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Articoli marcati con tag ‘fede’

di Carmine Gazzanni

Dalle intercettazioni rivelate ieri dalla magistratura non c’è più alcun dubbio: “un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo”. Non c’è alcun dubbio, dunque, sull’immoralità del Presidente del Consiglio e, pare, non c’è alcun dubbio nemmeno sui rilievi penali: concussione e prostituzione minorile i reti che gli sono stati imputati. E come ha risposto il premier? “Non ho commesso alcun reato – si difende – perché dovrei dimettermi? Se lo facessi mi sbranerebbero. E poi non possiamo andare al voto mentre subiamo questo attacco”. Insomma, nonostante questa vicenda faccia arrossire anche gli stessi pidiellini (per lo meno quelli dotati di buon senso), Berlusconi non arretra di un passo. C’è da sorprendersi? Assolutamente no.

In Italia si è soliti coprirsi dietro parole quanto mai vuote: complotti, causa superiore, falsità, menzogne. Aspettando – e sperando – che dopo poche settimane tutto diventi acqua passata. Anche qui però bisogna stare attenti. Facciamoci una domanda: cosa accadrebbe negli altri Paesi se ci fossero cotanti indagati in inchieste diciamo non di secondo piano? Dicevano gli antichi “historia magistra vitae”: non ci resta che affidarci al passato per poterci dare una risposta.

Aprile 2008. Ilkka Kanerva, ministro degli Esteri del governo finlandese, sposato e padre di due figlie trentenni, è stato costretto a rassegnare le dimissioni, in seguito alle rivelazioni di una spogliarellista di 29 anni, che ha fatto sapere di essere stata bombardata di sms a sfondo sessuale.

Febbraio 2005. Il Ministro dell’economia, delle finanze e dell’industria francese Hervé Gaymard presenta le sue dimissioni dopo che il settimanale satirico francese “Canard enchainé” ha rivelato che lo Stato pagava 14 mila euro al mese per concedergli gratis un appartamento di 600 metri quadri nei pressi degli Champs-Elysées.

Ottobre 2006. La ministra responsabile della Cultura svedese, Cecilia Stego Chilo, ha rassegnato le dimissioni dopo che la stampa svedese aveva rivelato che il ministro non pagava da 16 anni il canone televisivo e retribuiva in nero la tata dei suoi figli.

Ottore 2008. Il Premier peruviano Jorge del Castillo si è dovuto dimettere in seguito alla pubblicazione di alcune intercettazioni legate alla concessione di cinque zone di prospezione petrolifera alla compagnia norvegese Discover Petroleum. E non è stato l’unico: di fronte a quest’inchiesta si sono dimessi anche il ministro dell’Energia, Juan Valdivia e il presidente di Petro-Peru, Cesar Gutierrez.

Marzo 2008. Il parlamentare danese Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici, si è dimesso dopo aver confessato di aver avuto una “condotta moralmente inappropriata” poichè ha avuto un rapporto sessuale con una ragazzina di soli 15 anni. “Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata“.

Ottobre 2008.  Il portavoce del governo greco Teodoro Roussopoulos si e’ dimesso a seguito della creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo immobiliare che coinvolgerebbe monaci del Monte Athos e esponenti della maggioranza tra cui Roussopoulos, accusato dall’opposizione di essere “l’istigatore morale”. Il portavoce ha respinto le accuse, cionondimeno ha lasciato l’incarico per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo.

Che ne dite, può bastare?

Cosa ci possiamo fare: l’Italia è un Paese “sui generis” con un Presidente “sui generis”. C’è, insomma, una grande nostalgia di “normalità”.

Per saperne di più: RUBY-GATE/ Tutti i retroscena del “puttanaio” che sconvolge Mr. B.

