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Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

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Articoli marcati con tag ‘bersani’

di Carmine Gazzanni

Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni,  pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.

E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).

Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.

Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione:  le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine,  Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?

Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In  attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.

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di Jessica Proni

E ora parliamo di politica…“. Così esordisce Fazio nella serata di lunedì in un punto particolare della trasmissione “Vieni via con me” che conduce con Saviano.

E’ il momento più atteso della serata, ci saranno voci autorevoli a parlare, già dai giorni che precedevano la puntata si vociferava sulla presenza di Bersani e Fini che avrebbero letto rispettivamente i valori della destra e della sinistra, oggi.
La storia che raccontano nei pochi minuti messi loro a disposizione è una storia bellissima, che fa sognare, è fatta di ideali, è fatta di speranza e di voglia di cambiare questa Italia che, sia a destra che a sinistra, appare sofferente, come una bellissima venere affetta dal più terribile e incurabile dei mali, la cattiva politica:

Ma cos’è la destra? Cos’è al sinistra? Così cantava il signor G e così oggi canto anch’io, sia da una parte che dall’altra, oggi più che mai si respira aria di cambiamento.
Forse sarò un’illusa, forse sarò troppo giovane per capire certe cose, ma sentire parlare di giustizia sociale, di uguaglianza di opportunità, meritocrazia, assistenza pubblica, forza dello Stato, orgoglio di essere italiani, difesa della Costituzione, lotta all’evasione fiscale, unità nazionale, lotta alla disoccupazione, ripresa dell’economia, valorizzazione del territorio… mi esalta, mi fa sognare!!

Caspita, forse Gaber aveva ragione: l’ideologia, da una parte e dall’altra, altro non è che un mezzo per “affermare un pensiero, il suo perché, con la scusa di un contrasto che non c’è….

Credo che i tempi siano maturi, credo che qualcosa possa cambiare, voglio sperare che sia giunto il momento di mettere un punto, di voltare pagina, di smettere di pensare che non esiste possibilità di cambiamento.
Sono stanca dei luoghi comuni sui politici: la politica è bella e se fatta bene, fatta da gente seria, spinta da vocazione e non da interessi propri, fa respirare a tutti un’aria migliore che forse riuscirebbe anche a curare la bellissima Italia…

Dico la verità: non mi dispiacerebbe se al Governo ci fosse qualcuno di destra, espressione del voto popolare, se questi facesse politica sana, nell’interesse del Paese reale. Se sapesse fare il suo mestiere avrebbe anche il mio voto, se si muovesse nell’interesse degli italiani avrebbe il mio voto, se firmasse con i suoi elettori un patto vincolante che lo tenga fermo nella realizzazione del suo progetto elettorale e delle promesse da lui fatte, avrebbe il mio voto… sarei felice di darglielo, se davvero lo meritasse.

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Un elettore del Pd ha inviato una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti “rottamatori”. Una lettera molto interessante che invitiamo a leggere e a commentare.

di Andrea Vetere

Carissimo sindaco Matteo Renzi,

Noto con piacere che c’è ancora un bizzo di vitalità nel Partito. Però mi rendo conto che queste sono cose che interessano a me in qualità di cittadino ed elettore mentre a voi lassù non importa una sega, come dicono i suoi conterranei toscani.

Il mio ragionamento, se avrà la voglia di leggerlo, è semplice. Tanto semplice che non è neppure un ragionamento: è un istinto.

Seguo distrattamente i telegiornali, leggo poco i miei quotidiani di riferimento (l’Unità e La Repubblica) ma conosco gli eventi più salienti della scena politica del momento. E cosa percepisco? Glielo dico subito.

Percepisco un Berlusconi in difficoltà (badi, in difficoltà, non perduto ma solo in difficoltà). Percepisco che il momento potrebbe esser buono per il Paese, sento che qualcosa di positivo potrebbe avvicinarsi.

Allora guardo, come mi capita in questi momenti, a ciò che accade nel mio partito sentendomi pronto a votarlo ancora. E cosa vedo da questa parte?

Forse lei lo sa cosa vedo: vedo come due avvoltoî, privi di iniziativa che aspettano svolazzando sul moribondo. Percepisco che questi due avvoltoi stanno lottando, gareggiano a chi otterrà il pezzo più succulento della carcassa.

Lo sa perché la destra finora ha vinto? Perché sa fare quadrato, o meglio c’è riuscita sino a poco tempo fa. Il centro sinistra invece è caduto due anni fa perché Bertinotti di qua, Mastella di là, d’Alema su, Rutelli giù.

E ora? Ora ci risiamo, ci si mette anche lei per di più.

