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Articoli marcati con tag ‘di pietro’

di Jessica Proni

Come voi tutti immagino sappiate negli ultimi anni, grazie anche alla splendida opera amministrativa attuata da Michele Iorio e i suoi, il Molise, in violazione al patto di stabilità delle regioni, ha creato un “buco” nel budget ad esso assegnato tutto a carico della sanità. Oltre che a perderne nel servizio pubblico offerto ai cittadini (vedi proteste del pronto soccorso di Isernia nell’ultima settimana http://www.infiltrato.it/notizie/molise/sanita-molise-pronto-soccorso-isernia-riparte-la-protesta), sono gli stessi cittadini a doverci rimettere di tasca propria, pagando imposte indirette perfino sul carburante.
[Attualmente il problema lungi dall’essere risolto continua a pesare come una spada di Damocle sulle teste dei molisani incuranti che immagino senza troppa difficoltà continueranno a rieleggere i candidati del centrodestra alle prossime elezioni.]

Il molisano doc, c’è poco da fare, è poco sveglio e a dimostrazione di quanto dico vi porto un altro esempio: si parla oggi molto di crisi energetica per risolvere la quale in sede nazionale si è tornato a parlare di nucleare.
Uno dei possibili siti ove collocare un’ipotetica centrale è lungo la costa molisana, vicino Termoli, ove le condizioni del suolo e dell’ambiente lo renderebbero più che adatto.
Ma i cittadini molisani si sono indignati: “perché proprio qui, noi non lo vogliamo il nucleare è rischioso, non sicuro e se proprio si deve fare, che si faccia altrove!!“, continuano a tuonare le associazioni del luogo.

Effettivamente il nucleare crea i suoi problemi e come dare torto ai timori derivanti da una risorsa che potenzialmente potrebbe risultare così dannosa, se solo ci fosse un’alternativa…

Si parla anche di rifiuti, l’esempio di Terzigno e del suo limone che sta facendo il giro del web in queste ore la dice lunga su come sia lontana una risoluzione definitiva del problema dei rifiuti in Campania, ma non solo: qualche tempo fa in un intervista fatta da noi a Daniela Sciarra (Legambiente) se ne parlava e il dato che lei ci fornì ci ricordò che nemmeno il Molise può essere immune dall’emergenza rifiuti.
Siamo pochi, poco più di 320 mila abitanti su una superficie di 4400 chilometri quadrati, ma dei nostri rifiuti il 90% finisce in discarica e il 10% che rimane è davvero una ridicola parte che viene recuperata e riciclata al di fuori delle aree molisane.

Se solo ci fosse un’alternativa alla discarica…

A me pensando a tutto questo viene un dubbio: e se le cose potessero migliorare risolvendo il problema del bilancio, il problema energetico e dei rifiuti con un unico intervento mirato?

Mi spiego meglio.
Nel 2007 venne fatta una proposta alla regione: un parco eolico a largo delle coste adriatiche, un parco di notevoli dimensioni, 54 pale a 3 km dalla costa di fronte alle spiagge tra Termoli e Vasto, un parco offshore, il primo in Italia che avrebbe prodotto una potenza di 162 megawatt.
L’allora presidente della regione, sempre tale Michele Iorio, con l’appoggio dei cittadini dei comuni interessati e il sostegno dell’illustre compaesano, Ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, si opposero alla proposta che venne pertanto respinta con la motivazione dell’immane impatto paesaggistico che avrebbe sicuramente danneggiato l’aspetto turistico della zona.
Le simulazioni del progetto davano questa immagine: http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/simulazione-offshore/2.html e secondo me non è così male. L’impatto paesaggistico è minimo tanto sono lontane dalla costa e in più essendo il primo impianto di questo tipo in Italia avrebbe attirato notevolmente l’attenzione di studiosi, studenti e scolaresche, esperti del settore da tutto il mondo, se solo fosse stato minimamente all’altezza delle aspettative.

A distanza di tre anni si continua a parlare di eolico e i molisani continuano ad opporsi: l’eolico selvaggio, a detta di quanti protestano, sarebbe infatti un grave danno per il territorio. In tutta sincerità confido nella buona fede di coloro i quali sostengono e portano avanti questo tipo di proteste, ma credo di tutto cuore che non esista a oggi un’alternativa migliore: l’eolico è pulito, non danneggia l’ambiente né la salute di chi vive all’ombra delle pale e guardando il caso pugliese la cosa è più che mai evidente.

La densità della popolazione molisana è inoltre bassissima, volendoci distribuire uniformemente su tutto il territorio saremmo circa 70 ogni chilometro quadrato, questo vuol dire che di spazio ce ne è e ce ne è tanto, perché non sfruttarlo?!
Di questo dato più che gli abitanti del posto se ne sono ben accorte le varie mafie che hanno usato il Molise come discarica (negli ultimi due anni si sono scoperte ben 20 discariche abusive sul territorio che certo non hanno portato lavoro, salute e risorse al territorio!!).

La mia proposta è semplice: perché allora non creare delle centrali di riciclaggio nelle zone scarsamente abitate della regione e creare un business virtuoso che coinvolga anche le altre regioni bisognose di centri di questo tipo? Se solo si riuscisse a creare una cosa del genere avremmo risolto diversi problemi, avremmo lavoro per i giovani (con la chiusura di grosse fabbriche come ad esempio l’ITIERRE la situazione economica di molte famiglie è diventata parecchio critica), soldi per la regione (i servizi forniti alle altre regioni non sarebbero di certo gratuiti) e inoltre potrebbe il Molise diventare un esempio di come si possa intelligentemente trasformare un problema in una risorsa. Ma si sa il molisano doc non è così furbo.

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di Carmine Gazzanni

Oramai è chiaro qual è  la politica de “Il Giornale”: dossieraggio su chiunque si opponga in qualsiasi modo al capo. Sia egli Boffo, Fini, Di Pietro o la Marcegaglia.

Iniziamo, allora, proprio dal famigerato caso Boffo. L’ex direttore de “L’Avvenire”, durante il periodo ribattezzato da molti “puttanopoli” si era schierato contro la condotta immorale del premier (a dire la verità in maniera molto soft). Ma Feltri proprio non riusciva a digerire quel tono un po’ sopra le righe del direttore del quotidiano dei vescovi. E allora eccoti il primo dossier. Ricordiamo in breve cosa accadde: Vittorio Feltri, dato che, come detto, Boffo criticò il comportamento amorale di Berlusconi riportò la notizia dell’omosessualità dell’ex direttore de “L’Avvenire” e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata in prima pagina (dove solitamente si inseriscono le notizie più scottanti del giorno) era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’aveva pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa,  il quale per dare più rilievo alla notizia e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm) una lettera anonima (che invece, come tutti sanno, non ha alcun valore, essendo ignota la fonte).

Ma quel “cominciamo da” con cui si apriva l’editoriale ai tempi di Boffo prometteva bene. Ed infatti, dopo Boffo, è stata la volta di Antonio Di Pietro. Stranamente in quest’occasione “Il Giornale” è stato insolitamente accompagnato in quest’altra guerra mediatica  da “Il Corriere della Sera”. I due quotidiani, infatti, pubblicarono in prima pagina una foto a detta loro compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde). “Il Giornale” al tempo titolava in prima pagina: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Peccato, però, che al tempo Contrada ancora non veniva condannato per concorso esterno in associazione mafiosa; senza contare, poi, che era più che normale che un pm fosse a cena con colleghi in pratica, come membri del Sisde, carabinieri, forze dell’ordine, eccetera. Dovrebbe, invece, far riflettere il fatto che venga schiaffata una foto in prima pagina vecchia di diciotto anni (esattamente come nel caso di prima).

