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Archivio di marzo 2011

di Andrea Vetere

Ha comprato una villa a Lampedusa, ha ipotizzato un campo da golf, un casinò. Proporrà l’isola di Lampedusa come candidata al Nobel per la pace. Libererà l’isola dagli immigrati in 48-60 ore.

Frattanto, a Roma, il suo partito propone alla Camera un’inversione dell’ordine del giorno per discutere per primo l’ultimo dei punti: il fantomatico processo breve. Il tutto mentre la nostra attenzione è dedicata allo spettacolo clownesco a Lampedusa: “Sa giocare a scopa? Bene, la invito a giocare a scopa e ne parleremo”.

Poi, una capatina alla nuova villa, che gli permette di giustificare un discorso che, ad ogni modo, resta un’idiozia. Riassumendo, il Presidente del Consiglio vuol dare ai lampedusani una prova certa della sua attenzione per l’isola. Si chiede quale possa essere una buona prova e alla fine giunge alla geniale soluzione: devo essere uno di voi. E allora il cittadino Silvio B. compra villa Due Palme.

Così, curando il bene dell’isola farò il mio interesse o facendo il mio interesse farò il bene dell’isola. Il succo era questo, insomma.

Come dire, l’unico modo che ho per dimostrarvelo è fare in modo che convenga a me, così starete ben certi che lo farò.

Ma ragionateci: non vuol dire, un simile argomentare, ammettere amenamente che solitamente il ragionamento da fare è quello? (Lo faccio perché conviene anche a me!)

Sono legittimato, dunque, a pensare che valga lo stesso per la rediviva proposta di legge sul processo breve, restata quiescente per un anno intero? E risvegliatasi proprio quando sono stati bocciati il lodo Alfano e, parzialmente, il legittimo impedimento?

Altra prova, questa, che forse il processo breve serve proprio a chi era protetto dalle altre due leggi: se fosse stata per tutti i cittadini si sarebbe potuta discutere in tutto l’anno passato!

Che poi, e questa mi fa ridere, ci dicono che questo intervento ce lo chiede l’Europa. Fesseria bella e buona: l’Europa ci chiede processi veloci, agili ma non processi che quasi certamente finiscono per prescrizione. Siamo tenuti a tutelare non solo il diritto che ha l’indagato a veder risolta presto la propria situazione, a veder scomparire la spada di Damocle che pende sul proprio capo nell’incertezza dell’esito del processo.

Ma non possiamo prescindere dal diritto delle parti lese dai reati all’individuazione dei colpevoli di essi, non tanto per la ricerca di un capro espiatorio quanto invece per gli effetti civili: il colpevole sarà tenuto a risarcire i danni causati dal fatto illecito. Capirete bene che processi veloci ed efficaci possono aversi (altrove esistono) e che sono preferibili a processi vani (dato che facilmente i reati si prescriveranno).

Beh, tanto agli italiani interessa molto più che il capetto di turno sia impunito, che importa se per ottenerlo qualche migliaio di soggetti lesi non potrà mai accertare da chi è stato leso. L’importante è che si farà il campo da golf a Lampedusa. E il casinò, ovviamente. Siamo sicuri che non volesse dire casino? Pare abbia esperienza nel settore.

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di Carmine Gazzanni

Centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia. Alcune dichiarazioni e “modi di fare” squisitamente leghisti. “Domani non sarò presente alla commemorazione in Aula alla Camera. Sarò sul territorio. A mio modo di vedere le strumentalizzazioni costruite anche contro la Lega sui 150 anni dell’Unità d’Italia alle quali abbiamo assistito in questi giorni non servono a nulla”. Questo è quello che ha affermato ieri Federico Bricolo, presidente della Lega Nord a Palazzo Madama.

150 anni di centralismo, che guasti”: è il titolo a due pagine che, oggi 17 marzo, centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia, la “Padania” mette in prima pagina. E ancora: “Festeggiamo l’addio ai parassiti uniti nel federalismo”.

In molte città nessun esponente della Lega Nord ha partecipato alle cerimonie organizzate per commemorare l’Unità d’Italia. Nemmeno a Torino, sebbene il Presidente della Regione sia un leghista. A Milano, invece, il capogruppo al Comune di Milano della Lega Matteo Salvini si trova ad un banchetto all’ingresso della galleria Vittorio Emanuele: distribuisce bandiere di Milano, cartoline storiche della città e adesivi del Carroccio.

