VOTA IL BLOG

Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

View Results

Loading ... Loading ...
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Riceverai gli aggiornamenti del blog direttamente nella tua casella di posta!

Clicca QUI

Tag
Link

Articoli marcati con tag ‘bertolaso’

di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

Ormai siamo diventati la barzelletta del mondo, l’immondizia nel 2010 in tutto il mondo è fonte di ricchezza economica, solo a Napoli e provincia ancora è rimasta un flagello, una metastasi mantenuta tale da politica, banche, aziende e camorra che, senza alcun riguardo di fronte al guadagno economico, fanno ammalare i nostri concittadini e, infangando una delle città più belle al mondo, sversano in un parco nazionale, patrimonio dell’umanità, rifiuti di un intera regione e anche quelli del nord. Tanto che importa, com’è riportato in un intercettazione di Bertolaso noi saremmo solo dei cafoni.
Caro Bertolaso, caro Berlusconi e politica di destra e sinistra, ora noi siamo stanchi di essere la latrina d’Italia, è tempo che ora il popolo si riprenda il paese e faccia sì che la Campania ritorni ad essere felix!
GUARDATE QUESTE STRAZIANTI IMMAGINI che nei media di regime non fanno vedere: preferiscono far vedere 4 gatti violenti e facinorosi che anziane malmenate, donne ed uomini in lacrime!

FOTOGALLERY

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: +2 (from 2 votes)

di Carmine Gazzanni

24908Siamo precisamente ad un anno esatto dal tremendo terremoto che colpì L’Aquila e circa cinquanta paesi limitrofi. Ieri,a tal proposito, Guido Bertolaso che a L’Aquila “è stata vinta una sfida gigantesca” perché ormai “abbiamo dato una sistemazione confortevole praticamente a tutti“.

In realtà non è questo il quadro che emerge  dallo speciale di RadioArticolo1 (“Alziamo il velo sulla ricostruzione”) andato in onda il 31 marzo dal tendone Collemaggio. I microfoni dell’emittente sono stati messi a disposizione degli aquilani, con le loro storie, le loro richieste, la loro voglia di futuro. E non è questo il futuro che si aspettano gli aquilani. Un futuro in cui il centro storico è stato abbandonato a se stesso; un futuro in cui il nuovo “centro storico” è un centro commerciale in periferia (L’Aquilone), nuovo luogo di ritrovo per tutti, dai giovani fino agli anziani.
Nonostante il governo e Bertolaso sostengano di aver dato una casa a tutti, ad oggi sono ben 7.000 gli sfollati, per la maggior parte anziani e single. La “new town” fatta costruire dall’esecutivo accoglie, come abbiamo ripetuto più volte, solamente 16.500 persone, soprattutto famiglie e lavoratori. Una scelta questa, si è detto, effettuata per rilanciare l’economia locale.
Ma non è così.  Tutte le attività commerciali e professionali del centro storico sono morte o dislocate altrove. Non esiste un piano per il lavoro, un’idea per formare professionalità locali necessarie alla ricostruzione, né un’idea su come intervenire per riavviare lo sviluppo e con quali priorità. Bertolaso ha affermato che i soldi ci sono e basta presentare i progetti per avere i finanziamenti. Ed è proprio qui che sorge il problema: “Non ci sono infatti le linee guida per preparare i progetti – afferma a Eugenio Carlomagno del comitato “Un centro storico da salvare” –  Noi abbiamo fretta. Entro giugno le linee guida debbono essere pronte. Da subito debbono partire le demolizioni già decise. Le macerie debbono sparire e non, come è successo in via del Capro, buttate da una ditta su altre macerie. Se ci metteranno in grado di presentare i progetti la prossima primavera potranno partire i lavori. Se queste decisioni fossero state prese nel maggio scorso, ora avremmo i cantieri aperti“.
E non è finita qui, come sottolinea Elisa Cerasoli del “Collettivo99”: “Il piano casa è stato realizzato in una zona di campagna sprovvista di servizi, attività commerciali e soprattutto mezzi di trasporto. Fra l’altro vorrei ricordare che questo piano prevedeva un 30 per cento di spazio destinato alle attività sociali. Spazio che ancora oggi non c’è”. Spazi ricreativi, quindi, inesistenti. Come inesistenti sono i luoghi che un tempo erano ritrovo degli studenti.
E quelli ospitati ancora negli alberghi del litorale adriatico? Anche loro non se la passano molto bene: sono circa 8000 i confinati negli hotel della costa, infatti, che non se la sono sentita di affrontare i nuovi prezzi delle case aquilane. Per 300 metri quadri di terreno non fabbricabile si chiedono 40.000 euro; prima si poteva arrivare massimo ad un terzo. Le case messe sul mercato dai costruttori sono passate da 1000-1500 euro al metro quadro agli attuali 2.500. Per non parlare poi degli affitti che sono triplicati.

