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Articoli marcati con tag ‘forze dell’ordine’

italiasecondome.blogspot.com

di Vincenzo Barbato

Neanche le mamme vulcaniche hanno impietosito le forze del (dis)ordine dal manganellare. Unico motivo? Voler entrare tutti insieme nella discarica più famosa d’ Italia a Terzigno, una discarica in un oasi naturale protetta, il parco nazionale del Vesuvio, un altro pezzo d’orgoglio deturpato dalla mala politica (Bertolaso, Iervolino, Bassolino ed ora Caldoro) e dagli affari delle aziende come l’Impregilo. Il Governo non si sa che fine farà, ma qui le persone si ammalano e si ammaleranno ancora senza sosta.

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Venire qui è come uscire fuori dall’Italia e ritrovarsi in una città semi-fantasma dove la puzza di spazzatura è così forte e così estesa in tutto il paese da non potersi abituare; è una vergogna che la polizia pagata da noi stia contro di noi: non si rendono conto che, mettendosi contro la gente, fanno del male anche ai loro figli. Forse c’è anche chi ne è cosciente, ma costoro decidono di non deporre le armi perché altrimenti chi li comanda “non li farebbe mangiare”. E’ quasi una sfida: farli crescere e, nello stesso tempo, cercare di non farli ammalare di cancro. Quale delle due prevarrà?

La politica deve capire che, in realtà, loro sono per il no”, e noi per il si“: proposte e non proteste, ma tramite i media appare sempre la loro versione distorta facendoci sembrare i soliti comunisti facinorosi che sanno solo usare la violenza. Per una buona volta ascoltateci! Lo stiamo facendo anche per voi e per le vostre famiglie!

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Pubblichiamo un articolo che ci ha mandato nel “Dite la vostra” il nostro amico Francesco Barbaro. Una riflessione su gli ultimi episodi di pestaggio che hanno riguardato le forze dell’ordine. Buona lettura!

di Francesco Barbaro

Il pestaggio di Stefano Gugliotta è l’ultimo evento di una campagna di violenza che una parte delle forze dell’ordine ha condotto, negli ultimi anni, a danno dei privati cittadini.
Contro questa mia affermazione prevedo una scontata reazione: “non si può generalizzare, i dipendenti delle forze dell’ordine non sono tutti così, la maggior parte di loro è brava gente”.
Certamente queste cose sono vere, ma è altrettanto vero questo: i delitti polizieschi commessi a partire dal G8 di Genova (2001) fino al pestaggio di Stefano Gugliotta, passando per l’omicidio di Stefano Cucchi, sono delitti tanto numerosi e tanto gravi che non possono essere liquidati come fenomeni insignificanti o atipici. Questi delitti richiedono una riflessione, richiedono una interpretazione, richiedono una reazione: se non altro, perché sono così tanti e così simili da aver costituito una precisa e chiara tendenza, la quale può essere analizzata come qualunque altro fenomeno quantitativo.
Molti poliziotti e carabinieri sono “buoni”: sì, ma non pochi sono “cattivi”, e non si può far finta che questi ultimi non esistano solo perché non sono (ancora) la maggioranza.
Gli assassini di Cucchi e gli aggressori di Gugliotta svolgevano un lavoro che, tra le altre cose, consiste nel difendere i cittadini dagli assassinii e dalle aggressioni; e, invece, proprio questi reati, loro li hanno compiuti. Alla loro missione, poliziotti e carabinieri non possono andare contro, come non possono farlo i medici, i politici e gli insegnanti, perché le loro sono missioni troppo importanti, fondamentali perché un cittadino faccia parte di uno Stato. Se il cittadino non può contare su queste figure, non c’è motivo né convenienza per cui fare parte di uno Stato: i cittadini non hanno solo doveri, ma anche diritti. Un diritto è quello di essere difesi dai delinquenti.
Ma se alcuni poliziotti e carabinieri, che sono difensori dei cittadini, diventano delinquenti, allora non c’è da meravigliarsi che i cittadini vogliano sostituirsi a loro e difendersi da soli, associandosi e formando delle ronde armate.

Leggi anche:

“QUANDO LE FORZE DELL’ORDINE DIVENTANO SOLO “FORZE”. DENTRO E FUORI IL CARCERE”

“E INTANTO SI CONTINUA A MORIRE. STEFANO CUCCHI E TUTTI GLI ALTRI”

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di Carmine Gazzanni

Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte”. Questo ci dice De Andrè in “Un blasfemo”. Escludo, però, che i gendarmi cercassero l’anima al povero trentunenne morto pestato in carcere. Il caso di Stefano Cucchi non è una canzone, né una favola, né una di quelle storie che si raccontano per terrorizzare i bambini. E’ la verità. Che fa male. Molto male. E fa ancora più male se poi si dà il giusto peso alle parole del sottosegretario Giovanardi: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico e drogato“. Niente di più assurdo. Un corpo pieno di lividi, ecchimosi sul volto, piccole lacerazioni, vertebre fratturate, insomma i segni tipici di un pestaggio giustificati da Giovanardi come necessarie conseguenze dell’uso di stupefacenti. “«La droga – ha continuato Giovanardi – ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così». Leggi il resto di questo articolo »