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di Carmine Gazzanni

Ci risiamo con la gnocca” titola oggi “Libero”, il quotidiano di Maurizio Belpietro, il quale parla di un ennesimo “trappolone per il Cavaliere”. Gli fa eco – ci mancherebbe – subito Vittorio Feltri che accusa: “otto procure a caccia di Berlusconi”, come se la colpa fosse di chi indaga e non di chi è indagato. Strana concezione quella de “Il Giornale”.

In realtà, però, la questione è molto più delicata e intricata di quanto possa apparire. Di mezzo ci sono personaggi eccellenti. Oltre al nostro caro premier, infatti, troviamo immischiati anche Emilio Fede e Lele Mora, il quale, dopo le sue disavventure finanziarie (il crac della sua Lm management) e giudiziarie (da cui è uscito con un proscioglimento), è tornato alla ribalta giudiziaria con questo nuovo caso, pare, di prostituzione, immagine, favori e soldi. Ma  soprattutto di mezzo c’è una giovane marocchina, Ruby (il cui vero nome, però, è Karima), poco più che diciottenne, ma che ha incontrato Berlusconi quando ancora non era giunta alla maggiore età.

La storia è diventata ancora più ingarbugliata per il fatto che la giovane ha ritrattato in verbali ed interviste più volte la sua versione, come se qualcuno avesse fatto delle “pressioni” sulla povera marocchina. Se, infatti, Ruby in un primo momento si era “sganciata” rivelando alcune verità importanti, in un secondo momento ha negato contatti con Mora, con Fede ed ha affermato di aver incontrato soltanto una volta Berlusconi (mentre prima si parlava di più incontri), il quale gli avrebbe regalato “soltanto settemila euro e una collana di Damiani”, quando invece, nei verbali, si legge che Ruby confessò alle amiche che Berlusconi le aveva regalato un’Audi R8.

Ma la vicenda è iniziata molto tempo fa. Per le meno  a maggio. Nella notte tra il 27 e 28 maggio Ruby viene fermata dai poliziotti senza documenti per un furto. I magistrati stanno cercando di capire, a tal proposito, anche cosa si nasconda dietro quello che sta passando come una “truffa diplomatica”: mentre, infatti, la ragazza era stata fermata, Palazzo Chigi chiama in Questura spacciando la falsa notizia che Ruby sia “la nipote di Mubarak” per tirar fuori l’amica del premier da un ufficio pubblico. Logicamente tutto falso, tant’è che persino l’ambasciata egiziana ha tenuto a far sapere che “non esiste” alcuna parentela tra il presidente e questa spigliata marocchina contrabbandata per nipote. Insomma, di mezzo ci sarebbe anche un caos diplomatico. Tutto per “salvare” la marocchina.

E non è finita ancora. Come detto, nelle sue ritrattazioni, Ruby ha affermato di non aver avuto alcuna relazione col Presidente del Consiglio. Anzi, nonostante il regalo, la giovane, a “Il Fatto Quotidiano” dichiara che Berlusconi “non mi ha chiesto niente in cambio. E non ha avuto niente. Lo ha fatto soltanto per aiutarmi. Mi ha salvato”. Eppure, alcuni giorni fa, Ruby rivelò, pur negando da principio di aver avuto rapporti sessuali con il Premier, che Berlusconi era solito alla pratica dell’ormai famoso “bunga bunga, un rito erotico, a cui il presidente del Consiglio invita alcune delle sue ospiti, giurando che si ispira a una pratica introdotta nel suo harem da Gheddafi.
Molte sono le voci a tal proposito. Di sicuro c’è che tutti (o quasi) i partecipanti sono nudi e che è una sfrenata danza propiziatrice del sesso di gruppo. E che si conclude con una bagno in piscina, naturalmente nudi.
Sarebbe, poi, una pratica di sesso anale molto spinto, tant’è che molti, anche su internet, lo definiscono “stupro di gruppo anale selvaggiamente brutale”.
Ma non è nemmeno la prima volta che se ne parla. La prima a parlare del “bunga bunga” fu la giovane Noemi Letizia in un’intervista. Alla domanda “qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta?” la giovane di Casoria rispose: “Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: ‘Vuoi morire o bunga-bunga?’. Il ministro sceglie: ‘Bunga-bunga’. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: ‘Voglio morire!’. Ma il capo tribù: ‘Prima bunga-bunga e poi morire’”.

