Articoli marcati con tag ‘isernia’
di Jessica Proni
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n una bella mattinata di sole come è stata quella del 1 ottobre noi del blog Lo Specchio, piuttosto che starcene a casa in panciolle ci siamo diretti in un posto a noi molto caro, la riserva della Testudo di Herman a Fragnete (IS). (BENVENUTI NEL MOLISE: TRA PAESAGGI E DISCARICHE, PARCO-DISCARICA DELLE TESTUGGINI)
E’ una giornata particolare quella in cui siamo tornati in questa bellissima paradisiaca riserva poiché con il patrocinio di Legambiente, Circolo dei Piccoli Porghi, e del comune di Isernia è stata organizzata la giornata del “Puliamo il mondo”.
Per l’occasione sono intervenuti, oltre alle autorità del posto anche e soprattutto un centinaio di bambini delle scuole elementari che, armati di guanti, buste e tanta buona volontà, hanno contribuito a ripulire questo bellissimo parco.
Da quando siamo andati l’ultima volta non è cambiato nulla, nessuna autorità si è mossa. Nessuno è venuto a togliere i rifiuti e per la povera Testudo continua a muoversi e a proliferare tra rifiuti di ogni sorta: abbiamo potuto toccare con mano, è il caso di dirlo, l’abbondanza di vetro, plastica, porcellane e rottami di ogni specie.
Inserita in un bellissimo contesto vegetativo in questa riserva molti rifiuti vengono oltre che abbandonati spesso bruciati con il rischio di provocare incendi e danni ambientali irreversibili per il territorio.
Oltre che al nostro sempre affezionatissimo e grande amico del blog, Cristian Rossi, presidente dell’Associazione per la Difesa dell’Ambiente e del Tartufo, ci ha dato il suo parere sulla giornata anche Daniela Sciarra, responsabile del lavoro di legambiente sul territorio molisano, nonché attivissima anche in ambito nazionale, tra le organizzatrici dell’evento.
Il punto su cui questa giovanissima ragazza preme è che per difendere l’ambiente prima di tutto bisogna procedere in maniera scientifica analizzando i dati scientifici e cercando di avere una visione più che mai realistica sulla quale poter intervenire: secondo i rapporti che le sono pervenuti in Molise il 90% di ciò che viene buttato finisce in discarica. Questo dato è allarmante nell’ottica della seconda regione più piccola d’Italia che in quanto a rifiuti è seconda solo per dimensioni alle sue cugine più celebri come la Campania.
Potremmo vivere in un bellissimo giardino in cui il benessere regna e l’amministrazione valorizza il territorio, ma non è così. Speriamo, alla fine di questa giornata, di aver trovato nella carissima Daniela una nuova collaboratrice che possa aprirci gli occhi, come Cristian fa già da tempo, sulla realtà molisana e sui disastri ecologici che troppo spesso ignoriamo.
Il blog LoSPECCHIO aderisce alla manifestazione PULIAMO IL MONDO organizzata da LEGAMBIENTE – Circolo Piccoli Borghi di Isernia.
Sabato 2 Ottobre – Parco delle Testuggini di Isernia – ore 10.00
“Puliamo il Mondo” è la manifestazione ambientale di volontariato più grande del pianeta, che si occupa di ripulire angoli di mondo rovinati dal degrado e dai rifiuti. Ad Isernia si è scelto di collaborare tutti insieme per far tornare alla vita il Parco delle Testuggini, habitat naturale delle tartarughe di Herman, specie protetta dalla Comunità Europea.
di Carmine Gazzanni
Le province con meno di 220 mila abitanti saranno soppresse. Questo, pare, preveda una norma tra le varie misure che Tremonti si accinge a prendere per far fronte ad una crisi evidente, ma troppo tardi palesata da un Governo che, nei fatti, si è dimostrato bugiardo.
Dunque province quali Ascoli Piceno (Marche), Matera (Basilicata), Massa e Carrara (Toscana), Biella (Piemonte), Vercelli (Piemonte), Fermo (Marche), Crotone (Calabria), Vibo Valentia (Calabria), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Rieti (Lazio) e Isernia (Molise) saranno, secondo questa norma, soppresse.
