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di Carmine Gazzanni

I magistrati oggi si fanno “i cazzi loro e noi i cazzi nostri”, mentre un tempo “avevamo un certo feeling”, per questo adesso “i giudici li educhiamo noi”. Questo diceva Umberto Bossi qualche giorno fa a Calalzo, presente per festeggiare il compleanno di Giulio Tremonti. Qualcuno, probabilmente, ha pensato che fosse un’altra delle tante provocazioni leghiste (vedi Zaia che qualche tempo fa ha parlato addirittura di “federalismo meteorologico”, perché Roma Ladrona sarebbe rea di fornire al Veneto previsioni meteo negative che danneggiano il turismo nel Nord Est). E invece no, tutto vero.
E’ nata a Bergamo la prima Scuola Superiore di Magistratura padana. E ne sono previste ben tre, pronte a sfornare magistrati padani per gente padana, per i distretti di Lombardia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Insomma, in attesa del federalismo tanto auspicato, si comincia con una sorta di federalismo giudiziario. Ed è molto curiosa anche l’affermazione di Calderoli che, si suppone, avrebbe dovuto rasserenare gli animi: “non si tratta di una scuola leghista, bensì di una scuola padana per avere magistrati padani in Padania”. Ecco, cosa cambia? Chi parlerebbe di una scuola solo ed esclusivamente padana per magistrati solo ed esclusivamente padani in Padania? Certamente un leghista. E dunque?

Ma c’è di più. Questa proposta, per quanto assurda sia, potrebbe essere per lo meno avanzata da un partito che sia immune da guai giudiziari. Con quale diritto un prescritto, un indagato o addirittura un condannato potrebbe parlare dell’istituzione di una “Scuola Nazionale di Magistratura” padana? Ed è proprio qui che viene il bello: la Lega Nord di certo non è immune da condannati, indagati e prescritti. Anzi, per alcuni aspetti si potrebbe definire il partito stesso incostituzionale. Ma andiamo con ordine.

Partiamo da Umberto Bossi stesso. Il senatùr, infatti, è stato condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla pubblicamente offesa in più occasioni. Il 26 luglio 1997 affermò: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo“; il 14 settembre dello stesso anno, invece, ad una signora che aveva esposto il tricolore alla finestra disse: “Il tricolore lo metta al cesso, signora”, e ancora: “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore“. Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. Per il secondo evento la Cassazione ha rigettato il ricorso di immunità presentato da Bossi, in quanto europarlamentare, confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa.

Ma abbiamo anche altri esponenti di spicco che ritroviamo tra le file dei pregiudicati: Roberto Maroni, attuale Ministro degli Interni, condannato definitivamente a  4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; e Mario Borghezio, che è stato condannato nel 1993 a pagare una multa di 750.000 lire per violenza privata su un minore in relazione ad un episodio risalente al 1991, quando aveva trattenuto per un braccio un venditore ambulante marocchino di 12 anni per consegnarlo ai carabinieri; e ancora condannato nel 2000 per incendio aggravato da “finalità di discriminazione” a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino.

E poi abbiamo Matteo Bragantini, che nel 2004 è stato condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e tre anni di interdizione dall’attività politica. L’accusa è istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste. Nei documenti giudiziari si legge che Bragantini e altri sei coimputati, tra cui l’attuale sindaco di Verona Flavio Tosi, hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici”. L’11 luglio 2009 la Cassazione ha condannato in via definitiva Tosi, Bragantini e gli altri a due mesi di reclusione, con sospensione della pena, e a 4 mila euro di multa e alla sospensione per tre anni dai pubblici comizi. Logicamente questo è fatto di vanto: Bragantini è stato ricandidato ed eletto alla Camera, Tosi rimane sindaco di Verona.

Ancora abbiamo Matteo Brigandì. Era assessore regionale in Piemonte quando fu arrestato per truffa aggravata  ai danni della Regione Piemonte: avrebbe “regalato” all’amico imprenditore Agostino Tocci circa sei miliardi di lire, a titolo di “rimborso” per inesistenti danni subiti dalle alluvioni tra il 1994 e il 2000. Anche lui premiato per la sua condotta: Onorevole.

E ancora Roberto Castelli, indagato per abuso d’ufficio per alcune facili consulenze concesse quand’era Ministro della Giustizia. Il voto del Senato, tuttavia, l’ha salvato regalandogli l’immunità dai suoi reati ministeriali. Ma non è sfuggito alla Corte dei Conti, che l’ha condannato a rimborsare un danno erariale di circa 99 mila euro.

E poi, ancora, l’attuale Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, indagato per ricettazione nell’inchiesta sulla Bpl di Fiorani. Lo stesso Fiorani dichiarò di averlo corrotto per ricevere l’appoggio politico della Lega. Secondo l’accusa Calderoli e l’allora sottosegretario Aldo Brancher (ve lo ricordate? Il Ministro più breve della storia Italiana) si sarebbero spartiti 200 mila euro.

Ma non è finita. Si potrebbe parlare di Gentilini, l’ex sindaco di Treviso, omofobo (“darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni […] Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”) e xenofobo (“Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare […] i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d’uomo”), indagato per  istigazione all’odio razziale, e poi condannato a non poter sostenere pubblici comizi per 3 anni e al pagamento di 4.000 euro di multa. Ancora si potrebbe parlare di Alessandro Costa, una sorta di Dottor Jekyll e mister Hyde: assessore alla Sicurezza di Vicenza di giorno; mentre di notte gestore di un vero e proprio giro di prostitute attraverso gli annunci pubblicati su internet. Senza dimenticare i ben 36 leghisti rinviati a giudizio per l’inchiesta sull’operato delle cosiddette “camicie verdi”, che fa riferimento al periodo tra il ’96 e il ’97. Secondo l’accusa  la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l’obiettivo anche di organizzare attraverso un’organizzazione armata la resistenza e pianificare l’eventuale secessione.

Ma, come accennato anche prima, lo stesso partito della Lega Nord presenta dei tratti di incostituzionalità. Potremmo cominciare con l’ARTICOLO 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”), per poi passare all’ARTICOLO 5 (“La Repubblica, una e indivisibile”), per finire all’ARTICOLO 12 (“la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano”), senza contare che NEI PRINCIPI FONDAMENTALI (primi 12 articoli) IL RIFERIMENTO AD “UNA” REPUBBLICA E’ RICORRENTE.

Insomma, mentre Bossi dice che è necessaria una Scuola di Magistratura padana perché i magistrati si fanno “i cazzi loro e noi i cazzi nostri”, la realtà pare essere esattamente l’opposto: si vuole a tutti i costi questa scuola proprio perché i magistrati si fanno troppo “i cazzi loro”. Sembrerebbe più plausibile, no? E allora, caro senatùr, se si vuole fare i “cazzi suoi”, per lo meno non dica cazzate.

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4 Commenti a “LEGA NORD: INDAGATI E PREGIUDICATI CHE ISTITUISCONO LA PRIMA “SCUOLA DI MAGISTRATURA PADANA””

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