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Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

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Archivio di novembre 2010

di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

A Casoria vogliono costruire una centrale a biomasse. Già ne avevamo parlato in un articolo precedente. Avevamo sottolineato i rischi a cui si potrebbe andare incontro per la salute del cittadino, dato che con le attuali tecnologie non è possibile trattenere attraverso filtri le nanopolveri Pm 0,2, e dunque si potrebbe andare facilmente incontro alle nanopatologie. L’unico modo di agire  non sarebbe costruire più queste porcherie attuando metodi di riciclo e di trattamento dei rifiuti come quello di Vedelago, per il quale è stata premiata Carla Poli come miglior imprenditrice europea!

Ma invece no: si continua con le biomasse senza sapere che per ogni tonnellata di rifiuti bruciata si produce una maggior quantità di rifiuti invisibili ad occhio umano, ma proprio per questo ancora più pericolosi, in quanto tali polveri, una volta cadute a terra, contaminano falde acquifere, atmosfera e terreni, rovinando l’ intera catena alimentare e quindi per ultimi noi! Come dice il Professore Montanari, un luminare su questi argomenti, non c’è alcuna differenza a livello di inquinamento tra un inceneritore ed impianti a biomasse.

Ma ora pare che qualcosa stia cambiando: i cittadini di Casoria hanno trovato appoggio nel loro sindaco, il quale li ha riuniti in un’assemblea per fare il punto della situazione e decidere sul da farsi. L’unione istituzionale e civile potrebbe impedire questo scempio. Casoria non vuole subire, ancora una volta, le scelte di altri (i poteri forti ed economici di turno), a danno della cittadinanza.

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di Andrea Vetere

Eccoci di fronte all’ennesima violenza istituzionale alle quali il nostro Presidente del Consiglio ci ha abituati. È la sua arma favorita, quella da tirar fuori dal cilindro nei momenti in cui bisogna mostrare i denti. Ma state pur tranquilli, i denti si sono rotti sulle guglie del duomo-souvenir e sono un po’ spuntati.

Si legge nella lettera che Berlusconi ha inviato ai Presidenti delle due Camere: “Il Governo ha intenzione di verificare il permanere del rapporto di fiducia da parte del Senato e, immediatamente dopo, da parte della Camera dei deputati“.
Un comportamento simile pare legittimo: l’ultima volta che si è chiesta la fiducia alle Camere, il 29 Settembre, il Governo si è presentato prima alla Camera e poi al Senato. Ora le basilari regole di cortesia istituzionale imporrebbero di fare il contrario. Peccato che la cortesia istituzionale torni in mente al nostro Governo soltanto quando fa comodo.

A ben vedere, sarebbe stata pura e semplice cortesia istituzionale anche attendere prima il voto su una mozione di sfiducia presentata già ieri a Montecitorio e solo in un secondo momento presentarsi a Palazzo Madama. Si obietta che così non ci sarebbe stata inversione nell’ordine ma si dimentica di dire che in questo caso non deve esserci: la mozione di sfiducia è presentata dall’opposizione che è legata sì alla cortesia istituzionale ma non certo ai comportamenti pregressi del Governo. Anzi. Per di più si deve ricordare che il Governo può agire davanti ad entrambi i rami del Parlamento mentre il singolo parlamentare è legittimato soltanto all’interno della propria Camera.

Sapendo che poteva esser tenuto un comportamento alternativo e considerando che la maggioranza è più sicura di vincere nell’assemblea dei senatori ci risulta chiaramente che la scelta del Governo è opportunista più che cortese, ut demonstrandum erat.
Ed opportuniste sono le affermazioni del ministro La Russa che auspica lo scioglimento della sola Camera nel caso in cui lì la maggioranza scemi. Si argomenta che una simile eventualità è contemplata dalla Costituzione e che già si è percorsa in tre diverse occasioni.

Sorgono però delle obiezioni. Innanzitutto, l’ultima volta che ciò è avvenuto risale a 47 anni fa. Per seconda cosa, se si cerca la ratio della norma costituzionale che lo prevede si scoprirà che ai tempi della Costituzione il senato era eletto per sei anni. Per evitare che le due camere si eleggessero in tempi sfalsati si è scelto per tre volte di anticipare lo scioglimento del Senato finché nel 1963 sono state equiparate le durate delle due Camere. Terza, chi decide quale dei due rami del Parlamento sta dalla parte del giusto e quale invece vada sciolto?
Ultima, l’obiezione più importante: e se dal voto scaturisse nella Camera una maggioranza diversa rispetto a quella del Senato? Si dovrebbe sciogliere la Camera sino a che non si ottenga la maggioranza che si vuole? Oppure si scioglierebbe anche il Senato?
In ogni caso, ci sarebbero due diverse votazioni, in due tornate elettorali. E questo vuol dire bruciare molti milioni di euro. Ma, come sappiamo, al nostro Governo interessa restare attaccato alle poltrone. E se questo costa troppo? Beh, facile: colpa di Fini!

