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Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

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Articoli marcati con tag ‘aquila’

di Carmine Gazzanni

Silvio Berlusconi è una continua sorpresa: non sai mai cosa aspettarti. E allora ecco l’intervista rilasciata a “Le Figaroieri 15 settembre, nella quale assicura il suo appoggio totale a Nicolas Sarkozy. Ma attenzione: nella parte conclusiva dell’intervista il Presidente del Consiglio ha risposto ad alcune domande sulla situazione italiana. “Io ho affrontato con successo tre grandi difficoltà”, dice il Cavaliere. Andiamo a vedere quali.

La grève du ramassage des ordures ménagères à Naples”, il problema dei rifiuti a Napoli. Certamente l’intervento del Governo è stato immediato (a dispetto del lungo tergiversare del Governo Prodi), ma le ultima notizie ci confermano che la questione non è completamente risolta.
Prendiamo il caso della scuola materna di Agnano: i bambini e le loro mamme sono tornati a scuola e hanno trovato davanti all’edificio mucchi di immondizia abbandonata. Insomma, primo giorno di scuola con zainetto, grembiulino e maschera per cercare di ripararsi dai miasmi della spazzatura che da oltre due settimane nessuno raccoglie.
Ma attenzione, non è finita qui. Berlusconi è convinto che i rifiuti siano oramai un ricordo lontano in virtù dei termovalorizzatori (maniera gentile  ed elegante per parlare di inceneritori). Ecco: da alcuni giorni due delle tre caldaie sono fuori servizio. Risultato? Il termovalorizzatore incenerisce ogni giorno un terzo delle mille tonnellate di rifiuti previste. Il resto – oltre 700 tonnellate – finisce in discarica. Gli uomini del sottosegretario ai rifiuti Bertolaso continuano a ripetere che sono “lavori di manutenzione”, ma pochi (o nessuno) ci credono, anche perché non si capirebbe il motivo di bloccare in contemporanea due dei tre inceneritori. E c’è anche chi ritiene che passeranno anni affinchè entrambi rientrino in funzione. Insomma, c’è chi teme il ritorno del problema, anche se Berlusconi pensa sia superato completamente.

En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison”. Insomma, Berlusconi avrebbe ricostruito “l’intera città” de L’Aquila dando una casa a tutti. Ecco alcuni dati, per capirci meglio: circa 32 mila aquilani sono tuttora fuori dalle proprie abitazioni e gran parte di loro, circa 26 mila, che non hanno trovato posto, o non hanno scelto di vivere negli alberghi o nelle caserme, sono nella cosiddetta autonoma sistemazione. Il che vuol dire che ricevono una cifra mensile di 200 euro a persona, che permette di sostenere le spese di affitto di un appartamento. E ciò per molti è attualmente l’unica fonte di reddito, considerata la disperata situazione occupazionale ed economica de L’Aquila. Non è un caso che, stando a quanto affermato dalla Caritas de L’Aquila, i poveri sono raddoppiati: ora si rivolgono a tali associazioni anche persone che non se lo sarebbero mai immaginato. Insomma, una situazione disperata: poveri, senza lavoro, senza casa. Senza dimenticare che, a breve, cominceranno le scadenze da pagare: mutui, rate, tasse. E con un centro storico ancora sommerso da macerie.

Ed è interessante che il Cavaliere sia smentito dalle parole di una settimana fa di Guido Bertolaso che ha ammesso che L’Aquila non è interamente ricostruita perché “non poteva essere ricostruita in soli 15 mesi”. E chi ammette questo (ad esempio Silvio Berlusconi)? “Come si può pretendere che dopo 15-16 mesi il centro storico dell’Aquila sia pienamente fruibile? Questa è pura demagogia, questo è voler fare politica per fare politica ma non per risolvere i problemi dei cittadini e del centro storico dell’Aquila”.

