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di Carmine Gazzanni

Michele Santoro, nell’intervista rilasciata a “La Repubblica” è categorico: “la decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini“. La decisione del Cda di sospendere tutti i talk show politici di prima e seconda serata per l’ultimo mese prima del voto, quindi da oggi al 29 marzo, è una scelta esclusivamente politica. E soltanto agli orbi, infatti, potrebbe apparire come una decisione atta a favorire la par condicio (quando i politici parlano di “par condicio” c’è sicuramente da preoccuparsi: è un termine che si usa sempre pretestuosamente in vista di altro – nessuno è davvero interessato alla par condicio!). E’ una decisione che, in realtà, annulla l’informazione, elimina il personaggio scomodo, e lo fa, assurdità delle assurdità, in maniera velata, parlando di un maggior rispetto dei principi democratici, pluralistici e liberali. Balle.

L’interesse reale è quello di evitare che si dicano cose scomode (e ce ne sarebbero) che potrebbero essere letali nelle prossime elezioni. Una trovata da regime, non c’è dubbio; come ha sottolineato Vincenzo Vita “la Rai di questi tempi non poteva purtroppo che produrre un regolamento sulla campagna elettorale piu’ realista del re. […] E’ una scelta del tutto sbagliata che, con la forza dei numeri, impone al Paese un servizio pubblico dimezzato”. Siamo in presenza di una Rai completamente spolpata, indegna di essere considerata “televisione pubblica”, così come è indegno che le gente paghi un canone per mantenerla “viva”, quando poi assistiamo a programmi demenziali, a quantità industriali di tristissimi reality, a telegiornali che costantemente fanno il gioco del padrone spacciando come vere notizie assolutamente fuorvianti e farlocche. E questo provvedimento è ancora peggio: “La decisione della Rai di imbavagliare le sue trasmissioni è sbagliata. Va persino oltre il pessimo regolamento della Vigilanza e contrasta con gli stessi principi costituzionali”, afferma giustamente Giuseppe Giulietti.

D’altronde non è la prima volta che si compiono scelte di regime con questo Governo, con questa Rai totalmente asservita al potere politico di turno. Come tutti ricordiamo, illustri vittime di questo sistema dittatoriale sono già stati Paolo Rossi (solo perché voleva recitare un brano di Tucidide. Forse lo storico greco era stato un comun istone ante litteram, o peggio un pm-talebano!), Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, lo stesso Michele Santoro, Daniele Luttazzi (come tutti sappiamo perché aveva osato ospitare in una puntata quel “terrorista mediatico” – cit. Cicchitto – di Travaglio),  Massimo Fini. Tutti grandi uomini e donne dell’ascolto: regalavano grandissimi risultati all’azienda. Però, c’era un però. Non erano in linea con il potere. E allora non c’è scelta: tutti fuori a calci nel sedere. Meglio preferire il buon caro Minzolini che raglia notizie assolutamente false, o i soliti programmi che sono tutto meno che intelligenti: Ballando con le stelle, vari reality, peggio ancora alcune fiction. Insomma, una televisione ridotta allo stremo perché ci sono gli interessi politici di qualcuno che non possono essere assolutamente toccati.

Per fortuna, ci sono giornalisti non disposti ad arrendersi: la FNSI, tutti i giornalisti vittime del provvedimento (Michele Santoro, Giovanni Floris, Bruno Vespa, Lucia Annunziata, Gianluigi Paragone), Pd e Italia dei Valori, più numerosissime associazioni (una su tutte Articolo 21) scenderanno questa sera a manifestare in Via Teulada, sede della Rai. Ancora vogliamo sottolineare un’altra grandissima iniziativa di cui ha parlato sempre Santoro nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”: “faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so né dove, né come. In piazza, su internet, ma la faremo”. Sempre che anche internet non venga oscurato.

Insomma, o si è cacciati (per lo meno oscurati) oppure si è costretti a uniformarsi, come se ci fosse una sola verità. Una sorta di “monopolio della verità”. Esatto. Un “monopolio della verità”. L’espressione, tuttavia,  è di Romano Canosa, storico che non parlava del Duemila, né di questo Governo, né di Berlusconi. Parlava del MinCulPop, del ventennio e di un certo Benito Mussolini.

P.S. Firma anche tu l’appello di ARTICOLO 21 “No al bavaglio”

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2 Commenti a “L’INFORMAZIONE CHE NON C’E’ PIU’. E POI PARLANO DI DEMOCRAZIA!”

  • Marco Iapaolo scrive:

    Premesso che neanche il sottoscritto è d’accordo sul provvedimento, dico solo questo: la decisione di non mandarre in onda le trasmissioni di approfondimento politico durante la campagna elettorale è una decisione (condivisibile o meno, ci mancherebbe altro!) presa dal Parlamento, massima espressione della democrazia e in quanto tale va rispettata. Il rispetto delle istituzione è un dovere di tutti, come Berlusconi deve rispettare la magistratura e le altre istituzioni anche noi cittadini dobbiamo rispettare le decisioni del Parlamento, l’istituzione più importante in quanto rappresentativa del popolo. Per questo mi sembra esagerato e sbagliato parlare di “censura”, “bavaglio” o di “decisione politica”.
    A presto.

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  • Andrea Vetere scrive:

    Il Parlamento è l’organo che negli ultimi anni ha emanato innumerevoli norme ad personam (pensate, una nel 2005 [maggioranza CdL], casualmente, ha abbassato i termini per la prescrizione dei reati di corruzione. Senza tale legge il processo Mills sarebbe andato avanti sino almeno al 2015. Sarà un caso); è l’organo che non riduce i compensi dei proprî membri; et cetera.
    Detto questo, è da dire anche che non è stato il Parlamento a decidere sulla sospensione dei Talk Show della RAI: la decisone è stata presa dal Consiglio d’Amministrazione della RAI.
    Tornando al Parlamento, se fosse valido il discorso di Iapaolo non potremmo permetterci di criticare, mai, alcuna legge dato che le leggi sono tutte espressione della volontà parlamentare

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