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Articoli marcati con tag ‘informazione’

di Carmine Gazzanni

Quando si ha coraggio è giusto che si venga premiati. Ci mancherebbe. E allora, dopo aver ricevuto qualche mese fa il Teleratto per la critica 2010, Augusto Minzolini ha ricevuto ieri il prestigioso Premio internazionale per l’Adriatico dalle mani del collega Attilio Romita e del sindaco di Fermo Saturnino di Ruscio con la seguente motivazione: “per il coraggio e lo spirito di rinnovamento con cui dirige il Tg di Rai Uno”. Sembrerebbe satira, ma a volta la realtà supera ogni immaginazione.
E dunque nel giorno in cui tutti i giornali (tranne quattro. Indovinate quali? Il Foglio, Libero, il Riformista  e Il Giornale) scioperano non pubblicando nulla e non aggiornando i loro siti per opporsi alla legge bavaglio, viene premiato il giornalista che non solo non si è mai opposto al bavaglio, ma il più delle volte non ha fatto scomodare nessuno: se l’è preso e da solo s’è cucito la bocca. Anche per questo, d’altronde, ci vuol coraggio!

E allora ecco alcuni esempi di vigoria mostrati dal “direttorissimo”: il servizio sulla corsa delle pecore in Inghilterra (3 maggio); il mistero del coccodrillo di Falciano (18 maggio); le scuole per maggiordomi (27 aprile); le varie diete consigliate (alcune anche assolutamente sbagliate, come quella consigliata il 16 maggio: “meglio dimagrire in fretta che poco per volta”). E poi servizi chilometrici ogni giorno su maltempo: non so se lo sapete, ma di inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Guarda un po’!
Come non far riferimento, ancora, a presunti disservizi. Chi non ricorda l’improponibile finta dell’audio saltato, al servizio dedicato alla vittoria di Elio Germano a Cannes che, durante la premiazione, aveva affermato: “Siccome i nostri governanti rimproverano sempre i cineasti perché parlano male di questo Paese, dedico questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia migliore, nonostante la loro classe dirigente”?
E poi tutti gli editoriali. Lì sì, grande prova di coraggio. Prima con la vicenda D’Addario: per Minzolini questo è solo gossip. Peccato che non è gossip se c’è un processo in corso e se una escort stava per essere candidata alle europee col Pdl. E allora meglio, molto meglio il servizio casomai su Naomi Campbell che piange in Tv (servizio del Tg1 del 4 maggio). Poi si è passati a Gaspare Spatuzza che dice “minchiate” secondo il direttore del tg1. A quanto pare, però, Dell’Utri intanto è stato condannato anche in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi ancora Craxi, ribattezzato come un grande statista del nostro tempo.
E poi i silenzi su L’Aquila, sugli indagati del Governo, sulla prescrizione-assoluzione di Mills.

Insomma, un coraggio da vendere quello di Minzolini. O meglio, già venduto.

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di Carmine Gazzanni

I cittadini italiani non vogliono la censura che scaturirebbe da questa norma. Parmalat, i fatti di Genova e tante altre inchieste esplose in questi anni sarebbero passate senza nessuna informazione se il ddl intercettazioni fosse già stato in vigore“. A dirlo sono gli organizzatori della manifestazione di oggi in Piazza Montecitorio. “Chiediamo a tutti di partecipare imbavagliati”, dicono. Questa sarà di fatto la situazione reale se questo ddl – come si pensa e come ieri ha fatto intendere Maurizio Gasparri – diventerà legge.

Ecco cosa comporterebbe in breve il ddl, mannaia per tribunali e informazione.