Ma lo sappiamo. Il bersaglio che più a lungo è stato preso di mira è stato sicuramente Gianfranco Fini. Non vogliamo ritornare nuovamente sulla questione. Ma per capire concretamene in cosa consista il giornalismo squadrista di Feltri, basta far riferimento ai titoli del quotidiano. Come sappiamo, si è cominciato a parlare dell’ affaire monegasco circa quattro mesi fa. E tuttavia, ancora si continua puntualmente ad aprire “Il Giornale” con riferimenti a Montecarlo, l’appartamento e Tulliani. Ecco una carrellata dei titoli del quotidiano nel mese di ottobre, titoli spudoratamente rivolti contro il Presidente della Camera (ripeto,  a distanza di quattro mesi): “Casa di Montecarlo: Ecco la mail che farà dimettere Fini” (2 ottobre); “Il caso Montecarlo: Fini un leader? Neppure il cognato gli da’ retta” (4 ottobre); “C’è la conferma: Fini trama da due anni” (5 ottobre); “La casa di Montecarlo: da Vespa l’ultima conferma. La Tulliani dirigeva i lavori” (6 ottobre).

Dal 7, invece, la questione Fini sembra aver lasciato il posto ad un altro dossier ed un’altra persona: Emma Marcegaglia. Come molti sapranno, tutto ieri ci sono state che voci su questi presunti dossier: si era detto che oggi il quotidiano della famiglia Berlusconi avrebbe pubblicato quattro pagine che avrebbero svelato tutto il marcio che si nasconde dietro la Marcegaglia. E invece anche qui abbiamo una grossa bufala. Gli articoli sono ripresi, per ammissione dello stesso Feltri, da “L’Espresso”, “Il Fatto Quotidiano”, “La Repubblica” e “L’Unità”. Ma attenzione: ora arriva il bello. L’assunto teorico di Feltri è il seguente: “L’officina dei dossier è molto efficiente. […] Oggi abbiamo deciso di dimostrare ai lettori che non noi eccelliamo nella specialità di sputtanare la gente, bensì alcuni colleghi convinti di essere vergini solo perché non lavorano con i media della famiglia Berlusconi”. Grosso grosso errore: lo squadrismo di Feltri non è imputabile al dossieraggio, in quanto, se le notizie sono fondate, è più che giusto portare avanti delle inchieste (questo, anzi, è il vero compito del giornalista). Lo squadrismo deriva, invece, dal fatto che si presentino presunti scoop, come nel caso Boffo, quando la notizia invece è vecchia di cinque anni; oppure si rimane sulla stessa questione per mesi e mesi, come nel caso Fini. E quand’è che si decide di attaccare? Nel momento in cui si “sgarra”, nel momento in cui si va contro il capo, come è capitato sia per Boffo che per Fini, che per la Marcegaglia. Questo è squadrismo.

Il fatto che ci siano inchieste sulla Marcegaglia è più che giusto. Non è un caso che gli articoli ripresi da “Il Giornale” sono tutti articoli basati su statistiche, numeri, date, sentenze. Insomma, documenti ufficiali che non possono essere soggetti a due diverse interpretazioni. Ciò che cambia, dunque, caro Feltri, è che chi ha scritto sulla Marcegaglia (o su Boffo o su Fini) non l’’ha fatto perché fa comodo al capo, ma perché rispetta quel dovere etico-professionale di giornalista (e non di cortigiano) che glielo impone.

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di Carmine Gazzanni

da www.infiltrato.it

Si è conclusa la tre giorni di Vasto nel modo che tutti auspicavano: uno sguardo ottimista per il futuro politico di questo Paese. Bisogna lavorare per un nuovo centrosinistra, coeso, forte, alternativo, che sappia sconfiggere “non tanto Berlusconi uomo, quanto il berlusconismo che aleggia intorno a noi”.

E allora ecco il primo incontro dopo gli anni (per fortuna passati) dell’ Unione in cui si ritrovano la principali forze dell’opposizione, “la prima pietra del Nuovo Ulivo”, come ha affermato Giovanni Valentini, giornalista de “La Repubblica”, moderatore del convegno. Il primo a parlare è il padrone di casa, Massimo Donadi, che chiarisce immediatamente la posizione del suo partito: “oggi noi abbiamo invitato il centrosinistra che vorremmo. Non tutti i partiti dell’opposizione sonno stati invitati e avete capito a chi mi riferisco”. Il riferimento, esplicito, è a Casini e ai finiani. Finiani che saranno sicuramente leali avversari, afferma Donadi, ma non alleati: “Oggi hanno capito che basta alzare un po’ la schiena per fermare Berlusconi. Ma se l’avessero fatto 20 anni fa, oggi non ci troveremo in questa situazione”; ma Donadi riconosce gli errori passati anche del centrosinistra usando toni forti e chiari: “Se Berlusconi è ancora lì è anche perché da questa parte non c’è nulla!”.

Importanti sono stati i diversi segni di cambiamento che i partiti sembrano voler dare. L’aria che si respirava era un’aria nuova, diversa. E infatti tutti gli altri esponenti che si sono succeduti hanno insistito su una questione fondamentale: stessa linea programmatica, stesso programma e forte coesione. Ad iniziare dallo stesso Donadi che ha ribadito che “il programma dev’essere ad angolo vivo: o ci stai o non ci stai! Bisogna stabilire un programma concreto; non possiamo stabilire che questa coalizione vinca se non c’è un programma; è sulle idee che si vince e si convince l’elettorato a votarci; non portando altri partiti estranei all’interno della coalizione!

Anche Claudio Fava (SEL) ha sottolineato che una coalizione “la costruisci non mettendo insieme un sacco di bandierine, ma sul merito di idee”. E dunque “non le 300 pagine del libro dei sogni (il riferimento è al programma dell’Unione, ndr), ma dieci punti politici”. E Fava non perde tempo e chiarisce subito la linea del suo partito: “al primo punto lo vogliamo mettere il conflitto d’interessi o no!?”. Insomma, impegno concreto perché “non voglio dare solidarietà ai precari, ma andare lì e dare loro lavoro. Non voglio battermi il petto per la morte di Vassallo, ma cacciare la camorra dalle istituzioni!”. Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli (Verdi): “Basta litigi; fanno piacere a Berlusconi”. E chiarisce anche lui il suo no ad una coalizione allargata: “noi abbiamo il compito di recuperare il non voto, il voto di chi si è allontanato dalla politica, altro che Fini!”. Ed apre ad un’idea molto interessante: “Scegliamo un programma ricorrendo ad una grande consultazione popolare perché la gente oggi è più avanti dei partiti!”.

Ricco di spunti (positivi e negativi) anche l’intervento di Rosi Bindi, che chiarisce innanzitutto un punto: “L’Ulivo non fu una cattiva esperienza politica, in quanto riportò in Italia la buona politica”. Per questo ben venga l’idea di un Nuovo Ulivo. E qual è l’obiettivo? “Sconfiggere il berlusconismo nel cuore e nella mente degli italiani con un’alternativa culturale e morale, riponendo al centro i valori della nostra Costituzione”.  E il Presidente del Pd chiarisce anche chi potranno essere i membri di questa nuova coalizione: “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è e meglio è”. Insomma, un Pd che non chiude affatto né a Fini né a Casini. Ma il Pd rimane pur sempre un partito litigioso anche al suo interno, come fa notare lo stesso moderatore Valentini, stuzzicando un po’ la Bindi e prendendosi l’applauso della platea: “Ma nel Pd non state litigando un po’ troppo?”. Anche la risposta della Bindi, tuttavia, è molto eloquente: “Sono litigi che finiranno perché questi non hanno trovato nessuno che gli abbia detto ‘bravi, avete ragione!’”. E infine Rosi Bindi lancia un chiarimento diretto a Nichi Vendola: “Nichi, le primarie sono nel nostro statuto; non c’è dubbio che si faranno. Però Nichi non può dire ‘voglio le primarie, ma non so se entro nel Nuovo Ulivo’. Se accetti le primarie, condividi anche il progetto del Nuovo Ulivo!”.

Insomma, il Pd rimane ancora aperto a sviluppi diversi, non chiudendo a nessuno. E su quest’apertura larga in funzione antiberlusconiana il Partito Democratico troverebbe d’accordo Paolo Ferrero (Federazione della Sinistra), che non crede nelle possibilità di un centrosinistra forte e, soprattutto, coeso. “E’ la storia che ce lo insegna – afferma Ferrero – Io entrerei nel Nuovo Ulivo se fosse in grado di fare alcune cose”: abrogazione della legge 30, responsabile del precariato; ritiro delle truppe dall’Afghanistan e investimento dei soldi risparmiati per risanare le sorti della scuola; riconversione ambientale dell’economia.

