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Articoli marcati con tag ‘manifestazione’

di Carmine Gazzanni

Si avvicina il 22 dicembre. Il Senato, che già da oggi è in discussione, si pronuncerà sulla Riforma Gelmini. L’esito è quasi certo: il ddl diventerà legge a tutti gli effetti. Abbiamo già parlato più e più volte degli effetti disastrosi che questo provvedimento avrà sulle università. Ma la pochezza della maggior parte dei politici italiani e la loro mancanza di buon senso contribuiranno a creare una situazione che è vicina (molto vicina) alla degenerazione. D’altronde questa sarà la prima prova che il Governo dovrà affrontare all’indomani del voto di fiducia e certamente non vorrà dimostrarsi debole rinunciando ad una Riforma per la quale il Ministro Gelmini tanto si è dibattuta. Poco importa se questo vorrà dire assistere a nuovi scontri da anni di piombo, nuovi momenti critici. Una nuova guerriglia per le strade di Roma.

Ma non è finita qui. Infatti, mentre si continua a far credere che gli studenti altro non sono che facinorosi, pronti allo scontro armato, veri e propri guerriglieri, questi piccoli politicanti invidiosi, inetti e ridicoli non fanno altro che rendere il clima rovente prima ancora che si arrivi a mercoledì. Ignazio La Russa, ad esempio, nella sua imbarazzante performance di giovedì sera ad “Annozero”, ha mostrato il suo essere “liberale” insultando e impedendo ad un giovane studente di parlare. Maurizio Gasparri, addirittura, si è spinto oltre dichiarando che nei cortei ci potrebbero essere “potenziali assassini”. E’ chiaro, dunque, che frasi del genere, commenti tanto insulsi quanto strampalati, potrebbero portare a serie conseguenze mercoledì. Conseguenze che immediatamente verranno bollate da questi stessi pidiellini farneticanti come atti irresponsabili di studenti facinorosi.

Ma, a questo punto, bisogna assolutamente porsi una domanda: MA COME SI PERMETTONO?

Domanda provocatoria questa? Assolutamente no. Sono i fatti che ci impongono una così forte questione. Vediamo di capirci meglio.

Ignazio La Russa ha cominciato la sua attività politica nel “Fronte della gioventù”, movimento giovanile dell’allora MSI (evoluzione naturale del fascismo. E suo padre Antonino era anche senatore missino). Nel 1973 Ignazio era segretario provinciale a Milano del gruppo fascista e si concedeva, di tanto in tanto, azioni repressive contro i giovani comunisti. Ma la svolta per il futuro Ministro arriva quando il leader della rivolta dei “Boia chi Molla” di Reggio Calabria (causa di sei morti), Ciccio Franco, doveva venire a Milano. Indovinate chi prende in mano la situazione? Proprio lui, Ignazio La Russa, organizzando un bel comizio sull’esigenza di combattere il comunismo. Ma il tutto, ben presto degenera: al comizio segue una manifestazione non autorizzata. Ecco cosa si legge dall’archivio di Stato: “Il 12 aprile 1973 alcuni appartenenti all’estrema destra scagliarono due bombe a mano di tipo ‘SRCM’ contro una squadra del 3° Reparto Celere di Milano, provocando la morte della guardia Antonio Marino e il ferimento di altri 12 militari […] I responsabili di un simile gesto vengono arrestati dopo poco: sono due conosciuti esponenti degli ambienti dell’estrema desta milanese, Maurizio Murelli e Vittorio Loi rispettivamente 19 e 21 anni”. E Ignazio? Cosa c’entrava? Lo rivelò Francesco Fornari, inviato de “La Stampa”: “Molti degli arrestati, infatti provengono da ‘Ordine Nuovo’ e da ‘Avanguardia Nazionale’ o hanno fatto parte delle SAM (squadre di azione Mussolini). Vi sono anche quelli del ‘Fronte della Gioventù’, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Sembra infatti che Maurizio Murelli e Vittorio Loi abbiano chiamato in causa Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese ha preso il posto di Radice ed è responsabile provinciale. Questi secondo i due arrestati avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì guidandoli all’assalto della polizia in due momenti […]”. Ma l’inchiesta va avanti e tasselli si aggiungono al mosaico: “a San Vittore sono finiti accusati di radunata sedizione e resistenza alla forza pubblica, Romano La Russa, figlio del senatore missino Antonino la Russa […]. Per gli stessi reati sono ricercati Gaetano La Scala e Cristiano Rosati Piancastrelli scomparsi da parecchi giorni e un terzo personaggio di cui non è stata rivelata l’identità. Secondo voci non controllate potrebbe essere Ignazio La Russa segretario del Fronte della Gioventù”.

