VOTA IL BLOG

Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

View Results

Loading ... Loading ...
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Riceverai gli aggiornamenti del blog direttamente nella tua casella di posta!

Clicca QUI

Tag
Link

Articoli marcati con tag ‘elezioni regionali’

di Carmine Gazzanni

stipendiForse non è stato un male che il Pd abbia perso anche questa tornata elettorale. Pare, infatti, che già dalla notte di martedì 30 marzo, il giorno subito dopo le elezioni, il Partito Democratico si sia messo al lavoro per mettere su un pacchetto di riforme da contrapporre a quello della maggioranza. Un pacchetto di riforme da veri “democrats”. E’ Bersani stesso che, parlando di “una Maastricht dei costi della politica” ha annunciato un primo grande tema per il quale c’è già un massiccio lavorio di tecnici e dirigenti di spicco del partito, un tema che mette d’accordo tutti all’interno del Pd: riduzione degli stipendi dei parlamentari del 20-30%.  Ma attenzione, c’è di più: pare ci sia la disponibilità (almeno a parole) anche di Lega e Pdl. “Si fa un gran parlare di risparmi, da qualche parte si dovrà pur cominciare”, ha affermato Marino Zorzato, vice coordinatore veneto del Pdl; “le riduzioni arriveranno, come previsto dalla legge di Calderoli” gli ha fatto eco il leghista Gian Paolo Gobbo. Il punto è ora passare dalla teoria ai fatti ed è il Pd che (pare) stia compiendo questo passo decisivo.

E in effetti basta riportare alcuni dati per renderci conto che la situazione in Italia è davvero inverosimile, soprattutto se rapportata agli altri Paese. E ciò vale per parlamentari, europarlamentari, fino anche ai consiglieri regionali.

Ed infatti, in una ipotetica classifica degli stipendi per gli europarlamentari, gli italiani non temono rivali: abbiamo, solo per citarne alcuni, gli Spagnoli (35.051), i Portoghesi (41.387), i Francesi (62.779), gli Inglesi (81.600), i  Tedeschi (84.108), gli Olandesi (86.125), gli Austriaci (106.583). E gli Italiani allora? Ben 144.084 euro all’anno per gli europarlamentari!

Passiamo, allora, ai Parlamentari. Nel marzo 2008 all’unanimità fu votata una legge che prevedeva, tra l’altro, un aumento dello stipendio per costoro pari a 1.135 euro al mese. In questo modo si è arrivati, oggi, a circa 17.000 euro netti, a cui sono da aggiungere varie indennità di cui godono i nostri parlamentari. Completamente gratuiti sono: cellulari, tessera del teatro e del cinema, aerei nazionali, autobus, metropolitane, piscine e palestre, autostrada. Anche i ristoranti, addirittura, gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per un totale di 1.472.000 euro). Ancora, hanno diritto alla pensione soltanto dopo 35 mesi di legislatura; dopo solo 5 anni possono maturare una pensione pari circa a 3.000 euro mensili. E non è finita qui. Ci sono anche privilegi che durano ”in perpetuum” per coloro che sono stati Presidenti di Camera, Senato, Consiglio e Repubblica (Irene Pivetti, ad esempio, ancora gode di scorta, ufficio, segreteria e auto blu).
Stipendi che sono impensabili in qualsiasi altro Paese europeo. Tempo fa ci fu, a tal proposito, un articolo del quotidiano di Bolzano in lingua tedesca Tageszeitung che metteva a confronto le buste paga non di parlamentari nazionali tedeschi e italiani, ma di politici nazionali tedeschi di spicco, e presidente e assessori della provincia autonoma di Bolzano. I risultati, come è facile immaginare, sono a dir poco sconvolgenti: il governatore della provincia di Bolzano guadagna 25.600 euro al mese, Angela Merkel ne guadagna 19.300; la vicepresidente della giunta provinciale Luisa Gnecchi (in carica fino al 10 luglio 2009) con 24.300 euro è invece nettamente più “ricca” del ministro degli esteri tedesco Frank Steinmeier (12.800).

