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Silvio Berlusconi è un cartone animato in Russia

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Archivio di settembre 2010

Il blog LoSPECCHIO aderisce alla manifestazione PULIAMO IL MONDO organizzata da LEGAMBIENTE – Circolo Piccoli Borghi di Isernia.

Sabato 2 Ottobre – Parco delle Testuggini di Isernia – ore 10.00

Puliamo il Mondo” è la manifestazione ambientale di volontariato più grande del pianeta, che si occupa di ripulire angoli di mondo rovinati dal degrado e dai rifiuti. Ad Isernia si è scelto di collaborare tutti insieme per far tornare alla vita il Parco delle Testuggini, habitat naturale delle tartarughe di Herman, specie protetta dalla Comunità Europea.

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di Carmine Gazzanni

E’ da alcune ore terminato il discorso di Silvio Berlusconi ed ora attendiamo il voto che si dovrebbe tenere intorno alle 19,00. Votazione che avverrà in una assoluta incertezza (interessante è l’articolo di Marco Bracconi sulle quattro possibili ipotesi del dopo fiducia). Il discorso del Presidente del Consiglio, come ci si poteva aspettare, è stato un discorso che si è svolto all’insegna della riappacificazione, un discorso durante il quale Berlusconi ha insistito sui cinque punti programmatici (Mezzogiorno, giustizia, federalismo, fisco, sicurezza)  e sulla necessità di coesione in un momento di crisi come questo. Ci sono stati alti e bassi, momenti di contestazione alternati a forti applausi. Anche, per inciso, momenti comici, come quando Berlusconi ha promesso l’ultimazione della Salerno-Reggio Calabria. Nessuno dell’opposizione e probabilmente anche molti nella maggioranza hanno potuto credere ad una tale boiata.

Ma, a parte queste analisi, nessuno può avere un’idea chiara di cosa potrebbe avvenire alle 19,00 di oggi, anche se Fini ha annunciato che “votare la fiducia è invevitabile”. Si spera un giorno non molto lontano ci chiarisca il perché di questa “inevitabilità”.

Nonostante questo, la votazione, a prescindere da come vada, segnerà un momento cruciale nella storia di questa legislatura: se Berlusconi godrà del consenso della maggioranza del Parlamento, il Governo uscirà certamente più forte da questa prova; se invece non otterrà la maggioranza potremmo dire definitivamente addio al Terzo Governo Berlusconi.

E questa è una paura che lo stesso Berlusconi nutre. Comprendiamo allora perché fino a ieri ancora durava la squallida e perversa campagna elettorale messa in atto dal premier. Solo ieri, infatti, ben sette parlamentari hanno abbandonato i loro rispettivi schieramenti (5 dell’Udc e 2 dell’Api) per entrare nel gruppo misto ed assicurare, in questo modo, appoggio al Governo.

Ma vediamo allora chi sono questi galantuomini a cui certamente si appoggerà Berlusconi.

Iniziamo da Michele Pisacane, il quale è uno dei tanti “fantuttoni” del nostro Governo: come denunciato ad agosto da Antonio Borghesi (Idv), da deputato è riuscito a far assegnare 300.000 euro al comune di Agerola. Indovinate chi è sindaco del paese napoletano? Lo stesso Pisacane. In pratica Pisacane è uno di quei deputati che “in pieno conflitto di interessi hanno dato denaro a se stessi in quanto sindaci o presidenti di provincia”.

Molti, poi, sono anche gli indagati. Abbiamo tra i neo Berluscones Francesco Saverio Romano, indagato nel 2003 per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Nel 2005 arriva la richiesta di archiviazione. Dichiaratamente innocente? Non proprio. Si legge nella richiesta: “Gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Ma attenzione. Passano quattro anni ed è Massimo Ciancimino a fare il nome di Romano: il figlio dell’ex sindaco di Palermo ha detto di avergli pagato tangenti per 100 mila euro al tempo in cui era sottosegretario al Lavoro. E proprio per questo Romano è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra. Insieme all’amico e compagno di partito Totò Cuffaro.

Ancora abbiamo Calogero Mannino che è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dopo una vicenda giudiziaria durata ben 14 anni. Quattrodici anni fatti di sentenze, ricorsi e controricorsi. Ecco in breve cosa accadde: nel 2001 in primo grado Mannino viene assolto, ma la sentenza viene impugnata dal Pm e la Corte d’Appello (2003) lo riconosce colpevole colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994 e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Tuttavia, nel 2005 la Cassazione annulla la sentenza ribaltando nuovamente il giudizio e rinvia nuovamente alla Corte d’Appello di Palermo che, nel 2008, assolve Mannino perché “il fatto non sussiste”. Insomma, prove insufficienti, sebbene siano stati molti i collaboratori di giustizia a fare il suo nome.

