grecia, Gran Bretagna, Germania. Misure impopolari ma necessarie, che hanno avuto il plauso dell’Europa”. Piccola precisazione: chissà cosa penseranno di queste parole i disabili, i farmacisti (le farmacie dovranno versare alle Aziende sanitarie una tassa fissa del 3,65% per concorrere alla riduzione della spesa di settore in Italia. Col rischio, in questo modo, chiusura per numerose farmacie, soprattutto per quelle dei centri più piccoli – se ne calcolano circa 3.500); le forze dell’ordine (tagli sulle tredicesime); i cittadini in genere (tagli per scuole, trasporti pubblici e gestione dei rifiuti e del territorio); gli studenti (con la manovra, secondo Flc-Cgil, l’Università si sveglierà con 26.500 occupati in meno, occupati precari mandati a casa alla scadenza del tempo determinato). E poi la cultura: abbattimento dell’80% delle spese per mostre e convegni imposto a comuni e province; un taglio complessivo di 58 milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni, quasi 50 dei quali sottratti al capitolo per la tutela e la valorizzazione. Insomma, quello di Minzolini è un commento molto personale.

Ma andiamo avanti. Nel corso del monologo il direttore affronta il caso Berlusconi-Fini: “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese”. Anche qui occorrono delle precisazioni: il caos all’interno del Pdl è (o meglio, era) più che evidente. Per cui non è “blaterare”, come afferma Minzolini, se si ragiona sui possibili risvolti della vicenda, soprattutto se si considera che il numero dei finiani non è affatto esiguo: più di 30 deputati e circa 14 senatori.

Ma il meglio di sé Minzolini lo offre commentando le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Caro direttore, nessuna cappa mediatica, nessun giustizialismo. Si tratta di inchieste che svelano il marcio della politica italiana per cui molti già si sono dimessi e altri ancora devono farlo. Lei che fa riferimento all’estero per esaltare la manovra economica del Governo, sa che in tutti i Paesi democratici la questione morale è fondamentale? Se uno è indagato si dimette, a prescindere da una possibile condanna o assoluzione.

“Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata”. A parlare è Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici danesi, che con questi motivi si è dimesso dal suo incarico. E cosa dire, ancora, di Teodoro Roussopoulos, il portavoce del governo greco, che si è dimesso per alcune inchieste  su uno scandalo immobiliare con la seguente motivazione: mi dimetto per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo”. E guardi un po’: né in Danimarca né in Grecia nessuno ha parlato di complotti, causa superiore, falsità, menzogne. Avanti loro o avanti noi?

E allora la colpa, caro direttore, non è della “cappa mediatica”, ma di chi c’è sotto. Come lei d’altronde a Trani.

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di Carmine Gazzanni

Quando si ha coraggio è giusto che si venga premiati. Ci mancherebbe. E allora, dopo aver ricevuto qualche mese fa il Teleratto per la critica 2010, Augusto Minzolini ha ricevuto ieri il prestigioso Premio internazionale per l’Adriatico dalle mani del collega Attilio Romita e del sindaco di Fermo Saturnino di Ruscio con la seguente motivazione: “per il coraggio e lo spirito di rinnovamento con cui dirige il Tg di Rai Uno”. Sembrerebbe satira, ma a volta la realtà supera ogni immaginazione.
E dunque nel giorno in cui tutti i giornali (tranne quattro. Indovinate quali? Il Foglio, Libero, il Riformista  e Il Giornale) scioperano non pubblicando nulla e non aggiornando i loro siti per opporsi alla legge bavaglio, viene premiato il giornalista che non solo non si è mai opposto al bavaglio, ma il più delle volte non ha fatto scomodare nessuno: se l’è preso e da solo s’è cucito la bocca. Anche per questo, d’altronde, ci vuol coraggio!