Ma Berlusconi non ha detto proprio questo, parlando della ricostruzione dell’ “intera città”? Sappiamo tutti che se Bertolaso avesse saputo che Berlusconi, dopo una settimana, avrebbe detto di aver ricostruito tutta L’Aquila, non avrebbe mai pronunciato queste parole. Ma, dato che non poteva immaginarlo, è una gran bella soddisfazione poter dire che Berlusconi è un demagogo che “fa politica per fare politica, ma non per risolvere i problemi dei cittadini”. Parola di Guido Bertolaso!


P.S. Se vi sentite, come noi, come gli aquilani e come i napoletani, prei in giro da questo Governo vi invitiamo a mandare foto della condizione di Napoli e, soprattutto, L’Aquila che smentiscono le falsità proferite dal nostro Presidente del Consiglio.

Se volete difendere la giusta informazione potete scrivere a Le Figarò all’indirizzo:

http://www.lefigaro.fr/contact/contact.php

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di Carmine Gazzanni

Due foto. Molto simili, ma contesti decisamente diversi. O per lo meno pare. Nella prima foto siamo a Teheran: nel 2009 ci furono scontri di piazza tenutisi per settimane per le vie della capitale iraniana tra numerosi contestatori e le forze del governo in occasione delle elezioni del 2009. Molti manifestanti arrestati, alcuni anche morti.

Cambiamo scenario. Seconda foto: 7 luglio, Roma. Ecco cosa accade a chi si permette di protestare  dopo aver subito un terremoto, dopo aver visto crollare la città in cui si è nati e cresciuti, dopo aver visto cadere macigni, case, speranze, sogni, tutto in pochi secondi via. A distanza di un anno e tre mesi la situazione è  tragica: persone ancora senza una sistemazione fissa, migliaia i disoccupati, i cassintegrati e i giovani che hanno dovuto fare le valigie per un futuro che il terremoto prima e il Governo poi hanno deciso di recidere dal territorio aquilano.

Verrebbe da domandarsi: ma se si protesta in maniera pacifica per una causa più che giusta e si viene presi a manganellate e bloccati come se si fosse delinquenti, guerrafondai, ribelli, qual è il grado di democrazia in questo Paese? Quanta democrazia possiamo dire ci sia oggi in Italia?

Ma andiamo avanti. Perché il dopo, volendo, è ancora più tragico. Intorno all’una e mezza, mentre poco più in là le Forze dell’ordine pestavano gli aquilani, il (dis)Onorevole Stracquadanio si distingueva per questo intervento alla Camera. Ecco alcuni passaggi significativi: “il terremoto ha distrutto il centro storico dell’Aquila e non è un gesto volontaristico che riporta indietro le lancette del tempo e se gli amministratori dell’Aquila […] sono i primi a fingere e ad ingannare il popolo, portando qui alla fine 5.000 manifestanti di una città che conta 60 mila abitanti e 120 mila residenti forse è il fallimento, non la rivolta sociale, ad essere sotto i loro occhi. […] Noi abbiamo offerto all’Aquila una vocazione che non aveva più o che aveva perso perché quella era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto ed il terremoto ne ha certificato la morte civile […] Tuttavia tutto questo non funziona se il sindaco in carica non ha una visione, anzi peggio, ha qualche interesse in gioco nella partita della non ricostruzione e poi cerca di scaricare questi interessi sul Governo che lo ha nominato dall’inizio commissario straordinario […] Siamo noi che dobbiamo andare all’Aquila a manifestare contro di loro e non il contrario”.  Applausi scroscianti dei deputati del gruppo del Popolo della Libertà.

