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Articoli marcati con tag ‘gasparri’

di Carmine Gazzanni

Si avvicina il 22 dicembre. Il Senato, che già da oggi è in discussione, si pronuncerà sulla Riforma Gelmini. L’esito è quasi certo: il ddl diventerà legge a tutti gli effetti. Abbiamo già parlato più e più volte degli effetti disastrosi che questo provvedimento avrà sulle università. Ma la pochezza della maggior parte dei politici italiani e la loro mancanza di buon senso contribuiranno a creare una situazione che è vicina (molto vicina) alla degenerazione. D’altronde questa sarà la prima prova che il Governo dovrà affrontare all’indomani del voto di fiducia e certamente non vorrà dimostrarsi debole rinunciando ad una Riforma per la quale il Ministro Gelmini tanto si è dibattuta. Poco importa se questo vorrà dire assistere a nuovi scontri da anni di piombo, nuovi momenti critici. Una nuova guerriglia per le strade di Roma.

Ma non è finita qui. Infatti, mentre si continua a far credere che gli studenti altro non sono che facinorosi, pronti allo scontro armato, veri e propri guerriglieri, questi piccoli politicanti invidiosi, inetti e ridicoli non fanno altro che rendere il clima rovente prima ancora che si arrivi a mercoledì. Ignazio La Russa, ad esempio, nella sua imbarazzante performance di giovedì sera ad “Annozero”, ha mostrato il suo essere “liberale” insultando e impedendo ad un giovane studente di parlare. Maurizio Gasparri, addirittura, si è spinto oltre dichiarando che nei cortei ci potrebbero essere “potenziali assassini”. E’ chiaro, dunque, che frasi del genere, commenti tanto insulsi quanto strampalati, potrebbero portare a serie conseguenze mercoledì. Conseguenze che immediatamente verranno bollate da questi stessi pidiellini farneticanti come atti irresponsabili di studenti facinorosi.

Ma, a questo punto, bisogna assolutamente porsi una domanda: MA COME SI PERMETTONO?

Domanda provocatoria questa? Assolutamente no. Sono i fatti che ci impongono una così forte questione. Vediamo di capirci meglio.

Ignazio La Russa ha cominciato la sua attività politica nel “Fronte della gioventù”, movimento giovanile dell’allora MSI (evoluzione naturale del fascismo. E suo padre Antonino era anche senatore missino). Nel 1973 Ignazio era segretario provinciale a Milano del gruppo fascista e si concedeva, di tanto in tanto, azioni repressive contro i giovani comunisti. Ma la svolta per il futuro Ministro arriva quando il leader della rivolta dei “Boia chi Molla” di Reggio Calabria (causa di sei morti), Ciccio Franco, doveva venire a Milano. Indovinate chi prende in mano la situazione? Proprio lui, Ignazio La Russa, organizzando un bel comizio sull’esigenza di combattere il comunismo. Ma il tutto, ben presto degenera: al comizio segue una manifestazione non autorizzata. Ecco cosa si legge dall’archivio di Stato: “Il 12 aprile 1973 alcuni appartenenti all’estrema destra scagliarono due bombe a mano di tipo ‘SRCM’ contro una squadra del 3° Reparto Celere di Milano, provocando la morte della guardia Antonio Marino e il ferimento di altri 12 militari […] I responsabili di un simile gesto vengono arrestati dopo poco: sono due conosciuti esponenti degli ambienti dell’estrema desta milanese, Maurizio Murelli e Vittorio Loi rispettivamente 19 e 21 anni”. E Ignazio? Cosa c’entrava? Lo rivelò Francesco Fornari, inviato de “La Stampa”: “Molti degli arrestati, infatti provengono da ‘Ordine Nuovo’ e da ‘Avanguardia Nazionale’ o hanno fatto parte delle SAM (squadre di azione Mussolini). Vi sono anche quelli del ‘Fronte della Gioventù’, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Sembra infatti che Maurizio Murelli e Vittorio Loi abbiano chiamato in causa Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese ha preso il posto di Radice ed è responsabile provinciale. Questi secondo i due arrestati avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì guidandoli all’assalto della polizia in due momenti […]”. Ma l’inchiesta va avanti e tasselli si aggiungono al mosaico: “a San Vittore sono finiti accusati di radunata sedizione e resistenza alla forza pubblica, Romano La Russa, figlio del senatore missino Antonino la Russa […]. Per gli stessi reati sono ricercati Gaetano La Scala e Cristiano Rosati Piancastrelli scomparsi da parecchi giorni e un terzo personaggio di cui non è stata rivelata l’identità. Secondo voci non controllate potrebbe essere Ignazio La Russa segretario del Fronte della Gioventù”.