E allora ecco alcuni esempi di vigoria mostrati dal “direttorissimo”: il servizio sulla corsa delle pecore in Inghilterra (3 maggio); il mistero del coccodrillo di Falciano (18 maggio); le scuole per maggiordomi (27 aprile); le varie diete consigliate (alcune anche assolutamente sbagliate, come quella consigliata il 16 maggio: “meglio dimagrire in fretta che poco per volta”). E poi servizi chilometrici ogni giorno su maltempo: non so se lo sapete, ma di inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Guarda un po’!
Come non far riferimento, ancora, a presunti disservizi. Chi non ricorda l’improponibile finta dell’audio saltato, al servizio dedicato alla vittoria di Elio Germano a Cannes che, durante la premiazione, aveva affermato: “Siccome i nostri governanti rimproverano sempre i cineasti perché parlano male di questo Paese, dedico questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia migliore, nonostante la loro classe dirigente”?
E poi tutti gli editoriali. Lì sì, grande prova di coraggio. Prima con la vicenda D’Addario: per Minzolini questo è solo gossip. Peccato che non è gossip se c’è un processo in corso e se una escort stava per essere candidata alle europee col Pdl. E allora meglio, molto meglio il servizio casomai su Naomi Campbell che piange in Tv (servizio del Tg1 del 4 maggio). Poi si è passati a Gaspare Spatuzza che dice “minchiate” secondo il direttore del tg1. A quanto pare, però, Dell’Utri intanto è stato condannato anche in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi ancora Craxi, ribattezzato come un grande statista del nostro tempo.
E poi i silenzi su L’Aquila, sugli indagati del Governo, sulla prescrizione-assoluzione di Mills.

Insomma, un coraggio da vendere quello di Minzolini. O meglio, già venduto.

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di Carmine Gazzanni

Stasera tutti insieme abbiam cercato di imparare al Tg1; come fanno per parlare fra di loro gli animali. Come fa il cane? Bau! Bau!…. E il coccodrillo?…Il coccodrillo come fa, non c’è nessuno che lo sa!”. Questo è uno dei tanti commenti che si possono leggere sulla pagina Facebook del Tg1. Vi chiederete perché. Beh, perché il Tg1 è solito fare scoop, ma questa volta si è superato. “CONTINUA IL MISTERO DEL COCCODRILLO DI FALCIANO. OGGI GRANDE BATTUTA DI CACCIA, MA IL FANTOMATICO ANIMALE NON SI TROVA”, ha affermato ieri sera Susanna Petruni nell’edizione delle 20,00 prima di mandare in onda l’invidiabile servizio, che, udite udite, è stato anche uno dei più lunghi con il suo bel minuto e 32 secondi (basti pensare che il servizio su quello che dovrebbe essere l’argomento focale dei telegiornali d questi giorni – l’affaire G8dura soltanto 1,20 minuti).

Ma credete davvero che Minzolini si sia occupato nel suo telegiornale soltanto del coccodrillo che tanto lo tormenta? Certo che no: c’è spazio (abbondante) anche per la notiziona – di cui nessuno se n’era accorto – del maltempo (1,11), il telefonino che ora sembra non avere più alcuna relazione con i tumori (1,06), il Portogruaro promosso in Serie B (1,19), Lippi che non convoca Fabio Grosso per i mondiali (1,14).

Una citazione a parte merita la notizia clou della serata: “QUALI SONO I CIBI PIU’ ODIATI DAGLI ITALIANI? AL PRIMO POSTO IL MINESTRONE E LE VERDURE IN GENERE” afferma la Petruni; e poi nel servizio: “il minestrone resta a pieno titolo il piatto più discusso in famiglia”, commenta la voce narrante Carlotta Mannu (già voce narrante di un’altra importantissima inchiesta risalente al 27 aprile: “Esistono ancora scuole per maggiordomi. Scopriamo le materie di studio”. Insomma, una specialista).

Ed è giusto, più che giusto che tutte queste notizie siano relegate prima di altre. Altre, che so, come la morte di uno dei più grandi intellettuali italiani del 900 come Edoardo Sanguineti. Molto meglio parlare prima di telefonini, del maltempo, ma soprattutto del minestrone e del coccodrillo. D’altronde stiamo parlando di un minestrone che “resta a pieno titolo il piatto più discusso in famiglia” e di un coccodrillo che proprio non si riesce a trovare. Mica noccioline.