A questo punto penso sia opportuno fare un quadro più ampio sugli stipendi per Presidenti e consiglieri regionali, visto che abbiamo appena vissuto una tornata elettorale molto accesa. Per quanto riguarda i governatori di regione, ecco alcuni esempi significativi: si va da Ugo Cappellacci (Sardegna) con 14.624 euro, a Raffaele Lombardo (Sicilia) con 14.329 euro, al neoeletto Giuseppe Scoppelliti in Calabria (13.353 euro), a Renata Polverini nel Lazio (12.548 euro), fino a Nichi Vendola in Puglia con uno dei stipendi più alti (18.885 euro).
Ancora più sconcerto lasciano, poi, gli stipendi dei consiglieri regionali. La regione dove un consigliere guadagna di più è il Piemonte (16.000 euro); seguono Puglia (13.830 euro), Abruzzo (13.359 euro) e Lombardia (12.555 euro). Assurdo è anche lo stipendio  dei molisani (10.255 euro) in quanto regioni più ricche e più grandi prendono molto di meno (ad esempio la Toscana con 7.633 euro). La regione, infine, in cui si guadagna meno è l’Umbria dove il povero consigliere guadagna (solo) 6.597 euro.
Ed è tutto dire questo se poi rapportiamo il discorso ad altre realtà. In Francia i consiglieri regionali percepiscono un’indennità commisurata alla popolazione delle regioni che rappresentano. Si va dai 1.500 euro mensili delle regioni con meno di un milione di abitanti ai 2.600 euro per le regioni con oltre tre milioni di abitanti. In Germania si va dai 2.280 euro mensili di Amburgo ai 9.500 euro della Renania settentrionale-Westfalia.

E allora è doveroso un plauso a Giovanni Favia, eletto in Emilia Romagna con il Movimento 5 Stella di Grillo: ha già annunciato che degli 11.053 euro riconosciuti ai consiglieri della sua Regione, ne tratterrà 1.300 e restituirà il resto in qualche modo ai cittadini.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

1136_126600534398814-GiuseppeScopelliti,sindacodiReggioCalabriaIeri ci siamo occupati degli eletti in Calabria nelle file del Pd. Passiamo ora a esaminare gli eletti nel Pdl e nelle altre liste a sostegno di Scopelliti, possibili assessori e consiglieri che andranno a formare la maggioranza nella giunta regionale calabrese.

Iniziamo proprio dal Presidente Scopelliti. L’ex sindaco di Reggio Calabria, infatti, ha avuto rapporto con persone poco raccomandabili. Interrogato dal pm Giuseppe Lombardo, Antonino Fiume, killer della potente cosca De Stefano, ha affermato: “Conosco Giuseppe Scopelliti, in quanto ho appoggiato politicamente lo stesso”. E Scopelliti, interrogato dallo stesso pm su quanto detto da Fiume ha risposto: “Conosco Fiume. Come tutti i ragazzi di questa città, negli anni ottanta frequentavo l’unica discoteca che c’era a Reggio, il Papirus. Era un gruppo ampio ma sempre circoscritto. Ci si conosceva un pò tutti. È stata una frequentazione estiva e casuale. Lo ricordo perché era tra quei ragazzi con cui ci si salutava e si scambiava qualche battuta. Non c’è stata nessuna frequentazione. Attraverso i giornali ho appreso che lui era vicino ai De Stefano e che era legato alla figlia di Paolo De Stefano. Mai parlato di politica con Fiume. Ho appreso dai giornali che faceva campagna elettorale per me”. A detta di Scopelliti, quindi, i suoi rapporti con Fiume si sarebbero fermati agli anni ‘80 quando erano circoscritti alla discoteca. Ma, se da una parte ha sostenuto di non aver mai discusso con Fiume di politica, dall’altra ha affermato anche che “probabilmente, è stato uno di quelli che diceva di votarmi”. Domanda: come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alle serate del Papirus? È la domanda ch si è posto anche il pm Lombardo sottolineando la contraddittorietà del discorso di Scopelliti.
Il neopresidente, inoltre, quale ex sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato nel novembre 2009 dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per 1.300.000 euro per via di una ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, “Italcitrus”, che il Comune di Reggio Calabria ha acquistato per 2.500.000 euro al fine di trasformarla in un centro di produzione della Rai. La Corte dei Conti ha accertato che il prezzo di acquisto era doppio rispetto ad una precedente valutazione realizzata dal Tribunale di Reggio Calabria.
Scopelliti, inoltre, nel novembre scorso, è stato rinviato a giudizio dal gip di Reggio per occupazione abusiva di spazio demaniale e violazione del codice della navigazione, avendo fatto sorgere a meno di trenta metri dalla battigia quattro gazebo sul lungomare di Reggio. I gazebo in questione sarebbero stati costruiti senza i necessari pareri degli uffici competenti e, quindi, senza il nulla osta del demanio marittimo.
Infine, per il 13 aprile prossimo è prevista la requisitoria del Pm nel processo che vede Scopelliti e il suo assessore comunale Caridi (anche lui eletto nelle file del Pdl) accusati di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Scopelliti e Caridi non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio Calabria se si considera anche che nelle nelle vicinanze della discarica sorge una scuola elementare.