Insomma, ancora un’ennesima puntata suglia squallidi appuntamenti del premier. Non sappiamo cosa sia sccesso, ma una figura istituzionale così importante, come quella del Presidente del Consiglio, avrebbe il dovere di non rendersi ricattabile (come già avvenuto per il caso D’Addario) perché, in casi estremi comunque non sottovalutabili, potrebbe mettere a rischio un intero Paese. Se poi quello raccontato da Ruby (la prima versione fornita agli inquirenti) fosse vero, allora sarebbero ipotizzabili anche reati. Avere rapporti sessuali con minorenni tra i 14 e i 18 anni configura infatti il reato di violenza sessuale (se, chiaramente, il rapporto è avvenuto approfittando dell’inferiorità fisica o psicologica della minore); oppure si potrebbe parlare del reato di prostituzione minorile, se la minore è stata pagata con denaro “o altra utilità” (vedi l’Audi) in cambio di pretesi rapporti sessuali.

La magistratura sta studiando le carte ed indagando, ma, per il momento, come rivela “Il Fatto Quotidiano”, diversi Paesi incentrano gli articoli sul nostro premier e sulle sue “particolari abitudini. Insomma, facciamocene una ragione: siamo diventati – ahimè – il Paese del “bunga bunga.

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di Carmine Gazzanni

Saviano? Quello del Burkina Faso?”. Così Emilio Fede si è introdotto ieri ai microfoni di Radio Radio. Infatti, per chi non ne avesse avuto ancora abbastanza, il direttore del Tg4 ieri mattina ha offerto un’altra grande performance delle sue riguardo l’argomento Saviano. Questa volta non in casa sua, ma in collegamento telefonico su Radio Radio, in un incontro-scontro con una “nana vagante” davvero tosta,  Arianna Ciccone, organizzatrice del Festival Internazionale del Giornalismo, che durante tale manifestazione era riuscita nell’intento di portare a Perugia lo scrittore in uno storico incontro con Al Gore.

E Fede non ha smentito le aspettative, riservando per la Ciccone ameni complimenti quali “petulante”, “ridicola”, “sconosciuta” (per parlare con Fede, ci mancherebbe, bisogna essere necessariamente “qualcuno”!). Ma il meglio, come volevasi dimostrare, il direttore del Tg4 lo riserva per Saviano, cominciando con un monologo che, più che ironico, era folle e insensato: “Io voglio dire sinceramente: adoro Saviano, è un uomo intelligente, meno male che Saviano c’è, meno male che lui difende lo Stato, meno male che lo Stato segue Saviano, se non ci fosse Saviano non ci sarebbe la lotta alla mafia […] Sì sono morti magistrati, sono morti giornalisti, sono morti uomini delle forze dell’ordine, ma che conta? C’è Saviano che pensa a tutto. Così evitiamo le polemiche”. E Fede avrebbe continuato su questa linea alquanto fastidiosa (“E’ la persona veramente più schiva, la persona che non compare mai. Guardi, io non ho mai visto una persona così modesta, così umana, così dietro le quinte come lui”), se non fosse stato per la Ciccone che, più che giustamente, chiedeva ragioni di tale avversità. Qui il direttore ha perso le staffe: “Scusi, lei è un po’ petulante e tra un po’ le chiudo il telefono […] Adesso mi sono rotto anche un po’ le scatole di parlare di Saviano, ho altro da fare, ho cinquant’anni di giornalismo, il signor Saviano scrive i suoi libri e io me ne sbatto i cosiddetti. Ho detto quel che penso e sono convinto che quel che penso lo pensano la maggior parte degli italiani. Siccome è diventato un fatto ideologico, una buffonata, se lo vogliamo dire col suo termine […] E adesso non voglio più parlare di Saviano! Lei dica a Saviano … se lo sposi, ci faccia quello che vuole con Saviano, ma cosa me ne frega a me”.