Questo, dunque, è il livello giornalistico di quello che dovrebbe essere (e qui il condizionale è d’obbligo) il telegiornale “di punta” della Rai E allora come biasimare i commenti che tutti possiamo leggere sulla pagina facebook del Tg1? E’ assolutamente normale che tutti coloro che commentano – e ripeto tutti  -  siano fortemente critici nei confronti di questo telegiornale. Si va dai numerosissimi “Prescrizione non è assoluzione” e “Cappellacci non è Castellacci”, ai vari commenti che ricordano gli epiteti di cui, per merito, gode Augusto Minzolini. C’è chi, preoccupato, chiede del coccodrillo (“E il coccodrillo, l’avete trovato?” ) o del minestrone (“Il minestrone! Vi stavate riferendo al modo con cui “cucinate” le notizie vero?“). Molti si congratulano con il Tg1 (“e vaiiiiiiiii…..altre 900 mila persone sto mese! Grandissimi”; “meglio di Zelig!!!”); altri ancora danno consigli più che legittimi (“resta solo da cambiare la sigla del Tg… meno male che Silvio c’è”).

Se si trovasse il coccodrillo, anche lui, probabilmente, avrebbe da ridire su Minzolini. Casomai ne parlerebbero a quattr’occhi. Davanti a un bel piatto di minestrone.

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di Carmine Gazzanni

minzolini1Ce lo dovevamo aspettare: vi pare che Minzolini non avrebbe detto la sua, dato che la vicenda non riguarda solo il ben amato Presidente del Consiglio, ma anche lui stesso questa volta? E infatti eccolo lì, alla sua scrivania da Grande Capo, con la solita penna in mano intento a proferire parole su parole. Ed è illuminante questa volta il direttore del Tg1 perché è un portento: riesce a dire serio cose che sotto gli occhi di tutti sono assolute balle. Che uomo!

Per un giorno, però, il mio nome è entrato nel frullatore delle intercettazioni ed ha riempito i notiziari e le pagine dei giornali. Ho provato in prima persona la cosiddetta gogna mediatico-giudiziaria”. Ergo: la colpa non è mia se chiamo il Presidente del Consiglio per tranquillizzarlo (a prescindere se poi il nome compaia sul registro degli indagati) che, qualora alcune trasmissioni diano eccessiva importanza alla deposizione di Spatuzza, mi impegnerò a fare un editoriale dove affermerò che Spatuzza ha detto solo ”minchiate” perché Graviano l’ha smentito. Graviano che non è un collaboratore di giustizia, quindi è a tutti gli effetti ancora un mafioso. Per cui darò più credibilità a un mafioso che a un pentito. Logica alquanto criminale! La colpa, invece, è solo di questi magistratacci che continuano imperterriti a fare il loro dovere invece che piegarsi, come me, al potente di riferimento. Dunque sicuramente dietro c’è un disegno eversivo di questi comunistoidi che odiano me e chi mi fa lavorare.

Questa vicenda non tocca solo me in prima persona, quanto il rapporto di trasparenza con voi, telespettatori del tg1”. Non so se avete letto bene: si parla di trasparenza. Un attimo, vi lascio il tempo di ridere. Ecco, Minzolini parla di trasparenza. Peccato che non abbia pensato proprio nello stesso modo quando ha parlato di Craxi ricordandolo come un grande statista e non menzionando nemmeno una delle sue condanne definitive, oppure quando ha fatto passare la sentenza Mills come assoluzione quando in realtà il reato è stato prescritto (la Cassazione comunque in questo caso ha accertato che il reato è stato commesso, ma sono scaduti i termini in virtù della legge ex Cirielli che ha dimezzato i tempi di prescrizione. Indovinate un po’ quale Governo l’ha partorita?).