Passiamo ora agli altri neoeletti. Francescantonio Stillitani (lista UDC): imprenditore e consigliere regionale uscente, è indagato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia per abusivismo edilizio. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato un immobile da adibire a centro commerciale del valore di oltre 4 milioni di euro. L’area di 13mila metri quadrati oggetto del sequestro è posta frontalmente allo svincolo autostradale della A3, uscita Pizzo. Le indagini della polizia giudiziaria hanno evidenziato una serie di gravi violazioni di tipo urbanistico con forti rischi idrogeologici.
Continui riferimenti a Stillitani ed ai suoi legami con le cosche Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia sono contenuti in due inchieste della Dda di Catanzaro denominate “Odissea” del settembre 2006 e “Uova di drago” dell’ottobre 2007. Inoltre, nel villaggio “Garden Resort ” di proprietà del consigliere regionale Stillitani ha prestato servizio per tanti anni, con la qualifica di “guardiano”, Francesco Michienzi, poi diventato un collaboratore di giustizia e condannato a diversi anni di carcere per gravi reati di mafia. Il pentito Michienzi ha rilasciato ai magistrati dichiarazioni anche su Stillitani nell’ambito dell’operazione “Uova di drago”.

Alessandro Nicolò (PDL): consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, Pietro Nicolò, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan: “Pietro Nicolò, padre di Alessandro Nicolò, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria e già coordinatore provinciale di Forza Italia, aveva posizione verticistica nell’ambito della cosca essendo capo del locale Spirito Santo ed era entrato in contrasto con il boss Domenico Libri per questioni legate proprio al controllo delle zone d’influenza”. Pietro Nicolò, d’altronde, era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano. All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò fosse stato ucciso dalla ‘ndrangheta, rispose: “Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni”. Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: “Sembra proprio lupara bianca”.

Luigi Fedele (PDL): per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta prendere in mano gli atti: ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619 mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267 mila euro per il Columbus day; 56 mila euro per viaggio e soggiorno in Australia. Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56 mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13 mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002″ in collegamento con “L’Italia in diretta” su Raiuno e 10.300 euro per una festa. Poi 450 mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5 mila euro per la sagra estiva di Sant’Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi. Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12 mila euro al mese.

Candeloro Imbalzano (lista Scopelliti Presidente): L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d’affari”. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Imbalzano: “Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale, ndr) e Giovanni Sculli dell’ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano”.

Pasquale Tripodi (lista UDC): assessore regionale uscente. Ex sindaco Dc di Bova Marina, poi Psdi, infine Udeur. Nel numero del 3 Novembre 2005 del Settimanale “L’Espresso”, in un reportage dal titolo “Onorevoli Padrini” a firma dei giornalisti Peter Gomez e Marco Lillo, è scritto: “Sino al 9 luglio scorso Tripodi si faceva vedere spessissimo assieme a un geometra disoccupato di Montebello Ionico, tale Fortunato Laface di 37 anni,che pur non essendo stipendiato dalla Regione, tutti consideravano un suo collaboratore. Poi Laface è stato arrestato. Lo hanno fermato in macchina (una Bmw) con una 7,65 con matricola abrasa, silenziatore e munizioni, più un’altra pistola calibro 6,35 con munizioni. Sotto il sedile dell’auto nascondeva una calzamaglia nera. A casa gli hanno trovato un fucile a canne mozze col numero di matricola cancellato, un revolver cal.16, una bomba a mano perfettamente efficiente,munizioni di vario calibro e altri gingilli simili. A Montebello Ionico l’Udeur ha preso 810 voti alle scorse regionali, e 510 erano per Tripodi”. Secondo quanto ha riferito la Polizia al momento dell’arresto, Laface, pur incensurato, era da tempo sottoposto ad indagini perchè avrebbe avuto rapporti di frequentazione con persone riconducibili alla criminalità organizzata reggina.

Pino Gentile (lista PDL): è indagato per bancarotta semplice e fraudolente per il fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici, di cui già abbiamo parlato ieri (ci sono anche eletti nel Pd coinvolti).
Pino Gentile, inoltre, unitamente al fratello Antonio (senatore), è stato chiamato in causa da diversi pentiti della ‘ndrangheta cosentina in molti processi. In particolare, il senatore Antonio Gentile è stato accusato di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi). Infatti, il potere clientelare ed affaristico coltivato dai fratelli Gentile è davvero enorme. Basta considerare quanto segue. Negli anni, in vari concorsi, fra i vincitori troviamo sempre parenti e amici dei Parente: alla Camera di Commercio di Cosenza su 12 vincitori ci sono anche Claudio Gentile, fratello di Antonio e Pino Gentile, e Massimiliano Manna, nipote dei Gentile; alla “PromoCosenza” e alla Calab (società entrambe collegate alla Camera di Commercio di Cosenza) viene assunta a tempo determinato Daniela Gentile, nipote di Antonio e Pino Gentile; all’Asl di Cosenza su 35 vincitori per  dei posti di assistenti amministrativi troviamo Gentile Anna Rosa, Gentile Antonella, Gentile Katia, Gentile Manuela e Gentile Barbara, tutte figlie e nipoti dei potenti fratelli Gentile.