Questo basta per capirci. E Maurizio Gasparri? E’ “Il Secolo XIX” a ricostruire una vicenda che ha del paradossale. Siamo nel 1993, Gasparri era già deputato allora. I Giovani del Fronte, in cui Maurizio aveva militato, cingono d’assedio il Parlamento. Lui esce dalla Camera e solidarizza, stringe la mano, si complimenta. “Minimizza, con i giornalisti, quanto appena accaduto davanti ai portoni di Montecitorio”, scrive il “Secolo XIX”. Che poi continua: “Un centinaio di iscritti al Fronte della Gioventù cinge d’assedio la Camera, bloccandone l’ingresso. Le forze dell’ordine vengono colte di sorpresa. Per lunghi minuti gli ultrà spadroneggiano, indisturbati. Con le braccia tese del saluto romano, al grido di “Boia chi Molla”, cercano di aggredire alcuni deputati, li coprono di insulti, poi prendono di mira con biglie e monetine le vetrate dell’ingresso del palazzo, mentre si alzano cori contro i politici corrotti. Le cronache di allora raccontano che ai facinorosi si uniscono i parlamentari Gasparri, Buontempo, Pasetto, Poli Bortone, Martinat, Maceratini, Rositani, Nania. ‘Chiamateci pure fascisti, ci fate un piacere’, grida uno dei capifila. (…) Gasparri è li in mezzo ai contestatori, insieme ad uno scatenato Buontempo”.

Che strano. Nei due episodi né La Russa né Gasparri parlarono di “arresti preventivi” o “potenziali assassini”. Fate un piacere all’Italia, cari parlamentari. Le prossime volte state zitte, tacete. Vi date soltanto la zappa sui piedi in questo modo. Ma d’altronde cosa ci possiamo fare: la mamma degli imbecilli è sempre incinta!

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di Carmine Gazzanni

500648415Quando si ascoltano alcune dichiarazioni davvero si rimane allibiti. Se poi sono politici a farle, ci si chiede com’è possibile che siano stati votati. Se poi, ancora, a dire certe cose sono il Presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, e il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ci accorgiamo del degrado politico oltreché morale che vive l’Italia. Il mondo alla rovescia. Ci propinano una realtà che non esiste e lo sconforto  cresce quando ci rendiamo conto che diversi sono quelli che danno credito alle scempiaggini di tutti coloro pratici del politichese. E allora ci dicono che quella in Afghanistan non è una guerra, ma una “missione di pace”, salvo poi vedere militari con mitraglie, fucili e pistole che non sembrano tanto gli strumenti adatti per una visita di cortesia. Si arriva a una distorsione del reale tale che chi cerca di soccorrere semplicemente esseri umani, indistintamente da chi essi siano o per chi essi patteggino, costoro nella migliore delle ipotesi sono delinquenti. Per alcuni addirittura filo-talebani e filo-terroristi.

E allora sentiamo Maurizio Gasparri che afferma che “Emergency è un danno per l’Italia” e che “già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni”. Peccato che nel video di cui parla l’orbo pidielino erano visibili chiaramente militari dell’Isaf (International Security Assistance Force), militari la cui presenza, per giunta, era stata confermata anche dallo stesso portavoce dell’amministrazione provinciale di Helmand, Daud Ahmadi. Bisognerebbe allora raccontare tutto, caro Gasparri, se proprio si vuol dire qualcosa invece di ragliare bestialità solo per il semplice gusto di farlo.

Passiamo a questo punto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, colto non si sa bene da cosa, consiglia a Gino Strada di “prendere le distanze dai suoi collaboratori, perché può sempre capitare di avere accanto degli infiltrati”. Detto, poi, da uno il cui nome ricorre in alcune intercettazioni riguardanti i voti delle cosche della ‘ndrangheta alle scorse europee (“Tu devi votare Ignazio (La Russa, ndr) e Fidanza…quello sarà il nostro futuro!“: così diceva al telefono Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio e uomo della Kreiamospa, una società ritenuta il braccio finanziario delle cosche calabresi impiantate nell’hinterland milanese), c’è da fidarsi. Senz’altro.

