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Archivio di novembre 2010

di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

La rete colpisce di nuovo; il mondo politico mondiale è ormai nel caos più assoluto dopo le email pubblicate da Wikileaks, si evince da queste indiscrezioni che i rapporti tra i Paesi siano tutt’altro che cordiali e sani, ognuno è in allerta perchè c’è il rischio che lo Stato concorrente possa avere il predominio sull’energia o militarmente attraverso armi atomiche. Di sicuro noi  italiani non ci facciamo una bella figura da quanto esposto dal sito.
Dalle mail scambiate tra le ambasciate americane risulta che il nostro presidente del consiglio, il nostro capo di governo è deriso manco fosse un pagliaccio, infatti viene descritto come debole sia fisicamente che politicamente (cosa nota come un Benny Hill Show dalla maggior parte degli italiani che guardano Mediaset e buona parte della RAI); si aggiunge che le sue orgie derivate da party a luci rosse infastidiscono molto e di sicuro non assicurano fiducia da parte dei Paesi sia della Comunità Europea che degli USA. Questi naturalmente sono solo degli antipasti: da Wikileaks si apprende anche di una paura degli stati europei del rapporto che Putin ha con Berlusconi, definito come il portavoce dell’ex premier russo; per giunta tali preoccupazioni sono saltate fuori da accordi nell’ambito energetico poco chiari.
Non ci resta che aspettare altre “bombe” per capire cosa davvero pensano i nostri capi di governo. Intanto una cosa è certa: mentre i leader del mondo si baciano e si abbracciano, in realtà pensano l’esatto opposto; lo sappiamo bene tutti Mr. B. che persona è, e ci mancherebbe altro!

Ma un conto è leggere le vicende del premier tramite la stampa, un altro è leggerle tramite ciò che le ambasciate (e quindi i governi) pensano, il che è tutt’altra cosa!
Ecco perchè Wikileaks sta facendo tanto clamore, ed auspico un flusso di notizie ancora più forte!

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Oggi abbiamo deciso di dare parola a due ragazzi che scrivono per il blog, Jessica Proni e Vincenzo Barbato. Jessica è convinta che sia doveroso recarsi alle urne; Vincenzo, invece, ritiene sia assolutamente inutile. In un momento cruciale come questo, due posizioni opposte, ma ugualmente interessanti ed eloquenti. Secondo voi chi ha ragione? Leggete e commentate…

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (di Jessica Proni)

Fresca della mia ultima scorpacciata di diritto pubblico in vista di un esame imminente, mi sono imbattuta nell’articolo di Vincenzo Barbato che devo dire ha avuto un discreto ma del tutto immotivato successo. Sono io, Jessica, che ha commentato subito l’articolo in questione appena l’ho letto: mi sono davvero sentita male nel vedere un simile messaggio messo in bocca a un ragazzo, mio coetaneo, che dovrebbe combattere per cambiare le cose, e che in maniera sì tanto vile lascia la presa e molla tutto.

Ho preferito rendere maggiormente visibile la mia critica a un simile atteggiamento scrivendo un breve pezzo che spero almeno dia una visione diversa di quella che in 50 avete letto e apprezzato.

Innanzi tutto vorrei ribadire che la Costituzione non dovrebbe essere solo un mezzo di difesa, strumentale, per aggredire quanti più la calpestano ogni giorno con abomini e leggi ad personam. La Costituzione nasce con l’intento di creare un sistema di regole su cui basare la convivenza civile di un paese appena uscito da una guerra e da un ventennio precedente a dir poco fosco.

All’art.1 recita “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti e nelle forme della Costituzione
A Vincenzo che mi dice che “votare non è un dovere, mica viviamo in un regime! per ora”, non rispondo io, ma l’art. 48 della stessa carta costituzionale: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed uguale, libero e segreto” Per la miseria, se questo fosse vero non saremmo in una dittatura… Non so cosa risulta a voi lettori, ma credo che questo rende la nostra una democrazia…uh, l’articolo continua… “Il suo esercizio è un dovere civico” !!!

Cari pochi lettori che leggerete le mie parole, voglio oggi invitarvi di tutto cuore a leggere la Costituzione, le soluzioni sono tutte lì… Avete il diritto e il dovere di volere e di pretendere una classe politica che sappia fare il suo lavoro, che sappia amministrare lo Stato, che sappia provvedere ai diritti della cosa pubblica perché il fatto che sia pubblica la rende anche un po’ vostra. E’ come se aveste un giardino bellissimo curato da pessimi giardinieri e anziché prenderli a calci nel sedere e mandarli a lavorare altrove rimanete a guardare che quel giardino bellissimo diventi un immenso cratere di rifiuti, per lo più continuando a pagarli!!

