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Articoli marcati con tag ‘la russa’

di Carmine Gazzanni

Flop, flop e ancora flop. Questi ultimi due giorni il popolo dei Berluscones si è messo in moto per fare scudo, per difendere e proteggere fino allo sfinimento quel “culo flaccido” che tanto gli è caro.

E infatti, mentre Silvio Berlusconi tenta di inventare nuovi slogan per delegittimare l’operato della magistratura, fallito il tentativo di portare dalla sua anche Giorgio Napolitano il quale ha alzato un muro ricordando che “il giusto processo è garantito dalla Carta”, per cui “basta strappi sulla giustizia”; ebbene, mentre l’attività politica del nostro Paese è ormai incollata su tali questioni, il Pdl ha deciso di scendere in campo.

Ecco allora la manifestazione di ieri, il sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Era stato annunciato a gran voce: “In piazza contro il golpe” era addirittura il titolo d’apertura de “Il Giornale” di ieri. Tanti annunci, poi. Si parlava della presenza dei ministri Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla. Hanno tutti disertato. La titolare dell’Istruzione aveva annunciato a Maurizio Belpietro, durante il programma Mattino 5, che non avrebbe partecipato all’iniziativa perché “come ministro ritengo non sia opportuno”. Si era però affrettata ad aggiungere, a scanso di equivoci con il suo leader, che “deve comunque fare riflettere che molti cittadini abbiano deciso spontaneamente di manifestare contro un accanimento giudiziario nei confronti del premier che dura ormai da 17 anni”.

Nessun politico e un totale di 100, 150 militanti del Pdl davanti al Palazzo di Giustizia per “l’imponente (o impotente?) manifestazione” in difesa di Berlusconi.

E oggi il flop si è ripetuto. Probabilmente anche più fragoroso di ieri. Alcuni Berluscones, con in testa il capopopolo Giuliano Ferrara, hanno organizzato un evento contro i “neopuritani” e falsi moralisti(?). “In mutande, ma vivi”. Sembrerebbe il titolo di una di quelle commedie all’italiana degli anni ’70. E invece no: siamo nel 2011. E non ci sono Lino Banfi o Edvige Fenech, ma Iva Zanicchi, Alessandro Sallusti, Daniela Santanchè, Piero Ostellino, Ignazio La Russa.

I 1500 posti del teatro Dal Verme erano occupati, ma il flop c’è stato comunque. Basta ricordare quanto detto dai presenti per rendersene conto. “Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”. Peccato che la Costituzione dica altro. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa vuol dire? Semplice: se una persona è imputata, anche se è Presidente del Consiglio, non smette di esserlo per via del suo incarico. Dunque non si tratta, come dice Ferrara, di non fare l’imputato perché si è Presidente del Consiglio.

E poi è toccato al Sottosegretario Daniela Santanchè, la quale ha rilanciato nuovamente l’idea di una manifestazione di piazza contro i giudici e a sostegno del premier: “Non so se si farà una grande manifestazione – ha spiegato – ma credo per il sentire, andando in mezzo alla gente, che sia giusto fare una grande manifestazione di piazza. Io la auspico”. Basti ricordare quante persone erano presenti davanti al Palazzo di Giustizia a Milano per rendersi conto dell’attendibilità delle parole della Santanchè.

E ancora Ignazio La Russa. Ci sono stati momenti di tensione, infatti, quando si è avvicinato al Ministro della Difesa il giornalista di Annozero Corrado Formigli, il quale voleva porre semplici domande. Il video parla da sé: arroganza, presunzione, offese da parte di La Russa. Fino alle pedate, come testimonia il video. D’altronde Ignazio La Russa non è nuovo a questi atteggiamenti fascisti. Come non ricordare, ad esempio, la performance di cui fu protagonista ad Annozero, con insulti rifilati ad un giovane studente che difendeva e spiegava le ragioni del movimento studentesco contro la Riforma Gelmini. O ancora le immagini riprese dalle telecamere di mezzo mondo durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, quando spintonò, prese per il bavero e mise una mano in testa al giornalista free-press Rocco Carlomagno. Cosa volete: il ministro della difesa ogni tanto riscopre il suo passato di picchiatore fascista e aggredisce chi non la pensa esattamente come lui vorrebbe.