Per il leader della Sinistra “il Nuovo Ulivo non ha questa linea”. E allora meglio pensare, in un primo momento, ad un’alleanza di tutte le forze in funzione antiberlusconiana perché “Berlusconi più rimane e più fa danni”. Tuttavia, da alcune sue dichiarazioni, pare che comunque Ferrero non voglia chiudere all’idea di un centrosinistra unito: “Incontriamoci, discutiamo. Sarei ben contento di cambiare idea”. Per Ferrero, insomma, si può ragionare, ma bisogna stabilire delle priorità: “Ragioniamo all’idea di un centrosinistra forte, ma intanto impegniamoci a cacciare Berlusconi”. Il pensiero di Paolo Ferrero, però, va anche alla legge elettorale e all’esigenza di modificarla: “io sono comunista; per sconfiggere Berlusconi mi sono trovato al Governo con Clemente Mastella!”. L’idea, per il leader della Sinistra, è il modello tedesco “di cui ha parlato anche D’Alema”. E a questo punto c’è spazio anche per una battuta: nominato l’ex Presidente del Consiglio, dalla platea si alzano fischi; ma Ferrero risponde: “Non so se i fischi sono per il modello tedesco o per D’Alema. Anche un orologio fermo, d’altronde, segna due volte l’orario giusto!”.

Insomma, tanti spunti, tante convergenze tra gli esponenti dei partiti di centrosinistra, ma anche qualche divergenza. La partenza non è male, ma c’è ancora molto da lavorare. Troppo per continuare a litigare al proprio interno.

Ma la tre giorni è terminata, dopo quest’incontro, con il discorso conclusivo di Antonio Di Pietro che ha ripreso un po’ quello già affermato nel discorso iniziale: le proposte, l’impegno, l’alternativa, le mozioni contro il Governo e contro Berlusconi Ministro per lo Sviluppo Economico. E poi un resoconto dei problemi affrontati durante i convegni: scuola, giustizia, ambiente, sanità.

Ma anche il leader dell’Idv si sofferma sulle alleanza e sui temi affrontati nel dibattito precedente. I punti che ha in mente Di Pietro sono pochi, ma chiari: stessa linea programmatica (“Chiamiamolo come vi pare, ma è necessario un punto d’incontro”), un centrosinistra coeso (“noi pensiamo che devono aderire i rappresentanti che sono qui”), esclusione di Fini e Casini (“noi pensiamo sia deleterio cercare alleanze con Fini o con Casini”). Antonio Di Pietro, inoltre, dopo l’affondo di sabato (aveva definito il Pd partito in “decomposizione”), riabbassa i toni: “Il Pd è certamente il partito di maggioranza in questa coalizione”, ma l’occhio dell’Idv sarà comunque vigile: “saremo come l’istruttore di guida. Ti diciamo ‘frena, frena, frena’, ma se non freni, alla fine freniamo noi!”.

Non mancano, chiaramente, parole forti dirette a Silvio Berlusconi, nullo come Ministro per lo Sviluppo Economico, e l’esempio ultimo citato da Di Pietro (quello di Fincantieri: il piano previsto da Tremonti e Berlusconi prevede 2500 licenziamenti e 5000 nell’indotto) è molto eloquente: “la verità è che lui è asino! E’ riuscito a diventare un grande imprenditore perché ha pagato tangenti da Craxi in poi!”.

E ancora. Parole di gratitudine sono state rivolte a quelli che Di Pietro definisce “intansigenti” (il riferimento è soprattutto ai grillini) “perché hanno risvegliato le coscienze”. Ma avverte: “non cadiamo nell’errore di dividerci (Grillo ha manifestato intenzione di presentare liste nazionali col Movimento 5 Stelle, ndr) e nel dimenticare qual è il nostro obiettivo: scacciare il modello piduista che ci governa!”. E intanto Di Pietro coglie l’occasione per rilanciare il no B-day del 2 ottobre, evento a cui tutte le forze di opposizione dovrebbero partecipare.

Ma Di Pietro si riserva anche qualche parola di commento per l’incontro nazionale del suo partito: “e’ stato un grande momento di democrazia partecipata”. E poi, ancora, si rivolge direttamente alla platea: “Guardatevi intorno. Siamo una bella famiglia e ci vogliamo bene. E se vi dicono che il vostro presidente strilla troppo rispondete, che è per passione e amore per questo Paese”.

Amore e passione. Due spunti da cui partire. Forse, come Di Pietro stesso afferma, “l’anno prossimo ci ritroveremo a Vasto e vi daremo conto dei primi cento giorni di Governo”. Per il momento possiamo solo nutrire speranza e fiducia. E lo facciamo sulle note de “I cento passi”, con la quale si chiude la tre giorni di Vasto e, forse chissà, si apre una nuova stagione politica.

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di Carmine Gazzanni

da www.infiltrato.it

Si parte con l’informazione, la libera informazione, quella che rifiuta il bavaglio, quella che rifiuta il “minzolinismo”, le cui tre regole, a detta di Pancho Pardi, sono “falsificazione, mistificazione ed omissione”. Grandi ospiti in questo primo incontro: il già citato Pancho Pardi (capogruppo Idv vigilanza Rai) che si sofferma sul problema della (dis)informazione del servizio pubblico: “Il problema è che il servizio pubblico è diventato servizio privato e passa il tempo a fare adulazione”; Claudia Fusani, giornalista de “L’Unità”, che snocciola dati impressionanti: “In Italia 4.500.000 euro vanno in pubblicità per le Tv; solo 1.500.000 ai giornali. In entrambi i casi buona parte finiscono ad organi di informazione ricollegabili a Silvio Berlusconi. Nei paesi stranieri il rapporto è completamente invertito”.

Ed ancora Leoluca Orlando, il quale analizza in maniera dettagliata quella che è stata definita “legge bavaglio”: “è un monumento ad una legge che si sta facendo dittatura; non solo è un attentato al pluralismo e alla libertà di informazione; ma anche al sistema giudiziario”. Ed è da qui che si può giudicare il nostro Paese: “è il tema spia della crisi democratica dell’Italia”. Presente al dibattito anche l’europarlamentare Niccolò Rinaldi che lancia due frecciate chiare, una agli “amici” dell’opposizione: “nelle battaglie ci lasciano un po’ soli”; l’altra al Presidente della Repubblica: “abbiamo presentato un testo riferito solo alla situazione dell’informazione in Italia. E ad opporsi non è stato tanto il Governo, quanto il Quirinale, che, durante una conferenza, ci ha ammonito che ‘i panni sporchi si lavano in casa propria”.

E quella italiana, purtroppo, è una libera informazione totalmente diversa da quella straniera, come ci conferma Matteo Maggiore, giornalista della BBC: “nessuno sa di che partito sia il mio direttore, sebbene sia di nomina governativa. Se la BBC non fosse imparziale, perderebbe la fiducia del pubblico inglese”. Uno dei più acclamati, tuttavia, sicuramente è stato Corradino Mineo, direttore di Rainews, responsabile di una rivoluzione della libera informazione nella Rai. Mineo sottolinea un aspetto poco affrontato dai media: “Il Ministro per lo Sviluppo Economico ha anche la delega all’informazione. Attualmente è in mano a Romani, che deciderà le frequenze del digitale terrestre, l’80% della nostra informazione. Chi è Romani? E’ uno che dal’96, quando è stato eletto, si è occupato solo delle televisioni di Silvio Berlusconi”.

Ma l’appuntamento più atteso è stato sicuramente quello tenuto nel pomeriggio: “Giustizia e antimafia a difesa della Costituzione”. Grandissimi ospiti: gli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris, Luigi Li Gotti (senatore Idv commissione antimafia), Bruno Tinti (collaboratore de “Il Fatto Quotidiano).  E poi l’ospite d’onore, Fabio Granata, uno dei “dissidenti” confluito nel gruppo Fli.

