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di Carmine Gazzanni

Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni,  pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.

E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).

Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.

Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione:  le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine,  Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?

Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In  attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.

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di Carmine Gazzanni

Il capolinea. Probabilmente (si spera) quello che è accaduto in questi giorni potrebbe essere determinante per la politica italiana. Vediamo di capirci. Gianfranco Fini, senza mezzi termini, ha messo alla sbarra Silvio Berlusconi: “si dimetta, salga al Colle e apra la crisi – ha detto il Presidente della Camera a conclusione della due giorni di Bastia Umbra - Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”. Insomma, la linea politica di Futuro e Libertà è chiara. E soprattutto non è, per così dire, “cancellabile”: i finiani sono giunti al tanto fatidico punto di non ritorno. Se prima era infatti possibile ipotizzare un dialogo, un incontro per una nuova coesione tra Berluscones e finiani, ora questo diventa impossibile. Si è arrivati a parole chiare, precise, puntuali: Berlusconi deve dimettersi, altrimenti i ministri e sottosegretari finiani usciranno dal Governo.

Ora, chiaramente, Silvio Berlusconi sa bene che le elezioni si fanno sempre più vicine. Ma la strategia del Pdl è nitida: addossare la colpa della “crisi istituzionale” tutta al gruppo finiano. E questo si evince dalle dichiarazioni maldestre di alcuni esponenti del Governo. A iniziare dallo stesso Berlusconi che, come rivela l’AGI, ha affermato: “Se vuole la crisi, Fini abbia il coraggio di venire in Parlamento e votare la sfiducia”. Della serie: intanto se ne parlerà in Parlamento e vediamo allora chi si prenderà la responsabilità davanti agli elettori.

Sulla stessa linea anche i fidi consiglieri del Cavaliere. In una nota congiunta Cicchitto e Bondi affermano che Fini “getta alle ortiche con una spregiudicatezza imbarazzante un impegno comune di quasi vent’anni, liquida una parte cospicua del patrimonio della destra italiana, tenta di distruggere alcuni punti fondamentali dell’impianto riformista del governo”. Insomma, Fini l’eversivo. E infatti a chi è imputabile la responsabilità di eventuali elezioni anticipate? Proprio a Fini che “si è assunto una responsabilità gravissima di fronte al Paese”. Chiaro no?

Ma le dichiarazioni non finiscono. Ci sono anche quelle estremamente imbarazzanti. Per Gaetano Quagliariello, ad esempio, lo “sbrego istituzionale” di cui è responsabile Gianfranco Fini è “peggio di quello che un tempo provocò la Marcia su Roma”. La pratica del Pdl, dunque, è semplice: annullare tutto ciò che di ignobile si è fatto e si è sentito nel corso di questa legislatura (dalle leggi ad personam, ad aziendam e ad castam, agli ultimi casi di Ruby, dei festini e della droga sul comodino per le escort) e insistere sul fatto che, semmai il Governo dovesse cadere, è tutta colpa di un “capriccio” di Gianfranco Fini.

A parte le giustificazioni tragicomiche del Pdl, un punto però dev’essere chiaro. E a sottolinearlo a dovere è Fabio Chiusi nel suo articolo di oggi su “Il Nichilista”. Gianfranco Fini, nel suo intervento di chiusura a Bastia Umbra, “ha distrutto le loro idee. Massacrato il loro programma (che aveva peraltro sottoscritto soltanto un mese e mezzo fa con una votazione di fiducia). Derubricato i loro nemici a un «argomento dialettico per polemizzare». Chiesto le dimissioni del loro capo, la cui «pagina» è comunque «chiusa». Dettato loro condizioni precise di sopravvivenza. E minacciato di non temere un rifiuto che più che eventuale è implicito nelle richieste”.

Insomma, è impossibile un passo indietro. Ora si può solo andare avanti. Per riprendere la massima di un imperatore (e non parliamo di Berlusconi), il dado, oramai, è tratto.

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di Carmine Gazzanni

Un Gianfranco Fini a 360 gradi quello di Mirabello. Un discorso che ha chiarito, semmai ci fosse stato ancora qualche dubbio, la posizione dei finiani sulla politica del Governo Berlusconi. Un Fini che dice la sua su tutto, su Gheddafi (“genuflessione poco decorosa”), sullo stesso Berlusconi (“Non esiste il reato di lesa maestà, perché non esiste un popolo di sudditi, ma di cittadini e di militanti”), sul Parlamento, spogliato dei suoi poteri (“Il Parlamento non è depandance dell’esecutivo, governare non significa comandare, ma garantire l’equilibrio dei poteri”). E poi si è soffermato sulla sua cacciata “autoritaria e illiberale” dal Pdl; sulla giustizia, riguardo cui ha detto che “non ci vogliono leggi ad personam, ma leggi che tutelino il capo del governo”; sulla Lega e sulla Padania (“Solo  chi non conosce la storia oltre che la geografia può pensare  che la Padania esista davvero”). E infine il Presidente della Camera ha detto la sua anche sugli attacchi de “Il Giornale, una campagna definita come una “autentica lapidazione di tipo islamico. Infame non perché si sia rivolta a me, ma perché si è rivolta contro la mia famiglia”.