Ma poi come mi fa rabbia che parlate del bene del Pese, e su lo dica che lei pensa al bene di Matteo Renzi! Si vede lontano un miglio che né lei, né Bersani state minimamente pensando a cosa sarà di me, dei miei studi, della borsa di studio che non avrò mai.

Se davvero voi due, e gli altri insieme a voi, pensaste un pelino anche a noi trovereste il modo di apparire diversi, come un partito del Regno Unito di Sua Gloriosa Maestà o degli S.U.d’A.

Lo sa che lì, se non si piace, non si viene rieletti? Dovrebbe esser così anche da noi ma voi maestri della politica non so come ma vivete di lotta. Più rompo le scatole, più sarò importante, più potrò pretendere. Lo dimostra chiaramente Fini, assieme a Bossi e il suo cel’hodurismo.

E ma allora io a chi diamine darò il mio voto? Troverò lei sulla scheda sapendo che Bersani ha dovuto metterla lì perché iniziava ad alzare la cresta? Oppure la troverò tra i ministri nel beneaugurato caso di vittoria del centro sinistra, sicché sino a quel momento non saprò se la sua cresta le abbia fatto o meno ottenere qualcosa?

Ebbene, come farò a votare con serenità sapendo che anche nel mio partito potrebbero prevalere i ricatti del tipo “bada che senza di me non si va eh“.

Per favore, nel caso in cui davvero leggesse questa mia e voglia rivolgermi un po’ di politichese si astenga. In tal caso, preferirei non avere risposta.

Andrea Vètere, elettore preoccupato.

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di Carmine Gazzanni

In coma e senza respiratore”. Con questo titolo oggi il quotidiano “El Pais” si occupa del Pd, un partito che “nonostante l’entusiasmo generato dal ‘si può fare’ veltroniano […] è, più che un partito riformista di governo, una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, che cercano di mantenere i loro privilegi”. E come dare loro torto?
Da quando è nato il Partito Democratico ha preso solo batoste: prima alle politiche (al Senato Veltroni il 38% contro il 47.3 di Berlusconi; alla Camera il 37.5% contro il 46.8); poi alle Europee (il Pd raggiunse uno sterile 26%); e infine alle regionali, nelle quali Bersani perse ben quattro regioni che erano in mano al centrosinistra, commettendo gravi errori nella scelta dei candidati (un esempio su tutti: dopo la mala amministrazione Bassolino, indagato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, viene presentato Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa).

Ciò che sorprende (chiaramente in negativo) è che in un momento di crisi istituzionale (situazione d’oro per qualsiasi opposizione) il Pd che fa? Cincischia, litiga, sbraita. Alcuni giorni fa Veltroni ha dichiarato: “Il PD offre l’immagine di un partito senza bussola”. Replica Bersani: “La cosa meno normale è il modo, il tono e il momento perché noi dovremmo occuparci del Paese e non guardarci la punta delle scarpe o fare un pacco dono a Berlusconi”. E ancora Veltroni: “Faccio un regalo a Berlusconi? Il contrario”. Insomma, non si capisce più nulla. E l’unica proposta arrivata dalla segreteria del Pd? Il Nuovo (vecchio) Ulivo. Bene ha fatto allora Renzi che ha dichiarato che “il Nuovo Ulivo fa sbadigliare”. Proprio ieri, a Matrix, il sindaco di Firenze ha rincarato la dose riferendosi a Bersani: “A me ha colpito quando Bersani , qualche giorno dopo le dichiarazioni di Fini di agosto, ha detto ‘pur di mandare a casa Berlusconi va bene anche un governo Tremonti‘. Ecco, se tu hai detto che Tremonti è ‘il ministro del tesoro della macelleria sociale’, se abbiamo fatto gli scioperi contro Tremonti, come vai dai nostri iscritti a dire ‘guardate ragazzi, contrordine compagni, Tremonti va bene’?”.
Come dare torto a Matteo Renzi? Il punto, purtroppo, è che il Partito Democratico, nelle idee e nei programmi non è mai stato coeso al suo interno e, dunque, mai stato chiaro.
Prendiamo il caso immigrazione (ne ha parlato brillantemente in un suo articolo “Il Fazioso”). Siamo al giorno dopo dell’elezione di Franceschini a segretario del Pd. Appena eletto disse: “Basta con i litigi dei leader sui media”.
Dopo alcuni giorni eccco cosa succede sul tema immigrazione. Fassino dichiara a Radio 24 che “La politica del respingimento alle frontiere è un’azione legittima di contrasto dell’immigrazione clandestina prevista da tutti i documenti dell’Unione Europea, dagli accordi internazionali e praticata anche durante il governo di centro sinistra”. Replica Rosi Bindi: “Si tratta di un’evidente violazione dei diritti umani. La condanna dell’Onu, come quella di tutte le principali organizzazioni non governative, dovrebbe far riflettere il ministro Maroni: per l’Italia non si tratta di una vittoria ma di una vergogna. Forse Fassino non ricorda esattamente le differenze tra noi e il centrodestra”.
Rutelli (ancora non fuoriuscito) è invece in linea con Fassino: “Bisogna respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina. Se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto (‘in Italia entri chiunque’) sbaglieremmo alla grande. Anche qui deve esprimersi il riformismo del Pd”. Ma Tonini non è d’accordo: “Bisogna fare come si è sempre fatto, con una procedura più lunga e magari impopolare, ma più giusta: accoglienza, identificazione, e poi, eventualmente, espulsione”. Chiamparino, tuttavia, non è dello stesso avviso: “Lo dico e lo confermo: sono convinto che si debba fare di tutto per togliere l’immigrazione dalle mani della mafia e della criminalità. E quindi che si debba cercare di contrastare gli sbarchi dei clandestini sulle nostre coste perché questa attività è in mano esclusivamente alla criminalità. Il nostro partito non ha mai organizzato una riunione sull’immigrazione e poi devo proprio dirlo: su questo argomento il Pd sta regredendo”. Ma arriva il richiamo ufficiale al Sindaco di Torino da parte di Soro: “Evidentemente abbiamo due idee diverse di come si sta in un grande partito politico”. Ma, a sostegno di Chiamparino arriva Penati: “Ha ragione. Non capisco, se la segreteria nazionale del partito non ha trovato il modo e il tempo di discutere di temi importanti come quello dei respingimenti, di cosa stanno discutendo. Vorrei sapere qual è l’ordine delle priorità di questo partito”. E infine Fioroni: “Invito i miei compagni di partito a non girare la testa dall’altra parte. Le norme della destra violano i diritti umani”. Conclusione: oggi qual è la posizione, chiara e forte, del Pd su questo tema?

