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Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

Chi pensi possa battere Berlusconi nel 2013?

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Articoli marcati con tag ‘berlusconi’

di Andrea Vetere

Ha comprato una villa a Lampedusa, ha ipotizzato un campo da golf, un casinò. Proporrà l’isola di Lampedusa come candidata al Nobel per la pace. Libererà l’isola dagli immigrati in 48-60 ore.

Frattanto, a Roma, il suo partito propone alla Camera un’inversione dell’ordine del giorno per discutere per primo l’ultimo dei punti: il fantomatico processo breve. Il tutto mentre la nostra attenzione è dedicata allo spettacolo clownesco a Lampedusa: “Sa giocare a scopa? Bene, la invito a giocare a scopa e ne parleremo”.

Poi, una capatina alla nuova villa, che gli permette di giustificare un discorso che, ad ogni modo, resta un’idiozia. Riassumendo, il Presidente del Consiglio vuol dare ai lampedusani una prova certa della sua attenzione per l’isola. Si chiede quale possa essere una buona prova e alla fine giunge alla geniale soluzione: devo essere uno di voi. E allora il cittadino Silvio B. compra villa Due Palme.

Così, curando il bene dell’isola farò il mio interesse o facendo il mio interesse farò il bene dell’isola. Il succo era questo, insomma.

Come dire, l’unico modo che ho per dimostrarvelo è fare in modo che convenga a me, così starete ben certi che lo farò.

Ma ragionateci: non vuol dire, un simile argomentare, ammettere amenamente che solitamente il ragionamento da fare è quello? (Lo faccio perché conviene anche a me!)

Sono legittimato, dunque, a pensare che valga lo stesso per la rediviva proposta di legge sul processo breve, restata quiescente per un anno intero? E risvegliatasi proprio quando sono stati bocciati il lodo Alfano e, parzialmente, il legittimo impedimento?

Altra prova, questa, che forse il processo breve serve proprio a chi era protetto dalle altre due leggi: se fosse stata per tutti i cittadini si sarebbe potuta discutere in tutto l’anno passato!

Che poi, e questa mi fa ridere, ci dicono che questo intervento ce lo chiede l’Europa. Fesseria bella e buona: l’Europa ci chiede processi veloci, agili ma non processi che quasi certamente finiscono per prescrizione. Siamo tenuti a tutelare non solo il diritto che ha l’indagato a veder risolta presto la propria situazione, a veder scomparire la spada di Damocle che pende sul proprio capo nell’incertezza dell’esito del processo.

Ma non possiamo prescindere dal diritto delle parti lese dai reati all’individuazione dei colpevoli di essi, non tanto per la ricerca di un capro espiatorio quanto invece per gli effetti civili: il colpevole sarà tenuto a risarcire i danni causati dal fatto illecito. Capirete bene che processi veloci ed efficaci possono aversi (altrove esistono) e che sono preferibili a processi vani (dato che facilmente i reati si prescriveranno).

Beh, tanto agli italiani interessa molto più che il capetto di turno sia impunito, che importa se per ottenerlo qualche migliaio di soggetti lesi non potrà mai accertare da chi è stato leso. L’importante è che si farà il campo da golf a Lampedusa. E il casinò, ovviamente. Siamo sicuri che non volesse dire casino? Pare abbia esperienza nel settore.

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di Carmine Gazzanni

Flop, flop e ancora flop. Questi ultimi due giorni il popolo dei Berluscones si è messo in moto per fare scudo, per difendere e proteggere fino allo sfinimento quel “culo flaccido” che tanto gli è caro.

E infatti, mentre Silvio Berlusconi tenta di inventare nuovi slogan per delegittimare l’operato della magistratura, fallito il tentativo di portare dalla sua anche Giorgio Napolitano il quale ha alzato un muro ricordando che “il giusto processo è garantito dalla Carta”, per cui “basta strappi sulla giustizia”; ebbene, mentre l’attività politica del nostro Paese è ormai incollata su tali questioni, il Pdl ha deciso di scendere in campo.

Ecco allora la manifestazione di ieri, il sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Era stato annunciato a gran voce: “In piazza contro il golpe” era addirittura il titolo d’apertura de “Il Giornale” di ieri. Tanti annunci, poi. Si parlava della presenza dei ministri Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla. Hanno tutti disertato. La titolare dell’Istruzione aveva annunciato a Maurizio Belpietro, durante il programma Mattino 5, che non avrebbe partecipato all’iniziativa perché “come ministro ritengo non sia opportuno”. Si era però affrettata ad aggiungere, a scanso di equivoci con il suo leader, che “deve comunque fare riflettere che molti cittadini abbiano deciso spontaneamente di manifestare contro un accanimento giudiziario nei confronti del premier che dura ormai da 17 anni”.

Nessun politico e un totale di 100, 150 militanti del Pdl davanti al Palazzo di Giustizia per “l’imponente (o impotente?) manifestazione” in difesa di Berlusconi.

E oggi il flop si è ripetuto. Probabilmente anche più fragoroso di ieri. Alcuni Berluscones, con in testa il capopopolo Giuliano Ferrara, hanno organizzato un evento contro i “neopuritani” e falsi moralisti(?). “In mutande, ma vivi”. Sembrerebbe il titolo di una di quelle commedie all’italiana degli anni ’70. E invece no: siamo nel 2011. E non ci sono Lino Banfi o Edvige Fenech, ma Iva Zanicchi, Alessandro Sallusti, Daniela Santanchè, Piero Ostellino, Ignazio La Russa.