A cominciare è Luigi De Magistris con un intervento che richiama applausi e quasi un’ovazione al termine dell’intervento. L’ex pm chiarisce perchè “questo è il Governo che più ha fatto per favorire il crimine organizzato”. La maggioranza, infatti, si fa grande per i vari arresti, confische e sequestri, ma gli arresti di latitanti in realtà, “li fanno magistratura e forze dell’ordine”. E per le confische e i sequestri? “Questo Governo ha predisposto la vendita all’asta dei beni confiscati”. Un provvedimento questo “che fa rigirare nella tomba Pio La Torre che per questo ci ha rimesso la vita”. E poi scudo fiscale, lodi, processo breve, legittimo impedimento. Insomma, “si sono buttati a mare 30 anni di giurisprudenza antimafia!”.

A questo punto è il turno dell’ospite d’onore, Fabio Granata, che non risparmia, con una sottile vena ironica, attacchi al Pdl, partito da cui è fuoriuscito: “Non mi avvarrò della facoltà di non rispondere, come fanno molti nel mio ex partito”. Ed anche quando, ad un tratto, comincia a piovere, Granata strappa risa ed applausi alla folla: “Non vorrei dire, ma ha cominciato a piovere proprio quando abbiamo cominciato a parlare del’94 e della fondazione di Forza Italia!”. E, di contro, Granata sembra aprire ad un confronto con l’Idv sui temi della legalità: “Agli ultimi convegni pensavano di offendermi dandomi del Di Pietro; io non ci vedo alcuna offesa”.

E ancora: “Noi non voteremo mai una legge che pone fine all’autonomia della magistratura subordinandola all’esecutivo (il riferimento è al tentativo del Governo di porre l’iniziativa giudiziaria non più in mano ai Pm, ma alla polizia giudiziaria, che dipende direttamente dall’esecutivo, ndr)”. In conclusione, alla riapertura della sessione parlamentare “si vedrà se è possibile costruire un’asse legislativo, soprattutto sul tema della corruzione”.

Linea, quest’ultima, confermata anche da Luigi Li Gotti, senatore Idv che collabora con Granata in commissione antimafia. Ma Li Gotti va oltre, elencando quelli che sono i meriti del suo partito in questa direzione: per quanto riguarda la confisca dei beni, il Governo ha attuato quest’anno una legge che riprende una proposta dell’Idv presentata a giugno 2008; lo stesso dicasi per la Banca Dati del Dna: “anche questa nasce da una proposta Idv”. Ed oggi? Il 28 settembre, annuncia Li Gotti, si voterà un’altra proposta a firma Idv per introdurre il reato di autoriciclaggio. Legge che, in realtà, viene presentata per la seconda volta. Ma perché? Cosa è accaduto la prima volta? Li Gotti ce lo spiega: “il giorno in cui si doveva votare, alla fine non si votò per un accordo trasversale Pdl – Pd. Perché? Quel giorno uscì un articolo de “Il Sole 24 ore”, giornale di Confindustria, che parlava male del disegno di legge”. Altra questione molto interessante su cui Li Gotti si sofferma è il videopoker, nuovo mezzo per i grandi affari delle mafie: “nel 2007 abbiamo avuto un danno erariale di 96 miliardi di euro”.

Poi è toccato a Bruno Tinti, ex magistrato e collaboratore de “Il Fatto Quotidiano”, specificare i danni compiuti da questo Governo in tema di giustizia: intercettazioni, corruzione, prescrizioni, falso in bilancio. Un episodio su tutti, però, colpisce: “Mi ricordo di una ragazza, Paola, che mi incontrò perché stava lavorando per una tesi. Voleva fare il Pm. Dopo un anno mi arrivò una lettera: ‘sono una piccola fuoriuscita. Ho lasciato l’Italia e l’idea di diventare Pm perché ho perso ogni speranza’. Ora è i n Svizzera, ha cominciato facendo la cameriera, ha imparato il francese e attualmente lavora in banca”. Perché ha perso la speranza? Tinti lo spiega con una metafora molto eloquente: “ Possiamo pensare che il tacchino prepari il pranzo di Natale?”.

I momenti più emozionanti, tuttavia, si sono avuti con l’unica donna presente sul palco, Sonia Alfano. L’europarlamentare, dopo aver ringraziato Granata che ha ricordato la grande ed inestimabile figura nella lotta alla mafia del padre di Sonia, Peppe, ha rivolto il suo pensiero ad Angelo Vassallo, sindaco ucciso dalla camorra, e tutte le persone presenti (la piazza era stracolma) si sono alzate in piedi per un lungo e sentito applauso. Poi l’europarlamentare ha ricordato le parole di un’altra donna combattiva, Angela Napoli, che ha avuto il coraggio di dire che probabilmente in Parlamento qualche donna si è prostituita (e a Granata scappa la battuta: “e anche molti uomini!”). Ma Sonia Alfano si scaglia anche contro coloro che danno all’Italia dei Valori del “giustizialista”: “se giustizialismo è vivere in uno stato di diritto in cui tutti sono uguali davanti alla legge, allora è vero siamo giustizialisti. E siamo fieri di esserlo!”. E ancora l’europarlamentare ha ringraziato “chi ha contestato Schifani. I giornali il giorno dopo hanno detto che non sta bene perché quello è Presidente del Senato. Questo è populismo, non il nostro!”.

E poi le conclusioni: c’è stato chi, come Tinti, ha mostrato tutta la sua perplessità nella possibilità di un cambiamento perché “quelli sono solo delinquenti” ed anche “da questa parte c’è chi non fa nulla o fa male (il riferimento è al Pd, ndr) rendendosi connivente”; chi, invece, più ottimista, spera in un cambiamento. A cominciare dalla stessa Alfano (“ho promesso a mio padre ed al mio Paese che avrei fatto di tutto affinchè non si viva più questa triste situazione”) per finire con De Magistris, per il quale, riprendendo il pensiero autorevole di Giovanni Falcone, è necessaria, prima ancora che una rivoluzione politica, “una rivoluzione culturale”.

Qualcosa sta cambiando. E si evince anche dalle parole dell’applauditissimo Fabio Granata. Speriamo un giorno di non vivere più l’esigenza di gridare: “Fuori la mafia dallo Stato!!!”.

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di Carmine Gazzanni

da www.infiltrato.it

E’ iniziata la tre giorni di Vasto. L’incontro nazionale dell’Italia dei Valori, a cui siamo stati invitati, è partito nel migliore dei modi e all’insegna dei giovani. Dopo i saluti di rito (sono saliti sul palco il coordinatore regionale Alfonso Mascitelli, il sindaco di Vasto Luciano Lapenna e il capogruppo Idv del Consiglio regionale Carlo Costantini) a parlare, infatti, sono stati Rudi Russo, coordinatore nazionale dell’Idv Giovani, Giulio Cavalli ed un eterno sempreverde come Don Antonio Mazzi.

Il dibattito,che ha coinvolto la platea per gli argomenti affrontati, ha toccato problemi quali il precariato, il ruolo delle donne (troppe volte escluse dai primissimi ruoli istituzionali) e infine i giovani. Ed è proprio su quest’ultimo argomento che Don Mazzi ha scaldato gli animi e gli applausi si sono fatti sentire sempre più forti: “Che scuola è questa?”, si chiedeva Don Mazzi. E poi l’importanza delle esperienze formative per gli adolescenti: “Il periodo più critico è dai 16 ai 18 anni ed è in quel periodo che i giovani devono fare determinate esperienze”.

E allora Don Mazzi coinvolge tutti con una storia toccante: Cecilia, sedicenne, si era chiusa in se stessa e non parlava più con la propria famiglia, spaventata dagli enormi problemi davanti ai quali si era trovata. “E’ venuta con noi in Etiopia ed è rinata”. Ma è stato un Don Mazzi a 360 gradi, che ha parlato anche di politica: “Mi piace il partito di Antonio (Di Pietro, ndr), perché è un partito strano, è il sassolino nella scarpa!”.

Insomma, gli animi erano già caldi quando, intorno alle undici, è salito sul palco il Presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro. Il suo intervento, tanto atteso, non ha scontentato le aspettative. “Il nostro non è solo antiberlusconismo, ma vogliamo essere l’alternativa!”. Ed è questo il motivo della tre giorni: “noi abbiamo un programma e vogliamo essere giudicati da voi, vogliamo parlarvi e al tempo stesso ascoltarvi!”. Per questo non c’è alcun “professore”, chiarisce Di Pietro ai saccenti che gliel’hanno fatto notare: “non ci serve che venga qualcuno e col microfonino faccia la sua lezioncina e se ne vada!”.

