di Carmine Gazzanni
Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni, pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.
E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).
Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.
Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione: le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine, Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.
Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?
Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.
























Vorrei tanto che il signor TREMONTI ci spiegasse come mai non vengono pagate le cedole di POSTEVITA una delle piu’ importanti assicurazioni d’ITALIA.Come mai non danno nemmeno una spiegazione.