Questo basta per capirci. E Maurizio Gasparri? E’ “Il Secolo XIX” a ricostruire una vicenda che ha del paradossale. Siamo nel 1993, Gasparri era già deputato allora. I Giovani del Fronte, in cui Maurizio aveva militato, cingono d’assedio il Parlamento. Lui esce dalla Camera e solidarizza, stringe la mano, si complimenta. “Minimizza, con i giornalisti, quanto appena accaduto davanti ai portoni di Montecitorio”, scrive il “Secolo XIX”. Che poi continua: “Un centinaio di iscritti al Fronte della Gioventù cinge d’assedio la Camera, bloccandone l’ingresso. Le forze dell’ordine vengono colte di sorpresa. Per lunghi minuti gli ultrà spadroneggiano, indisturbati. Con le braccia tese del saluto romano, al grido di “Boia chi Molla”, cercano di aggredire alcuni deputati, li coprono di insulti, poi prendono di mira con biglie e monetine le vetrate dell’ingresso del palazzo, mentre si alzano cori contro i politici corrotti. Le cronache di allora raccontano che ai facinorosi si uniscono i parlamentari Gasparri, Buontempo, Pasetto, Poli Bortone, Martinat, Maceratini, Rositani, Nania. ‘Chiamateci pure fascisti, ci fate un piacere’, grida uno dei capifila. (…) Gasparri è li in mezzo ai contestatori, insieme ad uno scatenato Buontempo”.

Che strano. Nei due episodi né La Russa né Gasparri parlarono di “arresti preventivi” o “potenziali assassini”. Fate un piacere all’Italia, cari parlamentari. Le prossime volte state zitte, tacete. Vi date soltanto la zappa sui piedi in questo modo. Ma d’altronde cosa ci possiamo fare: la mamma degli imbecilli è sempre incinta!

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di Carmine Gazzanni

Ieri centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia hanno dato vita ad un’enorme protesta contro il ddl Gelmini in discussione alla Camera.

La situazione è caldissima. Le università in tutta Italia sono in subbuglio, mentre gli uomini (e le donne) del Palazzo sono più intenti a curarsi di compravendite, passaggi, acquisti di parlamentari e nuove e possibili alleanze per le imminenti elezioni. Ieri si è arrivati all’apice delle manifestazioni e dei cortei che da inizio anno scolastico, con alti e bassi, hanno visto gli studenti di tutta Italia cercare di informare e spiegare i motivi delle loro lamentele. Occupazioni, blocchi delle città, cortei, lezioni in piazza, assemblee, dai tetti, dalle facoltà e nelle scuole. A Roma alcuni studenti, superando le barriere di sicurezza, hanno tentato di entrare a Palazzo Madama, ma sono stati allontanati – in alcuni casi con modi assolutamente violenti e da “guerra civile” – dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Ma non solo Roma si è fatta sentire nel giorno della discussione della riforma Gelmini, il cui esame continuerà domani mattina. A Perugia ricercatori e studenti sono saliti sul tetto della mensa centrale in Via Pascoli. A Torino i ragazzi hanno occupato Palazzo Nuovo, sede di Lettere e Filosofia. Stessa sorte anche a Salerno: studenti, ricercatori e anche qualche professore hanno deciso di salire sui tetti degli edifici universitari per manifestare il proprio dissenso. Ma tante altre, ancora, sono state le forme di protesta: a Siena gli studenti hanno bloccato i binari della stazione; a Pisa addirittura le piste dell’aeroporto ‘Galileo Galilei’. Senza contare le svariate facoltà che, di giorno in giorno, vengono occupate. Per organizzare presidi, per stabilire un punto nevralgico da cui coordinare le forme di protesta, per far sentire la propria voce: a Bologna è stata occupata la facoltà di Lettere; a Pisa addirittura sono stati occupati gli edifici di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Lingue, Economia, Scienze, Ingegneria;  a Roma, invece, occupate le sedi di Fisica, Ingegneria, Igiene e Scienze Politiche; a Catania, ancora, Fisica; a Palermo la facoltà di Lettere e Filosofia.