Insomma, un crescendo di follia (non vi raccontiamo il proseguio: cliccate qui per ascoltare l’intervista intera), fino ad arrivare all’exploit: al giornalista che gli chiedeva se lui “lo vorrebbe nel suo studio”, Fede lapidario: ”Ma vada a cagare!”. Complimenti!

Fede ha dimostrato nuovamente, ancora più chiaramente, quello che tutti immaginavamo: non si sa perché, ma proprio non sopporta Saviano. Per carità legittimo. Ognuno è libero di esprimere liberamente le sue opinioni. Quello che non si tollera è che Fede delegittima con battutine demenziali (come capit anche il 5 settembre 2009: “C’è sempre quello, Roberto Savietto, Savione, come si chiama lui, che si mette in mezzo a firmare anche lui; cosa caspita c’entra poi?”) chi lotta contro la mafia, attribuendo colpe, affermazioni, pensieri che sono lungi, in questo caso, da Roberto Saviano. Affermare che Saviano cerchi di farsi “beatificare […] come se fosse il solo protagonista” è, oltreché una bufala, dannoso per Saviano stesso, per l’Italia e per tutti coloro che, a prescindere dal giornalista campano, lottano quotidianamente contro la mafia, contro le mafie.

Un esempio che ci aiuterà a capire cosa vuol dire delegittimare. Giuseppe Fava venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Bellini di Catania. Aveva fondato “I Siciliani”, un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia. Ventiquattro ore dopo la sua morte tutti i cronisti locali diffusero la voce che l’omicidio era stato una punizione sessuale perchè si diceva che Pippo Fava era pedofilo. Tanto bastò per diffamarlo per anni. Fava venne ucciso nel 1984, l’ultimo processo ci fu solo nel 2003.

In attesa che Fede lo capisca.