Dulcis in fundo. Apprendiamo in queste ore che c’è un’informativa giudiziaria – riservata – redatta della Polizia dell’Aquila, come afferma Giuseppe Caporali su “La Repubblica”, che accusa i vertici della Protezione Civile di omicidio colposo. Omicidio colposo per non aver dato l’allarme alla popolazione aquilana nonostante uno sciame sismico che durava da mesi. Nessuno stato d’allerta, nessuna evacuazione. Fino al 6 aprile. Ad essere indagati sono diversi uomini della Protezione Civile che facevano parte della Commissione grandi rischi che si riunì il 31 marzo, chiudendo la seduta senza prendere decisioni rispetto “all’emergenza terremoto in atto già prima della tragedia”. Nonostante un dossier dell’Ingv sulla gravità dello sciame sismico, diversi studi scientifici e perizie geologiche. Nessuna contromisura. La seduta durò in tutto meno di sessanta minuti.

E ora tutti a commemorare i più di 300 morti che tragicamente persero la vita.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali “. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno; attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. Il direttore del Tg1, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”). Insomma, niente di

nuovo sotto il sole, niente di vero nell’editoriale. Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

di Carmine Gazzanni
Lo stavamo aspettando con trepidazione e finalmente ancora una volta Minzolini ci ha regalato le sue perle editoriali. Questa volta ad essere difeso a spada, o meglio, lingua tratta è Guido Bertolaso, vittima di una “condanna mediatica”. E super-Minzo, paladino non si sa ancora bene di cosa, proprio non ci sta e allora dice la sua anche qui.

E infatti il direttore del Tg1 si chiede: “è accettabile che sui quotidiani siano pubblicati, come se fossero prove inoppugnabili, conversazioni piene di omissis o corredate da commenti di un pubblico ufficiale all’insegna del «parrebbe», «sembrerebbe»?”. La risposta gliela diamo noi: si, è accettabilissimo. Il ruolo dei quotidiani è proprio quello: informare. Sembrerà strano al direttore della pseudo informazione dove i servizi più lunghi sono dedicati al maltempo in inverno (notiziona!!!), ma c’è ancora, ahimè, qualche giornalista maledetto e “farabutto” (cit. Silvio Berlusconi) che vuole andare oltre il maltempo, i saldi invernali, Babbo Natale e l’omicidio di turno, insomma vuole andare oltre le informazioni che Super-Minzo lascia passare. E che cosa emerge da questa informazione? Emerge un quadro devastante: la “triarchia” (come l’ha definita Giuseppe D’Avanzo) Berlusconi-Letta-Bertolaso a capo di un sistema molto ampio e fitto che abbraccia tutti: imprenditori, bestie che ridono dei morti, politici di rilevo a destra e a manca, familiari che rivendicano qualche regalino immediatamente poi concesso, escort come lasciapassare per appalti. Insomma, un sistema depravato e depravante che potremo definire “bipartisan”.

Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali“. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno! Attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che, in realtà, fino ad ora il lavoro di magistrati e giornalisti (quelli veri) è stato una grande bufala perché ”tutto finirà il giorno dopo il voto”. E se lo dice l’autorevole direttore del Tg1, apprezzato per la sua imparzialità ed oggettività…beh, c’è da fidarsi. Ad occhi chiusi.

Minzolini, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”).

Insomma, niente di nuovo sotto il sole, niente (o poco) di vero nell’editoriale. E Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

“Il giornalinguismo di Minzolini”             http://www.youtube.com/watch?v=RpDJZ8qf_YU