Resta solo un’ipotesi praticabile, nel caso di sfiducia anche in una sola delle camere: scioglierle entrambe. Come è successo per tutte le crisi parlamentari prima d’ora. E quando arriverà in Parlamento questa sarà una crisi parlamentare come tutte le altre.
E qui arriviamo ad un mito da sfatare: “Un governo diverso violerebbe la Carta e la volontà degli elettori” a detta di Alfano e di altri membri del PdL, Berlusconi in primis.
Sono due bugie. L’attuale governo ha ottenuto dalle elezioni del 2008 il 46,81 % alla Camera ed il 47,32 % al Senato. Risultato: il 63% dell’elettorato avrebbe voluto un governo diverso. Per effetto del porcellum, però, il Governo ha avuto in regalo la maggioranza in entrambe le Camere.
La Carta, invece, in materia dice poco: si sancisce che il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica. Nominato dal Capo dello Stato, dunque, e non eletto dal popolo come si vuol far credere oggi. Non siamo in Francia o negli S.U.d’A.
Il Governo, qui da noi, si fonda non tanto sul voto popolare ma sulla fiducia tra Governo e Parlamento. Il voto popolare interviene solo in maniera indiretta in quanto il Parlamento altro non è che sua pura e legittima espressione. Si parla di responsabilità politica: la pena per uno sbaglio sarebbe la mancata rielezione, se la democrazia qui da noi funzionasse.

Concludendo: un nuovo Governo che avesse la fiducia del Parlamento si fonderebbe sulla volontà dei Parlamentari favorevoli. Eletti dal popolo. Dal primo all’ultimo.
E soprattutto, voler andare al voto anticipato ad ogni costo significherebbe bruciare milioni di euro. Quelli per le nostre borse di studio, magari. Ma mai quelli per le paritarie, per l’amor del Papa!

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di Carmine Gazzanni

I quotidiani berlusconiani sono tornati all’attacco. Mentre, infatti, il sultanato sta lentamente cadendo a pezzi con un Berlusconi – il Sultano – completamente impotente, ci pensano i suoi scudieri a cercare di spostare l’asse del dibattito politico dalla crisi istituzionale in corso a questioni che tutto sono meno che drammatiche. Oggi Libero, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, scrive: “Gomorra Rai: Il servizietto di Saviano a Fini. Roberto e Fazio gettano la maschera e lanciano la campagna elettorale del leader Fli, invitato in tv a illustrare i valori della destra. Ma non doveva essere un programma di inchieste e intrattenimento?“. E poi Il Giornale: “La Rai degli arroganti. L’ulitmo blitz: Gianfry da Saviano“. A parte l’assurdità di alcune tesi (pensare che Saviano e Fazio possano “lanciare” la campagna elettorale di Fli è alquanto assurdo!), soffermiamoci su alcuni aspetti, rispondendo alle domande e alle accuse che lanciano i due mastini berlusconiani, domande, tuttavia, che certamente sono in molti a porsi. I due si chiedono, come detto, “Ma non doveva essere un programma di inchieste e intrattenimento?“, perchè invitare Fini? A questa domanda si può rispondere facilmente: nella prima puntata è intervenuto anche Nichi Vendola. Bene, vi pare che il leader di SEL abbia fatto campagna elettorale, come sostengono Belpietro e Feltri? Assolutamente no: ha letto la lista degli insulti ignobili a cui molto spesso sono sottoposti gli omosessuali, dopodichè è andato via. Cinque minuti di scena. Ed è proprio questa la grande novità del programma di Saviano e Fazio: inchieste che si alternano al varietà, ma un varietà diverso, che, attraverso la lettura di liste ci fa conoscere meglio l’Italia, i suoi valori ma anche e soprattutto i suoi vizi, i suoi peccati, le sue debolezze. E chi legge queste liste? Tutti, personaggi famosi (politici o meno che siano) e non famosi, e a tutti viene concesso esattamente lo stesso tempo. E certamente lo stesso trattamento sarà riservato anche a Fini e Bersani che leggerano esclusivamente le loro liste di “valori”.

