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Articoli marcati con tag ‘giustizia’

di Carmine Gazzanni

Lo stiamo vedendo: questo non è affatto un periodo “fortunato” e “felice” per il Presidente del Consiglio. Prima l’invito a comparire inviato dalla Procura di Roma per l’inchiesta Mediatrade. Poi ci si mette anche Milena Gabanelli con il suo “Report” che va a scovare la casa ad Antigua ed un altro (l’ennesimo) giro di off-shore.

In tutto questo marasma che sembrerebbe colpire il premier, mentre al Lodo Alfano Costituzionale è stata aggiunta anche la clausola – ad personam – della “retroattività”, le dichiarazioni dei Berluscones sono sempre, inevitabilmente le stesse. Da Capezzone (“non si può fare a meno di constatare un fatto: non esiste un solo caso nell’Occidente in un leader scelto e più volte confermato da una larga maggioranza di cittadini, sia stato e sia oggetto di una così massiccia, sistematica, inesauribile serie di attacchi, inchieste, procedimenti giudiziari”) fino a Fabrizio Cicchitto, secondo il quale questa non è altro che “la dimostrazione che fino al ‘94 la magistratura non si è occupata di Berlusconi mentre dal ‘94 in poi ha iniziato a occuparsene perché lui fa politica”.

Insomma, continuamente i fedelissimi del premier spargono una voce che è assolutamente falsa. Il teorema su cui ogni volta puntualmente poggia la difesa al premier è la seguente: “non può che essere che un attacco della magistratura; d’altronde è dal ’94, da quando Berlusconi è entrato in politica che la magistratura porta avanti questi attacchi mirati e politici. Infatti prima della sua entrata in politica nel ‘94 Berlusconi non è mai stato indagato”. Sarà vero?

Un articolo a firma Gomez e Travaglio di qualche mese fa aiuta a chiarire la questione. Ecco un piccolo promemoria:

1979, 12 novembre. Massimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la “progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.

1983. La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.

1984, 24 maggio. Il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell’articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell’aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.

1984, 16 ottobre. Tre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale5, Italia 1 e Rete4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.

1988, 27 settembre. Berlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”. Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.

1992, 9 giugno. I giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro.

1992, 15 settembre. Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.

1992, dicembre. Paolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione. Un anno dopo viene rinviato a giudizio per i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche.

1993, 8 aprile. Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.

1993, 18 maggio. Arrestato per corruzione Davide Giacalone,consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.

1993, 18 giugno. Arrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro.

1993, settembre. La Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena.

1993, 29 ottobre. Il pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero. 1993, 25 novembre. Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”.

1993, 4 dicembre. La Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi e mezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.

1993, 14 dicembre. Arrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni.

1993, dicembre. Salvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi.

1994, 26 gennaio. Silvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti”.

Il resto è storia dei nostri giorni.

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di Carmine Gazzanni

Aldo Brancher è un ex dipendente Fininvest. Ma soprattutto è un caro amico di Berlusconi, con il quale  condivide anche una certa familiarità con le aule giudiziarie. Infatti, al tempo di Mani Pulite, Brancher fu condannato per falso in bilancio e finanziamento illecito all’ex Psi e detenuto per tre mesi nel carcere di San Vittore. E subito l’amico Berlusconi a dargli manforte: “quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui”. Ve lo immaginate? Silvio, con l’inseparabile Fedele, a girare per ore e ore attorno al carcere aspettando che qualcuno aprisse. Attenzione, non fraintendiamoci: non per far entrare lui, ma per far uscire l’altro!

Ma andiamo avanti. Già, perché l’Aldo (come del resto anche il Silvio) perde il pelo ma non il vizio. Ed eccolo qui oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. Ma Berlusconi non poteva lasciarlo da solo. Certo che no! E allora subito  è stato nominato Ministro per fargli beneficiare del legittimo impedimento. Vero: oggi il neoministro ha affermato che ne farà a meno e si presenterà in aula, ma intanto all’udienza di ieri (26 giugno) non si è presentato sfruttando proprio l’arma del legittimo impedimento.

