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Articoli marcati con tag ‘annozero’

di Carmine Gazzanni

Flop, flop e ancora flop. Questi ultimi due giorni il popolo dei Berluscones si è messo in moto per fare scudo, per difendere e proteggere fino allo sfinimento quel “culo flaccido” che tanto gli è caro.

E infatti, mentre Silvio Berlusconi tenta di inventare nuovi slogan per delegittimare l’operato della magistratura, fallito il tentativo di portare dalla sua anche Giorgio Napolitano il quale ha alzato un muro ricordando che “il giusto processo è garantito dalla Carta”, per cui “basta strappi sulla giustizia”; ebbene, mentre l’attività politica del nostro Paese è ormai incollata su tali questioni, il Pdl ha deciso di scendere in campo.

Ecco allora la manifestazione di ieri, il sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Era stato annunciato a gran voce: “In piazza contro il golpe” era addirittura il titolo d’apertura de “Il Giornale” di ieri. Tanti annunci, poi. Si parlava della presenza dei ministri Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla. Hanno tutti disertato. La titolare dell’Istruzione aveva annunciato a Maurizio Belpietro, durante il programma Mattino 5, che non avrebbe partecipato all’iniziativa perché “come ministro ritengo non sia opportuno”. Si era però affrettata ad aggiungere, a scanso di equivoci con il suo leader, che “deve comunque fare riflettere che molti cittadini abbiano deciso spontaneamente di manifestare contro un accanimento giudiziario nei confronti del premier che dura ormai da 17 anni”.

Nessun politico e un totale di 100, 150 militanti del Pdl davanti al Palazzo di Giustizia per “l’imponente (o impotente?) manifestazione” in difesa di Berlusconi.

E oggi il flop si è ripetuto. Probabilmente anche più fragoroso di ieri. Alcuni Berluscones, con in testa il capopopolo Giuliano Ferrara, hanno organizzato un evento contro i “neopuritani” e falsi moralisti(?). “In mutande, ma vivi”. Sembrerebbe il titolo di una di quelle commedie all’italiana degli anni ’70. E invece no: siamo nel 2011. E non ci sono Lino Banfi o Edvige Fenech, ma Iva Zanicchi, Alessandro Sallusti, Daniela Santanchè, Piero Ostellino, Ignazio La Russa.

I 1500 posti del teatro Dal Verme erano occupati, ma il flop c’è stato comunque. Basta ricordare quanto detto dai presenti per rendersene conto. “Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”. Peccato che la Costituzione dica altro. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa vuol dire? Semplice: se una persona è imputata, anche se è Presidente del Consiglio, non smette di esserlo per via del suo incarico. Dunque non si tratta, come dice Ferrara, di non fare l’imputato perché si è Presidente del Consiglio.

E poi è toccato al Sottosegretario Daniela Santanchè, la quale ha rilanciato nuovamente l’idea di una manifestazione di piazza contro i giudici e a sostegno del premier: “Non so se si farà una grande manifestazione – ha spiegato – ma credo per il sentire, andando in mezzo alla gente, che sia giusto fare una grande manifestazione di piazza. Io la auspico”. Basti ricordare quante persone erano presenti davanti al Palazzo di Giustizia a Milano per rendersi conto dell’attendibilità delle parole della Santanchè.

E ancora Ignazio La Russa. Ci sono stati momenti di tensione, infatti, quando si è avvicinato al Ministro della Difesa il giornalista di Annozero Corrado Formigli, il quale voleva porre semplici domande. Il video parla da sé: arroganza, presunzione, offese da parte di La Russa. Fino alle pedate, come testimonia il video. D’altronde Ignazio La Russa non è nuovo a questi atteggiamenti fascisti. Come non ricordare, ad esempio, la performance di cui fu protagonista ad Annozero, con insulti rifilati ad un giovane studente che difendeva e spiegava le ragioni del movimento studentesco contro la Riforma Gelmini. O ancora le immagini riprese dalle telecamere di mezzo mondo durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, quando spintonò, prese per il bavero e mise una mano in testa al giornalista free-press Rocco Carlomagno. Cosa volete: il ministro della difesa ogni tanto riscopre il suo passato di picchiatore fascista e aggredisce chi non la pensa esattamente come lui vorrebbe.