Per La Russa, dunque, il coordinatore medico della struttura, Matteo Dell’Aira di Milano, il chirurgo bresciano Marco Garatti e l’addetto alla logistica, Matteo Pagani di Roma sono tre “infiltrati”. Tre infiltrati filo-terroristici. Sorge, però, un dubbio: perché non si è detto nulla sul fatto che l’Isaf, dopo aver negato di essere stato coinvolto nell’operazione, è stato smentito da un video della Reuters (il video a cui facevamo riferimento prima)? Perché nessun politico italiano ha chiesto chiarimenti a riguardo??

E in tutto questo il ministro Frattini che fa? Bella domanda. La sua posizione è quanto di più enigmatico ci sia in questo momento. Domenica affermava: “Prego veramente, da italiano, che nessun italiano abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per l’Italia”. E aggiungeva: “Le accuse sono gravi: polizia e inquirenti stanno lavorando, noi vogliamo la verità”. Gli ci vogliono 24 ore al Ministro per passare a una versione molto più tenue: “Vedo rabbia, dolore e stupore sincero nella vicenda dei tre nostri connazionali … Sono cittadini italiani, medici che hanno scelto la vocazione di servire chi soffre… Nessuna differenza o distanza ci potrà dividere da questo impegno e da questa appartenenza … Seguiamo e seguiremo con cura l’evolversi della situazione”.

A prescindere da tali dichiarazioni, più o meno condivisibili, la realtà è ben diversa: in Afghanistan si combatte una guerra assurda da nove anni e anche noi italiani partecipiamo a questa “missione di pace” che pace non è, o per lo meno non lo è per le persone civili (il 40% per cento dei feriti e dei caduti di questo conflitto sono sotto i 14 anni. Chiedetelo a loro se si può parlare di “missione di pace”); e ora con ignobili e assurde accuse si cerca di frenare l’operato indipendente, libero e veramente umanitario di Emergency. E il risultato è che tre operatori sono stati arrestati perché chiedevano di poter curare (come prevede il loro giuramento e i trattati internazioni) tutti i feriti. Non solo i feriti di una parte. Tutti. Frattini avrebbe dovuto già ottenere, se davvero si fosse attivato, la loro liberazione immediata. Ma questo non è avvenuto: i tre operatori di Emergency sono ancora dentro una cella dei servizi di sicurezza afghani, senza aver avuto la possibilità di parlare con la propria famiglia, né con l’organizzazione stessa. Addirittura non hanno la possibilità di contattare un legale. E questo semplicemente perché, in realtà, non c’è alcuna accusa. Non è stata formulata alcuna accusa. E’ solo una trovata, questa sì terroristica, per allontanare un’organizzazione che salva delle vite che forse per alcuni non dovrebbero essere salvate. E in Italia, intanto,  Gasparri parla di “danno” e La Russa di “infiltrati”. Signori, ma avete sbattuto la testa per caso?

Per meglio avere un’idea, ecco l’ultimo resoconto (31 marzo) del lavoro di Emergency in Afghanistan: “Alle 11.00 di questa mattina, abbiamo iniziato a ricevere i feriti di un’esplosione avvenuta nel villaggio di Babaji, a mezz’ora di macchina da Lashkar-gah. Era giorno di Mellà, il mercato tradizionale che si sposta ogni giorno in un villaggio diverso.
La gente lavora sodo tutta la settimana per portare i propri prodotti da vendere al mercato. Si trova veramente di tutto, dall’artigianato, agli animali, ai vestiti, agli alimentari. Improvvisamente, in mezzo alla folla, c’è stata una violentissima esplosione e poi urla, grida e sangue dappertutto.
La prima ambulanza ha portato all’ospedale di Emergency 6 bambini, feriti e terrorizzati. Gambe, braccia, mani, visi pieni di sangue e bende. Non uno che piangesse. Abbiamo perso il conto delle ambulanze che sono entrate dal nostro cancello.
L’ultima ha trasportato Noor Ali, sette anni, due ferite sulla natica e sulla coscia destra.
Era alla fiera anche lui con suo padre, per comprare delle pecore. All’improvviso c’è stata l’esplosione: tra la gente che scappava urlando, ha visto l’asino con cui erano arrivati a terra, morto.
Noor Ali era inconsolabile, ma non per il dolore delle ferite: nell’esplosione avevano perso il bene più importante per il sostentamento della sua famiglia.
In tutta la giornata, abbiamo ricevuto 29 pazienti: 20 sono stati operati, 9 sono stati medicati e torneranno fra due giorni per la visita di controllo
”.