E non dimentichiamoci, infine, il pregiudicato Giuseppe Drago, condannato definitivamente, nel maggio del 2009, a 3 anni di reclusione per essersi appropriato, quando era presidente della Regione Siciliana, dei fondi riservati della Presidenza senza fare rendiconti.

Oltre a indagati e pregiudicati, abbiamo anche onorevoli voltagabbana (il minuscolo è d’obbligo). C’è una cosa, infatti, che accomuna altri due parlamentari che hanno abbandonato il loro gruppo per passare a dar man forte a Berlusconi: entrambi (stiamo parlando di Bruno Cesario e Massimo Calearo) sono stati eletti nel 2008 con il Pd, entrambi poi sono passati con l’Api di Rutelli ed entrambi ora hanno abbandonato anche questo gruppo per passare dall’altra parte. Insomma, se nel 2008 si candidarono con il maggior partito del centrosinistra, ora, dopo altri passaggi graduali, sono finiti con il centrodestra. Quando si dice la coerenza di idee.

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di Carmine Gazzanni

Il senatùr, vecchio e decrepito, quando va alle feste padane non si sa perché, ma si infervora. Ed allora, come già molto spesso è capitato, ecco gli insulti, le offese, gli improperi. Ed ancora una volta lo fa contro Roma, contro i Romani, contro quella capitale di quello Stato per il quale lui dovrebbe essere Ministro. Ecco, in breve, cos’è successo: Bossi, parlando ieri a Lazzate della possibilità di spostare il Gran Premio della Formula Uno da Monza a Roma, ha affermato: “I romani se lo possono dimenticare, Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe”. Ma non è finita qui. Il Senatur, ci mancherebbe, si spinge oltre: ”Basta con Senatus Populusque Romanus, ‘il Senato e il popolo romano’, io dico ’sono porci questi romani’“. Il tutto condito dagli applausi degli esaltati leghisti presenti (in prima fila il Trota).

Ma soffermiamoci su un altro aspetto e domandiamoci: c’è da sorprendersi? Assolutamente no. E non sono commenti a caldo, né esagerazioni pessimistiche. Sono i fatti a ricordarcelo.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, di chi stiamo parlando. Stiamo parlando di un partito, la Lega, che non ha mai fatto mistero di uno dei suoi pilastri fondanti: il Sud e Roma possono anche marcire, l’unico nostro interesse è il Nord. Come definire, allora, un partito del genere? Secessionista. Punto. Basti ricordare un piccolo particolare: fu proprio Umberto Bossi ad annunciare il 15 settembre 1996 di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell’Italia settentrionale (“indipendenza della Padania”): organizzò una manifestazione lungo il fiume Po arrivando a Venezia e qui, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fece issare quella col Sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclamò provocatoriamente l’indipendenza della Repubblica Federale della Padania leggendo una dichiarazione che affermava “Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana”. Fu sempre, poi, Bossi a venir condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni offesa usando, nella prima occasione la frase “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo“, nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, “Il tricolore lo metta al cesso, signora“, nonché di aver chiosato “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore“.

Non c’è mai stato amore per Roma, dunque. Oggi sentiamo Bossi affermare “Sono porci questi romani”. Ma quante volte, ancora, abbiamo sentito ripetere come una litania lo slogan che fa breccia nei cuori leghisti: “Roma ladrona”. Indimenticabile (purtroppo), a tal proposito, fu un’intervista del 19 settembre 2003 durante la quale il senatùr svelò che “la capitale è Milano, il governo dovrebbe stare al Nord, a Milano, e il Parlamento fra Venezia e Torino” e questo perché Roma capitale non è altro che “la continuazione di uno degli errori principali fatti dai Savoia e da Garibaldi”. In un altro comizio (6 Aprile 2009 a Verbania) Bossi non accantonò l’idea di passare alle maniere forti: Queste elezioni potrebbero finire con la necessità di imbracciare i fucili e di andare a prendere queste carogne, la canaglia centralista romana […] canaglia romana!! Canaglia romana centralista, attenta! La Padania, i lombardi, decine di milioni di lombardi, di veneti, sono pronti a battersi per la loro libertà contro la merda che voi rappresentate!!!”. Interessante anche il commento di Maroni: “Qualcosa da dire sui fucili? E allora porteremo i cannoni”.

Ma non è finita qui: proprio oggi si legge su un articolo de “Il Fatto Quotidiano” una nuova, deprimente presa di posizione contro l’inno di Mameli. Questa volta è toccato al sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo: “Da adesso in poi le cerimonie si faranno senza inni”. Ma, come molti ricorderanno, non è nemmeno la prima volta che questo accade. Potremmo ricordare il caso di Curno, in provincia di Bergamo, dove la Lega Nord tentò di bloccare una mozione che chiedeva di affiggere nelle scuole d’Italia l’inno suddetto con la seguente motivazione: “L’Italia non esiste, è solo sulla carta”. Ancora più celebre l’episodio dell’inaugurazione di una scuola di Vedelago, per la quale si suonò, alla presenza di Zaia con la mano sul petto, il Va’ pensiero al posto dell’Inno. Ma di episodi alquanto grotteschi ce ne sono a centinaia: esami in dialetto per vigili, documenti ufficiali redatti in dialetto, il “federalismo meteorologico” proposto dallo stesso Zaia. E poi le scuole, a iniziare da Adro. Ma noi vorremmo citare un altro esempio, anche questo molto eloquente.