PER LA GIUSTIZIA. Non più soltanto “gravi indizi di reato” (come oggi), ma il pm dovrà avere anche “specifici atti d’indagine” per richiedere le intercettazioni. Basta pensarci un attimo per capire l’assurdità di questa norma: le intercettazioni vengono richieste proprio per giungere a “specifici atti di indagine”. Si sta confondendo la causa con la conseguenza.
E ancora: per ottenere l’ok all’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Norma, questa, chiaramente finalizzata a rallentare le indagini.
E i tempi? Oggi le intercettazioni possono durare tutto il tempo che il PM pensa sia opportuno durino (di norma, logicamente, tutto il periodo delle indagini e, a volte, anche oltre). Con questa legge, invece, le intercettazioni potranno durare al massimo 75 giorni, 30 nella prima fase più tre proroghe da 15 ciascuna. Ma ciò è semplicemente assurdo: se un reato dura anche un anno, che senso ha intercettare solo due mesi o poco più? E’ ovvio che certamente non si potranno smascherare molte cose che avverranno passati i due mesi di intercettazioni (caso Calciopoli ad esempio: sappiamo che Moggi “interveniva” in diverse partite del campionato, a cominciare dal precampionato. Che senso avrebbe avuto intercettare solo per due mesi!?).
Infine, dulcis in fundo: l’autorizzazione alle Camere andrà chiesta anche quando si intercetta un parlamentare parlare di terzi (non più solo se ad essere coinvolto è il parlamentare stesso); e simile la questione per i preti: impossibile intercettarli senza chiedere prima l’autorizzazione alle autorità superiori (misura affascinante, visti gli ultimi casi di pedofilia. Azzeccata!)

PER LA STAMPA. Sarà impossibile informare su inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione. Non si potranno riportare intercettazioni (si rischia addirittura il carcere se non si oblaziona; in tal caso multe salatissime fino a 5.000 euro). In pratica, non si potrà più parlare di questioni scottanti. Niente riprese e fotografie durante i processi senza il consenso di tutte le parti e vietate anche le registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato (la cosiddetta “norma D’Addario”).
Se oggi fosse già in vigore questa legge, noi non avremmo potuto sapere nulla del caso Cucchi, delle inchieste di Trani, dell’affaire G8, di Moggi e Calciopoli, degli orrori della clinica Santa Rita di Milano, della scalate Antonveneta e Bnl. Ma non avremmo potuto sapere alcunché dello stupro della Caffarella (e probabilmente i colpevoli starebbero ancora a piede libero) e del sequestro dell’imam Abu Omar. Solo per citare i casi più eclatanti.
Ma anche qui la ciliegina sulla torta: l’editore che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 464.000 Euro per ogni articolo. Ergo, con molta probabilità, la chiusura del giornale stesso (è chiaro, quindi, che nessun editore pubblicherà un articolo di tale genere).

Dunque, domani in piazza Montecitorio a Roma. Ma non solo: altre manifestazioni a Cagliari, Savona, Monza, Parma, Trieste, Palermo, Napoli e Genova. Molte, poi, le iniziative su internet. C’è la Valigia Blu che invita a mandare una lettera a Napolitano; l’appello degli editori; quello del movimento promotore del sit-in stesso di domani: “Libertà è partecipazione informata”. Il movimento ha già raggiunto 120mila adesioni, 47.000 delle quali sono adesioni su Facebook.

Oggi a Roma, dunque. Ma non finisce qui: lunedì mattina ci sarà un incontro tra editori, giornalisti, giuristi, costituzionalisti e blogger  per discutere della legge sulle intercettazioni, al Teatro dell’Angelo di Roma (organizzato sempre dal movimento “Libertà è partecipazione informata”). Tra gli altri, sono previsti gli interventi del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità. Ai lavori parteciperanno Stefano Rodotà (primo firmatario dell’appello per “Libertà e partecipazione informata“), i costituzionalisti Alessandro Pace e Giovanni Ferrara, gli editori Giuseppe Laterza e Lorenza Fazio. E ancora Oliviero Beha, Paolo Flores D’Arcais, Alessandro Gamberini.
Il mondo dell’informazione (e non solo) scende in campo perché non vuole vedersi tagliare le gambe. La nostra classe dirigente, invece, vuole – è chiaro –  abolire questo potente mezzo che smaschera il marcio in cui lei stessa è immersa. Nessuno arriva a capire che non bisognerebbe togliere il mezzo che disvela il marcio, ma dovrebbe essere il marcio ad essere eliminato.

La colpa non è dello specchio, ma di chi sta davanti”. A dire questo era Enzo Biagi.

