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Articoli marcati con tag ‘cosentino’

di Carmine Gazzanni

Ieri, dopo una settimana di polemiche, il Ministro Roberto Maroni è andato ospite da Fazio e Saviano per raccontare i meriti di questo Governo nella lotta alle criminalità organizzate. Una lista nella quale certamente compaiono indubitabili successi (anche se molti dei quali sono imputabili più al lavoro dinamico di magistratura e forze dell’ordine che, come sappiamo, per fortuna godono di autonomia nel loro lavoro), anche se senz’altro Maroni – come ha riconosciuto più volte lo stesso Saviano – è stato sempre al fianco di chi ha lavorato in questa direzione, incentivando tale stesso operato.

Tuttavia Maroni nella sua lista tace su alcuni aspetti, alcune misure prese da questo Governo, dalle quali le mafie certamente hanno, direttamente o indirettamente, tratto vantaggio. Tace sui silenzi (troppi silenzi) di questo Governo su più che palesi rapporti politica-mafia. Tace sul cambio di rotta improvviso e inspiegato della Lega, da opposizione ferma a Berlusconi, Dell’Utri e i loro rapporti con Cosa Nostra a tacito assenso. Ricordiamo, allora, alcune questioni.

Potremmo parlare, ad esempio, della miriade di leggi che in qualche modo hanno permesso alle criminalità di imporre il loro impero, soprattutto economico. Condoni, depenalizzazione del falso in bilancio, dimezzamento dei termini di prescrizione (ex Cirielli), la legge che permette di rivendere all’asta i beni confiscati alle mafie (con la possibilità, dunque, che la mafia stessa possa riacquistare) senza dimenticare la legge sulle intercettazioni, che, se fosse stata approvata – come il Governo voleva – avrebbe falcidiato migliaia di processi e impedito indagini chiave (per lo stesso Iovine sono state essenziali. Ma anche nella cattura di altri grandi boss come Provenzano e Riina e nella scoperta di traffici e affari criminali).

Ma non è finita qui. Paradossale è anche mettere a confronto le parole di ieri sera di Maroni, il quale – giustamente – ha elogiato i giudici che sacrificano la loro vita nella lotta alle mafie (molti, infatti, vivono da anni sotto scorta). Ma il ministro Maroni “lavora” per un Governo il cui Primo Ministro ha usato eufemismi non proprio eleganti nei confronti della magistratura: “talebani”, “metastasi della democrazia”, “disturbati mentali”.

E perché, ancora, nulla è stato detto, ad esempio, sulla sentenza Dell’Utri? Tale sentenza, in un altro Paese avrebbe provocato grande scompiglio e certamente avrebbe portato alle dimissioni dei personaggi coinvolti. Nelle 641 pagine depositate in cancelleria dai giudici di Palermo, in pratica, stabilisce una certezza: il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato perché faceva da medium tra Cosa Nostra (Bontate e Teresi in testa, boss mafiosi di allora) e Silvio Berlusconi. Nessuna parola di Maroni, ancora, sulla questione Cosentino: acclarati rapporti con la camorra, ma Nicola ‘o mericano”  rimane saldo alla guida del Pdl campano.

Insomma, su alcune questioni (rapporti, anche questi accertati, Lega Nord-‘ndrangheta) Maroni non transige, ma su altre il Ministro preferisce sorvolare. Senza dimenticare, poi, che nel ’94 il Governo cadde perché il partito di Bossi sfiduciò Berlusconi. E uno dei motivi principali della sfiducia era riconducibile proprio ai legami del Cavaliere con Cosa Nostra.  E per anni la Lega sembrava fare strenua resistenza affinchè Berlusconi “vuotasse il sacco”. Basta ricordare alcuni titoli di allora de “La Padania”:

La Fininvest è nata da Cosa Nostra” (7.10.98)

Berlusconi, metodi mafiosi” (6.10.1999)

Silvio riciclava i soldi della mafia” (7.7.98)

C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile” (25.11.99)

Imprenditore o politico, è il momento della scelta” (9.11.98)

Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica” (10.6.98)

Un biscione di miliardi in Svizzera” (3.11.98)

Le sedici casseforti occulte” (29.9.98)

Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca” (2.7.98)

Così il Biscione si mise la coppola” (16.7.98)

Le gesta di Lucky Berlusca” (31.8.98).