Come è scritto sul sito “Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso”. Se questo significa essere “dannosi” come dice Gasparri, dovrebbero essercene di più in Italia e nel mondo, di questi danni. Proprio per questo invito tutti coloro che ancora non l’avessero fatto a firmare l’appello “Io sto con Emergency”. Un segno, una prova della vicinanza ad una grande associazione umanitaria italiana.

Leggi l’articolo di Letizia Malanga: Gino Strada senza se e senza ma

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di Carmine Gazzanni

berlusconi02Per fortuna i berluscones possono tirare un sospiro di sollievo. Erano tutti preoccupati, tutti allarmati da un cambio di rotta così netto: una legge anti-corruzione. ”Ma come – si chiedevano in tanti – dopo anni e anni spesi nel rendere legale tutto quell’ambaradan bipartisan che hai e abbiamo combinato, ora ci chiedi una legge che va contro tutto quanto questo??? Che fine faranno tutti i lodi criminali, gli scudi fiscali, i legittimi svenimenti, i processi brevi???”. Possiamo immaginare i piagnistei dei vari indagati e pregiudicati, pidiellini e non solo. Tutti cercavano di scongiurare il peggio: ma siamo matti, diventare un partito di persone incensurate??? Ma stiamo dando i numeri???

Un partito che ha fatto del garantismo il suo vessillo non può fare d’un tratto marcia indietro e consegnarsi al giustizialismo“, recita Altero Matteoli; e Ignazio La Russa ancora più esplicito: “Così rischiamo di mettere il destino della politica e delle candidature nelle mani dei pm a cui riconosciamo all’improvviso troppo potere“: ma siamo pazzi? Metterci così spudoratamente nelle mani di quei magistrati cattivi cattivi?? E magari poi ci condannano perché siamo ladri, corruttori e corrotti, mafiosi, camorristi e bugiardi?? Non sia mai Dio. Molti, invece, sono stati più clementi con Berlusconi, come Gasparri (vabbè, poverino…dategli il tempo di capire realmente di che si sta parlando … d’altronde parliamo dello stesso Gasparri che una volta disse: “A volte il Senato, la Camera votano leggi che noi stessi che le votiamo non è che le capiamo bene”) e Domenico Nania (strano se consideriamo che il senatore è stato arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra). A parte queste voci fori dal coro, il clima restava molto teso. I vari Capezzone, Bonaiuti, Cicchitto & co. camminavano persi nel vuoto, guardandosi tutti attoniti: “e ora, se non magheggiamo più, davvero dobbiamo cominciare a pensare al Paese????”.

Ma meno male che Silvio c’è e ci sarà sempre. Ieri, infatti, ha fatto capire che, in realtà, un plurimputato come lui di certo non si sarebbe ridotto così in basso da chiedere a gran voce una legge anti-corruzione. E allora cos’è questa legge? Semplice trovata pubblicitaria. Invece che dire: “Esco e vado col primo che incontro! Buonaseeeera!” com’era tempo fa per la Fiat, oggi Berlusconi dice: “Chi esce e ammanetta il primo che corrompe? Cavalieeeere!”. Poi basta però. Finisce lì.

E infatti ieri Berlusconi è tornato al suo vecchio e molto produttivo mestiere: criticare chi critica. E lo fa con tre grandi battute: “Il Pd è al traino di un partito eversivo come quello di Di Pietro e dei radicali e al superpartito di Repubblica”, potete immaginare le ovazioni, le standing ovation e le grida di giubilo dei vari pidiellini ; dopodiché: “non c’e’ alle porte una nuova tangentopoli” ma solo “casi che vanno perseguiti e sanzionati”, come se questo fosse niente, pinzellacchere quasi giustificabili se non da premiare; e da ultimo che “non ci sara’ nelle sue liste nessun personaggio compromesso”, affermazione fatta con la credibilità di chi in Parlamento ha portato diversi personaggi non “compromessi”. Direttamente pregiudicati, tanto per non sbagliare ed essere sicuri.