Accanto all’antiberlusconismo dunque, “il macigno da cui dobbiamo liberarci”, ecco il progetto, il nuovo, l’alternativa. Diversi i punti che saranno discussi più dettagliatamente nel corso dei tre giorni: ambiente, giovani, salute, giustizia. E su tutti il lavoro (“Noi siamo con gli operai di Pomigliano, siamo con gli operai di Melfi. Non siamo con la Fiat di Pomigliano, non siamo con la Fiat di Melfi”) e la scuola (“la riforma Gelmini offende il futuro dei giovani. I giovani, in questo modo, non avranno futuro se non nasceranno con la camicia!”).

E’ un Di Pietro, ancora, che chiarisce alcune questioni fondamentali e che annuncia le prossime mosse del suo partito: “Presenteremo una mozione di sfiducia contro il Governo, ma sono necessarie 63 firme da raccogliere nei partiti di opposizione o che si dicono di opposizione”. Ma non è finita qui: ci sarà, dichiara Di Pietro, un’altra mozione contro Berlusconi ministro dello Sviluppo Economico, “e lì bastiamo solo noi, non servono nemmeno le 63 firme”. E ancora “l’emendamento de Il Fatto Quotidiano che l’Idv ha intenzione di portare in Parlamento per sconfiggere la corruzione (emendamento che, sottolinea l’ex magistrato, riprende il programma Mani Pulite presentato nel’94).

Ma è un Di Pietro che ne ha per tutti, ad iniziare dal Pd: “vedremo se sono dell’opposizione o solo della posizione”. L’Italia dei Valori chiaramente apre, come già confermato nei giorni scorsi, all’idea lanciata da Bersani di creare un’alleanza tra i partiti di centrosinistra. Ma attenzione: “cercare il dialogo con Udc o Fini equivale a tagliarsi le gambe”. E Di Pietro giustifica anche quanto detto: “Casini per definizione è uno che cerca soltanto un posto al sole”.

E Gianfranco Fini? In alcuni momenti del suo discorso, il leader dell’Idv sembra apprezzare la “svolta” del Presidente della Camera, senza mai abbandonare, tuttavia, una sottile vena ironica: “quando ho sentito il discorso di Mirabello, pensavo ci fossi io sul palco. Consiglierò a Fini di fare il suo discorso l’anno prossimo a Vasto!”. Ma non mancano anche le critiche: “Oggi proprio sui giornali si parla di un ravvicinamento di Pdl e finiani anche per la questione ‘lodo’. Come la mettiamo allora?”.

Ma comunque sia per Di Pietro sarebbe innaturale un’alleanza del centrosinistra con Fini: “per definizione Fini può essere soltanto un nostro futuro antagonista!”. Insomma, Di Pietro consiglia al Pd di abbandonare le ideologie e di parlare alla gente, senza tramiti: “anche Berlusconi dice di essere un liberale! Ma quando mai? Dove?” E ancora, riferendosi all’Udc: “anche io sono cristiano e fiero di esserlo. Ho fatto il seminario qui vicino a Termoli. Lo stesso Gesù può essere considerato il primo socialista”. E, d’altronde, anche l’Idv vuole abbandonare qualsiasi riferimento ad ideologie: “noi non vogliamo essere pensati come un partito di sinistra, noi vogliamo una Rivoluzione liberale e solidale!”.

Insomma, un Di Pietro che scalda gli animi come solo lui sa fare. E gli applausi diventano quasi ininterrotti nel momento in cui si comincia a parlare di Lodi e leggi ad personas: “C’è chi dice ‘vabbè, se il lodo lo fanno costituzionale …’”. La risposta di Di Pietro è inequivocabile: “Ma chi se ne frega!? Non tutto ciò che è costituzionale, è morale per il diritto naturale!”.

Il pomeriggio si continua con la stessa voglia, lo stesso entusiasmo, lo stesso desiderio di arrivare ad una svolta. E non solo in Italia, ma anche in Europa. E allora sale sul palco Guy Verhofstadt, presidente del gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) al Consiglio Europeo.  E il tema principale è la scelta tanto discussa di Sarkozy di cacciare i rom dalla Francia: “Anche sulla stigmatizzazione degli immigrati l’Unione Europea ha aspettato troppo. Berlusconi è il precursore di questa caccia alle streghe. Non è un caso che sia stato l’unico presidente a difendere Sarkozy”. E ancora: “Non ci può essere partito che usa il razzismo per coprire la propria incapacità di governare”.

Ma Verhofstadt commenta anche la situazione italiana, guardando tanto al Governo di Berlusconi (“La situazione italiana mi sembra un po’ confusa. Alcuni miei amici mi dicevano che è vicina la fine di un regno un po’ troppo lungo”), quanto alla proposta dell’Idv (“L’IDV non è solo la risposta, ma anche la speranza di riforme per un futuro diverso. E l’Italia ha bisogno di te, Antonio!”).

Dopo il Parlamentare europeo, si entra nel vivo del programma del partito di Di Pietro. Punto per punto. Il primo incontro è sulla cosiddetta “green economy”, l’economia che tiene conto del rispetto dell’ambiente, con Paolo Brutti, responsabile Idv ambiente, territorio e infrastrutture. Si parla, poi, dell’importanza dei referendum, a cui molte volte l’Italia dei Valori ha fatto riferimento, raccogliendo firme, che, purtroppo, come troppo spesso accade in Italia, sono finite nel dimenticatoio.

L’atmosfera si fa incandescente al successivo dibattito: “Crescita economica e difesa del posto di lavoro: quali prospettive oggi in Italia?”. Sandro Trento (resp. Idv economia) di certo non le manda a dire: “Nel corso degli anni ogni anno il governo Berlusconi ha fatto un condono di qualche tipo. Che credibilità può avere un governo il cui primo ministro dice che in questo paese si può evadere? Zero!”. E non mancano le provocazioni dirette anche alla Marcegaglia: “Faccio una proposta un po’ provocatoria: come Confindustria Sicilia espelle chi paga il pizzo, sarebbe bello che Confindustria espellesse chi evade il fisco”.

Il momento più alto del dibattito, tuttavia, si raggiunge con l’intervento di Maurizio Landini, segretario generale FIOM, che analizza la situazione della Fiat, una situazione molto critica perché “in Italia non c’è la serietà di affrontare il problema FIAT” e allora è più che legittimo che “che i lavoratori si allontanano dalla politica. Se non si discute mai dei miei problemi, io per forza mi allontano. E’ normale se sento parlare solo di processo breve, processo corto e così via!”.

Insomma, per Landini la situazione è questa: “Tutti discutono di lavoro o di politica. Gli unici che non possono decidere sul loro futuro sono i lavoratori”. E non mancano frecciate dirette alla Cgil: “Mi permetto di dire questo: un sindacato è tale se ha cognizione dei lavoratori che rappresenta”.

Spazio, poi, anche alla libera informazione. L’Italia dei Valori, infatti, ha messo a disposizione anche una web Tv, tramite la quale sono stati organizzati diversi incontri con blogger, giornalisti, persone con lunghe ed importanti storie nel sociale. Basti pensare all’intervento di Salvo Altodonna, il precario della scuola siciliano che portò avanti uno sciopero della fame per manifestare il suo dissenso contro la riforma Gelmini.

Insomma, quest’incontro nazionale inizia nel migliore dei modi: un calderone di idee che devono essere discusse, confrontate, ripensate, rinnovate. Da questi tre giorni, chissà, potrà uscire la ricetta, nuova ed alternativa, per sconfiggere il berlusconismo. Ma le parole sono una cosa, i fatti un’altra. La strada sembra quella giusta, ma, come sempre, staremo a vedere.