E ancora. Al Pirellone, sede del Consiglio regionale lombardo, due giorni fa i consiglieri della Lega Nord non hanno partecipato all’esecuzione dell’Inno di Mameli che ha aperto la seduta dell’assemblea, secondo quanto stabilisce la legge lombarda per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, legge che il Carroccio non ha votato. In aula c’era solo il presidente del Consiglio regionale Davide Boni che, ha spiegato, “ha assicurato la sua presenza” soltanto “per il ruolo istituzionale”. Gli altri leghisti, fra cui gli assessori e Renzo Bossi, sono rimasti alla bouvette a prendere un caffè e a fare colazione.

E non è stato un caso isolato quello lombardo: polemiche anche a Genova nella solenne seduta congiunta dei consigli della Regione Liguria, del Comune e della Provincia per i 150 dell’Unità d’Italia. La Lega Nord qui non si è presentata alle celebrazioni. Stessa cosa dicasi in Emilia Romagna: i consiglieri regionali della Lega Nord, ieri, ricalcando un po’ le “gesta” degli amici lombardi, hanno disertato l’aula mentre era in corso la seduta solenne per i 150 anni dell’Unità d’Italia. D’altronde anche la stragrande maggioranza dei parlamentari leghisti ha assicurato che oggi diserterà i festeggiamenti e non parteciperà alla seduta a Camere riunite del Parlamento.

E non mancano nemmeno le proposte assurde, in perfetto stile padano. Ricordiamo, su tutte, quella di Cavallotto: “In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità di questo Paese ritengo fondamentale il riconoscimento ufficiale della lingua piemontese. La prima lingua del Parlamento italiano non è solo proprietà dei piemontesi, ma è patrimonio storico di tutto il Paese giacchè ha contribuito alla nascita di questo Stato”. Ma d’altronde sono tanti quelli che continuano a blaterare, vomitando parole insensate. Come il capodelegazione della Lega Nord all’europarlamento, Francesco Speroni: “L’unità d’Italia non è un evento da festeggiare”. Anzi, “sarebbe stato meglio se non ci fosse stata perchè così la Padania sarebbe più ricca”. E ancora: “Quando ascolto l’inno di Mameli provo fastidio, perchè mi sento un pò oppresso da chi mi ha conquistato”. Infine: “non esporrei mai dal balcone di casa mia il tricolore”. E non è l’unico. Uno dei gotha della Lega, Mario Borghezio (pregiudicato) questa mattina,intervistato a “Omnibus” su LA7, ha dichiarato: “E’ fuori luogo buttare via tutti questi soldi […] Il destino, il vento della storia porterà a due Italie”.

Certo, dichiarazioni di questo tipo lasciano attoniti. Ma oggi non bisogna dare peso a uomini e donne vuote, che sbraitano, latrano, ululano suoni incomprensibili. Come se fossero tra loro in competizione nel riuscire a proferire le parole più insensate e, in questo, assolutamente leghiste. Ma, per fortuna, Dio ce ne scansi, l’Italia è altro.

L’Italia non è la Lega Nord: loro, forse, dal loro scranno di presunzione e arroganza da prendere a schiaffi, diranno di non aspirare affatto ad esserlo. Ma la questione è un’altra: siamo noi, gente italiana fiera di esserlo, a non voler riconoscere loro come italiani. Sebbene quanto descritto sopra faccia cadere le braccia, stringere i pugni e digrignare i denti, non siamo pochi a pensarla in questo modo. Lo dicono i dati (sondaggio condotto da Demos): quasi il 90% degli italiani (intervistati nel corso dell’indagine) considera in modo positivo la conquista dell’Unità. Di questi il 56% la giudica “positiva” e il 33% “molto positiva”. Checché se ne dica, è un sentimento condiviso dovunque: la Lega, così forte politicamente, quasi imbattibile, è da sola, snobbata oggi da tutti, abbandonata alle sue idee strampalate, anacronistiche, tragicomiche. Così come lo sono le loro iniziative e i loro modi di fare.

Mi spiace, gente del carroccio, ma oggi non vincete voi. Non vince Umberto Bossi con tutto il suo seguito di cravatte verdi. Non vincono le disertazioni o le dichiarazioni impietose dei padani. Oggi vince la Patria, vince l’Inno di Mameli, vince l’Unità, il Tricolore, l’unica Vera Bandiera Italiana. Vincono Cavour, Mazzini, Garibaldi. Vincono tutti quegli italiani che sono morti, che hanno sacrificato la loro vita affinchè oggi noi festeggiassimo.