Possiamo stare tranquilli: quella della legge anti – corruzione era un’altra delle sue esilaranti barzellette. Che simpaticone!!!

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di Carmine Gazzanni

E processo breve sia. Almeno in Senato. E’ questo quello che si è deciso oggi a Palazzo Madama: 163 favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti e via libera al ddl che ora approderà laleggeeugualepertuttiall’esame della Camera. Alla fine il Pdl ce l’ha fatta: si è schierato compatto e, dopo aver dato un bel calcio nel sedere all’amore, al dialogo e al confronto, è riuscito nell’intento.

Ma perché è tanto necessario ed urgente il processo breve per i pidiellini? E soprattutto qual è l’utilità di questo ddl, se loro insistono col dire che “non è una legge ad personam”? Su alcune cose, penso, si riflette poco e male. Già, perché i fidi pidiellini molto spesso cosa fanno? Si difendono da accuse con teorie assurde, che, tuttavia, risultano essere allo stesso modo deprecabili se le si guarda da una diversa angolazione. Cerchiamo allora di smascherare questo “giochetto” completamente fuori da ogni logica (e offensivo per l’intelligenza di chiunque) con piccoli passaggi:

  1. tempo fa Alfano diceva che i processi in Italia duravano in media sette anni e mezzo. Con questo ddl potranno durare massimo sei anni (3+2+1). Ma questo non conta: l’obiettivo reale, infatti, è evitare che si facciano determinati processi (non che si accorcino). Tuttavia, con grande scaltrezza, si sbandiera questo ddl come un qualcosa di interesse generale e nazionale: tutti, a detta dei pidiellini, potranno trarre beneficio da questo ddl, perché accorcerà i tempi processuali. Non è una legge “ad personam”, quindi, ma “ad omnes”;
  2.  ma arriva il primo scoglio: le critiche dell’Anm. L’associazione nazionale dei magistrati ha sottolineato, dati alla mano, come questo ddl porterebbe alla sospensione immediata del 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30 per cento;
  3. come evitare questo scoglio? Come aggirare tali critiche? Semplice. Basta cambiare il tiro e rimangiarsi quello detto in precedenza. Basta affermare cioè che, in realtà, il processo breve non tocca tutti i processi (segno evidente che i dati dell’Anm sono attendibili e non, come oggi ha detto Gasparri, che “ci sono dei togati che sembravano chiromanti e astrologi e che hanno dato numeri falsi per avvelenare un dibattito”), ma solo alcuni. Come volevasi dimostrare: “ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c’è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l’1% dei processi”.

Eccoci arrivati al punto: di interesse generale (come si diceva al punto 1) o 1% (come si dice al punto 3)? Chiunque capirebbe che le due cose non possono coesistere. Quindi, come la mettiamo, cari Gas. e Al.? Che fine fanno quelle belle parole che fanno tanto contento il cittadino, se poi si parla solo dell’1%? Paradossi su paradossi, quindi. E intanto, però, il Senato ha deciso: il ddl è passato. La logica no.

Un consiglio a Gas e Al: oramai è chiaro quale sia il vostro lavoro e, soprattutto, A CHI sia diretto il vostro lavoro; però, non impelagatevi in tesi, affermazioni e quant’altro richiami un po’ di logica. Non è il caso. A meno che non si cominci a giocare a carte scoperte e si cominci a dire pane al pane, vino al vino e Silvio a Silvio.