E ancora. Poco dopo le manganellate nasce su facebook una pagina dal titolo molto eloquente: “GLI AQUILANI? UN POPOLO INGRATO”. Si legge nelle informazioni del gruppo: “Di fronte ai tafferugli davanti Palazzo Chigi, credo che gli onesti cittadini che ci sono prodigati subito per aiutare la popolazione colpita dal terremoto, si stiano pentendo amaramente. E’ vergognoso! Che cosa pretendono? Questo Governo, come nessun altro, si è attivato  immediatamente per la ricostruzione e per gli aiuti. Cari Aquilani rimboccatevi le maniche e lavorate, anziché aspettare seduti in poltrona papà Stato”.
A questo punto leggiamo qualche commento.
C’è chi  ritiene gli aquilani “Una massa di bambini viziati, ecco cosa sono!”. Chi, invece, pensa che il terremoto sia stato un dono del Cielo quasi: “Diciamo la verità, il terremoto ha dato una bella sistemata, a quell’orribile Città. Non capisco che motivo ci sia di lamentarsi”; e gli aquilani, in realtà, se ne stanno approfittando: “Megalomani questi Aquilani. Per rimodernarsi gratis le case, addirittura il terremoto hanno pensato di sfruttare”. Per i signori, dunque, un’invenzione quella aquilana: un terremoto per ristrutturare casa.
C’è chi, ancora, tira le somme e pensa che i morti aquilani siano pochi e allora tutto questo “casino” è dopotutto esagerato: “Invece di lavorare, pensate alle manifestazioni, alle contestazioni. Ma si, a farvi mangiare tanto c’è lo Stato, ci siamo noi lavoratori onesti. In Niger muore un bambino ogni quattro secondi e voi vi lamentate per 300 morti? Terremotati del cazzo”. Secondo dunque il solerte omuncolo che raglia, il terremotato è disonesto e 300 morti sono bazzecole, inezie.
E allora, le manganellate in fin dei conti erano anche poche: “tutto sto casino per 4 manganellate”.

Commenti che parlano da sé.  Commenti  contro persone che hanno perso tutto, di persone che non hanno mai avuto un briciolo di cervello.

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di Carmine Gazzanni

L’Aquila, terremoto, ricostruzione. Tutti temi che sono tornati di attualità. Perché qualcuno ne ricomincia a parlare compiutamente? Certo che no. Dal ministro Bondi, al ministro Brambilla fino a Bertolaso, tutti a parlar male di un film, Draquila, che, con grande probabilità, nemmeno hanno visto. Ecco l’unico motivo per cui si parla dell’Aquila. E se ne parla difendendo a spada tratta l’operato Governo. Tutti a dire che si sta offendendo “l’intero popolo italiano” perché “il modo in cui siamo riusciti ad intervenire e con la prontezza con la quale l’abbiamo fatto è sicuramente un esempio per i governi di tutto il mondo”.

Alcune considerazioni. Due sono le cose: o è vero ciò che dicono i signori ministri o è vero quello che racconta, filma, testimonia la Guzzanti, non ci sono terze vie, tertium non datur. Ancora: se ci si permette di criticare un film-denuncia vuol dire che la ricostruzione a L’Aquila procede a gonfie vele. Se la Guzzanti “offende la verità” va da sé che la verità sia ben altro.

Cerchiamo di rispondere ai quesiti facendo appello a qualche dato. L’Aquila e le altre zone limitrofe colpite dal terremoto contano circa 72.200 abitanti. In totale (dati del 11 maggio del Commissario delegato per la Ricostruzione) sono rilevate 25.761 persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 18.657 persone alloggiate tra Progetto C.A.S.E., MAP e affitto, 3.950 persone in strutture ricettive, 688 nelle caserme a L’Aquila. In tutto, dunque, le persone assistite sono 49.056.

Ma andiamo avanti.  La “new town” fatta costruire dall’esecutivo accoglie soprattutto famiglie e lavoratori. Una scelta questa, si è detto, effettuata per rilanciare l’economia locale. Non è così.  Tutte le attività commerciali e professionali del centro storico sono morte o dislocate altrove. Non esiste un piano per il lavoro, un’idea per formare professionalità locali necessarie alla ricostruzione, né un’idea su come intervenire per riavviare lo sviluppo e con quali priorità. Notizie di ieri, ciliegina sulla torta, testimoniano che i negozi sono saliti a 9.000 euro, 1.000 euro invece i monolocali.