A tutti coloro i quali, e so che sono molti, condividono il pensiero di Vincenzo ribadisco il mio “è da vigliacchi mollare tutto e voltare le spalle”; se non volete questa politica, questa classe politica, abbiate il coraggio di affondare le unghie nelle spalle dei partiti di oggi e fondarne di nuovi. Se le vostre proposte e soprattutto il vostro metterle in pratica saranno validi avrete tutta la mia approvazione e il mio voto, potente strumento di democrazia, per migliorare il nostro paese, che siate di destra o di sinistra…

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Non voto e sono fiero (di Vincenzo Barbato)

In risposta ad un articolo che ho pubblicato, Jessica mi da’ del “vile” perchè non ho il coraggio di cambiare le cose. Allora vorrei ribadire pochi, ma importanti concetti:

  1. Io gli articoli che scrivo non li pubblico per avere successo in quanto sono uno sfogo derivante da mie DIRETTE esperienze;
  2. Nessuno mi mette in bocca alcun tipo di messaggio perché, “per mia sfortuna”, ho l’abitudine di pensare con la mia testa ed ecco perché sono sempre stato emarginato dalla società che prosegue tutta in fila per il padrone senza protestare. Lo si evince dalla tipologia del mio blog, sul quale mi occupo di chiunque, secondo me, sbagli. Tutti, senza alcuna eccezione.
  3. Evidentemente la ragazza non solo non mi conosce, altrimenti guarderebbe il mio canale youtube dove urlo in faccia a Cosentino “mafioso“, ma non sa neanche cosa vuol dire protestare senza essere ascoltato. Ho partecipato ad una moltitudine di manifestazioni che non sto qui ad elencarvi perchè prenderebbe troppo spazio.

Allora domanderei a Jessica a quale costituzione, in mano come una reliquia, vorrebbe “convertirmi”  per le parole che ho scritto.
Votate, fate come dice Jessica, votate chi prende stipendi superiori a 10.000 euro, chi lavora (si fa per dire) in Parlamento 2-3 giorni, chi prende la pensione dopo 2 anni (e che pensione!), chi mangia con i rimborsi elettorali (un miliardo) aboliti da noi con un referendum, chi ha doppi o tripli incarichi, chi è condannato in via definitiva, chi vuole privatizzare l’acqua, chi vuole costruire inceneritori, centrali a biomassa o nucleari, chi ha rovinato la mia bella Napoli facendoci diventare una barzelletta nel mondo, chi spaccia per “missione di pace” una guerra che uccide centinaia di migliaia di civili, chi taglia l’istruzione, la sanità… scusate ma non mi viene in mente nient altro.
Votate pure questa gentaglia che di senso civico non ne ha nemmeno un po’. Jessica, spiega la costituzione a chi perde il lavoro, agli immigrati che non vengono regolarizzati e quindi espulsi, agli studenti che si laureano e vanno a lavorare all’estero o in un fast-food.
Io non accetto più questi discorsi se poi i valori costituzionali non vengono rispettati neanche dallo stesso NAPOLITANO che ha firmato il Lodo Alfano, il legittimo impedimento, lo scudo fiscale e le altre leggi ad personam.
Dov’è la democrazia in tutto questo. Se Jessica me lo spiega con esempi concreti mi fa un gran piacere.

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di Carmine Gazzanni

Ieri centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia hanno dato vita ad un’enorme protesta contro il ddl Gelmini in discussione alla Camera.

La situazione è caldissima. Le università in tutta Italia sono in subbuglio, mentre gli uomini (e le donne) del Palazzo sono più intenti a curarsi di compravendite, passaggi, acquisti di parlamentari e nuove e possibili alleanze per le imminenti elezioni. Ieri si è arrivati all’apice delle manifestazioni e dei cortei che da inizio anno scolastico, con alti e bassi, hanno visto gli studenti di tutta Italia cercare di informare e spiegare i motivi delle loro lamentele. Occupazioni, blocchi delle città, cortei, lezioni in piazza, assemblee, dai tetti, dalle facoltà e nelle scuole. A Roma alcuni studenti, superando le barriere di sicurezza, hanno tentato di entrare a Palazzo Madama, ma sono stati allontanati – in alcuni casi con modi assolutamente violenti e da “guerra civile” – dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Ma non solo Roma si è fatta sentire nel giorno della discussione della riforma Gelmini, il cui esame continuerà domani mattina. A Perugia ricercatori e studenti sono saliti sul tetto della mensa centrale in Via Pascoli. A Torino i ragazzi hanno occupato Palazzo Nuovo, sede di Lettere e Filosofia. Stessa sorte anche a Salerno: studenti, ricercatori e anche qualche professore hanno deciso di salire sui tetti degli edifici universitari per manifestare il proprio dissenso. Ma tante altre, ancora, sono state le forme di protesta: a Siena gli studenti hanno bloccato i binari della stazione; a Pisa addirittura le piste dell’aeroporto ‘Galileo Galilei’. Senza contare le svariate facoltà che, di giorno in giorno, vengono occupate. Per organizzare presidi, per stabilire un punto nevralgico da cui coordinare le forme di protesta, per far sentire la propria voce: a Bologna è stata occupata la facoltà di Lettere; a Pisa addirittura sono stati occupati gli edifici di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Lingue, Economia, Scienze, Ingegneria;  a Roma, invece, occupate le sedi di Fisica, Ingegneria, Igiene e Scienze Politiche; a Catania, ancora, Fisica; a Palermo la facoltà di Lettere e Filosofia.