La realtà è che qualcuno vorrebbe un direttore  che non deve parlare con nessuno e magari non deve dare indicazioni a nessuno […] Dev’essere muto e sordo e, se non sta al giogo, per usare l’espressione di qualcuno, dev’essere cacciato a pedate. […] Insomma, c’è chi vuole un direttore dimezzato”. Qui Minzolini è fantastico. Si riempie la bocca di queste parole quasi con sdegno. Manco fosse un giornalista libero e imparziale. Lui non vuole essere dimezzato perché  è tutto d’un pezzo, non è muto né sordo. Anche qui breve pausa per una (più che) possibile risata (o scompisciata). Ecco, ci si chiede dove abbia vissuto Minzolini fino a questo punto, se abbia coscienza di sé, se si renda conto di quello che dice. Ma la conclusione è ancora più geniale. Fa quasi piangere (dal ridere): “Solo che io non sarò mai un direttore dimezzato per rispetto verso la mia storia professionale, per rispetto verso il Tg1 e la sua redazione prestigiosa, ma soprattutto per offrire a voi, telespettatori, un’informazione il più possibile approfondita, obiettiva e libera!”. Buona risata a tutti!

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di Carmine Gazzanni

berlusconi_telefonoNiente di nuovo sotto il sole. Capitò a Raimondo Mesiano, giudice di cassazione che si macchiò di una colpa sacrilega per aver condannato la Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti di 750 milioni di euro per il passaggio illegale della Mondadori. Ricordate? Prima Signorini mandò una squadra in Calabria per trovare notizie-scoop sullo stato di salute del giudice; ma il colpaccio lo fece Mattino 5 di Brachino: un servizio che aveva dell’assurdo, un servizio-pedinamento che, come sottolineò Dino Petralia “l’ho visto fare solo da mafia e Sismi”.
E pochi giorni fa è toccato ad Anna Argento, giudice e presidente della prima Corte d’Assise di Roma, che respinse il 27 febbraio l’istanza presentata dal Pdl per presentare comunque la propria lista sebbene consegnata fuori tempo. Ebbene, questa volta la Argento è salita alla ribalta perchè è stata sorpresa – e ci sono le foto che provano il reato – a indossare la toga mentre dietro c’è un ritratto del Che. Sacrilegio!!! E allora subito Il Giornale schiaffa il titolone sul bel quotidiano di famiglia: “Il giudice che escluse gli azzurri tiene in ufficio il ritratto del Che“. E noi aggiungiamo: che se la ride anche, questo comunista mascalzone mentre fuma il suo sigarotto cubano (quindi comunista anche lui!!!). Chissà che non  sia stato proprio lui a suggerire al giudice di bocciare l’istanza pidiellina: i dubbi cominciano a serpeggiare tra i membri del Governo. D’altronde non potrebbe essere altrimenti: una sentenza comunista pronunciata da un giudice comunista su suggerimento di un ritratto comunista mentre fuma il suo sigaro comunista. Ergo: sentenza comunista. Non fa una grinza.

E ora ci mancava solo la Procura di Trani che porta avanti questa inchiesta che dimostrerebbe qualcosa che già in molti sospettavamo: vuoi vedere che Silvio Berlusconi controlla tutta l’informazione e pone un filtro laddove c’è il pericolo che l’informazione sia esauriente, ergo pericolosa? Ora ne abbiamo le prove! Tutti servi, schiavi, anonime personalità omologate al potere che si rivelano finalmente per quello che sono! E a monte ancora lui (mi si scusi il minuscolo), Silvio Berlusconi che muove tutte queste marionette. Purtroppo per lui, però, le intercettazioni ancora possono essere utilizzate e ora può dire tutto quello che vuole (già ha affermato che si tratta di un disegno politico, “ridicolo e grottesco“, messo in atto dalla magistratura e volto a “gettare fango” sul governo e il premier stesso), ma la realtà è una sola: sei con le spalle al muro mio caro Silvio.