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di Carmine Gazzanni

“ … E arrivò finalmente in Senato“. Questo potrebbe essere il commento di chi sperava che questo ddl giungesse a Palazzo Madama. State contenti, miei cari: esordio oggi in Senato del disegno di legge sul processo breve. La commissione Giustizia ha iniziato alle 14 l’esame del ddl. Vedremo gli sviluppi e, nel caso, se il Presidente Napolitano vorrà continuare a  restare “imbattuto”, se vorrà continuare a detenere un importante record in Italia: l’unico Presidente della Repubblica che ha sempre firmato. Anche l’infirmabile.
Non sono mancate, però, le critiche, gli scontri, i dibattiti. Come quello di ieri tra Alfano e l’Anm. L’associazione nazionale dei magistrati che ha sottolineato, dati alla mano, come questo ddl porterebbe alla sospensione immediata del 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il 20 e il 30 per cento. Impossibile agli occhi del matematico Alfano che tuona: “Ma stiamo scherzando? Invito l’Anm a non giocare con le parole e neanche con i numeri, e dunque a chiarire bene i termini della questione … Dei procedimenti penali ho parlato dell’1%, ma sia Spataro che l’Anm continuano ad attaccare questo dato senza fornirne uno alternativo”. E anche Gasparri si è sentito in dovere di dire la sua, consigliando all’Anm di darsi a uno studio più proficuo della matematica di base (“studiare le tabelline”).
Ecco, chi non sa tanto far di conto, però, non è l’Anm, ma proprio il ministro della Giustizia. Rapido calcolo: tempo fa lo stesso Alfano aveva detto che i processi in Italia durano mediamente sette anni e mezzo. Fatta la dovuta somma ora i processi, secondo il ddl, non potranno superare i sei anni (due in primo grado, due in appello e due in cassazione). Quesito: come poteva Alfano rivolgersi solamente all’1% dei processi in corso di svolgimento se questi durano mediamente sette anni e mezzo e ora non potranno superare i sei anni per sopravvivere? “Ai posteri l’ardua sentenza”.
Ma non è l’unica polemica di questi giorni. Ha suscitato grande scalpore anche un’intervista rilasciata da Ciampi a Massimo Giannini (La Repubblica). Qui l’ex Presidente della Repubblica sembra “bacchettare” il suo successore (“Basta con le leggi ad personam“, “se una legge non va non si firma”); ma lui stesso (la ruota gira …) a sua volta subito viene bacchettato dalla maggioranza che si schiera, ci mancherebbe, a favore di Napolitano.
Lo stesso Alfano chiarisce: “”Il processo breve mette al centro il cittadino”. Giusto, esatto! Quesito: il cittadino in questione è …? Domanda da un milione di dollari.

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di Jacopo Passarelli

Nel nostro Paese l’obiezione regna sovrana…l’italiano contraddice e critica tutto e tutti, non c’è gesto che passi inosservato. In molti avranno avuto modo di vedere in tv l’ultimo spot pubblicitario di una nota azienda di intimo, Calzedonia. La voce di una giovane donna canta “Sorelle d’Italia..” sulle arie del nostro inno di Mameli. Scelta azzardata? Probabilmente sì. Difatti s’è scatenata l’ennesima , ormai consueta, zuffa mediatica. C’è chi grida allo scandalo e c’è chi pensa sia tutto normale. Ad alzare il polverone c’ha pensato il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza (Pdl), che non ha proprio gradito il “nuovo inno” ed ha commentato:”Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi. Sentirlo in uno spot di calze da donna è una vergogna!” A catena, gli hanno fatto eco i suoi compagni di partito, o meglio, amici, non vogliamo offendere nessuno! Romano La Russa, coordinatore provinciale del Pdl a Milano, non ci sta proprio e si augura che l’azienda sospenda “immediatamente la messa in onda di quella pubblicità infame”. Sì, pubblicità infame. Insieme a loro, ancora, Maurizio Gasparri, capogruppo del medesimo partito al Senato, secondo cui “bisognerebbe evitare di mescolare il commercio con l’Inno d’Italia, che va sempre rispettato”. Insomma, la maggioranza sembra essere molto compatta su quest’argomento. Unica voce fuori dal coro è Guido Corsetto, sottosegretario alla difesa, che senza timore giudica “bellissimo” lo spot incriminato e, chi può dargli torto, ritiene che “ci soso altre cose per cui indignarsi, non certo per l’intelligenza e la fantasia”.
La questione ben presto si è estesa a tutta popolazione. Sulla diffusissima piattaforma sociale, Facebook, non potevano mancare discussioni su questo argomento. Sin dalle prime messe in onda sono nati i primi gruppi contro lo spot. “Non si può usare l’inno di Mameli per la pubblicità di Calzedonia”, “aboliamo la pubblicità di Calzedonia”, “censurate Calzedonia!”…insomma, l’Italia sembra andare in tilt per CALZEDONIA!!!
In fin dei conti ci può stare, è la prima volta che l’Inno viene utilizzato a scopi pubblicitari, per cui il fatto suscita perplessità e scalpore, ma il giurista assicura:“E’ assolutamente legittimo, non c’è alcuna legge che vieti di utilizzare l’inno di Mameli a scopi diversi da quelli celebrativi, né si profila violazione del diritto d’autore”. Tale rassicurazione può non gratificare i più. Gli implacabili continueranno la loro lotta fin quando non vedranno sospeso lo spot.