Tutto sarà acuito se a luglio riprenderanno i versamenti fiscali (per il sisma che colpì Umbria e Marche si chiese una restituzione del 40% degli arretrati in 120 rate e dopo dodici anni!). Questo, per lo meno, è quello che prevedrebbe la normativa vigente. Se questo dovesse accadere, la situazione diverrebbe ancora più critica. Prendiamo gli ultimissimi dati raccolti da Collettivo 99. Si legge: “il rischio di un avvitamento depressivo dell’economia del cratere e in parte dell’intera economia regionale diventerebbe reale indebolendo ulteriormente le opportunità di lavoro e di investimento che pure l’occasione del sisma sembra aver aperto”.

Collettivo 99, sul suo sito, ha fatto una simulazione sul reddito disponibile di un lavoratore dipendente tipo, nell’ipotesi che la ripresa dei versamenti dovuti avvenga, appunto, a partire dal mese di luglio 2010. L’ipotesi di base riguarda un lavoratore dipendente del settore privato che, fino al 6 aprile 2009, percepiva una retribuzione media mensile netta pari a circa 1.300 euro. A seguito dei provvedimenti di sospensione degli adempimenti fiscali e dei versamenti contributivi tale lavoratore ha percepito una retribuzione media mensile lorda di circa 2.000 euro. Tolte spese, bollette, Irpef, rate del mutuo rimarrebbero netti soltanto 407 euro.  Una famiglia di certo non vive con 407 euro.

Ora, quello che si vuole sottolineare qui è che invece di andare in televisione e incriminare un semplice film che non può far male a nessuno, i vari Ministri potrebbero pensare a questi di problemi. Molto più seri. Molto più istituzionali. Invece di gettar fango su un film bisognerebbe guardare al fango che ancora seppellisce il centro dell’Aquila. Costoro, questi signori Ministri, dovrebbero rendere delle scuse, prima ancora che alla Guzzanti, a tutti quei terremotati che si vedono presi in giro.

Signori Ministri,  ma MI FACCINO il piacere!

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di Carmine Gazzanni

ansa154936710704123146_bigEra l’aprile del 2009, appena dopo quel drammatico terremoto che ha distrutto la città de L’Aquila e circa cinquanta paesi limitrofi. Berlusconi, in visita in Abruzzo, affermò: “Ricostruiremo L’Aquila in 28 mesi”. Frase epica. Purtroppo, però, come molti sanno, un déjà vu: “Entro due anni gli abitanti riavranno le case”. Frase identica, contesto diverso: siamo in Molise, a San Giuliano di Puglia, paese dove, il 31 ottobre 2002, crollò una scuola e morirono 27 bambini e la loro insegnante.

Si spera che il modello molisano non sia imitato anche in Abruzzo. In questi giorni, infatti, il presidente della Sezione di Controllo della Corte dei Conti regionale, Mario Casaccia, ha compilato una relazione non molto confortante, se si conta che di anni ne sono passati non due, ma più di sette. “Al momento sono state soddisfatte per il Molise esigenze pari a circa il 23% del totale previsto”. Senz’altro è vero che a San Giuliano il discorso è profondamente dissimile in quanto qui la ricostruzione è al 97%, ma i paesi coinvolti sono ben 83 comuni; 83 comuni su cui, pare, l’occhio del Commissario delegato e Presidente della Regione Michele Iorio non è caduto. A San Giuliano di Puglia, infatti, la scuola è stata ricostruita, scuola che è stata definita dal ministro Gelmini e dal premier Berlusconi “la più sicura d’ Italia”. Ma si può dire lo stesso degli altri Paesi? A Colletorto alcune attività commerciali si svolgono ancora nei container, a Bonefro, invece, si vive ancora nel villaggio (provvisorio) di legno e i più vecchi tra i terremotati ripetono: “Qui siamo venuti e qui moriremo”.
Una situazione questa insostenibile per Casaccia: “il forte scostamento sembra imputabile non solo alla vasta platea dei Comuni interessati dal terremoto e dall’alluvione, ma anche all’assenza di un’attività di regolare ed indispensabile programmazione degli interventi disposti dal Commissario delegato, che consentisse, superata la fase dell’emergenza, di realizzare un modello di ricostruzione totale“. E non è finita qui: oltre al giudizio negativo, la Corte dei conti ha anche comminato nei mesi scorsi (il 9 febbraio) una sanzione di 3.200 euro proprio a Michele Iorio, per omessa o incompleta presentazione dei rendiconti finanziari semestrali relativi agli esercizi compresi tra il 2005 e il 2008.