Flop su flop, dunque. Manifestazioni sterili e vuote di significato. Da vero Pdl.

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di Carmine Gazzanni

Michele Santoro, nell’intervista rilasciata a “La Repubblica” è categorico: “la decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini“. La decisione del Cda di sospendere tutti i talk show politici di prima e seconda serata per l’ultimo mese prima del voto, quindi da oggi al 29 marzo, è una scelta esclusivamente politica. E soltanto agli orbi, infatti, potrebbe apparire come una decisione atta a favorire la par condicio (quando i politici parlano di “par condicio” c’è sicuramente da preoccuparsi: è un termine che si usa sempre pretestuosamente in vista di altro – nessuno è davvero interessato alla par condicio!). E’ una decisione che, in realtà, annulla l’informazione, elimina il personaggio scomodo, e lo fa, assurdità delle assurdità, in maniera velata, parlando di un maggior rispetto dei principi democratici, pluralistici e liberali. Balle.

L’interesse reale è quello di evitare che si dicano cose scomode (e ce ne sarebbero) che potrebbero essere letali nelle prossime elezioni. Una trovata da regime, non c’è dubbio; come ha sottolineato Vincenzo Vita “la Rai di questi tempi non poteva purtroppo che produrre un regolamento sulla campagna elettorale piu’ realista del re. […] E’ una scelta del tutto sbagliata che, con la forza dei numeri, impone al Paese un servizio pubblico dimezzato”. Siamo in presenza di una Rai completamente spolpata, indegna di essere considerata “televisione pubblica”, così come è indegno che le gente paghi un canone per mantenerla “viva”, quando poi assistiamo a programmi demenziali, a quantità industriali di tristissimi reality, a telegiornali che costantemente fanno il gioco del padrone spacciando come vere notizie assolutamente fuorvianti e farlocche. E questo provvedimento è ancora peggio: “La decisione della Rai di imbavagliare le sue trasmissioni è sbagliata. Va persino oltre il pessimo regolamento della Vigilanza e contrasta con gli stessi principi costituzionali”, afferma giustamente Giuseppe Giulietti.

D’altronde non è la prima volta che si compiono scelte di regime con questo Governo, con questa Rai totalmente asservita al potere politico di turno. Come tutti ricordiamo, illustri vittime di questo sistema dittatoriale sono già stati Paolo Rossi (solo perché voleva recitare un brano di Tucidide. Forse lo storico greco era stato un comun istone ante litteram, o peggio un pm-talebano!), Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, lo stesso Michele Santoro, Daniele Luttazzi (come tutti sappiamo perché aveva osato ospitare in una puntata quel “terrorista mediatico” – cit. Cicchitto – di Travaglio),  Massimo Fini. Tutti grandi uomini e donne dell’ascolto: regalavano grandissimi risultati all’azienda. Però, c’era un però. Non erano in linea con il potere. E allora non c’è scelta: tutti fuori a calci nel sedere. Meglio preferire il buon caro Minzolini che raglia notizie assolutamente false, o i soliti programmi che sono tutto meno che intelligenti: Ballando con le stelle, vari reality, peggio ancora alcune fiction. Insomma, una televisione ridotta allo stremo perché ci sono gli interessi politici di qualcuno che non possono essere assolutamente toccati.

Per fortuna, ci sono giornalisti non disposti ad arrendersi: la FNSI, tutti i giornalisti vittime del provvedimento (Michele Santoro, Giovanni Floris, Bruno Vespa, Lucia Annunziata, Gianluigi Paragone), Pd e Italia dei Valori, più numerosissime associazioni (una su tutte Articolo 21) scenderanno questa sera a manifestare in Via Teulada, sede della Rai. Ancora vogliamo sottolineare un’altra grandissima iniziativa di cui ha parlato sempre Santoro nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so né dove, né come. In piazza, su internet, ma la faremo”. Sempre che anche internet non venga oscurato.