Il fine di questo articolo è proprio quello di attrarre l’attenzione di quest’utlimi. Forse sarebbe il caso di chiedersi che cosa è scandalo, cosa è degno di indignazione, cosa è da censurare. E’ scandalo una pubblicità? O forse è scandalo un ministro (o ex), un parlamentare o chicchessia che dice:“meglio ‘Va pensiero’ che l’inno di Mameli”? Forse questo è scandalo! Forse è scandalo che un ministro affermi:“Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”, o anche “il tricolore lo metta al cesso, signora” o ancora “ho ordinato un camion di carta igienica tricolore”…forse è scandalo che un tale individuo sieda in parlamento, ma per evitare attriti è meglio non dirlo…sì, forse questo è scandalo…

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di Carmine Gazzanni
Forse, le “preghiere” del precedente articolo sono servite! Come sapete, tutti i Lodi vengono al pettine e quelli incostituzionali, di norma, si cestinano; e questo è, in sintesi, quello che è accaduto ieri: la Corte Costituzionale ha dichiarato il Lodo Alfano, appunto, incostituzionale.

E subito pronte sono state le critiche del Pdl. Il Coro dell’Adelchi, ora ad Arcore, infatti, intonava unanime: “sentenza politica”! Gasparri nel suo “assolo” ci diceva che la Corte “non è più un organismo di garanzia, ma politico”; e Bossi poi se n’è uscito, minacciando non si sa bene chi (forse non lo sa nemmeno lui), parlando di “una guerra civile” nel caso non passi il federalismo, rispolverando Odino, i Celti, Maga Magò e la Strega Amelia, e se non bastasse anche Pietro Gambadilegno!

Ma il capobanda Silvio è quello che, come sempre, ci offre il meglio di sé con offese da uomo frustrato: se avesse avuto sotto tiro i nove giudici dei quindici totali della Corte, responsabili dell’incostituzionalità del Lodo, avrebbe cominciato a parlare di “toghe rosse”, parrucche lilla e mutande a pois, ma loro non c’erano; e allora se l’è presa con Rosy Bindi: “sei più bella che intelligente”! E subito anche il buon Castelli, elegantemente, da vero uomo perbene ha detto della Bindy: “Zitella petulante”. Insomma, offese di basso borgo che ci lasciano più sconvolti che rattristati!

Ma non è finita qui, ci mancherebbe!! Il capobanda ne ha per tutti e non risparmia nemmeno il Presidente della Repubblica: “Napolitano si sa da che parte sta”. Chi glielo ricorda a Berlusconi, che forse sta cominciando a perdere un po’ di colpi, che Napolitano è quel Leggi il resto di questo articolo »

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“Antonio Di Pietro dovrebbe rispettare le istituzioni” tuona Massimo D’Alema, appena viene a conoscenza che il leader dell’Idv ha parlato, riguardo la firma di Napolitano al “condono salvamafia-evasori fiscali e non solo” (più noto come “scudo fiscale”), di “un atto di viltà e abdicazione”. E’ sorprendente che, oltre (ci mancherebbe) al buon Gasparri che parla di “teppismo parlamentare” (addirittura!?!?!?) e ritiene che queste persone, compresi i Travaglio e i Santoro, devono lasciar perdere Borsellino  “di cui non sono degni di pronunciare il nome” (forse non sa che fu proprio Borsellino nella sua ultima intervista, mai trasmessa in Italia, avanzò dubbi sulla possibilità di una collusione di Berlusconi con la mafia…). Ma torniamo al Leggi il resto di questo articolo »

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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