Franco Morelli (lista PDL): ex Dc ed ex capo di Gabinetto di Chiaravalloti, è salito alla ribalta per essere stato immortalato dalle telecamere di “Annozero” mentre abbracciava e baciava il consigliere regionale Domenico Crea (questi poi arrestato) mentre pronunciava la celebre frase: “Crea è compare del mio compare”.
Nell’ambito dell’inchiesta Why not, Franco Morelli è stato rinviato a giudizio e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo; a lui viene contestata, in qualità di capo gabinetto, l’adozione di atti amministrativi non rispondenti all’interesse generale. In un altro filone di Why Not, inoltre è indagato anche per truffa dalla Procura di Paola. Infine, è indagato per “bancarotta semplice e fraudolenta” anche lui nell’ambito del fallimento della società “Tesi”.

Buon lavoro cari consiglieri, assessori e Presidente!

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 4.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +1 (from 1 vote)

di Carmine Gazzanni

7582_elezioni2009La Calabria era arrivata alla tornata elettorale in una situazione a dir poco travagliata: un Consiglio Regionale dove, su 50 Consiglieri, erano imputati o indagati o condannati in 35. Forse le elezioni erano quello che ci voleva: aria di rinnovamento, di cambiamento. Cambiamento che il Pd proprio non ha voluto dare e allora eccolo che ti ripresenta lo stesso Presidente (Loiero) di quella stessa giunta falcidiata da avvisi di garanzia.

E allora andiamo a vedere come sono andate queste elezioni che hanno portato Scopelliti a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, chi sono i nuovi consiglieri, se c’è stata questa ventata di cambiamento. Oggi ci occuperemo solo degli eletti nelle file del Pd, rimandando a domani gli altri eccelsi eletti pidiellini & co.

Nicola Adamo: già vicepresidente della giunta Loiero, è stato rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa il neoeletto avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente dell’impero alimentare della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.
Ed ancora: Nicola Adamo è indagato per reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione anche nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola (Cosenza) relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino.
Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488 (incentivi alle aree depresse).
Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici.

Mario Maiolo: assessore regionale uscente. Anche lui è indagato dalla Procura di Catanzaro nell’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.

Sandro Principe: ex assessore regionale della giunta Loiero ed ex sottosegretario al Lavoro. Il suo materiale elettorale venne trovato nelle abitazioni di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Le operazioni furono portate avanti dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Camera dei deputati. Nella richiesta del procuratore Cordova c’era di tutto: dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro, sino agli incontri di Sandro Principe (fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata di un bar di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce).
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, che dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe. Contro di lui, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno, lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia.

RETTIFICA: La vicenda, risalente al 1991, che ha riguardato l’ On. Principe  si è conclusa con la richiesta di archiviazione della stessa Procura di Palmi in data 28 marzo 1995, accolta dal G.I.P. presso lo stesso Tribunale, che ha emesso il provvedimento di archiviazione in data 29 aprile 1995. L’ On. Principe ha avuto modo di chiarire davanti alla Camera dei Deputati e, soprattutto, davanti alla Magistratura ordinaria.

Gaetano Ottavio Bruni: presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per l‘alluvione del 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio; questo perché non procedette alla designazione del funzionario responsabile della realizzazione e programmazione delle opere volte alla rimozione delle criticità individuate dal Pai (Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico).
Nel 2008 Gaetano Ottavio Bruni lasciò la giunta regionale a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano di una feroce cosca. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni. Ma, a un anno dalle dimissioni, Bruni è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
E’ infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.

Giuseppe Bova: presidente del Consiglio regionale uscente. Nel 2003 Giuseppe Bova era vicepresidente del Consiglio regionale, e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza, allorquando, con soldi prelevati dal fondo destinato alle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, regalò 47 borse in pelle e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro, come regali di Natale. Il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza che: “l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa”.

Demetrio Battaglia: talis pater, talis filius. Suo padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, mentre lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’ aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Da 21 anni Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.

Appuntamento a domani per parlare un pò degli eletti nella maggioranza. A cominciare dal Presidente Scopelliti.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

_elezioni44Forse forse vuoi vedere che Renzo Bossi è il “meno peggio”??? Si perché, a vedere chi siederà tra i banchi dei vari consigli regionali, viene quasi da ridere. Per non piangere.