Sappiamo bene quali sono i motivi di queste proteste. Povertà, disoccupazione e precarietà sono le condizioni cui un’intera generazione di soggetti produttivi viene sottoposta.

Il CUN (Consiglio Universitario Italiano) ha fornito dati molto preoccupanti: quest’anno (anno solare – dunque quello che rimane del 2010) ci saranno tagli per 279 milioni in meno. Per la prima volta ci sarà una diminuzione del FFO (Fondo Finanziamento Ordinario per le Università) del 3,72%.  E negli anni, come se non bastasse, la situazione subirà un peggioramento. Stando sempre al rapporto del CUN per il 2011 è previsto un taglio di 1 miliardo e 355 milioni; e per il 2012 una sforbiciata da 1 miliardo e 433 milioni.

Insomma, come ribadito nel documento, “lo schema del DM (Decreto Ministeriale, ndr) segue non una struttura programmatica per obiettivi e risultati, ma solo di tipo amministrativo-contabile”. In questo modo la qualità (molto spesso già scarsa) delle università italiane subirà un ulteriore tracollo.

Vediamo alcune conseguenze. Essendo stato confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni in tutta la pubblica amministrazione fino al 2014, e siccome per quanto riguarda l’università è prevista un’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità, sarà oggettivamente impossibile garantire un’offerta formativa adeguata. Come se non bastasse, poi, ecco cosa si legge sul sito dei ricercatori “Rete 29 Aprile”: ”i tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro”. Insomma, una situazione devastante.

Senza dimenticare, poi, l’assurda situazione dei ricercatori. Innanzitutto la riforma prevede per loro un limite temporale di sei anni per riuscire a diventare associato. Scaduto il tempo previsto, non potranno più continuare l’attività accademica. In più le loro progressioni stipendiali saranno congelate dalla manovra per tre anni. E questo, in concreto, vuol dire che un ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui; i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui.

E la ricerca? Anche qui tempi bui: per le collaborazioni, per le missioni all’estero e quant’altro è stato imposto un drastico taglio che rischia concretamente di mandare all’aria progetti internazionali, partecipazione a conferenze e a riunioni. Come scrive “Rete 29 Aprile”, ci saranno tagli su quegli aspetti “essenziali per una ricerca che non voglia limitarsi al vicolo sotto casa”. D’altronde cosa ci aspettiamo da un Paese che, a fronte della media europea del 2% di finanziamenti nella ricerca, investe soltanto lo 0,8% del Pil?

Ancora, c’è la questione della privatizzazione che, probabilmente, è proprio quella che più di ogni altra intimorisce. Se, infatti, i tagli all’FFO risulteranno incolmabili (come sembra siano), gli atenei saranno costretti a trovare aziende private non solo che le finanzino, ma che entrino anche nella loro gestione amministrativa. Cosa vuol dire questo? Sull’ “Infiltrato.it” si spiega in maniera adeguata cosa comporterebbe tale privatizzazione: “prendiamo un ateneo che non riesce a far fronte al mantenimento della facoltà di medicina. Interverrà, ad esempio, un’industria farmaceutica che, entrando nella gestione amministrativa, avrà grande potere decisionale. E secondo voi – non ci vuole un mago per capirlo – l’azienda sarà interessata a dare allo studente una preparazione globale o finalizzata ai suoi stessi interessi? Propenderà per la formazione di un medico “globale” o per la formazione di un possibile dottore che lavori all’interno dell’azienda stessa? La risposta è scontata”.

Senza contare, poi, che, con la privatizzazione, si andrà incontro al rischio di tasse sempre più elevate. Il tutto in barba all’articolo 34 della Costituzione Italiana che, nel suo comma 3, afferma: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Diritto, è evidente, che già oggi pare non essere più garantito totalmente. Si dirà: ma questo è qualunquismo. Niente affatto: non è un caso che nel ddl Gelmini ben 16 volte compare la dizione “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”.

Ma i ragazzi non sembrano essere intenzionati a mollare. Si legge nel comunicato stampa delle facoltà occupate di Roma: “Domani è prevista la votazione definitiva del D.d.L. Gelmini, ma noi studenti e precari non abbiamo intenzione di fermarci adesso: rilanciamo per questo e con maggiore forza l’assedio al Parlamento a partire dalle 10!”. Ma certamente oggi anche le altre città che già ieri sono state protagoniste, non si tireranno indietro: Vogliamo il ritiro del DDL e continueremo a protestare fino alla fine”.

Per maggiori informazioni: RIFORMA GELMINI/ Università pubblica (e diritto allo studio) sotto assedio

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di Carmine Gazzanni

Il nuovo “ghe pensi mi”. Berlusconi vuole riprendere in mano la situazione e lo fa di petto. Ieri infatti ha annunciato una grande mobilitazione di piazza proprio in concomitanza della manifestazione organizzata dal Pd per l’11 dicembre. Una mobilitazione con tanto di gazebo per raccogliere le firme a sostegno del Governo.

