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Articoli marcati con tag ‘gheddafi’

di Vincenzo Barbato

Tutto quello che sta succedendo in Libia è un surrogato di mala politica, misto ad interessi aziendali delle multinazionali energetiche da cui anche noi abbiamo tratto vantaggio. Ora è tempo di saldare il conto: dobbiamo avere anche noi sulla coscienza queste migliaia di morti  perché non abbiamo impedito ai governi di destra e di sinistra di fermare gli accordi che abbiamo stipulato sulla convenienza energetica.
E’ un errore nostro dato dalla nostra ignoranza e mancanza di cultura in materia energetica. Tutto è guidato da aziende come la nostra cara Eni. A proposito: vi chiedete perché mai c’è un cane a sei zampe nel logo? Perché è una chimera, una chimera assurda che negli ultimi 50 anni ha voluto far passare il messaggio che bruciare petrolio porta un alta crescita economica (solo dei loro soci ovviamente) e sviluppo della società!
Sento imprenditori che parlano bene del nucleare, fingono di applicare la democrazia anche in uno spot nel quale moostrano un confronto tra favrevoli e contrari al nucleare quando, in realtà, già hanno deciso, non dicono la verità, ovvero che il nucleare è una tecnologia morta perché 500 centrali danno il 5% dell energia del mondo; non dicono che il processo di costruzione+smantellamento (12 anni), approvvigionamento di uranio (scavare e comprare) sono così energeticamente costosi che alla fine l’ energia prodotta è già consumata più di quella in uscita nel processo di fusione. Anche economicamente, poi, sono svantaggiose: ecco perché non sono private, ma pagate con le tasse della gente!

Quando sento queste falsità raccontate nelle varie pubblicità vorrei svegliarmi  dall’incubo per riderci sopra. Ma purtroppo è vero, e nessun maledetto media dice qualcosa sulle soluzioni offerte dalle rinnovabili, sia per i trasporti, sia per la fornitura energetica globale!! Nessun dannato media.

Mi piace però distaccarmi dai discorsi inconcludenti dei politici o degli scienziati pagati per non fare il loro mestiere. Vi do qui due dati scientifici, che a differenza delle opinioni sono inoppugnabili!

  1. Physorg, una delle riviste scientifiche più famose al mondo ha pubblicato un post secondo cui entro il 2030 l’energia rinnovabile scalzerà al 100% quelle fossili. Qui l’articolo.
  2. Quali sono queste fonti di energia? Clicca qui.
  3. Altri modi per produrre energia gratis ed illimitata? Clicca qui.

Ecco qui, la soluzione è così lampante e semplice che farebbe rabbrividire chiunque, ma in TV vi fanno vedere persone che si scervellano, si contorcono perché non riescono a trovare soluzioni, come Chicco Testa, e parlano di investire quì o investire lì, CAZZATE.
Quindi bisogna informare tutti, non parlate al bar di calcio o di Grande Fratello con gli amici, condividete questi filmati, condividete perché è la cultura che salva il mondo e non i politici, le leggi o tanto meno la finta democrazia in cui viviamo, un popolo acculturato è un popolo libero, critico e svelto nell avvistamento di truffe! Muovetevi!

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di Carmine Gazzanni

L’Islam diventi la religione dell’Europa”. In questo modo, ieri, ha esordito il leader libico Gheddafi appena arrivato in Italia. E nonostante Silvio Berlusconi abbia cercato di stemperare gli animi parlando di semplice “folklore”, una delle notizie più sconcertanti non sono tanto le parole di Gheddafi stesso (stiamo parlando di un leader di un Paese protagonista di diversi rapporti di Amnesty International e di altre organizzazioni pacifiste), quanto il silenzio delle istituzioni. Tutto tace. Il silenzio più imbarazzante e, al tempo stesso, inaspettato è certamente quello leghista. Oggi il quotidiano della Lega Nord si è risvegliato con un titolo in prima pagina molto esplicito: “L’Europa sia cristiana”; e si continua col sottotitolo: “Gheddafi sogna il vecchio Continente convertito a Maometto”. E ancora: “Il rischio concreto si chiama Turchia, vero cavallo di Troia dell’espansione islamica”.

