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Articoli marcati con tag ‘d’alema’

di Carmine Gazzanni

“Classico esempio di memoria a breve durata”, direbbero forse gli specialisti. Sabato a “Che tempo che fa”, alla domanda di Fazio su quale sia il confine tra trattativa e inciucio (domanda più che legittima), la Volpe del tavoliere così risponde: “Io vorrei sapere nei lunghi anni di vita politica che io ho vissuto quale inciucio ho fatto!”. Quasi non si capacita di questa immagine da “inciuciatore” a lui attribuita, si dimena su quella poltrona che gli piace tanto, ma non trova risposta. E lui è sicuro, non ha mai “inciuciato”: “quale compromesso deteriore io ho mai fatto nella mia vita politica?!? Vorrei che mi si dicesse!”.  E allora diciamoglielo, rinfreschiamo la memoria a chi ha dimenticato o finge di aver dimenticato.
Basterebbe ricordare ciò che ha detto D’Alema al Corriere della Sera il 17 dicembre 2009: “Se per evitare il suo processo (di Silvio Berlusconi,ndr) devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, e’ quasi meglio se facciamo una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini“. Indicativo. Ma forse questo non basta all’inciuciateurr per riconoscersi tale. E allora andiamo brevemente indietro nella storia: alla fine del’94, in barba a una sentenza che dichiarava incostituzionale la Legge Mammì (legge che permetteva a Berlusconi il possesso di tre reti con copertura nazionale), cosa fa il prodigo D’Alema? Stabilisce una accordicchio (inciucio) con l’amico di sempre, mister B., e gli promette che non faranno niente per tradurre in legge la sentenza della corta costituzionale: Berlusconi potrà continuare a possedere (illegalmente) le tre reti televisive. 
Sarà finita qui? Certo che no. A Max (siamo nel 1996) proprio non piaceva quel politico proposto da Andreatta, Romano Prodi. E allora con chi, secondo voi, si mette d’accordo il volpone del Tavoliere? Ma certo, con Silvio. Vanno addirittura a Porta a Porta insieme D’Alema e Berlusconi, con Vespa che si commuove quasi per l’emozione. E nasce allora la Bicamerale perché, a detta loro, era urgente una riforma della Carta Costituzionale (corsi e ricorsi storici). Berlusconi in quel periodo era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia e riciclaggio e era addirittura indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri: il più adatto compagno per riformare la Carta Costituzionale, quindi.
Caro Max, che dire: il lupo, anzi la volpe perde il pelo, ma non il vizio. Il pelo e la memoria.

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di Carmine Gazzanni

boccia_vendolaFinalmente si vota. Era quello che pugliesi e non solo stavano aspettando. “Chi vincerà?”, ci si chiede. Questo non possiamo dirlo, ma possiamo analizzare quello che è stato il cammino dei due per giungere alle primarie.

Chi è Francesco Boccia? E’ il candidato del Pd, è il candidato voluto a tutti i costi da D’Alema (sembra quasi che la sfida, in realtà, si giochi tra  Vendola e Max, più che tra Vendola e Boccia) che aveva addirittura spostato il suo quartier generale in Puglia, per seguire la vicenda da più vicino. E’ giovane Boccia, il che certamente apprezzabile. E su questo ha molto insistito Max: “Boccia ha dieci anni meno di Vendola. E’ ora del ricambio generazionale”. Ma la risposta di Nichi non si è fatta attendere: “Si, è vero, sono più anziano di Francesco. Però D’Alema si dimentica che lui ha dodici anni più di me. Non sarà il caso che per dare il buon esempio, il rinnovamento generazionale lo cominci da lui?”. E’ giovane Boccia, ma pare aver appreso subito dal suo mentore in fatto di dichiarazioni. Com’è stato, ad esempio, riguardo l’acquedotto pugliese: “Pretendo che le famiglie del San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione dell’acquedotto pugliese alla competizione tra privati(18 gennaio 2010);Mi accusate di voler privatizzare l’Acquedotto. E’ una calunnia, è falso, non l’ho mai detto” (22 gennaio 2010).

E Vendola? Errori anche lui ne ha commessi: tempo fa, quando erano in corso indagini per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità parlava di complotto, magistratura politicizzata, come un Berlusconi qualsiasi (ed essendo leader di Sinistra e Libertà è abbastanza preoccupante).

Nonostante questo, bisogna che tutti lo amettano: Vendola è colui che il Pd non voleva ed è riuscito lo stesso a giungere alle primarie; è il candidato “del popolo”, quello voluto dalla gente che ha compreso i suoi sforzi, le vittorie (che comunque ci sono state) nel passato mandato e che pensa sia doveroso ripagarlo. Ed è vicino alla gente non solo con le parole, ma con i fatti: i cosiddetti “Nichi-express”, autobus che riportano i giovani studenti pugliesi che vogliono votare, “la fabbrica di Nichi”, il quartier generale dove lavorano 30 volontari con il loro portatile perché si è compresa l’importanza della rete, le videolettere che ogni giorno Vendola lascia su internet. E’ una strategia, per così dire, a basso costo, ma molto più proficua di quelle propagande in pompa magna (ma spesso vuote) che spesso caratterizzano quelle dei grandi partiti. Sembra, ancora, il protagonista di uno di quei film che fanno sognare: un “solo contro tutti” dove il “tro” si cancella e lascia spazio a un “solo con tutti” (come recita il suo slogan). In altre parole, non ha l’apparato dietro, ma ha il popolo che lo attende e che aspetta di votarlo anche alle regionali.