A questo punto, però, il dubbio è più che lecito: non è che siamo noi maliziosi? Vuoi vedere che Brancher serviva proprio a questo Governo? Esaminiamo la questione.
Aldo Brancher è stato nominato Ministro. Alcune domande:
1. A cosa serve un nuovo Ministro che, pur essendo senza portafoglio, comunque comporta laute spese in un periodo di crisi come questo? Non si è parlato (solo parlato) più e più volta di “diminuzione dei Ministri” e “tagli della politica”?
2. Aldo Brancher è stato nominato inizialmente “Ministro di attuazione del federalismo”. Cosa sarebbe cambiato con l’ufficio di Umberto Bossi, Ministro delle Riforme per il Federalismo? Assolutamente nulla.
3. Ora, proprio per via delle proteste leghiste, Aldo Brancher è stato nominato “Ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento”. Perché mai nessuno chiede a chi di competenza cosa diamine sia questo Ministero, quali siano i suoi compiti, le sue prerogative, per quale motivo, semplicemente, esista?

Il fatto stesso che oggi ci ritroviamo a porci queste domande non può che significare soltanto una cosa: siamo in presenza di una classe dirigente non solo corrotta, irrispettosa delle istituzioni, della Costituzione, a tratti razzista e xenofoba, antidemocratica e “inciuciona”. Siamo di fronte ad una classe dirigente che non mostra alcuna forma di rispetto per il cittadino; pensa sia una sorta di marionetta che non sa far altro che annuire qualunque cosa accada, priva di cervello e senso critico: “c’è da sistemare Brancher? Perfetto, inventiamoci un qualsiasi ministero, tanto siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo!”

E intanto eccolo il risultato: nel Parlamento Italiano arriviamo a quota 19 pregiudicati (ripeto: pregiudicati. Senza dunque contare indagati e imputati). Alcuni “nomi illustri”: abbiamo Marcello Dell’Utri, condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia; Giuseppe Ciarrapico, condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta); Umberto Bossi, condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; Roberto Maroni, condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; Domenico Nania, arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980); Enzo Carra, una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere); Renato Farina, che ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi; Massimo Maria Berruti, condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento.

E arriviamo a Brancher. Aggiungi un posto a tavola.

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di Carmine Gazzanni

tremonti stringe mano a B_Con buon senso e attenzione nell’arco di 3-4 anni ridurremo la pressione fiscale dal 47% al 35%” (Silvio Berlusconi, Porta a porta, 9 aprile 2001). “Meno tasse dal 2003” (Silvio Berlusconi, Il Messaggero, 5 maggio 2002). “Confermo, meno tasse entro il 2005” (Silvio Berlusconi, La Stampa, 3 aprile 2004). “Conto di ridurre l’aliquota massima delle imposte al dal 45 al 33%” (Silvio Berlusconi, 30 marzo 2004). “La quarta aliquota fiscale sarà cancellata il prossimo anno, ridurremo le tasse del 40%” (Silvio Berlusconi, La Repubblica, 16 marzo 2005). Ed infine l’ultima: “Sogno una vera riforma tributaria, con due sole aliquote: 22 e 33%” (Silvio Berlusconi, 9 gennaio 2010).

E ancora: “La crisi? Non è poi così grave. Il governatore della Banca d’Italia e anche l’Europa ci dicono che quest’anno il pil registrerà il 2% in meno. Ciò significa che torneremo indietro di due anni e non mi sembra che due anni fa si stesse così male” (Silvio Berlusconi, 20 gennaio 2009). “I media e le istituzioni economiche diffondono il panico: l’accusa viene dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che si scaglia per l’ennesima volta contro i ‘catastrofisti’. Suggerendo di «chiudere la bocca» a chi continua a parlare «di calo del Pil del 5%” (La Repubblica, 26 giugno 2009). “La crisi si è sfogata per il sistema finanziario e chi doveva fallire è fallito. Aspettiamo la ripresa, che ci sarà di sicuro” (Silvio Berlusconi, 22 luglio 2009). “Alle parti sociali che ho incontrato questa mattina ho detto che questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico” (Silvio Berlusconi, 26 giugno 2009).