Niente paura, però. Sicuramente Il Giornale, Libero, Mattino 5, Minzolingua e Signorini non lasceranno da solo il loro paparino, anzi il loro Papi. Sguinzaglieranno i loro detective, giornalisti, millantatori, cantastorie e cani da tartufo per arrivare a capire quale disegno eversivo, comunista e giustizialista c’è dietro. E sicuramente scopriremo che il sostituto procuratore che ha in mano le inchieste, Michele Ruggiero, è un tipo strano o peggio ancora di sinistra. Casomai porterà un papillon a pois, una cravatta a righe o un maglione verde e nero (evidenti segni di squilibrio). O peggio un giorno arriverà con i calzini rossi.

E allora Il Giornale scriverà “Il giudice comunista con i calzini che gli regalò Stalin!”.

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di Carmine Gazzanni

Ieri sera il Popolo Viola Perugia è sceso in piazza, si è ritrovato sotto la sede della Rai per protestare contro il provvedimento del Cda di bloccare tutti i programmi di informazione per tutto il prosieguo della campagna elettorale. Come d’altronde è accaduto in varie città italiane anche a Perugia, quindi, non si rimane in silenzio, si è deciso di sopportare il freddo (ed era tanto)  per manifestare il proprio dissenso verso un provvedimento che toglie la parola a chi informa e la dà soltanto a chi raglia monologhi preconfezionati dal Gran Visir. Ancora una volta, pertanto, la società civile dimostra che non ci sta, che non vuole più sopportare questi soprusi che smussano, abbattono, recidono, deformano i principi della nostra Democrazia.

E, come d’incanto, pare che qualcosa sta cambiando: il Tar oggi ha bocciato lo stop ai talk-show politici. A questo punto il Cda della Rai è stato convocato in seduta straordinaria lunedì prossimo 15 marzo alle 12. Si spera che la Rai ora “sia coraggiosa” – come ha affermato Santoro – un coraggio (o meglio, un’autonomia) che troppe volte è mancata. Staremo a vedere.

Tuttavia, come accade nei migliori drammi gli eventi lieti servono soltanto per addolcire la pillola tristemente amara (un’altra!) che dobbiamo prendere. E allora veniamo a conoscenza di una realtà agghiacciante perché di comportamento di regime si sta parlando: la procura di Trani ha in mano delle intercettazioni telefoniche che rivelano accordicchi poco “democratici”. E ora, pare, Silvio Berlusconi, il membro dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini sono indagati per concussione. Dalle indagini sappiamo che Berlusconi contattava quasi giornalmente il povero Innocenzi chiedendo di prendere provvedimenti su Annozero (magari una sua chiusura) che aveva la cattiva abitudine di parlare del caso Mills, dei rapporti Forza Italia – Cosa Nostra, insomma di Vere Notizie che, purtroppo, in Italia non possono essere raccontate, menzionate e ricordate. E alla fine come ci siamo ritrovati? Ci siamo ritrovati con l’Agcom, Autorità garante, che non era garante assolutamente di nulla se non degli interessi (personali!) di un certo Mr. B. Toh, guarda: è anche il nostro Presidente del Consiglio!
Per fortuna, allora, che c’era Minzolini, “il direttorissimo”, come soleva chiamarlo Berlusconi: quando Annozero e altri programmi di informazione, quella vera, cominciarono a parlare della deposizione di Spatuzza, ecco Super-Minzo che corre ai ripari con il suo editoria-lingua e ci rivela che, in verità in verità, le cose dette sono tutte “minchiate” e “balle”.

Domandina: sarà solo un caso che le persone coinvolte nelle intercettazioni sono proprio quelle stesse che strillano, si sbracciano, borbottano, questa volta sì, “minchiate” per legittimare la necessità di una qualche legge che limiti le intercettazioni e la loro pubblicazione? Ho sempre pensato che il caso non esista … Al limite c’è il caos. Quello si!!!