Insomma, c’è qualcosa che non quadra. Ma pensiamo che difficilmente, su tali questioni, Maroni chiederà il contraddittorio.

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di Vincenzo Barbato

(litaliasecondome.blogspot.com)

La situazione del nostro paese non è quella delle più prospere. Dopo l’intervista fatta a Borriello, capogruppo del Pd di Napoli, per par condicio mi sembrava giusto andare a far visita anche a qualche esponente del Pdl per domandar loro quali opzioni risolutive avessero per scongiurare questa piaga dei rifiuti che ci fa fare la figuraccia più atroce in tutto il mondo. Ovviamente neanche qui ho avuto risposte, ma grandi discorsi in politichese (lingua che non si capisce tanto bene). Il guaio è che, come ribadisco sempre, nella politica ci sono persone spesso incompetenti e che non hanno alcuna facoltà tecnica per risolvere qualsiasi problema.
Il mio amico ed io abbiamo intervistato il sindaco di Boscoreale, noto per essersi schierato dalla parte dei cittadini e per la chiusura delle discariche, però vederlo ad un convegno a cui ha partecipato Nicola Cosentino (noto per essere sfuggito al mandato d’arresto per associazione di stampo camorristico ed etichettato come pericolo sociale) non è stato tanto gradevole.

La situazione, poi, è degenerata quando alcuni ragazzi armati di “cartellone squadrista” e “volantini anti-uomo” sono stati prima insultati da partecipanti e politici e poi aggrediti fino ad essere cacciati fuori dal dibattito; solo grazie ai gentili carabinieri abbiamo scampato la pura rissa.
Il motivo di tutto questo chiasso? Abbiamo chiesto a Cosentino di mettersi in mano alla magistratura e di rispettare l’art. 3 della Costituzione, ma abbiamo chiesto troppo, meglio se avessimo provato a corromperlo! Ci saremmo riusciti più facilmente.

In più c’è stato un certo Nicola Sposato che in un articolo ci ha diffamato; il suo talento come giornalista è pari alla sua conoscenza dell’ inglese (ha scritto Mitap al posto di Meetup), in questo articolo ha scritto che un branco di persone appartenenti alla sinistra hanno urlato contro Cosentino dandogli del camorrista, ma non ha spiegato nè che sono stati loro per primi ad insultarci e poi ad aggredirci, nè ha menzionato la parte in cui incito “l’onorevole” a mettersi in mano ai giudici.

Peccato, si sarebbe reso contro che tanto torto non avevamo…

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Nuova vittoria per Silvio Berlusconi, nuova sconfitta per la nostra democrazia. Con 308 voti contrari e 285 favorevoli la Camera ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino del Pdl, approvando la relazione di maggioranza della Giunta. La giornata è stata molto convulsa, ma tutto faceva pensare che ci fosse concreta possibilità che  la richiesta dei magistrati di poter utilizzare le decine d’intercettazioni telefoniche che riguardano il coordinatore campano del Pd potesse essere accolta. Non solo, infatti, Pd e Idv erano fermamente decisi a votare “si”, ma anche i finiani (sebbene si sia parlato di due “malpancisti”). E in più anche l’Udc (Mantini: “Non esiste un fumus persecutionis contro Cosentino da parte della magistratura”) e l’API (Tabacci: “Anche nell’interesse di Cosentino, l’aula dia voto favorevole all’utilizzo delle intercettazioni”) propendevano per il voto favorevole. E invece niente: al termine della votazione la Camera ha deciso che non si ricorrerà all’utilizzo delle intercettazioni che riguardano Nicola Cosentino. Tutto lascia pensare ad un tacito accordicchio tra la maggioranza e qualche sparuto parlamentare di opposizione (o presunta tale) a cui è stato promesso uno dei tanti posti al sole che i Berluscones promettono a molti in questi giorni. E questo spiegherebbe perchè il Pdl ha chiesto e poi ottenuto il voto segreto.