Insomma, o si è cacciati (per lo meno oscurati) oppure si è costretti a uniformarsi, come se ci fosse una sola verità. Una sorta di “monopolio della verità”. Esatto. Un “monopolio della verità”. L’espressione, tuttavia,  è di Romano Canosa, storico che non parlava del Duemila, né di questo Governo, né di Berlusconi. Parlava del MinCulPop, del ventennio e di un certo Benito Mussolini.

P.S. Firma anche tu l’appello di ARTICOLO 21 “No al bavaglio”

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di Carmine Gazzanni

C’è chi, comunque vada, ti stupisce sempre. Come, ad esempio, giornalisti (o presunti tali) quali Feltri & co. Pensavamo, infatti, che ci fosse un limite all’indecenza della mala informazione italiana. Ci sbagliavamo. Periodo tesissimo questo che stiamo vivendo: il cosiddetto “sistema gelatinoso” sta pian piano venendo fuori con tutto il corredo di cognati, soci, fratelli, amici di amici, parenti alla lontana, insomma sta venendo fuori quella “famiglia allargata” che godeva di tutti i benefici degli appalti mentre Bertolaso, poverino, non sapeva, dormiva o era indaffarato con qualche massaggio (così pare si dica ora) extra.

E mentre l’Italia veniva a conoscenza del “sistemone”, ecco il colpo di genio di alcuni quotidiani. “Libero” e “Il giornale”, infatti, dedicano paginoni a un fatto a loro detta sensazionale. Addirittura il quotidiano di Feltri dedica una prima pagina a questa notizia che non può essere altro che una “bomba” se è ritenuta degna di cotanta importanza. Quale sarà mai questo scoop allora da essere più sensazionale del “sistema gelatinoso”? Ecco la notiziona: la lettera che Marco Travaglio ha scritto a Michele Santoro. Conosciamo bene i motivi della missiva nella quale si analizza ciò che è avvenuto nell’ultima puntata di “Annozero”: il direttore guarda caso proprio di “Libero”, Maurizio Belpietro, e il vicedirettore guarda caso proprio de “Il giornale“, Nicola Porro, mentre si stava parlando delle truffe e degli appalti pilotati della Protezione Civile di Bertolaso, hanno messo in mezzo questioni riguardanti il giornalista ospite fisso di Santoro, questioni su cui Travaglio già più e più volte si è difeso e discolpato. E allora? Perché questi articoloni, addirittura anche in prima pagina? Titoli quali: “Travaglio minaccia Santoro”, “Lo spirito fascistello del pm Travaglio”, “Quella conoscenza scomoda che lo manda in bestia” che senso dovrebbero avere? Ecco: nulla, anche perché, nella lettera, Travaglio invita solo Santoro a far si che il dibattito ci sia, ma sui temi trattati, non su temi vecchi, personali e per di più falsi.

Eppure Travaglio lo sa: i presunti giornalisti come Belpietro e Porro non sono nuovi a questi attacchi, dimostrando di non saper far altro che andare sul personale, offendere, inventare e riportare notizie impolverate. E tutto questo perché? Per cercare, almeno qualche volta, di poter dire “hai visto?? Siamo noi ora che abbiamo ragione! Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico!”. Sarebbe meglio che questi avessero del sale in zucca più che il tanto bramato coltello perché basta ragionare un poco, riportare notizie, quelle vere, per mostrare che il loro non è giornalismo, ma gretto servilismo.

E non sono nuovi, come già detto, tali quotidiani a questa politica. Così è stato per Boffo: Feltri, infatti, attaccò l’ex direttore dell’Avvenire perchè si era schierato contro la condotta immorale di Berlusconi nel caso “puttanopoli”, riportando la notizia dell’omosessualità di Boffo e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’ha pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa, ora alla cronaca giudiziaria, ai tempi di Montanelli si occupava della pagina del golf (potete capire che alto esponente egli sia!!!). Ebbene Villa, per dare più credibilità al suo articolo e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm!) una LETTERA ANONIMA (che invece non ha nessun valore se prima non si appura la fonte!!!). Mica male però!