I 1500 posti del teatro Dal Verme erano occupati, ma il flop c’è stato comunque. Basta ricordare quanto detto dai presenti per rendersene conto. “Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”. Peccato che la Costituzione dica altro. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa vuol dire? Semplice: se una persona è imputata, anche se è Presidente del Consiglio, non smette di esserlo per via del suo incarico. Dunque non si tratta, come dice Ferrara, di non fare l’imputato perché si è Presidente del Consiglio.

E poi è toccato al Sottosegretario Daniela Santanchè, la quale ha rilanciato nuovamente l’idea di una manifestazione di piazza contro i giudici e a sostegno del premier: “Non so se si farà una grande manifestazione – ha spiegato – ma credo per il sentire, andando in mezzo alla gente, che sia giusto fare una grande manifestazione di piazza. Io la auspico”. Basti ricordare quante persone erano presenti davanti al Palazzo di Giustizia a Milano per rendersi conto dell’attendibilità delle parole della Santanchè.

E ancora Ignazio La Russa. Ci sono stati momenti di tensione, infatti, quando si è avvicinato al Ministro della Difesa il giornalista di Annozero Corrado Formigli, il quale voleva porre semplici domande. Il video parla da sé: arroganza, presunzione, offese da parte di La Russa. Fino alle pedate, come testimonia il video. D’altronde Ignazio La Russa non è nuovo a questi atteggiamenti fascisti. Come non ricordare, ad esempio, la performance di cui fu protagonista ad Annozero, con insulti rifilati ad un giovane studente che difendeva e spiegava le ragioni del movimento studentesco contro la Riforma Gelmini. O ancora le immagini riprese dalle telecamere di mezzo mondo durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, quando spintonò, prese per il bavero e mise una mano in testa al giornalista free-press Rocco Carlomagno. Cosa volete: il ministro della difesa ogni tanto riscopre il suo passato di picchiatore fascista e aggredisce chi non la pensa esattamente come lui vorrebbe.

Flop su flop, dunque. Manifestazioni sterili e vuote di significato. Da vero Pdl.

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di Carmine Gazzanni

Ancora una volta ieri Gaspare Spatuzza è stato sentito dai magistrati. Un’ennesima deposizione nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose, in cui è rispuntato il nome di Silvio Berlusconi. Mentre, infatti, la Procura di Milano, sebbene osteggiata a più riprese dai Berluscones, continua a portare avanti le indagini sulle minorenni ad Arcore e sulle notti del bunga-bunga, i magistrati di Palermo da una parte, e quelli di Firenze dall’altra stanno svelando importanti particolari sulle stragi mafiose del ’93 e del ’94, finora restate celate o comunque poco chiare.

I magistrati stanno cercando di mettere insieme i vari pezzi, ma sembrerebbe proprio che tutto faccia pensare ad un coinvolgimento di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri negli affari malavitosi di Cosa Nostra. Se si appurasse questo, certamente potrebbe essere riaperta nei confronti del premier un’inchiesta giudiziaria per mafia archiviata, nella quale già era stato coinvolto proprio con Dell’Utri. Stiamo parlando del fascicolo 11531, fascicolo nel quale i mandanti – tutto’oggi a volto coperto – venivano chiamatiAutore 1” e “Autore 2”. Ora sembra possano finalmente avere un nome. Gli indagati, per lo meno, potrebbero esserci. Per la cronaca: tra Firenze, Roma e Milano ci furono 10 morti e 106 feriti.

E ieri Spatuzza ha ricostruito proprio l’attentato in Via dei Gergofili. Durante la ricostruzione il pentito ha aggiunto che in un incontro con altri mafiosi, Pietro Romeo e Francesco Giuliano, avrebbe dovuto tranquillizzarli sull’opportunità delle stragi perché “avevano (i boss di Cosa Nostra, ndr) puntato molto su questo soggetto politico che si stava formando, Forza Italia e Berlusconi”. “Così – aggiunge - in una confidenza a tutti e due, Romeo e Giuliano, dissi a entrambi per tranquillizzarli che ‘siamo in mani buone’, siccome era nato questo soggetto politico che si chiama Forza Italia”.

Ancora una volta, dunque, come detto, i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri legati a Cosa Nostra nel periodo più tragico della loro attività criminale. E non è nemmeno la prima volta che emerge nel corso di quest’indagine. Soltanto alcuni giorni fa un altro pentito, Giovanni Ciaramitaro, ha dichiarato: “Francesco Giuliano mi disse che erano stati dei politici a dirgli questi obiettivi, questi suggerimenti”, per le stragi del 1993 “e in un’altra occasione mi fece il nome di Berlusconi”. Dopodiché ha precisato che “la ragione delle stragi era l’abolizione del 41 bis, l’abolizione delle leggi sulla mafia. Le bombe le mettevano per scendere a patti con lo Stato. C’erano dei politici che indicavano quali obiettivi colpire con le bombe: andate a metterle alle opere d’arte”. E chi erano questi “politici”? Ciaramitaro l’ha precisato: ”chiesi a Giuliano perché dovevamo colpire i monumenti e le cose di valore fuori dalla Sicilia. Lui mi disse che ci stava questo politico, che ancora non era un politico, ma che quando sarebbe diventato presidente del Consiglio avrebbe abolito queste leggi. Poi mi disse che era Berlusconi”.