E ancora, un esempio più recente. A Vasto, al V congresso nazionale dell’Idv, Rosi Bindi, ospite di un dibattito proprio relativo alle alleanze, non ha chiuso le porte né a Fini né a Casini, rimanendo sul vago e, pertanto, non prendendo alcuna ferma posizione in merito: potranno aderire al progetto “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è, e meglio è. Il perimetro è deciso dalla condivisione al programma”. Ecco, si chiederebbe al Pd di usare meno politichese e più chiarezza: pane al pane e vino al vino.

Altrimenti sì, rimarremmo in una situazione di “coma e senza respiratore” ancora a lungo.

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di Carmine Gazzanni

Il Pdl e, dunque, il Governo sono sempre più nel caos. C’è chi difende strenuamente Berlusconi (vedi i soliti Capezzone, Cicchitto, La Russa); chi, sulla scia dei finiani, comincia a guardarsi un po’ attorno (vedi Gianfranco Rotondi). E, sebbene tutti neghino, sebbene tutti nella maggioranza dicano che è più di una semplice possibilità che questo Governo arrivi alla fine della legislatura, pochissimi ci credono. A cominciare dall’alleato di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, che pochi giorni fa ha dichiarato che si andrà certamente al voto “a fine novembre o ai primi di dicembre” al massimo. Pare scontata un’alleanza Lega – Berlusconi, anche se Mario Borghezio aveva addirittura affermato di non poter escludere che la Lega viaggi da sola in caso di elezioni anticipate. Voci, tuttavia, smentite poi da Bossi stesso, anche se non dobbiamo dimenticare che il senatùr, interrogato qualche tempo fa sulla possibilità di un premier leghista, rispose: “Nel 2013 è un’ipotesi possibile“. Per carità, sappiamo che sarebbe un’ipotesi quanto mai assurda, ma da un partito che, nei suoi tratti distintivi si rivela essere incostituzionale e razzista, ci possiamo aspettare di tutto.

Intanto il Presidente del Consiglio pare comunque essere intimorito da queste elezioni. E lo dimostra il fatto che sta cercando di ricongiungersi con il figliol prodigo Pierferdinando Casini, alleato sgraditissimo alla Lega. Tant’è che in questi giorni abbiamo assistito a scontri, battute e risposte dai colori tragicomici. “Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere”, afferma Casini; “Casini è uno stronzo. Casini è come quelli che non potendo avere meriti e qualità insultano gli altri” ribatte con estrema delicatezza Bossi, che aggiunge: “Casini è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord”. E ancora il leader dell’Udc: “Gli insulti che questa sera Bossi mi ha gentilmente rinnovato dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani”. Fino all’apogeo, oggi, del capodelegazione della Lega all’Europarlamento, Francesco Speroni, in un’intervista ad “Affaritaliani”: “L’Udc è gente di cui non ci si può fidare, perché abbiamo visto… sono come la D’Addario … vanno con chiunque”. E, infine, ecco l’Onorevole dell’Udc Amedeo Ciccanti che controbatte: la Lega si comporta come “le squadracce di Mussolini”.