Ma passiamo al giorno dopo, il giorno dei commenti. Come era facilmente immaginabile, i Berluscones hanno attaccato Gianfranco Fini, il cui discorso è stato “di rottura e polemica distruttiva”, come ha affermato Bondi. Ma le accuse più sfacciate arrivano dai giornali berlusconiani. Maurizio Belpietro, direttore di “Libero”, ad esempio, parla di Fini come “il grande ipocrita” che “propone un codice etico per i politici ma non dice neppure una parola sulla casa di Montecarlo”.

Due critiche su tutte, però, colpiscono. Analizziamole. Una è quella di Daniele Capezzone. Secondo l’ex radicale: “Il discorso di Gianfranco Fini è deludente. Nessuna spiegazione convincente sulle vicende che lo riguardano; antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. Con queste provocazioni non si va lontano”. Ecco alcuni esempi di “offese e insulti”: “Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto” (Berlusconi, 22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006). “Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). E ancora: “Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95).

Passiamo al quotidiano della famiglia Berlusconi. Già il titolo che campeggia in prima pagina è molto eloquente: “Le infamie di Fini”. E nel suo articolo il condirettore Alessandro Sallusti spiega il motivo per cui il discorso del Presidente della Camera sia stato infamante: “dice alcune cose e il loro contrario. E tace su molto, troppo per essere credibile”. Anche qui il paragone con Silvio Berlusconi regge molto bene. Se Sallusti parla di ambiguità per Fini (“dice alcune cose e il loro contrario”), vediamo come se la cava il Presidente del Consiglio:
Sono assolutamente intenzionato a vendere le mie televisioni” (28/02/94); “Non venderò mai le mie televisioni” (01/02/94).
Io non ho mai insultato nessuno” (10/09/05); “Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/07/03).
Non abbiamo mai pagato tangenti” (10/12/93); “A Milano negli anni Settanta era un calvario. Per far passare una pratica da un ufficio all’altro, ci dovevi andare con l’assegno in bocca” (09/05/03)
Forza Italia e Craxi sono lontani anni luce” (01/10/95); “Quando fondammo Forza Italia, avevamo in mente le parole di Bettino Craxi” (30/01/05).
Non ho mai fatto un attacco contro la magistratura” (10/10/95); “Quello della magistratura è un cancro dello stato di diritto che dobbiamo estirpare” (30/06/03).
Neanch’io, come Bossi, voglio un piduista a Palazzo Chigi” (08/04/94); Berlusconi si iscrive alla P2 con la tessera numero 1816.
Quando mi iscrissi alla P2, era un ambito di persone perbene, riuniva i migliori del Paese” (16/10/96); “Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia. Tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia” (Licio Gelli, Maestro Venerabile).
Io non mi siederò più allo stesso tavolo con Umberto Bossi. E’ totalmente inaffidabile, un monumento alla slealtà” (02/02/95); “Al tavolo con Bossi? Abbiamo un vasto senso dell’ospitalità. Quindi credo che ci sarà l’antipasto, il primo, il secondo, la torta, il caffè, il liquore…” (03/04/98).
Bossi è un Giuda, un ladro di voti, un ricattatore, truffatore, traditore, speculatore” (21/12/94); “Bossi è il mio amico più caro” (15/04/04).
Io di D’Alema mi fido. Mi sembra sincero e coraggioso” (01/02/96); “D’Alema è falso e vile. Mi ricorda Benito Mussolini” (26/01/00).
I rapporti tra me e Scalfaro sono cordialissimi, ci sentiamo continuamente” (12/05/94); “Scalfaro? Un serpente, un traditore, un golpista” (16/01/95).

Che dite,  può bastare?

Attenzione, però: non è tutto oro quello che luccica. Alcune questioni sollevate dal Pdl sono più che legittime. Da quanto riportato da “La Repubblica” pare che Silvio Berlusconi abbia commentato il discorso di Mirabello: “Sembra che abbia passato gli ultimi 15 anni su Marte, sembrava di ascoltare Di Pietro”. Come contraddirlo? Non bisogna dimenticarsi che per molti anni Gianfranco Fini è stato un fido alleato berlusconiano che non ha alzato mai la voce dinanzi alle svariate leggi ad personam delle precedenti legislature. E ancora. Anche Giorgio Stracquadanio coglie nel segno: “E’ evidente che la coerenza e il rispetto delle istituzioni che Fini esige dagli altri dovrebbero portarlo alle dimissioni da presidente della Camera, incarico a cui è stato eletto in tutt’altro contesto politico. E’ questa la prima prova della serietà dell’uomo”. Ma soprattutto sono i quotidiani che rilevano un particolare non da poco: nessuna parola sull’affaire monegasco. Né a Mirabello, né in tutto il periodo precedente. Fini non ha mai chiarito la sua posizione, non ha mai dimostrato che quanto dichiarato dal quotidiano di Feltri fosse falso.