Ma intanto il Presidente del Consiglio mostra segni evidenti di cedimento. E quello che è successo ieri a Ballarò ne è la riprova:

Ma attenzione. La cosa più eclatante – come sempre, quando di mezzo c’è Silvio Berlusconi – sta nel giorno dopo, nei commenti a caldo dei fidi Berluscones. Maria Stella Gelmini corre subito in soccorso al premier: “La faziosità dei programmi Rai non è più tollerabile. E’ inaccettabile come il servizio pubblico italiano, pagato con i soldi dei cittadini impedisca a un presidente del Consiglio di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni. Ormai in Rai trova solo spazio chi denigra e deride questo governo e il presidente”. Aggiunge Francesco Casoli, vice capogruppo Pdl al Senato: ”E’ inutile che Floris giustifichi la sua faziosità, basta solo ascoltare a chi sono indirizzati gli applausi di una claque ammaestrata per capire quanto Ballarò sia sbilanciato a sinistra”. Senza dimenticare, poi, i lesti giornalisti berlusconiani, a cominciare da Maurizio Belpietro: “(Silvio Berlusconi, ndr) Telefona a Ballarò e Floris lo aggredisce”.

Insomma, secondo il Pdl Floris è reo di aver impedito a Berlusconi di fare il suo monologo. Assolutamente falso (e il video lo testimonia). Innanzitutto Floris avrebbe potuto incalzare molto di più: gli accordi prevedevano che la telefonate sarebbe stata passata dalla regia al conduttore, soltanto se Berlusconi, poi, avrebbe risposto alle domande. Cosa che chiaramente non è avvenuta e, dunque, Floris avrebbe avuto tutto il diritto di chiudere lui stesso la chiamata. Cosa che, molto educatamente (sin troppo), ha preferito non fare, lasciando libero spazio ad un arrogante Berlusconi. Il quale, dopo aver fatto il suo bel monologo, ha colto la palla al balzo per fingere un attacco alla sua persona e alla libertà d’espressione ed eccolo lì che, da vero galantuomo, ha attaccato il telefono in faccia a Floris, all’intero programma e – mi si permetta – all’Italia intera considerando che Ballarò era in diretta.

Ma, per carità, non si dica che la colpa è di Silvio Berlusconi. Tant’è che anche (ci mancherebbe) il fido Masi sta pensando a prendere provvedimenti contro Floris  e il direttore di rete Paolo Ruffini. Assurdo? Pare proprio di no. E’ lo stesso Masi, in un’intervista a “Il Corriere della Sera”, ad affermare che sta decidendo se sia il caso di convocare i due “rei”. Ma la questione è ancora più imbarazzante e decisamente paradossale se si pensa che, per una caso ben più grave, il direttore Rai ha preferito sorvolare. Stiamo parlando delle spese pazze del “direttorissimo” Minzolini.

Secondo quanto rivelato da “L’Unità” e “Il Fatto Quotidiano”, Augusto Minzolini sarebbe sotto indagine interna in Rai per le spese pazze effettuate con la carta di credito aziendale, per un totale di 60mila euro. Dopo essere stato, a spese dell’azienda (e dunque nostre), in crociera, non contento Minzolini ha pensato bene di fare pubblicità occulta alla compagnia multinazionale in questione, la “Royal Caribbean International”. Solo una volta? Certo che no: per ben sei volte tra marzo e settembre 2010 all’interno di Uno Mattina o nello Speciale Tg1.

E non è finita qui. Dobbiamo menzionare anche l’intervista alla responsabile marketing delle “Terme di Saturnia Resort” a cinque stelle, dove Minzolini ha trascorso un weekend. E come se non bastasse, ecco anche i sondaggi confezionati ad hoc su sito del TG1: “Turisti reporter: vota lo spot”. Poi l’annuncio con nave da crociera: “Arrivata la seconda fase del concorso che manderà un’ intera famiglia a Miami per il viaggio inaugurale della Allures of the Seas. Vota sul sito”. Insomma, pubblicità nemmeno tanto occulta. Tuttavia, pare che il fedelissimo Masi stia facendo il possibile per frenare l’indagine interna. Atteggiamento diametralmente opposto rispetto a quanto sta accadendo per Giovanni Floris.

D’altronde Minzolini e Masi stanno cercando di fare barricata e di darsi una mano reciproca. Domani, infatti, si potrebbe verificare la prima caduta ufficiale dell’ormai malandato Governo Berlusconi. PD, UdC ed IdV appoggeranno la mozione di sfiducia contro l’attuale gestione della tv pubblica, mozione presentata alla Camera da Futuro e Libertà che sarà votata, appunto, domani. E indovinate contro chi ci si scaglia nel documento? Proprio contro il Tg1 di Augusto Minzolini e contro l’operato del direttore generale Rai Mauro Masi. Chiaramente questa sfiducia, dall’esito quasi certamente scontato, non avrà valore vincolante, ma sarà la prima bella batosta per Masi, Minzolini e naturalmente per lui, Silvio Berlusconi. E’ bene che cominci a farsi le ossa. In attesa del 14 dicembre.