Nonostante questo, però, i leghisti – ministri, senatori e deputati, insomma le figure di spicco del Carroccio – stanno zitti. Tutti tacciono davanti al dittatore amico del capo Silvio Berlusconi. La questione è alquanto inquietante. Per meglio capirci facciamo qualche esempio.

Perché mai, ad esempio, Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione, non ha detto nulla? Stiamo parlando di colui che mostrò in diretta al Tg1 una maglia satirica che derideva Allah, nel pieno del periodo del rischio-terrorismo, provocando gravissimi scontri istituzionali (insomma, un genio!). Ma non è finita qui. Roberto Calderoli è anche colui che il 14 settembre 2007 partecipò allo sciopero della pasta e propose di mangiare solo maiale per fare dispetto ai musulmani che praticavano il ramadan e inoltre di mettere a disposizione lui stesso e il suo maiale per una passeggiata a Bologna nel territorio destinato alla costruzione di una moschea proprio come aveva fatto a Lodi; e, a tal proposito, lo stesso Calderoli ricordò quasi con le lacrime agli occhi: “Il terreno dopo la passeggiata del mio maiale fu considerato infetto e pertanto non più utilizzabile per la moschea!”. E ancora: lanciò anche la proposta di un vero e proprio “Maiale Day” con tanto di mostre e ”concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli”, per evitare la costruzione di moschee.

Come mai, ancora, è rimasto zitto anche un tipo “tosto”, un vero leghista come Mario Borghezio, condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa: “Pensate se i nostri nonni avrebbero raccontato che noi ci facciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda, detto con il massimo rispetto per gli imam, con tutte queste palandrane del cazzo, che circolano liberamente, che organizzano terrorismo e attività sovversive che nessuno controllava in questo paese di Pulcinella, con prefetti che guadagnavano dieci milioni al mese e non facevano un meritato cazzo”.

Ma leghisti sono anche tutti quegli amministratori dai provvedimenti tanto assurdi quanto comici e, allo stesso tempo, tragici. Letizia Moratti ha chiesto al ministro Maroni un decreto legge per permettere di perquisire le case dei migranti. Anche senza mandato, per individuare i «clandestini» (a mò di leggi razziali che creano ghetti e schiavi); ad Adro (Brescia), c’è una taglia di 500 euro che verrà versata a ogni vigile che catturerà un clandestino; a Voghera si è deciso che non si ci può sedere sulle panchine in più di tre persone, per evitare assembramenti di stranieri; a Vicenza devi avere almeno 70 anni se vuoi sederti su una panchina, se no stai in piedi; a Sanremo, devi avere tra 0 e 12 anni oppure più di sessanta. E si potrebbe continuare con l’elenco di queste soluzioni per la sicurezza: ad esempio il «White Christmas» di Boccaglio, comune a sindacatura leghista, dove entro Natale 2008 si volevano stanare i migranti per cacciarli dal paese. E per sfuggire a questo clima razzista, spesso gli stranieri scappano verso sud. Dove trovano, ancora una volta, la ferocia italiana, fatta di mafia e sfruttamento.

E si potrebbe continuare ancora a lungo. Ma fermiamoci qui. La conclusione, allora, qual è? E’ che si parla, si offende, si è razzisti soltanto quando si può esserlo. Davanti al diverso-ma ricco, per carità, ci si inginocchia, gli si offrono donne, soldi, agi e tutti i comfort che un Paese (in)degno di questo nome possa concedere.

La prossima volta che sentite un leghista alzare la voce contro qualche clandestino semplicemente perché “diverso”, ricordategli che tutti quegli agi su cui si gongola il dittatore libico, responsabile di omicidi, violenze e torture nel suo Paese, li stiamo pagando noi. La verità è questa: stiamo pagando il soggiorno italiano di  un dittatore.