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di Carmine Gazzanni

Michele Santoro, nell’intervista rilasciata a “La Repubblica” è categorico: “la decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini“. La decisione del Cda di sospendere tutti i talk show politici di prima e seconda serata per l’ultimo mese prima del voto, quindi da oggi al 29 marzo, è una scelta esclusivamente politica. E soltanto agli orbi, infatti, potrebbe apparire come una decisione atta a favorire la par condicio (quando i politici parlano di “par condicio” c’è sicuramente da preoccuparsi: è un termine che si usa sempre pretestuosamente in vista di altro – nessuno è davvero interessato alla par condicio!). E’ una decisione che, in realtà, annulla l’informazione, elimina il personaggio scomodo, e lo fa, assurdità delle assurdità, in maniera velata, parlando di un maggior rispetto dei principi democratici, pluralistici e liberali. Balle.

L’interesse reale è quello di evitare che si dicano cose scomode (e ce ne sarebbero) che potrebbero essere letali nelle prossime elezioni. Una trovata da regime, non c’è dubbio; come ha sottolineato Vincenzo Vita “la Rai di questi tempi non poteva purtroppo che produrre un regolamento sulla campagna elettorale piu’ realista del re. […] E’ una scelta del tutto sbagliata che, con la forza dei numeri, impone al Paese un servizio pubblico dimezzato”. Siamo in presenza di una Rai completamente spolpata, indegna di essere considerata “televisione pubblica”, così come è indegno che le gente paghi un canone per mantenerla “viva”, quando poi assistiamo a programmi demenziali, a quantità industriali di tristissimi reality, a telegiornali che costantemente fanno il gioco del padrone spacciando come vere notizie assolutamente fuorvianti e farlocche. E questo provvedimento è ancora peggio: “La decisione della Rai di imbavagliare le sue trasmissioni è sbagliata. Va persino oltre il pessimo regolamento della Vigilanza e contrasta con gli stessi principi costituzionali”, afferma giustamente Giuseppe Giulietti.

D’altronde non è la prima volta che si compiono scelte di regime con questo Governo, con questa Rai totalmente asservita al potere politico di turno. Come tutti ricordiamo, illustri vittime di questo sistema dittatoriale sono già stati Paolo Rossi (solo perché voleva recitare un brano di Tucidide. Forse lo storico greco era stato un comun istone ante litteram, o peggio un pm-talebano!), Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, lo stesso Michele Santoro, Daniele Luttazzi (come tutti sappiamo perché aveva osato ospitare in una puntata quel “terrorista mediatico” – cit. Cicchitto – di Travaglio),  Massimo Fini. Tutti grandi uomini e donne dell’ascolto: regalavano grandissimi risultati all’azienda. Però, c’era un però. Non erano in linea con il potere. E allora non c’è scelta: tutti fuori a calci nel sedere. Meglio preferire il buon caro Minzolini che raglia notizie assolutamente false, o i soliti programmi che sono tutto meno che intelligenti: Ballando con le stelle, vari reality, peggio ancora alcune fiction. Insomma, una televisione ridotta allo stremo perché ci sono gli interessi politici di qualcuno che non possono essere assolutamente toccati.

Per fortuna, ci sono giornalisti non disposti ad arrendersi: la FNSI, tutti i giornalisti vittime del provvedimento (Michele Santoro, Giovanni Floris, Bruno Vespa, Lucia Annunziata, Gianluigi Paragone), Pd e Italia dei Valori, più numerosissime associazioni (una su tutte Articolo 21) scenderanno questa sera a manifestare in Via Teulada, sede della Rai. Ancora vogliamo sottolineare un’altra grandissima iniziativa di cui ha parlato sempre Santoro nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so né dove, né come. In piazza, su internet, ma la faremo”. Sempre che anche internet non venga oscurato.

Insomma, o si è cacciati (per lo meno oscurati) oppure si è costretti a uniformarsi, come se ci fosse una sola verità. Una sorta di “monopolio della verità”. Esatto. Un “monopolio della verità”. L’espressione, tuttavia,  è di Romano Canosa, storico che non parlava del Duemila, né di questo Governo, né di Berlusconi. Parlava del MinCulPop, del ventennio e di un certo Benito Mussolini.