A questo punto rimane un’unica soluzione che, se inizialmente pareva essere una remota possibilità, ora è molto di più: le elezioni anticipate.

Aspettando che anche il Pd se ne accorga …

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di Carmine Gazzanni

Ha costruito un partito dove ciò che piace al principe ha vigore di legge”. Con queste parole anche l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini ha lasciato Silvio Berlusconi per aderire al partito di Gianfranco Fini, “Futuro e libertà”. Insomma, molti, che sembravano essere pidiellini convinti e fidati, ora cominciano a pensare all’eventualità di abbandonare il Cavaliere. E il risultato è che il Presidente del Consiglio si ritrova da solo in una situazione profondamente critica: non è un caso che, come sappiamo, in questi giorni sta valutando lui stesso l’ipotesi di elezioni anticipate. D’altronde era inevitabile. La stessa mozione di sfiducia a Caliendo ha dimostrato che il Governo non ha più la maggioranza assoluta poiché lontana dai 315 voti per ottenerla (solo 299 voti a sfavore della sfiducia). E le parole, quasi minacciose, del Premier (“State tranquilli, da qui a qualche settimana sarà costretto a dimettersi dalla presidenza della Camera”) lasciano capire che anche durante il mese di agosto, probabilmente, ne vedremo delle belle.

Ed infatti Silvio Berlusconi può contare esclusivamente sul quotidiano di famiglia che da giorni sta continuando a martellare sulla questione della casa di Fini. Una piccola precisazione: è chiaro, come ha ribadito più e più volte anche Antonio Di Pietro, che il Presidente della Camera ha il dovere di chiarire tale questione. Ma soffermiamoci su un altro aspetto. La politica portata avanti dal quotidiano di Vittorio Feltri è da squadrismo: da giorni e giorni “Il Giornale” non fa che occuparsi di una sola questione. E non lo fa per spirito di giornalismo, non lo fa per il desiderio di svelare malefatte (se Fini fosse rimasto buono buono ai comandi di Silvio Berlusconi, nessuno mai avrebbe parlato. Questo è chiaro, oltreché evidente!). La questione Montecarlo è venuta fuori perché bisogna punire il Presidente della Camera. Bisogna punire i dissidenti.

Che quest’attacco sia “ad persoam”, o meglio “contra personam”, risulta evidente  semplicemente sfogliando il quotidiano. E’ la quantità di articoli su tale questione, infatti, che lascia totalmente sgomenti. Prendiamo in esame, ed esempio, “Il Giornale” di ieri, 5 agosto. In prima pagina ecco il titolone: “La casa di Montecarlo. La Procura indaga, Fini trema”. In più da ricordare l’editoriale di Feltri: “Che pena lesordio di Fli”.
Ma cominciamo a sfogliare il quotidiano. Pagine 2 e 3: “La Procura indaga sull’appartamento dei misteri”, con una chicca proposta da “Il Giornale”: a pagina 3 troviamo dieci domande proposte a Gianfranco Fini per chiarire la sua posizione. Ma come? Quando era “La Repubblica” ad avanzare le sue dieci domande a Silvio Berlusconi non andava bene, e ora? Si vede che è questione di soggetti: Fini si, Berlusconi no.
Ma andiamo avanti. Sempre a pagina 3 troviamo un’intervista rilasciata dall’On. Amedeo Laboccetta che giura: “Non c’entro nulla con quell’affare”. Ma le interviste abbondano. Ne ritroviamo ancora un’altra, rilasciata questa volta dal Sottosegretario Mantovani (ricordate? Quello che non ha concesso la protezione a Spatuzza, nonostante il parere favorevole di ben tre procure. Primo caso nella storia della Repubblica Italiana …): “Fini inganna gli italiana. Ora si dimetta”. Bella la tesi di Mantovano: Fini dovrebbe dimettersi, mentre un Sottosegretario alla Giustizia (nella fattispecie Caliendo) che va avanti ad inciuci per cercare di avere i “numeri” per far passare il Lodo Alfano e per far riammettere la lista esclusa di Formigoni, lui no, lui può tranquillamente rimanere al suo posto. E ancora un’altra intervista. Indovinate qual è l’argomento? Sempre la casa di Montecarlo. A rilasciarla è un inquilino del palazzo: “Ho offerto 1,5 milioni. Fini? E’ stato qui pochi mesi fa”. Può bastare? Assolutamente no. E allora eccoti un altro articolo a pagina 7: “Silvio: Fini chiarisca sulla casa a Monaco”. Ora, la tesi è quanto mai giusta: Gianfranco Fini deve chiarire sulla casa, ma che lo dica uno che dovrebbe chiarire diverse questioni, anche molto più scottanti, fa quasi ridere.