Flop su flop, dunque. Manifestazioni sterili e vuote di significato. Da vero Pdl.

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di Carmine Gazzanni

Si avvicina il 22 dicembre. Il Senato, che già da oggi è in discussione, si pronuncerà sulla Riforma Gelmini. L’esito è quasi certo: il ddl diventerà legge a tutti gli effetti. Abbiamo già parlato più e più volte degli effetti disastrosi che questo provvedimento avrà sulle università. Ma la pochezza della maggior parte dei politici italiani e la loro mancanza di buon senso contribuiranno a creare una situazione che è vicina (molto vicina) alla degenerazione. D’altronde questa sarà la prima prova che il Governo dovrà affrontare all’indomani del voto di fiducia e certamente non vorrà dimostrarsi debole rinunciando ad una Riforma per la quale il Ministro Gelmini tanto si è dibattuta. Poco importa se questo vorrà dire assistere a nuovi scontri da anni di piombo, nuovi momenti critici. Una nuova guerriglia per le strade di Roma.

Ma non è finita qui. Infatti, mentre si continua a far credere che gli studenti altro non sono che facinorosi, pronti allo scontro armato, veri e propri guerriglieri, questi piccoli politicanti invidiosi, inetti e ridicoli non fanno altro che rendere il clima rovente prima ancora che si arrivi a mercoledì. Ignazio La Russa, ad esempio, nella sua imbarazzante performance di giovedì sera ad “Annozero”, ha mostrato il suo essere “liberale” insultando e impedendo ad un giovane studente di parlare. Maurizio Gasparri, addirittura, si è spinto oltre dichiarando che nei cortei ci potrebbero essere “potenziali assassini”. E’ chiaro, dunque, che frasi del genere, commenti tanto insulsi quanto strampalati, potrebbero portare a serie conseguenze mercoledì. Conseguenze che immediatamente verranno bollate da questi stessi pidiellini farneticanti come atti irresponsabili di studenti facinorosi.

Ma, a questo punto, bisogna assolutamente porsi una domanda: MA COME SI PERMETTONO?

Domanda provocatoria questa? Assolutamente no. Sono i fatti che ci impongono una così forte questione. Vediamo di capirci meglio.

Ignazio La Russa ha cominciato la sua attività politica nel “Fronte della gioventù”, movimento giovanile dell’allora MSI (evoluzione naturale del fascismo. E suo padre Antonino era anche senatore missino). Nel 1973 Ignazio era segretario provinciale a Milano del gruppo fascista e si concedeva, di tanto in tanto, azioni repressive contro i giovani comunisti. Ma la svolta per il futuro Ministro arriva quando il leader della rivolta dei “Boia chi Molla” di Reggio Calabria (causa di sei morti), Ciccio Franco, doveva venire a Milano. Indovinate chi prende in mano la situazione? Proprio lui, Ignazio La Russa, organizzando un bel comizio sull’esigenza di combattere il comunismo. Ma il tutto, ben presto degenera: al comizio segue una manifestazione non autorizzata. Ecco cosa si legge dall’archivio di Stato: “Il 12 aprile 1973 alcuni appartenenti all’estrema destra scagliarono due bombe a mano di tipo ‘SRCM’ contro una squadra del 3° Reparto Celere di Milano, provocando la morte della guardia Antonio Marino e il ferimento di altri 12 militari […] I responsabili di un simile gesto vengono arrestati dopo poco: sono due conosciuti esponenti degli ambienti dell’estrema desta milanese, Maurizio Murelli e Vittorio Loi rispettivamente 19 e 21 anni”. E Ignazio? Cosa c’entrava? Lo rivelò Francesco Fornari, inviato de “La Stampa”: “Molti degli arrestati, infatti provengono da ‘Ordine Nuovo’ e da ‘Avanguardia Nazionale’ o hanno fatto parte delle SAM (squadre di azione Mussolini). Vi sono anche quelli del ‘Fronte della Gioventù’, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Sembra infatti che Maurizio Murelli e Vittorio Loi abbiano chiamato in causa Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese ha preso il posto di Radice ed è responsabile provinciale. Questi secondo i due arrestati avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì guidandoli all’assalto della polizia in due momenti […]”. Ma l’inchiesta va avanti e tasselli si aggiungono al mosaico: “a San Vittore sono finiti accusati di radunata sedizione e resistenza alla forza pubblica, Romano La Russa, figlio del senatore missino Antonino la Russa […]. Per gli stessi reati sono ricercati Gaetano La Scala e Cristiano Rosati Piancastrelli scomparsi da parecchi giorni e un terzo personaggio di cui non è stata rivelata l’identità. Secondo voci non controllate potrebbe essere Ignazio La Russa segretario del Fronte della Gioventù”.