Noi, tuttavia, abbiamo la possibilità di scrivere. Anche se la Camera ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico di Nicola Cosentino. E allora ne parliamo noi.

Come tutti sanno Cosentino, pur essendo tuttora coordinatore Pdl in Campania, si è dimesso dalla carica di Sottosegretario all’Economia. Perché? Perché era indagato (e tuttora lo è) nell’inchiesta riguardante la cosiddetta P3. Anzi, a luglio fu proprio il caso delle sue dimissioni da sottosegretario – chieste dai finiani – la miccia che alla fine portò all’espulsione dal Pdl del presidente della Camera e la conseguente nascita del gruppo di “Futuro e Libertà”.

Nicola Cosentino, dunque, è indagato per associazione a delinquere e violazione della Legge Anselmi, legge nata in occasione della prima loggia massonica – la P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli – il 25 gennaio 1982 (sono 6 articoli contenenti “Norme di attuazione dell’ articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’ associazione denominata Loggia P2”). Oggi, infatti, Cosentino è indagato per l’episodio della sua candidatura alla presidenza della regione Campania, che pare essere stata sostenuta dal gruppo dei faccendieri di Carboni, e per la presunta diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro (suo compagno di partito). Ma in che modo Carboni avrebbe sostenuto tale candidatura? Attraverso pressioni esercitate sulla Cassazione per influenzare il ricorso presentato dai legali del politico del Pdl avverso l’ordinanza di custodia cautelare per concorso esterno in associazione camorristica. Tentativo, come sappiamo, non andato a buon fine perché il ricorso fu respinto dalla Suprema Corte, anche se poi la Camera negò a gennaio l’autorizzazione a procedere, non rendendo effettiva in questo modo l’ordinanza di custodia cautelare.

Questa volta, tuttavia, la richiesta dell’utilizzo di intercettazioni da parte dei magistrati napoletani riguarda un altro processo in cui è implicato Cosentino. Il reato contestato è riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. Eclatante il caso del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa (caso venuto alla ribalta tramite un’inchiesta di Marco Lillo su “L’Espresso”). Cerchiamo di ricostruire questa vicenda, partendo proprio dall’inchiesta di Lillo e dallle dichiarazioni di  Gaetano Vassallo, imprenditore che faceva affari con la camorra, poi pentitosi.

Ecco cosa riportano i magistrati del pool antimafia, che si occupa dei Casalesi: “Nel 2004 si rilevò poi un rilevante programma diretto alla realizzazione di un termovalorizzatore, in Santa Maria La Fossa, programma voluto dagli Orsi, e dai loro sponsor politici Landolfi e Cosentino, con il locale sindaco”. In pratica i fratelli Orsi, Sergio e Michele (ucciso poi dai Casalesi nel2008), con l’appoggio politico dei due pidiellini avevano individuato la zona adatta per la costruzione del termovalorizzatore. E attenzione: se in pubblico lo stesso Cosentino manifestava una sua presunta contrarietà (“Mi sono sempre opposto all´impianto, è noto), in realtà non pare essere stato così. Cosentino, infatti, viene tirato in ballo da due imprenditori pentiti: lo stesso Sergio Orsi, ma soprattutto da Gaetano Vassallo, imprenditore che si occupava per la camorra dei rifiuti tossici provenienti dal Nord verso la Campania, estromesso nell’affare del termovalorizzatore. I due hanno parlato di Cosentino nel grande affare dell’emergenza rifiuti in Campania e dei presunti contatti tra esponenti politici e Casalesi. Vassallo rivela, come detto, che sarebbe stato estromesso dal consorzio e il motivo, stando alle parole di Vassallo, lo spiega lo stesso Cosentino: “Cosentino mi spiegò, vista la mia palese delusione, quali erano le vere ragioni della mia esclusione dal consorzio (…). Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei Casalesi si erano focalizzati, per l´attività in questione, nell´area controllata dagli Schiavone e che, pertanto, il gruppo Bidognetti (facente capo a Francesco e per il quale Vassallo per sua stessa ammissione lavorava,ndr)  era stato «fatto fuori» in tale area; ne derivava la mia estromissione. In poche parole, Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte «a monte» dal clan dei Casalesi che aveva deciso che il termovalorizzatore si sarebbe dovuto realizzare in quel comune, e che anche l´affare del Consorzio Ce4/ECo era uno degli affari degli Schiavone. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell´affare”. A questo punto, per maggiore chiarezza, bisogna rispondere ad una domanda: chi è Francesco Bidognetti? E’ il boss del clan dei Bidognetti, uno dei cinque che compongono il clan dei Casalesi, braccio destro per lungo tempo di Francesco Schiavone, Sandokan. Ecco, secondo Vassallo i rapporti tra i due si erano deteriorati e Cosentino, interessato alla costruzione del termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, avrebbe lasciato “ il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”. E allora Gaetano Vassallo, poichè agiva per conto dei Bidognetti, e poichè nell’area di Santa Maria la Fossa i Bidognetti stessi “erano stati fatto fuori“, era stato lui stesso escluso dal consorzio. Ma non Cosentino.