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di Carmine Gazzanni

Secondo il diritto pubblico italiano, le Forze dell’Ordine sono le tre forze di polizia a cui la legge conferisce la qualifica di operatori di Pubblica Sicurezza: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza. Il loro compito è quello di mantenere, ove necessario, l’ordine pubblico laddove vi sia pericolo di degenerazioni. Benissimo. E certamente sono molti, la stragrande maggioranza coloro che amano il proprio mestiere e che combattono ogni giorno contro malfattori, criminalità organizzate, delinquenti, mettendo a repentaglio la propria vita per il bene del loro (e nostro) Paese, per il bene dell’Italia. Tuttavia, a volte accadono degli episodi che ci lasciano assolutamente increduli, esterrefatti, episodi che hanno dell’incredibile. Episodi come quello che ha avuto per protagonista Stefano Cucchi.
Una breve sintesi: Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. Trascorre la notte in caserma e l’indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l’arresto in carcere in attesa dell’udienza successiva  (i carabinieri avevano detto ai familiari, invece, di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari). Già durante il processo (dopo una sola notte), i familiari dicono che Stefano aveva il viso gonfio e sembrava fosse stato pestato (il padre dice: “lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa”). Ed è da questo momento in poi che comincia una storia assurda fatta di segreti e di situazioni inquietanti: i genitori non vedranno più Stefano. Il sabato sera li raggiunge la notizia che loro figlio sta male ed è stato ricoverato d’urgenza. Subito i familiari, allora, si recano all’ospedale, ma VIENE VIETATO loro DI POTER VISITARE IL FIGLIO, vengono però tranquillizzati (“Non preoccupatevi. Il ragazzo è tranquillo”). I genitori tornano nei giorni successivi, ma questa volta non vengono nemmeno fatti entrare, ma sono costretti a  parlare con chi di dovere dal citofono, e viene detto loro che c’è bisogno di un’autorizzazione per vedere loro figlio. I genitori ottengono l’autorizzazione per il 22. Ma i carabinieri sono più tempestivi: all’alba i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l’autopsia sul corpo di Stefano. E’ così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Alla vista del corpo, ecco cosa dirà la sorella: “Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto”.
E non è nemmeno la prima volta che situazioni di questo genere accadono. Basti ricordare ciò che accadde al G8 di Genova, dove un ragazzo morì, dove sul suo corpo vennero ritrovati segni di mozziconi di sigarette spente, dove poliziotti entrarono di forza nella Diaz. Ecco cosa dice Mark Covell, un medi attivista che si trovava nella scuola: “«Mi diedero manganellate alle ginocchia e poi collassai – ha spiegato ai giudici -; cominciai a notare i poliziotti, mi sembravano circa duecento e temetti per la mia vita. Mi chiedevo se sarei sopravvissuto; poi – ha aggiunto – un poliziotto si staccò dalla fila e mi diede un colpo alla spina dorsale. Urlai per il dolore. Mi ruppero otto costole, una mano e alcuni denti, avevo il sangue dentro e non riuscivo a respirare. Ricordo che i poliziotti ridevano e mi sembrava di essere trattato come un pallone da calcio. Poi un poliziotto mi tastò il polso; mi sembrava che stesse cercando di evitare ulteriori attacchi su di me, ma poi si allontanò. In seguito i colpi continuarono». Alla fine, dopo l’ennesimo colpo, ma stavolta alla testa, Mark perse i sensi per risvegliarsi dopo 4 giorni di coma, piantonato all’ospedale San Martino e in stato di arresto. E come lui, molti altri.
Ancora, basti ricordare anche altri casi di gente che va in carcere in stato di ottima salute, ma non ne uscirà più perché lì troverà la morte, come è accaduto anche a Aldo Bianzino, l’ebanista di Pietralunga entrato in perfetto stato di salute in carcere il 12 ottobre 2007 e uscito senza vita dalla casa circondariale di Perugia due giorni dopo. Ed ecco, ora, l’ultima, ennesima storia. Questa è la storia di Stefano Cucchi, un ragazzo di 30 anni, un geometra, la cui morte, si spera, venga portata alla luce, perché, altrimenti, è lecito nutrire PROFONDI SOSPETTI sulle forze dell’ordine. Più forze. Che ordine.

Per rendersi meglio conto di cosa stiamo parlando, consiglio questo video: http://www.youtube.com/watch?v=Sc4iYtjROt8 . Ma, d’altro canto, lo sconsiglio, vivamente, ai più sensibili; le immagini sono davvero spaventose!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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