Insomma, Berlusconi è avvertito: o Lega o Udc. Insieme mai. Sia per volere di Casini, sia per volere di Umberto Bossi. E intanto c’è anche chi propone un Governo che raccolga le forze centriste. A Proporlo è Italo Bocchino: una maggioranza con Fli, Rutelli, Casini e i moderati del Pd. Logicamente la sua proposta ha ricevuto solo critiche e null’altro. D’altronde è obiettivamente una proposta quanto mai assurda, che non tiene alcun conto di idee, posizioni e programmi. Insomma, una maggioranza che starebbe in piedi (semmai si riuscisse ad alzare) una manciata di giorni.

Dunque è chiaro: tutti sono impegnati a capire come muoversi, quando muoversi e, soprattutto, con chi muoversi. Soltanto da una parte le acque sono (purtroppo) estremamente calme (anzi, morte). Stiamo parlando del Pd. Oramai è chiaro che il Partito Democratico non vuole elezioni anticipate, semplicemente perché uscirebbe ancora tragicamente sconfitto. E il punto è questo: uscire sconfitti alle scorse politiche, alle scorse regionali e alle scorse europee (in pratica a tutti gli appuntamenti elettorali fin qui tenuti) già è molto pesante, ma uscire sconfitti ora, contro un centrodestra che non si regge in piedi, significherebbe la morte del Pd, di un progetto, di un disegno probabilmente mai esistito o comunque mai concretizzato e dei suoi vetusti esponenti.

D’altronde anche le ultime statistiche dicono questo. Mannheimer, sempre ad “Affaritaliani”, ha afferamato che “se ci fossero elezioni anticipate l’alleanza tra Pdl e Lega otterrebbe una buona affermazione e con questa legge elettorale avrebbe certamente la maggioranza alla Camera dei Deputati”. Solo “al Senato la situazione e’ piu’ complicata”. E il Pd? Come già detto “poverino e in grossa difficoltà”. Lo stesso saggista, infatti, aggiunge che “il problema del Pd e’ il continuo dibattito interno e il grande senso di debolezza che trasmette agli italiani. Per questo motivo il voto anticipato non conviene al Centrosinistra, che non lo vuole”.

Rimangono, dunque, soltanto Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà attivi sulla scena politica. Si spera che proprio Nichi Vendola posso fare la voce grossa in caso di elezioni anticipate, possa avere un ruolo di primissimo piano e non marginale. Proprio oggi è uscita su “Famecount.com” la classifica “Top Social Network Stars”, i personaggi più seguiti sul web (facebook, youtube, twitter). Ebbene, Nichi Vendola è al trentesimo posto, il primo tra gli italiani. Seguito proprio da Antonio Di Pietro (sessantottesimo posto). Insomma, si spera che i due politici italiani che da sempre hanno tenuto a cuore la libera informazione, soprattutto attraverso il canale informatico, possano prendere il sopravvento sugli impolverati uomini del Pd. Non è un caso che del Pd, in questa classifica, non compare nessuno del vertice: né Bersani, né Franceschini, né D’Alema. Solo due sindaci: Emiliano e De Luca.

Ma può bastare? Certamente no. L’unica speranza è che qualcosa si muova nel Pd. Si spera che il partito traino del centrosinistra, dopo due anni di opposizione a tratti inesistente, riesca a riemergere e a non farsi sfuggire quest’altra, ennesima opportunità.

Il primo passo per rinascere, caro Bersani, è avere il coraggio di riconoscere che buona parte della malattia politica e sociale dell’Italia è da imputare alle scelte sbagliate della sinistra e, ora, del Pd, quanto mai lontano dalla gente e dalla società civile.
Adda passà a nuttata”, diceva Edoardo De Filippo. Speriamo passi, ma, al momento, la notte è ancora nera. Troppo nera.

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Pubblichiamo un articolo che ci manda una nostra lettrice, Valentina Capone. Leggete e commentate in tanti!

Di tutta questa storia di Scajola penso diverse cose, tutte legate tra di loro e riconducibili a pensieri comuni, a “filoni unici”. Mi limito qui a fare considerazioni, poche poche ma che non so tenere per me e che non mi pare d’aver sentito in giro.

