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Articoli marcati con tag ‘legittimo impedimento’

di Andrea Vetere

La nostra Corte Costituzionale, modellata sulla Verfassungsgerichtsbarkeit austriaca, ha il delicato compito di verificare la coerenza degli atti legislativi con l’impianto costituzionale. Credo che al giorno d’oggi, grazie ai mezzi di comunicazione, chiunque sappia quale sia il ruolo della Costituzione ma, se è vero che repetita iuvant, conviene fare qualche accenno.

Una parte rilevante delle costituzioni moderne riguarda l’ordinamento dello Stato e delinea i rapporti e gli equilibrî, spesso delicatissimi, tra i varî organi costituzionali. Tuttavia, può ritenersi che questa parte della Costituzione sia in qualche modo funzionale all’applicazione delle norme costituzionali che gettano invece le basi della democrazia e dell’esercizio dei diritti fondamentali. Prova ne sia che i nostri costituenti hanno preferito aprire la nostra Carta proprio coi principî di democrazia, uguaglianza, libertà ribaltando l’ordine sistematico della Costituzione di Weimar, prima costituzione di uno stato sociale.

Se è vero, come è vero, che la Carta serve a garantire l’esercizio dei diritti che a tutti noi spettano deve necessariamente concludersi che, per funzionare, tale sistema ha bisogno di un organo competente a verificare che tutto l’ordinamento rispetti la “sorgente del diritto”: la Corte Costituzionale. La sua assenza, vanificherebbe il senso della Costituzione.

Ci pare ovvio che in siffatto ordine una sentenza della Corte Costituzionale, di rigetto o di accoglimento che sia, possa avere il solo scopo di tutelare come si diceva nell’incipit la coerenza dell’impianto costituzionale onde garantire che non si dia applicazione a norme che vìolino i principî cardinali dell’ordine democratico.

In tale ottica mi suona quantomeno curioso, se non assurdo, che un individuo, ed uno solo, possa sentirsi minacciato da una sentenza della Consulta tanto più se quest’individuo è, a sua volta, un organo costituzionale.

Sarà ormai abbastanza chiaro che si sta parlando del Presidente del Consiglio. Ebbene, non credo di esagerare nel dire che questa peculiarità (una sola persona che si sente minacciata) è una sufficiente prova che qualcosa proprio non va.

Cercherò di argomentare. La nostra Carta costituzionale sancisce un fondamentale principio, dato per assodato sin dal lontano 1789 ed anticipato dalla Rivoluzione Americana. L’articolo 3 della Costituzione dichiara che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.

Naturale corollario di questa disposizione è il principio per il quale la legge ha caratteri di generalità ed astrattezza, mancando le quali rischia di apparire come una norma ad personam, di quelle alle quali stiamo purtroppo abituandoci.

Orbene, nel momento in cui una legge che tutela la figura del Presidente del Consiglio arriva al vaglio della Corte Costituzionale ci si aspetta che il Capo del Governo in carica pensi alla coerenza del sistema.

E invece no. Invece inizia a dire ai cittadini che una sentenza abrogatrice della norma sarebbe uno strappo alla democrazia, un attacco alla figura personale del premier.

Ma se una sentenza attacca un solo individuo, e lo attacca personalmente, posso io pensare che la legge in questione sia posta a tutela proprio di quell’individuo? Me lo suggerisce la logica. E se così è, la logica continua a suggerirmi che tale legge non è generale ed astratta. E ancora, che vìola, per ciò stesso, il principio d’uguaglianza.

E se ci arrivo io, figuriamoci la crème de la crème dei nostri giuristi, raccolti nella Consulta.

Se la legge sul legittimo impedimento fosse generale ed astratta, come si vuol far credere, non sentiremmo parlare gli avvocati personali del Presidente del Consiglio ma solo l’avvocatura dello Stato. Qualcuno ne ha notizia? No, fanno più notizia Bondi, Berlusconi e, in primis, Ghedini.

Berlusconi è arrivato ad elaborare un nuovo concetto di giustizia: secondo lui basta aver giurato sui suoi figli e sui suoi nipoti per essere assolto. Due millennî di storia del diritto risolti in un giuramento. Magari potremmo proporgli di mettere la mano sul fuoco, come usavano gli indiani d’America. Ma pare che tema che il silicone fonda.

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di Jessica Proni

SenatoAnche in Senato si è ritenuto giusto far diventare legge un decreto che tutela il premier ancora una volta. Siccome una leggina ad personam poteva risultare anticostituzionale, questa volta il tiro si allarga prendendo tutti i parlamentari: è perfettamente giusto, secondo chi vota le leggi a cui gli italiani debbono sottostare, che i parlamentari privilegino gli impegni di governo rispetto alle chiamate giudiziali. Dopo tutto non si può governare e allo stesso tempo rispettare la legge. Il fatto che si sia chiamati in giudizio è diretta conseguenza dell’essere parlamentari e quindi è perfettamente normale che i due livelli si sovrappongono. Perché mai un onesto parlamentare dovrebbe rispondere alle stesse regole di tutti gli altri? Se un cittadino viene chiamato in giudizio ha addirittura l’obbligo di presentarsi, non è ammissibile fare lo stesso se si fa parte della casta politica!!

Alcuni dubbi sulla costituzionalità si pongono nell’ottica di quella scritta che inutilmente si ostinano a scrivere nelle aule di tribunale: “la legge è uguale per tutti“. Ma chi l’ha detto?!
Le opposizioni sono inermi: propongono una valanga di emendamenti aggiuntivi? La super maggioranza risponde con la richiesta di fiducia.
E in men che non si dica anche questa volta il cavaliere ha raggiunto il suo obbiettivo.
Peccato che ci sia un paese da governare che passa in secondo piano ogni volta che si sente da lontano l’eco di un processo che si avvicina.

In Iraq ci sono state da pochi giorni le elezioni e il popolo iracheno ha dimostrato una grande fiducia nello strumento democratico recandosi alle urne nonostante i vari attentati. Gli italiani scendono in piazza, scrivono lettere, si nascondono dietro la facciata dell’apartitismo. Non è giusto secondo me. I partiti servono. Non possiamo nasconderci dietro la piazza, dietro slogan, per carità più che giusti, ma del tutto inefficaci. L’opera di piazza non può rimanere isolata, se davvero si vuole combattere questo modo di fare politica bisogna farlo con le loro stesse armi. Bisogna scendere in piazza si, ma queste oscenità si combattono in parlamento, nel luogo del confronto e lasciatemelo dire negli ultimi anni dei soprusi.

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Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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