Conclusione. Tredici gennaio 2010. “La situazione di crisi non permette nessuna possibilita’ di riduzione delle tasse”.

E mentre Aristotele si rigira nella tomba per il “sillogismo berlusconico” dal sapore alogico e comico anche, il Partito dell’amore muore nell’istante stesso in cui Berlusconi torna alle sue fatiche (bontà sua è durato solo il tempo della convalescenza): “l’aggressione di certi pubblici ministeri è peggio di quella di Tartaglia in piazza del Duomo”. Perfetto: il clima è quello giusto. Ora tutti a lavoro per ciò che davvero conta: processo breve, legittimo impedimento, blocca processi, Lodo Alfano rewind. Questi possono essere affrontati perchè  non avranno “controindicazioni” sulla crisi. Meno male che la crisi c’è.

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parte 1


parte 2

di Jessica Proni

E questo è quanto… bella barzelletta il nostro Presidente del Consiglio… ahah che ridere!! Divertente il modo che ha di insultare giudici ed elettori sbeffeggiando i diritti degli italiani… in Italia (art.1 comma 2 della Costituzione) “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Se il Presidente della Repubblica ha paura, dice Bersani, ebbene c’è da essere preoccupati. Se anche Fini è in disaccordo con Berlusconi, questa volta credo l’abbia fatta davvero grossa.
Che questo individuo sia stato eletto o meno dal popolo italiano non ha comunque il diritto di cambiare quelli che sono i principi che hanno fondato lo stato in cui viviamo. Anche se dopotutto noi italiani siamo abituati a vedere di queste cose, è merito nostro se Berlusconi è arrivato dove è ora, è merito nostro se continua a governare il paese sputando in faccia alla Giustizia e alla Corte Costituzionale.
Il mio invito a Berlusconi è di leggere una volta per tutte la Costituzione. Almeno nella prima parte, quei 12 articoli, i principi fondamentali, che ci identificano come popolo e descrivono il nostro Paese migliore rispetto a quanto in realtà non sia: il Paese della Costituzione è una Repubblica fondata sul lavoro, garante di diritti inviolabili quali l’istruzione, la salute, la libera espressione e la libera associazione… L’Italia della Costituzione difende e tutela minoranze etniche e linguistiche e guarda ai suoi cittadini come individui i cui soli comportamenti ne determinano lo stato giuridico ponendoli su uno stesso piano, indipendentemente da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, dinnanzi alla legge.
A Berlusconi dico ancora: la guardi bene la nostra bella Italia, con gli occhi della Costituzione. E solo dopo guardi quello che le sta facendo. Si vergogni, si dimetta!