Sembrerebbe, dunque, che Silvio Berlusconi sia coinvolto (e non poco) negli anni stragisti. D’altronde anche la sentenza Dell’Utri  del processo d’appello aiuta a chiarire un quadro che già di per sé fa rabbrividire. Dell’Utri, si legge nelle 641 pagine della sentenza, “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, avrebbe consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Silvio Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”. Per questi motivi la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”. Ed è per questi motivi che Marcello Dell’Utri, lo scorso 29 giugno è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

E quali sono state le prove schiaccianti e che potrebbero esserlo anche in queste nuove indagini? Cominciamo da quanto emerge da microspie e intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro. Il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Nella sentenza, inoltre, si delinea anche il ruolo di Vittorio Mangano, il quale fu assunto non per curare i cavalli (come continuano a sostenere imperterriti gli uomini di B.), ma per difendere l’incolumità di Silvio Berlusconi. Quando “l’eroe” arrivò a Milano era già stato in carcere tre volte. Nel 1967 era stato diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi, ma, come detto, la vera funzione di Mangano era quella di proteggere Berlusconi da possibili rapimenti (d’altronde lo stesso Berlusconi ammise di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce). Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, aveva domicilio sempre ad Arcore. Ma nonostante gli arresti, nessuno, né Dell’Utri né tantomeno Berlusconi, lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”.

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di Carmine Gazzanni

Oramai Silvio Berlusconi non si contiene più: parla, grida, offende senza alcun freno. Come se tutto gli fosse dovuto e permesso. E allora, dopo essersela presa con chiunque – dai magistrati ai giornalisti, fino all’opposizione – ecco che irrompe anche a “L’Infedele”. E perché mai? Magari per intervenire nella trasmissione in maniera assolutamente democratica? Assolutamente no. Soltanto per offendere, insultare, infangare una trasmissione, quella di Gad Lerner, che ieri sera ha affrontato lo scandalo Ruby in maniera molto dettagliata e, forse, proprio questo è stato il motivo dell’ira di Berlusconi. Le offese sono cominciate da subito: “Una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe, ripugnante”. E poi continua: “Ho sentito delle tesi false, lontano dal vero ho visto una ricostruzione della realtà lontano dal vero”.

E, dopo un breve incipit che lascia capire quale siano le maniere affabili del nostro Presidente del Consiglio, via con lo sperticato elogio a Nicole Minetti: “Avete offeso la signora Minetti che è una splendida persona, intelligente, preparata, seria. Si è laureata con 110 e lode, di madre lingua inglese e si è pagata gli studi lavorando”. Ma soffermiamoci un attimo su questa “laude” perché sembrerebbe assolutamente innocua, ma è rivelatrice della pochezza degli argomenti del nostro premier. Innanzitutto Silvio Berlusconi interviene nel programma per rivelare alcune falsità dette sul caso Ruby. Peccato poi non ne dica nemmeno una. Cosa pensare, allora? Probabilmente non ce n’erano e il premier, se così fosse, ha chiamato più per timore, per delegittimare quanto si era detto in puntata e non per provarne una presunta falsità delle tesi esposte. Ma ancora. Berlusconi incalza dichiarando che la Minetti è “è una splendida persona, intelligente, preparata, seria” e via dicendo. Verrebbe da chiedersi, come direbbe Antonio Di Pietro: “ma che c’azzecca?”. Nella puntata de “L’Infedele”, infatti, non si sono messe in discussione le qualità della Minetti (che comunque rimangono sindacabili, dato che la giovane politicante non ha fatto la benché minima gavetta). In più bisogna considerare che queste peculiarità elencate da Berlusconi sono assolutamente soggettive, per cui non si può avere la presunzione e l’arroganza – propria del nostro Presidente del Consiglio e palesata ancora ieri – di parlare di “intelligenza”, “serietà”, “preparazione” come se si stesse predicando il Vangelo. Una persona che per Berlusconi potrà sembrare intelligente, magari per un’altra persona non lo sarà.

Ma, detto questo – evidenziata dunque l’arroganza di Berlusconi – ancora un altro aspetto: il premier vorrebbe difendere la consigliera regionale, ma non fa alcun minimo riferimento alla vicenda. Parla della laurea con il massimo dei voti (embè?), della conoscenza dell’inglese (e quindi?), degli studi che si è pagata autonomamente (e allora?), ma nessun cenno alla vicenda. Come se sapere l’inglese ed essersi laureata con il massimo dei voti scagionasse da qualsiasi accusa. E allora come giustificare quanto fatto e detto dal premier? Una sola risposta: Silvio Berlusconi, senza alcun argomento valido (semplicemente perché non ne ha, perché quanto detto in trasmissione, essendo vero, è inattaccabile), interviene – come suo solito –  per delegittimare, per distorcere la realtà. E come? Nel modo classico dei “berluscones”: offendendo, impedendo all’altro di controbattere. Il risultato è chiaro: oramai il re è nudo, cafone (come rivelato giustamente da Lerner), maleducato e malato (come rivelato, invece, già qualche tempo fa dall’ex moglie Veronica Lario).

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di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

Dopo il recente video che conta decina di migliaia di visualizzazioni su youtube ho l’onore di intervistare la piccola grande donna Mariluna Bartolo, giornalista che senza alcun timore ha voluto spiegare al Presidente del Consiglio che non tutte le minorenni sono stupide e che non sono a sua disposizione per giochetti sessuali.

Cominciamo!
E’ sempre difficile parlare di se stessi… Vorrei cominciare dicendoti che a 12 anni ho iniziato a leggere libri “impegnati”, Oriana Fallaci, per lo più. Dopo ho scoperto giornalisti del calibro di Travaglio, Biagi e Montanelli.
La mia prima intervista l’ho fatta a 15 anni ad un giornalista, Marco Travaglio. Ora a quasi 17 anni, sotto gli attenti insegnamenti di Enzo Di Frenna (giornalista di Roma, allievo di Montanelli), sto cercando di imparare il mestiere di giornalista.