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di Carmine Gazzanni

Il Pdl e, dunque, il Governo sono sempre più nel caos. C’è chi difende strenuamente Berlusconi (vedi i soliti Capezzone, Cicchitto, La Russa); chi, sulla scia dei finiani, comincia a guardarsi un po’ attorno (vedi Gianfranco Rotondi). E, sebbene tutti neghino, sebbene tutti nella maggioranza dicano che è più di una semplice possibilità che questo Governo arrivi alla fine della legislatura, pochissimi ci credono. A cominciare dall’alleato di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, che pochi giorni fa ha dichiarato che si andrà certamente al voto “a fine novembre o ai primi di dicembre” al massimo. Pare scontata un’alleanza Lega – Berlusconi, anche se Mario Borghezio aveva addirittura affermato di non poter escludere che la Lega viaggi da sola in caso di elezioni anticipate. Voci, tuttavia, smentite poi da Bossi stesso, anche se non dobbiamo dimenticare che il senatùr, interrogato qualche tempo fa sulla possibilità di un premier leghista, rispose: “Nel 2013 è un’ipotesi possibile“. Per carità, sappiamo che sarebbe un’ipotesi quanto mai assurda, ma da un partito che, nei suoi tratti distintivi si rivela essere incostituzionale e razzista, ci possiamo aspettare di tutto.

Intanto il Presidente del Consiglio pare comunque essere intimorito da queste elezioni. E lo dimostra il fatto che sta cercando di ricongiungersi con il figliol prodigo Pierferdinando Casini, alleato sgraditissimo alla Lega. Tant’è che in questi giorni abbiamo assistito a scontri, battute e risposte dai colori tragicomici. “Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere”, afferma Casini; “Casini è uno stronzo. Casini è come quelli che non potendo avere meriti e qualità insultano gli altri” ribatte con estrema delicatezza Bossi, che aggiunge: “Casini è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord”. E ancora il leader dell’Udc: “Gli insulti che questa sera Bossi mi ha gentilmente rinnovato dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani”. Fino all’apogeo, oggi, del capodelegazione della Lega all’Europarlamento, Francesco Speroni, in un’intervista ad “Affaritaliani”: “L’Udc è gente di cui non ci si può fidare, perché abbiamo visto… sono come la D’Addario … vanno con chiunque”. E, infine, ecco l’Onorevole dell’Udc Amedeo Ciccanti che controbatte: la Lega si comporta come “le squadracce di Mussolini”.

Insomma, Berlusconi è avvertito: o Lega o Udc. Insieme mai. Sia per volere di Casini, sia per volere di Umberto Bossi. E intanto c’è anche chi propone un Governo che raccolga le forze centriste. A Proporlo è Italo Bocchino: una maggioranza con Fli, Rutelli, Casini e i moderati del Pd. Logicamente la sua proposta ha ricevuto solo critiche e null’altro. D’altronde è obiettivamente una proposta quanto mai assurda, che non tiene alcun conto di idee, posizioni e programmi. Insomma, una maggioranza che starebbe in piedi (semmai si riuscisse ad alzare) una manciata di giorni.

Dunque è chiaro: tutti sono impegnati a capire come muoversi, quando muoversi e, soprattutto, con chi muoversi. Soltanto da una parte le acque sono (purtroppo) estremamente calme (anzi, morte). Stiamo parlando del Pd. Oramai è chiaro che il Partito Democratico non vuole elezioni anticipate, semplicemente perché uscirebbe ancora tragicamente sconfitto. E il punto è questo: uscire sconfitti alle scorse politiche, alle scorse regionali e alle scorse europee (in pratica a tutti gli appuntamenti elettorali fin qui tenuti) già è molto pesante, ma uscire sconfitti ora, contro un centrodestra che non si regge in piedi, significherebbe la morte del Pd, di un progetto, di un disegno probabilmente mai esistito o comunque mai concretizzato e dei suoi vetusti esponenti.

D’altronde anche le ultime statistiche dicono questo. Mannheimer, sempre ad “Affaritaliani”, ha afferamato che “se ci fossero elezioni anticipate l’alleanza tra Pdl e Lega otterrebbe una buona affermazione e con questa legge elettorale avrebbe certamente la maggioranza alla Camera dei Deputati”. Solo “al Senato la situazione e’ piu’ complicata”. E il Pd? Come già detto “poverino e in grossa difficoltà”. Lo stesso saggista, infatti, aggiunge che “il problema del Pd e’ il continuo dibattito interno e il grande senso di debolezza che trasmette agli italiani. Per questo motivo il voto anticipato non conviene al Centrosinistra, che non lo vuole”.

Rimangono, dunque, soltanto Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà attivi sulla scena politica. Si spera che proprio Nichi Vendola posso fare la voce grossa in caso di elezioni anticipate, possa avere un ruolo di primissimo piano e non marginale. Proprio oggi è uscita su “Famecount.com” la classifica “Top Social Network Stars”, i personaggi più seguiti sul web (facebook, youtube, twitter). Ebbene, Nichi Vendola è al trentesimo posto, il primo tra gli italiani. Seguito proprio da Antonio Di Pietro (sessantottesimo posto). Insomma, si spera che i due politici italiani che da sempre hanno tenuto a cuore la libera informazione, soprattutto attraverso il canale informatico, possano prendere il sopravvento sugli impolverati uomini del Pd. Non è un caso che del Pd, in questa classifica, non compare nessuno del vertice: né Bersani, né Franceschini, né D’Alema. Solo due sindaci: Emiliano e De Luca.

Ma può bastare? Certamente no. L’unica speranza è che qualcosa si muova nel Pd. Si spera che il partito traino del centrosinistra, dopo due anni di opposizione a tratti inesistente, riesca a riemergere e a non farsi sfuggire quest’altra, ennesima opportunità.

Il primo passo per rinascere, caro Bersani, è avere il coraggio di riconoscere che buona parte della malattia politica e sociale dell’Italia è da imputare alle scelte sbagliate della sinistra e, ora, del Pd, quanto mai lontano dalla gente e dalla società civile.
Adda passà a nuttata”, diceva Edoardo De Filippo. Speriamo passi, ma, al momento, la notte è ancora nera. Troppo nera.

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di Carmine Gazzanni

foto-formigoni-290x244Italia. Il Paese delle meraviglie. Tre articoletti, una mezzoretta di  riunione del Consiglio dei Ministri, una firmetta da parte del sempre più complice Ponzio Napolitano e il gioco è fatto: addio regole, addio norme, addio democrazia. Questo è quello che è successo ieri: un dl “ad listam” (come l’ha definito Emma Bonino) di soli tre articoletti che permette il reinserimento delle liste Pdl alle regionali, in Lazio e in Lombardia.

E non è finita qui. Il bello, quando il Governo Berlusconi 3 mette in piedi queste porcate, è sentire i commenti a caldo: lì ci sono i veri colpi di genio dei politici che, dicono, dovrebbero rappresentarci. Ti regalano sempre nuove emozioni, nuove magie, nuovi colpi di scena. E allora vedremo la Polverini ferventemente convinta che questo dl, che palesemente cambia le carte in tavola permettendo a lei e all’amico Formigoni di raggirare le regole e candidarsi, dire che non è vero, che questo dl non cambia nulla: “Il Capo dello Stato ha firmato un decreto che interpreta la legge ma non la cambia. Adesso aspettiamo una risposta dal Tar“. Fantastico!

E ancora. Abbiamo Renato Brunetta che pensa che tutto quello che sia successo in questi giorni non sia uno scandalo per il Pdl, non sia segno dell’esistenza di una classe politica quanto mai inetta. No, in realtà per il Ministro nonché candidato sindaco di Venezia tutto questo ambaradan è stato solo una pubblicità, a mò di quella televisiva: “Pd. Vuoi vincere facile?”. E allora il “poltrono-filo” a buona ragione afferma: “le proteste contro il decreto interpretativo sono da parte di chi voleva vincere facile. Costoro non solo non vinceranno facile, ma troveranno un Pdl ancora più agguerrito, perché consapevole dello scippo che gli volevano fare“. Ergo: noi abbiamo presentato le liste in ritardo, quindi la colpa è del Pd, dell’opposizione e dei magistrati. Sillogismo perfetto. Aristotele sarebbe contento del buon Brunetta.