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di Carmine Gazzanni

“ … E arrivò finalmente in Senato“. Questo potrebbe essere il commento di chi sperava che questo ddl giungesse a Palazzo Madama. State contenti, miei cari: esordio oggi in Senato del disegno di legge sul processo breve. La commissione Giustizia ha iniziato alle 14 l’esame del ddl. Vedremo gli sviluppi e, nel caso, se il Presidente Napolitano vorrà continuare a  restare “imbattuto”, se vorrà continuare a detenere un importante record in Italia: l’unico Presidente della Repubblica che ha sempre firmato. Anche l’infirmabile.
Non sono mancate, però, le critiche, gli scontri, i dibattiti. Come quello di ieri tra Alfano e l’Anm. L’associazione nazionale dei magistrati che ha sottolineato, dati alla mano, come questo ddl porterebbe alla sospensione immediata del 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30 per cento. Impossibile agli occhi del matematico Alfano che tuona: “Ma stiamo scherzando? Invito l’Anm a non giocare con le parole e neanche con i numeri, e dunque a chiarire bene i termini della questione … Dei procedimenti penali ho parlato dell’1%, ma sia Spataro che l’Anm continuano ad attaccare questo dato senza fornirne uno alternativo”. E anche Gasparri si è sentito in dovere di dire la sua, consigliando all’Anm di darsi a uno studio più proficuo della matematica di base (“studiare le tabelline”).
Ecco, chi non sa tanto far di conto, però, non è l’Anm, ma proprio il ministro della Giustizia. Rapido calcolo: tempo fa lo stesso Alfano aveva detto che i processi in Italia durano mediamente sette anni e mezzo. Fatta la dovuta somma ora i processi, secondo il ddl, non potranno superare i sei anni (due in primo grado, due in appello e due in cassazione). Quesito: come poteva Alfano rivolgersi solamente all’1% dei processi in corso di svolgimento se questi durano mediamente sette anni e mezzo e ora non potranno superare i sei anni per sopravvivere? “Ai posteri l’ardua sentenza”.
Ma non è l’unica polemica di questi giorni. Ha suscitato grande scalpore anche un’intervista rilasciata da Ciampi a Massimo Giannini (La Repubblica). Qui l’ex Presidente della Repubblica sembra “bacchettare” il suo successore (“Basta con le leggi ad personam“, “se una legge non va non si firma”); ma lui stesso (la ruota gira …) a sua volta subito viene bacchettato dalla maggioranza che si schiera, ci mancherebbe, a favore di Napolitano.
Lo stesso Alfano chiarisce: “”Il processo breve mette al centro il cittadino”. Giusto, esatto! Quesito: il cittadino in questione è …? Domanda da un milione di dollari.

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di Carmine Gazzanni

L’eversore Gianfranco Fini. Se si leggesse “Il -fu- Giornale”, saremmo tutti sicuri che Fini sia “il più tenace oppositore del governo, altro che Bersani e Di Pietro”. E a conferma di questa tesi di sapore squisitamente “feltriana”, tutta una serie di citazioni che testimonierebbero un ennesimo “disegno eversivo” a danno del Presidente del Consiglio, anche se questa volta architettato dal numero due del Pdl. Ed è evidente che ci siano questi sotterfugi, queste congiure ordite nei meandri di Palazzo Chigi da Gianfranco Fini che, per l’occasione, in queste riunioni partigiane, è solito indossare anche un bel colbacco. Di certo non è frutto di fantasia la tesi avanzata da Vittorio Feltri.
8 ottobre, bocciatura del Lodo. Fini esclama: “Berlusconi ha il preciso dovere Leggi il resto di questo articolo »

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di Carmine Gazzanni

Si può dire di tutto, tranne che in Italia non ci sia par condicio. Ci si impegna affinché non manchi. Purtroppo, però, i nostri politici, presi da mille dilemmi, cadono facilmente in confusione. Risultato: una “par condicio delinquenziale”. Se da una parte, infatti, abbiamo Cosentino, dall’altra abbiamo Bassolino: perfetta simmetria ed equilibrio dei due poli nei rapporti camorristici. I Casalesi non hanno nulla per cui lamentarsi. Purtroppo, è ancora una volta la magistratura impicciona che non si fa gli affaracci suoi.
E allora prende di mira Nicola Cosentino, sottosegretario Pdl all’economia, probabile candidato governatore della Campania con la benedizione di Berlusconi. L’accusa sarebbe di concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti. Rivelazioni che non sono tutte “scoop”, ma rimbalzavano da tempo nell’aria; come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Meno male, però, che Cosentino ha tranquillizzato tutti i suoi sostenitori, per intercessione di Silvio: “Non lascio nè il posto di sottosegretario nè la candidatura alla Regione Campania. Devo tutto al presidente Berlusconi, come gli devono tutto coloro che ricoprono incarichi più o meno importanti”. Meno male che Silvio c’è. Leggi il resto di questo articolo »

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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