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Lei è uno dei promotori di “Democrazia per l’Italia”,comitato che ha avvertito, come tanti soprattutto in questi giorni, un forte disagio sociale oltreché politico. Proprio per questo il vostro intento è quello di di fare un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con una lettera che sta raccogliendo molti consensi e, quindi, sempre nuovi firmatari.

Nella home del sito leggiamo “L’Italia che cambia”. Come intende questo cambiamento e quale pensa possa essere la direzione che bisogna imboccare?

Il cambiamento può essere possibile se in Italia si mette in moto una autentica rivoluzione democratica. Bisogna cambiare in modo radicale verso una società che consenta di passare da una democrazia rappresentativa minima ad una democrazia compiuta. Ciò vuol dire una società più equa, più giusta, più libera e solidale nei confronti delle fasce deboli della popolazione.
Il cambiamento non potrà che avere la direzione del completo rinnovamento del Paese, con una classe dirigente non più interessata al potere ed al denaro, ma all’interesse pubblico; e con dei cittadini consapevoli, istruiti, solidali, civilmente responsabili.
E’ una lunga marcia, che deve cominciare subito, più presto possibile!

La lettera che voi proponete è un segno tangibile proprio di questo cambiamento: si vuole in qualche modo tornare a legare ciò che oramai appare troppo distante l’uno dall’altro: mondo politico e società civile. Qual è stato, secondo lei, l’effetto più devastante di tale distanza quasi abissale?

La nostra lettera è il primo passo per mettere le Istituzioni di fronte alla situazione di emergenza in cui siamo. Sono necessari interventi ormai indispensabili, soprattutto nei seguenti settori: la tutela del lavoro, dei giovani, degli anziani e di tutte le fasce deboli.
Per superare la distanza tra il mondo politico (partitico) e la società civile non si  può far altro che tentare un cambiamento dal basso, perché purtroppo dall’alto, forse, non può arrivare più nulla.
L’effetto più devastante di tale distanza, che certamente è abissale, è stato quello dell’incomprensione dei bisogni effettivi dei cittadini. Un dramma che crea sfiducia e che non può far altro che determinare il declino del Paese

Nella lettera si parla delle gravi condizioni in cui versa l’Italia nell’ambito economico, politico, etico, culturale anche. Perché, secondo lei, oggi ci troviamo in una situazione così drastica? Di chi è la responsabilità?

Oggi ci troviamo in tale drammatica situazione perché da circa vent’anni la classe partitica non ha compreso i sintomi importanti del declino del Paese, e quindi non è riuscita a prendere provvedimenti adeguati. Ma c’è anche una responsabilità dei cittadini, che si sono infilati in un profilo politico e culturale di soggettivismo individualista lontano dall’interesse pubblico. I partiti sono importanti per il Paese e devono però essere sensibilizzati , mentre invece i cittadini devono esercitare un controllo democratico.

Aldo Moro diceva: “Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia”. Sono parole che ancora oggi sono valide?

Certo che sono ancora valide. Sono molto attuali. Moro ci ha lasciato un grande insegnamento. Però questa esortazione implica il credere nella giustizia, e purtroppo non è sempre così.

Ieri Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini. Oggi?

Oggi c’è un bel niente. Persone di valore come quelle che avete citato, in una  società come la nostra, disattenta, pigra e interessata al potere ed al denaro, non possono più emergere. Io credo però che le potenzialità ci siano ma sono bloccate sul nascere, perché non si consente al cittadino di realizzare appieno la propria personalità.

Tutto questo malcontento, condiviso a giusta ragione da più parti, è ciò che si esprime nella lettera. Quali spera possano essere i risultati della vostra missiva al Presidente Napolitano?

Noi abbiamo tanta speranza. Il Presidente della Repubblica è uomo di cultura che appartiene alla storia più bella del nostro Paese. Non crediamo che non possa rimanere insensibile a questa situazione di emergenza. Però la nostra lettera aperta ha anche lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Se il Presidente non dovesse far nulla noi continueremo  lo stesso con altre iniziative finché ne avremo la forza. Certo che la delusione sarà tanta, perché quell’Istituzione ci rassicurava. Egli, nei limiti del dettato costituzionale, può fare molto pur rimanendo garante al di sopra delle vicende non sempre confortevoli dei partiti.
Il Presidente risponde ovviamente al Parlamento che lo ha eletto, ma risponde soprattutto al Paese, alla gente e alla Costituzione sulla quale ha giurato.
Questo tentativo per noi rappresenta un importante passo per avvicinare  le Istituzioni alla società civile.

Voglio ancora aggiungere che il 2 giugno è vicino: aderite, aderite, aderite!