Mariluna innanzitutto come stai? Sei diventata famosa per un iniziativa bellissima, che riscontri hai avuto dopo il video e la creazione del gruppo Facebook?
In questi giorni sono al settimo cielo, il video sta andando davvero alla grande, contiamo di fare un flash-mob per portare le firme a Palazzo Chigi.

Come ti è venuta in mente questa semplice ma incisiva iniziativa?
C’è venuta in mente a me ed a Enzo dopo aver guardato i telegiornali, eravamo al telefono, abbiamo stabilito un giorno in cui io dovevo scendere a Roma per registrare il video, non ci saremmo mai aspettati dei risultati simili…

Farai altri video o lettere che purtroppo non saranno mai recapitate al premier?
Spero non ce ne sia bisogno… spero che non si ricandidi più o almeno che non venga più votato. Te lo immagini se finisse in carcere? Io ho addirittura uno spumante… lo tengo lì proprio per quel giorno! Chissà se lo stapperò mai…L’esperienza del video è stata strepitosa da questo punto di vista vorrei ripeterla. Magari la prossima sarà una lettera ad Andreotti o a Minzolini.
La stampa estera e l’Europa ormai dichiara di essere solidale con l’Italia per aver un premier che ha gettato il buon costume nella spazzatura, avete pensato di andare oltre confine per parlare di questo problema?
Beh, andare fuori dall’Italia in questi mesi è difficile per me. Ho da seguire la scuola… Però mi piacerebbe davvero! Comunque abbiamo già oltrepassato i confini! Mi sono arrivati commenti dalla Svizzera e dall’USA!

Secondo te c’è un alternativa politica a Berlusconi?
Ora come ora no… a parte i grillini… però è ancora un movimento giovane. Io fossi maggiorenne voterei loro, conosco quelli della mia città e sono stata a Woodstock cinque stelle. La sinistra fa davvero schifo, sembrano addormentati.

Come mai gli italiani ingoiano tanti bocconi amari senza far nulla, a parte te ovviamente, abbiamo perso la forza di indignarci?
Non sono l’unica ad indignarmi. Tantissime altre persone lo stanno facendo, anche solo guardando il gruppo di facebook si vede! Certo diventa sempre più difficile guardare la realtà e seguire dei principi. Per fortuna la maggior parte dei miei coetanei non è incantata come può sembrare.

Secondo te l’ Italia ti da l’ idea di essere un paese democratico?
Se Democrazia (apposta con la D maiuscola) significa che il potere è in mano al popolo allora l’Italia non è in uno stato di democrazia. Cioè formalmente lo siamo, formalmente votiamo ecc… però realmente non siamo in democrazia perchè un uomo è più uguale (o si sente più uguale) degli altri. Basti pensare che può permettersi di giudicare rossi i pm… In più si cerca di fare leggi ad personam. Non possiamo più tenere la testa bassa. E’ l’ora di alzarci e di guardare il panorama politico, fin ora siamo stati chinati a subire le prepotenze, intenti nel cercare la vita tranquilla.

Cosa vorresti dire ai ragazzi della tua età oggi dopo tutto quello che sta accadendo?
Vorrei dirgli di smettere di guardare quei programmacci alla televisione o almeno di informarsi correttamente. Inoltre, vorrei dirgli di cercare di cambiare le cose. Ma alla fine sono loro che decidono… mi sento spesso come un usignolo che canta speranzoso ma che spesso canta solo per se stesso.

Ora voglio farti una domanda io… Secondo te cosa penserebbero Montanelli e Garibaldi?

Secondo me Garibaldi ci ripenserebbe 2 volte prima di sacrificarsi insieme ai 1000 per unire l’Italia. Per quanto riguarda Montanelli lui già aveva previsto tutto questo: a parte gli scandali sessuali che sono di minor importanza visto il passato di B, la sua lungimiranza era spaventosa, di sicuro avrebbe fatto la fine di Travaglio o Vauro, ovvero intervenire gratis nelle trasmissioni!
Ti dico un’ultima cosa, non sei sola, sembri sola perché nè nei media nè per strada la gente ha il coraggio di farsi avanti, perché convinta come te di essere sola. Dobbiamo uscire tutti fuori senza paura. Perché poi dovremmo averla? Cosa diciamo di sbagliato?

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di Carmine Gazzanni

Ci vada lei (Nicole Minetti, ndr) ai banchetti e ai gazebo, magari in compagnia delle zoccole procacciate da Lele Mora”. Si penserà: chi mai avrà detto una frase del genere? Desterà, forse, meraviglia, ma anche nelle file del Pdl ci sono uomini e donne che non possono accettare che nel loro partito ci siano persone preposte esclusivamente a portare donne ad Arcore.