Niente politica dunque, niente campagna elettorale.Questioni sollevate inutilmente perchè non c’è alcun fine politico dietro la partecipazione dei due leader. Ma d’altronde in questi giorni abbiamo visto a quali attcchi, reiterati per giunta, continuano ad essere sottoposti i due conduttori di “Vieni via con me“. Come non ricordare ad esempio tutta la diatriba nata riguardo la storia dei contratti che non potevano essere firmati perchè mancavano i soldi (mentre intanto Minzolini se ne va anche in crociera), risolta abilmente da Benigni, ad esempio, che ha rinunciato al suo cachè. Alcuni giorni fa, ancora, è stata la volta di “Striscia la notizia” che hanno dato la notizia che Fazio avesse “tagliato” e “censurato” uno stralcio della canzone di Benigni in cui si faceva riferimento alla Endemol, casa di produzione di “Vieni Via con Me“, partecipata da Mediaset. Apriti cielo: tutti a dire “ecco vedi, anche Fazio censura!”. Ed invece tutta una bufala, come spiegano in una nota ufficiale i due conduttori: “Ieri sera Striscia la notizia ha mandato in onda un filmato nel quale alle immagini dell’esibizione di Roberto Benigni a Vieniviaconme veniva sovrapposta la voce di un imitatore. I conduttori di Striscia hanno affermato che si trattava di un brano della canzone di Benigni censurata da Fabio Fazio. Purtroppo lo scherzo di Striscia, presumibilmente satirico, non è stato inteso correttamente da alcuni quotidiani e alcuni blog, che hanno dato la notizia della censura inventata da Striscia come se fosse vera. Fabio Fazio e gli autori della trasmissione, costernati dalla facilità con la quale un falso, per giunta trasmesso da un varietà satirico, viene scambiato per cronaca vera, fanno presente che ovviamente Roberto Benigni non ha subito alcuna censura. Che la trasmissione va in onda in diretta e dunque non è possibile tagliare o censurare alcunché“.

Ed ora si ricomincia con la storia di Fini e della “campagna elettorale a Fli“. Ma Belpietro e Feltri non hanno null’altro di cui parlare? Ad esempio di un piccolo ometto preoccupato dalla caduta del suo Impero di illegalità?

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di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

Uomini poveri contro altri poveri. Questo è quello che il governo ci ha costretto a vedere: ha messo un uomo che dovrebbe tutelare l’ordine pubblico a manganellare persone disarmate ed inermi, contro altre che stanno morendo di cancro per la decisione di pochi imprenditori senza scrupoli. E se l’uomo che tutela l’ordine non manganella non potrà far mangiare il proprio figli; se il manifestante difende la propria terra viene pestato: insomma un circolo vizioso che non si spezza più.
Io sono stato solo 3 volte a Taverna del Re e 2 volte a Terzigno e vi posso dire di aver visto fin troppa sofferenza sia nei manifestanti che nelle forze dell’ordine. Adesso molti penseranno: “ah sono solo burattini senz’anima comandati, ucciderebbero pure se glielo ordinassero“. Io vi posso solamente dire di averli guardati negli occhi ed ho visto nella gran parte di loro tristezza, perché anche loro sanno che quello che fanno è sbagliato. Non giustifico però il loro operato, sono sempre convinto che sono loro a doverci proteggere dai Bassolino, Iervolino, Bertolaso, Berlusconi, Impregilo e co.

Credo sia ora di cambiare e combattere il sistema alla radice: io non mi sento più rappresentato da nessuno, non posso votare in una democrazia dove c’è ancora Andreotti, dove 4 persone eleggono i loro parlamentari, dove la mafia è ancora infiltrata, dove un uomo possiede televisioni, giornali e potere immenso – cosa che  nessun Paese sviluppato ammetterebbe – dove la cultura viene mandata a benedire, dove la Divina Commedia la vogliono mettere in un panino, dove crolla Pompei, dove c’è ancora spazzatura, dove c’è ancora il pizzo, dove c’è ancora Briatore, Dolce e Gabbana e Valentino Rossi che non pagano le tasse e vanno in Tv, dove non c’è meritocrazia, dove chi ha belle tette fa carriera e chi è laureato è ancora disoccupato.
Potrei continuare all’infinito, ma il succo è sempre quello: se non ti senti rappresentato, se noti qualche ingiustizia non votare questo sistema!

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di Carmine Gazzanni

Dal dizionario della lingua italianaDevoto Oli”. CRISI: “perturbazione acuta nella vita di un individuo o di una collettività con effetti più o meno gravi e duraturi”.

Ad esempio, se ci fossero manifestazioni forti di dissenso ci sarebbe questa “perturbazione”, anzi sarebbe un suo segno tangibile. E in Italia ci sono stati tali sintomi? Ieri a L’Aquila gente che ha subito una tragedia come quella di un terremoto è scesa per strada ed ha bloccato l’auto del vice commissario per la ricostruzione al grido di “sciacalli, sciacalli”. L’auto blu è stata anche presa a calci da alcuni manifestanti che urlavano “vergognati, sei un condannato”. Ed urlavano a giusta ragione, essendo stato Cicchetti (il vice comissario) condannato dalla Corte dei Conti per “culpa in vigilando” proprio riguardo la malagestione della ricostruzione (nella sentenza si legge che “il Presidente del cda Antonio Cicchetti costruisce la propria posizione difensiva sull’assunto che tutta la malagestione si era svolta senza che lui se ne potesse rendere conto. Si tratta di un assunto (chiaramente, ndr) cui non può esser dato credito).

