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Articoli marcati con tag ‘giornalisti’

di Carmine Gazzanni

da: www.infiltrato.it

Portatile sparito. Valigia piena di atti processuali sparita. E’ quanto accaduto pochi giorni fa ad Emiliano Morrone (che per la prima volta, a noi, parla pubblicamente della sua vicenda), giornalista antimafia e scrittore impegnato per l’emancipazione del sud: uscito dalla sua casa di Roma verso le 21.15, quando torna (23.55) non trova più nulla. O meglio, nulla di tutto il materiale che Emiliano utilizza per le sue inchieste. Casualità? Un particolare non da poco ci fornisce una risposta alla domanda: sparisce il computer 24 pollici (personale di Emiliano), più ingombrante e di certo di minor valore rispetto all’ultimo modello della Apple 17 pollici presente in casa (computer non di Emiliano).

Le indagini sono ancora in corso, ma lo stesso Emiliano ci dice di “non escludere alcuna possibilità”… CONTINUA

GUARDA L’INTERVISTA VIDEO AD EMILIANO MORRONE

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di Carmine Gazzanni

Giovanni SpampinatoLa mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta“. D’altronde basti ricordare “le otto serie de “La piovra” […] e tutto il resto, tutta la letteratura, il supporto culturale, Gomorra e tutto il resto”. Berlusconi ne è convinto: se non ci fossero stati tutti questi giornalisti “farabutti” (cit. Berlusconi) sarebbe stato meglio. Molto meglio. La domanda che sorge, tuttavia, è per chi sarebbe stato meglio, chi ne avrebbe beneficiato. Logica vuole (ma forse in questo caso il condizionale sarebbe d’obbligo per alcuni) che, se si parlasse meno di mafia, a beneficiarne sarebbero i mafiosi stessi. Se io denuncio che mi ruba, è il ladro che ride, non io.

Nonostante questo, il Governo si fa vanto di interventi che avrebbero destrutturato le criminalità organizzate. Avrebbe. Qui, certo, il condizionale è d’obbligo. Almeno stando ai dati del Censis, secondo cui, addirittura, se non ci fosse stato il tasso di zavorramento mafioso annuo (2,5% del Pil del Mezzogiorno), il PIL pro-capite del Mezzogiorno avrebbe raggiunto quello del Nord. Affari, quindi, prima di tutto. Come, infatti, ha sottolineato anche Roberto Saviano nella risposta a Berlusconi, “Il ruolo della ‘ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d’affari”: cento miliardi di euro all’anno di profitto. Inoltre l’ombra della criminalità sulle imprese non si manifesta solo in termini di mancata crescita economica, ma anche di costi per dotarsi di sistemi di sicurezza, e questi ammontano a non meno di 4,3 miliardi di euro, pari al 3,1% del fatturato complessivo delle imprese considerate nella ricerca. Inoltre, il mancato valore aggiunto avrebbe potuto generare almeno 180.000 unità di lavoro regolari annue, ossia il 5,6% di quelle utilizzate attualmente dalle imprese.

Ma agli occhi del Governo tutto si azzera, tutte le cifre si annebbiano. E allora di chi è la colpa? Ma certamente dei giornalisti che scrivono, combattono, informano. Bene. Tra questi ce ne sono molti che vivono sotto scorta (a iniziare dallo stesso Saviano). Sono tantissimi i giornalisti presi di mira da affaristi, da criminali, da prepotenti, da potentati che non potrebbero sopravvivere sotto i riflettori dell’informazione critica, sotto la lente di un giornalismo attento, curioso, esercitato con coraggio e passione civile. Nel 2009 è stato reso noto un reportage di “Ossigeno”, l’osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, sui cronisti sotto scorta e le notizie oscurate in Italia con la violenza. Sono oltre duecento i giornalisti che in Italia, fra il 2006 e il 2008, hanno ricevuto minacce e intimidazioni per la pubblicazione di notizie sulla mafia, sul terrorismo o su episodi di estremismo politico.  Il Rapporto elenca 52 episodi di minacce e intimidazioni registrati nel 2006-2008 sui giornali o segnalati da attestazioni di solidarietà. I casi di minacce e intimidazioni individuali sono 43, altri nove riguardano intere redazioni.

Alcuni di questi giornalisti “scomodi”, addirittura, hanno trovato la morte negli anni. Hanno trovato la morte perché, al contrario di quanto pensi l’attuale Presidente del Consiglio, vittima anche lui della sua stessa logica perversa (oltreché, chiaramente, illogica!), hanno voluto raccontare, informare. Noi, allora, vogliamo ricordarne alcuni. Lo facciamo per loro, per ridare dignità a tutte le vittime offese prima dalle mafie, poi (ed è qui che sorge il problema) dalle istituzioni con Berlusconi in testa.

Il cadavere di Cosimo Cristina (5 Maggio 1960) venne trovato in una galleria ferroviaria ed archiviato quale “suicidio”. Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano, divenuto in seguito famoso per l’arresto di Luciano Liggio, volle indagare richiedendo l’esumazione del cadavere per supportare la tesi che non fosse suicidio ma omicidio. Pochi giorni prima di morire Cristina pubblicò un articolo su un periodico nel quale ricostruì un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.

Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto casa a Palermo Mauro De Mauro. Da allora scomparve nel nulla. Cronista di razza, per conto de “L’Ora” di Palermo, venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni schiantatosi nel 1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai mille misteri. Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui rapporti fra mafia e gruppi eversivi. Di recente alcuni pentiti di ‘ndrangheta affermarono che il corpo del giornalista era stato seppellito sull’Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di distanza, verificarne l’attendibilità.

Giovanni Spampinato, giornalista de “L’Ora” e “L’Unità” ad appena ventidue anni è stato ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere con le sue inchieste l’intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa. Per il suo omicidio venne condannato Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del Tribunale di Ragusa.

Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo dilaniato da un esplosione di Peppino Impastato, che, pur non essendo iscritto all’albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività di denuncia condotta con “Radio Out”.

Mario Francese, cronista giudiziario de “Il Giornale di Sicilia”, venne freddato la sera del 26 gennaio 1979. Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina. Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati condannati i componenti della cupola che decisero l’eliminazione dello scomodo giornalista: Riina, Madonna, Cagarella, Calò, Geraci, Farinella e Greco, l’intero vertice di Cosa Nostra.

Giuseppe Fava, giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Bellini di Catania. Aveva fondato “I Siciliani”, un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia.

Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai sicari della Camorra, Giancarlo Siani a soli ventisei anni. Corrispondente de “Il Mattino” di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata. Per la sua morte sono stati condannati quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.

Il 26 settembre 1988 nelle campagne di Lenz, in provincia di Trapani, viene freddato Mauro Rostagno. Molte le ipotes, ma, alla fine, si è indagato sulla responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la conduzione di una trasmissione televisiva in onda su una emittente privata trapanese.

L’8 gennaio 1993 cadeva sull’altare della lotta contro i poteri mafiosi Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano”La Sicilia” da Barcellona Porto di Gozzo, in provincia di Messina. Ebbe il coraggio di pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell’asse Messina– Palermo.

Nove vite spezzate nel nome della veritàNove storie da non dimenticare. Viene da chiedersi: c’è qualcuno che, forse, vuole si dimentichino?

Saviano ha concluso la sua lettera affermando: “non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta”. Facciamo in modo che non sia l’unico.

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La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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