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di Carmine Gazzanni

Sei un mafioso, vergognati!”, “Fuori la mafia dallo Stato!”. Una settimana fa questi sono stati i cori che hanno accolto a Como il fondatore di Forza Italia e senatore Pdl, Marcello Dell’Utri. Passano sette giorni e andiamo a Milano: il senatore era atteso alla rassegna “Parolario”, dove avrebbe dovuto presentare i presunti diari di Mussolini in suo possesso. L’incontro però non ha avuto neppure inizio perché all’arrivo di Dell’Utri un centinaio di persone ha immediatamente iniziato a protestare. E come ha commentato la vicenda Dell’Utri? “D’altra parte non puoi neanche arrestarli”. I toni del pidiellino, a onor del vero, erano ironici; tuttavia è indubbio che sentire Dell’Utri parlare di arresti, chiaramente per altri, lascia un attimo sbigottiti.

Ma andiamo avanti. Appena dopo tali contestazioni, subito i fidi pidiellini sono intervenuti in sostegno del senatore: “La manifestazione che ha impedito ieri a Dell’Utri di parlare a Como è assolutamente indegna e dovrebbe essere condannata da tutti. Invece vediamo che c’è un silenzio omertoso e inquietante” (Cicchitto); “gli autori della bravata neanche lo sanno, ma il loro comportamento incivile nei confronti di Marcello Dell’Utri ha i caratteri di un’azione da squadristi. E questi sarebbero gli antifascisti?” (Capezzone); “La scomparsa della democrazia, il requiem dei valori e principi che costituiscono l’architrave del vivere civile. Impedire a Marcello Dell`Utri di esprimere le proprie idee è un ignobile, scellerato, intollerabile atto di violenza che ci indigna e disgusta” (Miccichè).

Ma perché mai? Cos’è che non va in queste proteste, in questi slogan? Cosa c’è che si contesta in giovani che gridano a Dell’Utri “Fuori la mafia dallo Stato”? Stando alla condanna in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, stando alle prove, i documenti, le intercettazioni e le confessioni dei pentiti, assolutamente nulla.  E’ diritto (e dovere) di ogni cittadino manifestare il proprio dissenso, soprattutto se davanti si ha una persona che ha avuto rapporti con Cosa Nostra. Negli altri Paesi costui si sarebbe dovuto dimettere. In Italia questo non accade, si rimane in politica e, molto spesso, si è degni anche di promozioni. E, dopo tutto questo, poi sorprende se qualcuno contesta? Mi spiace, ma siamo in democrazia! Se qualcuno viene colpito da tali indagini, dovrebbe dimettersi (come accade in tutti gli altri Paese democratici), in Italia questo non avviene, ma, se si rimane personaggi pubblici, è più che legittimo che qualcuno manifesti.

Conviene, a questo punto, ricordare a coloro che tanto strenuamente hanno difeso e continuano a difendere il fondatore di Forza Italia perché è doveroso gridare tali slogan a Marcello Dell’Utri.

Le prove, infatti, sono più che schiaccianti. A cominciare da quello che testimoniano microspie e intercettazioni. Nell’intercettazione in casa del boss Giuseppe Guttadauro, il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è il libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Prove inconfutabili, dunque. Almeno per coloro che non sono pidiellini.

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Un Commento a ““FUORI LA MAFIA DALLO STATO”. MA IL PDL PARLA DI “UN’AZIONE DA SQUADRISTI”. PERCHE’ MAI?”

  • gilberto scrive:

    mafioso devi sparire il tuo sito è la galera.

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