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benecomune

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di Carmine Gazzanni

berlusconi_ridePeggio di così non poteva andare. Il Cda Rai conferma il provvedimento preso il primo marzo: i talk show rimangono al guinzaglio, rimangono bloccati perché si è deciso che in periodo elettorale è vietato informare, nonostante il parere contrario del Tar (e non solo!). E magari fosse finita qui. Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini e il commissario delll’Agcom (si fa per dire) Giancarlo Innocenzi sono formalmente indagati dalla Procura di Trani.
Il miglior Presidente degli ultimi 150 anni di storia italiana (è bene ricordarlo) è indagato per concussione e per “violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario”; l’uomo dai mille editoriali è indagato per violazione dell’articolo 379 bis del Codice penale: “Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale” (Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell’interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell’ambito delle indagini sulle carte di credito American Express); per Innocenzi, l’uomo garante che garantiva, tuttavia, solo gli interessi di mr.B., la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale. Immaginiamo da soli chi sia stato favorito.
Ma questo non basta per renderci conto della situazione da regime che l’Italia sta vivendo. Ecco, allora, alcuni dati che potranno servire per meglio capire come sia ridotta l’informazione in questo periodo.
Secondo il Censis (2009) quasi tre quarti dei cittadini sceglie chi votare grazie ai media e al mondo dell’informazione. E come si informano i cittadini? Sempre secondo il Censis quasi 7 persone su dieci sceglie chi votare grazie alla TV. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%). Al secondo posto troviamo ancora la Tv con i programmi giornalistici di approfondimento, a cui si è affidato il 30,6% degli elettori. Ora, dato che questi ultimi sono stati censurati (d’altronde siamo in democrazia…) non restano che i TG, unico veicolo di informazione politica televisiva fino al voto regionale.
Vediamo allora come informano. Prendiamo i dati dell’Authority. Nella settimana compresa tra il 28 febbraio e il 6 marzo 2010 i TG nazionali così informano: il Tg1 guidato da Augusto Minzolini ha concesso al Pdl il 30,5% dell’informazione politica. A questo dobbiamo aggiungere il 2,3% della Lega e dunque si sfiora il 33%. Questi dati non contano le apparizioni di premier, ministri, presidenti di Camera e Senato, che tutte insieme arrivano intorno al 23%. Il totale del tempo concesso alla maggioranza più governo, quindi, è del 56%. L’opposizione (Pd, Idv, Radicali, Sel, Udc) vanta invece un misero 18%, con il Partito democratico al 9% (nella settimana dall’11 al 27 febbraio, addirittura, i dati sono ancora più squilibrati: sul Tg1 i rapporti tra maggioranza ed opposizione sono del 69,5 a 18,5%. E anche il confronto tra il Pdl e il Pd è schiacciante: 30,4 a 9%).
Con il Tg2 la situazione migliora di poco: il Pdl ha occupato oltre il 33% dello spazio dedicato all’informazione politica mentre il Pd il 12%, con un rapporto totale tra maggioranza e opposizione del 59 a 23; il Tg3, invece, ha concesso alla maggioranza il 50% dello spazio, all’opposizione il 23.
Un’occhiata anche alle reti Mediaset (mera curiosità; in effetti l’andazzo qui è facilmente ipotizzabile). Il Tg5 di Mimun regala al Pdl il 60,9 % di spazio contro un più che (in)degno 13,4 del Pd. Studio Aperto, invece, si sforza un pochettino: 57 a 17. Ma la notizia più inaspettata arriva dal Tg4 di Emilio Fede che offre al Pd niente popò di meno che un 1,7% di spazio contro il 64,9% del Pdl. Meno male che Emilio c’è.
E allora, prego, sedete sul vostro bel divano con la vostra bella ciotola di popcorn. Prendete il telecomando e ad occhi chiusi premete qualunque tasto: qualsiasi canale andrà bene dato che le notizie saranno sempre le stesse. E siccome ci siamo, un altro consiglio: anche quando andrete a votare, allo stesso modo prendete la scheda e ad occhi chiusi anche qui fate un bella croce dove cade la matita. Se non abbiamo diritto all’informazione, non ci resta che affidarci alla sorte sperando che (almeno) questa sia più clemente.

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di Carmine Gazzanni

C’è chi, comunque vada, ti stupisce sempre. Come, ad esempio, giornalisti (o presunti tali) quali Feltri & co. Pensavamo, infatti, che ci fosse un limite all’indecenza della mala informazione italiana. Ci sbagliavamo. Periodo tesissimo questo che stiamo vivendo: il cosiddetto “sistema gelatinoso” sta pian piano venendo fuori con tutto il corredo di cognati, soci, fratelli, amici di amici, parenti alla lontana, insomma sta venendo fuori quella “famiglia allargata” che godeva di tutti i benefici degli appalti mentre Bertolaso, poverino, non sapeva, dormiva o era indaffarato con qualche massaggio (così pare si dica ora) extra.