Come andrà non si sa. Un fatto è certo: Nichi è stato da esempio a molti. Al Pdl sicuramente (dubito, però, potranno capire perché), ma soprattutto al Pd: il “popolo viola”, le manifestazioni “dissociate”, e ora Nichi sono tutti segni evidenti della lontananza del Pd dal popolo vero, vivo, attivo con cui la politica deve necessariamente fare i conti. Questo Vendola l’ha capito. E il popolo gli è vicino.

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di Carmine Gazzanni

“In principio era il caos”. Il Pd smentisce: non solo in principio, ma anche dopo, e dopo ancora, e dopo ancora. O, se volete: in principio era il caos, ma noi decidiamo quanto deve durare questo “principio” e, per noi, siamo ancora in pienissimo principio, ai primordi. Solo così si potrebbe spiegare la babele pidina, il caos bersaniano, l’habitat d’alemiano, che sta sfoggiando le sue migliori abilità-incapacità nei preparativi alle elezioni regionali. Si andrà a votare, infatti, in tredici regioni e, secondo alcuni sondaggi, il centrosinistra avrebbe gioco facile solo nelle tradizionali regioni rosse Toscana, Emilia e Umbria; altre regioni invece andranno quasi certamente al Pdl (vedi Veneto e Lombardia), in altre c’è un leggero vantaggio ora di una ora dell’altra coalizione.

Ma soffermiamoci un attimino su tre regioni quali Campania, Lazio e Puglia, regioni in mano, attualmente,  a un governo di centrosinistra e che escono disastrate da tale legislatura: Marrazzo con lo scandalo “trans”; Vendola, Presidente di una giunta dove alcuni membri sono stati indagati per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità; Bassolino anche lui, per non essere da meno, indagato in un processo con altri 26 imputati sulle anomalie nel trattamento dei rifiuti solidi urbani, l’alterazione del CDR, combustibile da rifiuti, nel quale secondo l’accusa ci finiva dentro di tutto.

Il caos, dunque. Si potrebbe ipotizzare: ora il Pd, per dimostrare che tali scandali non hanno nulla a che fare con il partito, che sono piccole parentesi da chiudere al più presto, interverrà in maniera forte e decisa proponendo altri candidati, altre idee, altre coalizioni o liste. E no. E’ qui che casca l’asino. Il Pd, contro ogni possibile immaginazione, ha giocato un’altra carta: il caos. Pierluigi Bersani, il nostro Brooke tutto italiano, sta mettendo su questa nuova soap, degna delle più arzigogolate e illogiche, dal titolo: “Pidi-utiful”. E ogni tanto, poi, per rassicurare gli animi di qualcuno che potrebbe preoccuparsi accorgendosi del caos e fare domande svegliandosi così da un sonno profondo, il buon Bersani afferma: “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria” (frase standard del politichese atta a prendere altro tempo!).

E mentre tutti dormono dinanzi al caos pidino, nel Lazio la candidata pdl Renata Polverini acquista consensi trascinando dalla sua parte anche quella bandiera dell’Udc che va dove vanno i voti (Gaber cantava: “Il conformista, è uno che si muove sempre dalla parte giusta il conformista ….”). E il Pd rimane immobile non facendo altro che smentire le voci di corridoio delle candidature: Sassoli, Marino, Melandri, e portare poi Zingaretti a ritirare la propria candidatura che pure, in un primo momento, era stata assicurata. In Campania, invece, pare più plausibile un accordicchio con l’Udc a patto che (condicio sine qua non anche per l’Idv) si scelga qualcuno lontano dall’entourage bassoliniano (si è pensato al “rivale storico” di Bassolino, Vincenzo De Luca. Peccato che anche lui ha due rinvii a giudizio sulle spalle).

E in Puglia? In Puglia è diverso, non c’è assoluto silenzio. Si è arrivati a un accordo definitivo? No, affatto. Si continua con questa guerra fratricida tra Vendola e Emiliano che non vede soluzione al momento perché sono state proposte le primarie da Vendola, accettate inaspettatamente dal sindaco di Bari, il quale, però, chiede particolari condizioni (una sorta di legge ad personam che annulli l’ineleggibilità dei sindaci), anche se ora pare che Emiliano molli perché non ha ricevuto dal Pd garanzie su tale condizione.

Insomma, la sceneggiatura è pronta, e anche i personaggi, e anche le riprese. Basta solo stare davanti alla televisione con una bel piatto di pop-corn e cercare di seguire (impresa ardua) le dinamiche di un partito che sembra essere condannato ad un’ennesima disfatta.