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

legge-sulle-intercettazioniPiù si va avanti e più è chiaro a tutti che non siamo in presenza di un mero scandalo, ma, ahimè, della realtà marcia che, per molto, troppo tempo, è stata celata da classi dirigenti incompetenti e corrotte. Più si va avanti e più emerge una situazione sempre più intricata e vasta che sembra non risparmiare nessuno: non più solo una mare di imprenditori-papponi, non più solo Bertolaso con la sua Protezione Civile. Nelle ultime intercettazioni spuntano i nomi del coordinatore del Pdl Denis Verdini (inscritto nel registro degli indagati), di Altero Matteoli, anche di Paolo Berlusconi,  del presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro e poi ancora anche di nomi di alcuni ex leader del centrosinistra dell’era Prodi.
La situazione sembra davvero, quindi, critica, come critici furono gli anni di Tangentopoli (pare quasi che non sia una coincidenza che il 17 sarà il diciottesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa).
Per fortuna lo scandalo è scoppiato prima dell’ entrata in vigore della legge sulle intercettazioni che se sarà approvata così come il governo la vuole, metterà il bavaglio alla stampa. Infatti, se fosse già stata approvata, noi non avremmo mai saputo nulla di Bertolaso, delle risate di due sciacalli mentre in Abruzzo nel giro di pochi secondi centinaia di persone perdevano la vita, di Verdini e così via. Come non avremmo saputo molte cose dei rapporti mafiosi di Dell’Utri, non avremmo mai smascherato Calciopoli e così via. In poche parole, non conosceremmo molti episodi che, purtroppo, hanno contraddistinto e contraddistiguono tuttora la nostra bella (e marcia) Italia.
E allora rinfreschiamoci un pò la memoria: cosa comporterebbe questa legge?
1. Oggi le intercettazioni possono durare tutto il tempo che il PM pensa sia opportuno durino (di norma, logicamente, tutto il periodo delle indagini e, a volte, anche oltre). Con questa legge, invece, le intercettazioni potranno durare al massimo 60 giorni (salvo casi di terrorismo e mafia), dopodichè basta, si taglia la spina. Ma ciò è semplicemente assurdo: se un reato dura anche un anno, che senso ha intercettare solo due mesi? E’ ovvio che certamente non si potranno smascherare molte cose che avverranno passati i due mesi di intercettazioni (caso Calciopoli ad esempio: sappiamo che Moggi “interveniva” in diverse partite del campionato, a cominciare dal precampionato. Che senso avrebbe avuto intercettare solo per due mesi!?!?!?);
2. Oggi per intercettare bastano “sufficienti indizi di reato”. Con questa legge, invece, per intercettare saranno necessari “gravi indizi di colpevolezza”. Ovvero: per intercettare un individuo, bisogna ritenere questa persona già colpevole. Ma che senso ha? Se si arriva a ritenere una persona colpevole, la logica vuole che si arresti, non che si intercetti. L’intercettazione dovrebbe servire ad arrivare a capire se siamo in presenza di un colpevole o meno. E c’è dell’altro, molte volte si è intercetto a prescindere da “sufficienti indizi di reato” ed è stato utilissimo: il boss dei Casalesi, Setola, è stato preso non intercettando lui, ma intercettando uno che non era un camorrista, ma un italoamericano che non era distinto da alcun “indizio di reato”;
3. Come detto prima, ciò è valido per tutti i reati, salvo per terrorismo e mafia. Domanda: come si fa a capire se uno è mafioso o terrorista? Semplice, proprio partendo da quei più piccoli (si fa per dire) reati. Non esistono reati tipici della mafia: la mafia spara, ruba, estorce, traffica in droga, traffica in armi, ma anche non un mafioso può fare le stesse attività e quindi è alla fine che si scopre se uno è un mafioso o meno, non all’inizio. Per cui è un’ eccezione, quell di mafia e terrorismo, fittizia, tant’è che la Procura Nazionale Antimafia ha fatto una durissima critica a questa legge (anche qui, si fa per dire!).
Passiamo ora a quello che questo Governo con tale legge riserva all’informazione:
1. non si potranno riportare citazioni testuali, ma si potranno fare solo riassuntini (capite bene che le sintesi possono essere soggette a deviazioni, a incomprensioni e quindi a querele, a differenze delle citazioni, di fronte alle quali la persona coinvolta no può far altro che ammettere le proprie colpe);
2. Se si dovessero citare brani di atti di indagine pubblici, già noti all’indagato, andrà incontro a una pena che, se oblaziona (paga evitando il processo), costa 2.500 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni trascritte, cioè quelle ritenute utili dai magistrati, rischia un’oblazione di 5.000 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni che non sono state trascritte, perché penalmente non sono considerate rilevanti, anche se magari sono gravissime dal punto di vista politico, morale etc. etc., c’è il carcere da sei mesi a un anno per ogni articolo che si pubblica;
3. L’editore, che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 460.000 Euro per ogni articolo. Ergo, con molta probabilità, la chiusura del giornale stesso (è chiaro, quindi, che nessun editore pubblicherà un articolo di tale genere).
Detto questo, penso che sia chiaro  perchè i nostri politici (guarda un pò, gli stessi coinvolti in indagini dove sono essenziali le intercettazioni) vogliano abolire questo potente mezzo che smaschera il marcio in cui loro stessi sono immersi. Nessuno arriva a capire che non bisognerebbe togliere il mezzo che disvela il marcio, ma dovrebbe essere il marcio ad essere punito ed eliminato. “La colpa non è dello specchio, ma di chi sta davanti” (E. Biagi)
di Carmine Gazzanni
legge-sulle-intercettazioni