Questo basta per capirci. E Maurizio Gasparri? E’ “Il Secolo XIX” a ricostruire una vicenda che ha del paradossale. Siamo nel 1993, Gasparri era già deputato allora. I Giovani del Fronte, in cui Maurizio aveva militato, cingono d’assedio il Parlamento. Lui esce dalla Camera e solidarizza, stringe la mano, si complimenta. “Minimizza, con i giornalisti, quanto appena accaduto davanti ai portoni di Montecitorio”, scrive il “Secolo XIX”. Che poi continua: “Un centinaio di iscritti al Fronte della Gioventù cinge d’assedio la Camera, bloccandone l’ingresso. Le forze dell’ordine vengono colte di sorpresa. Per lunghi minuti gli ultrà spadroneggiano, indisturbati. Con le braccia tese del saluto romano, al grido di “Boia chi Molla”, cercano di aggredire alcuni deputati, li coprono di insulti, poi prendono di mira con biglie e monetine le vetrate dell’ingresso del palazzo, mentre si alzano cori contro i politici corrotti. Le cronache di allora raccontano che ai facinorosi si uniscono i parlamentari Gasparri, Buontempo, Pasetto, Poli Bortone, Martinat, Maceratini, Rositani, Nania. ‘Chiamateci pure fascisti, ci fate un piacere’, grida uno dei capifila. (…) Gasparri è li in mezzo ai contestatori, insieme ad uno scatenato Buontempo”.

Che strano. Nei due episodi né La Russa né Gasparri parlarono di “arresti preventivi” o “potenziali assassini”. Fate un piacere all’Italia, cari parlamentari. Le prossime volte state zitte, tacete. Vi date soltanto la zappa sui piedi in questo modo. Ma d’altronde cosa ci possiamo fare: la mamma degli imbecilli è sempre incinta!

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di Carmine Gazzanni

Questa mattina sono rientrate in Italia le salme dei quattro alpini uccisi in Afghanistan il 9 ottobre. I genitori, i parenti, gli amici, come è normale che sia, sono ancora sotto shock per la morte dei loro figli, amici, nipoti. Una morte che ha il peso di un macigno. Durante la cerimonia ci sono stati attimi di nervosismo (non solo giustificato, ma anche legittimo): lo zio di uno dei militari uccisi si è rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dicendogli: “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”.

Ieri, appena arrivata la notizia, subito alcuni dei nostri uomini di Governo, con lo stesso Ministro dell Difesa in testa, si erano impegnati a dire: “Sciacallo chi parla di ritiro”. Insomma, prima che qualcuno potesse solo aprir bocca, il Ministro ha messo la mani avanti. Ma invece noi, a maggior ragione in un giorno di dolore come quello di oggi, vogliamo tirare le somme, capire perché una guerra come quella in Afghanistan ancora duri e non dia alcun segno di conclusione delle ostilità.

Come molti ricorderanno, la guerra scoppiò nove anni fa, nel 2001, a meno di un mese dalla profonda ferita inferta al cuore degli Stati Uniti. Una guerra, ora lo possiamo dire, che probabilmente aveva più il sapore della vendetta che della giustizia. Comunque sia, in principio si disse che la guerra era “per sgominare Bin Laden e il fondamentalismo talebano”. Poi si disse che si voleva esportare la democrazia: ma cosa vuol dire “esportare la democrazia”? Come si può pensare che la democrazia può installarsi previa uccisione di migliaia e migliaia di civili (le cifre ufficiali dicono che sono circa 15 mila, ma è legittimo pensare che, in realtà, siano molti molti di più)? Perché questo sta accadendo: si dice “dobbiamo esportare la democrazia, ma intanto finiamo la guerra”. Un controsenso illogico e paradossale. Si ritorna, in questo senso, a Benito Mussolini, il quale, per convincere gli italiani dell’utilità della guerra, affermava: “io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”.