Grande lo sconcerto: “le province non si toccano”, si grida anche su Facebook. Una domanda, tuttavia, è necessario che sia posta: quanto sbagliato è abolire province con meno di 220 mila abitanti? Come sempre, conviene appellarsi ai dati. Oggi abbiamo 110 province che costano circa 13 miliardi di euro all’anno. Molti potrebbero pensare che questi soldi rientrano sotto forma di servizi. E invece no: solo il 27% della somma dei bilanci; il restante 73% serve al mantenimento delle province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu, ecc. (Fonte: Unione delle Province Italiane – dati del 2007).
D’altronde bisogna riflettere sul ruolo stesso della “provincia”: è una ulteriore divisione che entra in gioco qualora il territorio, sebbene la divisione regionale, rimanga ancora estremamente vasto e popoloso. Che ruolo avrebbero quelle che potrebbero essere abolite secondo questa norma se non sono, dati alla mano, né vaste, né popolose? La provincia dovrebbe essere una necessità istituzionale, non dovrebbe essere (e non è) un titolo di merito.
Siamo in un periodo di crisi ed è giusto e doveroso che le spese inutili (perché tali sono) vengano tagliate. Si potrebbe controbattere che non accadrà “e poi: perché non tagliano piuttosto il numero dei parlamentari?”, come ha affermato il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, Presidente della Provincia più piccola d’Italia con i suoi 80 mila abitanti (un quartiere di Roma in pratica). Qui c’è da sottolineare una particolarità. I tagli alla politica (come noi stessi abbiamo dimostrato) sono necessari, ma attenzione a non pensare che il problema sia tutto lì: si risparmierebbe molto, ma il guadagno in questo caso comunque non sarebbe cospicuo come quello derivante dall’abolizione delle “provinciucole”. I tagli dovrebbero essere una misura innanzitutto simbolica: ciò che non si sopporta è proprio il fatto che chi dovrebbe lavorare per il bene pubblico, guadagna cifre mastodontiche cosicchè la politica rischia di diventare un affare esclusivamente individualista ed economico, il che, in un periodo di crisi, è totalmente fuori da qualsiasi ottica.
Dunque misure necessarie queste. Non è un caso che all’inizio di questa legislatura l’abolizione delle province era un punto presente in tutti (o quasi) i programmi elettorali. Una misura bipartisan. Sennonché, pian piano, la stessa maggioranza ha cominciato a fare passi indietro. E perché mai? Semplicemente perché la Lega domina in diverse province settentrionali e di certo non avrebbe rinunciato ai suoi presidi provinciali. Se infatti si va a spulciare la norma “anti-province” notiamo due particolarità: saranno escluse le province di confine. Non sarà per caso perché le province di Belluno e Sondrio – città natale di Tremonti – alla cui presidenza siedono due leghisti, hanno rischiato di cadere con questo provvedimento, avendo meno di 220mila abitanti, ma stando al confine si “salveranno”? I dubbi sono legittimi. Dubbi che maturano anche per l’altra particolarità: perché proprio 220mila e non una cifra tonda come 250mila? La risposta la sa solo chi ha concepito la norma. Fatto sta che Lodi ne ha solo 225mila ed è leghista.
Insomma, provvedimento (purtroppo) necessario, ma che valga per tutti. Al momento la situazione è più che chiara: figli e figliastri. I figli, chiaramente, leghisti.
Ci scrive Cristian Rossi, presidente dell’Associazione per la difesa dell’ambiente e del tartufo. L’articolo riguarda la costruzione della centrale a biomassa a Sant’Angelo del Pesco (Isernia) e della centrale a biomasse a Pescopennataro (Isernia) alimentata dal Sorgo (il grano dei poveri). Abbiamo deciso di pubblicare tale articolo perchè pensiamo che questo è un problema che riguarda non solo il Molise, ma l’Italia intera, che sta scivolando sempre più in cattive politiche ambientali.
La biomassa è definita come “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetale e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Grazie all’ISPRA (ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE) fortunatamente rifinanziato dal governo italiano, abbiamo un quadro abbastanza esaustivo circa l’utilizzo delle biomasse come fonte energetica rinnovabile. Dagli studi della Ricercatrice Scientifica Dott. Marina Vitullo emergono chiaramente numerosi aspetti di sostenibilità ambientale ampiamente sottovalutati dalla Comunità Montana Alto Molise circa la costruzioneella famosa Centrale a biomassa di Agnone. Come sappiamo ora il Comune che ospiterà la centrale è Sant’Angelo del Pesco,che con delibera comunale N.28 del 29-07-09, approva la costruzione dell’impianto. Dagli atti risulta che i benefici derivanti al Comune riguarderanno l’affidamento e gestione degli impianti di pubblica illuminazione del paese e frazioni alla società romana S.E.C.I. s.r.l.,nascita di piccole attività agro-forestali, nell’intenzione della società la nascita di un campus con un centro polifunzionale.