La prima, quasi banale, è rispetto alla dichiarazione di Mr. B, il quale ha detto che, sì facendo, Scajola ha dimostrato senso dello Stato. Ci vuol poco a notare che, detto da uno che per una quantità non numerabile di motivi avrebbe da dimettersi dal mondo e che invece non vuole gli si contesti nulla perché fa il Presidente del Consiglio, quando il ragionamento dovrebbe essere opposto (sei Presidente del Consiglio, quindi ogni atto contestabile lo è tanto più a te), dicevo, ci vuol poco a notare che nel migliore dei casi è l’ammissione di essere lacunoso circa il proprio, di senso dello Stato. Nella peggiore e più realistica delle ipotesi è invece una frase detta nella piena consapevolezza che sarà accettata dal pubblico in modo totalmente passivo, che “fare i collegamenti” come usava chiedersi al liceo, associare una dichiarazione con la storia recente (anche di pochi giorni) non è più nelle abitudini o nelle capacità di gran parte di chi legge o, più probabilmente, ascolta.

La seconda cosa riguarda invece, molto velocemente e per rilassarvi un po’ prima della botta di indignazione finale, la scandalosa ma soprattutto imbarazzante intervista di La Russa due giorni fa al tg1. Un La Russa evidentemente stravolto, non dirò dai fatti quanto piuttosto da una buona dose di robbba bbona. Ha passato i suoi minuti a blaterare lodi sul già ministro, con la testa a sbarellare tutto il tempo, gli occhi sbarrati e quei denti più in vista e più divisi del solito; nelle sue deliranti parole Scajola era una specie di vittima del terrorismo, qualcosa di simile allo sbeffeggiato Biagi, a cui noi tutti dobbiamo un po’ della nostra libertà e di quel che abbiamo (o ci è rimasto). Il tutto concluso da un “Grazie (pausa) Scajola“, con il sorriso commosso rivolto alla telecamera ma, si vedeva chiaramente, con il pensiero a lui, lassù.

L’ultima cosa, quella che mi preme di più, quella che mi fa più arrabbiare (dopo il fatto in sé, ovvviamente, con quello che significa), è la reazione del caro Bersani. Il nostro, dopo le dimissioni di Claudietto, ha rilasciato una dichiarazione in cui dice: “Ecco, si è dimesso, era questo che doveva fare. Bene bravo, setteppiù. Ora voltiamo pagina…” e tutte ’ste menate qui, come direbbe lui. E invece no. No, cacchio. Le dimissioni non risolvono il problema. Sono un fatto tra gli altri, necessario, ma non puoi, non devi, tu, capo dell’opposizione, persona che qualcuno ha creduto capace e responsabile fino a questa che pare essere una sufficiente prova contraria, fermarti qui. Devi urlarlo, devi ricordarlo fino alla noia che quello che è successo è gravissimo, è uno scandalo enorme, che è solo la superficie – una sottile pellicola – che nasconde malamente un livello sconvolgente e vomitevole di corruzione. Corruzione che è degli animi e delle menti, che fa confondere la politica con il più losco e comodo dei posti dove concludere affaracci e fregarsene, lordura che copre ormai irrimediabilmente il senso vero e bello della politica. Qui non si parla dei privilegi della casta, pure da guarire, ma di un magma melmoso molto più orrendo, di un’idea di impunità che cancella il confine tra ciò che si può, ciò che non si può e ciò che si deve.

Non puoi farla finire qui, devi fare qualcosa, devi continuare. Non so di preciso a far che, qui chi comanda sei tu e non dovrei essere io a dirti. Ma io non posso voltare pagina, e tu non devi.

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di Carmine Gazzanni

Per tutto il mese che precede le elezioni del 28 e 29 marzo basta con i programmi di informazione politica. Quindi stop a Ballarò, ad Annozero, a Porta a Porta (pare che anche il programma di Vespa compaia tra quelli di informazione politica). Lo ha deciso ieri la Commissione di Vigilanza Rai, o meglio la maggioranza della Commissione: tutti gli uomini del centrodestra più il radicale Marco Beltrandi (e infatti scelta più radicale di questa non ci poteva essere: dar ragione al Pdl). Dura, invece, la reazione del Pd che addirittura ha abbandonato i lavori. Ed è Bersani a specificare quale sia, a suo avviso, l’obiettivo del centrodestra, ovvero “ovattare la realtà e nascondere i problemi”. E anche tutto il mondo del giornalismo si schiera contro un provvedimento che rivela l’ “ingordigia della politica che si mangia l’editore, l’azienda, i conduttori, i giornalisti e anche gli ospiti. Oltre, naturalmente, ai telespettatori che pagano il canone“, come afferma Giovanni Floris. E’ probabile, infatti, che si indica uno sciopero, come ha dichiarato Carlo Verna dell’Usigrai: “apriremo le procedure per lo sciopero dopo la decisione della vigilanza di mettere il bavaglio all’informazione Rai durante la campagna elettorale. Si stanno minando le ragioni stesse del servizio pubblico. Una assurdità“.