Renzo Bossi, infatti, è a tutti gli effetti consigliere regionale in Lombardia. Si, proprio lui, la “trota”, il ripetente. Proprio quel Renzo che, assieme a Roberto Cota e al padre Umberto, si era iscritto al profilo di Facebook Lega Nord Mirano in cui compariva il manifesto della Lega Nord dove c’era scritto “legittimo torturare i clandestini”, proprio quel Renzo che è stato denunciato dall’Arci per aver messo online sempre su Facebook il gioco “rimbalza il clandestino”.

Ma, come detto, probabilmente Renzo sarà il male più lieve e, forse, quasi un bene se paragonato a talaltri. Ci sarà, infatti, in queste nuove giunte grande varietà. Non mancheranno neanche questa volta “tette e culi”: eletta in Lombardia Nicole Minetti, l’igienista personale di Silvio Berlusconi, per la quale si spalancheranno le porte della politica (dopo averle spalancate sempre lei): metterà la sua grande esperienza di statista al servizio della comunità.

Ma Renzo e la stessa Nicole sono nomi migliori di molti altri. Non potevano, infatti, mancare persone implicate in processi, condannati e tutti quei politicanti che l’italiota ama votare sempre. Ed è la Campania che dà il meglio di sé in questo.

Indovinate un po’ chi è stato eletto? Lady Mastella. Proprio lei. Ex Presidente del Consiglio Regionale della Campania, di centrosinistra, viene indagata per tentata concussione, viene messa addirittura agli arresti domiciliari e poi con l’obbligo di dimora a Ceppaloni per la famosa inchiesta di Santa Maria Capua a Vetere, poi portata a Roma e infine a Napoli. Ed è un’inchiesta già giunta alle imputazioni, per cui la signora Mastella è imputata, non più soltanto indagata. Ma non è finita qui. Lady Mastella è una che non si accontenta: è stata colpita e raggiunta da un altro provvedimento giudiziario per un’altra inchiesta che riguarda altre lottizzazioni, maneggi per sistemare gente a lei vicina. Proprio per questo si è stabilito che le sue capacità delinquenziali sono talmente alte che è meglio che per un po’ non metta piede in Campania e quindi ha il divieto di dimora in Campania. Conseguentemente vive confinata a Roma in uno dei numerosi appartamenti della famiglia Mastella. Ma nonostante questo, è ugualmente stata candidata e, per di più, è stata eletta. Si capisce, ora nel centrodestra.

Sempre in Campania, poi, tra gli eletti al Consiglio regionale  c’è anche Roberto Conte, l’ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, indagato, arrestato e condannato in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e coinvolto in altri due procedimenti, di cui uno per corruzione. La sua elezione sta gettando imbarazzo nella maggioranza e interrogativi nell’opposizione. Il neo governatore ha dichiarato “che sarà rispettata la legge“: l’ex consigliere regionale infatti, con la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, ha avuto anche la sospensione dalle cariche elettive ma ancora la sentenza non è definitiva. Conte, dunque, risulta eletto ma non potrà sedere nei banchi del Consiglio regionale fino a quando e se non sarà assolto. A meno che non si facciano “decreti interpretativi” ad hoc.

Finito? No di certo. C’è Pietro Diodato, indagato per uno scandalo di presunti rimborsi gonfiati; c’è l’ex Sindaco di Villa Literno, comune sciolto per mafia, Enrico Fabozzi nelle file del Pd (non è indagato lui, ma di certo essere a capo di una giunta sciolta per mafia non è il massimo della sicurezza in una regione come la Campania); c’è Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, condannato in secondo grado per peculato a un anno e cinque mesi (pena sospesa) per aver sostenuto le spese di alcune manifestazioni con la carta di credito del suo Comune. E oggi fa sapere che a dimettersi non ci pensa proprio “voglio diventare il punto di riferimento in consiglio regionale per la provincia di Salerno“. Ah, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Insomma, tanti uomini e donne da far ben sperare: probabilmente l’assenza di Cosentino (se di assenza si può parlare) non si farà sentire.