Secondo infatti Vassallo, “Cosentino aveva un interesse diretto nella società Eco/4, che avrebbe dovuto realizzare un termovalorizzatore a santa Maria La Fossa. Poiché i rapporti interni tra Schiavone e Bidognetti  erano mutati, Cosentino e i fratelli Orsi lasciarono il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”. Secondo il Pm Alessandro Milita nelle intercettazioni potrebbero esserci importanti rivelazioni che avrebbero potuto chiarire la vicenda, ma, probabilmente non lo sapremo mai o comunque per molto tempo.

Ma Nicola Cosentino è anche “altro”. E’ indagato, infatti, anche per concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono, infatti, le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti, alcune delle quali rimbalzavano nell’aria anche da anni. Come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Ma, come sappiamo, anche qui tutto inutile: la richiesta viene respinta a gennaio dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

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di Carmine Gazzanni 

Non c’è due senza tre. Prima è toccato a Scajola che, probabilmente, ancora sta cercando di capire chi diamine gli abbia comprato casa a sua insaputa. Poi è stata la volta di Aldo Brancher che è stato a capo per ben diciassette giorni di un ministero fondamentale per un Governo (Ministro per la sussidiarietà e il decentramento). Ora ci voleva il terzo. Ma ti pare che il Pdl non avrebbe offerto prontamente un nuovo nome da aggiungere agli altri due? E allora ecco Nicola Cosentino, uno dei tanti personaggi protagonisti delle vicende massoniche che stanno emergendo dalle indagini portate avanti dalla Procura di Roma. Nicola “o’mericano” (così lo chiamano negli ambienti napoletani a lui cari), infatti, è indagato per associazione a delinquere e violazione della Legge Anselmi.
Questa legge, nata in occasione della prima loggia massonica – la P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli – il 25 gennaio 1982. Sono 6 articoli contenenti “Norme di attuazione dell’ articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’ associazione denominata Loggia P2”. Andiamo a vedere allora cosa stabilisce questa legge. Ecco alcuni stralci: “Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall’art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali […] svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale” (art.1). Ma importante cosa si stabilisce nel secondo articolo: “Chiunque promuove o dirige un’associazione segreta […] o svolge attività di proselitismo a favore della stessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna importa la interdizione dal pubblici uffici per cinque anni […]”. Concetto ribadito, poi, nell’articolo 4: “I dipendenti pubblici, civili e militari, per i quali risulti, sulla base di concreti elementi, il fondato sospetto di appartenenza ad associazioni segrete ai sensi dell’art. 1, possono essere sospesi dal servizio, valutati il grado di corresponsabilità nell’associazione, la posizione ricoperta dal dipendente nella propria amministrazione nonché l’eventualità che la permanenza in servizio possa compromettere l’accertamento delle responsabilità del dipendente stesso”. Insomma niente più “servizio pubblico” se si arrivasse alla condanna.

