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Archivio di febbraio 2011

di Carmine Gazzanni

Il link che stai tentando di visitare è stato considerato offensivo dagli utenti di Facebook”. Questo è quanto si legge su Facebook nel momento in cui si clicca su uno dei link che rimanderebbero agli articoli del Blog “Lo Specchio”. Censura? Non lo sappiamo. Fatto sta che è molto strano quanto ci sta accadendo. Per diversi motivi. Cerchiamo di capire meglio.

Innanzitutto l’articolo “incriminato”, il primo che Facebook  ha bloccato – pensiamo in seguito ad una segnalazione da parte di qualcuno – è un articolo assolutamente innocente ed innocuo, nel quale semplicemente si commentavano le manifestazioni organizzate le scorse settimane dai Berluscones in difesa e in appoggio del Presidente del Consiglio visti i prossimi processi a cui sarà sottoposto. Si diceva semplicemente che la manifestazione organizzata lo scorso 11 febbraio davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, manifestazione annunciata a gran voce anche da “Il Giornale”, oltreché da importanti esponenti pidiellini (Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla), era stata un incredibile flop: nessun politico aveva preso parte e solo un totale di massimo 100, 150 militanti del Pdl stazionava davanti al Palazzo di Giustizia in difesa di Berlusconi. Dopodichè si faceva riferimento all’altra manifestazione, “In mutande, ma vivi”, organizzata il giorno dopo da Giuliano Ferrara, manifestazione contro i “neopuritani”, come li hanno chiamati loro. Un evento che certamente ha riempito il teatro, ma probabilmente è stato ancora più tragicomico del precedente, con appelli che hanno lasciato assolutamente esterrefatti (“Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”).

Ebbene questo articolo è stato giudicato da Facebook “offensivo”. Le domande sono alquanto ovvie: perché mai? Quali sono i punti nei quali si concentrano le offese? E soprattutto: chi sono questi “utenti” che hanno segnalato l’articolo? Con quali motivazioni l’hanno considerato “offensivo”? Domande legittime, che tuttavia non riceveranno mai risposta.

E qui passiamo al secondo punto dell’incredibile questione che ci è capitata. Noi non possiamo assolutamente far nulla per poter in qualche modo “sbloccare” i link dei nostri articoli. Assolutamente nulla. Si dirà: potreste contattare i gestori di Facebook. Impossibile: non esiste alcun modo per contattarli. Non un servizio, non un contatto diretto, non un e-mail disponibile. Nulla. Hai problemi? L’unica possibilità è consultare delle pagine di informazione nelle quali sono riportate le domande più frequenti, i problemi più frequenti con le relative risposte. Peccato che un problema di tale genere non sia presente.

Altra questione assolutamente imbarazzante. Abbiamo già parlato dell’articolo “incriminato” e “considerato offensivo dagli utenti di Facebook” (?). A questo punto si potrebbe pensare che Facebook abbia bloccato soltanto l’articolo segnalato. E invece no: sono stati bloccati tutti i link de “Lo Specchio Blog. Tutti gli articoli: quelli nuovi e anche quelli vecchi. In pratica ad oggi è assolutamente inutile postare un articolo del nostro Blog, sia esso vecchio sia esso nuovo, su Facebook perché, comunque sia, uscirebbe sempre la medesima schermata con le medesime parole: “Il link che stai tentando di visitare è stato considerato offensivo dagli utenti di Facebook”. Anche se scrivessimo: “Il sole è bello” o, che so, “Amo Berlusconi”. Oramai Facebook ci ha bloccato e non c’è modo di cambiare la situazione attuale: nessun contatto possibile, nessun articolo che possa essere accettato per via di questa sorta di “censura preventiva.

Come muoverci? Non lo sappiamo. Sappiamo soltanto che, nonostante una più che ovvia incredulità per quanto accaduto, continueremo a scrivere, a commentare, a dare – per quanto ci è possibile – informazioni utili a chiunque voglia seguirci e leggerci. Anche se, non potendo più postare i nostri articoli su Facebook (sarebbe assolutamente inutile) abbiamo perso un importante bacino di visite. Detto questo, noi continuiamo. Senza mai abbandonare, senza mai rinunciare, credendo in quello che facciamo, sperando in quello che scriviamo.