Più si va avanti e più è chiaro a tutti che non siamo in presenza di un mero scandalo, ma, ahimè, della realtà marcia che, per molto, troppo tempo, è stata celata da classi dirigenti incompetenti e corrotte. Più si va avanti e più emerge una situazione sempre più intricata e vasta che sembra non risparmiare nessuno: non più solo una mare di imprenditori-papponi, non più solo Bertolaso con la sua Protezione Civile. Nelle ultime intercettazioni spuntano i nomi del coordinatore del Pdl Denis Verdini (inscritto nel registro degli indagati), di Altero Matteoli, anche di Paolo Berlusconi,  del presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro e poi ancora anche di alcuni ex leader del centrosinistra dell’era Prodi. La situazione sembra davvero, quindi, critica, come critici furono gli anni di Tangentopoli (pare quasi che non sia una coincidenza che il 17 sarà il diciottesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa).
Per fortuna lo scandalo è scoppiato prima dell’entrata in vigore della legge sulle intercettazioni che se sarà approvata così come il governo la vuole, metterà il bavaglio alla stampa. Infatti, se fosse già stata approvata, noi non avremmo mai saputo nulla di Bertolaso, delle risate di due sciacalli mentre in Abruzzo nel giro di pochi secondi centinaia di persone perdevano la vita, di Verdini; come non avremmo saputo di molte sfumature riguardo i rapporti mafiosi di Dell’Utri, non avremmo mai smascherato Calciopoli e così via. In poche parole, non conosceremmo molti episodi che, purtroppo, hanno contraddistinto e contraddistinguono tuttora la nostra bella (e marcia) Italia.
E allora rinfreschiamoci un pò la memoria: cosa comporterebbe questa legge?
1. Oggi le intercettazioni possono durare tutto il tempo che il PM pensa sia opportuno durino (di norma, logicamente, tutto il periodo delle indagini e, a volte, anche oltre). Con questa legge, invece, le intercettazioni potranno durare al massimo 60 giorni (salvo casi di terrorismo e mafia), dopodichè basta, si taglia la spina. Ma ciò è semplicemente assurdo: se un reato dura anche un anno, che senso ha intercettare solo due mesi? E’ ovvio che certamente non si potranno smascherare molte cose che avverranno passati i due mesi di intercettazioni (caso Calciopoli ad esempio: sappiamo che Moggi “interveniva” in diverse partite del campionato, a cominciare dal precampionato. Che senso avrebbe avuto intercettare solo per due mesi!?!?!?);
2. Oggi per intercettare bastano “sufficienti indizi di reato”. Con questa legge, invece, per intercettare saranno necessari “gravi indizi di colpevolezza”. Ovvero: per intercettare un individuo, bisogna ritenere questa persona già colpevole. Ma che senso ha? Se si arriva a ritenere una persona colpevole, la logica vuole che si arresti, non che si intercetti. L’intercettazione dovrebbe servire ad arrivare a capire se siamo in presenza di un colpevole o meno. E c’è dell’altro, molte volte si è intercetto a prescindere da “sufficienti indizi di reato” ed è stato utilissimo: il boss dei Casalesi, Setola, è stato preso non intercettando lui, ma intercettando uno che non era un camorrista, ma un italoamericano che non era distinto da alcun “indizio di reato”;
3. Come detto prima, ciò è valido per tutti i reati, salvo per terrorismo e mafia. Domanda: come si fa a capire se uno è mafioso o terrorista? Semplice, proprio partendo da quei reati più “piccoli” (si fa per dire). Non esistono reati tipici della mafia: la mafia spara, ruba, estorce, traffica in droga, traffica in armi, ma anche non un mafioso può fare le stesse attività e quindi è alla fine che si scopre se uno è un mafioso o meno, non all’inizio. Per cui è un’ eccezione, quella di mafia e terrorismo, fittizia, tant’è che la Procura Nazionale Antimafia ha fatto una durissima critica a questa “legge” (anche qui, si fa per dire!).
Passiamo ora a quello che questo Governo con tale legge riserva all’informazione:
1. non si potranno riportare citazioni testuali, ma si potranno fare solo riassuntini (capite bene che le sintesi possono essere soggette a deviazioni, a incomprensioni e quindi a querele, a differenze delle citazioni, di fronte alle quali la persona coinvolta no può far altro che ammettere le proprie colpe);
2. se si dovessero citare brani di atti di indagine pubblici, già noti all’indagato, si andrà incontro a una pena che, se si oblaziona (si paga evitando il processo), costa 2.500 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni trascritte, cioè quelle ritenute utili dai magistrati, rischia un’oblazione di 5.000 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni che non sono state trascritte, perché penalmente non sono considerate rilevanti, anche se magari sono gravissime dal punto di vista politico, morale etc. etc., c’è il carcere da sei mesi a un anno per ogni articolo che si pubblica;
3. L’editore, che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 460.000 Euro per ogni articolo. Ergo, con molta probabilità, la chiusura del giornale stesso (è chiaro, quindi, che nessun editore pubblicherà un articolo di tale genere).
Detto questo, penso che sia chiaro  perchè i nostri politici (guarda un pò, gli stessi coinvolti in indagini dove sono essenziali le intercettazioni) vogliano abolire questo potente mezzo che smaschera il marcio in cui loro stessi sono immersi. Nessuno arriva a capire che non bisognerebbe togliere il mezzo che disvela il marcio, ma dovrebbe essere il marcio ad essere punito ed eliminato. “La colpa non è dello specchio, ma di chi sta davanti” (E. Biagi)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Carmine Gazzanni