A tuonare con questa dichiarazione, infatti, è stata una giovane consigliera di zona, lunedì scorso, a una riunione del Pdl lombardo. Stiamo parlando della venticinquenne Sara Giudice. E non era nemmeno la prima volta che la ragazza mostrava il suo disappunto per il ruolo nel partito di Nicole Minetti, come rivela “La Repubblica” in un articolo a firma Rodolfo Sala: “la ragazza si era fatta sentire pure la primavera scorsa, quando si seppe che l’igienista dentale di Berlusconi sarebbe stata inserita nel listino bloccato di Formigoni, e quindi automaticamente eletta in consiglio regionale”. Ed ora la giovane Sara Giudice torna a rincarare la dose: “Il popolo del centrodestra ha la dignità delle persone semplici, che si mette in politica perché ha voglia di fare, nel Pdl c’è bisogno di ripensare totalmente al modo di selezione della classe dirigente; sono sempre di più quelli che come noi si sentono traditi, confusi e smarriti”. E chi mai sarà il responsabile di tutto questo? Sara gioca a carte scoperte e, come riportato ancora da “La Repubblica”, dichiara: “Sono stufa di sentir dire che lui aiuta la gente, come ha fatto anche la Gelmini da Vespa, io e tanti miei coetanei non vogliamo essere aiutati con la carità o con qualcosa di peggio, ma con università migliori, un nuovo welfare, opportunità vere per tutti”. Dunque, anche all’interno del Popolo della Libertà c’è chi comincia a capire l’irresponsabilità – morale prima ancora che giuridica – di Silvio Berlusconi. Per il momento, intanto, i giovani pidiellini lombardi stanno raccogliendo firme (per ora sono a quota 1500 circa) contro la consigliera regionale, una raccolta firme per cacciare Nicole Minetti, eletta in consiglio regionale nella lista “privata” di Formigoni ma oggi nel gruppo del Pdl in Regione.

Ma allora chiediamoci: chi è Nicole Minetti? Probabilmente fare chiarezza su questo punto potrebbe essere importante per capire la levatura politica della giovane e fida berlusconiana.

Venticinque anni, prima ballerina in tv a Colorado Cafè e a Scorie, poi igienista dentale personale di Berlusconi, infine consigliere regionale in Lombardia. Una ragazza alla quale la televisione è sempre interessata. Guido Cavalli, produttore di Scorie, in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”, infatti, ha dichiarato che “la ragazza acqua e sapone ha cominciato a ritoccarsi le labbra, segno che quel lavoretto part-time per lei significava qualcosa di più”. E non finisce qui: “già alla seconda edizione Nicole chiedeva alle costumiste di far scendere un po’ di più la scollatura”.

Ma alla fine si è ritrovata in politica, anche se le questioni di cui si occupa non hanno nulla di politico. Eppure, nonostante questo, è evidente quanto la Minetti tenesse a cuore queste impellenze del premier: quando, dopo la chiamata del premier in questura tra il 27 e il 28 maggio (quella famosa in cui Berlusconi dichiara che Ruby è imparentata con Mubarak) la ragazza viene liberata, Nicole Minetti è proprio lì, davanti alla questura. Stando a quanto stabilito dal Pm, la Minetti avrebbe dovuto accompagnare la minorenne in una comunità (“la signora MINETTI N. si offriva di prendere in affidamento la minore e di provvedere per ogni necessità a carico della stessa, consapevole delle conseguenze giuridiche in caso di non ottemperanza agli oneri dell’affidatario”). E invece?

Nulla di tutto questo: Ruby viene “affidata” a Coincecao Santos Oliveira Michele, professione escort. Era stata la stessa Michele ad avvisare Berlusconi che la minore era stata fermata (almeno così ha dichiarato a “Il Corriere della Sera”). In che modo? Aveva il numero di telefono del premier. Per ogni eventuale “emergenza”. Ma non è finita qui. Pare, infatti, che la Minetti fosse preposta anche al listino prezzi, per così dire. In una conversazione con Fede, infatti, dichiara: “Pompini a trecento euro. La notte a trecento euro. Maristella (ricordate? La ex de “La Pupa e il Secchione”) l’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello”.

Dunque se per Berlusconi “Nicole Minetti è una giovane donna brava, preparata, che sta pagando ingiustamente il suo volersi impegnare in politica”, c’è chi, anche nel Pdl, nutre un’idea diversa di “politica”, di “bravura”, di “preparazione”.

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di Carmine Gazzanni

Dalle intercettazioni rivelate ieri dalla magistratura non c’è più alcun dubbio: “un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo”. Non c’è alcun dubbio, dunque, sull’immoralità del Presidente del Consiglio e, pare, non c’è alcun dubbio nemmeno sui rilievi penali: concussione e prostituzione minorile i reti che gli sono stati imputati. E come ha risposto il premier? “Non ho commesso alcun reato – si difende – perché dovrei dimettermi? Se lo facessi mi sbranerebbero. E poi non possiamo andare al voto mentre subiamo questo attacco”. Insomma, nonostante questa vicenda faccia arrossire anche gli stessi pidiellini (per lo meno quelli dotati di buon senso), Berlusconi non arretra di un passo. C’è da sorprendersi? Assolutamente no.

In Italia si è soliti coprirsi dietro parole quanto mai vuote: complotti, causa superiore, falsità, menzogne. Aspettando – e sperando – che dopo poche settimane tutto diventi acqua passata. Anche qui però bisogna stare attenti. Facciamoci una domanda: cosa accadrebbe negli altri Paesi se ci fossero cotanti indagati in inchieste diciamo non di secondo piano? Dicevano gli antichi “historia magistra vitae”: non ci resta che affidarci al passato per poterci dare una risposta.

Aprile 2008. Ilkka Kanerva, ministro degli Esteri del governo finlandese, sposato e padre di due figlie trentenni, è stato costretto a rassegnare le dimissioni, in seguito alle rivelazioni di una spogliarellista di 29 anni, che ha fatto sapere di essere stata bombardata di sms a sfondo sessuale.