Oggi, infatti, Cosentino è indagato per l’episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro (suo compagno di partito). E poi ci sono le pressioni alla Cassazione per anticipare l’udienza in merito alla misura cautelare emessa nei confronti dello stesso Cosentino: Lombardi, ora in carcere, chiamava, infatti, il Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Vincenzo Carbone. Il tutto per salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della regione Campania (poi sfumata).
Ma l’ex Sottosegretario all’Economia (ma ancora coordinatore Pdl in Campania) ha una grande esperienza alle spalle in merito ed affianca queste accuse ad altre: nel settembre 2008 gli viene contestato un ruolo di rilievo nel riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. E poi concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono, infatti, le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti, alcune delle quali rimbalzavano nell’aria anche da anni. Come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Ma è tutto inutile: la richiesta viene respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Finalmente ieri la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Cosentino si è dimesso.

Si potrebbe pensare a questo punto: per lo meno è tutto risolto. E invece pare proprio di no. Tra gli indagati, infatti, è spuntato anche il nome di Marcello Dell’Utri. Il senatore del Pdl e fondatore di Forza Italia, infatti, dopo la condanna in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, proprio non ce la faceva a stare tranquillo e lontano dai tribunali: Dell’Utri, infatti, risulta tra i presenti alla cena a casa Verdini (anche lui indagato), il 23 settembre 2009, nel corso della quale la “cricca” avrebbe progettato un’azione di avvicinamento dei giudici della Corte Costituzionale che di lì a poco si sarebbero dovuti pronunciare sul Lodo Alfano. E allora eccolo un’altra volta indagato per i suoi rapporti massonici e piduisti (o “pitreisti” a questo punto). Senza dimenticarci, poi, che sul groppone del senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, c’è anche una condanna definitiva: 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia.

Eppure i vari Bondi, Cicchitto, Capezzone continuano con le loro litanie, i loro copioni scritti e recitati ad hoc. Con tanto di fette di salame sugli occhi. Ha detto bene Granata (attenzione: stiamo parlando di un pidiellino, nessun dipietrista o “giustizialista”): “Per i vertici del Pdl la questione morale non esiste […] Se siamo giunti a questa assurda e paradossale situazione, la mia proposta è semplice: provate ad espellerci tutti per antimafia e legalità”.

Attenzione però, Granata: Berlusconi potrebbe prendere sul serio queste parole!

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di Piero Liberatore

Un bel giorno vengo a sapere che alcuni esponenti del Pdl hanno proposto una legge per la “regolamentazione” del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratta, a ben vedere, di un tentativo di porre determinati paletti all’applicabilità del capo di imputazione voluto con forza e introdotto dal giudice Giovanni Falcone. Guarda caso, tutto questo quando il senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, potrebbe essere condannato a breve per lo stesso reato, alla luce delle recenti dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza.
È un colpo troppo forte da sopportare. Potrei descriverlo come un fulmine a ciel sereno, se non fosse che, oramai, il cielo non è più sereno da un bel pezzo.
Così, viene da chiedermi cos’è diventato il mio Paese. A che punto siamo arrivati.
Questa, signori miei, è l’Italia di chi “strozzerebbe” coloro che denunciano la mafia, di chi fa le leggi per tutelare i propri affari e per proteggersi dai guai giudiziari. Stiamo parlando dell’Italia dei corrotti e dei corruttori. L’Italia dell’ipocrisia di chi sbandiera un simbolo, senza averci mai creduto, ma sperando di guadagnarsi gli occhi di chi a quel simbolo ci crede davvero. Questa è l’Italia in cui i parlamentari negano l’autorizzazione all’arresto di un loro collega colluso con la camorra. E’ l’Italia del Mangano eroe.
E’ un paese in cui la voglia di giustizia viene scambiata per odio persecutorio, in cui l’omertà è di casa, in cui ormai nulla è in grado di destare l’indignazione del popolo. E’ tutto normale in questo Paese. Sono normali il lusso sfrenato e la droga. E’ assolutamente normale che in Parlamento siedano pregiudicati per ogni genere di reato, così come è lecito che  inqualificati ed inqualificabili  figli di papà percepiscano stipendi stratosferici per incarichi inesistenti.
Questo è anche il Paese di chi considera la politica un fatto personale, di chi dimentica ogni minima regola del vivere civile e si abbandona a comportamenti degni nemmeno della peggiore delle bestie.
Ho deciso di terminare questo mio ragionamento rivolgendomi a chi prova tanta repulsione al fatto che la tv, la stampa e la rete vengano utilizzate come mezzi di denuncia sociale. A voi dico che non ho scritto queste righe perché ho intenzione di infangare l’immagine dell’Italia. Le ho scritte perché ci tengo a ribadire che la vostra è l’Italia che non ci appartiene.
Ma l’ho fatto soprattutto per dimostrare che la mia, come quella di tantissime altre persone oneste, è l’Italia che non VI appartiene.