Pecunia non olet”. Il denaro non puzza. Nemmeno se di un  islamico, vero carissimo Umberto Bossi?

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di Carmine Gazzanni

Arriva Gheddafi in Italia e il nostro Governo, con in testa Silvio Berlusconi, si inginocchia davanti ad un dittatore, che si presenta come un grande uomo, ma altro non è che un militare, leader politico di un Paese, nel quale non sono mai stati garantiti il rispetto e la difesa dei diritti. E l’Italia che fa? Lo ospita come se fosse uno dei più grandi statisti sulla scena politica mondiale.

L’Islam diventi la religione dell’Europa”, ha affermato il colonnello. E tutti zitti (addirittura anche la Lega ha tenuto la bocca chiusa). D’altronde non è nemmeno la prima volta che succede questo. Durante la visita dell’anno scorso, Gheddafi, nelle vesti quasi di profeta, addirittura affermò : “Voi credete che Gesù è stato crocifisso ma non lo è stato, lo ha preso Dio in cielo. Hanno crocefisso uno che assomigliava a lui”. E ancora: “Gesù è stato inviato per gli ebrei, non per voi, Maometto invece è stato mandato per tutti gli umani. Chiunque va in una direzione differente a quella di Maometto fa uno sbaglio. La religione di Dio è l’Islam e chi professa una religione diversa dall’Islam non è accettato e alla fine è quello che perde”. Insomma, lo stesso copione di quest’anno.
Ma non solo per l’elogio sperticato all’Islam. Come quest’anno, anche l’anno scorso si organizzarono incontri con delle ragazze. L’anno scoro furono circa 200 le ragazze contattate e reclutate da un’agenzia di hostess, che accettarono di intervenire a una serata di galà poi rivelatasi una sorta di lezione sull’islam.E quest’anno? Si è saliti di numero (si parla di 500 ragazze), ma con lo stesso obiettivo: una sorta di seminario sulla religione musulmana, alla fine della quale è stato regalato ad ogni ragazza il Corano (esattamente come l’anno scorso) e, secondo indiscrezioni, tre ragazze addirittura si sono convertite all’Islam di fronte al colonnello. Con una sorta di “rito veloce”, Gheddafi ha officiato la loro scelta.

Insomma, una accoglienza da grande uomo politico per il leader libico. Il quale si è sempre dimostrato a favore delle donne. Almeno stando alle sue dichiarazioni. “Nel mondo arabo e islamico la donna é come un pezzo di mobilio che si può cambiare quando vuoi e nessuno chiederà perché lo hai fatto. C’é bisogno di una rivoluzione femminile nel mondo costruita su una rivoluzione culturale”. E ancora: “Io sono a fianco delle donne”, per questo ha consigliato loro di “sposare uomini libici. Ma qual è la realtà? Leggiamo l’ultimo rapporto dell’ “Human Rights Watch”, l’organizzazione internazionale con sede a New York che da oltre 30 anni monitora scrupolosamente il rispetto dei fondamentali diritti dell’uomo in più di 80 paesi del mondo:

Non c’è una legge sulla violenza domestica in Libia e le leggi che puniscono la violenza sessuale sono inadeguate. Il governo persegue soltanto i casi di violenza più cruenti ed i giudici hanno l’autorità per proporre l’unione fra lo stupratore e la vittima come “rimedio sociale al crimine”. Le vittime di stupro esse stesse rischiano il processo per l’adulterio o la fornicazione. Famiglie di molte vittime costringono queste donne all’unione con lo stupratore per evitare lo scandalo pubblico.
I servizi governativi per le vittime della violenza sulle donne rimangono inadeguati. Gli ufficiali di polizia non sono formati per trattare i casi di violenza contro le donne. Invece, il governo manda queste donne, specialmente le donne vittime di stupro, “nelle strutture di riabilitazione sociale”. Il governo viola ordinariamente i diritti delle ragazze e delle donne, compreso quelle al processo adeguato, alla libertà, alla libertà di movimento, alla dignità personale ed alla segretezza. Molte donne e ragazze ritenute in queste strutture non hanno commesso crimine, o già hanno avuto una sentenza.
Le autorità le sottopongono agli esami forzati di verginità ed al trattamento punitivo, compreso l’isolamento in cella. L’unica uscita da questi istituti è se un parente maschio prende la custodia della donna o della ragazza, o se acconsente all’unione”.