Febbraio 2005. Il Ministro dell’economia, delle finanze e dell’industria francese Hervé Gaymard presenta le sue dimissioni dopo che il settimanale satirico francese “Canard enchainé” ha rivelato che lo Stato pagava 14 mila euro al mese per concedergli gratis un appartamento di 600 metri quadri nei pressi degli Champs-Elysées.

Ottobre 2006. La ministra responsabile della Cultura svedese, Cecilia Stego Chilo, ha rassegnato le dimissioni dopo che la stampa svedese aveva rivelato che il ministro non pagava da 16 anni il canone televisivo e retribuiva in nero la tata dei suoi figli.

Ottore 2008. Il Premier peruviano Jorge del Castillo si è dovuto dimettere in seguito alla pubblicazione di alcune intercettazioni legate alla concessione di cinque zone di prospezione petrolifera alla compagnia norvegese Discover Petroleum. E non è stato l’unico: di fronte a quest’inchiesta si sono dimessi anche il ministro dell’Energia, Juan Valdivia e il presidente di Petro-Peru, Cesar Gutierrez.

Marzo 2008. Il parlamentare danese Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici, si è dimesso dopo aver confessato di aver avuto una “condotta moralmente inappropriata” poichè ha avuto un rapporto sessuale con una ragazzina di soli 15 anni. “Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata“.

Ottobre 2008.  Il portavoce del governo greco Teodoro Roussopoulos si e’ dimesso a seguito della creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo immobiliare che coinvolgerebbe monaci del Monte Athos e esponenti della maggioranza tra cui Roussopoulos, accusato dall’opposizione di essere “l’istigatore morale”. Il portavoce ha respinto le accuse, cionondimeno ha lasciato l’incarico per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo.

Che ne dite, può bastare?

Cosa ci possiamo fare: l’Italia è un Paese “sui generis” con un Presidente “sui generis”. C’è, insomma, una grande nostalgia di “normalità”.

Per saperne di più: RUBY-GATE/ Tutti i retroscena del “puttanaio” che sconvolge Mr. B.

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di Andrea Vetere

La nostra Corte Costituzionale, modellata sulla Verfassungsgerichtsbarkeit austriaca, ha il delicato compito di verificare la coerenza degli atti legislativi con l’impianto costituzionale. Credo che al giorno d’oggi, grazie ai mezzi di comunicazione, chiunque sappia quale sia il ruolo della Costituzione ma, se è vero che repetita iuvant, conviene fare qualche accenno.

Una parte rilevante delle costituzioni moderne riguarda l’ordinamento dello Stato e delinea i rapporti e gli equilibrî, spesso delicatissimi, tra i varî organi costituzionali. Tuttavia, può ritenersi che questa parte della Costituzione sia in qualche modo funzionale all’applicazione delle norme costituzionali che gettano invece le basi della democrazia e dell’esercizio dei diritti fondamentali. Prova ne sia che i nostri costituenti hanno preferito aprire la nostra Carta proprio coi principî di democrazia, uguaglianza, libertà ribaltando l’ordine sistematico della Costituzione di Weimar, prima costituzione di uno stato sociale.

Se è vero, come è vero, che la Carta serve a garantire l’esercizio dei diritti che a tutti noi spettano deve necessariamente concludersi che, per funzionare, tale sistema ha bisogno di un organo competente a verificare che tutto l’ordinamento rispetti la “sorgente del diritto”: la Corte Costituzionale. La sua assenza, vanificherebbe il senso della Costituzione.

Ci pare ovvio che in siffatto ordine una sentenza della Corte Costituzionale, di rigetto o di accoglimento che sia, possa avere il solo scopo di tutelare come si diceva nell’incipit la coerenza dell’impianto costituzionale onde garantire che non si dia applicazione a norme che vìolino i principî cardinali dell’ordine democratico.

In tale ottica mi suona quantomeno curioso, se non assurdo, che un individuo, ed uno solo, possa sentirsi minacciato da una sentenza della Consulta tanto più se quest’individuo è, a sua volta, un organo costituzionale.

Sarà ormai abbastanza chiaro che si sta parlando del Presidente del Consiglio. Ebbene, non credo di esagerare nel dire che questa peculiarità (una sola persona che si sente minacciata) è una sufficiente prova che qualcosa proprio non va.

Cercherò di argomentare. La nostra Carta costituzionale sancisce un fondamentale principio, dato per assodato sin dal lontano 1789 ed anticipato dalla Rivoluzione Americana. L’articolo 3 della Costituzione dichiara che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.

Naturale corollario di questa disposizione è il principio per il quale la legge ha caratteri di generalità ed astrattezza, mancando le quali rischia di apparire come una norma ad personam, di quelle alle quali stiamo purtroppo abituandoci.

Orbene, nel momento in cui una legge che tutela la figura del Presidente del Consiglio arriva al vaglio della Corte Costituzionale ci si aspetta che il Capo del Governo in carica pensi alla coerenza del sistema.

E invece no. Invece inizia a dire ai cittadini che una sentenza abrogatrice della norma sarebbe uno strappo alla democrazia, un attacco alla figura personale del premier.

Ma se una sentenza attacca un solo individuo, e lo attacca personalmente, posso io pensare che la legge in questione sia posta a tutela proprio di quell’individuo? Me lo suggerisce la logica. E se così è, la logica continua a suggerirmi che tale legge non è generale ed astratta. E ancora, che vìola, per ciò stesso, il principio d’uguaglianza.

E se ci arrivo io, figuriamoci la crème de la crème dei nostri giuristi, raccolti nella Consulta.