Questa è l’Italia: uomini che entrano in politica per evitare il carcere e altri che si danno alla bella vita e, soprattutto, alle belle donne. E la cosa stupefacente è che poi lo si ammette anche, senza alcun freno e pudore. Che fantastica classe dirigente! Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, se qualcuno poteva ancora credere che i nostri politici e uomini istituzionali sono sant’uomini, questi giorni sono stati decisivi: una bella pietra sopra quelle vecchie ataviche credenze, sopra i grandi uomini che hanno guidato l’Italia in tempi oramai andati!! Meglio seguire gli esempi che abbiamo oggi: entrare in politica se dobbiamo nascondere qualcosa e favorire solo chi ci dà la “materia prima” per qualche ora di divertimento.

E allora chi sono i nostri mentori? Partiamo da Dell’Utri che ci insegna tre cosette.

1.definizione di eroe. Dicesi “eroe” colui che evita di farti finire in carcere, anche se in passato ha ammazzato, ha trafficato, in sintesi: anche se è stato un mafioso;

2. definizione di dignità. Dicesi “dignità” quella peculiarità propria non di chi collabora con la giustizia (vedi Spatuzza), ma di chi non lo fa, ovvero di quel mafioso, come Graviano, che nega tutto e ti fa star contento (“Sentendo la deposizione di Filippo Graviano mi è sembrato sinceramente una persona ravveduta. Mi ha colpito la dignità di questo signore, il suo mi sembra un pentimento vero, sono parole che mi hanno meravigliato”);

3. definizione di uomo politico.  Dicesi “uomo politico” chi entra in Parlamento per evitare un altro luogo più lugubre come il carcere. (“A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera”).

Bene. Imparato? Next level allora. Passiamo al duo Berlusconi-Bertolaso che ci indicano i “vantaggi” dell’uomo potente: puoi farti organizzare una cosa “megagalattica a base di sesso”, con persone che ti creano anche più di una situazione (“ROSSETTI:…senti quante situazioni devo creare?…una…due – ANEMONE:….io penso due… lui si diverte… due!!”). E poi se per caso “oggi pomeriggio, se Francesca potesse… Io verrei volentieri, una ripassatina“. Ma non è colpa tutta loro: la carne è debole. E ce lo rivela l’infelice battuta di Berlusconi: “Sapete, quando guardo una belle donna perdo il filo…. Mi conoscete. O forse preferite Marrazzo?”. E allora è giusto che Bertolaso poi ricambi il favore in qualche modo, magari con appalti, no? D’altronde “do ut des”.