E all’appello, intanto, manca ancora la Calabria: a 48 ore dalla chiusura dei seggi, in Calabria non è ancora disponibile il dato definitivo delle regionali. Mancano all’appello una quindicina di sezioni. E Regione e Prefettura continuano a brancolare non avendo capito cosa sia successo, tant’è che si preannuncia l’intervento della Corte d’appello di Catanzaro che dopo la verifica dei verbali dei seggi procederà, la prossima settimana, alla proclamazione degli eletti. Aspettiamo con ansia i risultati sicuri: anche qui, probabilmente, ci sarà da divertirsi. Sempre per non piangere.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

PropagandaShockGli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”. Questo, ricordiamo, disse Denis Verdini prima della manifestazione – farsa del 20 marzo. Verdini che, non solo è il Coordinatore Nazionale del PdL, ma, è bene ricordarlo, è anche uno dei nomi che compare nelle intercettazioni della cricca, del sistema gelatinoso, degli amici di Anemone, Balducci e Bertolaso. Uno che ha ammesso che in Abruzzo, nella costruzione di nuovi appartamenti, ci sono stati favori. Uno che è coinvolto nell’inchiesta della procura di Firenze. Ma il Pdl proprio che non vuole fermarsi in questa scala di indecenza, continua ad andare oltre mostrando che non c’è mai fine alla spudoratezza.

E allora veniamo a sapere che all’Aquila si ricevono questi volantini – scandalo (riproposti nella foto): “Il Governo del fare, la differenza che conta”. A questo punto sorge spontanea una domanda: qual è questo “fare” di cui Berlusconi parla sempre? Ecco alcune delucidazioni che pensiamo possano essere molto eloquenti.

Gli insediamenti del piano C.A.S.E., i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, non sono niente affatto ecocompatibili, bensì senza fogne: le acque scure vengono scaricate direttamente nel fiume Aterno. E ancora. Proviamoci a chiedere perché mai poco tempo fa gli aquilani hanno aggredito verbalmente Maria Luisa Busi, giornalista del Tg1, e inveito contro lo stesso telegiornale di Minzolini, assolutamente dimentico dei problemi post-terremoto, anzi propenso a presentare una situazione “aurea” per via dell’intervento (presunto) del Governo del fare (presunto. E cosa, secondo gli aquilani, dovrebbe essere tenuto in considerazione da quello che dovrebbe essere il telegiornale italiano più seguito ed imparziale? Ecco alcuni punti essenziali. Ad oggi su 72.200 abitanti censiti all’Aquila, il piano C.A.S.E. ne ospita 13.500, mentre i moduli abitativi provvisori (casette di legno) ne ospitano altri 3.000. In tutto, quindi, oggi sono 16.500 gli aquilani a cui ha provveduto direttamente lo Stato. Poi ci sono 27.500 abitanti che sono in autonoma sistemazione: il Governo provvederà fino al prossimo giugno – poi basta – all’erogazione di 3/4oo euro a testa; e ciascuno di costoro ha dovuto praticamente cavarsela da solo, ha dovuto trovarsi, appunto, una sistemazione autonoma. Una ragazza intervistata da “Il fatto quotidiano”, addirittura, rivela l’incredibile: “La cosa paradossale è che io da luglio dovrò cominciare a pagare il mutuo e l’impiegato di banca mi ha fatto tutti i conteggi e mi ha detto che ci sono 950 euro di interessi da pagare perché intanto sono maturati e in più se voglio avere la stessa scadenza devo pagare 150 euro in più al mese!!!”.

Ma non è finita qui. Andiamo indietro nel tempo. 15 settembre 2009. Berlusconi consegna le prime case ai terremotati e, per l’occasione, parla di “miracolo” per la tempestività dell’intervento. Sarà stato davvero così? Alcune precisazioni: le prime case, quelle che furono propagandate come qualcosa di grandioso, come, appunto, un miracolo, furono costruite con i finanziamenti raccolti dalla Provincia di Trento e dalla Croce Rossa, non dal Governo (fu, però, Berlusconi a consegnarle con tanto di diretta di Vespa che non invitò nemmeno il Presidente della Provincia di Trento). Silvio, quindi, le propagandò come frutto della sua ars divinatoria, come disse Feltri in quell’occasione: “..all’altezza di affrontare l’emergenza e di mantenere gli impegni assunti con un ottimismo sconfinante nella temerarietà!” Belle parole, peccato lontano dalla realtà. Un esempio: dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, riuscì a consegnare 150 chalet alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente, miracolata e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni!!! (attenzione, dettaglio non da poco: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti, 9 mila feriti e 300 mila sfollati).

E non è finita qui. Appena qualcuno provava e prova ad aprir bocca per contestare qualcosa o qualcuno, veniva (e viene) subito bollato come “immorale”, “blasfemo”, “scandaloso” (Vauro docet). Meno male che tempo fa (nel 1997 per la precisione), in occasione di un altro terremoto, quello dell’Umbria, “Il Giornale” della famiglia Berlusconi dimostrò tutto un altro savoir-faire:“Pensano all’arte e non ai morti”. E ce n’era anche per l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Aveva pianto, dunque tutti a prenderlo in giro: “Dunque anche Prodi avrebbe lacrimato? La lacrima sul viso di Prodi per l’Italia colpita dal terremoto è una puntuale lacrima antileghista oltreché una lacrima scaccia crisi”. E ancora sul Governo che inaspriva le tasse per le spese del terremoto: “Manca solo l’Iva sul terremoto. Mentre l’Italia è sotto shock per il sisma il Governo quasi di soppiatto inasprisce le imposte. Coro di critiche. Berlusconi: “Troppa pressione fiscale”. Bossi “Colpiscono il Nord”.