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di Vincenzo Barbato

Tutto quello che sta succedendo in Libia è un surrogato di mala politica, misto ad interessi aziendali delle multinazionali energetiche da cui anche noi abbiamo tratto vantaggio. Ora è tempo di saldare il conto: dobbiamo avere anche noi sulla coscienza queste migliaia di morti  perché non abbiamo impedito ai governi di destra e di sinistra di fermare gli accordi che abbiamo stipulato sulla convenienza energetica.
E’ un errore nostro dato dalla nostra ignoranza e mancanza di cultura in materia energetica. Tutto è guidato da aziende come la nostra cara Eni. A proposito: vi chiedete perché mai c’è un cane a sei zampe nel logo? Perché è una chimera, una chimera assurda che negli ultimi 50 anni ha voluto far passare il messaggio che bruciare petrolio porta un alta crescita economica (solo dei loro soci ovviamente) e sviluppo della società!
Sento imprenditori che parlano bene del nucleare, fingono di applicare la democrazia anche in uno spot nel quale moostrano un confronto tra favrevoli e contrari al nucleare quando, in realtà, già hanno deciso, non dicono la verità, ovvero che il nucleare è una tecnologia morta perché 500 centrali danno il 5% dell energia del mondo; non dicono che il processo di costruzione+smantellamento (12 anni), approvvigionamento di uranio (scavare e comprare) sono così energeticamente costosi che alla fine l’ energia prodotta è già consumata più di quella in uscita nel processo di fusione. Anche economicamente, poi, sono svantaggiose: ecco perché non sono private, ma pagate con le tasse della gente!

Quando sento queste falsità raccontate nelle varie pubblicità vorrei svegliarmi  dall’incubo per riderci sopra. Ma purtroppo è vero, e nessun maledetto media dice qualcosa sulle soluzioni offerte dalle rinnovabili, sia per i trasporti, sia per la fornitura energetica globale!! Nessun dannato media.

Mi piace però distaccarmi dai discorsi inconcludenti dei politici o degli scienziati pagati per non fare il loro mestiere. Vi do qui due dati scientifici, che a differenza delle opinioni sono inoppugnabili!

  1. Physorg, una delle riviste scientifiche più famose al mondo ha pubblicato un post secondo cui entro il 2030 l’energia rinnovabile scalzerà al 100% quelle fossili. Qui l’articolo.
  2. Quali sono queste fonti di energia? Clicca qui.
  3. Altri modi per produrre energia gratis ed illimitata? Clicca qui.

Ecco qui, la soluzione è così lampante e semplice che farebbe rabbrividire chiunque, ma in TV vi fanno vedere persone che si scervellano, si contorcono perché non riescono a trovare soluzioni, come Chicco Testa, e parlano di investire quì o investire lì, CAZZATE.
Quindi bisogna informare tutti, non parlate al bar di calcio o di Grande Fratello con gli amici, condividete questi filmati, condividete perché è la cultura che salva il mondo e non i politici, le leggi o tanto meno la finta democrazia in cui viviamo, un popolo acculturato è un popolo libero, critico e svelto nell avvistamento di truffe! Muovetevi!

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di Letizia Malanga

Oggi è il turno delle donne.

Le donne scendono in piazza per i loro diritti schiacciati da uomini troppo potenti e da una società legata ancora ad antichi pregiudizi.

Le donne scendono in piazza per gridare a tutta l’Italia che sono libere dall’angherie maschili, da ogni forma di “mignottocrazia”.

Le donne sono sempre state la colonna portante della famiglia, e conseguentemente della società. Ora si stanno imponendo anche nel lavoro, occupando ruoli sempre più importanti. Ma ancora oggi, “grazie” al nostro Presidente del Consiglio, ancora una volta le donne vengono ridotte a semplice “merce” per soddisfare i suoi impuri desideri, fomentando una società già orientata all’utilizzo della donna come  oggetto sessuale, grazie alla pubblicità e alla televisione.

In una società dove le prostitute vengono chiamate “escort” con una traduzione non volgare, finalizzata solamente a non imbarazzare ulteriormente la falsa morale italiana.

In questo clima il 13 febbraio tutte le donne che vogliono difendere la propria dignità scendono in piazza. A unirle non sarà un partito politico o un sindacato, ma la forza che le ha sempre contraddistinte e la voglia di lottare per  i propri diritti.

In tutte le principali piazze italiane, da Roma a Milano, da Bari a Bologna ma anche a Londra, a Barcellona e in tante altre piazze internazionali, le donne si uniranno in un corteo, sperando nella presenza di molti uomini, schierati con tutte le loro forze dalla parte delle donne.

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di Carmine Gazzanni

Flop, flop e ancora flop. Questi ultimi due giorni il popolo dei Berluscones si è messo in moto per fare scudo, per difendere e proteggere fino allo sfinimento quel “culo flaccido” che tanto gli è caro.