P.S. Firma anche tu l’appello di ARTICOLO 21 “No al bavaglio”

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di Carmine Gazzanni

Mai una volta che si smentisca. Minzolini, infatti, come tutti sappiamo, dai suoi studi televisivi ha assolto l’avvocato corrotto David Mills in barba a codici penali, sentenze realmente pronunciate dai giudici e, soprattutto, al dovere di informare. Informare seriamente. L’unica logica che sembra guidare il Minzo-lingua è la logica che lega subordinato a subordinante, è la logica di chi non ha più personalità e idee proprie perché totalmente sovrastato dal padrone. La logica di uomo spolpato completamente, a cui, però, è rimasta solo la lingua, strumento formidabile, tramite il quale declama proverbiali “minchiate” (cit. Dell’Utri) a cui, tuttavia, nostro malgrado, molte persone credono.

Cerchiamo, allora, di capire cosa sia realmente successo il 25 febbraio: la Cassazione si pronuncia sul caso Mills, dopo che quest’ultimo era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per corruzione (sentenza 19 maggio 2009: Mills “ha agito certamente da falso testimone […]per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalla accuse”).  Cosa stabilisce la Cassazione allora? Di certo non assolve Mills, come osa farci credere Minzolini tramite i suoi fidi giornalistuccioli, ma conferma la consapevolezza dell’avvocato (il reato è stato commesso): qualunque persona che abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che, se si è condannati nei primi due gradi di giudizio, il reato rimane, tanto più che Mills è stato condannato anche a pagare le spese processuali alla Presidenza del Consiglio (guarda un po’ la sorte: ha pagato al suo stesso corruttore!!!).

Il reato, tuttavia, è stato prescritto per il decorso dei termini previsti. E a chi è attribuibile tale responsabilità? Guarda guarda sempre all’attuale Presidente del Consiglio. Per capirci facciamo un passo indietro: siamo nel gennaio del 2005 e viene presentata la legge Cirielli (dal nome del deputato An Edmondo Cirielli) nata per inasprire le pene per i condannati recidivi. Ma una manina si intrufola tra le carte del deputato An e aggiunge un codicillo tramite il quale si dimezzano i termini di prescrizione per gli incensurati: per la corruzione, ad esempio, la scadenza massima scende da 15 anni a 7 e mezzo, anche senza le attenuanti generiche. Una legge fatta apposta per salvare Berlusconi e i suoi amici (al tempo ne usufruì anche Previti). Proprio per questa piccola aggiunta la legge Cirielli divenne ex Cirielli: il deputato ritirò la sua firma dal ddl commentando: “Per aiutare Previti salvano i veri delinquenti!”. Vedi Mills e l’amico Mr. B. Nulla di nuovo sotto il sole.

Una lancia a favore del nostro Presidente del Consiglio, però, la vogliamo spezzare: è un uomo tutto d’un pezzo, se dice una cosa possiamo star sicuri che poi la fa. Siamo nel marzo 2006, Berlusconi è a un convegno a Pescara e dall’alto del palco, afferma: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”.

Ecco cosa, invece, si legge nella lettera che Mills consegnò al suo commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004: “Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 mlioni di sterline […] proveniente dalle società di Mr. B.”. E ancora “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.  e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi […]: 600 mila dollari […] mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione se ne avessi avuto bisogno.”

Quando i pm De Pasquale e Robledo scoprono la lettera convocano immediatamente Mills che viene interrogato (18 luglio 2004) per ben dieci ore. Alla fine Mills crolla. Sul verbale si legge: “Ho scritto quella lettera nel quadro di una contestazione fiscale nel Regno Unito. Dovevo spiegare per quale motivo avevo ricevuto la somma di 600 mila dollari. Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito molte volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere, laddove possibile, una certa riservatezza sulle azioni che ho comprato per lui. E’ in questo quadro che nell’autunno del’99 Carlo Bernasconi […] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”.

Aspettiamo che ora si dimetta, signor Berlusconi. Glielo ricordiamo noi perché dubito che glielo ricorderà Minzolingua. D’altronde si sa: le notizie al Tg1 vanno prese con le pinze. Anzi, con le Pinzolini.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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