E se lo dice “Il Giornale” c’è da fidarsi!

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

Ci scrive Gualtiero nella rubrica “Dite la vostra”. Come sempre abbiamo deciso di pubblicare il suo intervento lasciando a tutti voi la possibilità di commentare e giudicare. Buona lettura!

presIorioNegli ultimi 15 anni la ventesima regione ha offerto almeno due casi ‘nazionali’, di cui uno “unico” nella storia repubblicana. Nel 2001 il Tar fu chiamato a pronunciarsi sull’elezione di Giovanni di Stasi (Ulivo), che per pochi voti aveva superato Michele Iorio, candidato di centrodestra. Forza Italia e alleati osservarono che nelle liste dei Comunisti Italiani e dei Verdi alcune firme non riportavano il tipo di documento (carta di identita’, passaporto, patente) utilizzato per il riconoscimento ma solo il numero. I giudici del tribunale amministrativo prima, e il Consiglio di stato accolsero il ricorso chiudendo in anticipo la legislatura regionale. Il centrosinistra all’epoca parlo’ di “sovvertimento del risultato dell’urna”, mentre dall’altra sponda si alzarono le voci sul “tentativo maldestro di delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici”.
Cinque anni prima, alle politiche di Aprile del 1996, allo stesso Iorio, allora candidato dell’Ulivo fu negata la partecipazione alle elezioni perche’ a presentare la lista fu una persona diversa dal depositario del simbolo. Anche allora, come e’ accaduto per il Pdl a Roma, fu negata qualsiasi correzione a termini scaduti, consentendo al Polo delle liberta’ di guadagnare senza sforzo un seggio in piu’ alla Camera.

Come da titolo, nel 2001 l’allora Presidente dell’Ulivo della Regione Molise fu dichiarato decaduto dai giudici per presunte irregolarità nella raccolta delle firme. Proprio come sta succedendo in questi giorni nel Lazio e in Lombardia. E sapete cosa titolava il Corriere della Sera in quei giorni? “Molise: Polo con i giudici, Ulivo contro”. Risultano quindi ridicole se non prive di senso le esternazioni che qualificati rappresentanti del Governo stanno facendo verso i giudici della Corte d’Appello che ricordiamo, non fanno altro che applicare la legge. Incolliamo quindi l’articolo del Corriere della Sera…