Poi è toccato a Fini che, contrario ad alcune scelte di Berlusconi, si è dovuto anche lui sorbire Feltri. Però  questo non vuol dire che il direttore sia un filino berlusconiano perché, ricordiamo, a lui “manca la stoffa da cortigiano” (come disse lui steso poco prima di andare a dirigere “Il giornale”). Si vede che allora era proprio vero che Fini era “il più tenace oppositore del governo, altro che Bersani e Di Pietro”. Se lo dice Feltri l’imparziale, dobbiamo crederci. D’altronde perché Fini avrebbe dovuto dire “Berlusconi ha il preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato”? Ha mica mai Berlusconi mancato di rispetto nei confronti di tali istituzioni? Ma certo che no! Perché ancora avrebbe dovuto dire “A volte accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchi assoluta”??? Non ce n’era nessuna ragione. E allora ha ragione Feltri. I più informati sembrano dire addirittura che il numero due del Pdl ordiva congiure nei meandri di Palazzo e, per l’occasione, in queste riunioni partigiane, era solito indossare anche un bel colbacco. C’è chi giura di averlo visto.

E poi? Poi c’è Tonino che, come sappiamo, è stato bersagliato prima dal Corriere e subito allora Feltri ha preso la palla al balzo. E con tanto di foto compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde) titolava: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Beh, considerando che Di Pietro era ad una cena con tutti incensurati e servitori dello Stato, viene da pensare che c’è stima solo quando abbiamo escort, festicciole, lettoni, regalini, compleanni, aerei di Stato, cantanti di fiducia, champagne, caviale e Presidente in pompa. Ma questo non vuol dire che Feltri sia al sevizio di Berlusconi. Alla gente come lui “manca la stoffa da cortigiano”.

«C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”». A dirlo è Marco Travaglio. E ora domani Feltri aprirà con un bell’articolo dal titolo: “Il fascistello Travaglio si permette di minacciare Victor Hugo”. Almeno lui, che non ha proprio “la stoffa da cortigiano”, è giusto che certe cose le dica!