Insomma, si disdgena la gente meridionale, ma non i loro soldi, non i finanziamenti che vengono da “Roma Ladrona”, destinati a imprese, banche, scuole. Tutto questo certamente fa male, ma fa ancora più male pensare che stiamo parlando di signori che oggi siedono in Parlamento. Dovrebbe far riflettere il fatto che ci ritroviamo a parlare di un MINISTRO che lascia certe dichiarazioni. UN MINISTRO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, appartenente ad un partito che ottiene molti voti, pur essendo (e forse in molti casi proprio perché lo è) SECESSIONISTA e RAZZISTA.

E non è finita qui. La Lega è un partito che non ha diritto di esistere perché contrario a quanto prescrive la nostra Costituzione. Esatto, la Lega Nord è un partito anticostituzionale. Andiamo a vedere perché: ARTICOLO 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali); ARTICOLO 5 (“La Repubblica, una e indivisibile”); ARTICOLO 12 (“la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano”), E, in generale, non dimentichiamo che in tutte le leggi fondamentali il riferimento ad “UNA” Repubblica è ricorrente.

Penso possa bastare quanto detto per avere un’idea chiara su cosa sia la Lega Nord.

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di Carmine Gazzanni

Nella seconda metà del pomeriggio, e non più in mattinata (secondo le voci che circolano in queste ore), Gianfranco Fini esporrà la sua verità sul caso monegasco. Tutti aspettano il suo videomessaggio; videomessaggio che sarà trasmesso sui siti a lui vicini (Generazione Italia, Libertiamo e il Secolo d’Italia), annunciato per le 12, ma, come detto, spostato in tardo pomeriggio anche perchè i tre siti sembrano non essere raggiungibili (si pensa per la certa massiccia affluenza).

La questione della casa di Montecarlo, comunque sia, risulta essere sempre meno chiara e l’impressione che dietro ci sia qualcos’altro (o qualcun altro) è sempre più forte. Iniziamo dalla lettera tanto discussa del Ministro della Giustizia di Saint Lucia, Lorenzo Rudolph Francis. Ieri, dopo l’anticipazione de “Il fatto Quotidiano”, abbiamo saputo, dopo tante parlare e dopo tante smentite, che il documento è autentico: “il documento è originale – ha affermato Francis – la firma è mia”. Subito dopo questa dichiarazione (certamente importante, sia chiaro) c’è stato un giro di dichiarazioni e di condanne nei confronti di Fini. A iniziare dal quotidiano che più di ogni altro si è scagliato in questi due mesi contro il Presidente della Camera, ovvero “Il Giornale”. Oggi, infatti, nell’editoriale dell’ex direttore Vittorio Feltri, i toni sono molto caldi. Già nel titolo: “E adesso vattene”. E ancora: “il ministro di Santa Lucia ribadisce che la lettera è autentica e che la società proprietaria dell’alloggio svenduto da An fa capo a Tulliani”.

Ora, bisogna necessariamente fare chiarezza. Certamente quanto detto da Francis è importante: il documento è autentico ed è stato vergato dallo stesso guardasigilli. Ma attenzione. Leggiamo un passo della lettera che Francis aveva spedito al Primo Ministro King: “I corrispondenti, tramite Mr. James Walfenzao, hanno replicato di aver condotto un’indagine sulla situazione e ordinato una visita a Monaco al Notaio Paul Luis Aureglia che era stato il responsabile del passaggio della proprietà […] Dai documenti arrivati dai corrispondenti è stato anche possibile accertare che il beneficiario della compagnia è il signor Giancarlo Tulliani”. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che l’indagine sembra aver accertato che Tulliani sia il “beneficiario della compagnia”. Cosa lo attesta? Nulla. Tale tesi (che Tulliani sia il proprietario) pare basarsi sulle informazioni raccolte presso il notaio Aureglia di Montecarlo, che registrò la vendita della casa, e presso, James Walfenzo, amministratore della Corporate Agetn Limited, una delle società acquirenti. C’è stato un documento che il Ministro della Giustizia ha mostrato per dare certezza a quanto affermato nella lettera? Assolutamente no. In sintesi, la lettera potrebbe (e sottolineo potrebbe. E più avanti vedremo perché è d’obbligo il condizionale) essere anche autentica, ma resta da stabilire se il contenuto sia autentico. E per stabilire questo servono documenti. Documenti di cui al momento nessuno dispone.