Fallimento dell’intervento post-sisma, quindi, in Molise. E ciò è evidente anche se prendiamo in mano i dati relativi al 2009. Escluso San Giuliano di Puglia, la stima delle risorse necessarie per la ricostruzione ammonta a più di 3 miliardi di euro (ripeto: sono passati più di sette anni!); cionondimeno sono stati finanziati solo 414 milioni, una nullità in confronto al necessario! Alcuni consiglieri, infatti, come D’Alete e Petraroia, hanno denunciato la poca chiarezza nella gestione dei finanziamenti e della ricostruzione post-terremoto. D’altronde è quello che ci dice anche la condanna della Corte dei conti: è assai difficile capire quanti soldi sono arrivati in Molise e quanti e come sono stati spesi.
E non è la prima volta che Iorio fa il bello e il cattivo tempo riguardo ai finanziamenti per la ricostruzione. Per meglio capirci torniamo un momento indietro: nell’ottobre 2002 il terremoto devastò il Molise, poche settimane dopo la Soprintendenza dei beni culturali stilò una lista dei Comuni che avevano riportato danni a abitazioni ed edifici storici (32 nella sola provincia di Campobasso, 9 in quella di Foggia e uno in quella di Isernia). A febbraio un’alluvione colpì, di nuovo, i territori già devastati. A marzo 2003 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferì al Governatore molisano Michele Iorio (Forza Italia allora, Pdl oggi) pieni poteri per gestire la ricostruzione. E dopo solo 5 anni cosa si scopre? Che alcuni dei fondi (per un totale di 123 milioni di euro) che servivano per ricostruire i centri colpiti sono andati da tutt’altra parte. I finanziamenti, infatti, sono serviti per grandi opere che non hanno nulla a che fare con il terremoto. Opere come il museo del profumo di Sant’Elena Sannita (200 mila euro), la valorizzazione della rete sentieristica del bosco Cerreto di Monacilioni (250 mila euro), il ripristino del sito archeologico “de jumento albo” di Civitanova del Sannio (275 mila euro). Ancora, altri finanziamenti disposti per il ripopolamento della seppia nelle acque del mare molisano (250 mila euro), per incentivare la “vocazione produttiva della patata turchesca di Pesche” (100 mila euro), per finanziare uno studio (765 mila euro) per la progettazione della metropolitana leggera che dovrebbe unire Matrice, Campobasso e Bojano.

E il bello è che neanche un anno dopo (giugno 2008) così parlò Michele Iorio: “ l’emergenza è stata gestita in maniera esemplare e che San Giuliano di Puglia e gli altri comuni del cratere sismico stanno quasi concludendo i lavori della ricostruzione pesante a tempo di record rispetto alle altre esperienze d’Italia, non ultima quella del terremoto dell’Umbria e delle Marche che, a dieci anni di distanza, ha terminato la fase dell’emergenza ma non certo della ricostruzione”. La Corte dei Conti, purtroppo, non la pensa proprio così. E siamo nel 2010.

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di Carmine Gazzanni

24908Siamo precisamente ad un anno esatto dal tremendo terremoto che colpì L’Aquila e circa cinquanta paesi limitrofi. Ieri,a tal proposito, Guido Bertolaso che a L’Aquila “è stata vinta una sfida gigantesca” perché ormai “abbiamo dato una sistemazione confortevole praticamente a tutti“.