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6 Commenti a “INTERVISTA A GAETANO CROCELLA’ (DEMOCRAZIA PER L’ITALIA)”

  • Gianluca scrive:

    Gran bella iniziativa!
    Complimenti a Gaetano e a tutti i promotori di
    Democrazia per l’Italia.
    Ho appena sottoscritto la lettera!! ;)

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  • Edmondo scrive:

    Grande Gaetano, grande Democrazia per l’Italia!!! Approvo in pieno l’iniziativa!!! Firmato!!! ;)

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  • Marco Mattia scrive:

    Ormai sono ” vecchio ” di questo blog, chi lo legge spesso, inizia a capirmi, capisce il mio forte attacamento ai partiti, che ci vogliono e sono il punto nevralgico della politica, e capisce la mia disapprovazione rispetto a queste iniziative ” eroiche-fallimentali”. Beh, anche questa dei simpatici amici di DPI, che vagamente ricorda la sigla della democrazia proletaria, quello si grande moviemnto, è da definirsi una ulteriore perdita di tempo. Gaetano Crocellà conosce bene i compiti di un Presidente della Repubblica, conosce bene il carattere di Napolitano, perchè se ho capito bene di chi si parla, Gaetano è staot il repsonsabile dell’associazione nazionale Sandro Pertiti. Beh, nonoatante la storia politica di Napolitano, il destristra del PCI, Pertini era un’altra persona, una lettera come quella scritta da voi a Napolitano, indirizzata a Pertiti avrebbo portato in Italia una reazione diversa.
    Detto questo c’è da dire, che, almeno all’inizio dell’intevista si legge molto Marx, rivoluzioni, stato di cose esistenti ecc ecc ecc, beh, da che mondo è mondo la rivoluzione non la si fa con una lettera al Presidente, la rivoluzione la si fa poggiando quei partiti Rivoluzionari, vicino ai lavoratori, vicino ai ricerctori universitari, la si fa poggiando quei partiti che si schierano contro il blocco delle destre e delle ” destre-sinistre” ( vedi campania), la si fa poggiando quei partiti che ancora hanno qualcosa di Marxismo. Allora, io direi che le 100000 mila persone che dovranno sottoscrivere la ” lettera al presidente” prima dovranno comportarsi da ” rivoluzionari” il giorno delle elezioni, perchè se questi ” neo rivoluzionari” ( molto bravi a parlare) voteranno ” PD-IDV-SE… MOVIMNTO A 5 STELLE”, beh cari miei, ci prendono ancora una volta per i fondelli. Cambiamo lo stato delle cose esistenti, iniziamo a comportarci da uomini di sinistra, e votiamo l’unica e vera sinistra che c’è in campo.

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  • Marco,
    noi ci comportiamo da rivoluzionari democratici nel senso che vogliamo stimolare la classe partitica verso un cambiamento profondo del nostro Paese, e siamo ispirati da Gandhi.
    Vogliamo fare, e faremo, delle proposte sui grandi problemi della nostra repubblica. Ma per prima cosa vogliamo essere visibili e rivolgerci al Presidente per saper quello che egli intende fare di fronte a questa situazione di emergenza. Certo che con il mio onorato compagno Sandro Pertini probabilmente le cose si potevano svolgere in modo totalmente diverso. Dobbiamo però tentare anche con Napolitano, perchè si deve ricorrere all’unica istituzione che ancora in parte rassicura al Paese, e fargli presente che l’Italia non ce la fa più.
    Noi, comunque sia l’esito della Lettera Aperta al Presidente, continueremo a sviluppare la nostra rivoluzione democratica, verso una democrazia non più soltanto rappresentativa formale minima, ma verso una democrazia compiuta. E’ una marcia lunga, ma se saremo compatti, uniti, e tutti i movimenti si coordineranno, ce la potremo fare. E’ la prima volta che un movimento chiede al Presidente della Repubblica di intervenire, nell’ambito del dettato costituzionale, per cercare di affrontare tale situazione di emergenza.
    Conosco bene i poteri del Presidente, ma sono convinto che questi abbiano una forte valenza politica e possano bloccare i provvedimenti costituzionalmente illegittimi e quelli che riguardano unicamente questioni ad personam.
    Marco, comincia ad aderire alla nostra lettera! Fai sottoscrivere! Se avremo tante adesioni, avremo anche la voce per gridare il nostro disagio, anche al Presidente.

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  • Marco Mattia scrive:

    Caro Gaetano,
    ti capisco, e ti auguro di riuscire nel tuo intento. Ma io, per cambiare lo stato delle cose esistenti, uso ancora il partito. Sarò uno dei pochi idealisti rimasti in vita, ma, ahimè, son così. Good Luck

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