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di Carmine Gazzanni

boccia_vendolaFinalmente si vota. Era quello che pugliesi e non solo stavano aspettando. “Chi vincerà?”, ci si chiede. Questo non possiamo dirlo, ma possiamo analizzare quello che è stato il cammino dei due per giungere alle primarie.

Chi è Francesco Boccia? E’ il candidato del Pd, è il candidato voluto a tutti i costi da D’Alema (sembra quasi che la sfida, in realtà, si giochi tra  Vendola e Max, più che tra Vendola e Boccia) che aveva addirittura spostato il suo quartier generale in Puglia, per seguire la vicenda da più vicino. E’ giovane Boccia, il che certamente apprezzabile. E su questo ha molto insistito Max: “Boccia ha dieci anni meno di Vendola. E’ ora del ricambio generazionale”. Ma la risposta di Nichi non si è fatta attendere: “Si, è vero, sono più anziano di Francesco. Però D’Alema si dimentica che lui ha dodici anni più di me. Non sarà il caso che per dare il buon esempio, il rinnovamento generazionale lo cominci da lui?”. E’ giovane Boccia, ma pare aver appreso subito dal suo mentore in fatto di dichiarazioni. Com’è stato, ad esempio, riguardo l’acquedotto pugliese: “Pretendo che le famiglie del San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione dell’acquedotto pugliese alla competizione tra privati(18 gennaio 2010);Mi accusate di voler privatizzare l’Acquedotto. E’ una calunnia, è falso, non l’ho mai detto” (22 gennaio 2010).

E Vendola? Errori anche lui ne ha commessi: tempo fa, quando erano in corso indagini per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità parlava di complotto, magistratura politicizzata, come un Berlusconi qualsiasi (ed essendo leader di Sinistra e Libertà è abbastanza preoccupante).

Nonostante questo, bisogna che tutti lo amettano: Vendola è colui che il Pd non voleva ed è riuscito lo stesso a giungere alle primarie; è il candidato “del popolo”, quello voluto dalla gente che ha compreso i suoi sforzi, le vittorie (che comunque ci sono state) nel passato mandato e che pensa sia doveroso ripagarlo. Ed è vicino alla gente non solo con le parole, ma con i fatti: i cosiddetti “Nichi-express”, autobus che riportano i giovani studenti pugliesi che vogliono votare, “la fabbrica di Nichi”, il quartier generale dove lavorano 30 volontari con il loro portatile perché si è compresa l’importanza della rete, le videolettere che ogni giorno Vendola lascia su internet. E’ una strategia, per così dire, a basso costo, ma molto più proficua di quelle propagande in pompa magna (ma spesso vuote) che spesso caratterizzano quelle dei grandi partiti. Sembra, ancora, il protagonista di uno di quei film che fanno sognare: un “solo contro tutti” dove il “tro” si cancella e lascia spazio a un “solo con tutti” (come recita il suo slogan). In altre parole, non ha l’apparato dietro, ma ha il popolo che lo attende e che aspetta di votarlo anche alle regionali.

Come andrà non si sa. Un fatto è certo: Nichi è stato da esempio a molti. Al Pdl sicuramente (dubito, però, potranno capire perché), ma soprattutto al Pd: il “popolo viola”, le manifestazioni “dissociate”, e ora Nichi sono tutti segni evidenti della lontananza del Pd dal popolo vero, vivo, attivo con cui la politica deve necessariamente fare i conti. Questo Vendola l’ha capito. E il popolo gli è vicino.

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