Inoltre risulta che tale centrale produce fumi per l’equivalente di 11 camini da riscaldamento domestico e non inquina. I ricercatori dell’Ispra affermano nel loro studio che la combustione da biomassa rappresenta un’importante sorgente di emissioni di PM10 primario. La diminuzione di emissioni di CO2 è molto limitata soprattutto se confrontata con l’aumento di emissioni di PM,COVNM,e IPA (nano polveri cancerogene) dovute alla combustione. Nel caso specifico della futura centrale a cippato l’approvvigionamento avverrà nei tre Comuni facenti parte del consorzio per la difesa del tartufo,che in tre anni dal 2006 fino al 2009 hanno già tagliato il 70% dei boschi di loro proprietà con gravi danni alle tartufaie naturali; non solo, in un’incontro all’assessorato competente della Regione Molise fu affermato che i boschi di proprietà comunale da sottoporre a taglio erano terminati. Ne deriva che l’approvvigionamento dovrà rivolgersi ad altri Comuni e con un aumento delle distanze kilometriche in termini di CO2 emesso per il trasporto, il bilancio energetico complessivo sarà negativo.
Cosa potrà bruciare questa centrale? Come affermato, anche la parte biodegradabile dei rifiuti miscelata a un po’ di legna vergine è utile alla causa. Le centrali a biomasse possono essere alimentate anche con coltivazioni a fini energetici; recentemente anche il Comune di Pescopennataro ha in cantiere la costruzione di una centrale a biomasse alimentata con colture specifiche come il Sorgo, il grano dei poveri. Con delibera N.16 del 07/10/08 approvata ad unanimità il Comune ha stipulato con il GSE nazionale un protocollo d’intesa per la costruzione di una centrale a biomasse. Dalle informazioni che la nostra associazione di protezione ambientale ha, risulta che la coltura individuata dalla società Valle del Tartufo inizialmente erano le piante che producono tartufo, poi accortisi dell’enorme sciocchezza scientifica, hanno individuato nel Sorgo, il frumento dei paesi poveri, la pianta da bruciare e venivano già individuati 150 ettari per la semina. La questione è talmente complessa perché richiama numerosi aspetti scientifici e tramite brevi articoli di giornale non è possibile rendere eruditi i lettori,ma dagli studi ISPRA emerge che : la decisione di produrre biomassa determina dei cambiamenti nell’allocazione della terra e nelle pratiche agricole utilizzate; si potrebbero pertanto generare effetti ambientali negativi in termini di erosione dei suoli, compattazione dei terreni, rilascio di nutrienti e pesticidi nei terreni e nelle falde acquifere,maggiore domanda di acqua a scopo irriguo,ma più di tutto perdita della biodiversità.
A preoccupare l’ Associazione tartufai del Molise è anche uno studio dell’ARPA Molise ( 2009) il quale afferma che possono essere utilizzati come combustibile-biomassa alberi quali: Acero gentile,pioppi o cippatura del sottobosco; se dovesse avvenire ciò il tartufo molisano scomparirà e con esso gran parte della biodiversità regionale, tutto ciò nel 2010, definito dalla Comunità Europea anno Internazionale della Biodiversità.
Tutto ciò che viene scritto è ampiamente documentato.
Presidente Cristian Rossi.
SIT-IN IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE. PAROLA AL POPOLO VIOLA DI ISERNIA (intervista a Maria Lastoria)
MARIA LASTORIA, IL POPOLO VIOLA ISERNIA, DUNQUE, INSIEME A MOLTE ALTRE ASSOCIAZIONI E PARTITI, SCENDERA’ IN PIAZZA IL 30 GENNAIO.
Una precisazione: sebbene io sia effettivamente uno degli amministratori della pagina ufficiale fb del Popolo Viola Isernia, ciò non indica una mia “rappresentanza”, né tantomeno una mia dirigenza del movimento locale. Tutto il popolo viola, movimento unanimemente politico ed “apartitico”, si sta muovendo, al momento, su linee di massima orizzontalità, per le quali i referenti / coordinatori / amministratori / organizzatori, sia nella gestione degli spazi virtuali come nella concretezza delle iniziative territoriali, si pongono al servizio del movimento stesso e non alla sua direzione, pertanto ogni intervento o partecipazione a conferenze o altro, va sempre inteso come espressione di un componente del popolo viola e mai sottinteso come espressione dirigenziale e/o di rappresentanza.