Ma non è finita qui. Infatti sin da subito le opposizioni sono scese in piazza per protestare, esprimere il proprio malcontento per una situazione sempre più paradossale e sempre meno democratica. E ti pare che qualcuno non abbia parlato e sparlato rigirando oltremodo tutte le frittate disponibili, facendo apparire il decreto come sano, utile e democratico e invece i vari sit-in e le varie manifestazione come evidenti atti sovversivi che rischiano di portare l’Italia alle soglie di una guerra civile?!? E allora ecco i fidi pidiellini dar fiato alle loro trombe. Cicchitto: “Coloro che alzano la voce, parlano di colpo di mano, addirittura di Pinochet e di golpe o parlano a vanvera, da quei piccoli demagoghi che sono, o non sanno di cosa parlano. Fino a prova contraria, i golpe e i colpi di mano sono fatti per annullare le elezioni o per falsarle” (ecco, appunto: falsarle!). E poi Bondi, ministro della (Min)Cul(Pop)tura: “Ogniqualvolta c’è da dimostrare un briciolo di saggezza politica, di equilibrio e di moderazione, nell’arcipelago della sinistra si scatena invece il peggio: un irresponsabile furore polemico senza attinenza con la realtà, in questo caso senza neppure un’attenta valutazione dei contenuti del decreto“. Il Pdl calpesta norme e leggi, e la colpa poi è di chi legittimamente protesta. Non fa una piega.

E ancora. Se Di Pietro legittimamente accusa non la figura istituzionale del Presidente della Repubblica, ma chi indegnamente incarna tale istituzione definendolo un “Presidente da impeachment”, copriti cielo: tutti ad additarlo come un folle eversivo. Cicchitto, ad esempio, ha affermato: “Ci chiediamo come fa una sinistra che si proclama riformista e moderata a restare, nei fatti, alleata per le elezioni regionali con chi attacca perfino il Capo dello Stato”, come se questo fosse un atto sacrilego, mentre cambiare le regole elettorali quello no, quello è consentito, quasi dovuto. E queste critiche, poi, si alzano anche dal Pd. Ad esempio Luciano Violante: “Di Pietro? Qualche volta parla a vanvera“. In realtà niente di nuovo, se si pensa che parliamo dello stesso Violante che disse che era legittimo che Berlusconi si difendesse non solo nel processo, ma anche dal processo. Forse ancora deve fare mente locale e capire che il suo partito ha un “elle” di meno.

E, mentre sentiamo tutti questi commenti che non fanno ben sperare ma per lo meno fanno ridere, il Pdl, Partito Dei Latitanti, Partito Dei Ladri, Partito della Libertà (Provvisoria), diventa anche Partito delle Liste. Illegali in teoria. Non più nella realtà. Magia!

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phpThumb_generated_thumbnailjpg“Habemus Tonino!”. Antonio Di Pietro è stato rieletto segretario dell’Italia dei Valori per acclamazione (lo sfidante Barbato si era ritirato) nell’ultimo giorno del congresso dell’Itaia dei Valori, in cui c’è stato anche il placet per la candidatura di De Luca per la Presidenza della Campania (nonostante il parere contrario di alcuni).
Tutti sorridenti, quindi, sono tornati a casa. E certamente hanno ragione di esserlo: l’Idv è un partito che è cresciuto molto, l’unico a non aver pregiudicati tra le file, a combattere contro i vari scempi di questo Governo; in sintesi un partito che è cresciuto e he ora è pronto al grande salto col Pd (“Siamo pronti a un altro governo per il Paese. Abbiamo fatto resistenza, resistenza, resistenza, che ci voleva a un regime piduista ma ora siamo alla svolta. Siamo pronti al governo”).
Tuttavia, ci sono anche elementi per i quali non vantarsi, non esserne fieri, tratti che emergono dal libro di Filippo Facci che, come detto nell’articolo di ieri, sembra essere ossessionato dall’ex pm, il quale spesso ha smentito lo sfortunato giornalista di “Libero”. C’è, però, da dire che in molti altri casi la desiderata smentita non è arrivata e sarebbe stato un bene, ad esempio, se in un periodo di fuoco come questo (dicerie su diceri smentite dall’ex pm: conti che non tornano, rapporti con la Cia, eccetera eccetera eccetera), Di Pietro avesse chiarito tali “macchie”. Di cosa stiamo parlando?
Ecco, sembra che dietro l’Idv-partito c’è un’altra Idv, un’Italia-dei-Valori-associazione, un’associazione privata composta da sole tre persone che gestiscono e controllano tutto il flusso dei finanziamenti. L’italia dei valori, infatti, nasce davanti ad un notaio ed è costituita da Di Pietro, Silvana Mura (che Di Pietro definisce sua carissima amica) e da Mario Di Domenico un avvocato, anch’egli amico. E in tale consiglio si può accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) che, in pratica, è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo.
Andiamo, infatti, a leggere le “disposizione transitorie” dello statuto del partito:
“In deroga ed a migliore specificazione a quanto previsto dal presente Statuto,
valgono le seguenti disposizioni transitorie:
a) Fino allo svolgimento del primo Congresso, i compiti dello stesso sono svolti dal
Presidente dell’Associazione e dall’Esecutivo Nazionale del partito.
b) Fino a sua rinuncia, il ruolo di Presidente dell’Associazione viene assunto dal
fondatore del Partito, on.le Antonio Di Pietro.
c) Fino a sua rinuncia, al Presidente fondatore – ed esclusivamente a lui, salvo sue
deleghe espresse – spettano i seguenti ulteriori compiti:
- titolarità del simbolo richiamato all’art. 1 dello Statuto (anche qui è necessaria una precisazione. Barbacetto, grande stimatore di Di Pietro, disse: “Lui è unico perché è l’unico politico italiano che si toglie dalla maggiranza della casta per rivendicare la bandiera che dovrebbe essere di tutti, quella della legalità; ha una cosa invece che lo rende simile a molti altri ed è quello che ha un partito one man band”. Come dargli torto);
- modifica ed integrazione del presente Statuto;
- approvazione del rendiconto preventivo e consuntivo;
- ripartizione e utilizzo dei contributi e dei finanziamenti pubblici e privati;
- approvazione degli Statuti regionali del partito (anche con riferimento alle
specifiche modalità di individuazione dei delegati assembleari);
- delega scritta per la presentazione delle liste ed il deposito del simbolo;
- supervisione del Registro generale aderenti e del Registro generale Circoli;
- titolarità dei siti internet nazionali del Partito e del giornale del Partito;
- definizione delle candidature alle elezioni politiche europee e nazionali;
- interventi cautelari urgenti – ivi compreso i provvedimenti di decadenza ed il
commissariamento nelle varie realtà regionali e territoriali – in caso di grave
violazione dello Statuto o delle direttive di ordine generale impartite ovvero per
mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati;
- nomina del Tesoriere;
- assegnazione di incarichi retribuiti;
- autorizzazione per lo svolgimento della prima Assemblea Regionale dei Delegati
ed approvazione del preventivo Regolamento congressuale;”
Mi scuso se sono stato prolisso; ma cosa si è voluto dire con questo articolo? Di Pietro sta crescendo, e sta crescendo perché ha dimostrato di essere vicino alla gente, di essere uno dei pochi che pensa che essere giusti non è superficiale (spiace, ma siamo arrivati a pensare questo in Italia). Dovrebbe, però, precisare e rendere conto di queste”macchie” che, purtroppo, rivelano, se non ci sono smentite, un sistema “sultanato”. E sarebbe un peccatophpThumb_generated_thumbnailjpgper il Tonino delle lotte pro-giustizia e pro-democrazia.
di Carmine Gazzanni
Bandiere-Idv-per-Di-Pietro2
“Habemus Tonino!”. Antonio Di Pietro è stato rieletto segretario dell’Italia dei Valori per acclamazione (lo sfidante Barbato si era ritirato) nell’ultimo giorno del congresso dell’Itaia dei Valori, in cui c’è stato anche il placet per la candidatura di De Luca per la Presidenza della Campania (nonostante il parere contrario di alcuni).
Tutti sorridenti, quindi, sono tornati a casa. E certamente hanno ragione di esserlo: l’Idv è un partito che è cresciuto molto, l’unico a non aver pregiudicati tra le file, a combattere contro i vari scempi di questo Governo; in sintesi un partito che è cresciuto e che ora è pronto al grande salto col Pd (“Siamo pronti a un altro governo per il Paese. Abbiamo fatto resistenza, resistenza, resistenza, che ci voleva a un regime piduista ma ora siamo alla svolta. Siamo pronti al governo”).
Tuttavia, ci sono anche elementi per i quali non vantarsi, dei quali non essere fieri, tratti che emergono dal libro di Filippo Facci che, come detto nell’articolo di ieri, sembra essere ossessionato dall’ex pm, il quale spesso ha smentito lo sfortunato giornalista di “Libero”. C’è, però, da dire che in molti altri casi la desiderata smentita non è arrivata e sarebbe stato un bene, ad esempio, se in un periodo di fuoco come questo (dicerie su dicerie smentite dall’ex pm: conti che non tornano, rapporti con la Cia…), Di Pietro avesse parlato di tali “macchie”. Di cosa stiamo parlando?
Ecco, sembra che dietro l’Idv-partito c’è un’altra Idv, un’Italia-dei-Valori-associazione, un’associazione privata composta da sole tre persone che gestiscono e controllano tutto il flusso dei finanziamenti. L’italia dei valori, infatti, nasce davanti ad un notaio ed è costituita da Di Pietro, Silvana Mura (che Di Pietro definisce sua carissima amica) e da Mario Di Domenico un avvocato, anch’egli amico. E in tale consiglio si può accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) che, in pratica, è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo.
Andiamo, infatti, a leggere  le “disposizione transitorie” dello statuto del partito:
In deroga ed a migliore specificazione a quanto previsto dal presente Statuto,
valgono le seguenti disposizioni transitorie:
a) Fino allo svolgimento del primo Congresso, i compiti dello stesso sono svolti dal
Presidente dell’Associazione e dall’Esecutivo Nazionale del partito.
b) Fino a sua rinuncia, il ruolo di Presidente dell’Associazione viene assunto dal
fondatore del Partito, on.le Antonio Di Pietro.
c) Fino a sua rinuncia, al Presidente fondatore – ed esclusivamente a lui, salvo sue
deleghe espresse – spettano i seguenti ulteriori compiti:
- titolarità del simbolo richiamato all’art. 1 dello Statuto (anche qui è necessaria una precisazione. Barbacetto, grande stimatore di Di Pietro, disse: “Lui è unico perché è l’unico politico italiano che si toglie dalla maggiranza della casta per rivendicare la bandiera che dovrebbe essere di tutti, quella della legalità; ha una cosa invece che lo rende simile a molti altri ed è quello che ha un partito one man band”. Come dargli torto);
- modifica ed integrazione del presente Statuto;
- approvazione del rendiconto preventivo e consuntivo;
- ripartizione e utilizzo dei contributi e dei finanziamenti pubblici e privati;
[...]
- nomina del Tesoriere;
- assegnazione di incarichi retribuiti;”