E non è finita qui. Anche Amnesty International, infatti, ha stilato un lungo e tragico rapporto sulla Libia, nel quale si legge, ad esempio, che la Polizia pare avere poteri incontrastati di arrestare, imprigionare e interrogare persone sospettate di essere dissidenti o di svolgere attività legate al terrorismo. Queste persone possono essere trattenute senza contatti con l’esterno per lunghi periodi di tempo, torturate e private dell’assistenza legale. E questo strapotere, dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 in Usa, si è ancora di più ingigantito: le autorità libiche, infatti, hanno fatto ricorso all’argomento della “guerra al terrore” per giustificare la detenzione arbitraria di centinaia di persone considerate voci critiche o una minaccia alla sicurezza nazionale.

Nel corso della sua visita alla prigione di Jdeida, nel maggio 2009, Amnesty International ha incontrato sei donne condannate per “zina” (relazione sessuale tra un uomo e una donna al di fuori di un matrimonio legale). Quattro erano state condannate a periodi di carcere tra tre e quattro anni, le altre due a 100 frustate. Altre 32 donne erano in attesa del processo per la medesima imputazione.
Una donna, addirittura, è stata arrestata nel dicembre 2008 dopo aver partorito. La direzione ospedaliera del Centro medico di Tripoli avrebbe informato la polizia che c’era stato un parto al di fuori del matrimonio. E’ stata arrestata mentre era ancora ricoverata, sottoposta a un breve processo e condannata a 100 frustate.

La pena di morte continua a essere usata in modo massiccio e può essere applicata per un’ampia gamma di reati, comprese attività che corrispondono al pacifico esercizio dei diritti alla libertà d’espressione e d’associazione. E’ utilizzata molto anche nei confronti di cittadini stranieri, per i quali non c’è alcuna forma di rispetto: nonostante le sollecitazioni delle più importanti organizzazioni per i diritti umani, la Libia non ha ancora sottoscritto la Convenzione Onu sui rifugiati del 1951, il testo base che garantisce il rispetto dei diritti umani e la tutela di chi è costretto a fuggire dal proprio Paese.
L’art.33 della Convenzione, infatti, parla del “divieto di respingimento”. Ma in questo la Libia è colpevole quanto l’Italia. Sempre l’organizzazione non governativa “Human Rights Watch” ha presentato alcuni mesi fa un rapporto dedicato ai respingimenti italiani in Libia. “L’Italia – si legge nel rapporto – intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi e, senza valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi”.
Le testimonianze raccolte sono agghiaccianti. Si parla di percosse, di abusi, di violenze sessuali. Al campo di deportazione libico di Bin Gashir, stando alle testimonianze di uno dei detenuti, le autorità “iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare”. Una ragazza eritrea di 24 anni ha raccontato che “tutte le donne hanno avuto problemi con la polizia che arrivava di notte e sceglieva le donne da violentare”. Non va meglio per i minori. Si legge: “Le autorità libiche non sembrano fare nessuna distinzione tra adulti e bambini non accompagnati” e questi sono di solito messi nelle stesse celle con il “rischio di abusi e violenze”. Insomma, l’Italia dovrebbe smettere di cooperare con la Libia, se non vuole essere più responsabile e colpevole di omicidi, torture e violenze. Ma invece continua ad ospitare il suo leader offrendo serate di gala con centinaia di hostess, agi e la possibilità di dire e fare ciò che vuole. Senza che nessuno possa commentare. Sarebbe quasi ora che l’Italia cominci ad avere qualcosina di, come dire, più “democratico”.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

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Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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