E’ evidente che l’obiettivo è politico: oscurare i canali di informazione un mese prima delle elezioni potrebbe essere determinante; anche perché non scordiamoci che, ad esempio, Matrix e gli altriprogrammi di approfondimento Mediaset non avranno alcun obbligo di tale sorta. Un gran bel vantaggio per Berlusconi.

D’altronde non è la prima volta che si palesa un regime mediatico “Rai-set”: Biagi, Santoro, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Freccero sono solo alcuni “fuoriclasse” degli ascolti per la qualità dei loro programmi, vittime del regime. Abbiamo poi il caso famoso di Luttazzi e della puntata in cui ospite era Travaglio con il suo libro “L’odore dei soldi”. E di Luttazzi la Rai ha fatto in modo che svanisse anche il ricordo: basti pensare che è stato creato “Raiclick”, un servizio di archivio telematico, ma se si digita il nome di Daniele Luttazzi, non c’è alcun risultato, come se non fosse mai esistito in Rai. Emblematico, ancora, è l’episodio in cui nel novembre 2003 un redattore del Tg3 Primo Piano chiede alla cineteca la cassetta di quella puntata del Satyricon, ma non c’è traccia del brano “criminoso”: cancellato. La puntata parte dalla metà: la prima parte, scomoda per qualcuno (forse lo stesso di cui si parla nel libro di Travaglio???), è stata eliminata. Ancora, abbiamo il caso di Massimo Fini. Era tutto pronto, prima puntata del “Cyrano” già registrata, Fini coautore e protagonista ( avrebbe interpretato proprio Cyrano). Ma si vede che non piaceva tanto a qualcuno del cui volere il vertice Rai doveva tener conto; e allora si annulla tutto. Ed ecco cosa disse Marano allo stesso Fini: “E allora diciamo è quasi…oltre che un veto politico, è un veto antropologico quasi…”.

Sembra che siano troppi i casi per parlare di semplice coincidenza. Faremo bene ad ammettere che siamo in un regime mediatico che produce autocensura, servilismo, conformismo e mediocrità; un regime che elimina il talento per lasciar spazio al “medio” che è disposto a conformarsi al volere di chi comanda. Ed ecco allora i vari Minzolini, Del Noce, Marano. Meglio, molto meglio di Biagi, Santoro, Luttazzi, Fini e così via. Eppure conosciamo le obiezioni di molti: in Italia non c’è regime, non si censura nessuno, anzi c’è piena libertà per chiunque.

La stampa più libera del mondo intero é la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; é libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione”. Siamo a Palazzo Chigi, ma non è il 2010. E’ il 10 ottobre 1928, e a parlare era Benito Mussolini.

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di Carmine Gazzanni

Si sa, gennaio è il periodo delle trattative, nel calcio come nella politica. Qui, però, non è in ballo il passaggio di un giocatore o di un allenatore, ma la tranquillità di Silvio Berlusconi che proprio non ne vuole sapere di affrontare uno dei processi a suo carico (forse sarà allergico…??). E allora che fa? Prepara a tavolino le possibili mosse a cui ricorrere nel caso il pericolo giudiziario si avvicini. E allora, oltre, al legittimo impedimento e al processo breve, è stata presentata anche un’altra bozza s

alva-premier. Il tandem Quagliariello – Centaro, infatti, ha presentato una ennesima fotocopia del fu- lodo Alfano, fotocopia, a sua volta, del fu-lodo Maccanico-Schifani (si è pensato, allora, che, in realtà, il lodo è come una sorta di “testamento pidiellino”: tutti devono impararlo come l’Ave Maria e ricacciarlo al momento opportuno; chi riuscirà poi nell’intento di farlo diventare legge potrà accedere all’Harem di Arcore). E in che modo è stata presentata questa idea nuova, innovativa, rivoluzionaria? Semplice, come sempre. Il gioco del carciofo: chiediamo tanto, più di quanto ci serve e, alla fine, otteniamo proprio quello che ci serve e lo facciamo apparire come un favore che noi facciamo a loro. E’ sempre la stessa la tattica che mette in campo il Pdl: ha funzionato, nel 2008, con il tandem tra norma blocca-processi e lodo Alfano, e rieccola nuovamente nel 2010 (tanto per iniziare bene l’anno). E secondo voi chi è che casca nel tranello pidiellino? Gli amici inciucioni del Pd? Bravi! Come nel 2008 (anche in quel caso successe qualcosa di molto simile), anche questa volta il Pd (o per lo meno buona parte) non si smentisce, tant’è che il lodo-fu Alfano-fu Maccanico-Schifani-è Quagliariello-Centraro risulta essere un “lodino” (immunità per i presidenti della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato) affianco al “lodone” (immunità per tutti i parlamentari) presentato da un altro duo, Chiaromonte (Pd)-Compagna (Pdl). Bisogna dire, però, che i vertici del Pd e Bersani in primis, proprio nel giorno in cui aveva parlato delle leggi ad personam, non sono disposti a trattare sulla proposta della senatrice del Pd. Tuttavia la Chiaromonte, si pensa di scuola dalemiana vista l’esperienza “inciuci sta”, è ben apprezzata, guarda un po’, dal Pdl, ma anche, nonostante Pier Luigi, da alcuni esponenti del Pd, disposti a trattare sul “lodone”; domandina: cosa vuol dire “trattare”? Che alla fine, tratta e ritratta, si rifiuterà il lodone in nome di un più ”pacifico” lodino. E il gioco del carciofo sarà bello che riuscito.