Ma soffermiamoci su altri aspetti che ci fanno capire quanto la situazione sia ingarbugliata. Proprio oggi su “La Repubblica” troviamo un articolo, in cui si riportano alcune dichiarazioni di Tulliani: “Ho con me il contratto d’affitto, il ministro di Santa Lucia può dire quello che vuole, ma la casa di Boulevard Princess Charlotte non è di mia proprietà”. Insomma, stando alle parole dell’irraggiungibile cognato di Fini la casa non è sua e ci sarebbe (anche qui il condizionale) un documento che lo attesta. Anzi, Tulliani sarebbe sotto contratto e pagherebbe un affitto “di molto superiore ai 1.500 euro al mese”. E non è finita qui. E’ proprio di queste ore un’ulteriore dichiarazione. A rilasciarla è stato Renato Ellero, ex senatore della Lega: “La casa di Montecarlo è di un mio cliente, e non di Giancarlo Tulliani – dice ai microfoni di Cnrmedia – Posso dire che il mio cliente non risiede in italia ma è una persona abbastanza facoltosa da poter comperare non solo l’appartamento al valore che gli viene attribuito da ‘Libero’ o ‘Il giornale’, ma tutto il palazzo”. Insomma, se anche questa dichiarazione fosse vera, si getterebbe nuova luce sulla vicenda.

Ma a quel punto la lettera del Ministro Francis sarebbe un falso. E allora due sono le cose: o le indagini portate avanti a Saint Lucia hanno portato ad un nulla di fatto, in quanto si è accusato Tulliani di essere “owner” quando in realtà non lo è; oppure c’è sotto qualcosa (o qualcuno) e allora le dichiarazioni di Francis sono state (volutamente) una montatura. Nel primo caso ci sarebbe stato un errore. Grossolano, ma pure sempre un errore e, come si suol dire, “errare humanum est”. Nel secondo caso, invece, la situazione sarebbe drammaticamente diversa: si potrebbe pensare davvero all’esistenza di un dossieraggio e alla mano dei servizi segreti, come spesso denunciato dal gruppo Fli, su tutti da Fini stesso e da Italo Bocchino.

Proprio perché, nel raccontare questa vicenda quanto mai oscura, non possiamo tralasciare questa seconda ipotesi, bisogna accennare anche ad un altro episodio alquanto oscuro, ma che si ricollegherebbe perfettamente con l’ipotesi “dossieraggio”. Giovedì sera, durante la diretta di “Annozero”, arriva alla redazione del programma una telefonata anonima. Chi parla si qualifica semplicemente come “David” e come “un amico della moglie del Ministro degli Esteri”. La telefonata, David precisa, non è ufficiale, ma “assolutamente confidenziale”. Ma quanto affermato è molto eloquente. Innanzitutto l’uomo afferma che la lettera è un “falso. Non è una dichiarazione ufficiale del governo di Saint Lucia, ma è un falso”. Ma ciò che dice in seguito è ancora più forte: “ora Saint Lucia è piena di uomini dell’intelligence di Russia, Libia e Italia. Non per una operazione coperta dal segreto… ma piena di turisti… se capisce cosa intendo..[…] in questo periodo ci sono molti turisti a Saint Lucia, e il nostro governo ha scoperto che questi turisti vengono dalla Russia e dalla Libia”.

E l’Italia cosa c’entra? “La sola cosa ufficiale che sappiamo è che una corporation di intelligence Italiana ha chiesto qualcosa al nostro governo e non posso dire di più. Una corporation italiana ha chiesto qualcosa al nostro governo… su documenti e… la moglie dice che hanno richiesto al nostro governo di fare e dire qualcosa che riguarda il governo italiano… circa case e altre cose…

E David, che durante la telefonata dichiara di parlare a nome “dell’entourage del Ministro degli esteri”, spiega anche perché si trovano in Svizzera: “Le famiglie di tutti i ministri di Saint Lucia sono state invitate a lasciare l’isola […] Il nostro governo ha detto a tutte le famiglie, ai membri del governo, all’intelligence, di non dire nulla al momento, perché il Primo Ministro non sa cosa fare per ora. Dovremo parlare con gli italiani e i libici e i russi. Così dice la moglie del Ministro. Poi parleremo. Siamo via dall’isola da una settimana e la moglie del primo ministro ha paura”.

La situazione sembrerebbe essere quasi terroristica dunque: “Quando abbiamo contattato quelli di Santo Domingo abbiamo ricevuto delle minacce, non so se capisce cosa voglio dire. [..] La moglie del ministro voleva parlare nel suo programma, ma ora ha appena ricevuto una chiamata da suo marito che le ha detto che la vostra compagnia la Rai, lo ha chiamato… Vi abbiamo chiamato e qualcuno ci ha contattato e lei si è spaventata… “. Insomma, se questo venisse appurato, la questione sarebbe molto molto scottante. Si parla, in pratica, di dossieraggio, servizi segreti, minacce. Il tutto per far fuori (politicamente) Gianfranco Fini. E’ un’ipotesi e come tale dev’essere presa in considerazione.