Se la legge sul legittimo impedimento fosse generale ed astratta, come si vuol far credere, non sentiremmo parlare gli avvocati personali del Presidente del Consiglio ma solo l’avvocatura dello Stato. Qualcuno ne ha notizia? No, fanno più notizia Bondi, Berlusconi e, in primis, Ghedini.

Berlusconi è arrivato ad elaborare un nuovo concetto di giustizia: secondo lui basta aver giurato sui suoi figli e sui suoi nipoti per essere assolto. Due millennî di storia del diritto risolti in un giuramento. Magari potremmo proporgli di mettere la mano sul fuoco, come usavano gli indiani d’America. Ma pare che tema che il silicone fonda.

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di Carmine Gazzanni

Maurizio Belpietro, nell’editoriale di ieri, rilancia la sua battaglia contro il nemico numero uno del premier, Gianfranco Fini. Addirittura il direttore di “Libero” rivela due falsi attentati orditi dallo stesso Fini per screditare Silvio Berlusconi, due attentati di cui sarebbe stato finta vittima il Presidente della Camera. Ma tutto per fini propagandistici. Già il titolo dell’editoriale era molto eloquente: “Su Gianfranco iniziano a girare strane storie…”. Il primo progetto di cui parla Belpietro dovrebbe essere messo in pratica durante una visita istituzionale in Puglia, “per la precisione ad Andria”, dichiara il direttore. E per organizzarlo ci “si sarebbe rivolti a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”. Un buon prezzo se si pensa che, stando sempre a quanto rivelato da Belpietro, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”. Un piano, dunque, per mettere in cattiva luce Berlusconi, soprattutto se teniamo conto che “l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito”. La seconda storiella raccontata da Belpietro riguarderebbe, invece, una prostituta che giura di essere nipote di un vecchio camerata” e che avrebbe offerto i propri servigi a Gianfranco Fini e “in cambio delle prestazioni avrebbe ricevuto mille euro in contanti”. Storie vere o false? Non possiamo dirlo. Fatto sta che ben due procure hanno aperto dei fascicoli a tal proposito. Come rivelava già ieri La Repubblica, “il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro” ha aperto “un’inchiesta (al momento senza ipotesi di reato e senza iscritti nel registro degli indagati) su quanto scritto dal quotidiano e ad ascoltare per circa due ore a Palazzo di Giustizia Belpietro”, il quale, tuttavia, ha fatto sapere di aver ribadito quanto già aveva affermato nell’editoriale. Ma non solo la Procura di Milano si è interessata alla vicenda. Anche quella di Trani, infatti, ha deciso di intervenire aprendo una seconda indagine, il cui coordinamento poi è stato assunto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, dato che nell’editoriale si farebbe riferimento, come detto, “a un manovale della criminalità locale”.

Vedremo a cosa porteranno queste due inchieste. Maurizio Belpietro, a onor del vero, nell’editoriale più e più volte ha ribadito di essere disposto a riferire altri particolari anche ai magistrati (senza dimenticare che per quanto riguarda la vicenda della prostituta, ci sarebbe anche la “videoregistrazione della sua testimonianza”). Tuttavia sappiamo bene che Maurizio Belpietro non è nuovo a questi colpi di scena che poi, però, si rivelano grossi buchi nell’acqua. O vere e proprie bufale.

Il primo ottobre 2010, infatti, come molti ricorderanno, Maurizio Belpietro è stato vittima – a quanto si è detto – di un attentato da parte di un uomo vestito da finanziere. Ma ancora tutt’oggi le stranezze rimangono molte. Ad iniziare dall’unico uomo che ha visto l’attentatore, il caposcorta, il quale era già balzato agli onori della cronaca nel 1995 per un caso molto simile. All’epoca era un agente semplice addetto al servizio di scorta dell’allora procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio. Anche in quella situazione Alessandro M. – il caposcorta – fronteggiò da solo un uomo armato che si trovava sotto casa di D’Ambrosio e riuscì a metterlo in fuga. Dopo questa azione l’agente-eroe verrà promosso da agente semplice ad agente scelto. Come nel caso di Belpietro, anche allora solo Alessandro vide il bandito, il quale scappò e di cui si persero per sempre le tracce.

Ma le stranezze non finiscono qui. Un altro aspetto che certamente lascia ancora oggi perplessi è il fatto che l’attentatore (o presunto tale) aspettava nel vano scale tra il quarto e quinto piano. Ciò sicuramente era molto pericoloso per il falso-finanziere che avrebbe potuto facilmente imbattersi negli uomini della scorta. Non sarebbe stato più arguto aspettare di sotto, ben nascosto, e attendere che gli uomini se ne andassero e poi salire da Belpietro? E perché, poi, l’attentatore avrebbe dovuto estrarre una pistola e tradirsi in questa maniera? Nessuno avrebbe sospettato di nulla, essendo vestito da finanziere. Anche perché, come lo stesso direttore ha affermato, sicuramente avrebbe aperto la porta, vedendo dallo spioncino un finanziere (“se avessi visto dallo spioncino l’uomo con la divisa della Finanza, probabilmente avrei aperto la porta di casa”). In più l’uomo, nello scendere le scale, si è ritrovato di fronte all’attentatore che ha puntato la pistola, ma questa si inceppa. Anche qui: fortuna o stranezza? Anzi, qui tutto farebbe propendere alla stranezza. Spieghiamo perchè. La pistola può incepparsi in soli tre casi: il proiettile non è buono; la pistola è difettosa; se la pistola ha la sicura inserita. Ipotesi chiaramente possibili, ma comunque molto strane, se pensiamo ad un attentatore che, a detta di molti, avrebbe studiato il piano nei minimi particolari.