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di Carmine Gazzanni

“In principio era il caos”. Il Pd smentisce: non solo in principio, ma anche dopo, e dopo ancora, e dopo ancora. O, se volete: in principio era il caos, ma noi decidiamo quanto deve durare questo “principio” e, per noi, siamo ancora in pienissimo principio, ai primordi. Solo così si potrebbe spiegare la babele pidina, il caos bersaniano, l’habitat d’alemiano, che sta sfoggiando le sue migliori abilità-incapacità nei preparativi alle elezioni regionali. Si andrà a votare, infatti, in tredici regioni e, secondo alcuni sondaggi, il centrosinistra avrebbe gioco facile solo nelle tradizionali regioni rosse Toscana, Emilia e Umbria; altre regioni invece andranno quasi certamente al Pdl (vedi Veneto e Lombardia), in altre c’è un leggero vantaggio ora di una ora dell’altra coalizione.

Ma soffermiamoci un attimino su tre regioni quali Campania, Lazio e Puglia, regioni in mano, attualmente,  a un governo di centrosinistra e che escono disastrate da tale legislatura: Marrazzo con lo scandalo “trans”; Vendola, Presidente di una giunta dove alcuni membri sono stati indagati per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità; Bassolino anche lui, per non essere da meno, indagato in un processo con altri 26 imputati sulle anomalie nel trattamento dei rifiuti solidi urbani, l’alterazione del CDR, combustibile da rifiuti, nel quale secondo l’accusa ci finiva dentro di tutto.

Il caos, dunque. Si potrebbe ipotizzare: ora il Pd, per dimostrare che tali scandali non hanno nulla a che fare con il partito, che sono piccole parentesi da chiudere al più presto, interverrà in maniera forte e decisa proponendo altri candidati, altre idee, altre coalizioni o liste. E no. E’ qui che casca l’asino. Il Pd, contro ogni possibile immaginazione, ha giocato un’altra carta: il caos. Pierluigi Bersani, il nostro Brooke tutto italiano, sta mettendo su questa nuova soap, degna delle più arzigogolate e illogiche, dal titolo: “Pidi-utiful”. E ogni tanto, poi, per rassicurare gli animi di qualcuno che potrebbe preoccuparsi accorgendosi del caos e fare domande svegliandosi così da un sonno profondo, il buon Bersani afferma: “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria” (frase standard del politichese atta a prendere altro tempo!).

E mentre tutti dormono dinanzi al caos pidino, nel Lazio la candidata pdl Renata Polverini acquista consensi trascinando dalla sua parte anche quella bandiera dell’Udc che va dove vanno i voti (Gaber cantava: “Il conformista, è uno che si muove sempre dalla parte giusta il conformista ….”). E il Pd rimane immobile non facendo altro che smentire le voci di corridoio delle candidature: Sassoli, Marino, Melandri, e portare poi Zingaretti a ritirare la propria candidatura che pure, in un primo momento, era stata assicurata. In Campania, invece, pare più plausibile un accordicchio con l’Udc a patto che (condicio sine qua non anche per l’Idv) si scelga qualcuno lontano dall’entourage bassoliniano (si è pensato al “rivale storico” di Bassolino, Vincenzo De Luca. Peccato che anche lui ha due rinvii a giudizio sulle spalle).

E in Puglia? In Puglia è diverso, non c’è assoluto silenzio. Si è arrivati a un accordo definitivo? No, affatto. Si continua con questa guerra fratricida tra Vendola e Emiliano che non vede soluzione al momento perché sono state proposte le primarie da Vendola, accettate inaspettatamente dal sindaco di Bari, il quale, però, chiede particolari condizioni (una sorta di legge ad personam che annulli l’ineleggibilità dei sindaci), anche se ora pare che Emiliano molli perché non ha ricevuto dal Pd garanzie su tale condizione.

Insomma, la sceneggiatura è pronta, e anche i personaggi, e anche le riprese. Basta solo stare davanti alla televisione con una bel piatto di pop-corn e cercare di seguire (impresa ardua) le dinamiche di un partito che sembra essere condannato ad un’ennesima disfatta.