Ma “Il Giornale” non ne parla affatto. Per Feltri è fatta: “(Gianfranco Fini, ndr) dica come stanno le cose […] dopo di che abbandoni, non dico la politica, ma almeno la poltrona più alta della Camera che richiede, per essere occupata, un minimo di credibilità”. Il confronto, va da sé, è con la “credibilità” di un altro Presidente, più importante di Fini, che siede su una poltrona ancora più “alta”. Ma questo confronto lo lasciamo ai lettori.

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di Vincenzo Barbato

A tutti voi oramai sarà nota la vicenda del sindaco di Camigliano Vincenzo Cenname, che per aver violato una legge vergogna, la legge 26, che prevede di inviare i dati della raccolta differenziata ai consorzi succhiasangue, è stato esonerato, cacciato per aver fatto il proprio dovere e aver portato la raccolta spinta porta a porta al 65%, un dato che in Campania è una vera soddisfazione.

Cenname già da tempo era preoccupato per gli effetti devastanti che la legge 26 avrebbe potuto avere sul suo virtuoso comune. Perchè virtuoso? Grazie ad accordi presi per lo smaltimento dei RAEE, i rifiuti solidi e tecnologici come i frigoriferi e i monitor, tali beni elettronici vengono ritirati e smaltiti (ecologicamente) a costo zero. In più, una convenzione con un’azienda della provincia di Avellino permette anche il ritiro degli oli esausti con un piccolo corrispettivo assicurato alle casse del comune. In ultimo, alcune cooperative romane, in accordo con l’amministrazione locale, raccolgono, sempre gratuitamente, anche gli abiti usati. Insomma, un centro che crede nella differenziata e investe in questo, giungendo anche a piccoli introiti o comunque portandola avanti a costo zero.

Secondo le disposizioni nazionali imposte da tale norma, invece, a gestire la “monnezza” dovranno essere i consorzi provinciali delegati per l’occorrenza dai comuni (anche quando questi ultimi risultano incredibilmente virtuosi ed autosufficienti come quello di Camigliano). Peccato, però, che tali consorzi siano allo stesso tempo responsabili della costruzione degli inceneritori e dello smaltimento dei rifiuti. Un palese conflitto d’interessi: i termovalorizzatori, infatti, sono l’esatta antitesi delle operazioni di riciclaggio. Vi pare mai possibile che un ente responsabile della costruzione e gestione degli inceneritori favorisca la differenziata? Impossibile.

Con lui, ieri, come testimoniano i video, erano presenti sotto la prefettura vari sindaci dei comuni limitrofi, il presidente dell’ associazione comuni virtuosi a 5 stelle e naturalmente la popolazione di Camigliano.
La comunità di Camigliano è pronta alle votazioni per far risalire democraticamente Cenname, una prova di come la gente sia stufa di subire ingiustizie e soprattutto vuol rivendicare e difendere chi fa il proprio dovere, ed anche bene!

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di Carmine Gazzanni

da: www.infiltrato.it

E siamo a quota 127. Tanti sono i detenuti morti in quest’anno nelle carceri italiane. E tra questi ben 47 sono suicidi e, è bene dirlo subito, molto spesso la linea tra suicidio e “incidente” si assottiglia sempre di più, fino quasi a scomparire del tutto. Lo sappiamo: in Italia l’emergenza carceri è un problema forte, annoso, duraturo. Si è detto tanto, ma fatto molto poco e male. Basti pensare all’indulto ideato da Clemente Mastella durante il Governo Prodi, il cui “casus belli”, sì, era l’esigenza di svuotare le carceri, ma poi sappiamo bene com’è andata a finire e chi in realtà ha beneficiato del provvedimento… CONTINUA

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di Jessica Proni

La verità non è mai una sola, non è mai univoca e ahimè nel nostro mondo ne possiamo sì contare almeno tre: la verità dei fatti, la verità della giustizia e la verità dei media.
Ed io oggi vorrei parlarvi della terza verità poiché è necessario che a questa si sia attenti, siamo noi a scriverla.

Vi porto un esempio di qualche anno fa, siamo nel 2001, in una cittadina a nord della Francia, Outreau. Questo caso fece molto scalpore, si parlava di pedofilia, vennero messi in manette 18 persone: 13 di queste, alla fine del processo dopo anni di carcere, pur essendosi proclamati sempre innocenti, furono assolti, risarciti e ricevettero pubbliche scuse; 4 persone rimasero in galera come rei confessi, avendo loro confessato fin dall’inizio le proprie colpe.
L’ultimo dei 18 che non torna all’appello, alla fine del processo venne riconosciuto innocente, ma si tolse la vita tra le sbarre prima che la sentenza fosse giunta a giudizio.