In realtà non è questo il quadro che emerge  dallo speciale di RadioArticolo1 (“Alziamo il velo sulla ricostruzione”) andato in onda il 31 marzo dal tendone Collemaggio. I microfoni dell’emittente sono stati messi a disposizione degli aquilani, con le loro storie, le loro richieste, la loro voglia di futuro. E non è questo il futuro che si aspettano gli aquilani. Un futuro in cui il centro storico è stato abbandonato a se stesso; un futuro in cui il nuovo “centro storico” è un centro commerciale in periferia (L’Aquilone), nuovo luogo di ritrovo per tutti, dai giovani fino agli anziani.
Nonostante il governo e Bertolaso sostengano di aver dato una casa a tutti, ad oggi sono ben 7.000 gli sfollati, per la maggior parte anziani e single. La “new town” fatta costruire dall’esecutivo accoglie, come abbiamo ripetuto più volte, solamente 16.500 persone, soprattutto famiglie e lavoratori. Una scelta questa, si è detto, effettuata per rilanciare l’economia locale.
Ma non è così.  Tutte le attività commerciali e professionali del centro storico sono morte o dislocate altrove. Non esiste un piano per il lavoro, un’idea per formare professionalità locali necessarie alla ricostruzione, né un’idea su come intervenire per riavviare lo sviluppo e con quali priorità. Bertolaso ha affermato che i soldi ci sono e basta presentare i progetti per avere i finanziamenti. Ed è proprio qui che sorge il problema: “Non ci sono infatti le linee guida per preparare i progetti – afferma a Eugenio Carlomagno del comitato “Un centro storico da salvare” –  Noi abbiamo fretta. Entro giugno le linee guida debbono essere pronte. Da subito debbono partire le demolizioni già decise. Le macerie debbono sparire e non, come è successo in via del Capro, buttate da una ditta su altre macerie. Se ci metteranno in grado di presentare i progetti la prossima primavera potranno partire i lavori. Se queste decisioni fossero state prese nel maggio scorso, ora avremmo i cantieri aperti“.
E non è finita qui, come sottolinea Elisa Cerasoli del “Collettivo99”: “Il piano casa è stato realizzato in una zona di campagna sprovvista di servizi, attività commerciali e soprattutto mezzi di trasporto. Fra l’altro vorrei ricordare che questo piano prevedeva un 30 per cento di spazio destinato alle attività sociali. Spazio che ancora oggi non c’è”. Spazi ricreativi, quindi, inesistenti. Come inesistenti sono i luoghi che un tempo erano ritrovo degli studenti.
E quelli ospitati ancora negli alberghi del litorale adriatico? Anche loro non se la passano molto bene: sono circa 8000 i confinati negli hotel della costa, infatti, che non se la sono sentita di affrontare i nuovi prezzi delle case aquilane. Per 300 metri quadri di terreno non fabbricabile si chiedono 40.000 euro; prima si poteva arrivare massimo ad un terzo. Le case messe sul mercato dai costruttori sono passate da 1000-1500 euro al metro quadro agli attuali 2.500. Per non parlare poi degli affitti che sono triplicati.

Dulcis in fundo. Apprendiamo in queste ore che c’è un’informativa giudiziaria – riservata – redatta della Polizia dell’Aquila, come afferma Giuseppe Caporali su “La Repubblica”, che accusa i vertici della Protezione Civile di omicidio colposo. Omicidio colposo per non aver dato l’allarme alla popolazione aquilana nonostante uno sciame sismico che durava da mesi. Nessuno stato d’allerta, nessuna evacuazione. Fino al 6 aprile. Ad essere indagati sono diversi uomini della Protezione Civile che facevano parte della Commissione grandi rischi che si riunì il 31 marzo, chiudendo la seduta senza prendere decisioni rispetto “all’emergenza terremoto in atto già prima della tragedia”. Nonostante un dossier dell’Ingv sulla gravità dello sciame sismico, diversi studi scientifici e perizie geologiche. Nessuna contromisura. La seduta durò in tutto meno di sessanta minuti.