E infine ci sono i tre spari del caposcorta, il quale ha riferito di aver sparato tre colpi ad una distanza di 3-5 metri, ma di non averlo centrato. Possibile? Dubbi sono stati mostrati anche da Gerardo d’Ambrosio, ex procuratore che, come detto, contava tra i suoi “uomini” lo stesso caposcorta di Belpietro: per lui è tutto molto strano, “a cominciare da quei tre colpi sparati a vuoto, eppure Alessandro (il caposcorta, ndr) è uno che ci sa fare con le armi”.

Insomma, già in questa circostanza Maurizio Belpietro è stato al centro di una vicenda i cui buchi neri sono vere e proprie voragini. Ed ora? Cosa accadrà? Staremo a vedere. Per il momento, però, è più che legittimo nutrire perplessità.

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di Carmine Gazzanni

Se l’11 gennaio la Consulta farà una sentenza contro di me continuerò a governare ma mi difenderò e racconterò agli italiani la vicenda e chi sono i giudici […] non temo questo giudizio perché non ho commesso nulla, in quel caso andrò in tv, in aula e in piazza per fare vergognare chi mi accusa”. Ieri un Silvio Berlusconi sprezzante così ha commentato a Matrix – in una puntata tutta incentrata su di lui e la sua politica – la possibilità che l’11 gennaio il legittimo impedimento venga dichiarato incostituzionale dalla Corte. La tesi del premier è lineare: se mi bocciano il legittimo impedimento, attacco chi mi accusa prima che questi possa attaccare me. Delegittimando ogni sua accusa, ogni sua prova, ogni sua tesi.

Insomma, un Berlusconi che combatterà contro la magistratura con le unghie e con i denti. Siamo all’assurdo: un Presidente del Consiglio, detentore del potere esecutivo, che vuole sconfiggere, distruggere, annientare chi detiene e rappresenta un altro potere, quello giudiziario, e in ultima analisi chi è custode delle leggi e del loro valore penale e civile. È chiaro che Silvio Berlusconi, oramai, non ha più un minimo di “ratio” che lo guidi, dunque è davvero possibile che la sua sarà – nel caso il legittimo impedimento venga bocciato – una lotta a ferro e fuoco.

Ma d’altronde non sarebbe nemmeno la prima volta. “E’ assurdo che mentre questa persona (Berlusconi stesso, ndr) lavori giorno e notte in questa direzione (per il – presunto – bene del Paese, ndr) ci siano dei funzionari, dei dipendenti, degli impiegati dello Stato pagati coi soldi dei cittadini che tramino, che tramino, che tramino contro il Presidente del Consiglio che lavora per tutti gli italiani. E’ una infamità! Ed è una infamità che si usino questi mezzi per convincere dei cittadini a scegliere un altro voto durante la campagna elettorale!”. Queste sono parole di Silvio Berlusconi, 6 aprile 2006.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno dei molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica”, 16 giugno 2008.

Le preoccupazioni ci dovrebbero essere in Italia casomai per l’uso politico della giustizia che è il contrario della democrazia e della libertà”, 12 dicembre 2009.

La mia esperienza di anni di aggressioni giudiziarie dimostra che questi giudici sono perfettamente consapevoli e sanno molto bene ciò che vogliono: il loro obiettivo è quello di rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto degli italiani”, 12 giugno 2010.

Senza contare poi i vari epiteti: da “talebani” a “metastasi della democrazia”, a “grave patologia” fino a “disturbati mentali”.

Ma le parole sono sempre state accompagnate dai fatti. Capitò a Raimondo Mesiano, giudice di cassazione che si macchiò di una colpa sacrilega per aver condannato la Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti di 750 milioni di euro per il passaggio illegale della Mondadori. Ricordate? Prima Signorini mandò una squadra in Calabria per trovare notizie-scoop sullo stato di salute del giudice; ma il colpaccio lo fece Mattino 5 di Brachino: un servizio che aveva dell’assurdo, un servizio-pedinamento che, come sottolineò Dino Petralial’ho visto fare solo da mafia e Sismi”.
E poco tempo dopo toccò ad Anna Argento, giudice e presidente della prima Corte d’Assise di Roma, che respinse il 27 febbraio l’istanza presentata dal Pdl per presentare comunque la propria lista sebbene consegnata fuori tempo. Ebbene, questa volta la Argento è salita alla ribalta perchè è stata sorpresa – e ci sono le foto che provano il reato – a indossare la toga mentre dietro c’è un ritratto del Che. Sacrilegio!!! E allora subito Il Giornale schiaffò il titolone sul bel quotidiano di famiglia: “Il giudice che escluse gli azzurri tiene in ufficio il ritratto del Che”. Chissà che non sia stato proprio lui – a questo punto – a suggerire al giudice di bocciare l’istanza pidiellina.

Il prossimo, molto probabilmente, sarà il giudice che ha in mano le carte che più di ogni altre spaventano il premier, quelle del processo Mills, processo in dirittura d’arrivo. Stiamo parlando di Fabio De Pasquale, giudice nei cui confronti il premier già si espresso parlando di “follia” e di “fantasia”, termini che possono riferirsi solo a un “pm di parte come De Pasquale”. Insomma, secondo Berlusconi, “nessuno, nemmeno uno dei fatti che mi sono contestati nei processi sono fatti veri”.

Siamo certi che De Pasquale non si lascerà intimidire. Il punto è un altro: quanti sono gli italiani che credono a queste delegittimazioni da ventennio? Noi pensiamo siano – ahimè – molti.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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