Il caso di Outreau fa scuola poiché è un particolare caso “da manuale” in cui più che le prove concrete (scientifiche e certe, come ad esempio intercettazioni) vennero tenute in considerazione analisi psicologiche dei presunti pedofili e delle presunte vittime. E’ questo un caso in cui, come sottolinea Florence Aubenas (giornalista divenuta celebre perché rapita in Iraq, che sul caso ha scritto anche un libro), le emozioni della gente entrano nei tribunali e si fanno giustizia: l’indignazione popolare fomentata dai media, accuse irrisorie, non documentate, portate alla gogna dell’informazione ancora acerbe hanno distrutto la vita di persone innocenti e di intere famiglie.

Bisogna sempre essere prudenti, certi di ciò che si dice, di ciò che si pensa anche oltre ogni dubbio, quando questo può danneggiare chicchessia. Sparare a zero prima ancora che i processi siano chiusi o senza che nemmeno siano stati mai aperti non vuol dire fare informazione, ma disinformare il pubblico dando visioni distorte del reale, propinando appunto, una terza verità.

Tornando al presente, mi riferisco a quello che è accaduto per tutta l’estate al Presidente della Camera. Alcune testate d’informazione hanno continuato a tartassare lui e la sua famiglia senza che ci fosse l’ombra di un reato, o di un processo a suo carico.
Come funziona: hanno fatto tanto per creare una legge che limiti il diritto della stampa a promulgare intercettazioni, e senza che ci sia alcuna prova di reato, si contesta una persona, accanendosi e discreditandola agli occhi dell’opinione pubblica?

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Nuova vittoria per Silvio Berlusconi, nuova sconfitta per la nostra democrazia. Con 308 voti contrari e 285 favorevoli la Camera ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino del Pdl, approvando la relazione di maggioranza della Giunta. La giornata è stata molto convulsa, ma tutto faceva pensare che ci fosse concreta possibilità che  la richiesta dei magistrati di poter utilizzare le decine d’intercettazioni telefoniche che riguardano il coordinatore campano del Pd potesse essere accolta. Non solo, infatti, Pd e Idv erano fermamente decisi a votare “si”, ma anche i finiani (sebbene si sia parlato di due “malpancisti”). E in più anche l’Udc (Mantini: “Non esiste un fumus persecutionis contro Cosentino da parte della magistratura”) e l’API (Tabacci: “Anche nell’interesse di Cosentino, l’aula dia voto favorevole all’utilizzo delle intercettazioni”) propendevano per il voto favorevole. E invece niente: al termine della votazione la Camera ha deciso che non si ricorrerà all’utilizzo delle intercettazioni che riguardano Nicola Cosentino. Tutto lascia pensare ad un tacito accordicchio tra la maggioranza e qualche sparuto parlamentare di opposizione (o presunta tale) a cui è stato promesso uno dei tanti posti al sole che i Berluscones promettono a molti in questi giorni. E questo spiegherebbe perchè il Pdl ha chiesto e poi ottenuto il voto segreto.

Noi, tuttavia, abbiamo la possibilità di scrivere. Anche se la Camera ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico di Nicola Cosentino. E allora ne parliamo noi.

Come tutti sanno Cosentino, pur essendo tuttora coordinatore Pdl in Campania, si è dimesso dalla carica di Sottosegretario all’Economia. Perché? Perché era indagato (e tuttora lo è) nell’inchiesta riguardante la cosiddetta P3. Anzi, a luglio fu proprio il caso delle sue dimissioni da sottosegretario – chieste dai finiani – la miccia che alla fine portò all’espulsione dal Pdl del presidente della Camera e la conseguente nascita del gruppo di “Futuro e Libertà”.

Nicola Cosentino, dunque, è indagato per associazione a delinquere e violazione della Legge Anselmi, legge nata in occasione della prima loggia massonica – la P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli – il 25 gennaio 1982 (sono 6 articoli contenenti “Norme di attuazione dell’ articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’ associazione denominata Loggia P2”). Oggi, infatti, Cosentino è indagato per l’episodio della sua candidatura alla presidenza della regione Campania, che pare essere stata sostenuta dal gruppo dei faccendieri di Carboni, e per la presunta diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro (suo compagno di partito). Ma in che modo Carboni avrebbe sostenuto tale candidatura? Attraverso pressioni esercitate sulla Cassazione per influenzare il ricorso presentato dai legali del politico del Pdl avverso l’ordinanza di custodia cautelare per concorso esterno in associazione camorristica. Tentativo, come sappiamo, non andato a buon fine perché il ricorso fu respinto dalla Suprema Corte, anche se poi la Camera negò a gennaio l’autorizzazione a procedere, non rendendo effettiva in questo modo l’ordinanza di custodia cautelare.