Sappiamo bene quali sono i motivi di queste proteste. Povertà, disoccupazione e precarietà sono le condizioni cui un’intera generazione di soggetti produttivi viene sottoposta.

Il CUN (Consiglio Universitario Italiano) ha fornito dati molto preoccupanti: quest’anno (anno solare – dunque quello che rimane del 2010) ci saranno tagli per 279 milioni in meno. Per la prima volta ci sarà una diminuzione del FFO (Fondo Finanziamento Ordinario per le Università) del 3,72%.  E negli anni, come se non bastasse, la situazione subirà un peggioramento. Stando sempre al rapporto del CUN per il 2011 è previsto un taglio di 1 miliardo e 355 milioni; e per il 2012 una sforbiciata da 1 miliardo e 433 milioni.

Insomma, come ribadito nel documento, “lo schema del DM (Decreto Ministeriale, ndr) segue non una struttura programmatica per obiettivi e risultati, ma solo di tipo amministrativo-contabile”. In questo modo la qualità (molto spesso già scarsa) delle università italiane subirà un ulteriore tracollo.

Vediamo alcune conseguenze. Essendo stato confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni in tutta la pubblica amministrazione fino al 2014, e siccome per quanto riguarda l’università è prevista un’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità, sarà oggettivamente impossibile garantire un’offerta formativa adeguata. Come se non bastasse, poi, ecco cosa si legge sul sito dei ricercatori “Rete 29 Aprile”: ”i tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro”. Insomma, una situazione devastante.

Senza dimenticare, poi, l’assurda situazione dei ricercatori. Innanzitutto la riforma prevede per loro un limite temporale di sei anni per riuscire a diventare associato. Scaduto il tempo previsto, non potranno più continuare l’attività accademica. In più le loro progressioni stipendiali saranno congelate dalla manovra per tre anni. E questo, in concreto, vuol dire che un ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui; i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui.

E la ricerca? Anche qui tempi bui: per le collaborazioni, per le missioni all’estero e quant’altro è stato imposto un drastico taglio che rischia concretamente di mandare all’aria progetti internazionali, partecipazione a conferenze e a riunioni. Come scrive “Rete 29 Aprile”, ci saranno tagli su quegli aspetti “essenziali per una ricerca che non voglia limitarsi al vicolo sotto casa”. D’altronde cosa ci aspettiamo da un Paese che, a fronte della media europea del 2% di finanziamenti nella ricerca, investe soltanto lo 0,8% del Pil?

Ancora, c’è la questione della privatizzazione che, probabilmente, è proprio quella che più di ogni altra intimorisce. Se, infatti, i tagli all’FFO risulteranno incolmabili (come sembra siano), gli atenei saranno costretti a trovare aziende private non solo che le finanzino, ma che entrino anche nella loro gestione amministrativa. Cosa vuol dire questo? Sull’ “Infiltrato.it” si spiega in maniera adeguata cosa comporterebbe tale privatizzazione: “prendiamo un ateneo che non riesce a far fronte al mantenimento della facoltà di medicina. Interverrà, ad esempio, un’industria farmaceutica che, entrando nella gestione amministrativa, avrà grande potere decisionale. E secondo voi – non ci vuole un mago per capirlo – l’azienda sarà interessata a dare allo studente una preparazione globale o finalizzata ai suoi stessi interessi? Propenderà per la formazione di un medico “globale” o per la formazione di un possibile dottore che lavori all’interno dell’azienda stessa? La risposta è scontata”.