Cosa si è voluto dire con questo articolo? Di Pietro sta crescendo, e sta crescendo perché ha dimostrato di essere vicino alla gente, di essere uno dei pochi che pensa che essere giusti non è superficiale. Dovrebbe, però, precisare e rendere conto di  ciò che, purtroppo, rivela, se non ci sono smentite, un sistema che è incentrato sulla singola persona: troppi sono i poteri in mano a Di Pietro a prescindere dal suo ruolo di segretario del partito. E’ giusto fare una precisazione: sono certamente molto meglio tali prerogative (e forse anche comprensibili per un uomo che ha fatto crescere con le proprie forze l’Italia dei Valori) invece di un partito che conta al proprio interno mafiosi, pregiudicati, condannati,imputati e quant’altro. Molto meglio essere incensurati e difensori della Costituzione. Tuttavia, questo sistema only-man lascia l’amaro in bocca. Ed è un peccato questo per il Tonino delle lotte pro-giustizia e pro-democrazia.
Si spera di non venir delusi.
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di Carmine Gazzanni

Una piazza. O una via, un mausoleo, una ferramenta, una cantina, qualsiasi cosa purchè si dedichi a un grande politico per molti (grande ladro e corrotto per  tal altri, o perlomeno per me) quale Bettino Craxi. Questa è l’ultima grande proposta che, si dice,  è stata presa a Milano dal sindaco Letizia Moratti, per commemorare quell’omaccione “garofaneo”. La notizia filtra da Palazzo Marino in attesa dell’ufficializzazione che dovrebbe avvenire il 19 gennaio quando, addirittura, dal presidente della Repubblica e il premier Berlusconi ricorderanno ufficialmente il leader socialista sarà forse ricordato niente popò di meno che dal Presidente della Repubblica e, ci mancherebbe, da Berlusconi. E’ quasi divertente, però, tutto questo. Ricordare, ad esempio, che tempo fa il nome di Bettino Craxi neanche poteva venir pronunciato, altrimenti si era tacciati di essere corrotti e di portare avanti una politica malsana (come ricorda Travaglio che tempo fa, quando ancora era ammesso alle interviste in Parlamento, chiese a Berlusconi sui suoi rapporti con Craxi e il già allora Presidente del Consiglio gli rispose quasi schifato con un secco: “Si vergogni”); e ora, invece, meraviglie delle meraviglie, si è pazzi, anti-italiani quasi se non si inneggia a Craxi. Questo è capitato, ad esempio ad Antonio di Pietro che si è augurato che Napolitano non riceva al Quirinale i membri della Fondazione Craxi (“Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui”). E subito una marea di critiche da parte del Pdl, non si sa bene se per le parole e il concetto espresso o semplicemente perché a parlare è Di Pietro e quindi si attacca a prescindere da ciò che si dice (come è stato ben insegnato loro). Logicamente, Di Pietro si è augurato che Napolitano non partecipi alla commemorazione o comunque, se pure partecipi, non dipinga Craxi come un sant’uomo della politica, un patrono “de noantri”. Non si poteva chiedere cotanta sincerità a Berlusconi invece. E’ risaputa infatti l’amicizia tra il Santo di Arcore e quello di Hammamet e i “favori” reciproci che ne sono derivati. Basti ricordare il decreto Berlusconi (prima proroga per permettere al Biscione di mantenere tre reti televisive con copertura nazionale) e, poiché questo bocciato per incostituzionalità, il Berlusconi-bis che passò perché addirittura Craxi, allora Presidente del Consiglio, minacciò di far cadere il Governo (beh, per l’amico questo ed altro …); e il buon Silvio non ringraziò il caro gesto? Certamente. Con finanziamenti miliardari che partivano dalla società All Iberian (una delle società estere di Berlusconi da cui sono partiti anche i soldi per corrompere il giudice Metta e Mills per intenderci).

Ma chi è allora questo Craxi? Ci sarà una ragione se molti dei nostri politici lo dipingono come un grande statista. Ecco, in breve, i motivi per questa santa devozione: condannato in via definitiva a cinque anni e sei mesi per le tangenti Eni-Sai (corruzione), condannato in via definitiva a quattro anni e sei mesi per le tangenti della Metropolitana milanese (finanziamento illecito), condannato in secondo grado a tre anni per Enimont (finanziamento illecito), condannato in primo grado a cinque anni e nove mesi per le tangenti Enel e a cinque anni e nove mesi per il Conto Protezione (bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano), salvato dalla prescrizione in appello dopo una condanna a quattro anni in tribunale per le tangenti di Berlusconi tramite conto All Iberian (come già abbiamo ricordato).

Proprio un sant’uomo dunque. Una piazza in suo onore? Beh, chiaramente se l’è meritata. A questo punto, però, perché non dedicare un vicolo anche a Tanzi, una rotonda a Previti, un mulino a Riina e Provenzano e un parcheggio privato a Mangano già, come sappiamo, in odore di santità per molti italioti!! Sono proposte che potrebbero essere presentate alla Moratti, sembra disponibile. E certamente Berlusconi prenderà parte alle commoventi celebrazioni in loro onore. Anche perché, con questi, ci sono vari e vari legami. Di amicizia.

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La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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