E ora tutti a commemorare i più di 300 morti che tragicamente persero la vita.

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di Carmine Gazzanni

aquila411Il miracolo aquilano! Eccolo il miracolo aquilano!”, “Questa è la ricostruzione! Lo deve vedere tutta Italia!”, “Questa è la situazione dopo 10 mesi! Vergogna!” “Il set cinematografico per le loro campagne elettorali!”, “La Commissione Grandi Rischi che fine ha fatto?”. Voci, grida, proteste. E ancora domande, quesiti posti a un interlocutore, lo Stato, per troppo tempo assente (“Dove sono i politici? Noi siamo ancora qui. Sono loro i poveracci”, ha detto una donna con il cappello e gli occhi lucidi). E’ stato soprattutto questo il “Carriola Day”: gli aquilani hanno deciso di rimboccarsi le maniche, sono loro, solo loro, ad essere rimasti, si sentono abbandonati da un Governo che pare abbia fatto dell’Aquila un vessillo falso, assurdo e, soprattutto, provvisorio. E allora caricano le loro “carriole”, i bambini come gli anziani, e le caricano di macerie, calcinacci, orrori, quello che è rimasto dell’Aquila:  “ecco, questa è L’Aquila”, continuava a ripetere a tutti un uomo mostrando una pietra, un pezzo delle macerie della sua città. Ma c’è anche dell’altro: in quelle carriole gli aquilani è come se caricassero, insieme alle macerie, anche i loro ricordi, le loro emozioni, le loro speranze per un domani diverso. E soprattutto da protagonisti: c’è volontà di essere finalmente veri uomini e vere donne sulla scena della ricostruzione dopo tante promesse non mantenute o mantenute solo in parte, che hanno rivelato soltanto un fine propagandistico e opportunistico di qualcuno e di alcuni.

E allora si viene a scoprire da poco che gli insediamenti del piano C.A.S.E., i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, non sono niente affatto ecocompatibili, bensì senza fogne: le acque scure vengono scaricate direttamente nel fiume Aterno. E ancora. Proviamoci a chiedere perché mai poco tempo fa gli aquilani hanno aggredito verbalmente Maria Luisa Busi, giornalista del Tg1, e inveito contro lo stesso telegiornale di Scodinzolini, assolutamente dimentico dei problemi post-terremoto, anzi propenso a presentare una situazione “aurea” per via dell’intervento (presunto) del Governo del fare (presunto), ma  una  situazione, in realtà, nemmeno lontanamente vicino alla verità (come dire: Minzolini sta a verità proprio come Siffredi sta a verginità, o Berlusconi a capelli!). E cosa, secondo gli aquilani, dovrebbe essere tenuto in considerazione da quello che dovrebbe essere il telegiornale italiano più seguito ed imparziale? Ecco alcuni punti essenziali. Ad oggi su 72.200 abitanti censiti all’Aquila, il piano C.A.S.E. ne ospita 13.500, mentre i moduli abitativi provvisori (casette di legno) ne ospitano altri 3.000. In tutto, quindi, oggi sono 16.500 gli aquilani a cui ha provveduto direttamente lo Stato. Poi ci sono 27.500 abitanti che sono in autonoma sistemazione: il Governo provvederà fino al prossimo giugno – poi basta – all’erogazione di 3/4oo euro a testa; e ciascuno di costoro ha dovuto praticamente cavarsela da solo, ha dovuto trovarsi, appunto, una sistemazione autonoma. Una ragazza intervistata da “Il fatto quotidiano”, addirittura, rivela l’incredibile: “La cosa paradossale è che io da luglio dovrò cominciare a pagare il mutuo e l’impiegato di banca mi ha fatto tutti i conteggi e mi ha detto che ci sono 950 euro di interessi da pagare perché intanto sono maturati e in più se voglio avere la stessa scadenza devo pagare 150 euro in più al mese!!!”.