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di Carmine Gazzanni

Si può dire di tutto, tranne che in Italia non ci sia par condicio. Ci si impegna affinché non manchi. Purtroppo, però, i nostri politici, presi da mille dilemmi, cadono facilmente in confusione. Risultato: una “par condicio delinquenziale”. Se da una parte, infatti, abbiamo Cosentino, dall’altra abbiamo Bassolino: perfetta simmetria ed equilibrio dei due poli nei rapporti camorristici. I Casalesi non hanno nulla per cui lamentarsi. Purtroppo, è ancora una volta la magistratura impicciona che non si fa gli affaracci suoi.
E allora prende di mira Nicola Cosentino, sottosegretario Pdl all’economia, probabile candidato governatore della Campania con la benedizione di Berlusconi. L’accusa sarebbe di concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti. Rivelazioni che non sono tutte “scoop”, ma rimbalzavano da tempo nell’aria; come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Meno male, però, che Cosentino ha tranquillizzato tutti i suoi sostenitori, per intercessione di Silvio: “Non lascio nè il posto di sottosegretario nè la candidatura alla Regione Campania. Devo tutto al presidente Berlusconi, come gli devono tutto coloro che ricoprono incarichi più o meno importanti”. Meno male che Silvio c’è. Leggi il resto di questo articolo »

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di Letizia Malanga

Pochi giorni fa, Claudio Fava, dirigente di Sinistra e Libertà, in un convegno su questioni morali e istituzionali, organizzato da Luigi De Magistris, scuote la platea con il seguente appello:
Se il candidato del centrodestra sarà Cosentino, non sarà una vittoria per il centrodestra ma una sconfitta per l’intero Paese. Ma se un signore che ben 5 pentiti di camorra sostengono essere stato a disposizione dei clan casalesi fosse candidato per il Pdl, il centrosinistra abbia il coraggio di chiedere  a Roberto Saviano di scendere in campo. E Roberto Saviano dal canto suo, non abbia il timore di sporcarsi le mani con la politica per restituire dignità ad una terra così martoriata.”
Chiariamo un po’ i fatti: la storia politica di  Nicola Cosentino comincia nel ’96 quando arriva in prepotentemente in parlamento come deputato di Forza Italia grazie, soprattutto ai voti ottenuti nella provincia di Caserta, nel ’97 diviene coordinatore di Forza Italia per la provincia di Caserta, fino a diventare coordinatore regionale dello stesso nel giugno del 2005. Infine e ridiventato deputato Pdl nel quarto governo Berlusconi, ed è stato nominato sottosegretario all’Economia e alla Finanza. Dunque un uomo politico che ha un forte potere all’interno del partito.
Ma è tutto oro quello che luccica? Leggi il resto di questo articolo »

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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