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di Carmine Gazzanni

Tutti sappiamo cosa é successo ieri a Milano. Ed è chiaro: un gesto del genere non trova giustificazione, imperdonabile e certamente da condannare. Massimo Tartaglia, l’uomo che ieri ha colpito con un souvenir Silvio Berlusconi alla fine del suo intervento in Piazza Duomo, è stato subito preso dalle forze dell’ordine e condotto in questura. Si è saputo, poi, che è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano, incensurato, la Digos neppure lo conosce, segno che non appartiene a centri sociali o organizzazioni extraparlamentari. Con questo non si vuole giustificare nessuno: Tartaglia ha sbagliato e pagherà per il suo gesto.
Così, però, come sono da condannare alcune dichiarazioni. Certo, Di Pietro avrebbe potuto evitare di dire a caldo che “l’aggressione nei confronti di Berlusconi e’ un gesto inconsulto e sconsiderato“, sebbene ci sia stata “un’istigazione” (che bisogna riconoscere, senza ipocrisia, che è vero, ma dire questo a caldo risulta essere controproducente); e così anche Rosy Bindi (“Non faccia la vittima. E’ uno degli artefici del clima violento. Condanno il gesto folle, ma chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il Paese”).
Ma ci sono anche altri interventi “sconsiderati”. Come quello del “senatur” Umberto Bossi che parla di “atto terroristico” (detto poi da uno che ha nel suo partito un omaccione, tale Mario Borghezio, condannato per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino … beh, capite da soli che valore possano avere le sue parole!). Ma il servizio speciale messo in piedi da Emilio Fede ieri pomeriggio supera anche l’inimmaginabile. Lo so, ho delle pretese assurde: non ci si può aspettare un’edizione straordinaria di “telegiornale” da Fede, ma sono fatto così. Come dire: “ho fede in Fede”. Ebbene, ecco alcuni stralci del tg4 delle 18,55 di ieri.
Stralcio 1 – “e chi è l’istigatore di tutto questo, quale tipo di politica, quale tipo di dichiarazioni? Questo signore, chiamiamolo così, metaforicamente come il signor Di Pietro, la prima notizia che dice è che l’istigatore è il Presidente del Consiglio. Io mi chiedo,con tutto il rispetto, ma chi vota per Di Pietro? Ma cosa vuole questo Di Pietro? … chi semina vento raccoglie tempesta. Lo dico a Di Pietro: ma stia zitto, ma stia zitto! Esprima un minimo di dignità, esprima solidarietà umana, fa più bella figura. Chi può seguire Di Pietro in un momento come questo??”. E’ chiaro, qui non si vuole difendere nessuno (anzi, ripeto: sarebbe stato meglio che Di Pietro non avesse detto,  a caldo, quello che ha detto), tuttavia ci sono piccole accuse campate in aria nelle exploit di Fede: a meno che Di Pietro non sia anche uno psichiatra, è difficile che Tartaglia, in cura da dieci anni per problemi mentali, sia stato l’ultima pedina di un disegno eversivo dipietrista.
Stralcio 2 – “Questi  sono i risultati del signor Di Pietro, certamente, ma anche di quella stampa, di quel tipo di informazione, di quella politica, certamente che non è dell’area moderata, verrà dall’estremo comunismo, verrà dall’estremo, dall’accidenti al loro che stanno portando a questo tipo di violenza”. Ah, ecco. Se la colpa è di Di Pietro, certamente sarà anche di Travaglio, Annozero, Santoro che, è ben noto, nelle loro trasmissioni, sui loro giornali, spronano a fare acquisti di mitraglie e carri armati e lottare contro il nemico.
Stralcio 3 – “da quest’altra parte c’è gente corretta, c’è gente cha ha rispetto della libertà e della democrazia”. E questo si commenta da sé.
Stralcio 4 – Interessanti sono anche i commenti che Fede si sente in diritto e in dovere di fare alle dichiarazioni dal mondo politico. Le commenta tutte, e in tutte c’è quel tocco che profuma di imparzialità, come solo Fede sa fare. Una dichiarazione sembra, però, lo abbia colpito in maniera particolare, quella rilasciata dal Presidente della Repubblica: “Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio  al quale va la mia personale solidarietà” ; e a queste parole un Fede quasi esanime esclama: “e ci mancherebbe altro!”, forse sorpreso che un noto comunista bolscevico come Napolitano (che è noto soprattutto per essersi opposto a tutti i provvedimenti non firmando nessuna legge presentatagli)  abbia potuto dire questo.
Stralcio 5 – “L’aggressione, quella dei dibattiti televisivi, l’aggressione gravissima certamente da un punto di vista morale attraverso un mascalzone, delinquente, pezzente come Spatuzza che si permette di insinuare che Berlusconi può essere collegato alla mafia, anche quella è una grave ferita. Questa è una ferita fisica, quella di oggi; le altre sono ferite che certamente lo colpiscono moralmente”. Beh, meglio di così non si poteva: volevamo “fede nella giustizia”? Eccoci accontentati: la corte, presieduta da Fede, ha deliberato!
E chiudo con un’ultima chicca: “non è democrazia quando i tanti interventi spingono alla violenza, naturalmente quella di Di Pietro in particolare, ma non dimentichiamoci alcune trasmissioni che non cito, se no dovrei parlare di Annozero, Parla con me, Parla con te e Parla con chi gli pare, L’infedele dell’infedeltà eccetera. Non serve. Questo telegiornale non ha mai aggredito, ovviamente dal punto di vista dell’informazione, nessuno!”. Meno male che Emilio c’è!