Senza contare, poi, che, con la privatizzazione, si andrà incontro al rischio di tasse sempre più elevate. Il tutto in barba all’articolo 34 della Costituzione Italiana che, nel suo comma 3, afferma: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Diritto, è evidente, che già oggi pare non essere più garantito totalmente. Si dirà: ma questo è qualunquismo. Niente affatto: non è un caso che nel ddl Gelmini ben 16 volte compare la dizione “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”.

Ma i ragazzi non sembrano essere intenzionati a mollare. Si legge nel comunicato stampa delle facoltà occupate di Roma: “Domani è prevista la votazione definitiva del D.d.L. Gelmini, ma noi studenti e precari non abbiamo intenzione di fermarci adesso: rilanciamo per questo e con maggiore forza l’assedio al Parlamento a partire dalle 10!”. Ma certamente oggi anche le altre città che già ieri sono state protagoniste, non si tireranno indietro: Vogliamo il ritiro del DDL e continueremo a protestare fino alla fine”.

Per maggiori informazioni: RIFORMA GELMINI/ Università pubblica (e diritto allo studio) sotto assedio

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di Carmine Gazzanni

E’ nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature”. Era Alexis de Tocqueville ad affermarlo nel 1800. Passano gli anni, arriviamo al 2010 e non viene altra frase in mente se non questa del filosofo francese: si fa necessaria la strada della disobbedienza civile in un Paese che sempre meno lo è. Vedi gli attacchi alla Costituzione, vedi lo strapotere di un Presidente del Consiglio che spogliato di qualsiasi potere il Parlamento che, ora, come un notaio pone solo firme agli interessi del Gran Capo. Un Parlamento pro-forma e niente più. E vedi oggi la legge-bavaglio, una legge che è contro la libertà di stampa, contro il diritto-dovere del cittadino di informarsi e di sapere, contro la possibilità di inchieste che colpiscono i poteri forti, insomma contro la dignità di uno Stato che suole ancora chiamarsi Democrazia.

E’ vero, c’è chi giustifica anche questa manovra perché, probabilmente, viene vista come efficace strumento per frenare il potere sovietico in Italia (non è né necessariamente una critica, direi un dato di fatto: buona parte dell’elettorato di centro-destra va avanti per sentito dire e per espressione standard, segno evidente che non ha idee proprie, una cultura propria).
Tuttavia c’è anche chi non molla. E per fortuna. “La Repubblica” ieri ha aperto con la prima pagina bianca lasciando spazio solo ad un post-it che oramai è diventato l’emblema di questa lotta per la difesa della libertà di stampa; strada simile è stata intrapresa anche dal vicedirettore de “La Stampa”, Gramellini, la cui rubrica anche è uscita completamente in bianco. Molto eloquente anche la fascetta nera in alto agli schermi di Sky Tg 24 su cui era scritto “contro la legge bavaglio sulle intercettazioni”. Opposizione poi da buona parte dei quotidiani e anche dalle redazioni Mediaset che, in un comitato congiunto hanno affermato che questa legge “sarebbe una limitazione al diritto di cronaca, alla libertà d’informazione e dunque al diritto di tutti i cittadini di essere informati”. E ancora Usigrai, FNSI e Articolo 21 che ha chiesto insistentemente “una grande iniziativa unitaria”.

Ed infatti il Popolo Viola sta cercando di organizzare una grande manifestazione per il 9 luglio. Leggiamo nel comunicato che è stato inviato alle più grandi testate: “La libertà di stampa, il diritto di espressione in Rete, l’efficacia investigativa dei magistrati verranno cancellati con un voto alla Camera dei Deputati da una maggioranza parlamentare al servizio di un uomo, di un padrone, del capo di una “cricca” di potenti che in questi anni ha banchettato sul corpo ferito della democrazia, della Costituzione e della legalità”. Una manifestazione, insomma, per la quale il Popolo Viola chiede l’appoggio di tutti, testate giornalistiche, partiti, forze politiche, associazioni, blogger, ma anche e soprattutto cittadini. I cittadini, infatti, rendono tale uno Stato, questi soltanto sono i giudici supremi. “Se sorge una controversia tra un principe e qualche membro del popolo su una questione su cui la legge tace o si pronuncia in maniera dubbia, ritengo che in tal caso il vero arbitro dovrebbe essere il corpo del popolo”. E’ John Locke a parlare, il padre del liberalismo (siamo dunque lontani anni luce dal comunismo, checché se ne possa dire!). E ancora nel 1800. Ben due secoli fa.