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di Carmine Gazzanni

“Meno pubblicità per tutti”. Questo potrebbe essere lo spot propagandistico del Governo visto l’ultimo provvedimento che sembrerebbe essere stato preso nel consiglio dei ministri di oggi per lo schema di decreto legislativo in materia di tv. Sapete tutti, però, che uno spot, per essere convincente, deve colpire nella sua sinteticità, per cui non può dirci tutto tutto. Bene, anche questo, da buono spot, non ci dice tutto: il tetto alle pubblicità sarà abbassato soltanto per pochi “prescelti” con il conseguente guadagno, invece, di altri (indovinate chi???). Ecco, in breve, cosa accadrà: il tetto (ora al 20%) agli spot dovrebbe scendere al 16% nel 2010, al 14% nel 2011, per arrivare al 12% nel 2012. Tuttavia, il provvedimento sembra essere destinato solo a Sky, non per “altre” tv a pagamento.
Mentre la direttiva europea autorizza un tetto massimo di 12 minuti a ora (appunto il 20%) di spot pubblicitari, per le tv a pagamento il governo va verso l’abbassamento al 12% dell’attuale limite che è già del 18% (e dunque già sotto il tetto fissato dalla direttiva Ue). Tutto ciò mentre per le tv commerciali private (…!) resterà il limite del 20%. Conclusione: nel giro di tre anni i minuti di pubblicità per Sky scenderanno fino a poco più di 7, contro i 12 delle tv private.
Ma non c’è da sorprendersi. Non è la prima volta che si decide di intervenire così di peso nelle questioni televisive. Basti ricordare alcuni passaggi importanti “nei tempi che furono”. 1984: la Fininvest controllava tre reti private (Canale5, Rete4 e Italia1), ma molte emittenti private si ribellarono per “concorrenza sleale” (si perché la Finivest, contro tutte le regole, godeva di copertura nazionale), per cui tre pretori (già nel 1984 i magistrati rossi attaccavano e complottavano contro Berlusconi) oscurarono in diverse regioni il segnale Fininvest. Ma l’allora Presidente del Consiglio prese la situazione in mano e con un bel “decreto Berlusconi” mise a posto la situazione: la Fininvest poteva continuare a godere di una situazione illegale. A più riprese, però, intervenne ancora la Corte Costituzionale (che alt tempo era presieduta da Lenin, Stalin e Trotzkij) che cominciò a pressare il Parlamento affinchè si prendessero provvedimenti per pregiudiziali evidenti di incostituzionalità (tre reti private on copertura nazionale: svantaggio per gli altri privati, oltre che per la Rai). Ma nessuno dei vari Governi passati si prese la briga di condannare questa situazione illegittima. Tutt’altro: si legittima e si rimanda, con proroghe su proroghe, l’oscuramento di un canale, Rete4 (dopo la richiesta della Corte, vista anche la condanna della Commissione Europea perché Rete4 occupava uno spazio che doveva essere destinato a “Europa7”): legge Mammì, legge Maccanico e legge Gasparri. E arriviamo ad oggi: Rete4 è sempre lì con il suo eminente giornalista che sputa sentenze e improperi a destra e a manca; e abbiamo in più il Digitale Terrestre, una svolta telematica che tutti aspettavamo, soprattutto i privati perché hanno ora la possibilità di allargare il loro bacino televisivo (con il digitale si possono possedere più canali), equiparandosi alla situazione illegittima di Fininvest, che intanto è diventata, con il digitale, legalissima!
Ed eccoci qui, ora. Con un digitale terrestre, i cui canali sono quasi tutti contenuti in un SOLO pacchetto. Con un digitale costruito dall’azienda del fratello del Presidente della Mediaset (che, tra le tante cose, è anche Presidente del Consiglio, di quello stesso Consiglio che sta valutando tale decisione). Con un provvedimento che frena i possibili incassi della tv privata diretta concorrente.