E in Veneto lo stesso. Sempre ieri Berlusconi e Umberto Bossi hanno fatto visita alle aree colpite dall’alluvione. Città diversa, ma stesso copione: a Padova si sono ritrovati giovani dei centri sociali, studenti e precari della ricerca, ma anche gente comune che hanno inveito contro il premier per la drammatica situazione in cui versa l’Italia, ad iniziare dall’università e dalla ricerca. Eppure nessuno che lo ammette: siamo in crisi.

Ma andiamo avanti nel leggere il “Devoto Oli”. Poco più avanti, infatti, c’è un altre definizione di “crisi”, più dettagliata, relativa, precisamente, alla “crisi extraparlamentare”, “determinata, in clima di partitocrazia, dalla defezione di un gruppo dalla coalizione politica di maggioranza”. Ed ora come la mettiamo? A riprova di quanto detto, ecco cos’è accaduto ieri alla Camera: in materia di immigrazione il Governo è andato al voto tre volte e tutte e tre le volte è stato battuto. Perché? Futuro e Libertà ha votato contro il Governo unendo i suoi voti a quelli dell’opposizione.In tutte e tre le tornate sono stati approvati emendamenti (un presentato dal Pd, l’altro dall’Udc e il terzo da Fli) a cui il Governo è sempre stato contrario. I tre emendamenti, in pratica, invitano Pdl e Lega a ritrattare le condizioni del trattato d’amicizia stipulato con la Libia di Gheddafi, soprattutto in materia di respingimenti, i quali dovranno avvenire secondo quanto previsto dagli accordi internazionali e dai “principi di umanità“.

Insomma, ieri il Governo, come detto, è uscito pesantemente sconfitto dall’Aula. Ma ancora, inesorabilmente, imperterrito Pdl e Lega continuano a dire che Berlusconi non salirà al Colle e che questa legislatura durerà fino alla fine del suo mandato. Insomma, si continua a ribadire indefessi che non c’è crisi.

Ma fino a quando?

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Un elettore del Pd ha inviato una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e leader dei cosiddetti “rottamatori”. Una lettera molto interessante che invitiamo a leggere e a commentare.

di Andrea Vetere

Carissimo sindaco Matteo Renzi,

Noto con piacere che c’è ancora un bizzo di vitalità nel Partito. Però mi rendo conto che queste sono cose che interessano a me in qualità di cittadino ed elettore mentre a voi lassù non importa una sega, come dicono i suoi conterranei toscani.

Il mio ragionamento, se avrà la voglia di leggerlo, è semplice. Tanto semplice che non è neppure un ragionamento: è un istinto.

Seguo distrattamente i telegiornali, leggo poco i miei quotidiani di riferimento (l’Unità e La Repubblica) ma conosco gli eventi più salienti della scena politica del momento. E cosa percepisco? Glielo dico subito.

Percepisco un Berlusconi in difficoltà (badi, in difficoltà, non perduto ma solo in difficoltà). Percepisco che il momento potrebbe esser buono per il Paese, sento che qualcosa di positivo potrebbe avvicinarsi.

Allora guardo, come mi capita in questi momenti, a ciò che accade nel mio partito sentendomi pronto a votarlo ancora. E cosa vedo da questa parte?

Forse lei lo sa cosa vedo: vedo come due avvoltoî, privi di iniziativa che aspettano svolazzando sul moribondo. Percepisco che questi due avvoltoi stanno lottando, gareggiano a chi otterrà il pezzo più succulento della carcassa.

Lo sa perché la destra finora ha vinto? Perché sa fare quadrato, o meglio c’è riuscita sino a poco tempo fa. Il centro sinistra invece è caduto due anni fa perché Bertinotti di qua, Mastella di là, d’Alema su, Rutelli giù.

E ora? Ora ci risiamo, ci si mette anche lei per di più.

Ma poi come mi fa rabbia che parlate del bene del Pese, e su lo dica che lei pensa al bene di Matteo Renzi! Si vede lontano un miglio che né lei, né Bersani state minimamente pensando a cosa sarà di me, dei miei studi, della borsa di studio che non avrò mai.

Se davvero voi due, e gli altri insieme a voi, pensaste un pelino anche a noi trovereste il modo di apparire diversi, come un partito del Regno Unito di Sua Gloriosa Maestà o degli S.U.d’A.