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di Carmine Gazzanni

Ieri un solo colore per le strade di Roma: il viola. Un colore che segna un cambiamento, un risveglio sociale, con cui il mondo politico non può far altro che fare i conti, misurarsi. Innovazione, fermento, rinascita, momento epocale: queste sono le espressioni che si sentivano continuamente ripetere ieri, quasi come se già non si volesse dimenticare che si stava vivendo una giornata da ricordare per sempre, perché sarà una giornata che rimarrà nella storia, a prescindere da come la si pensi, a prescindere, mi si permetta, anche da Berlusconi: ora la politica non può essere più “super partes”, ma dev’essere innanzitutto vicino al cittadino, alla società; ed è questo quello che si è ribadito con forza: negli ultimi anni la politica era diventata quasi un qualcosa di velleitario, di astratto, inaccessibile al cittadino “qualunque”. Ora non è più così. Ora è la società a tenere in mano le redini, è con la società che la politica, finalmente, deve avere a che fare, è a lei che deve necessariamente riferirsi, perché è dalla società civile, culturale, quotidiana che dipende la vita della politica stessa.
E allora non importa più nulla delle questioni contingenti. Non importa se la Questura ci dice che c’erano soltanto 90.000 persone (anche se dire questo è un oltraggio all’intelligenza umana), non importa se tutti “i viola” avrebbero preferito non vedere bandiere di partiti (anche l’Idv, sebbene Di Pietro avesse specificato di essere lì come “normale cittadino”, avrebbe fatto meglio a rinunciare a banchetti e bandiere) che resuscitano soltanto quando possono e non quando dovrebbero (vedi Rifondazone Comunista e i Verdi), con banchetti, bandiere e quant’altro, come per dire: “ehi … ci sono anch’io”, come una delle migliori campagne pubblicitarie di un prodotto che, ahimè, si è rivelato scadente. Non importa neanche che Bersani non ne ha azzeccata una da quando è segretario del PD. PD come “Personalità Doppia” perché non si possono avere due facce diametralmente opposte, non si può, astutamente, “non scoprirsi” ed essere della linea “bello il No B-Day, però è meglio non andarci, però appoggiamo chi ci va, ma anche chi non ci va, insomma appoggiamo tutti …” . Non importa se la maggioranza non ha capito nulla del movimento e oggi sentiamo commenti assurdi, come quello di Cicchitto (“è la dimostrazione che c’è una parte cospicua della sinistra guidata da Di Pietro, dal suo partito e da un pezzo del Pd che gioca tutte le sue carte sullo scontro frontale, sul giustizialismo, sulla demonizzazione dell’avversario”) o quello di Quagliariello, per le cui parole noi non ne abbiamo (“La mafia perde pezzi, Di Pietro perde definitivamente la faccia. In un giorno solo non avremmo osato sperare tanto”). Non importa. Importa, però, che da oggi molte cose sono cambiate e molte altre non si accetteranno più. Importano le sublimi parole di Moni Ovadia, di Dario Fo e Franca Rame e di Salvatore Borsellino, anche loro lì per gridare il loro sdegno, parole che hanno emozionato, hanno commosso, hanno risvegliato. Importa la piazza. Importa la risposta della gente qualunque che ieri è stata protagonista e lo sarà, da ora in poi, si spera, sempre. I politici sono avvertiti. Il mondo viola si è alzato. Il mondo italiano, o per lo meno della parte di Italia attenta, si colora di viola, di impegno, di risveglio.

P.S. SAPPIAMO CHE LA DOMENICA E’ IL GIORNO DEL “C’ERA UNA VOLTA”, MA ABBIAMO DECISO DI PUBBLICARE IL VIDEO NEI PROSSIMI GIORNI PERCHE’ PENSIAMO SIA GIUSTO DARE SPAZIO ALLA MANIFESTAZIONE DI IERI, A QUELLO CHE E’ “CAMBIATO” CON LA GIORNATA DI IERI. NEI PROSSIMI GIORNI PUBBICHEREMO IL “C’ERA UNA VOLTA”. INTANTO VI INVITIAMO A VISITARE DOMANI IL BLOG PERCHE’ PUBBLICHEREMO UN VIDEO RICCO DI INTERVENTI: DURANTE LA MANIFESTAZIONE HANNO RILASCIATO UN’INTERVISTA A “LO SPECCHIO” FRANCA CORRADINI (ORGANIZZATRICENAZIONALE NBD), LUCA TELESE (“IL FATTO QUOTIDIANO”), CARLO FRECCERO (“IL FATTO QUOTIDIANO”), EZIO MAURO (DIRETTORE “LA REPUBBLICA”) E VAURO. NON PERDETEVI DOMANI IL VIDEO SUL BLOG!!!!!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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