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di Carmine Gazzanni

Oramai è chiaro qual è  la politica de “Il Giornale”: dossieraggio su chiunque si opponga in qualsiasi modo al capo. Sia egli Boffo, Fini, Di Pietro o la Marcegaglia.

Iniziamo, allora, proprio dal famigerato caso Boffo. L’ex direttore de “L’Avvenire”, durante il periodo ribattezzato da molti “puttanopoli” si era schierato contro la condotta immorale del premier (a dire la verità in maniera molto soft). Ma Feltri proprio non riusciva a digerire quel tono un po’ sopra le righe del direttore del quotidiano dei vescovi. E allora eccoti il primo dossier. Ricordiamo in breve cosa accadde: Vittorio Feltri, dato che, come detto, Boffo criticò il comportamento amorale di Berlusconi riportò la notizia dell’omosessualità dell’ex direttore de “L’Avvenire” e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata in prima pagina (dove solitamente si inseriscono le notizie più scottanti del giorno) era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’aveva pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa,  il quale per dare più rilievo alla notizia e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm) una lettera anonima (che invece, come tutti sanno, non ha alcun valore, essendo ignota la fonte).

Ma quel “cominciamo da” con cui si apriva l’editoriale ai tempi di Boffo prometteva bene. Ed infatti, dopo Boffo, è stata la volta di Antonio Di Pietro. Stranamente in quest’occasione “Il Giornale” è stato insolitamente accompagnato in quest’altra guerra mediatica  da “Il Corriere della Sera”. I due quotidiani, infatti, pubblicarono in prima pagina una foto a detta loro compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde). “Il Giornale” al tempo titolava in prima pagina: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Peccato, però, che al tempo Contrada ancora non veniva condannato per concorso esterno in associazione mafiosa; senza contare, poi, che era più che normale che un pm fosse a cena con colleghi in pratica, come membri del Sisde, carabinieri, forze dell’ordine, eccetera. Dovrebbe, invece, far riflettere il fatto che venga schiaffata una foto in prima pagina vecchia di diciotto anni (esattamente come nel caso di prima).

Ma lo sappiamo. Il bersaglio che più a lungo è stato preso di mira è stato sicuramente Gianfranco Fini. Non vogliamo ritornare nuovamente sulla questione. Ma per capire concretamene in cosa consista il giornalismo squadrista di Feltri, basta far riferimento ai titoli del quotidiano. Come sappiamo, si è cominciato a parlare dell’ affaire monegasco circa quattro mesi fa. E tuttavia, ancora si continua puntualmente ad aprire “Il Giornale” con riferimenti a Montecarlo, l’appartamento e Tulliani. Ecco una carrellata dei titoli del quotidiano nel mese di ottobre, titoli spudoratamente rivolti contro il Presidente della Camera (ripeto,  a distanza di quattro mesi): “Casa di Montecarlo: Ecco la mail che farà dimettere Fini” (2 ottobre); “Il caso Montecarlo: Fini un leader? Neppure il cognato gli da’ retta” (4 ottobre); “C’è la conferma: Fini trama da due anni” (5 ottobre); “La casa di Montecarlo: da Vespa l’ultima conferma. La Tulliani dirigeva i lavori” (6 ottobre).

Dal 7, invece, la questione Fini sembra aver lasciato il posto ad un altro dossier ed un’altra persona: Emma Marcegaglia. Come molti sapranno, tutto ieri ci sono state che voci su questi presunti dossier: si era detto che oggi il quotidiano della famiglia Berlusconi avrebbe pubblicato quattro pagine che avrebbero svelato tutto il marcio che si nasconde dietro la Marcegaglia. E invece anche qui abbiamo una grossa bufala. Gli articoli sono ripresi, per ammissione dello stesso Feltri, da “L’Espresso”, “Il Fatto Quotidiano”, “La Repubblica” e “L’Unità”. Ma attenzione: ora arriva il bello. L’assunto teorico di Feltri è il seguente: “L’officina dei dossier è molto efficiente. […] Oggi abbiamo deciso di dimostrare ai lettori che non noi eccelliamo nella specialità di sputtanare la gente, bensì alcuni colleghi convinti di essere vergini solo perché non lavorano con i media della famiglia Berlusconi”. Grosso grosso errore: lo squadrismo di Feltri non è imputabile al dossieraggio, in quanto, se le notizie sono fondate, è più che giusto portare avanti delle inchieste (questo, anzi, è il vero compito del giornalista). Lo squadrismo deriva, invece, dal fatto che si presentino presunti scoop, come nel caso Boffo, quando la notizia invece è vecchia di cinque anni; oppure si rimane sulla stessa questione per mesi e mesi, come nel caso Fini. E quand’è che si decide di attaccare? Nel momento in cui si “sgarra”, nel momento in cui si va contro il capo, come è capitato sia per Boffo che per Fini, che per la Marcegaglia. Questo è squadrismo.

Il fatto che ci siano inchieste sulla Marcegaglia è più che giusto. Non è un caso che gli articoli ripresi da “Il Giornale” sono tutti articoli basati su statistiche, numeri, date, sentenze. Insomma, documenti ufficiali che non possono essere soggetti a due diverse interpretazioni. Ciò che cambia, dunque, caro Feltri, è che chi ha scritto sulla Marcegaglia (o su Boffo o su Fini) non l’’ha fatto perché fa comodo al capo, ma perché rispetta quel dovere etico-professionale di giornalista (e non di cortigiano) che glielo impone.

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MARCEGAGLIA, FINI, BOFFO, DI PIETRO: "IL GIORNALE" CONTINUA CON I SUOI DOSSIER - BUFALA , 1.0 out of 10 based on 1 rating

Un Commento a “MARCEGAGLIA, FINI, BOFFO, DI PIETRO: “IL GIORNALE” CONTINUA CON I SUOI DOSSIER – BUFALA”

  • abbondanza scrive:

    Come mai nessuno riesce a chiudere la bocca a questi sronnzi??’

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