Lo sa che lì, se non si piace, non si viene rieletti? Dovrebbe esser così anche da noi ma voi maestri della politica non so come ma vivete di lotta. Più rompo le scatole, più sarò importante, più potrò pretendere. Lo dimostra chiaramente Fini, assieme a Bossi e il suo cel’hodurismo.

E ma allora io a chi diamine darò il mio voto? Troverò lei sulla scheda sapendo che Bersani ha dovuto metterla lì perché iniziava ad alzare la cresta? Oppure la troverò tra i ministri nel beneaugurato caso di vittoria del centro sinistra, sicché sino a quel momento non saprò se la sua cresta le abbia fatto o meno ottenere qualcosa?

Ebbene, come farò a votare con serenità sapendo che anche nel mio partito potrebbero prevalere i ricatti del tipo “bada che senza di me non si va eh“.

Per favore, nel caso in cui davvero leggesse questa mia e voglia rivolgermi un po’ di politichese si astenga. In tal caso, preferirei non avere risposta.

Andrea Vètere, elettore preoccupato.

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di Carmine Gazzanni

Il capolinea. Probabilmente (si spera) quello che è accaduto in questi giorni potrebbe essere determinante per la politica italiana. Vediamo di capirci. Gianfranco Fini, senza mezzi termini, ha messo alla sbarra Silvio Berlusconi: “si dimetta, salga al Colle e apra la crisi – ha detto il Presidente della Camera a conclusione della due giorni di Bastia Umbra - Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”. Insomma, la linea politica di Futuro e Libertà è chiara. E soprattutto non è, per così dire, “cancellabile”: i finiani sono giunti al tanto fatidico punto di non ritorno. Se prima era infatti possibile ipotizzare un dialogo, un incontro per una nuova coesione tra Berluscones e finiani, ora questo diventa impossibile. Si è arrivati a parole chiare, precise, puntuali: Berlusconi deve dimettersi, altrimenti i ministri e sottosegretari finiani usciranno dal Governo.

Ora, chiaramente, Silvio Berlusconi sa bene che le elezioni si fanno sempre più vicine. Ma la strategia del Pdl è nitida: addossare la colpa della “crisi istituzionale” tutta al gruppo finiano. E questo si evince dalle dichiarazioni maldestre di alcuni esponenti del Governo. A iniziare dallo stesso Berlusconi che, come rivela l’AGI, ha affermato: “Se vuole la crisi, Fini abbia il coraggio di venire in Parlamento e votare la sfiducia”. Della serie: intanto se ne parlerà in Parlamento e vediamo allora chi si prenderà la responsabilità davanti agli elettori.

Sulla stessa linea anche i fidi consiglieri del Cavaliere. In una nota congiunta Cicchitto e Bondi affermano che Fini “getta alle ortiche con una spregiudicatezza imbarazzante un impegno comune di quasi vent’anni, liquida una parte cospicua del patrimonio della destra italiana, tenta di distruggere alcuni punti fondamentali dell’impianto riformista del governo”. Insomma, Fini l’eversivo. E infatti a chi è imputabile la responsabilità di eventuali elezioni anticipate? Proprio a Fini che “si è assunto una responsabilità gravissima di fronte al Paese”. Chiaro no?

Ma le dichiarazioni non finiscono. Ci sono anche quelle estremamente imbarazzanti. Per Gaetano Quagliariello, ad esempio, lo “sbrego istituzionale” di cui è responsabile Gianfranco Fini è “peggio di quello che un tempo provocò la Marcia su Roma”. La pratica del Pdl, dunque, è semplice: annullare tutto ciò che di ignobile si è fatto e si è sentito nel corso di questa legislatura (dalle leggi ad personam, ad aziendam e ad castam, agli ultimi casi di Ruby, dei festini e della droga sul comodino per le escort) e insistere sul fatto che, semmai il Governo dovesse cadere, è tutta colpa di un “capriccio” di Gianfranco Fini.

A parte le giustificazioni tragicomiche del Pdl, un punto però dev’essere chiaro. E a sottolinearlo a dovere è Fabio Chiusi nel suo articolo di oggi su “Il Nichilista”. Gianfranco Fini, nel suo intervento di chiusura a Bastia Umbra, “ha distrutto le loro idee. Massacrato il loro programma (che aveva peraltro sottoscritto soltanto un mese e mezzo fa con una votazione di fiducia). Derubricato i loro nemici a un «argomento dialettico per polemizzare». Chiesto le dimissioni del loro capo, la cui «pagina» è comunque «chiusa». Dettato loro condizioni precise di sopravvivenza. E minacciato di non temere un rifiuto che più che eventuale è implicito nelle richieste”.

Insomma, è impossibile un passo indietro. Ora si può solo andare avanti. Per riprendere la massima di un imperatore (e non parliamo di Berlusconi), il dado, oramai, è tratto.