Questa volta, tuttavia, la richiesta dell’utilizzo di intercettazioni da parte dei magistrati napoletani riguarda un altro processo in cui è implicato Cosentino. Il reato contestato è riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. Eclatante il caso del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa (caso venuto alla ribalta tramite un’inchiesta di Marco Lillo su “L’Espresso”). Cerchiamo di ricostruire questa vicenda, partendo proprio dall’inchiesta di Lillo e dallle dichiarazioni di  Gaetano Vassallo, imprenditore che faceva affari con la camorra, poi pentitosi.

Ecco cosa riportano i magistrati del pool antimafia, che si occupa dei Casalesi: “Nel 2004 si rilevò poi un rilevante programma diretto alla realizzazione di un termovalorizzatore, in Santa Maria La Fossa, programma voluto dagli Orsi, e dai loro sponsor politici Landolfi e Cosentino, con il locale sindaco”. In pratica i fratelli Orsi, Sergio e Michele (ucciso poi dai Casalesi nel2008), con l’appoggio politico dei due pidiellini avevano individuato la zona adatta per la costruzione del termovalorizzatore. E attenzione: se in pubblico lo stesso Cosentino manifestava una sua presunta contrarietà (“Mi sono sempre opposto all´impianto, è noto), in realtà non pare essere stato così. Cosentino, infatti, viene tirato in ballo da due imprenditori pentiti: lo stesso Sergio Orsi, ma soprattutto da Gaetano Vassallo, imprenditore che si occupava per la camorra dei rifiuti tossici provenienti dal Nord verso la Campania, estromesso nell’affare del termovalorizzatore. I due hanno parlato di Cosentino nel grande affare dell’emergenza rifiuti in Campania e dei presunti contatti tra esponenti politici e Casalesi. Vassallo rivela, come detto, che sarebbe stato estromesso dal consorzio e il motivo, stando alle parole di Vassallo, lo spiega lo stesso Cosentino: “Cosentino mi spiegò, vista la mia palese delusione, quali erano le vere ragioni della mia esclusione dal consorzio (…). Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei Casalesi si erano focalizzati, per l´attività in questione, nell´area controllata dagli Schiavone e che, pertanto, il gruppo Bidognetti (facente capo a Francesco e per il quale Vassallo per sua stessa ammissione lavorava,ndr)  era stato «fatto fuori» in tale area; ne derivava la mia estromissione. In poche parole, Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte «a monte» dal clan dei Casalesi che aveva deciso che il termovalorizzatore si sarebbe dovuto realizzare in quel comune, e che anche l´affare del Consorzio Ce4/ECo era uno degli affari degli Schiavone. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell´affare”. A questo punto, per maggiore chiarezza, bisogna rispondere ad una domanda: chi è Francesco Bidognetti? E’ il boss del clan dei Bidognetti, uno dei cinque che compongono il clan dei Casalesi, braccio destro per lungo tempo di Francesco Schiavone, Sandokan. Ecco, secondo Vassallo i rapporti tra i due si erano deteriorati e Cosentino, interessato alla costruzione del termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, avrebbe lasciato “ il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”. E allora Gaetano Vassallo, poichè agiva per conto dei Bidognetti, e poichè nell’area di Santa Maria la Fossa i Bidognetti stessi “erano stati fatto fuori“, era stato lui stesso escluso dal consorzio. Ma non Cosentino.

Secondo infatti Vassallo, “Cosentino aveva un interesse diretto nella società Eco/4, che avrebbe dovuto realizzare un termovalorizzatore a santa Maria La Fossa. Poiché i rapporti interni tra Schiavone e Bidognetti  erano mutati, Cosentino e i fratelli Orsi lasciarono il gruppo Bidognetti, passando con Schiavone”. Secondo il Pm Alessandro Milita nelle intercettazioni potrebbero esserci importanti rivelazioni che avrebbero potuto chiarire la vicenda, ma, probabilmente non lo sapremo mai o comunque per molto tempo.

Ma Nicola Cosentino è anche “altro”. E’ indagato, infatti, anche per concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono, infatti, le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti, alcune delle quali rimbalzavano nell’aria anche da anni. Come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Ma, come sappiamo, anche qui tutto inutile: la richiesta viene respinta a gennaio dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

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di Carmine Gazzanni

In coma e senza respiratore”. Con questo titolo oggi il quotidiano “El Pais” si occupa del Pd, un partito che “nonostante l’entusiasmo generato dal ‘si può fare’ veltroniano […] è, più che un partito riformista di governo, una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, che cercano di mantenere i loro privilegi”. E come dare loro torto?
Da quando è nato il Partito Democratico ha preso solo batoste: prima alle politiche (al Senato Veltroni il 38% contro il 47.3 di Berlusconi; alla Camera il 37.5% contro il 46.8); poi alle Europee (il Pd raggiunse uno sterile 26%); e infine alle regionali, nelle quali Bersani perse ben quattro regioni che erano in mano al centrosinistra, commettendo gravi errori nella scelta dei candidati (un esempio su tutti: dopo la mala amministrazione Bassolino, indagato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, viene presentato Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa).