Molise: Polo con i giudici, Ulivo contro
LA REGIONE «A ROVESCIO»/ Dopo la decisione del Tar di annullare le elezioni del 2000 e di mandare a casa la giunta di centrosinistra DAL NOSTRO INVIATO «Una sentenza politica!», urla la sinistra. «Giù le mani dai giudici!», strilla la destra. In Molise hanno fatto l’ abitudine al mondo capovolto. Qui il Cavaliere implacabile nemico dei «ribaltoni» fece il suo primo «ribaltone» da destra, qui le giunte regionali si sono spostate di qua e di là per 5 volte in 5 anni, qui alle elezioni del 2000 si presentarono con la sinistra 3 candidati già eletti con la destra e con la destra 7 già eletti con la sinistra, segnando insieme (coprivano un terzo del consiglio regionale) il trionfo dei voltagabbana. Mancava, dopo tanti scontri sulle «toghe rosse» piegate ai voleri «comunisti», una rissa sulle «toghe azzurre» piegate a quelli del Polo. Ma il vuoto, finalmente, è stato colmato. Al centro della bufera, che potrebbe fare da battistrada a una litania da incubo di ricorsi e controricorsi in tutta Italia, c’ è un verdetto del Tar di Campobasso senza precedenti: l’ annullamento, per vizi formali nella presentazione di 4 liste uliviste, delle ultime consultazioni regionali. E quindi l’ immediata decadenza del diessino Giovanni Di Stasi e della sua giunta di centrosinistra. Una sentenza che, escludendo pure la normale amministrazione (quelli di Forza Italia sono arrivati a diffidare gli avversari: guai se prendete una sola decisione) ha scaraventato per la prima volta una Regione in un baratro istituzionale di cui non si vede il fondo. Nessuno può mettere una firma, nessuno può sbloccare un finanziamento, nessuno può richiedere i fondi Ue, approvare il bilancio, rinnovare i lavori socialmente utili. «Torniamo al voto immediatamente», dice la destra. «Ci mancherebbe: deciderà il Consiglio di Stato», risponde la sinistra che ha presentato una serie di ricorsi. Giorni, settimane, forse mesi d’ attesa. E intanto? «Venga un commissario, come succede nei comuni in base alla legge del 1968 istitutiva delle Regioni», chiede Michele «Ex» Iorio, un dc di lungo corso chiamato così dai nemici per la circumnavigazione compiuta negli ultimi anni gettando l’ ancora in vari porti e porticcioli delle due sponde prima di approdare come candidato presidente a Forza Italia. «No, per la gestione ordinaria resto in carica io», ribatte Di Stasi. «Ma se legalmente non è mai stato eletto!», sbuffa Iorio. «Casomai riconvochiamo il vecchio consiglio decaduto l’ anno scorso». Un pollaio. Ma afono. Se litigassero galli e galletti della Lombardia o del Lazio (dove tra l’ altro un non eletto diessino ha subito presentato contro l’ elezione di Storace un ricorso identico a quello del Polo molisano per 300 firme doppie nella presentazione delle liste denunciate dal giudice Guido Cerasoli) la bomba istituzionale sarebbe esplosa dentro il dibattito politico. Qui no: per quanto strillino, i galli e i galletti molisani non se li fila nessuno. Un errore. Non solo per il rispetto che meritano 330 mila persone. Ma anche perché tra questi monti sta succedendo qualcosa che domani potrebbe ripetersi a cascata. Paralizzando la vita politica italiana. Tema: la raccolta di firme per la presentazione delle liste. Una questione rognosa. Da sempre al centro di accuse e contro-accuse, ultime fra tutte quelle fatte da Emma Bonino prima del voto del 16 aprile 2000. Bando alle ipocrisie: che la raccolta di firme avvenga spesso attraverso scorciatoie lo sanno tutti. Che più o meno tutti ci provino e che le commissioni di verifica siano tradizionalmente portate a «interpretare» la legge volta per volta, luogo per luogo, partito per partito, pure. Basti citare l’ obiezione dei comunisti italiani alla bocciatura della loro lista, decisa perché la carta con cui Cossutta dichiarava che il suo rappresentante locale era il segretario Nicola Macoretta non comprendeva anche la delega espressa a presentare la lista: «È una carta presentata in fotocopia in tutta Italia e in tutta Italia accettata». Replica del Tar molisano: hanno sbagliato ad accettarla gli altri. Le liste uliviste ammesse alle elezioni dai giudici della commissione elettorale e bocciate solo un anno dopo sono 4: quella dei comunisti di cui s’ è detto, quella dello Sdi che ha tolto 3 candidati dei 17 annunciati («Una sciocchezza», dice Di Stasi. «No, è come se io mi vantassi di avere dalla mia il Papa senza averlo avvertito della candidatura», replica Iorio), quelle dell’ Udeur e dei Verdi. Accusate d’ aver barato allegando firme non autenticate. Falso, giura Nunzio Luciano, l’ avvocato che difende i Verdi dopo aver mollato Forza Italia di cui era coordinatore per la scelta di «un politicante stravecchio come Iorio».
E, sentenza alla mano, mostra alcune firme bocciate: Anteloro Luigi Amoruso si chiama solo Anteloro Amoruso, Zita Angiolina all’ anagrafe è Angelina, Zingaro Ilaria è registrata come Ilaria Ida, Mallarde Nicola è sì nato a Bari il 7-8-56 ma sarebbe Mallardi con la «i». «Pignolerie formalmente corrette, ma che farebbero invalidare tutte le elezioni della storia». Il fatto è, dicono le sinistre, che il Tar del Molise è alla terza sentenza fotocopia. E anche le altre volte, mandando a spasso il comune di Isernia e poi quello di Macchia, ha fatto fuori due giunte uliviste. Con due sentenze poi bocciate dal Consiglio di Stato: elezioni regolari. Da qui all’ accusa di «sentenze politiche» il passo è stato breve. Come istantanea è stata, per bocca del forzista Ulisse Di Giacomo, la risposta polista: «Si tratta di un tentativo maldestro di delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici». Facciamo una scommessa? Fosse successo il contrario si sarebbero scambiati le parti. Dicendo esattamente le stesse parole.
Stella Gian Antonio – 20 Marzo 2001

Pensate. L’attuale “SENATORE” (!) Ulisse Di Giacomo e coordinatore regionale di Forza Italia, fece affiggere, nel Molise, manifesti con la scritta “IMBROGLIONI !”.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

Pubblicità