Vince l’Italia Unita, contro cui quel carroccio di legno su cui viaggiate si è fracassato, si è distrutto. Il verde che tanto amate altro non è che la prima delle tre strisce di un’unica grande bandiera, alla quale voi – e ne sono contento – non potete appartenere.

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di Letizia Malanga

A noi giovani romane vennero in mente gli alberi coperti di fiori gialli… pensammo che quel fiore era abbondante e, spesso, disponibile senza pagare…”

Così parla Marisa Rodano, una delle tante voci femminili raccolte in un racconto di  Tilde Capomazza e Marisa Ombra, dal titolo evocativo: “8 marzo, una storia lunga un secolo ”, nel quale si ricostruisce un secolo di duro lavoro e tutte le loro iniziative e battaglie.

Perché l’8 marzo? Si narra che l’8 marzo 1908, in una industria tessile con scarsi sistemi di sicurezza e con pessime condizioni di lavoro ci sia stato un terribile incendio in cui hanno perso la vita 129 donne, rimaste purtroppo bloccate nella fabbrica. Qualche anno dopo, per ricordare l’evento, negli Stati Uniti l’8 marzo si festeggiava la ricorrenza. Poi questa festa, grazie alle varie associazioni femminili, si diffonde in  quasi tutto il mondo, e diventa il giorno della Donna, un’occasione per rivendicare tutti i suoi diritti (naturalmente senza mai  tralasciarne i doveri).

Dopo la seconda guerra mondiale, si sceglie la mimosa come simbolo di questa ricorrenza, perché profumata e selvatica, gioiosa e vitale; mentre la festa comincia ad acquisire anche precise connotazioni politiche.

In Italia, la festa, per la prima volta viene celebrata l’8 marzo del 1946, quando finalmente anche le donne hanno il diritto di votare liberamente, festeggiando così importanti conquiste sociali, politiche ed economiche. Da allora anche in Italia è diventato un appuntamento irrinunciabile per molte donne: sempre emozionante è vedere le tantissime assemblee, i cortei e le cerimonie che anno dopo anno ne evidenziano l’importanza.

Per concludere possiamo ricordare la manifestazione tenutasi il 13 febbraio scorso in tutte le più grandi piazze italiane. Migliaia di donne, con la presenza non scontata di molti uomini, sono scese in piazza per rivendicare ancora una volta i loro diritti e la loro ferma volontà di discostarsi dal modello di donna-oggetto rappresentato dalle tv.

Allora, godiamoci questa giornata internazionale, tutta femminile!

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Il video che vedrete contiene immagini forti; sconsigliamo la visione per chi è troppo sensibile

litaliasecondome.blosgspot.com

di VIncenzo Barbato

In una guerra non ci sono nè vincitori nè vinti, ma solo persone che guadagnano e altre che muoiono: i soldati sono mercenari dei Governi; Governi che hanno impoverito ragazzi per catturarli e reclutarli promettendo loro un guadagno facile.

I media, poi, danno manforte chiamando le guerre “missioni di pace” e “esportatrici di democrazia” ed “eroi caduti” uomini che partecipano ad una guerra che, probabilmente, loro stessi sentono ingiusta. E questi quattro bambini cadaveri ne sono la prova; non ci sono giustificazioni: petrolio, soldi, probabili armi nucleari. A quel povero padre nessuno ridarà i suoi figli caduti.

Non ridaremo mai pace e prosperità all’umanità se continuiamo sulla strada della violenza. La strada per il reale cambiamento è la cultura, gratuita ed opensource; la cultura apre gli orizzonti fisici e mentali e ti permette di essere critico. Ecco degli esempi:

Sono tutte realtà che, volente o nolente, predomineranno in barba ai sistemi chiusi e manovrati.
Secondo voi se Geronimo La Russa andasse in guerra col rischio di morire, il papà cosa farebbe? La continuerebbe? Sì perché:
1) Geronimo non ci andrà mai in guerra a morire, poiché è già ricco è non ha bisogno di essere “patriota” o “eroe”
2) Ignazio La russa non ha nulla da perdere…anzi, tutto da guadagnare!

In una guerra non ci sono nè vincitori nè vinti, ma un povero che combatte contro un altro povero che non si conoscono e che non hanno arrecato alcun danno l’uno all’altro. Perché uccidere allora? La risposta la conoscete già.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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