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di Carmine Gazzanni

In vista della prossima puntata di Annozero in cui si parlerà delle stragi mafiose del ’92 – ’93 (strage di Capaci, di Via D’Amelio, più quelle di Roma, di Milano e di Firenze, rivendicate sempre dalla mafia), in vista della riapertura dei processi di Caltanissetta e di Palermo, abbiamo deciso di dedicare questi giorni ad argomenti che indicano un “più che plausibile” rapporto tra Mafia e Stato, plausibilità che ci porta a ritenere che non si sbagliavano i procuratori antimafia quando parlavano di “mandanti occulti” da ritrovare nella politica. Oggi parleremo di quello che è stato il filo conduttore, il trait-d’union tra Stato e Mafia, rappresentato dalle forze dell’ordine. Piccola precisazione: questo non vuole assolutamente dire che le forze dell’ordine nel loro insieme siano “mafiose” o comunque colluse con la mafia (basti sottolineare che ben 39 carabinieri sono state vittime di mafia), tutti noi abbiamo fiducia delle Bisogna, infatti, sottolineare che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello De Donno che trattavano con il mafioso Vito Ciancimino durante le stragi del 1992 e che, secondo Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, ricevettero il celebre “papello” di Totò Riina (dove erano riportate le “condizioni“ che lo Stato doveva accettare perché la Mafia cessasse con le stragi), ma si guardarono bene dal denunciare alla magistratura quell’estorsione mafiosa allo Stato; che erano carabinieri gli ufficiali filmati per ultimi in via d’Amelio mentre portavano via la borsa di Paolo Borsellino appena assassinato, borsa contenente (secondo la vedova del giudice) la famosa “agenda rossa” (in cui erano scritti i politici italiani, mandanti occulti della strage di Capaci), poi scomparsa; erano carabinieri gli uomini del Ros che arrestarono Riina il 15 gennaio ’93, ma “dimenticarono” di perquisirne il covo, lasciandolo svuotare con tutte le sue carte compromettenti dai mafiosi rimasti a piede libero e ingannando la Procura di Palermo; che erano carabinieri il generale Mori e il colonnello Obinu, imputati a Palermo per favoreggiamento alla mafia con l’accusa di aver lasciato scappare Provenzano nel 1995; senza dimenticare che i generali De Donno e Mori erano gli uomini “d’appoggio”, il tramite, come abbiamo detto, nei rapporti tra Stato e mafia, tant’è che oggi, grazie alle confessioni di Massimo Ciancimino, sappiamo che chiesero a Violante, allora presidente della commissione antimafia , e Mancino, Ministro dell’Interno, di incontrare suo padre Vito, affinché accettassero le condizioni imposte dalla mafia per sedare le stragi….una vera e propria estorsione allo Stato….a mò di golpe!!! Per inciso: i due non incontrarono don Vito, ma la questione è quantomeno strana: Mancino dice di non aver mai accettato simili proposte (questo vuol dire, però, che ce ne furono); Violante (ora nelle file Pd) anche rifiutò di incontrarlo, ma non rivelò tutto questo al momento sebbene fosse presidente della commissione antimafia, soltanto dopo che ha cominciato a parlare Ciancimino jr, Violante si è “ricordato” che 17 anni fa gli fu fatta quella proposta da parte di De Donno e Mori di incontrare esponenti mafiosi. Molto molto strano!

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Oramai ci stiamo abituando, sta diventando di routine la “comparsata” di Augusto Minzolini al Tg1 serale, dove ci svela e ci rivela le sue autorevoli opinioni: tutti quanti seduti attorno al tavolo con la bocca aperta e gli occhi fissi sullo schermo aspettando di conoscere l’oracolo “minzoliniano”.
Come tutti ricorderete, il lesto Minzolini già aveva colto la palla al balzo nel caso “puttanopoli” con un editoriale, in cui sottolineava che il Tg1 non si sarebbe occupato di quel caso perché rientrava nel “gossip” e nelle questioni “private” del premier (è gossip la quasi-candidatura della D’Addario alle europee…???), per cui tutta la stampa estera che si era occupata di queste vicende sicuramente non aveva avuto null’altro da fare per Leggi il resto di questo articolo »
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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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