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di Carmine Gazzanni

Ieri, dopo una settimana di polemiche, il Ministro Roberto Maroni è andato ospite da Fazio e Saviano per raccontare i meriti di questo Governo nella lotta alle criminalità organizzate. Una lista nella quale certamente compaiono indubitabili successi (anche se molti dei quali sono imputabili più al lavoro dinamico di magistratura e forze dell’ordine che, come sappiamo, per fortuna godono di autonomia nel loro lavoro), anche se senz’altro Maroni – come ha riconosciuto più volte lo stesso Saviano – è stato sempre al fianco di chi ha lavorato in questa direzione, incentivando tale stesso operato.

Tuttavia Maroni nella sua lista tace su alcuni aspetti, alcune misure prese da questo Governo, dalle quali le mafie certamente hanno, direttamente o indirettamente, tratto vantaggio. Tace sui silenzi (troppi silenzi) di questo Governo su più che palesi rapporti politica-mafia. Tace sul cambio di rotta improvviso e inspiegato della Lega, da opposizione ferma a Berlusconi, Dell’Utri e i loro rapporti con Cosa Nostra a tacito assenso. Ricordiamo, allora, alcune questioni.

Potremmo parlare, ad esempio, della miriade di leggi che in qualche modo hanno permesso alle criminalità di imporre il loro impero, soprattutto economico. Condoni, depenalizzazione del falso in bilancio, dimezzamento dei termini di prescrizione (ex Cirielli), la legge che permette di rivendere all’asta i beni confiscati alle mafie (con la possibilità, dunque, che la mafia stessa possa riacquistare) senza dimenticare la legge sulle intercettazioni, che, se fosse stata approvata – come il Governo voleva – avrebbe falcidiato migliaia di processi e impedito indagini chiave (per lo stesso Iovine sono state essenziali. Ma anche nella cattura di altri grandi boss come Provenzano e Riina e nella scoperta di traffici e affari criminali).

Ma non è finita qui. Paradossale è anche mettere a confronto le parole di ieri sera di Maroni, il quale – giustamente – ha elogiato i giudici che sacrificano la loro vita nella lotta alle mafie (molti, infatti, vivono da anni sotto scorta). Ma il ministro Maroni “lavora” per un Governo il cui Primo Ministro ha usato eufemismi non proprio eleganti nei confronti della magistratura: “talebani”, “metastasi della democrazia”, “disturbati mentali”.

E perché, ancora, nulla è stato detto, ad esempio, sulla sentenza Dell’Utri? Tale sentenza, in un altro Paese avrebbe provocato grande scompiglio e certamente avrebbe portato alle dimissioni dei personaggi coinvolti. Nelle 641 pagine depositate in cancelleria dai giudici di Palermo, in pratica, stabilisce una certezza: il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato perché faceva da medium tra Cosa Nostra (Bontate e Teresi in testa, boss mafiosi di allora) e Silvio Berlusconi. Nessuna parola di Maroni, ancora, sulla questione Cosentino: acclarati rapporti con la camorra, ma Nicola ‘o mericano”  rimane saldo alla guida del Pdl campano.

Insomma, su alcune questioni (rapporti, anche questi accertati, Lega Nord-‘ndrangheta) Maroni non transige, ma su altre il Ministro preferisce sorvolare. Senza dimenticare, poi, che nel ’94 il Governo cadde perché il partito di Bossi sfiduciò Berlusconi. E uno dei motivi principali della sfiducia era riconducibile proprio ai legami del Cavaliere con Cosa Nostra.  E per anni la Lega sembrava fare strenua resistenza affinchè Berlusconi “vuotasse il sacco”. Basta ricordare alcuni titoli di allora de “La Padania”:

La Fininvest è nata da Cosa Nostra” (7.10.98)

Berlusconi, metodi mafiosi” (6.10.1999)

Silvio riciclava i soldi della mafia” (7.7.98)

C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile” (25.11.99)

Imprenditore o politico, è il momento della scelta” (9.11.98)

Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica” (10.6.98)

Un biscione di miliardi in Svizzera” (3.11.98)

Le sedici casseforti occulte” (29.9.98)

Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca” (2.7.98)

Così il Biscione si mise la coppola” (16.7.98)

Le gesta di Lucky Berlusca” (31.8.98).

Insomma, c’è qualcosa che non quadra. Ma pensiamo che difficilmente, su tali questioni, Maroni chiederà il contraddittorio.