E infatti, mentre Silvio Berlusconi tenta di inventare nuovi slogan per delegittimare l’operato della magistratura, fallito il tentativo di portare dalla sua anche Giorgio Napolitano il quale ha alzato un muro ricordando che “il giusto processo è garantito dalla Carta”, per cui “basta strappi sulla giustizia”; ebbene, mentre l’attività politica del nostro Paese è ormai incollata su tali questioni, il Pdl ha deciso di scendere in campo.

Ecco allora la manifestazione di ieri, il sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Era stato annunciato a gran voce: “In piazza contro il golpe” era addirittura il titolo d’apertura de “Il Giornale” di ieri. Tanti annunci, poi. Si parlava della presenza dei ministri Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Michela Brambilla. Hanno tutti disertato. La titolare dell’Istruzione aveva annunciato a Maurizio Belpietro, durante il programma Mattino 5, che non avrebbe partecipato all’iniziativa perché “come ministro ritengo non sia opportuno”. Si era però affrettata ad aggiungere, a scanso di equivoci con il suo leader, che “deve comunque fare riflettere che molti cittadini abbiano deciso spontaneamente di manifestare contro un accanimento giudiziario nei confronti del premier che dura ormai da 17 anni”.

Nessun politico e un totale di 100, 150 militanti del Pdl davanti al Palazzo di Giustizia per “l’imponente (o impotente?) manifestazione” in difesa di Berlusconi.

E oggi il flop si è ripetuto. Probabilmente anche più fragoroso di ieri. Alcuni Berluscones, con in testa il capopopolo Giuliano Ferrara, hanno organizzato un evento contro i “neopuritani” e falsi moralisti(?). “In mutande, ma vivi”. Sembrerebbe il titolo di una di quelle commedie all’italiana degli anni ’70. E invece no: siamo nel 2011. E non ci sono Lino Banfi o Edvige Fenech, ma Iva Zanicchi, Alessandro Sallusti, Daniela Santanchè, Piero Ostellino, Ignazio La Russa.

I 1500 posti del teatro Dal Verme erano occupati, ma il flop c’è stato comunque. Basta ricordare quanto detto dai presenti per rendersene conto. “Presidente, noi la sosteniamo, ma deve ascoltarci – ha affermato Ferrara – Non riduca le sue giornate alle giornate di un imputato. Lei deve fare il presidente del Consiglio, il capo dell’Italia”. Peccato che la Costituzione dica altro. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa vuol dire? Semplice: se una persona è imputata, anche se è Presidente del Consiglio, non smette di esserlo per via del suo incarico. Dunque non si tratta, come dice Ferrara, di non fare l’imputato perché si è Presidente del Consiglio.

E poi è toccato al Sottosegretario Daniela Santanchè, la quale ha rilanciato nuovamente l’idea di una manifestazione di piazza contro i giudici e a sostegno del premier: “Non so se si farà una grande manifestazione – ha spiegato – ma credo per il sentire, andando in mezzo alla gente, che sia giusto fare una grande manifestazione di piazza. Io la auspico”. Basti ricordare quante persone erano presenti davanti al Palazzo di Giustizia a Milano per rendersi conto dell’attendibilità delle parole della Santanchè.

E ancora Ignazio La Russa. Ci sono stati momenti di tensione, infatti, quando si è avvicinato al Ministro della Difesa il giornalista di Annozero Corrado Formigli, il quale voleva porre semplici domande. Il video parla da sé: arroganza, presunzione, offese da parte di La Russa. Fino alle pedate, come testimonia il video. D’altronde Ignazio La Russa non è nuovo a questi atteggiamenti fascisti. Come non ricordare, ad esempio, la performance di cui fu protagonista ad Annozero, con insulti rifilati ad un giovane studente che difendeva e spiegava le ragioni del movimento studentesco contro la Riforma Gelmini. O ancora le immagini riprese dalle telecamere di mezzo mondo durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi, quando spintonò, prese per il bavero e mise una mano in testa al giornalista free-press Rocco Carlomagno. Cosa volete: il ministro della difesa ogni tanto riscopre il suo passato di picchiatore fascista e aggredisce chi non la pensa esattamente come lui vorrebbe.

Flop su flop, dunque. Manifestazioni sterili e vuote di significato. Da vero Pdl.