Giusto averlo precisato. Tant’è che la manifestazionen in difesa della Costituzione del 30 è stata promossa non da un singolo, ma dal popolo viola, nel suo insieme. E anche qui ad Isernia si è deciso di organizzare un sit-in. Perché pensa sia opportuno e doveroso partecipare?
A Isernia, come nel resto d’Italia, si sta dando voce al comune sentimento di oppressione civica, lo si sta denunciando come inammissibile e intollerabile. Il clima di attacco costituzionale che stiamo vivendo, soprattutto se parametrato ai precedenti storici del nostro paese, dovrebbe tenerci in continuo allarme e renderci molto vigili e sensibili, attenti soprattutto laddove le manovre subdole di un governo mai trasparente sembrerebbero meno lesive del costrutto costituzionale. Un esempio lampante: le più recenti affermazioni di Tremonti sull’indirizzo verso due sole aliquote. Da un’analisi troppo superficiale ed al di là della condivisione, sembrerebbero pure semplificazioni contabili, vanno invece ad incidere su caratterei costituzionali molto profondi e sostanziali, quali quelli della solidarietà e, soprattutto, della equità tributaria, che la nostra Costituzione individua proprio nella progressività dei prelievi; una progressività che sarebbe invece completamente appiattita dall’imposizione di due sole aliquote, favorendo unicamente la classe economicamente più abbiente.
Quindi bidogna scendere in piazza. E questo può bastare? Voglio dire: qual è, a suo avviso, il fine della “piazza”?
La partecipazione vera deve andare ben oltre un momento di piazza, che è volto soprattutto ad informare e sensibilizzare i più “distratti”, e deve essere di vero presidio ai nostri valori più alti, con la consapevolezza che le mine di chi distrugge i palazzi non vengono mai poste sul tetto o sui balconi e non sono quindi quelle più palesemente esposte.
E non è affatto vero che chi non fa non sbaglia. Chi non si ribella, chi tace, chi coltiva la propria indifferenza e la propria non azione si rende complice del degrado a cui stiamo assistendo.
Come e in che misura il rispetto per la nostra Costituzione è a rischio in questo periodo?
Io direi che è molto più che semplicemente a rischio il rispetto per la Costituzione! E soprattutto che lo è molto di più ora, anche guardando ai periodi più bui, quali quelli degli anni di piombo, che misero certo a dura prova lo Stato italiano, ma lo trovarono saldamente ed unitariamente schierato in difesa del principio democratico.
E oggi?
Oggi, invece, è proprio da chi è insediato al governo che giungono gli attacchi più pesanti e più pericolosi agli istituti costituzionali. Ogni giorno la nostra Costituzione viene calpestata dall’arroganza di un potere che la ripudia ormai apertamente in tutto il suo costrutto.
Vengono calpestati i diritti fondamentali di ognuno di noi, quelli che abbiamo già visti repressi e riconquistati a prezzo del proprio sangue dai nostri padri costituenti.
A cominciare da quella sovranità popolare, così inflazionata in termini dialettici, spesso richiamata dal premier ad universale autolegittimazione, ma di fatto mortificata di continuo e resa addirittura impotente e ininfluente, dacchè al popolo italiano è stata finanche sottratta la scelta dei propri rappresentanti al Parlamento.
Perché buona parte del mondo politico e civile pare non accorgersi di questo degrado istituzionale?
Fondamentalmente perché il belusconismo ha enormemente pervaso e contagiato il mondo civile e quello politico, come pure il modo stesso di fare politica, in una collettiva anestesia delle coscienze.
Così come abbiamo assistito all’omologazione delle tv di stato alle tv di Berlusconi è avvenuta anche un’omologazione politica, cadendo forse nel tranello di credere nel binomio nuovo=progressista. Ma non tutto ciò che si propone come nuovo o diverso è anche progressista… dopotutto anche le leggi razziali del periodo fascista erano un elemento nuovo.
Se l’attuale realtà italiana fosse una favola, sarebbe di certo una variante del pifferaio di Hamelin.
