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di Carmine Gazzanni

Questa mattina sono rientrate in Italia le salme dei quattro alpini uccisi in Afghanistan il 9 ottobre. I genitori, i parenti, gli amici, come è normale che sia, sono ancora sotto shock per la morte dei loro figli, amici, nipoti. Una morte che ha il peso di un macigno. Durante la cerimonia ci sono stati attimi di nervosismo (non solo giustificato, ma anche legittimo): lo zio di uno dei militari uccisi si è rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dicendogli: “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”.

Ieri, appena arrivata la notizia, subito alcuni dei nostri uomini di Governo, con lo stesso Ministro dell Difesa in testa, si erano impegnati a dire: “Sciacallo chi parla di ritiro”. Insomma, prima che qualcuno potesse solo aprir bocca, il Ministro ha messo la mani avanti. Ma invece noi, a maggior ragione in un giorno di dolore come quello di oggi, vogliamo tirare le somme, capire perché una guerra come quella in Afghanistan ancora duri e non dia alcun segno di conclusione delle ostilità.

Come molti ricorderanno, la guerra scoppiò nove anni fa, nel 2001, a meno di un mese dalla profonda ferita inferta al cuore degli Stati Uniti. Una guerra, ora lo possiamo dire, che probabilmente aveva più il sapore della vendetta che della giustizia. Comunque sia, in principio si disse che la guerra era “per sgominare Bin Laden e il fondamentalismo talebano”. Poi si disse che si voleva esportare la democrazia: ma cosa vuol dire “esportare la democrazia”? Come si può pensare che la democrazia può installarsi previa uccisione di migliaia e migliaia di civili (le cifre ufficiali dicono che sono circa 15 mila, ma è legittimo pensare che, in realtà, siano molti molti di più)? Perché questo sta accadendo: si dice “dobbiamo esportare la democrazia, ma intanto finiamo la guerra”. Un controsenso illogico e paradossale. Si ritorna, in questo senso, a Benito Mussolini, il quale, per convincere gli italiani dell’utilità della guerra, affermava: “io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”.

Ma di certo i cosiddetti “potenti della Terra” non sono così stupidi da ritenere la guerra condizione necessaria per l’installazione della democrazia. I motivi, ci mancherebbe, sono ben altri. E, come molti immaginano, sono motivi esclusivamente economici.

Solo gli Stati Uniti oggi spendono 353 miliardi di dollari per l’attività militare. Ma l’Italia non è da meno: noi oggi spendiamo 65 milioni di euro al mese. 65 milioni di euro al mese. Molti ora potrebbero pensare che dire “quante belle cose si sarebbero potute fare se gli stessi soldi fossero stati investiti in opere civili” sia facile retorica. Probabilmente è vero, ma probabilmente no. Con molto meno della metà di quanto l’Italia spende in un mese per contribuire al massacro di civili, per dirne una, Emergency ha costruito tre centri chirurgici, un centro di maternità e 28 ambulatori. E ha curato oltre due milioni e mezzo di afgani.

E i dati non sono retorica. E né sciacallaggio, caro Ministro la Russa.

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PRIMA PER BIN LADEN, POI PER "ESPORTARE LA DEMOCRAZIA". MA QUANTO SI SPENDE PER LA GUERRA IN AFGHANISTAN?, 10.0 out of 10 based on 1 rating

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