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di Vincenzo Barbato

litaliasecondome.blogspot.com

Non bastavano le frequentazioni con Mangano? Non bastavano le intercettazioni tanto odiate dal Governo? Almeno ora – si dirà – abbiamo un atto ufficiale della magistratura. E io ritorno a domandarvi: “embè?
Non lo sapevate che Berlusconi & Co.(compresa la sinistra) sono collusi con la mafia e con la P2, corrompendo giudici e guardia di finanza? Lo sanno tutti questo, gli italiani mica son scemi fino a questo punto. Lo sanno. Ma c’è sempre chi si gira dall’altro lato tappandosi le orecchie, chi per tornaconto personale difende il padronechi si rassegna e si lascia trasporatare dalla spirale degli eventi passivamente.
Ma una cosa voglio dire a tutti voi: ma non vi siete rotti di vedere sempre gli stessi sciacalli che sono lì da 20 e che ci hanno reso il fanalino di coda dell’Europa e che ci prendono per il culo quotidianamente?
Nell’Informazione e Libertà di stampa;
Sull’Economia;
Sull’Evasione;
Sulla Corruzione;
Per la Mafia;
Sull’Istruzione;
Sulla Sanità;
Sull’Ambiente;

E’ ora di dire basta! Io so quel che farò, non supporterò più il sistema, non voterò, non voglio più essere coinvolto in questa distruzione del Paese. Ho fatto manifestazioni, presidi e tutto quello che poteva far sentire la voce di chi non ne può più.

Qualcuno ci ha ascoltato? Nessuno! Perchè a meno che non vuoi campare di rendita facendo il servo o andando a letto con il potente di turno, pare che non si andrà mai avanti nella vita. Condannati all’indifferenza!

Sono stanco, stanco di vedere il mio Paese etichettato come la barzelletta del mondo. Italiani, alziamoci e ribelliamoci a tutto questo!

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di Carmine Gazzanni

Dell’Utriha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso”. In particolare, avrebbe consentito ai boss di “agganciare” per molti anni Silvio Berlusconi, “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”. Per questi motivi la Corte ritiene “certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo”. Ed è per questi motivi che Marcello Dell’Utri, lo scorso 29 giugno è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Questo è quello che si legge nelle 641 pagine depositate in cancelleria dai giudici di Palermo. Fatti che, tuttavia, sono più che noti. Facciamo, allora, un resoconto di chi ha “cantato” e di altre prove schiaccianti che  inchiodano, non oggi, ma da ormai diversi anni il senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.

A cominciare da quello che testimoniano microspie e intercettazioni in casa del boss Giuseppe Guttadauro. Il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Nella sentenza, inoltre, si delinea anche il ruolo di Vittorio Mangano, il quale fu assunto non per curare i cavalli (come continuano a sostenere imperterriti gli uomini di B.), ma per difendere l’incolumità di Silvio Berlusconi. Quando “l’eroe” arrivò a Milano era già stato in carcere tre volte. Nel 1967 era stato diffidato come “persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel 1972 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. Ad Arcore Mangano porta a scuola i figli di Berlusconi, ma, come detto, la vera funzione di Mangano era quella di proteggere Berlusconi da possibili rapimenti (d’altronde lo stesso Berlusconi ammise di aver trasferito la famiglia in Spagna per qualche mese, in seguito a una serie di minacce). Stando a un rapporto della Digos del 1984, Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che Mangano, ancora il 6 dicembre 1975, aveva domicilio sempre ad Arcore. Ma nonostante gli arresti, nessuno, né Dell’Utri né tantomeno Berlusconi, lo licenziava. In un rapporto dei Carabinieri di Arcore del 30 dicembre 1974 si legge: “Dell’Utri (…) ha chiamato Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza (…) del suo poco corretto passato”.

Ma, sia chiaro, per il Pdl è tutta una montatura politica e tutta colpa dei giudici politicizzati.

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di Carmine Gazzanni

Siamo sempre più vicini al capolinea. E il capolinea ha una data ben precisa: 14 dicembre, giorno in cui si voterà sia al Senato che alla Camera e, quasi certamente, proprio a Montecitorio Berlusconi non otterrà quella maggioranza di cui avrebbe bisogno per continuare con il suo Governo. Ma, stando ad alcune indiscrezioni,  pare che l’esecutivo si stia sfaldando anche al suo interno. Con le proprie mani. Sembra, infatti, come rivela anche “IlCorrieredellaSera.it”, che ieri Alessandra Mussolini e il ministro Mara Carfagna abbiano avuto una pesante lite. Pomo della discordia? Mara Carfagna si era intrattenuta a parlare con l’acerrimo “nemico” Italo Bocchino. E subito la lesta nipote del Duce ha tirato fuori il telefonino e scattato una foto come prova evidente del misfatto. Ma la Carfagna si gira e nota la “paparazza”, batte le mani e dice “brava, brava!”. E a quel punto la Mussolini non si trattiene: “Vergogna”. Insomma, per due chiacchiere ed una foto scoppia il putiferio. Sembra assurdo, ma questo ci fa capire come, lentamente, il Pdl stia sprofondando.

E il Pd? E’ questa la domanda a cui, ancora oggi, è difficile rispondere. Cerchiamo di slegare i fili della matassa (per quanto inestricabili siano).