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di Carmine Gazzanni

Da ieri c’è un gran discutere su internet riguardo alle dichiarazioni del Ministro Maroni a conclusione del Consiglio dei Ministri. Molte sono state le ovazioni: finalmente le reti WiFi libere. Completamente. Ma siamo sicuri?

Sono molti, infatti, i dubbi che sollevano eminenti giornalisti e blogger, come Guido Scorza e Alessandro Gilioli. Vediamo perché.

Innanzitutto c’è da dire che – certamente non per posizione presa – quando questo Governo sembra muoversi per una maggiore libertà di espressione e di informazione, senza che ci siano più controlli illiberali e primitivi, non c’è mai da fidarsi ciecamente. Soprattutto se si parla di Internet. Questa, infatti, certamente è la legislatura che più ha fatto (o non ha fatto) per vincolare il più possibile la libertà su internet. Ogni occasione era buona per ricacciare l’argomento e provare a legittimare un intervento per un maggior controllo sulla rete (stile Cina per intenderci): prima con il caso Tartaglia e la statuetta del Duomo e i vari gruppi creati a “supporto” dell’attentatore (per carità, sia chiaro: una cosa ignobile, ma certamente non può legittimare un maggior controllo su un mondo così pienamente “democratico” come Internet), poi è stata la volta dei gruppi che deridevano Scajola e la casa comprata “a sua insaputa”. Fino all’attentato (o per lo meno così è stato chiamato) a Maurizio Belpietro.

E non è finita qui. Come non ricordare quanto accaduto nello scorso febbraio: venne presentato il cosiddetto “nuovo” Decreto Romani, un decreto che venne spacciato per un adeguamento al diritto comunitario, ma che in realtà prevedeva che tutti i servizi on demand di internet (contenuti video inclusi) fossero trattati alla stregua di quelli televisivi. Ciò significa, come dicemmo già a suo tempo, che “le Web Tv e i servizi che forniscono video/video streaming, dovrebbero richiedere un’autorizzazione preventiva a trasmettere come fossero Tv vere e proprie. E poi tutti i contenuti dovrebbero sottostare alla complicatissima e dura legge del diritto d’autore, che ne comporterebbe una chiusura in massa”. Insomma, anche allora una dura batosta per la libera informazione digitale (anche se, per fortuna, grazie alle pressioni dell’Agcom vennero esclusi i blog, i giornali online e i motori di ricerca, anche se il filtro rimane considerando che si parlava di multe che arriverebbero anche a 150 mila euro).

Ed arriviamo, ieri, alle dichiarazioni di Maroni che sembrano capovolgere l’atteggiamento riluttante alla liberalizzazione del Governo. In sostanza il Ministro degli Interni ha assicurato che dal primo gennaio prossimo gli utenti ”saranno liberi dalle restrizioni” previste dalle normative introdotte dall’ex ministro Pisanu per quanto riguarda l’accesso al WiFi. Tali restrizioni erano contenute nell’articolo 7 del decreto Pisanu il quale prevede l’identificazione di tutti coloro che accedono a Internet da postazioni pubbliche (internet cafè, bar, internet point). Lo stesso Pisanu, d’altronde, ha riconosciuto che tali norme avevano tracce di incostituzionalità, ma vennero portate avanti vista la gravità della situazione: forte, infatti, era il rischio attentati allora (il decreto, infatti, è in vigore dal 2005, in seguito agli attentati terroristici nella metropolitana di Londra). Stando alle parole di Maroni verrebbe da pensare che dal primo gennaio 2011 (in questa data il decreto Pisanu, infatti, scadrà e non verrà “rinnovato”) cadrebbero le restrizioni imposte da quest’articolo 7 e chiunque potrebbe collegarsi ad internet con il proprio pc nei luoghi pubblici come, ad esempio, i bar o gli internet point. Senza doversi registrare, compilare fogli, mostrare un documento di identità.  In questo modo l’Italia, se questo davvero accadesse (e probabilmente non accadrà. Più avanti spiegheremo perché), si metterebbe sulla stessa linea degli altri Paesi democratici, nei quali (anche ad esempio negli USA dove è sempre altissima l’attenzione per attentati terroristici) così funziona: tutti possono accedere ad internet senza quelle restrizioni imposte dall’articolo 7, una norma, come l’ha definita ieri Di Pietro, “anacronistica e censoria”.