Dai Guido, come ci e ti insegnano Dell’Utri e Berlusconi questo è il momento giusto per entrare in politica: eviti qualsiasi processo (in qualche maniera si farà) e, nel caso combini qualche marachella, non ti scomporre, ma prenditela con i magistrati, con la stampa, con la televisione, con la sorte avversa, i sondaggisti, gli idraulici, Maga Magò, Topo Gigio e l’uomo tigre….insomma, prenditela con qualcuno, dai del “rosso” a questo e del “pollaio” a quegli altri e, se vuoi, anche del “farabutto” a un altro ancora. E così, felice e contento, continui con la beltate femminile e, in cambio, concedi appalti all’amico pappone.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

di Piero Liberatore

bertolasoBasta poco per scatenare un incidente internazionale. Un paio di dichiarazioni sentenziose, condite con un pizzico di arroganza e sfacciataggine al bisogno e la ricetta è pronta. Servita sul piatto degli Stati Uniti e dell’ONU.

È quello che ha fatto Guido Bertolaso appena tre giorni fa. “La situazione dei soccorsi è patetica. Si assiste ad una gara di vanità e si viene qua per far bella figura davanti alle telecamere”. Così il Capo del Dipartimento della Protezione Civile ha commentato la gestione dell’emergenza ad Haiti, aggiungendo che “manca la capacità di coordinamento e di leadership” da parte delle forze attive sul campo.

Parole forti che hanno destato l’immediata reazione del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che ha parlato di critiche da bar, di quelle che si fanno all’indomani delle partite di football.

È servita a ben poco, anzi ha reso l’atmosfera ancor più elettrica la rettifica di Bertolaso, il quale ha spiegato che le sue critiche non erano rivolte agli Stati Uniti, bensì all’ONU. Apriti cielo!

Il segretario ONU, Ban Ki-Moon, non c’ha visto più e ha chiesto la testa di Bertolaso su un piatto d’argento. Cosa che ha costretto il Ministro degli Esteri Frattini a genuflettersi timidamente, nella speranza di evitare l’inevitabile.

All’improvviso tutto scompare in una bolla di sapone. Dicono: “Il caso Bertolaso è da considerare un ex-caso”, ma c’è da giurare che qualche piccola incrinatura nei rapporti diplomatici si sia formata.

Resta da capire il perché di tanta insofferenza verso la gestione dei soccorsi da parte di Stati Uniti e ONU. Sicuramente a Bertolaso va dato atto di essere un grande esperto in materia di emergenze, come quella che ha investito l’isola di Haiti. Lecite, dunque, sarebbero le sue critiche verso una certa disorganizzazione che ha lasciato spazio ad assalti e saccheggi ai convogli degli aiuti umanitari.

Bisognerebbe tuttavia rendersi conto che Haiti è tutt’altra cosa rispetto alle realtà a cui noi siamo abituati. Si tratta infatti di una regione in cui regna l’estrema povertà, che già di per sé è una disgrazia. Il terremoto è stato quindi una tragedia nella tragedia.

In queste condizioni qualunque organizzazione, sia essa un esercito o la Protezione Civile, troverebbe serie difficoltà nella gestione degli aiuti umanitari. Ognuno di noi ha potuto vedere alla tv le operazioni dei caschi blu dell’ONU, che per assicurare un’equa ripartizione di viveri e medicinali erano costretti a sparare in aria colpi di fucile nell’invano tentativo di allontanare la folla affamata.

Bertolaso si era detto pronto ad esportare il modello Abruzzo ad Haiti, ma forse non aveva preventivato di fare i conti con centinaia di migliaia di esseri umani affamati. Probabilmente non ha voluto rendersene conto nemmeno dopo aver osservato la situazione con i propri occhi.

Di sicuro avrebbe potuto evitare di abbandonarsi a dichiarazioni tanto pesanti, costringendo poi il Governo a correre ai ripari.

D’altro canto siamo abituati a cose di questo genere. Proprio qualche giorno fa il Ministro Brunetta ha avuto una trovata geniale: Eureka! Potremmo togliere 500 Euro alle pensioni di anzianità per darle ai “bamboccioni”, invitandoli così a sloggiare dal nido familiare.

Data l’assurdità della proposta, il Governo si è visto costretto a chiarire che la genialata era solo un’idea personale dell’intrepido Renato.

Che altro dire, se non concludere con una massima del saggio Confucio che recita: “meglio star zitti e sembrare stupidi che parlare e togliere così ogni dubbio”…

E come accade in Italia, “chi sbaglia…viene premiato”:  ”Guido Bertolaso sarà nominato ministro“, dice oggi mister B.

VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.6_1107]
Rating: 0 (from 0 votes)

De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

Pubblicità