Ma di certo i cosiddetti “potenti della Terra” non sono così stupidi da ritenere la guerra condizione necessaria per l’installazione della democrazia. I motivi, ci mancherebbe, sono ben altri. E, come molti immaginano, sono motivi esclusivamente economici.

Solo gli Stati Uniti oggi spendono 353 miliardi di dollari per l’attività militare. Ma l’Italia non è da meno: noi oggi spendiamo 65 milioni di euro al mese. 65 milioni di euro al mese. Molti ora potrebbero pensare che dire “quante belle cose si sarebbero potute fare se gli stessi soldi fossero stati investiti in opere civili” sia facile retorica. Probabilmente è vero, ma probabilmente no. Con molto meno della metà di quanto l’Italia spende in un mese per contribuire al massacro di civili, per dirne una, Emergency ha costruito tre centri chirurgici, un centro di maternità e 28 ambulatori. E ha curato oltre due milioni e mezzo di afgani.

E i dati non sono retorica. E né sciacallaggio, caro Ministro la Russa.

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Pubblichiamo un articolo che ci manda una nostra lettrice, Valentina Capone. Leggete e commentate in tanti!

Di tutta questa storia di Scajola penso diverse cose, tutte legate tra di loro e riconducibili a pensieri comuni, a “filoni unici”. Mi limito qui a fare considerazioni, poche poche ma che non so tenere per me e che non mi pare d’aver sentito in giro.

La prima, quasi banale, è rispetto alla dichiarazione di Mr. B, il quale ha detto che, sì facendo, Scajola ha dimostrato senso dello Stato. Ci vuol poco a notare che, detto da uno che per una quantità non numerabile di motivi avrebbe da dimettersi dal mondo e che invece non vuole gli si contesti nulla perché fa il Presidente del Consiglio, quando il ragionamento dovrebbe essere opposto (sei Presidente del Consiglio, quindi ogni atto contestabile lo è tanto più a te), dicevo, ci vuol poco a notare che nel migliore dei casi è l’ammissione di essere lacunoso circa il proprio, di senso dello Stato. Nella peggiore e più realistica delle ipotesi è invece una frase detta nella piena consapevolezza che sarà accettata dal pubblico in modo totalmente passivo, che “fare i collegamenti” come usava chiedersi al liceo, associare una dichiarazione con la storia recente (anche di pochi giorni) non è più nelle abitudini o nelle capacità di gran parte di chi legge o, più probabilmente, ascolta.

La seconda cosa riguarda invece, molto velocemente e per rilassarvi un po’ prima della botta di indignazione finale, la scandalosa ma soprattutto imbarazzante intervista di La Russa due giorni fa al tg1. Un La Russa evidentemente stravolto, non dirò dai fatti quanto piuttosto da una buona dose di robbba bbona. Ha passato i suoi minuti a blaterare lodi sul già ministro, con la testa a sbarellare tutto il tempo, gli occhi sbarrati e quei denti più in vista e più divisi del solito; nelle sue deliranti parole Scajola era una specie di vittima del terrorismo, qualcosa di simile allo sbeffeggiato Biagi, a cui noi tutti dobbiamo un po’ della nostra libertà e di quel che abbiamo (o ci è rimasto). Il tutto concluso da un “Grazie (pausa) Scajola“, con il sorriso commosso rivolto alla telecamera ma, si vedeva chiaramente, con il pensiero a lui, lassù.