Si è sottovalutato e si continua a sottovalutare il potere mediatico, anche a livello di sociologia internazionale, limitandosi a un’analisi sulle scelte contingenti, ritenendo giustamente che gli effetti propagandistici elettorali fossero in realtà poco influenti e decisivi, di certo incisivi in maniera infinitesimale rispetto a quanto è stato, per esempio, nella Germania di Hitler.
Invece il potere mediatico più pericoloso è quello che sta emergendo solo di recente, capace di influenzare i comportamenti ben oltre e ben prima del momento elettorale, capace di incidere all’origine sulla formazione culturale ed ideologica.
Il modo pubblico berlusconista di fare politica ha ridotto tutto ad una elencazione programmatica e il più possibile demagogica di obiettivi di azione concreta ( simil lista della spesa), sulla quale raccogliere condivisioni per estendere l’area di consenso. E’ chiaro che su questa base, alla fine, i programmi presentati a destra e a sinistra, non siano poi così tanto dissimili… si sono persi di vista e addirittura abbandonati i contenuti della politica (ma io sono convinta non li abbia affatto persi di vista Berlusconi, che però non ha alcun interesse a renderli pubblici), ma soprattutto si è perso di vista il rapporto vero con le persone e con la società.
Infatti pare che buona parte del mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, da questa parte di società viva e attiva. Quanto questa lontananza poi incide nella vita politica italiana?
Non è tanto che il mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, perché poi, alla fine, come abbiamo visto anche il 5 dicembre, le opposizioni c’erano tutte a partecipare, in un modo o nell’altro, aderendo in maniera ufficiale o ufficiosa. Così come c’è un’ampia rappresentanza politica “partitica” che ha aderito o sta aderendo all’organizzazione del sit-in in tutta Italia. Il problema di fondo che stanno attraversando le opposizioni istituzionali è però vero che sia un problema di distanza dalla società viva e attiva, direi addirittura dalla società reale. Ma questo non è forse il sintomo più lampante di quel distacco reale, che si è andato amplificando con la sottrazione ai cittadini di quegli elementi sostanziali di sovranità popolare, come per esempio la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento? La scelta dei candidati nei centri politici, anziché alla base e nelle sezioni di partito, ha fatto sì che che venissero a mancare fondamentali anelli di collegamento tra chi la politica la “fa” e chi la politica è costretto a subirla, vale a dire il popolo, che non si ricostruiscono nemmeno con l’istituto delle primarie, che alla fine non sostituisce il livello comunicativo mancante, ma diviene un mero strumento referendario di dissenso interno, come in fondo è avvenuto nel PD sia con la bocciatura di Franceschini alla segreteria, che con quella di Boccia alla candidatura in Puglia.
Ed è evidente come questo anello mancante non trovi forme sostitutive e si traduca, proprio nei partiti di opposizione, meno inclini ai rapporti clientelari base-vertice, in una disaffezione della base verso il partito. E’ proprio questa lontananza dalla società viva e attiva che viene avvertita a monte e si traduce in una impossibilità partecipativa concreta all’interno delle opposizioni partitiche, che si traduce poi in mobilitazione alternativa, mentre, assurdamente, nella maggioranza restano aperti più canali comunicativi, in virtù di una più marcata propensione al deprecato clientelarismo.
Molti partiti, molte associazioni hanno aderito, tutti insieme per manifestare in difesa della Costituzione. In una provincia come quella di Isernia pensa che questi possano essere segni tangibili che qualcosa anche qui sta cambiando, che ci possa essere un risveglio?
Lo spero davvero e questa speranza pervade tutto il popolo viola, sia a Isernia che nel resto d’Italia. Occorre però avere concretezza anche nelle speranze, sapere che non accadrà nulla che possa trasformare tutto radicalmente dalla sera al mattino successivo. Nemmeno le rivoluzioni più note ci sono mai riuscite.
Di certo è una luce che si accende dopo tanto buio, magari solo un lumicino, ma si vede da lontano. E allora non si tratta di previsioni, né di essere ottimisti o pessimisti, si tratta di impegnarsi, di lasciarsi contagiare da chi porta la luce anziché da chi offre il buio; si tratta di scegliere, come dopo un lungo immobilismo da malattia, se iniziare una faticosa ma certa riabilitazione o rimanere schiavi di se stessi e servi del sistema.
