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di Carmine Gazzanni

Basta con l’odio e il disfattismo”.  Pareva essere il Dalai Lama o il Santo Protettore dei giusti e dei pii. E invece no, era “Lui”, imagesil Presidente del Consiglio, a intervenire a sorpresa a Radio Anch’io.  Mancava solo che introducesse la sua novella con le famose parole “In verità in verità vi dico”. Si, perché Berlusconi, dopo aver perdonato l’empio e scellerato Tartaglia, si scaglia ancora contro “i farisei de noantri”: ”mi auguro che tutte le fabbriche del disfattismo e del pessimismo la smettano di produrre un’atmosfera che non è solo di odio e di violenza nella politica, ma è anche negativa sul piano del consumo e degli investimenti’‘. E secondo voi qualcuno ha abboccato alle soavi parole di Berlusconi? Si, e si è cominciato a parlare di  “leggine”, “inciucini”, “confronto”.

Si è parlato di dialogo certamente, ma occhio che c’è sempre sotto l’inghippo: dialogo non sul Paese e i suoi problemi, ma sui problemi giudiziari di una sola persona. E qual è l’immagine che è passata? Bisogna evitare l’odio. E in che modo? Non bisogna più parlare di tutto quello che il Sommo Profeta non vuole si parli. E allora chi osa soltanto menzionare parole come “mafia”, “spatuzza”, “processo”, “sentenza” e così via, mostra, secondo molti, chiari segni eversivi e, chissà, omicidi. Questo, però, porterebbe a pensare che un  gesto di uno squilibrato e i suoi effetti  siano diventati i capisaldi, i motivi ispiratori della nuova politica d’opposizione, il che farebbe, strano ma vero, del PD un partito peggiore di quello che ora già sia. Se si ragiona in quest’ottica, infatti, si comprende il perché della “leggina d’alemiana” e l’assurdità di questa proposta che è fuori da ogni ottica. Forse nemmeno Berlusconi avrebbe mai osato tanto: una legge spudoratamente ad personam. Lui aveva sempre cercato di mascherare quest’intento con la necessità di fare una legge per velocizzare i processi (processo breve) o con la necessità di salvaguardare non lui, ma più in generale le alte cariche dello Stato (lodo Alfano, che palesemente si è rivelato un “lodo Al-nano” perché l’unico che ha processi da scontare tra le alte cariche dello Stato è proprio il Presidente del Consiglio!). Ora no, si va oltre con una legge che non cela, una legge sincera: una davvero “ad personam”, solo e soltanto per Berlusconi. Neanche lui, forse, sarebbe arrivato a tanto. D’Alema, però, si vede che può e ha potuto.

Dialogo, dunque, si, è necessario. Ma questo non significa che bisogna smettere di parlare di tutto ciò che è “scomodo”. Intanto, infatti, il processo Dell’Utri va avanti, si fanno avanti nuovi testimoni e nuovi pentiti, ma nessuno ne parla. Anzi, si sottolinea che Filippo Graviano ha smentito Spatuzza. Ergo: è tutto falso. Capite da soli che questi, i commenti di cotanti politicanti pidiellini, sono pure e semplici “minchiate” (cit. Dell’Utri): Graviano Filippo non è un pentito, quindi è giusto e logico che menta, senza contare che è Giuseppe Graviano, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, la persona che, a detta di Spatuzza, gli ha parlato del rapporto con Dell’Utri e Berlusconi (“”). E invece no, si dice che è tutto falso. E dall’altr parte, invece, che si fa? Si tace. Pare che molti abbiano capito che abbassare i toni vuol dire tacere. E non si risponde più, allora, ai vari Capezzone, Cicchitto e Bonaiuti che, ben istruiti, ripetono ogni volta la “lezioncina pidiellina” a memoria: Spatuzza è stato smentito, la giustizia perseguita Berlusconi, la Corte è di sinistra, è tutta una montatura e via dicendo. E invece basterebbe dire due cosine: che questo è un processo in appello, che Dell’Utri è stato già condannato in primo grado a 9 anni e che Spatuzza potrebbe anche venir smentito, ma non cambierebbe assolutamente nulla perché già hanno “cantato” 32 collaboratori di giustizia, confessando questi “rapporti” poco leciti, oltre a varie intercettazioni e documenti.

Ora speriamo solo che, detto questo, non venga tacciato di “eresia”.

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“Antonio Di Pietro dovrebbe rispettare le istituzioni” tuona Massimo D’Alema, appena viene a conoscenza che il leader dell’Idv ha parlato, riguardo la firma di Napolitano al “condono salvamafia-evasori fiscali e non solo” (più noto come “scudo fiscale”), di “un atto di viltà e abdicazione”. E’ sorprendente che, oltre (ci mancherebbe) al buon Gasparri che parla di “teppismo parlamentare” (addirittura!?!?!?) e ritiene che queste persone, compresi i Travaglio e i Santoro, devono lasciar perdere Borsellino  “di cui non sono degni di pronunciare il nome” (forse non sa che fu proprio Borsellino nella sua ultima intervista, mai trasmessa in Italia, avanzò dubbi sulla possibilità di una collusione di Berlusconi con la mafia…). Ma torniamo al Leggi il resto di questo articolo »

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De Magistris, Donadi e Tinti

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Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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