Ma siamo sicuri che questo accada? Assolutamente no, anzi. Lo stesso Maroni, nel suo discorso, ha affermato che bisogna “contemperare le esigenze della libera navigazione con quelle della sicurezza”. Cosa vuol dire questo? Che in pratica non si farà mai a meno di una politica di controllo, di supervisione, di illiberalità. Se così fosse, non cambierebbe la questione. Si parla, infatti, di un possibile controllo più “soft”, come, ad esempio, un servizio tramite sms: agli utenti arriverebbe un sms con il codice per accedere a internet. Ma anche in questo caso, sebbene la presunta “leggerezza” del sistema, l’illiberalità e i vincoli rimarrebbero. Come giustamente osserva Gilioli,il sistema di identificazione via sms rischia di escludere proprio gli stranieri: infatti, non essendo i loro numeri direttamente riconducibile a un’identità, non possono ricevere la password per navigare”. Insomma, se così sarà, se ancora si vorrà anteporre la “sicurezza” (o meglio, il controllo) alla libera navigazione, continuerà a non cambiare nulla. E si rimarrà ancorati al decreto Pisanu: sempre controllati, sempre vincolati.

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di Jessica Proni

Come voi tutti immagino sappiate negli ultimi anni, grazie anche alla splendida opera amministrativa attuata da Michele Iorio e i suoi, il Molise, in violazione al patto di stabilità delle regioni, ha creato un “buco” nel budget ad esso assegnato tutto a carico della sanità. Oltre che a perderne nel servizio pubblico offerto ai cittadini (vedi proteste del pronto soccorso di Isernia nell’ultima settimana http://www.infiltrato.it/notizie/molise/sanita-molise-pronto-soccorso-isernia-riparte-la-protesta), sono gli stessi cittadini a doverci rimettere di tasca propria, pagando imposte indirette perfino sul carburante.
[Attualmente il problema lungi dall’essere risolto continua a pesare come una spada di Damocle sulle teste dei molisani incuranti che immagino senza troppa difficoltà continueranno a rieleggere i candidati del centrodestra alle prossime elezioni.]

Il molisano doc, c’è poco da fare, è poco sveglio e a dimostrazione di quanto dico vi porto un altro esempio: si parla oggi molto di crisi energetica per risolvere la quale in sede nazionale si è tornato a parlare di nucleare.
Uno dei possibili siti ove collocare un’ipotetica centrale è lungo la costa molisana, vicino Termoli, ove le condizioni del suolo e dell’ambiente lo renderebbero più che adatto.
Ma i cittadini molisani si sono indignati: “perché proprio qui, noi non lo vogliamo il nucleare è rischioso, non sicuro e se proprio si deve fare, che si faccia altrove!!“, continuano a tuonare le associazioni del luogo.

Effettivamente il nucleare crea i suoi problemi e come dare torto ai timori derivanti da una risorsa che potenzialmente potrebbe risultare così dannosa, se solo ci fosse un’alternativa…

Si parla anche di rifiuti, l’esempio di Terzigno e del suo limone che sta facendo il giro del web in queste ore la dice lunga su come sia lontana una risoluzione definitiva del problema dei rifiuti in Campania, ma non solo: qualche tempo fa in un intervista fatta da noi a Daniela Sciarra (Legambiente) se ne parlava e il dato che lei ci fornì ci ricordò che nemmeno il Molise può essere immune dall’emergenza rifiuti.
Siamo pochi, poco più di 320 mila abitanti su una superficie di 4400 chilometri quadrati, ma dei nostri rifiuti il 90% finisce in discarica e il 10% che rimane è davvero una ridicola parte che viene recuperata e riciclata al di fuori delle aree molisane.

Se solo ci fosse un’alternativa alla discarica…

A me pensando a tutto questo viene un dubbio: e se le cose potessero migliorare risolvendo il problema del bilancio, il problema energetico e dei rifiuti con un unico intervento mirato?

Mi spiego meglio.
Nel 2007 venne fatta una proposta alla regione: un parco eolico a largo delle coste adriatiche, un parco di notevoli dimensioni, 54 pale a 3 km dalla costa di fronte alle spiagge tra Termoli e Vasto, un parco offshore, il primo in Italia che avrebbe prodotto una potenza di 162 megawatt.
L’allora presidente della regione, sempre tale Michele Iorio, con l’appoggio dei cittadini dei comuni interessati e il sostegno dell’illustre compaesano, Ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, si opposero alla proposta che venne pertanto respinta con la motivazione dell’immane impatto paesaggistico che avrebbe sicuramente danneggiato l’aspetto turistico della zona.
Le simulazioni del progetto davano questa immagine: http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/simulazione-offshore/2.html e secondo me non è così male. L’impatto paesaggistico è minimo tanto sono lontane dalla costa e in più essendo il primo impianto di questo tipo in Italia avrebbe attirato notevolmente l’attenzione di studiosi, studenti e scolaresche, esperti del settore da tutto il mondo, se solo fosse stato minimamente all’altezza delle aspettative.