Ciò che sorprende (chiaramente in negativo) è che in un momento di crisi istituzionale (situazione d’oro per qualsiasi opposizione) il Pd che fa? Cincischia, litiga, sbraita. Alcuni giorni fa Veltroni ha dichiarato: “Il PD offre l’immagine di un partito senza bussola”. Replica Bersani: “La cosa meno normale è il modo, il tono e il momento perché noi dovremmo occuparci del Paese e non guardarci la punta delle scarpe o fare un pacco dono a Berlusconi”. E ancora Veltroni: “Faccio un regalo a Berlusconi? Il contrario”. Insomma, non si capisce più nulla. E l’unica proposta arrivata dalla segreteria del Pd? Il Nuovo (vecchio) Ulivo. Bene ha fatto allora Renzi che ha dichiarato che “il Nuovo Ulivo fa sbadigliare”. Proprio ieri, a Matrix, il sindaco di Firenze ha rincarato la dose riferendosi a Bersani: “A me ha colpito quando Bersani , qualche giorno dopo le dichiarazioni di Fini di agosto, ha detto ‘pur di mandare a casa Berlusconi va bene anche un governo Tremonti‘. Ecco, se tu hai detto che Tremonti è ‘il ministro del tesoro della macelleria sociale’, se abbiamo fatto gli scioperi contro Tremonti, come vai dai nostri iscritti a dire ‘guardate ragazzi, contrordine compagni, Tremonti va bene’?”.
Come dare torto a Matteo Renzi? Il punto, purtroppo, è che il Partito Democratico, nelle idee e nei programmi non è mai stato coeso al suo interno e, dunque, mai stato chiaro.
Prendiamo il caso immigrazione (ne ha parlato brillantemente in un suo articolo “Il Fazioso”). Siamo al giorno dopo dell’elezione di Franceschini a segretario del Pd. Appena eletto disse: “Basta con i litigi dei leader sui media”.
Dopo alcuni giorni eccco cosa succede sul tema immigrazione. Fassino dichiara a Radio 24 che “La politica del respingimento alle frontiere è un’azione legittima di contrasto dell’immigrazione clandestina prevista da tutti i documenti dell’Unione Europea, dagli accordi internazionali e praticata anche durante il governo di centro sinistra”. Replica Rosi Bindi: “Si tratta di un’evidente violazione dei diritti umani. La condanna dell’Onu, come quella di tutte le principali organizzazioni non governative, dovrebbe far riflettere il ministro Maroni: per l’Italia non si tratta di una vittoria ma di una vergogna. Forse Fassino non ricorda esattamente le differenze tra noi e il centrodestra”.
Rutelli (ancora non fuoriuscito) è invece in linea con Fassino: “Bisogna respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina. Se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto (‘in Italia entri chiunque’) sbaglieremmo alla grande. Anche qui deve esprimersi il riformismo del Pd”. Ma Tonini non è d’accordo: “Bisogna fare come si è sempre fatto, con una procedura più lunga e magari impopolare, ma più giusta: accoglienza, identificazione, e poi, eventualmente, espulsione”. Chiamparino, tuttavia, non è dello stesso avviso: “Lo dico e lo confermo: sono convinto che si debba fare di tutto per togliere l’immigrazione dalle mani della mafia e della criminalità. E quindi che si debba cercare di contrastare gli sbarchi dei clandestini sulle nostre coste perché questa attività è in mano esclusivamente alla criminalità. Il nostro partito non ha mai organizzato una riunione sull’immigrazione e poi devo proprio dirlo: su questo argomento il Pd sta regredendo”. Ma arriva il richiamo ufficiale al Sindaco di Torino da parte di Soro: “Evidentemente abbiamo due idee diverse di come si sta in un grande partito politico”. Ma, a sostegno di Chiamparino arriva Penati: “Ha ragione. Non capisco, se la segreteria nazionale del partito non ha trovato il modo e il tempo di discutere di temi importanti come quello dei respingimenti, di cosa stanno discutendo. Vorrei sapere qual è l’ordine delle priorità di questo partito”. E infine Fioroni: “Invito i miei compagni di partito a non girare la testa dall’altra parte. Le norme della destra violano i diritti umani”. Conclusione: oggi qual è la posizione, chiara e forte, del Pd su questo tema?

E ancora, un esempio più recente. A Vasto, al V congresso nazionale dell’Idv, Rosi Bindi, ospite di un dibattito proprio relativo alle alleanze, non ha chiuso le porte né a Fini né a Casini, rimanendo sul vago e, pertanto, non prendendo alcuna ferma posizione in merito: potranno aderire al progetto “tutti coloro che accetteranno in pieno il programma, ma più largo è, e meglio è. Il perimetro è deciso dalla condivisione al programma”. Ecco, si chiederebbe al Pd di usare meno politichese e più chiarezza: pane al pane e vino al vino.

Altrimenti sì, rimarremmo in una situazione di “coma e senza respiratore” ancora a lungo.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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