E mentre l’Italia veniva a conoscenza del “sistemone”, ecco il colpo di genio di alcuni quotidiani. “Libero” e “Il giornale”, infatti, dedicano paginoni a un fatto a loro detta sensazionale. Addirittura il quotidiano di Feltri dedica una prima pagina a questa notizia che non può essere altro che una “bomba” se è ritenuta degna di cotanta importanza. Quale sarà mai questo scoop allora da essere più sensazionale del “sistema gelatinoso”? Ecco la notiziona: la lettera che Marco Travaglio ha scritto a Michele Santoro. Conosciamo bene i motivi della missiva nella quale si analizza ciò che è avvenuto nell’ultima puntata di “Annozero”: il direttore guarda caso proprio di “Libero”, Maurizio Belpietro, e il vicedirettore guarda caso proprio de “Il giornale“, Nicola Porro, mentre si stava parlando delle truffe e degli appalti pilotati della Protezione Civile di Bertolaso, hanno messo in mezzo questioni riguardanti il giornalista ospite fisso di Santoro, questioni su cui Travaglio già più e più volte si è difeso e discolpato. E allora? Perché questi articoloni, addirittura anche in prima pagina? Titoli quali: “Travaglio minaccia Santoro”, “Lo spirito fascistello del pm Travaglio”, “Quella conoscenza scomoda che lo manda in bestia” che senso dovrebbero avere? Ecco: nulla, anche perché, nella lettera, Travaglio invita solo Santoro a far si che il dibattito ci sia, ma sui temi trattati, non su temi vecchi, personali e per di più falsi.

Eppure Travaglio lo sa: i presunti giornalisti come Belpietro e Porro non sono nuovi a questi attacchi, dimostrando di non saper far altro che andare sul personale, offendere, inventare e riportare notizie impolverate. E tutto questo perché? Per cercare, almeno qualche volta, di poter dire “hai visto?? Siamo noi ora che abbiamo ragione! Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico!”. Sarebbe meglio che questi avessero del sale in zucca più che il tanto bramato coltello perché basta ragionare un poco, riportare notizie, quelle vere, per mostrare che il loro non è giornalismo, ma gretto servilismo.

E non sono nuovi, come già detto, tali quotidiani a questa politica. Così è stato per Boffo: Feltri, infatti, attaccò l’ex direttore dell’Avvenire perchè si era schierato contro la condotta immorale di Berlusconi nel caso “puttanopoli”, riportando la notizia dell’omosessualità di Boffo e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’ha pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa, ora alla cronaca giudiziaria, ai tempi di Montanelli si occupava della pagina del golf (potete capire che alto esponente egli sia!!!). Ebbene Villa, per dare più credibilità al suo articolo e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm!) una LETTERA ANONIMA (che invece non ha nessun valore se prima non si appura la fonte!!!). Mica male però!

Poi è toccato a Fini che, contrario ad alcune scelte di Berlusconi, si è dovuto anche lui sorbire Feltri. Però  questo non vuol dire che il direttore sia un filino berlusconiano perché, ricordiamo, a lui “manca la stoffa da cortigiano” (come disse lui steso poco prima di andare a dirigere “Il giornale”). Si vede che allora era proprio vero che Fini era “il più tenace oppositore del governo, altro che Bersani e Di Pietro”. Se lo dice Feltri l’imparziale, dobbiamo crederci. D’altronde perché Fini avrebbe dovuto dire “Berlusconi ha il preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato”? Ha mica mai Berlusconi mancato di rispetto nei confronti di tali istituzioni? Ma certo che no! Perché ancora avrebbe dovuto dire “A volte accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchi assoluta”??? Non ce n’era nessuna ragione. E allora ha ragione Feltri. I più informati sembrano dire addirittura che il numero due del Pdl ordiva congiure nei meandri di Palazzo e, per l’occasione, in queste riunioni partigiane, era solito indossare anche un bel colbacco. C’è chi giura di averlo visto.