E oggi si continua. Ecco il titolo di oggi in prima pagina: “Perquisita la sede di An”, con affianco l’editoriale di Feltri che svela la verità: “Perché Fini pugnala alla schiena i suoi elettori”.

D’altronde non è la prima volta che Vittorio Feltri decide di scagliarsi contro chi non sta zitto e tenta anche di ribellarsi al volere del premier.
Così è stato per Boffo: Feltri, infatti, attaccò l’ex direttore dell’Avvenire perchè si era schierato contro la condotta immorale di Berlusconi nel caso “puttanopoli”, riportando la notizia dell’omosessualità di Boffo e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata era già vecchia di 5 anni! E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa (ora alla cronaca giudiziaria, ai tempi di Montanelli si occupava della pagina del golf!). Ebbene Villa, per dare più credibilità al suo articolo e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm!) una LETTERA ANONIMA. Mica male però!

Ma in questo periodo Fini rimane il bersaglio preferito da Feltri. Ricordate quando Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi si scontrarono durante il convegno del Pdl? Era il 22 aprile. Ebbene, dal giorno dopo, 23 Aprile, “Il Giornale” ha cominciato a portare avanti un’evidente politica di attacchi, giustificati o meno, tesi a colpire Fini e i finiani. In rapida sequenza ecco i titoli delle prime pagine dal 23 Aprile ad oggi:
23 Aprile. “VINCE BERLUSCONI. STRONCATO FINI” – “Resa dei conti nella direzione del Pdl. Gianfranco non sa cosa vuole, ma lo vuole: imbarazzante. Solo in 11 con lui: ora si deve dimettere da presidente della Camera
24 Aprile. “VOGLIA DI ELEZIONI” – “Berlusconi tentato dal blitz: Ora Fini farà il guastatore…”. In più in prima pagina troviamo l’articolo di Marcello Veneziale. L’incipit è molto eloquente: “Ho un rispetto antico e insopprimibile per i perdenti, anche se faccio più fatica a conservare il medesimo rispetto verso chi ha calpestato le ragioni dei vinti. Fini fu commissario liquidatore dell’Msi, poi della destra e di Alleanza nazionale, infine di se stesso…
25 Aprile. “CHE COSA FARÀ IL SIGNOR NO DEL PDL. E ADESSO FINI TENTA IL GOLPE” – “Il presidente della Camera fa sapere che interpreterà il suo ruolo «all’americana». Cioè facendo politica, anche in tv. Ma così beffa la Costituzione. E poi negli Usa lo caccerebbero
26 Aprile. “PROVE TECNICHE DI SALTO DELLA QUAGLIA. I FINIANI: ALLEIAMOCI CON IL PD” – “In Sicilia, Granata offre ai Democratici un patto in chiave antiberlusconiana. Una smentita alle professioni di lealtà dell’ex leader di An. Che intanto perde i pezzi: ieri meno di 30 hanno risposto all’appello. E Menia e Laboccetta lo piantano

Poi si cominciò ad attaccare le “An-ladies”.
28 Aprile. “PAGA MAMMA RAI. UN MILIONE ALLA «SUOCERA» DI FINI” – “La madre della compagna del presidente della Camera a capo di una società che da settembre produce parte di una trasmissione: share modesto, cachet molto meno. Intanto Berlusconi liquida l’ex leader di An: è isolato
29 Aprile. “IL CONTRATTO RAI DELLA «SUOCERA». FINI NON SMENTISCE E CI INSULTA” – “Il presidente della Camera minaccia ritorsioni, parla di giornalismo di m… perché abbiamo raccontato come la Tv di Stato usa 1,5 milioni di (nostri) euro. Politici solidali con lui. Informazione falsa? No, verissima. Perciò ci  attaccano”
30 Aprile. “NON SOLO LA «SUOCERA» DI FINI. I SOLDI RAI ALLA MOGLIE DI BOCCHINO” –“La consorte del finiano di ferro ha ottenuto un appalto da sei milioni di euro per produrre una fiction Intanto il marito si dimette da vicecapogruppo del Pdl ma poi va in tv e strilla: Berlusconi mi ha epurato”

Insomma, squadrismo più che giornalismo. Non è un caso che dai banchi del Parlamento, quando ha fatto il suo ingresso Silvio Berlusconi, si sia alzato un grido: “Duce! Duce!”.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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