Nei giorni in cui il Parlamento rivela il suo carattere depravato e squallido (è ormai certezza che da giorni va avanti una spaventosa “compravendita” di deputati per salvare il Governo), il Partito Democratico cerca di organizzare la sua controffensiva. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Demos, una coalizione Pd-Idv-Sel oggi sconfiggerebbe Pdl e Lega. Mentre il cosiddetto “Terzo Polo” si attesterebbe sul 16 %. Ma, come sappiamo, questi sono solo sondaggi. La realtà potrebbe essere profondamente diversa. Per una serie di questioni.

Innanzitutto sembra che Bersani non voglia rinunciare all’idea di un Governo di transizione in cui far confluire anche Fli e Udc. Ma questo troverebbe contrari sia Di Pietro che Vendola. E certamente il Pd non potrà fare a meno di due così forti alleati che, stando sempre ai sondaggi, si attesterebbero l’uno al 6,8%, l’altro (inaspettatamente) al 6,6%. E non dobbiamo dimenticare un altro aspetto della questione:  le ultime vicende politiche hanno mostrato come il partito vendoliano stia facendo vacillare l’apparato pidino. E non in un piccolo comune di periferia, ma in una città importante come Milano. Qui, infatti, pochi giorni fa le primarie hanno decretato che candidato del centrosinistra sarà il vendoliano Pisapia, mentre l’uomo scelto dal Pd, Boeri, è uscito (anche se di poco) sconfitto. Questo è stato il motivo del terremoto che ha sconvolto la dirigenza regionale del Partito Democratico lombardo: hanno rassegnato le dimissioni, nell’ordine,  Maurizio Martina, segretario regionale lombardo, Roberto Cornelli, segretario metropolitano milanese, Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in consiglio comunale a Palazzo Marino, e per ultimo Filippo Penati, ultimo candidato (perdente) alle regionali contro Formigoni e responsabile della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.

Senza dimenticare, poi, che cattiva aria si respira anche nelle altre segreterie, tanto a destra quanto a sinistra. Nell’Italia dei Valori, ad esempio, checché ne dicano i vertici a iniziare da Di Pietro e Donadi, esiste un “caso De Magistris” che ha spaccato il partito in due, con Antonio Borghesi che chiesto esplicitamente le dimissioni dell’ex magistrato napoletano, mentre molti, invece, specie tra i giovani, lo difendono e colgono l’occasione per chiedere l’epurazione degli uomini (inaffidabili a detta di molti) già presenti sulla scena politica durante la Prima Repubblica, come lo stesso Borghesi. Ma anche dall’altra parte le cose non vanno meglio. La Lega Nord, infatti, sembra stia perdendo molti consensi in una delle sue roccaforti, il Veneto, dopo l’alluvione e una gestione delle riparazioni che ha lasciato molti sostenitori attoniti. E in più c’è lui, Gianfranco Fini. Ieri, in un videomessaggio, Fini è stato, a detta di molti, profondamente ambiguo chiedendo “una maggiore responsabilità” da parte della maggioranza di governo. Subito centinaia e centinaia di critiche da parte degli stessi finiani che, appunto, non hanno colto il vero senso del videomessaggio. Alcuni hanno pensato addirittura ad una sorta di dietro-front, una porta aperta per una “riconciliazione” con Berlusconi. Se questo accadesse, dice un finiano incredulo, ”tutti gli italiani scoppieranno a ridere”. Tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio ha colto subito la palla al balzo ed ha affermato che “Fini si è arreso”. Oggi, tuttavia, i finiani di spicco, su tutti Granata, stano chiarendo la questione: non c’è stato alcun passo indietro nelle loro posizioni e confermano che voteranno la sfiducia. Ma rimane l’incognita di quel videomessaggio. Strategia politica o c’è dell’altro?

Dunque la situazione è molto instabile, tanto a destra quanto a sinistra. Il caos è alle stelle. In  attesa che qualcosa diventi più chiaro dopo il 14 dicembre.

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di Carmine Gazzanni

Il 17 Novembre del 1939 gli occupanti nazisti uccisero 9 studenti all’Università di Praga e i loro insegnanti. Il 17 Novembre del 1973 gli studenti del politecnico di Atene furono travolti dai carri armati del regime dei Colonnelli che irruppero nell’ateneo. Il 17 Novembre 1989 in Cecoslovacchia la commemorazione del ‘39 (occupazione militare nazista) divenne l’inizio della rivolta contro il regime. Nasce così la giornata internazionale degli studenti che quest’anno ha assunto un significato maggiore e più profondo, visti i tagli a cui è andata incontro l’Università Italiana (e non solo l’Università).

Gli studenti in tutta Italia stanno avvertendo questo forte disagio e ieri si sono riversati per le strade proprio per manifestare il loro dissenso e soprattutto il desiderio di riappropriarsi del loro futuro e della libertà di poterselo scegliere. Gli studenti, in pratica, vogliono riappropriarsi del diritto, riconosciuto anche dalla nostra stessa Carta Costituzionale, dell’autorealizzazione: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Anche per questo motivo, come detto, gli studenti sono scesi in piazza, occupando le strade con manifestazioni e cortei. In più di 100 città italiane: da Roma a Milano, da Torino a Bologna, da Trieste a Palermo. Tutti accomunati dal desiderio di gridare, urlare il proprio dissenso ad un Governo che li relega ad un ruolo subalterno, un Governo che preferisce, esempio scontato ma forte, finanziare la cosiddetta “missione di pace (con i cacciabombardieri?) afghana e non la cultura. Probabilmente nessuno dei nostri politici ha mai letto Piero Calamandrei.