Questa è la situazione che ha fatto da contorno al “Carriola Day” e che ha portato i cittadini a ritrovare, anche se martorizzato e quasi per nulla cambiato da quel 6 aprile, il loro centro storico, la loro Piazza Palazzo con la statua di Sallustio che rimane lì, ferma, l’unico a non esser scappato quella terribile notte, l’unico che ha vissuto in questi giorni il centro storico, abbandonato in un luogo abbandonato. Ora, tuttavia, non è più così: gli aquilani, anche loro abbandonati questa volta dal Governo, vogliono tornare nel loro centro storico, attorno alla loro statua di Sallustio. Tutti riuniti perché non si sopporta di essere abbandonati: conviene allora rimboccarsi le maniche e ricominciare a vivere il centro storico dell’Aquila, i ricordi legati a questa città, la sua storia. Insomma, ricominciare a vivere il presente, il passato e soprattutto il futuro dell’Aquila.

BUONA FORTUNA!!! L’ITALIA, QUELLA VERA, E’ CON VOI!!!!

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di Carmine Gazzanni

Ogni giorno in Italia, ormai, siamo abituati a sentire cose e a vederne altre che ci fanno arrabbiare, piangere e disperare. Però, su queste cose, abbiamo ancora la forza e la volontà di ridere. Denunciare certamente, ma anche con un sorriso sulle labbra (sebbene amaro). E allora ridi anche se vorresti tirargli due ceffoni, quando senti Dell’Utri dare dell’ “eroe” a Mangano o Berlusconi che parla della magistratura come “metastasi della democrazia”. Ridi perché non hai altra arma: parlare di costoro come meritano (quindi anche prendendoli in giro, se loro lo fanno di mestiere!). Ma ridendoci su, mostri ancora quel briciolo di forza che ti porta a denunciare, a sottolineare, a commentare e a ridere di loro come si ride di un deficiente.

Poi, però, un bel giorno accade qualcos’altro che ti disarma completamente, ti spoglia anche di quell’ultima difesa di cui disponevi. Succede qualcosa su cui è impossibile ridere, su cui bisognerebbe solo piangere. Ma sono episodi che ti tolgono anche questo: ti accorgi di non avere neanche la forza (perché è una forza) di piangere di fronte a certi uomini, di fronte a certe intercettazioni, di fronte a tali porcherie al cui confronto quelle di qualsiasi politico sono assolutamente niente.

Sei nudo, disabile davanti a tali situazioni, davanti a gente che ride per una bazzecola: 308 morti, migliaia di feriti e oltre ventimila sfollati. E casomai prima si stimavano anche questi imprenditori che erano giunti nella regione martoriata d’Abruzzo per ricostruire. E poi si scopre il marcio che c’è dietro: appalti, sesso, favori e soprattutto l’orrore delle risate.

E l’immagine che non ci si riesce a togliere dalla mente è pensare a questi due “nulla” che ridono, quando intanto centinaia e centinaia di persone sono già morte, altre scappano piangendo perché hanno il terrore di aver perso un loro caro, altre che, imprigionate sotto le macerie, pregano, rivolgono un ultimo pensiero ai loro parenti e amici prima di spirare l’ultimo respiro. E quando il giorno dopo i superstiti, traumatizzati, non riuscivano a dormire perché avevano ancora in mente quelle scene drammatiche e devastanti, i due “nulla” se la ridevano perché avevano annusato l’affare e con qualche donnina sulle cosce brindavano alla salute di alcuni abruzzesi e alla morte di altri.

Piscicelli: Sì.

Gagliardi: …oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno

P:..no…lo so (ride)

G:…così per dire per carità…poveracci

P:..va buò ciao

G:…o no?

P:…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:…io pure…va buò…ciao

Piscicelli è colui che, scrive il gip, “con le macerie ancora calde” è “già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo“.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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