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di Carmine Gazzanni

berlprovMio padre mi diceva che il partito di Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi”. Queste sono state le parole pronunciate ieri da Ciancimino, che rivelano una notizia che per molti già era nota: Forza Italia nasce, stando a quello che ci dice il figlio dell’ex sidaco mafioso di Palermo, da un accordo con la mafia perché, una volta in carcere don Vito, l’uomo “trait-d’union” politica-Cosa nostra era diventato don Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, oggi senatore del Pdl. E’ stata rispolverata nell’interrogatorio la lettera che Provenzano (o chi per lui) scrisse all’ “onorevole Berlusconi”, di cui noi del blog già a suo tempo avevamo parlato.

Alcuni diranno: mai possibile? Ebbene si. Oggi noi sappiamo, infatti, che furono ben tre le lettere che Provenzano inviò a Berlusconi: la prima all’inizio del 1992 prima delle stragi, la seconda nel dicembre del1992, e la terza all’inizio del1994, ovvero all’inizio dell’avventura politica di Berlusconi (quella di cui ha parlato Ciancimino).
E tale lettera già si conosceva perchè “L’Espresso” online la pubblicò in esclusiva. Cosa dice questa lettera? Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti parole: “… POSIZIONE POLITICA INTENDO PORTARE IL MIO CONTRIBUTO (CHE NON SARA’ DI POCO) PERCHE’ QUESTO TRISTE EVENTO NON NE ABBIA A VERIFICARSI. SONO CONVINTO CHE QUESTO EVENTO ONOREVOLE BERLUSCONI VORRA’ METTERE A DISPOSIZIONE LE SUE RETI TELEVISIVE”. Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica (ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano). Ciò che bisogna sottolineare, però, sono i chiari, evidenti segni di una possibile collusione tra Stato e mafia, tra Provenzano e Berlusconi che ancora oggi è Presidente del Consiglio, evidenti segni della ricattabilità di Berlusconi (“…PERCHE’ QUESTO TRISTE EVENTO NON NE ABBIA A VERIFICARSI…”), testimoniata anche da varie intercettazioni, una su tutte la telefonata con Renato Della Valle (“…Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo…” telefonata del 17 febbraio 1988, alle ore 9:27).

E’ necessario, poi, precisare alcuni aspetti poco “chiari” che vanno al di là della vicenda “interrogatorio Ciancimino”: questa lettera è stata sequestrata nel febbraio 2005 a casa Ciancimino e “rispuntata” improvvisamente SOLO nel luglio 2009; sono passati 4 anni e mezzo dal suo ritrovamento e SOLO da luglio se ne parla. Dove era questa lettera? Perché non era stata depositata agli atti dei processi Dell’Utri ad esempio? Non saranno mica così stupidi i pubblici ministeri che hanno tirato fuori solo a luglio queste carte nei processi a Ciancimino junior e a Dell’Utri; forse è legittimo pensare che non sapevano dell’esistenza di questa lettera.
E allora sarebbe allo stesso modo legittimo porre una domandina al Procuratore Capo di Palermo del 2005 Piero Grasso e al suo braccio destro, il Procuratore aggiunto dell’epoca Giuseppe Pignatone, i quali oggi non sono più a Palermo perché Grasso è diventato procuratore nazionale antimafia e Pignatone è diventato il Procuratore capo di Reggio Calabria (hanno fatto carriera). Furono loro a dirigere le operazioni sull’inchiesta Ciancimino, furono loro a interrogarlo. E mai una domanda sulla lettera che testimonia possibili rapporti Provenzano-Berlusconi?? Non mi sembra una cosa su cui un procuratore possa sorvolare. La domanda è legittima. Perché Grasso è stato nei “secoli silente”? E perchè adesso nessuno chiede a Grasso il motivo di questo suo tombale silenzio? Perchè, insomma, si è preferito abbandonare la lettera in un cassetto affinchè prendesse polvere???

Bisogna poi precisare un altro piccolo particolare. A luglio, pochissimi giornali riportarono tale notizia, molti hanno taciuto sui possibili rapporti Provenzano-Berlusconi palesati dalla lettera. Nessuno è andato dal Presidente del Consiglio chiedendo se ha poi ricevuto tali missive, se per caso ha risposto (non sta mica bene non rispondere al boss della mafia…), domande del genere, legittime vista la vicenda e i due protagonisti: la massima figura (di allora) della mafia e la massima figura (di allora e di oggi) dell’Italia.

Ma nessuno ha chiesto, nessuno ha domandato nulla a Grasso, nessuno si è  andato a informare dal diretto interessato. E tutti taqcuero. E ora che parla Ciancimino, Berlusconi, dopo tanto silenzio, si sente legittimato a dargli del “ciarlatano”. Meno male che lui si è sempre contraddistinto per spirito pio e sincero. Non ci resta che credergli.

Mafiosi si nasce, e io…Tacqui.

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