A distanza di tre anni si continua a parlare di eolico e i molisani continuano ad opporsi: l’eolico selvaggio, a detta di quanti protestano, sarebbe infatti un grave danno per il territorio. In tutta sincerità confido nella buona fede di coloro i quali sostengono e portano avanti questo tipo di proteste, ma credo di tutto cuore che non esista a oggi un’alternativa migliore: l’eolico è pulito, non danneggia l’ambiente né la salute di chi vive all’ombra delle pale e guardando il caso pugliese la cosa è più che mai evidente.

La densità della popolazione molisana è inoltre bassissima, volendoci distribuire uniformemente su tutto il territorio saremmo circa 70 ogni chilometro quadrato, questo vuol dire che di spazio ce ne è e ce ne è tanto, perché non sfruttarlo?!
Di questo dato più che gli abitanti del posto se ne sono ben accorte le varie mafie che hanno usato il Molise come discarica (negli ultimi due anni si sono scoperte ben 20 discariche abusive sul territorio che certo non hanno portato lavoro, salute e risorse al territorio!!).

La mia proposta è semplice: perché allora non creare delle centrali di riciclaggio nelle zone scarsamente abitate della regione e creare un business virtuoso che coinvolga anche le altre regioni bisognose di centri di questo tipo? Se solo si riuscisse a creare una cosa del genere avremmo risolto diversi problemi, avremmo lavoro per i giovani (con la chiusura di grosse fabbriche come ad esempio l’ITIERRE la situazione economica di molte famiglie è diventata parecchio critica), soldi per la regione (i servizi forniti alle altre regioni non sarebbero di certo gratuiti) e inoltre potrebbe il Molise diventare un esempio di come si possa intelligentemente trasformare un problema in una risorsa. Ma si sa il molisano doc non è così furbo.

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di Andrea Vetere

Libertà, eguaglianza, legalità. Sin dai tempi della Rivoluzione Francese si affermano questi principi che ancora faticano ad imporsi in democrazie moderne non ancora mature. Il principio di eguaglianza postula, in ambito giuridico, il sorgere dell’unità dei soggetti: non esiste più, davanti alla legge, alcuna distinzione tra nobili, chierici, popolani, borghesi, uomini e donne, cavalieri e commendatori, Ruby e resto del mondo.
Eppure, nel 2010, il capo dell’esecutivo di una democrazia che dovrebbe essere ormai matura può arrivare a dire che è “meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay”. E per di più ricevere un applauso.
Non so se mi sconvolga di più il candore col quale s’è detta una simile buffonata o l’applauso della platea che mi pare uno sconvolgente indizio: qualcuno nel pubblico ha apprezzato l’uscita omofoba dell’oratore. Forse c’era qualche vescovo.
Bando alle ciance, affermo che una tale espressione è gravissima e molti lo dicono insieme a me.

E come reagisce la nostra maggioranza? Il microfono va a Mara Carfagna, Ministro per le pari opportunità (!): “Nessun governo, prima d’ora, ha messo in campo una lotta all’omofobia paragonabile alla nostra”.
Beh, caro ministro, vorrei farle notare che la campagna, per quanto innovativa, mi pare del tutto inefficace se proprio il capo dell’esecutivo ancora non riesce a farla propria! E poi lei, onorevole (?) Carfagna nel 2008 non ha forse detto che la Chiesa “si oppone strenuamente e, a mio avviso giustamente, contro le unioni omosessuali”? Giustamente? Pari opportunità” le dice niente?

Un’altra cosa da notare: la maggioranza sottolinea di essersi battuta contro l’omofobia ma nessun azzurro ha avuto l’ardire di definire omofoba la boutade berlusconiana. A mio avviso, la battuta non è stata disconosciuta come Berlusconi non ha mai disconosciuto il fascismo. Paura di perdere il voto di qualche omofobo e di qualche fascista? Probabile.
Tornando all’eguaglianza: vi pare che chi vi scrive sia, davanti alla legge, uguale ad una certa Ruby? Così dovrebbe essere, eppure se io venissi fermato per furto e portato in questura credo che nessuno telefonerebbe spacciandomi per nipote di chissà chi e chiedendo il mio rilascio. Nessuno mi darebbe mai in affidamento alla igienista dentale di Berlusconi, oggi Consigliere Regionale della Lombardia.
Badate: in affidamento. Sapete cosa vuol dire? Che era minorenne. Altrimenti non sarebbe stata affidata a nessuno.
Eppure Berlusconi, che sa dell’affidamento, dice che non sapeva che si trattasse di una minorenne. Siamo sicuri?
Beh, d’altronde se Silvio non fa cilecca forse la sua memoria è più fallibile.
E s’è dimenticato anche gli slogan della sua campagna elettorale: certezza e severità della pena! Orbene, caro Silvio rimembri ancora quel che promettesti allor? Che pena ha avuto Ruby per il suo furto? Ops, nessuna! Ne ero certo..

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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