Ed allora ecco più di 200 mila giovani a Roma protestare sotto i palazzi del Governo; a Torino sono stati bloccati i binari; a Genova e Trieste molte delle scuole superiori sono ormai occupate; a Catania due facoltà, Lettere e Lingue, sono state “prese in consegna”. E ancora musica, “reading” in piazza, lezioni all’aperto. Insomma, una grande partecipazione attiva, informativa, partecipativa.

E tra le cento città in cui si è sfilato, anche Perugia. Grande partecipazione, grande entusiasmo, grande coscienza del perché si era lì. Certo, alcune scelte erano opinabili (ad esempio la presenza di alcuni “simpatizzanti” presenti con le loro bandiere e i loro volantini che hanno rischiato, anche senza volerlo, di strumentalizzare la manifestazione), ma chi ha visto sfilare questi ragazzi, ha visto nei loro occhi la forza di non volersi arrendere perché in ballo non c’è solo l’ “oggi” dello studente, ma anche e sopratutto il “domani” del lavoratore, del manager, del docente, dell’avvocato, del padre e della madre di famiglia. Il futuro del cittadino e dell’Italia. Ed è per questo che i giovani di Perugia, e non solo quelli di Perugia, hanno deciso di unirsi anche ad altri movimenti e ad altre “vittime” della tagliola Gelmini-Tremonti: precari, operai, immigrati.

Il commento a caldo del Ministro dell’Istruzione è stato secco: “sempre i soliti slogan”. Ed ha ragione la Gelmini. Peccato, però, che non si sia chiesta anche il perché di questi “soliti slogan”. Se se lo fosse domandato, probabilmente avrebbe capito che l’Università sta cadendo a pezzi dopo anni e anni di scelte e gestioni fallimentari. I ragazzi questo l’hanno capito. Per i politici – cosa ci volete fare – dovremmo aspettare ancora a lungo. Anzi, avremmo dovuto. Ora “siamo tutti indisponibili“!

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di Jessica Proni

E ora parliamo di politica…“. Così esordisce Fazio nella serata di lunedì in un punto particolare della trasmissione “Vieni via con me” che conduce con Saviano.

E’ il momento più atteso della serata, ci saranno voci autorevoli a parlare, già dai giorni che precedevano la puntata si vociferava sulla presenza di Bersani e Fini che avrebbero letto rispettivamente i valori della destra e della sinistra, oggi.
La storia che raccontano nei pochi minuti messi loro a disposizione è una storia bellissima, che fa sognare, è fatta di ideali, è fatta di speranza e di voglia di cambiare questa Italia che, sia a destra che a sinistra, appare sofferente, come una bellissima venere affetta dal più terribile e incurabile dei mali, la cattiva politica:

Ma cos’è la destra? Cos’è al sinistra? Così cantava il signor G e così oggi canto anch’io, sia da una parte che dall’altra, oggi più che mai si respira aria di cambiamento.
Forse sarò un’illusa, forse sarò troppo giovane per capire certe cose, ma sentire parlare di giustizia sociale, di uguaglianza di opportunità, meritocrazia, assistenza pubblica, forza dello Stato, orgoglio di essere italiani, difesa della Costituzione, lotta all’evasione fiscale, unità nazionale, lotta alla disoccupazione, ripresa dell’economia, valorizzazione del territorio… mi esalta, mi fa sognare!!

Caspita, forse Gaber aveva ragione: l’ideologia, da una parte e dall’altra, altro non è che un mezzo per “affermare un pensiero, il suo perché, con la scusa di un contrasto che non c’è….

Credo che i tempi siano maturi, credo che qualcosa possa cambiare, voglio sperare che sia giunto il momento di mettere un punto, di voltare pagina, di smettere di pensare che non esiste possibilità di cambiamento.
Sono stanca dei luoghi comuni sui politici: la politica è bella e se fatta bene, fatta da gente seria, spinta da vocazione e non da interessi propri, fa respirare a tutti un’aria migliore che forse riuscirebbe anche a curare la bellissima Italia…

Dico la verità: non mi dispiacerebbe se al Governo ci fosse qualcuno di destra, espressione del voto popolare, se questi facesse politica sana, nell’interesse del Paese reale. Se sapesse fare il suo mestiere avrebbe anche il mio voto, se si muovesse nell’interesse degli italiani avrebbe il mio voto, se firmasse con i suoi elettori un patto vincolante che lo tenga fermo nella realizzazione del suo progetto elettorale e delle promesse da lui fatte, avrebbe il mio voto… sarei felice di darglielo, se davvero lo meritasse.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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