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di Carmine Gazzanni

Ancora una volta ieri Gaspare Spatuzza è stato sentito dai magistrati. Un’ennesima deposizione nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose, in cui è rispuntato il nome di Silvio Berlusconi. Mentre, infatti, la Procura di Milano, sebbene osteggiata a più riprese dai Berluscones, continua a portare avanti le indagini sulle minorenni ad Arcore e sulle notti del bunga-bunga, i magistrati di Palermo da una parte, e quelli di Firenze dall’altra stanno svelando importanti particolari sulle stragi mafiose del ’93 e del ’94, finora restate celate o comunque poco chiare.

I magistrati stanno cercando di mettere insieme i vari pezzi, ma sembrerebbe proprio che tutto faccia pensare ad un coinvolgimento di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri negli affari malavitosi di Cosa Nostra. Se si appurasse questo, certamente potrebbe essere riaperta nei confronti del premier un’inchiesta giudiziaria per mafia archiviata, nella quale già era stato coinvolto proprio con Dell’Utri. Stiamo parlando del fascicolo 11531, fascicolo nel quale i mandanti – tutto’oggi a volto coperto – venivano chiamatiAutore 1” e “Autore 2”. Ora sembra possano finalmente avere un nome. Gli indagati, per lo meno, potrebbero esserci. Per la cronaca: tra Firenze, Roma e Milano ci furono 10 morti e 106 feriti.

E ieri Spatuzza ha ricostruito proprio l’attentato in Via dei Gergofili. Durante la ricostruzione il pentito ha aggiunto che in un incontro con altri mafiosi, Pietro Romeo e Francesco Giuliano, avrebbe dovuto tranquillizzarli sull’opportunità delle stragi perché “avevano (i boss di Cosa Nostra, ndr) puntato molto su questo soggetto politico che si stava formando, Forza Italia e Berlusconi”. “Così – aggiunge - in una confidenza a tutti e due, Romeo e Giuliano, dissi a entrambi per tranquillizzarli che ‘siamo in mani buone’, siccome era nato questo soggetto politico che si chiama Forza Italia”.

Ancora una volta, dunque, come detto, i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri legati a Cosa Nostra nel periodo più tragico della loro attività criminale. E non è nemmeno la prima volta che emerge nel corso di quest’indagine. Soltanto alcuni giorni fa un altro pentito, Giovanni Ciaramitaro, ha dichiarato: “Francesco Giuliano mi disse che erano stati dei politici a dirgli questi obiettivi, questi suggerimenti”, per le stragi del 1993 “e in un’altra occasione mi fece il nome di Berlusconi”. Dopodiché ha precisato che “la ragione delle stragi era l’abolizione del 41 bis, l’abolizione delle leggi sulla mafia. Le bombe le mettevano per scendere a patti con lo Stato. C’erano dei politici che indicavano quali obiettivi colpire con le bombe: andate a metterle alle opere d’arte”. E chi erano questi “politici”? Ciaramitaro l’ha precisato: ”chiesi a Giuliano perché dovevamo colpire i monumenti e le cose di valore fuori dalla Sicilia. Lui mi disse che ci stava questo politico, che ancora non era un politico, ma che quando sarebbe diventato presidente del Consiglio avrebbe abolito queste leggi. Poi mi disse che era Berlusconi”.

Sembrerebbe, dunque, che Silvio Berlusconi sia coinvolto (e non poco) negli anni stragisti. D’altronde anche la sentenza Dell’Utri  del processo d’appello aiuta a chiarire un quadro che già di per sé fa rabbrividire. Dell’Utri, si legge nelle 641 pagine della sentenza, “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, avrebbe consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Silvio Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”. Per questi motivi la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”. Ed è per questi motivi che Marcello Dell’Utri, lo scorso 29 giugno è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

E quali sono state le prove schiaccianti e che potrebbero esserlo anche in queste nuove indagini? Cominciamo da quanto emerge da microspie e intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro. Il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Nella sentenza, inoltre, si delinea anche il ruolo di Vittorio Mangano, il quale fu assunto non per curare i cavalli (come continuano a sostenere imperterriti gli uomini di B.), ma per difendere l’incolumità di Silvio Berlusconi. Quando “l’eroe” arrivò a Milano era già stato in carcere tre volte. Nel 1967 era stato diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi, ma, come detto, la vera funzione di Mangano era quella di proteggere Berlusconi da possibili rapimenti (d’altronde lo stesso Berlusconi ammise di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce). Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, aveva domicilio sempre ad Arcore. Ma nonostante gli arresti, nessuno, né Dell’Utri né tantomeno Berlusconi, lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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