L’ultima cosa, quella che mi preme di più, quella che mi fa più arrabbiare (dopo il fatto in sé, ovvviamente, con quello che significa), è la reazione del caro Bersani. Il nostro, dopo le dimissioni di Claudietto, ha rilasciato una dichiarazione in cui dice: “Ecco, si è dimesso, era questo che doveva fare. Bene bravo, setteppiù. Ora voltiamo pagina…” e tutte ’ste menate qui, come direbbe lui. E invece no. No, cacchio. Le dimissioni non risolvono il problema. Sono un fatto tra gli altri, necessario, ma non puoi, non devi, tu, capo dell’opposizione, persona che qualcuno ha creduto capace e responsabile fino a questa che pare essere una sufficiente prova contraria, fermarti qui. Devi urlarlo, devi ricordarlo fino alla noia che quello che è successo è gravissimo, è uno scandalo enorme, che è solo la superficie – una sottile pellicola – che nasconde malamente un livello sconvolgente e vomitevole di corruzione. Corruzione che è degli animi e delle menti, che fa confondere la politica con il più losco e comodo dei posti dove concludere affaracci e fregarsene, lordura che copre ormai irrimediabilmente il senso vero e bello della politica. Qui non si parla dei privilegi della casta, pure da guarire, ma di un magma melmoso molto più orrendo, di un’idea di impunità che cancella il confine tra ciò che si può, ciò che non si può e ciò che si deve.

Non puoi farla finire qui, devi fare qualcosa, devi continuare. Non so di preciso a far che, qui chi comanda sei tu e non dovrei essere io a dirti. Ma io non posso voltare pagina, e tu non devi.

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di Carmine Gazzanni

500648415Quando si ascoltano alcune dichiarazioni davvero si rimane allibiti. Se poi sono politici a farle, ci si chiede com’è possibile che siano stati votati. Se poi, ancora, a dire certe cose sono il Presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, e il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ci accorgiamo del degrado politico oltreché morale che vive l’Italia. Il mondo alla rovescia. Ci propinano una realtà che non esiste e lo sconforto  cresce quando ci rendiamo conto che diversi sono quelli che danno credito alle scempiaggini di tutti coloro pratici del politichese. E allora ci dicono che quella in Afghanistan non è una guerra, ma una “missione di pace”, salvo poi vedere militari con mitraglie, fucili e pistole che non sembrano tanto gli strumenti adatti per una visita di cortesia. Si arriva a una distorsione del reale tale che chi cerca di soccorrere semplicemente esseri umani, indistintamente da chi essi siano o per chi essi patteggino, costoro nella migliore delle ipotesi sono delinquenti. Per alcuni addirittura filo-talebani e filo-terroristi.

E allora sentiamo Maurizio Gasparri che afferma che “Emergency è un danno per l’Italia” e che “già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni”. Peccato che nel video di cui parla l’orbo pidielino erano visibili chiaramente militari dell’Isaf (International Security Assistance Force), militari la cui presenza, per giunta, era stata confermata anche dallo stesso portavoce dell’amministrazione provinciale di Helmand, Daud Ahmadi. Bisognerebbe allora raccontare tutto, caro Gasparri, se proprio si vuol dire qualcosa invece di ragliare bestialità solo per il semplice gusto di farlo.

Passiamo a questo punto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, colto non si sa bene da cosa, consiglia a Gino Strada di “prendere le distanze dai suoi collaboratori, perché può sempre capitare di avere accanto degli infiltrati”. Detto, poi, da uno il cui nome ricorre in alcune intercettazioni riguardanti i voti delle cosche della ‘ndrangheta alle scorse europee (“Tu devi votare Ignazio (La Russa, ndr) e Fidanza…quello sarà il nostro futuro!“: così diceva al telefono Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio e uomo della Kreiamospa, una società ritenuta il braccio finanziario delle cosche calabresi impiantate nell’hinterland milanese), c’è da fidarsi. Senz’altro.

Per La Russa, dunque, il coordinatore medico della struttura, Matteo Dell’Aira di Milano, il chirurgo bresciano Marco Garatti e l’addetto alla logistica, Matteo Pagani di Roma sono tre “infiltrati”. Tre infiltrati filo-terroristici. Sorge, però, un dubbio: perché non si è detto nulla sul fatto che l’Isaf, dopo aver negato di essere stato coinvolto nell’operazione, è stato smentito da un video della Reuters (il video a cui facevamo riferimento prima)? Perché nessun politico italiano ha chiesto chiarimenti a riguardo??