E poi? Poi c’è Tonino che, come sappiamo, è stato bersagliato prima dal Corriere e subito allora Feltri ha preso la palla al balzo. E con tanto di foto compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde) titolava: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Beh, considerando che Di Pietro era ad una cena con tutti incensurati e servitori dello Stato, viene da pensare che c’è stima solo quando abbiamo escort, festicciole, lettoni, regalini, compleanni, aerei di Stato, cantanti di fiducia, champagne, caviale e Presidente in pompa. Ma questo non vuol dire che Feltri sia al sevizio di Berlusconi. Alla gente come lui “manca la stoffa da cortigiano”.

«C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”». A dirlo è Marco Travaglio. E ora domani Feltri aprirà con un bell’articolo dal titolo: “Il fascistello Travaglio si permette di minacciare Victor Hugo”. Almeno lui, che non ha proprio “la stoffa da cortigiano”, è giusto che certe cose le dica!

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di Letizia Malanga

censura_webE c’è chi dice poi che sono tutte coincidenze…

In questi giorni è stato approvato alla Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato il “nuovo” Decreto Romani, modificato in parte dopo le accese polemiche dei naviganti e soprattutto del Presidente dell’Agcom Corrado Calabrò.

Per chi non lo sapesse questo assurdo decreto, che prende il nome dal sottosegretario alle comunicazioni, è l’ultima schifezza partorita dal centro-destra per imbavagliare la rete. Chi pensava che dopo il Decreto Levi (ritirato), l’emendamento D’Alia (abrogato) e il ddl Carlucci (sic!) (arenato), la vena umoristico-fascista della destra si fosse esaurita, si sbagliava di grosso. Mai fidarsi…

Il Decreto Romani, spacciato per un adeguamento al diritto comunitario (ma che comporterebbe delle regole uniche in Europa, o scusate, in tutte le nazioni civili), prevede che tutti i servizi on demand di internet (contenuti video inclusi), siano trattati alla stregua di quelli televisivi. Ciò significa che le Web Tv e i servizi che forniscono video/video streaming, dovrebbero richiedere una autorizzazione preventiva a trasmettere come fossero Tv vere e proprie. E poi tutti i contenuti dovrebbero sottostare alla complicatissima e dura legge del diritto d’autore, che ne comporterebbe una chiusura in massa.

Ma, com’è evidente, ciò non ha senso, perché i contenuti televisivi vengono veicolati tramite frequenze concesse dallo Stato e per questo soggetti a controlli; il Web invece è condivisione immediata, informazione diretta e scambio istantaneo… tutte cose che con questa burocratizzazione saranno limitate al massimo.

Anzi parlerei proprio di censura (strano no?); come spiega Calabrò infatti si tratterebbe di un filtro ex ante e non ex post, con l’Agcom costretta a fare il cane da guardia su internet invece di preoccuparsi dei veri problemi delle telecomunicazioni e con multe che arriverebbero anche a 150.000 euro.

Ora, con le ultime modifiche apportate sono stati esclusi i blog, i giornali online e i motori di ricerca, ma il filtro rimane.

Perché parlavo ad inizio articolo di coincidenze? Si da il caso che il nuovo videoplayer del portale Mediaset, aperto l’11 gennaio e che permette di guardare integralmente i programmi Mediaset, abbia subito un’impennata di contatti.

Questo è l’obiettivo: stroncare i video indipendenti su internet e riportare l’utente web (deteledipendentizzato), nei soffici canali della sana Tv privata.

Io vi invito a guardare Mediaset il meno possibile, soprattutto sul web, l’unico territorio finora non del tutto berlusconizzato, l’unico spiraglio di luce in quest’Italietta buia.

Il Paese è bloccato per via delle innumerevoli leggi ad personam di Berlusconi e tutto ciò che l’esecutivo riesce a fare in questo periodo di crisi è favorire ancor di più i suoi interessi, come se non fossero già alle stelle.

Questo decreto fa profondamente schifo, è illiberale e spudoratamente in conflitto d’interessi. Ed è unicamente al servizio dell’utilizzatore finale che è “trino”: proprietario di Mediaset, controllore della Rai e capo del governo.

Ma comunque vada, sono sicura che il popolo del web non si piegherà, perché la libertà più la si comprime, più trova nuovi stimoli!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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