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di Carmine Gazzanni

Tutti sappiamo cosa é successo ieri a Milano. Ed è chiaro: un gesto del genere non trova giustificazione, imperdonabile e certamente da condannare. Massimo Tartaglia, l’uomo che ieri ha colpito con un souvenir Silvio Berlusconi alla fine del suo intervento in Piazza Duomo, è stato subito preso dalle forze dell’ordine e condotto in questura. Si è saputo, poi, che è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano, incensurato, la Digos neppure lo conosce, segno che non appartiene a centri sociali o organizzazioni extraparlamentari. Con questo non si vuole giustificare nessuno: Tartaglia ha sbagliato e pagherà per il suo gesto.
Così, però, come sono da condannare alcune dichiarazioni. Certo, Di Pietro avrebbe potuto evitare di dire a caldo che “l’aggressione nei confronti di Berlusconi e’ un gesto inconsulto e sconsiderato“, sebbene ci sia stata “un’istigazione” (che bisogna riconoscere, senza ipocrisia, che è vero, ma dire questo a caldo risulta essere controproducente); e così anche Rosy Bindi (“Non faccia la vittima. E’ uno degli artefici del clima violento. Condanno il gesto folle, ma chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il Paese”).
Ma ci sono anche altri interventi “sconsiderati”. Come quello del “senatur” Umberto Bossi che parla di “atto terroristico” (detto poi da uno che ha nel suo partito un omaccione, tale Mario Borghezio, condannato per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino … beh, capite da soli che valore possano avere le sue parole!). Ma il servizio speciale messo in piedi da Emilio Fede ieri pomeriggio supera anche l’inimmaginabile. Lo so, ho delle pretese assurde: non ci si può aspettare un’edizione straordinaria di “telegiornale” da Fede, ma sono fatto così. Come dire: “ho fede in Fede”. Ebbene, ecco alcuni stralci del tg4 delle 18,55 di ieri.
Stralcio 1 – “e chi è l’istigatore di tutto questo, quale tipo di politica, quale tipo di dichiarazioni? Questo signore, chiamiamolo così, metaforicamente come il signor Di Pietro, la prima notizia che dice è che l’istigatore è il Presidente del Consiglio. Io mi chiedo,con tutto il rispetto, ma chi vota per Di Pietro? Ma cosa vuole questo Di Pietro? … chi semina vento raccoglie tempesta. Lo dico a Di Pietro: ma stia zitto, ma stia zitto! Esprima un minimo di dignità, esprima solidarietà umana, fa più bella figura. Chi può seguire Di Pietro in un momento come questo??”. E’ chiaro, qui non si vuole difendere nessuno (anzi, ripeto: sarebbe stato meglio che Di Pietro non avesse detto,  a caldo, quello che ha detto), tuttavia ci sono piccole accuse campate in aria nelle exploit di Fede: a meno che Di Pietro non sia anche uno psichiatra, è difficile che Tartaglia, in cura da dieci anni per problemi mentali, sia stato l’ultima pedina di un disegno eversivo dipietrista.
Stralcio 2 – “Questi  sono i risultati del signor Di Pietro, certamente, ma anche di quella stampa, di quel tipo di informazione, di quella politica, certamente che non è dell’area moderata, verrà dall’estremo comunismo, verrà dall’estremo, dall’accidenti al loro che stanno portando a questo tipo di violenza”. Ah, ecco. Se la colpa è di Di Pietro, certamente sarà anche di Travaglio, Annozero, Santoro che, è ben noto, nelle loro trasmissioni, sui loro giornali, spronano a fare acquisti di mitraglie e carri armati e lottare contro il nemico.
Stralcio 3 – “da quest’altra parte c’è gente corretta, c’è gente cha ha rispetto della libertà e della democrazia”. E questo si commenta da sé.
Stralcio 4 – Interessanti sono anche i commenti che Fede si sente in diritto e in dovere di fare alle dichiarazioni dal mondo politico. Le commenta tutte, e in tutte c’è quel tocco che profuma di imparzialità, come solo Fede sa fare. Una dichiarazione sembra, però, lo abbia colpito in maniera particolare, quella rilasciata dal Presidente della Repubblica: “Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio  al quale va la mia personale solidarietà” ; e a queste parole un Fede quasi esanime esclama: “e ci mancherebbe altro!”, forse sorpreso che un noto comunista bolscevico come Napolitano (che è noto soprattutto per essersi opposto a tutti i provvedimenti non firmando nessuna legge presentatagli)  abbia potuto dire questo.
Stralcio 5 – “L’aggressione, quella dei dibattiti televisivi, l’aggressione gravissima certamente da un punto di vista morale attraverso un mascalzone, delinquente, pezzente come Spatuzza che si permette di insinuare che Berlusconi può essere collegato alla mafia, anche quella è una grave ferita. Questa è una ferita fisica, quella di oggi; le altre sono ferite che certamente lo colpiscono moralmente”. Beh, meglio di così non si poteva: volevamo “fede nella giustizia”? Eccoci accontentati: la corte, presieduta da Fede, ha deliberato!
E chiudo con un’ultima chicca: “non è democrazia quando i tanti interventi spingono alla violenza, naturalmente quella di Di Pietro in particolare, ma non dimentichiamoci alcune trasmissioni che non cito, se no dovrei parlare di Annozero, Parla con me, Parla con te e Parla con chi gli pare, L’infedele dell’infedeltà eccetera. Non serve. Questo telegiornale non ha mai aggredito, ovviamente dal punto di vista dell’informazione, nessuno!”. Meno male che Emilio c’è!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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