E in tutto questo il ministro Frattini che fa? Bella domanda. La sua posizione è quanto di più enigmatico ci sia in questo momento. Domenica affermava: “Prego veramente, da italiano, che nessun italiano abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per l’Italia”. E aggiungeva: “Le accuse sono gravi: polizia e inquirenti stanno lavorando, noi vogliamo la verità”. Gli ci vogliono 24 ore al Ministro per passare a una versione molto più tenue: “Vedo rabbia, dolore e stupore sincero nella vicenda dei tre nostri connazionali … Sono cittadini italiani, medici che hanno scelto la vocazione di servire chi soffre… Nessuna differenza o distanza ci potrà dividere da questo impegno e da questa appartenenza … Seguiamo e seguiremo con cura l’evolversi della situazione”.

A prescindere da tali dichiarazioni, più o meno condivisibili, la realtà è ben diversa: in Afghanistan si combatte una guerra assurda da nove anni e anche noi italiani partecipiamo a questa “missione di pace” che pace non è, o per lo meno non lo è per le persone civili (il 40% per cento dei feriti e dei caduti di questo conflitto sono sotto i 14 anni. Chiedetelo a loro se si può parlare di “missione di pace”); e ora con ignobili e assurde accuse si cerca di frenare l’operato indipendente, libero e veramente umanitario di Emergency. E il risultato è che tre operatori sono stati arrestati perché chiedevano di poter curare (come prevede il loro giuramento e i trattati internazioni) tutti i feriti. Non solo i feriti di una parte. Tutti. Frattini avrebbe dovuto già ottenere, se davvero si fosse attivato, la loro liberazione immediata. Ma questo non è avvenuto: i tre operatori di Emergency sono ancora dentro una cella dei servizi di sicurezza afghani, senza aver avuto la possibilità di parlare con la propria famiglia, né con l’organizzazione stessa. Addirittura non hanno la possibilità di contattare un legale. E questo semplicemente perché, in realtà, non c’è alcuna accusa. Non è stata formulata alcuna accusa. E’ solo una trovata, questa sì terroristica, per allontanare un’organizzazione che salva delle vite che forse per alcuni non dovrebbero essere salvate. E in Italia, intanto,  Gasparri parla di “danno” e La Russa di “infiltrati”. Signori, ma avete sbattuto la testa per caso?

Per meglio avere un’idea, ecco l’ultimo resoconto (31 marzo) del lavoro di Emergency in Afghanistan: “Alle 11.00 di questa mattina, abbiamo iniziato a ricevere i feriti di un’esplosione avvenuta nel villaggio di Babaji, a mezz’ora di macchina da Lashkar-gah. Era giorno di Mellà, il mercato tradizionale che si sposta ogni giorno in un villaggio diverso.
La gente lavora sodo tutta la settimana per portare i propri prodotti da vendere al mercato. Si trova veramente di tutto, dall’artigianato, agli animali, ai vestiti, agli alimentari. Improvvisamente, in mezzo alla folla, c’è stata una violentissima esplosione e poi urla, grida e sangue dappertutto.
La prima ambulanza ha portato all’ospedale di Emergency 6 bambini, feriti e terrorizzati. Gambe, braccia, mani, visi pieni di sangue e bende. Non uno che piangesse. Abbiamo perso il conto delle ambulanze che sono entrate dal nostro cancello.
L’ultima ha trasportato Noor Ali, sette anni, due ferite sulla natica e sulla coscia destra.
Era alla fiera anche lui con suo padre, per comprare delle pecore. All’improvviso c’è stata l’esplosione: tra la gente che scappava urlando, ha visto l’asino con cui erano arrivati a terra, morto.
Noor Ali era inconsolabile, ma non per il dolore delle ferite: nell’esplosione avevano perso il bene più importante per il sostentamento della sua famiglia.
In tutta la giornata, abbiamo ricevuto 29 pazienti: 20 sono stati operati, 9 sono stati medicati e torneranno fra due giorni per la visita di controllo
”.