Troppe volte, probabilmente, dimentichiamo dunque che il potere, in ultima istanza, non è di questo né di quell’altro politico, è semplicemente il nostro. Non è un caso che il secondo comma del primo articolo della Nostra Costituzione reciti: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione “. Facciamo valere questo nostro diritto, mettiamo in atto quella coscienza civile alla quale faceva più volte riferimento Tocqueville. Pronti per scendere in piazza il 9 luglio. Ancora una volta.

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di Carmine Gazzanni

pdl dayAbbiamo superato abbondantemente un milione, un milione! Guardatevi, non ve lo fate raccontare, non ve lo fate raccontare!”. E detto da Denis Verdini, attualmente indagato per il reato di concorso in corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per il G8 de La Maddalena, è tutto dire: c’è da fidarsi! Peccato che la foto qui pubblicata dica il contrario: molta più gente alla manifestazione del 5 dicembre, il No Berlusconi Day (”Il milione di Verdini è come quello del signor Bonaventura, un parto della fantasia – afferma Nico Stumpo, responsabile organizzativo del Pd – Basta guardare le immagini su Sky per rendersi conto di quanta è stata ristretta la piazza con i gazebo e le torrette. Per fare un calcolo basta andare su Google Heart e misurare metro per metro gli spazi, si capisce così che il milione è solo nella fantasia di Verdini. Siamo lontani e di tantissimo”). E ricordando che Minzolini disse che allora c’erano solo 25 mila persone sorge spontanea la domanda: quali saranno le cifre che darà il “direttorissimo”? Staremo a vedere!

Ma andiamo oltre. Sicuramente il momento clou della manifestazione è stato quando, sulle note dell’Inno di Mameli, ha fatto il suo ingresso in pompa magna lui, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E di certo non ha deluso le aspettative: mentre dietro campeggiava lo slogan che lo stesso Berlusconi aveva scelto (“l’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia“), lui, come sempre, si sperticava in facili offese, calunnie che non profumavano molto di “amore”. E i bersagli? Anche qui nulla di nuovo sotto il sole: la sinistra “ammanettata a Di Pietro“, che “sa soltanto dire no, non ha mai imparato cosa significa essere una opposizione seria” e che “basa la sua campagna elettorale soltanto sulle inchieste dei giudici“. E i magistrati? Di certo Berlusconi non si dimentica della classe togata che è “persino peggio di loro (della sinistra, ndr)” e che “hanno passato mesi ad ascoltare le mie telefonate private in intercettazioni che hanno definito causali sprecando soldi pubblici che sarebbero potuti servire ad altro“.
E poi c’è tempo anche per il momento di commozione: sale sul palco, accanto a Berlusconi, anche Umberto Bossi. Presenza azzecatissima se si tiene conto che ieri, per l’occasione, ha rispolverato la sua vecchia massima di vita “Roma ladrona, la Lega non perdona”.

E da grande oratore, poi, Berlusconi ha concluso: “Realizzeremo la religione della libertà: viva l’Italia, viva la libertà, viva il governo del fare e il Popolo della Libertà“. E allora, viste le grandi “opere” realizzate dal governo del fare, noi aggiungiamo: viva le leggi ad personam, viva un cittadino che diventa più uguale degli altri davanti la legge, viva la televisione pubblica censurata, viva l’informazione asservita al padrone. Non notate, a questo punto, tra teoria e prassi, un pizzico di incoerenza? Ma tanto chi se ne accorge, nessuno dirà niente: mentre Berlusconi parla, parla, parla, Verdini spaccia per un milione una piazza che contava sì e no centomila persone, nessuno può controbattere perché, intanto, Santoro, Floris e gli altri sono stati zittiti, e di certo Minzolini & co. non si permetteranno di contraddire. Per Berlusconi niente contraddittorio. Ipse dixit.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

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La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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