Come è scritto sul sito “Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso”. Se questo significa essere “dannosi” come dice Gasparri, dovrebbero essercene di più in Italia e nel mondo, di questi danni. Proprio per questo invito tutti coloro che ancora non l’avessero fatto a firmare l’appello “Io sto con Emergency”. Un segno, una prova della vicinanza ad una grande associazione umanitaria italiana.

Leggi l’articolo di Letizia Malanga: Gino Strada senza se e senza ma

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di Carmine Gazzanni

berlusconi02Per fortuna i berluscones possono tirare un sospiro di sollievo. Erano tutti preoccupati, tutti allarmati da un cambio di rotta così netto: una legge anti-corruzione. ”Ma come – si chiedevano in tanti – dopo anni e anni spesi nel rendere legale tutto quell’ambaradan bipartisan che hai e abbiamo combinato, ora ci chiedi una legge che va contro tutto quanto questo??? Che fine faranno tutti i lodi criminali, gli scudi fiscali, i legittimi svenimenti, i processi brevi???”. Possiamo immaginare i piagnistei dei vari indagati e pregiudicati, pidiellini e non solo. Tutti cercavano di scongiurare il peggio: ma siamo matti, diventare un partito di persone incensurate??? Ma stiamo dando i numeri???

Un partito che ha fatto del garantismo il suo vessillo non può fare d’un tratto marcia indietro e consegnarsi al giustizialismo“, recita Altero Matteoli; e Ignazio La Russa ancora più esplicito: “Così rischiamo di mettere il destino della politica e delle candidature nelle mani dei pm a cui riconosciamo all’improvviso troppo potere“: ma siamo pazzi? Metterci così spudoratamente nelle mani di quei magistrati cattivi cattivi?? E magari poi ci condannano perché siamo ladri, corruttori e corrotti, mafiosi, camorristi e bugiardi?? Non sia mai Dio. Molti, invece, sono stati più clementi con Berlusconi, come Gasparri (vabbè, poverino…dategli il tempo di capire realmente di che si sta parlando … d’altronde parliamo dello stesso Gasparri che una volta disse: “A volte il Senato, la Camera votano leggi che noi stessi che le votiamo non è che le capiamo bene”) e Domenico Nania (strano se consideriamo che il senatore è stato arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra). A parte queste voci fori dal coro, il clima restava molto teso. I vari Capezzone, Bonaiuti, Cicchitto & co. camminavano persi nel vuoto, guardandosi tutti attoniti: “e ora, se non magheggiamo più, davvero dobbiamo cominciare a pensare al Paese????”.

Ma meno male che Silvio c’è e ci sarà sempre. Ieri, infatti, ha fatto capire che, in realtà, un plurimputato come lui di certo non si sarebbe ridotto così in basso da chiedere a gran voce una legge anti-corruzione. E allora cos’è questa legge? Semplice trovata pubblicitaria. Invece che dire: “Esco e vado col primo che incontro! Buonaseeeera!” com’era tempo fa per la Fiat, oggi Berlusconi dice: “Chi esce e ammanetta il primo che corrompe? Cavalieeeere!”. Poi basta però. Finisce lì.

E infatti ieri Berlusconi è tornato al suo vecchio e molto produttivo mestiere: criticare chi critica. E lo fa con tre grandi battute: “Il Pd è al traino di un partito eversivo come quello di Di Pietro e dei radicali e al superpartito di Repubblica”, potete immaginare le ovazioni, le standing ovation e le grida di giubilo dei vari pidiellini ; dopodiché: “non c’e’ alle porte una nuova tangentopoli” ma solo “casi che vanno perseguiti e sanzionati”, come se questo fosse niente, pinzellacchere quasi giustificabili se non da premiare; e da ultimo che “non ci sara’ nelle sue liste nessun personaggio compromesso”, affermazione fatta con la credibilità di chi in Parlamento ha portato diversi personaggi non “compromessi”. Direttamente pregiudicati, tanto per non sbagliare ed essere sicuri.

Possiamo stare tranquilli: quella della legge anti – corruzione era un’altra delle sue esilaranti barzellette. Che simpaticone!!!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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